venerdì 31 luglio 2015

Dove osano gli elefanti meccanici


Poche cose danno l'idea della caducità della vita come la fine delle vacanze.
Ma come, un'attimo fa stavo decidendo cosa mettere in valigia e sono già tornata? 
Se guardo nella valigia, però, trovo abiti sporchi, depliant stropicciati, incontri, istantanee e storie. Moltissime storie.
Questa in Francia è stata una vacanza di incontri e esperienze più che di paesaggi. Ho portato a casa storie da scrivere, trovate nei meandri della mia mente e esperienze da raccontare.

Inizierò con una storia vera, così magica da sembrare una favola o una metafora.

DOVE OSANO GLI ELEFANTI MECCANICI

C'era una volta una città, Nantes.
Attraverso la città scorreva un fiume e nel fiume sorgeva un'isola. Per tantissimo tempo l'isola si era trovata alla periferia della città ed era servita come cantiere navale e come zona industriale. Ma la città si era ingrandita fino a fagocitare l'isola al suo interno, mentre i cantieri e le industrie si spostavano pian piano più in là. Sull'isola erano rimaste spianate di cemento, enormi capannoni in disuso, alte gru ad arrugginire contro il cielo.
Fu così che si decise di riconvertire l'isola e furono chiamati architetti e progettisti perché esponessero le loro idee. Ci fu chi propose dei musei nelle vecchie fabbriche, e furono fatti i museo. Ci fu chi propose parchi giochi per i bambini e i ragazzi e passeggiate per adulti.

Ci fu chi propose di costruire un elefante meccanico solo in legno, cuoio e metallo, senza alcun componente di plastica. Un mostro gentile di dodici metri d'altezza, capace di trasportare 50 persone, che camminasse per l'isola.


E, dato che vi erano gli enormi capannoni abbandonati, fu proposto che fosse impiantata stabilmente una fabbrica di meraviglie, che studiasse la costruzione di automi in legno e metallo, che i bambini potessero azionare, far muovere e camminare. E che fossero chiamati progettisti ed esperti di insetti, di draghi e di mostri marini, perché dessero liberamente sfogo alla loro fantasia.



E il progetto fu approvato.


E io, dopo aver scioccamente chiesto al punto informazione se fosse possibile vedere l'elefante senza pagare un biglietto (non si preoccupi, signora, lo vedrà. Magari non si faccia calpestare, eh...), ho pensato che se oggi esiste una cosa del genere, un posto dove ora è in costruzione un immenso airone in grado di sollevare la gente in cielo, è perché qualcuno un giorno lo ha sognato.

Prototipo in scala ridotta
All'inizio deve esserci stato, da qualche parte, un bambino che sognava di costruire enormi animali di legno e metallo, in grado di muoversi e di spiccare il volo. Un bambino che non è cresciuto, ha continuato a disegnare, progettare, sperimentare, finché non ha trovato qualcuno che ha deciso che, sì,  un elefante meccanico semovente alto dodici metri che barrisce e getta acqua sui bambini che rischiano di essere calpestati era un ottimo modo per riqualificare un quartiere.

Noi che sognano di scrivere e di pubblicare romanzi, quanto sono piccoli i nostri sogni al confronto?
Mentre guardavo il prototipo di airone (scala 1/2) aprire le ali e spiccare il volo con due persone a bordo, ho pensato che c'è chi sente il bisogno di camminare ben ancorati alla terra, altri che vogliono tentare il sentiero dei sogni.
Il sentiero dei sogni, però, si snoda tra le nuvole e l'unico modo di percorrerlo è posare i piedi sul puro vapore acqueo con una tale certezza di esserne sostenuti che le nubi, lusingate da tanta fiducia, non oseranno farti cadere.

Ogni volta che vi scoraggiate, che pensate che è troppa la distanza tra la realtà e i vostri sogni, pensate all'elefante di Nantes. Se il vostro obiettivo vi sembra meno improbabile di far camminare per un centro cittadino un elefante di dodici metri, allora non è impossibile da raggiungere.

15 commenti:

  1. Bentornata Antonella! E bellissimo questo post!
    Mi hai fatto venire in mente questo aforisma, semplice pay-off della Disney: "se puoi sognarlo, puoi farlo". Pensa che è citata anche nei libri di filosofia orientale: tutto ciò che la mente umana è in grado di concepire può essere potenzialmente realizzato nel mondo reale, in questo luogo e in questo tempo, altrimenti non sarebbe mai entrata a far parte della sua sfera di esperienza, nemmeno a livello ideale. :)

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    1. Ehm, sono abbastanza sicura che ci sono pensieri della MIA mente che non sono realizzabili in questo luogo e in questo tempo, sopratutto in questo tempo, ma immagino che sia un problema mio...

      In realtà il semplice "sognare in grande" a volte mi sembra una grande illusione perché poi ci si scontra con la fattibilità delle cose. Io seguo la filosofia dell'"obiettivo prendibile" e del piccolo passo. Però, ecco, a volte bisogna allargare il campo delle proprie possibilità, magari non al generico "se puoi sognarlo puoi farlo", ma, insomma, deve almeno avere lo spazio per contenere un elefante di dodici metri...

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    2. Ti chiedo scusa! Mi hai fatto venire il dubbio e sono andata a verificare: ho sbagliato io.
      I testi buddhisti scrivono che tutto ciò che può essere pensato è potenzialmente realizzabile nel reale, ma "in questo luogo e in questo tempo" non è mai stato scritto. Al contrario, è specificato che può avvenire anche in tempi e luoghi lontani, quando la tecnologia e il contesto renderanno possibile la realizzazione di questi progetti. L'esempio proposto è quello dei progetti di aeroplani a cui aveva lavorato Leonardo: irrealizzabili per i suoi tempi, ma realizzabilissimi 400 anni dopo. :)
      Scusami ancora!

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    3. Figurati! Però sarebbe bello "in questo luogo e in questo tempo"...

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    4. Comunque questa cosa mi è piaciuta tantissimo, così ho segnalato il post per la rubrica "La blogosfera condivide" di Romina Tamerici. Pensa che avevo il dubbio di non poterlo fare, perché temevo fosse stato pubblicato già ad agosto... Invece, per un pelo! ;)

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  2. Ben tornata Antonella, in effetti sognare è il primo passo, se Icaro non avesse sognato è tentato di volare forse oggi non ci sarebbero gli aerei.
    :-)

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  3. Bellissima storia, bellissimo ragionamenteo. Bentornata Tenar e buon agosto, io ci sono, come sai. Sandra

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  4. Ciao, Antonella, bentornata!
    Bello questo tuo post, in cui alle parole, che spesso ci paiono solo nostre teorie sul sogno, si accompagnano immagini di ciò che è stato realizzato ed è davanti ai nostri occhi.
    Avevo visto questi "sogni meccanici" su fb e ne ero rimasta incantata. Mi piace la lungimiranza e il coraggio di chi le ha pensate e costruite.

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    1. Dal vivo sono davvero impressionanti, mi hanno fatto ritornare bimba come raramente mi era successo.
      E, sì, bisogna sognare, credere ai sogni e trovare altre persone con cui sognare lo stesso sogno. Non è facile, ma si può fare.

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  5. Ma che bella storia e che bella idea quella dell'elefante meccanico, e della altre creature. Le realizzazioni mi fanno venire in mente delle strisce dei primissimi fumetti di inizio 1900, surreali e scientifici insieme.

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    1. Nantes è la città di Jules Verne...

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    2. Ah, ecco, vedi? Si spiegano molte cose... (A proposito, ti ho lasciato un commento anche sul post del romanzo di Fred Vargas.)

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