martedì 27 gennaio 2015

Enigma – Letture


Mentre ero al cinema a vedere The imitation game ho vissuto una strana esperienza. Via via che la parte della trama dedicata alla II guerra mondiale procedeva, venivo colta da una strane esperienza di déjà vu e mi rendevo conto di conoscere parecchie cose sulla decriptazione di Enigma, il sistema tedesco che doveva rendere illeggibili i comunicati militari, al punto che alcuni passaggi della trama mi suonavano "sbagliati". Ma da dove venivano quelle informazioni? Leggo abitualmente Le Scienze e quindi Alan Turing non era un perfetto sconosciuto, eppure tante informazioni sull'organizzazione di Bletchley Park, la località dove in segreto si progettavano i "proto computer" in grado di decriptare Enigma non potevano venire da lì.
Scavando e scavando nel palazzo della memoria è saltata fuori la copertina di un romanzo dal titolo "Enigma" che mostrava i tasti di una macchina enigma. Zero sulla trama o l'autore. Gli anni in cui potevo averlo letto dovevano essere quel buco nero che va dalla prima media alla fine del secondo anno di superiori. Anni in cui non avevo una vita sociale e andavo in biblioteca anche due/tre volte a settimana prendendo in prestito praticamente qualsiasi cosa. Il periodo, se non altro, è circoscritto perché all'inizio del terzo anno ho cambiato istituto, scappando dal lindo liceo privato per lo scalcagnato liceo pubblico. Nel giro di poco tempo le letture sono diminuite a favore dei contatti sociali. Delle letture posteriori al gennaio 1997 ho quindi una memoria molto più netta.
Con queste informazioni ho stabilito che il candidato più papabile era Enigma di Robert Harris, edito nel 1995 e di cui è attestata una copertina con la tastiera di Enigma. La nebbia permaneva sulla trama. Però,  ho pensato, doveva essere un buon libro se, a distanza di tanti anni mi ha permesso di fiutare delle imperfezioni storiche in un film (che, ho controllato, sono effettivamente tali). Varrà la pena di rileggerlo, adesso che è solo a un click di distanza da me?
La risposta è sì.

Letto nel 2015 subito a ridosso della visione di The imitation game, Enigma si è rivelato proprio un bel libro.
Il suo pregio maggiore sta, secondo me, oltre che nel certosino lavoro di documentazione, nell'atmosfera generale.
Il romanzo non racconta la fondazione di Bletchley Park e la decriptazione di Enigma. È ambientato nel 1943. La guerra va avanti da anni. Quello che era un progetto un po' folle portato avanti da un pugno di scienziati eccentrici si è rivelato il più prezioso segreto dell'Inghilterra. Ormai migliaia di persone lavorano a Bletchley Park, ognuna confinata nel proprio capannone, con turni di lavoro folli. Perché le "bombe", i proto computer ideati (non solo) da Alan Turing sono sì in grado di decifrare Enigma, ma sono se vengono impostati con le "chiavi" giuste e i tedeschi, subodorando la possibilità di una decriptazione, continuano a modificare le macchine Enigma, tengono codici diversi per i vari reparti militari e cambiano di continuo le regolazioni. Quindi il lavoro estenuante di oggi può essere annullato domani e così via. Per anni. Inoltre quali delle informazioni ottenute vanno utilizzate? Salvare delle vite può mettere a repentaglio un vantaggio tattico vitale.
Quella che grava su tutto il romanzo, quindi, è una pesantissima cappa di stanchezza e disillusione. Il tempo degli ideali e dell'esaltazione è passato da un pezzo ed è rimasta solo la stanchezza.
Tom Jericho, matematico e criptoanalista, non ha retto la tensione ed è stato allontanato dal parco a seguito di un esaurimento nervoso, ma quando le macchine Enigma in dotazione ai sottomarini tedeschi vengono modificate, viene forzatamente fatto tornare al lavoro per cercare di trovare le chiavi necessarie alla regolazione delle bombe per decriptarle. Il ritorno è anche l'occasione per il giovane per vedere la bella Claire, la donna che gli ha spezzato il cuore, anch'essa impiegata nell'enorme centro segreto. Ma la ragazza scompare proprio la sera del suo ritorno. Inizia quindi una doppia corsa contro il tempo, quella per decifrare "squalo", la nuova regolazione di Enigma e quella per scoprire cosa sia accaduto a Claire. In entrambi i casi, ci sarà un altissimo prezzo da pagare.

Enigma è un thriller lento. Quasi metà del romanzo è occupata dalla descrizione del centro segreto e del sistema di decriptazione di Enigma. Se, come me, trovate questa sorta di "prima guerra tra intelligenze artificiali" affascinantissima, queste sono tutt'altro che pagine sprecate. Harris è uno di quegli autori che non scrive un rigo senza essersi documentato (di lui avevo già apprezzato Pompei) e questo è davvero il valore aggiunto del romanzo. Le spiegazioni, oltre tutto, sono chiare e comprensibilissime, il che spiega come ne ricordassi ancora il contenuto e il suo racconto del funzionamento di Bletchley Park è molto più accurato di quello mostrato nel film.
Il protagonista, Tom Jericho, è il classico genio che va tanto di moda oggi (diamo atto all'autore di non aver seguito le mode), completamente inetto nei rapporti umani, ma in grado di straordinarie intuizioni. È non troppo velatamente ispirato a Turing stesso (che infatti non compare mai in scena, pur aleggiando su tutta la narrazione). Ottima la comprimaria, la coinquilina della donna scomparsa, intelligentissima, ma condannata dal suo essere donna a un ruolo subalterno.
Infine ho trovato trattato molto meglio del film il peso morale delle informazioni conosciute. I criptoanalisti sono spesso i primi a conoscere i contenuti dei dispacci nazisti. Vengono a conoscenza di informazioni non filtrate, crude, che dovrebbero solo passare ai capi militari. Loro soli sanno interpretare i retroscena delle decisioni militari, se quella nave o quel paese bombardato potevano essere salvati, se un alleato è in realtà crudele quanto il nemico. Onore al merito ad Harris per aver usato elementi storici che nel 1995 non erano per niente noti al grande pubblico.

Enigma è sicuramente la miglior opera narrativa su Bletchley Park e sulla decifrazione dei codici nazisti. Se non vi spaventa un thriller che ha come protagonista un matematico inetto dalla salute mal ferma (questo per darvi l'idea della quantità di azione che ci potrete trovare), è consigliatissimo.

10 commenti:

  1. The imitatation game mi è piaciuto molto, il finale mi ha fatto piangere però. Anni fa la macchina Enigma fu in mostra a Mi al museo della scienza, o forse era una copia? Ricordi confusi. Magari il libro lo cerco in biblio. Sandra

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    1. Il libro te lo consiglio proprio!

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  2. Guarda, non credo proprio possa piacermi, perché è un mix di cose che proprio non mi attirano :D
    Ma del post ho apprezzato la parte personale, sulla lettura e il periodo scolastico buio XD
    Come mai zero relazioni sociali?

    Moz-

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    1. Occhiali da Harry Potter prima che Harry Potter fosse scritto e apparecchio ai denti non aiutavano. E interessi non proprio in linea con quelli dei coetanei. Avevo delle amiche, ma non nel paese dove abitavo, quindi per lo più leggevo.

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  3. il film mi è piaciuto tantissimo
    il protagonsita effettivo non parla, ed è lo spartiacque tra giusto e sbagliato, e questo mi ha incantata letteralmente.
    il libro non l'ho letto, ma dalla portata positiva del mio giudizi potrei trovarlo davvero affascinante

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    1. A me è piaciuto molto, tieni però presente che il protagonista del film è Turing, che nel libro, invece, viene solo citato.

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  4. Il libro probabilmente non fa per me però sarei molto curiosa di vedere una tua foto con gli occhiali da Harry Potter e l'apparecchio! hehehe :P

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    1. Spero che non ne salti mai fuori una!

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  5. Il film l'ho visto di recente e mi è piaciuto molto, soprattutto per l'interpretazione dell'attore principale.

    In effetti non sarei stata in grado di sopportare una simile pressione, né durante la decifrazione del codice, ma nemmeno dopo, quando si trattava di "scegliere". La prima parola che mi è venuta in mente è stata proprio: esaurimento nervoso. Il libro sembra intrigantissimo.

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    1. Io l'ho trovato proprio intrigantissimo. In realtà il libro spiega bene come le scelte fossero obbligate, spesso non ci sarebbe stato il tempo di intervenire e la maggior parte delle decisioni non veniva certo presa da dei matematici. Però loro avevano delle informazioni in mano e proprio questo fatto e il non poterlo rivelare a nessuno era di per sé un peso. O, almeno, il libro lo racconta così

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