giovedì 20 ottobre 2016

Il linguaggio segreto dei neonati – letture


Con la pupattola sono arrivate tutta una serie di nuove letture. In particolare, insieme a un sacchetto di tutine, è arrivato questo libro.

Lo avevo già avuto per le mani tempo fa. Capita anche a me di regalare libri che non ho letto e per un'amica in attesa mi sembrava un buon titolo. Pensavo che insegnasse a interpretare pianti e gridolini e altri segnali contraddittori del pupo e, non avendo  avuto poi una recensione dall'amica, ero rimasta nella mia pia illusione.
Si tratta ti tutt'altro e a conti fatti si è rivelata una lettura estremamente interessante, ma non per quello che intendeva raccontare l'autrice.

Non è affatto un libro su come interpretare i neonati, ma un metodo di puericultura per bimbi fino ai tre mesi (ricordate questo, per bimbi fino ai 3 mesi, non ai tre anni) rivolto alle ricche mamme in carriera americane. Per la clientela a cui la signora Hogg si rivolge probabilmente è perfetto, dato che permette di rientrare al lavoro entro la 6 settimana del pupo lasciando alla tata (indispensabile, da non perdere il capitolo sulla scelta della tata) un programma dettagliato e facilmente replicabile.

Quindi il libro inizia con una fantastica prima parte su come interpretare il neonato di cui i miei passaggi preferiti sono:
se piange e non mangia da più di due ore e mezza magari ha fame.
Se ha i brividi, è pallido e quasi bluastro ha freddo.
Da cui mi sono scaturite tutta una serie di domande su quale madre abbia mai bisogno di leggere questo in un libro (attenzione, se è sudato e rosso in viso magari ha caldo...).

Poi si passa al metodo vero e proprio, che ho letto ad alta voce alla pupattola per vedere la sua reazione (faccia corrucciata e perplessa). La giornata è scandita da cicli precisi di 3/4 ore in cui il bimbo mangia, viene stimolato (guai se si addormenta), dorme un pochettino e poi si ricomincia. Scopo del gioco, farlo arrivare stremato alla sera, onde permettere alla mamma di dormire 7/8 ore filate alla sesta settimana e rientrare al proprio importante lavoro.
Ora, lungi da me discutere l'importanza di una routine. La pupattola, poi, è una tipa abitudinaria e sta già iniziando ad aspettarli le stesse cose più o meno nello stesso momento del giorno. Sono i diktat e il tono apocalittico di cosa succederà se non vengono rispettati a lasciarmi perplessa.

Prendere il bimbo in braccio è vietatissimo. Infatti guardatevi tutti dalle tate sudamericane che per cultura sono portate a farlo (immagino crescendo poi generazioni di imbelli). All'inizio sembra facile e piacevole, ma ben presto il bimbo così abituato risulterà troppo pesante e vi causerà terribili dolori alla schiena... Quando peserà 4,5 kg! (La gatta di mia suocera pesa 6kg, vive in braccio e non ho mai sentito la suocera lamentarsi del maldischiena...).
Se proprio il bimbo è adottato si ha una proroga, perché gli psicologi (questi rammolliti) consigliano tanto contatto fisico. Glielo si può concedere... Non più di tre giorni!

Dormire per le prime due ore dopo il pasto è vietatissimo, se un bimbo dorme più due/tre ore filate di giorno poi non dorme la notte. Badate bene che parliamo di cuccioli che hanno una necessità di dormire 18/20 ore al giorno e, non so da voi, ma alle mie latitudini la notte non dura così tanto...

Nella maggior parte dei casi le colichette non esistono, è il bambino che ha imparato che se piange in quel modo viene coccolato e approfitta del cedimento emotivo dei genitori.  Ora, l'autrice è morta, ma su arrivata a questo punto a me è venuta voglia di prendere l'aereo, andare a casa sua in quei giorni del mese e dire "secondo me i crampi pre ciclo non esistono, hai solo voglia di coccole".

Il tutto è costellato di meravigliosi esempi pratici di donne in carriera che ringraziano in ginocchio l'autrice per aver impostato la routine del pupo e aver permesso loro di riprendere i propri importanti progetti.

Ora, ho il forte sospetto che il metodo funzioni. Se il pupo viene impostato in questo modo immagino che si rassegnerà a mangiare quando gli viene dato (velocemente, dato che uno dei problemi affrontati è: come accorciare il tempo delle poppate), a guardare il nulla senza piangere e a dormire di notte (dato che comunque dopo 5/6 settimane non gli verrà dato cibo, al massimo il ciuccio per tenerlo buono) e qua e là ci sono anche degli sprazzi di buon senso. Sopratutto, quando uno è disperato le prova tutte (io sono stata una pupa disperante all'epoca e miei avrebbero seguito anche i consigli di Torquemada, se avesse promesso risultati). Per quel che mi riguarda, preferisco fare di testa mia.

La cosa invece davvero interessante è lo spaccato di società americana (ricca) che propone. Famiglie in cui il pupo deve soprattutto non essere un intralcio, dove evidentemente non c'è alcun passaggio di informazioni tra generazioni (ricordiamo: se non mangia da tre ore, piange e prova a succhiare qualsiasi cosa forse ha fame), dove le madri, per quanto benestanti sono per lo più sole e disperate. 
In questo senso il capitolo sull'adozione è agghiacciante. Praticamente si dà per scontato che il bambino sia stato più o meno comprato da una madre naturale da cui si può anche comprare il latte (questo particolare mi ha traumatizzato in modo temo permanente, immagino questa donna che dà in adozione il figlio per denaro e si tira il latte per mesi per nutrire un bambino che non vedrà mai...).

Infine, una chicca. Donne, dopo il parto fare sesso probabilmente vi farà schifo, ma se non volete essere piantate dal vostro uomo, almeno ogni tanto, fatevene una ragione e concedetevi.

18 commenti:

  1. Concedetevi e basta con le scuse! E le tecniche suggerite mi sembrano simili a quelle della privazione del sonno, che e una tortura vera e propria. Aiutoooooo Sandra bacioni

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    1. Non so, magari in alcuni casi può servire, magari se sono i genitori ad aver bisogno di regole. Devo dire però che alcuni passaggi mi hanno inquietato parecchio.

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  2. Senza aver letto libri: ricordo che uno dei primissimi giorni che eravamo tornati dall'ospedale stavamo a cena dai miei suoceri.
    La bimba, in carrozzella, inizia a piangere mentre stiamo cenando e mio suocero, che era un uomo molto rigido a modo suo, subito ci dice di non andare a cullarla o, peggio prenderla in braccio, altrimenti la bimba capisce che basta che pianga e noi accorriamo come scemi.
    É andata avanti mezzora, l'intera durata della cena che non mi è andata né su né giù.
    Per inciso, nonostante tutto quel pianto la bimba non è affatto crollata dal sonno ma ha continuato a star sveglia fino a notte tarda e invece di fare le tre-quattro ore di pausa tra un biberon e l'altro dopo un'ora già ripiangeva.
    Dal giorno dopo me ne sono fregato di "viziarla" e l'ho presa in braccio ogni volta che piangeva.

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    1. Povera Tata! Sono assolutamente solidale con te.

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  3. Sai cosa pensavo, mentre leggevo? Che questo metodo lascia trasparire una profonda mancanza di umanità, perfettamente allineata con il pensiero capitalista, come se il bambino e la mamma fossero gli ingranaggi di una catena di montaggio. Non per altro, l'opera pare finalizzata non a una crescita sana del bambino, ma a un rientro produttivo in ufficio...

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    1. La cosa inquietante è che è rivolto agli strati più alti della società, non alle poverette che devono tornare al lavoro, perché se no il biberon rimane vuoto (e che hanno anche diritto a provarle tutte), ma a donne in carriera libere professioniste, per cui il pargolo deve interferire il meno possibile con i loro progetti. Infatti non è previsto che si possa avere una tata, è dato per scontata ala sua presenza, da cui il capitolo su come sceglierla (non sudamericana!)

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  4. Mi sto facendo l'idea che i libri di puericultura abbiano un loro stile particolare.
    Anche quelli che ho letto io, con pochissime eccezioni, condividono questo carattere di "dictat" e una serie di esempi di genitori colmi di gratitudine.

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    1. Ma in realtà io ne ho un altro che espone le varie teorie dicendo che bene o male i bimbi vengono grandi con tutte e a volte da anche dei consolatori "non si sa" (crisi di pianto serale, ogni pediatra le attribuisce a una causa diversa, comunque non è colpa dei genitori e il pupo non ne muore).

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    2. Interessante.
      Potrebbe essere una di quelle opere che rinnovano la narrativa di genere :)
      Potresti dirmi il titolo?

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  5. Il mondo delle regole su come comportarsi con i neonati. Ne so qualcosa, altroché, se ne so qualcosa! Ho avuto due figli che fino a sei anni mi hanno fatto impazzire: non dormivano di notte (e non perché lo facessero di giorno), sempre vivacissimi e sempre affamatissimi. "Mi raccomando, fai passare tre ore fra una poppata e un'altra, se no, si abituano male!" - mi stonavano madre, zia e pediatra. E mio figlio si svegliava dopo due ore con urla feroci che si placavano solo quando gli ridavo il seno. Avevo una quantità di latte sufficiente e lui si saziava poco. "Ricorri al latte artificiale" e le allergie che ha patito (e che tutt'ora ha) lo sappiamo solo io e lui quanto ci sono costate in termini di stress e fastidi. Poi, sai che accade? Che, tolte le cose veramente essenziali, come malattie e stranezze, le regole te le fai tu, mamma, perché solo tu sai e capisci veramente di cosa hanno bisogno i tuoi figli e sai riconoscere un vizio da un'esigenza. Non li ho mai portati a dormire con me nel letto, a costo di stare ore e ore intere a tenergli la manine da dietro le sbarre della culla (quello può diventare una brutta abitudine, soprattutto scomoda), ma prenderli in braccio in un momento di pianto convulso in piena notte è un'esigenza che una mamma non può trascurare (anche per soddisfare quella dei vicini di casa!) :)
    Potrei scriverlo io un manuale!

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    1. Premesso che la pupattola praticamente si autogestisce con soddisfazione della pediatra e della famiglia tutta e che tale autogestione non è così lontana dai ritmi raccontati nel libro, quello che mi ha colpito è l'aspetto sociologico. Questo spaccato di America ricca fatta da famiglie sole, senza alcune supporto di amici e parenti, in cui il pupo per prima cosa non deve disturbare, ma nessuno ha idea di quali siano le sue esigenze.

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  6. Questo articolo mi ha fatto ricordare il caso della "mamma tigre", una signora - mi pare cinese - che stava allevando la figlia a essere una perfetta pianista tramite una disciplina che definire ferrea è dire poco; e anche con privazioni affettive. Da lì erano partiti tutta una serie di articoli sulle varie tipologie delle mamme del mondo; e ovviamente quella italiana era definita troppo chioccia e coccolona.

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    1. Anche lì c'era un fine ben preciso e che poco aveva a che fare col benessere del pupo: il pargolo deve avere successo nella vita. Che mi sembra comunque già un po' meglio di "non deve interferire con la carriera dei genitori"

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  7. Io sono stata cresciuta con questo metodo, anche se mia mamma non era ricca né americana. Ai tempi si usava dare il latte ogni 3 o 4 ore, a orari prestabiliti, anche se il pupo dormiva. Conseguenza? Ad oggi, penso di non aver mai saltato un pasto in vita mia. Se non pranzo all'una devo mangiare entro le tre del pomeriggio o svengo in terra indecorosamente.
    E se il pupo piangeva, si doveva lasciarlo "sfogare" finché non si calmava da solo. Mia madre in quello ha ceduto e alla terza notte di ululati inconsolabili mi ha portato a dormire nel lettone. Conseguenza? Ha dormito con me fino alla cresima, quando la peer pressure ha dominato le mie paure e ho chiesto di avere la mia cameretta personale. Peccato che ormai mia mamma aveva messo le tende in camera mia e non si è più abituata a dormire con mio padre, che russa come un trattore, per cui mi sono dovuta accontentare dello sgabuzzino delle scope.

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    1. Io penso che tutto vari da pupo e pupo. Con me non funzionava niente, anche perché ho avuto parecchi problemi di salute, non mangiavo e non dormivo (e spesso rischiavo di soffocare), credo che i miei si sarebbero appoggiati a chiunque avesse promesso loro due ore di sonno filato. La pupattola di suo è abbastanza "orologio svizzero", per cui questo metodo le si adatterebbe anche. Quello che mi ha lasciato perplessa è il tono del libro, apocalittico nel caso non si rispettino le regole, con delle rigidità che mi lasciano perplessa, sopratutto considerato che si parla di piccoli sotto i tre mesi. Se una volta gli date da mangiare quando ve lo chiede, vi troverete ad allattarlo ogni ora! Se una volta lo prendete in braccio è finita! (Immagino cosa possa pensare di fasce e marsupi). E questa cosa del rientro al lavoro alla sesta settimana del pupo, che, da brava italiana, un po' mi fa inorridire.

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    2. PS: anch'io se non mangio agli orari prestabiliti svengo (prima però divento aggressivissima), anche se da pupa non mangiavo a nessun orario...

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    3. Anch'io mordo quando ho fame...
      6 settimane fa inorridire anche me, qui in Canada le cose van molto diversamente, addirittura i papà possono stare a casa fino a un anno con 50% di stipendio...

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    4. Anche io ho sempre mangiato con gli orari (ne discuteva qualche giorno fa mia mamma con un'amica, in mia presenza), e anch'io, pur non mangiando tanto, ho difficoltà a saltare i pasti, nemmeno se mi sono abbuffata. Per dire: anche dopo il pranzo di natale, io la sera qualcosa mangio, anche solo un frutto, perché sennò mi sveglio di notte con i crampi allo stomaco. E guai a saltare la colazione: appena mi sveglio mangio, senza nemmeno passar dal bagno. Dopo faccio tutto il resto.

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