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mercoledì 2 novembre 2022

A Lucca Comics and Games con Scrittori si Diventa (anche questa volta ci sono andata vicina)



Nell'ultimo mese ho trascurato il blog in modo indegno.
In parte perché ottobre è, almeno nella mia scuola, il mese più faticoso dell'anno, persino peggio di maggio. Ci sono i progetti da presentare, con tutta la parte economica da controllare, confrontare con il budget a disposizione e far approvare, ci sono le programmazioni, quale che sia il nome con cui sono note adesso, i piani personalizzati, c'è sempre almeno un corso di aggiornamento, più i normali consigli di classe e collegi docenti. Questo ottobre, poi è stato un po' più complicato del solito per tutta una serie di vicissitudini famigliari con le quali non vi tedierò. Ma ero anche in attesa di una risposta scrittorea, vincolata al silenzio, con le dita incrociate.
Non è andata, ma anche questa volta ci sono andata vicino, abbastanza per sognare.
Il mio primo tentativo di romanzo per ragazzi è arrivato in finale al concorso indetto da Salani "Scrittori si diventa".
Non è la primissima volta che un mio scritto arriva in finale a un premio importante, ma questa volta c'era il fatto che i finalisti fossero solo cinque e quindi, lo ammetto, qualche film in testa me lo sono fatta, un po' più del solito. Non è andata e sono sicura che sia giusto così. Il premio è stato vinto da Ilaria Prada con il romanzo "La boutique dei ricordi", che non vedo l'ora di leggere!

La cosa più particolare di questa esperienza è stata l'essere tenuti al segreto più assoluto, dal momento che le opere finalista sarebbero state lette in forma anonima.
Avevo partecipato al concorso senza particolare convinzione, dal momento che mi sembrava che una certa sfortuna si fosse abbattuta sul progetto. Avevo contattato un'editor specializzata che aveva già lavorato nella narrativa per ragazzi per la revisione, ma poi lei aveva dovuto rinunciare alla collaborazione per motivi di salute. Dopo di lei un'altra serie di editor specializzati mi ha dato buca/non mi ha risposto e quindi mi sono trovata a navigare a vista in un mondo che so avere regole di scrittura sue proprie e in cui non è così facile inventarsi. Una casa editrice di cui mi fido mi aveva promesso una risposta in un tempo talmente lungo da demoralizzarmi un po' e, infine, ho mancato per pura ignoranza il premio letterario dedicato da quello stesso editore. Insomma, ho inviato al concorso Salani senza una reale convinzione, nella speranza di rientrare nella lista dei 20 semifinalisti. Mi ero completamente persa il fatto che la lista dei 20 semifinalisti non sarebbe stata resa pubblica e quindi ho dato per scontato di non esserci rientrata. E, invece, ai primi di settembre ho trovato in aula insegnanti a scuola il comunicato stampa di Salani con le cinque opere finaliste e tra i titoli ho riconosciuto il mio. Solo a sera ho letto la mail ufficiale che mi raccomandava il silenzio, cosa a cui mi ero comunque attenuta per mera incredulità.

Non ho vinto, ma, passato il momento della distruzione dei film mentali non posso che essere comunque felice. Intanto sono arrivata lì con la mia prima produzione lunga post pandemia. Il che dimostra almeno due cose. Anche in questa nuova fase della mia vita riesco a scrivere decentemente. Questo romanzo così particolare con cui mi sono messa alla prova in un territorio nuovo non solo non fa schifo, ma è stato (in parte è ancora, dato che c'è un'opzione di acquisto ancora in essere) degno di attenzione da parte di un editore big.

E comunque ho vinto. Ho vinto una scusa per andare a Lucca con tutta la famiglia e la partecipazione all'evento di gala con premiazione della serata di sabato al Teatro del Giglio, dove ho visto e ascoltato una quantità impressionante di mostri sacri, da Milo Manara al direttore degli Uffizi (sì, insieme, sullo stesso palco a discutere di tavole di fumetti e Botticelli senza soluzione di continuità).



 Lucca è, sempre, per me un posto magico, il cui livello di magia aumenta in corrispondenza della fiera. Quest'anno, nell'edizione dedicata alla speranza, nessuna delle mie aspettative è andata delusa. Nonostante la folla e la comprensibile stanchezza di chi ci lavorava abbiamo trovato sempre gentilezza, disponibilità e, cosa non secondaria se ci si muove con una bimba di sei anni, bagni puliti e senza attese. Abbiamo vissuto una Lucca a misura di bambino, trascurando la parte più propriamente editoriale, ma mi sono divertita come non mai.
Vi regalo tre momenti top.

1 - Vale la pena di andare a Lucca con un bambino anche solo per assistere alle lezioni dell'accademia Jedi
I bambini vengono vestiti, armati di spada laser e poi portati in un suggestivo chiostro medioevale dove dei Jedi in costume provvedono al loro addestramento. E devono essere pronti perché i Sith possono attaccare da un momento all'altro! Tra location, costumi e musica sembrava davvero di essere in un film.

2 - Il mio eroe, nonostante il mio animo antimilitarista, è stato un soldato. I bambini avevano infatti la possibilità di provare alcuni mezzi speciali militari. Venivano forniti di visore 3D per simulare la guida. Il soldato controllava su un monitor quello che i bambini stavano vedendo e, quando arrivavano su un terreno sconnesso, faceva ondeggiare il mezzo per simularne il procedere. A mano. Per ogni bambino. Dalle 9 del mattino fino alla sera. Santo subito.

3 - Come raccontavo sopra ho partecipato come spettatrice alla sera di gala e premiazioni al Teatro del Giglio. Sul palco si mescolavano con strani intrecci autori, direttori di musei e creatori di giochi. Ecco. Strani intrecci davvero. Gli autori, sopratutto quelli giapponesi, erano tutti elegantissimi, ci hanno ricordato che quel teatro ha visto l'esordio di Puccini e mostrato quanta cultura alta ci sia nel fumetto, occidentale o orientale che sia. I creatori di giochi... Si sono presentati per lo più nella classica tenuta nerd: maglietta, barba e capelli incolti, tatuaggi, fisici non troppo statuari. Sono saliti sul palco con la grazia di un equipaggio vichingo che si appresti a depredare una cittadina, con i modi pacati da festa della birra... E sono andati a stringere la mano al direttore del Museo Egizio di Torino iniziando a dissertare di geroglifici e di gioco nell'antichità. 
Perché Lucca è, più di qualsiasi altro posto al mondo, il luogo dove non si deve mai giudicare qualcuno dall'apparenza. Se sei lì è perché hai almeno una passione in comune con qualsiasi altro presente. Come ci è stato ricordato durante la serata, Lucca è speciale perché le persone quando ci vanno sono felici. Felici di incontrasi e condividere le proprie passioni. Europarlamentari, direttori di musei o creatori di giochi che siano.



venerdì 27 agosto 2021

Venezia mon amour


 

Il mio consiglio di viaggio è quasi sempre Venezia.

L'idea che qualcuno non sia stato a Venezia mi causa una sorta dolore fisico, una spasmo a livello del ventre. Come si fa a vivere senza vedere Venezia?

A Venezia, per visitarla davvero, bisognerebbe andarci sempre d'autunno, con calma, dormendo al suo interno. Uno dei miei ricordi di viaggio più belli sarà sempre un fine settimana di Novembre a Venezia, dormendo nel mitico ostello de la Giudecca, in faccia a San Marco. Adesso che l'autunno sta per iniziare, quindi, il mio invito è ancora più pressante: andateci nelle prossime settimane a Venezia. Ancora non ci sono che turisti provenienti dall'Unione Europea, potete dormire dove mai avete sognato di potervi permettere di dormire (e al peggio, ho controllato, l'ostello a la Giudecca è sempre lì) per immergervi nella magia.

Perché Venezia è magica sempre. Anche in questo fine agosto strano, di battelli affollati come se la pandemia non ci fosse mai stata e assurdi valzer in nome del green pass (ho il cartaceo, il lettore non lo legge perché c'è una piegolina. Ho anche il digitale, aspetti che lo apro. No, questa visualizzazione no, proviamo l'altra. È saltata la rete, la app di lettura non va. Beh, vediamo se i dati del cartaceo corrispondono almeno ai documenti. Va beh entrate che si è fatta una coda che mi intasa tutta la calle...).

Perché a Venezia basta girare l'angolo per trovare campi deserti


Basta che arrivi la sera, perché il turista di giornata se ne vada


Perdendosi per altro i momenti migliori


Sono stata parecchie volte a Venezia. Ci sono stata con tutti i miei legami affettivi più forti e ogni volta ne ho scoperto aspetti nuovi. Andando con mia figlia ho trovato altri lati ancora. Cercare i parchi giochi della laguna mi ha regalato nuovi scorci.



E mi ha dato l'opportunità di fare quattro chiacchiere con alcune famigliole veneziane, che mi hanno spiegato il perché dei vaporetti affollati nonostante un numero di turisti decisamente gestibile (la mancata assunzione di un gran numero di stagionali) e mi hanno raccontato il loro difficile rapporto con l'automobile (non solo a Venezia non la puoi tenere, ma non puoi neppure imparare a guidare esercitandoti con i parenti, come facciamo noi sulla terra ferma).

Sempre la ricerca del parco giochi ci ha portato alla Biennale di Architettura, che si è rivelata divertentissima per i bambini.

(Meraviglioso il padiglione sull'acqua, in cui l'acqua piovana di veniva raccolta, incanalata, fatta piovere, usata per coltivare piante con cui venivano preparate tisane offerte ai visitatori).





E ovviamente non si possono dimenticare i libri della ormai famosissima libreria Acqua Alta



E la caccia agli animali fantastici dentro la basilica di San Marco



Venezia, forse più di ogni altra, è una città che va amata e che ricambia schiudendo i propri tesori nascosti appena fuori la calca dei turisti.



Non fatevi spaventare dalla sua fama di città cara, di trappola per turisti. Se ne avete la possibilità, mettete in valigia un paio di stivali (l'acqua alta può sempre fare capolino) e quest'autunno andata a Venezia.

lunedì 28 giugno 2021

Mystfest2021

 




Partire all'avventura, senza sapere bene cosa aspettarsi, spaventata dal dover guidare in autostrada, dalla mia timidezza, tornare piena di gratitudine, ubriaca di incontri, di risate, di storie, di libri e di idee nuove. Questo è stato per me il Mystfest 2021, vissuto dal ruolo (molto privilegiato) della pregiurata.

Nell'incapacità di dare un ordine ai pensieri, mi limiterò alle cose essenziali.

Il Mystfest e la sua organizzazione

Io non oso immaginare quanta fatica ci voglia a organizzare un festival del genere, di questi tempi, cercando di far sentire ciascuno a casa, ciascuno coccolato, a proprio agio, in modo che vada via con un grande desiderio di tornare. Però so che il Mystfest c'è riuscito. Simonetta Salvetti, la direttrice del festival, e tutto lo staff hanno la mia più grande ammirazione. Sono riusciti a creare un evento in cui ci si sentiva a casa e si poteva passare con grande naturalezza dalle risate più grasse alla riflessione. Era tutto curato nei minimi dettaglia, al punto che quando un gatto nero ha fatto la sua comparsa dietro al palco, mentre parlavano i giallisti era difficile pensare che il suo ingresso non fosse stato sapientemente coreografato.

Il Fondo Giallo della Biblioteca di Cattolica
Vi sono custoditi tutti i gialli editi in Italia
Praticamente il mio paradiso è così.


Franco Forte, il Giallo Mondadori e tutti i suoi autori
Avevo già avuto modo di incontrare Franco Forte e di conoscerlo per la gran persona che è, ma non avevo mai avuto modo di sentirlo parlare così a lungo, anche in ambiente informale. Franco Forte è il direttore di diverse collane di Mondadori e autore poliedrico, ma è anche, sopratutto, il papà letterario di un sacco di scrittori. Autori che ha letto, incoraggiato, di cui ha favorito l'incontro, che promuove, quando arrivano alla pubblicazione, con evidente piacere. Si dice che in ambito scolastico che una classe prenda il carattere dell'insegnante più carismatico o più presente. Evidentemente funziona così anche nel giallo. Quello che ho trovato in tutti è stato il piacere di incontrarsi, di parlare di storie, di leggersi a vicenda, di raccontare progetti in corsa. Ho scoperto che molto collaborazioni, magari sfociate poi in libri scritti a quattro mani, sono nate a Cattolica intorno a un tavolo. Perché alla fine gli scrittori sono in primo luogo lettori e quello che sognano davvero sono tante storie nuove. 

Roberto Saviano
L'incontro più toccante, anche da un punto di vista umano, è stato quello con Roberto Saviano. Chi, ormai, non ha letto i suoi libri, non l'ha visto parlare in televisione? Però dal vivo è un'altra cosa. E per un motivo molto semplice. Lui vive sotto scorta e lo vedi. Lo vedi in faccia quando dice che è stanco, che ha rinunciato a quindici anni della sua vita. Gli vedi gli occhi, non solo non hai alcun dubbio sulla sua sincerità, ma vorresti andare ad abbracciarlo. Non puoi, non solo per le norme covid, ma anche perché la scorta te lo impedirebbe. La scorta che è lì, che ti controlla prima di andare al firmacopie. Che se lo porta via, quando gli altri autori vanno a bere qualcosa insieme. E tu di colpo ti chiedi cosa significhi davvero vivere sotto scorta, molto meno libero che il libertà vigilata, è un regime di massima sicurezza che sarebbe duro anche se ci fosse alla base qualcosa da scontare.


Il Gran Giallo Città di Cattolica
Io poi ero lì per quello, per il premio per il racconto giallo. Innanzi tutto ho scoperto una cosa. Avevo già vissuto il Gran Giallo da finalista. Ebbene, da pregiurata me lo sono goduta mille volte di più. Con tanta emozione, perché quest'anno ho tifato visceralmente per alcuni racconti. Quest'anno, come ho già scritto, c'erano racconti che giocavano in un altro campionato rispetto agli altri e in quegli altri ci metto anche i miei, di racconti. Testi autoriali, che rimangono dentro che non sono "solo dei racconti".


Il vincitore sarà pubblicato su Giallo Mondadori, ma io spero davvero che almeno tutti e tre i racconti finiti sul podio abbiano uno spazio di pubblicazione. O magari che vengano ampliati e diventino romanzi. Perché questi sono dieci racconti tutti bellissimi e alcuni mi hanno proprio rapito il cuore. Mentirei se dicessi che tutti i 202 racconti partecipanti meritavano una lettura. Ma questi (e altri) hanno ripagato di gran lunga la fatica. Visto che li ho letti vorrei spendere una parola almeno sui primi tre.
3°classificato - La scacchiera di Jo'Burg
È il Sud Africa che non ti aspetti. Il Sud Africa di chi non ha patria, perché ha un genitore bianco e uno nero. In due comunità che ancora fanno fatica a integrarsi, questi sono i figli di nessuno. Bambini che in passato non avrebbero dovuto nascere, essendo i matrimoni misti vietati e che sono esuli nella loro stessa terra, dal momento che nessuna comunità li riconosce. Mi auguro che questo racconto venga ampliato, diventi un romanzo. Quando lo ritroverete da qualche parte leggetelo, perché ne vale la pena.
2°classificato – Un fatto terribile
Questa racconto è un'opera d'arte. Da sbattere in faccia a chi ancora considera quella di genere letteratura di serie b. È di sicuro il più autoriale, il più raffinato come scrittura, quello che crea l'atmosfera più densa e immersiva. Un paesino del sud, parecchi decenni fa, un fatto semplice nell'abisso di dolore che scatena. Dell'autrice, Matraxia Simona, sentiremo ancora parlare.
1°classificato – Fine pena mai
Ci vuole coraggio, un enorme coraggio per scegliere come protagonista un ergastolano, mafioso non pentito che si trova a indagare su delle uccisioni avvenute in carcere e a collaborare con la direttrice dello stesso, che della mafia è stata vittima. Un racconto che si regge su equilibri perfetti, ci porta dentro il carcere, mondo parallelo con le sue ritualità e sul suo lessico. Da leggere assolutamente.


mercoledì 7 novembre 2018

Lucca 2018 – considerazioni sparse



Organizzazione

Diamo il governo dell'Italia, o almeno la direzione della protezione civile, a chi ha organizzato il Lucca Comics di quest'anno.
Lucca Comics è un incubo organizzativo che spesso fa a pugni con le norme antiterrorismo. Decine di migliaia di persone che si riversano in una cittadina. In maschera. Armate. Gente che gira con archi funzionanti, spade magari non affilate ma di certo contundenti, fucili più veri del vero. Gente a volto coperto, con maschere improbabili dietro alle quali potrebbe nascondersi chiunque. Tanta gente. Un'inevitabile percentuale di cretini (mi sono ritrovata a sbraitare contro a due ragazzini intenti a scalare le mura, tanto per dire).
In passato ci sono stati dei problemi logistici non indifferenti, tanto che si è prospettato di annullare o spostare la fiera. Quest'anno, nonostante un'affluenza massiccia, per quello che ho potuto vedere, ha funzionato tutto.
La puppatola è mattiniera. Alle 7.30 del mattino noi saltellavamo in una città ancora deserta. E pulitissima. Impossibile immaginare l'invasione del giorno precedente. Non una cartaccia fuori posto, cestini (tanti) svuotati, strade lavate. Io non ho idea di quale mastodontica macchina organizzativa si sia mossa nella notte, so che alla sera, anche se in media il nerd è un animale poco sporchevole per il tessuto urbano, la città aveva i segni dell'invasione, al mattino no. Io vorrei tutta l'Italia curata da chi si occupava della pulizia di Lucca.
Dato che la pupattola al momento è in fissa con le ambulanze, abbiamo controllato tutte quelle che abbiamo trovato sul nostro cammino, spesso incontrando paramedici gentilissimi che ce le hanno fatte visitare. Posso assicurare quindi che erano tante, ciascuna con 3/4 persone pronte a intervenire, tutte piazzate in luoghi strategici.
C'era tanta, moltissima gente, ma non ho mai visto un vero intasamento, né ho avuto paura che il mio cucciolo d'uomo potesse essere spintonato o, peggio, calpestato.
Lucca Comics ha saputo imparare dai propri errori e sa agire in sinergia con la città che la ospita e con le forze dell'ordine in un modo che, purtroppo, in Italia non sempre avviene.



Il druido di Lucca

Mentre eravamo a Lucca Comics, purtroppo, si rincorrevano le notizie sui danni causati dal maltempo. In effetti, stando alle previsioni avrebbe dovuto esserci anche lì un tempo da tragedia. In pratica su tre giorni ha piovuto un pomeriggio. 
Vado a Lucca Comics quasi tutti gli anni da più di un decennio e, in effetti, di giornate di pioggia ne ricordo davvero poche. Lucca Comics per me è sole, girare sulle mura senza giacca, con sguardi di compatimento a chi è chiuso in costumi impellicciati. Cosa tutt'altro che scontata per una manifestazione che si svolge a fine ottobre.
Mi piace immaginare che non tutti i costumi siano finti, che da qualche parte si trovino in vacanza sulla nostra Terra ospiti provenienti da altre dimensioni. Magari qualche potente mago o druido in grado di comandare il tempo atmosferico. Di certo a lui o lei vanno i miei complimenti.


Il cosplayer ricco

Salto un'edizione e mi si arricchiscono i cosplayer!
Non so, suppongo di essere affezionata all'immagine romantica del giovane appassionato che si costruisce il costume in casa, arrangiandosi come può e lavorando d'inventiva (ho adorato i tic tac attaccati al coccodrillo di Capitan Uncino). Per questo non so dire davvero se mi sia piaciuto o no vedere parecchie persone con dei costumi da migliaia di euro. Di certo mi ha stupito. 
Quest'anno più che mai ho visto rifiniture di lusso, pellicce vere, piume di pavone a centinaia. Da un lato alcuni di questi costumi erano un piacere per gli occhi. Da un lato ho un po' nostalgia per la versione più artigianale e romantica del cosplay


A Lucca con la Pupattola

Portare la pupattola a Lucca è stato un discreto sforzo organizzativo (di cui parlerò in un articolo un po' più professionale), che ha comportato, tra le altre cose, una prenotazione con quasi un anno di anticipo e il trasporto a piedi per mezza città di un lettino da campeggio con annesso materasso (di certo non la cosa più strana da portarsi dietro a Lucca, ma neppure la più comoda). Portarla per lo più in spalla è stato un discreto sforzo fisico che sto tutt'ora pagando. Tuttavia la cosa importante è che ci siamo divertiti tutti e tre. Lei sicuramente ha un carattere che aiuta. Nessuna maschera, per quanto spaventosa, l'ha inquietata (se arriva un mostro lo schiacciamo col piedino!) e i viaggi non disturbano in modo particolare i suoi bioritmi. Si è divertita ad esplorare le mura e i padiglioni, ha portato a casa con orgoglio il dado palla gigante, i dinosauri di lego e due palloncini che non è stato così facile portare in auto. Non abbiamo fatto quasi tutto ciò che abbiamo desiderato fare, abbiamo fatto quasi tutti gli acquisti prefissati, abbiamo visitato tutti i padiglioni e le mostre che desideravamo vedere. Lucca con una pupattola, insomma, si può.


Qualche riflessione sul decoro urbano

Mentre ero a Lucca la rete mi avvisava che nel mio capoluogo di provincia, Novara, era stata approvata un'ordinanza sul decoro urbano. Si vietano, tra le altre cose, gli abiti succinti che "offendano il pubblico pudore", l'aggregarsi di più di tre persone sulle panchine dei parchi pubblici (cioè una famiglia con due bambini non può sedersi insieme a mangiare il gelato? Mah...), il crearsi di gruppetti di persone sulle strade (cioè il chiacchierare fuori da un locale in attesa che arrivino gli amici ritardatari? Mah...). Ho letto un'intervista al sindaco che diceva di essersi ispirato ad altre ordinanze simili, tra cui quella di Lucca. 
In quel momento a fianco a me passava una Lamù vestita di soli bichini e cornini. Un gruppetto di gente armata, tra cui un tizio in mimetica stile cespuglio, stava aspettato altri componenti del gruppo e poco più in là l'intero Trono di Spade attendeva di sfilare.
Sicuro il sindaco di Novara e quello di Lucca hanno la stessa idea di decoro urbano, ho pensato...

lunedì 5 novembre 2018

Lucca Comics 2018 – foto

Il primo dado da 20 non si scorda mai...


Mamma, andiamo a fargli una cara?



Ops, siamo finito dentro un film...

... Che poi questi giorni a Lucca non c'è un angolo di quiete...

... Non è un film! È uno sceneggiato televisivo!



Tic Tac!...Tic Tac!...

E poi dicono che la magia non esista...


martedì 13 febbraio 2018

Gotico milanese


Succede, raramente, come un mistico allineamento di pianeti, ma succede.
Si sta tutti bene. Il nido è aperto, ma i grandi possono invece stare a casa.
E se poi la cosa capita in un carnevale che è a ridosso di San Valentino cosa si può fare, se non scappare?
Scappare il più lontano possibile, perché essere famiglia è bellissimo, ma a volte non è male neppure essere solo coppia, solo in due e coccolarsi un po'.
E se si è campagnoli come noi, fuga in due non può che voler dire città, con quel suo fascino esclusivo di musei/mostre/negozi/ristoranti, in cui inebriarsi una volta ogni tanti. Perché persino lo smog, se respirato 3/4 volte l'anno, ha un altro profumo.
E allora via.
Il piano originale era di andare a Torino, ma poi a Torino la mostra che volevamo vedere (i samurai al MAO) era chiusa e Torino è a quasi due ore, Milano a 45 minuti e la nostra libera uscita limitata. E poi c'era stato il post di Sandra, giusto qualche giorno fa, che mi aveva lasciato un retrogusto di desiderio milanese.

Ci ha accolto una Milano nebbiosa, gotica già dalla periferia. Una Milano di rito diverso, dove il carnevale non è ancora scoppiato, in una giornata lavorativa in cui il freddo inibisce i pochi turisti.
Ci siamo trovati in piazza Duomo senza averlo progettato, che ultimamente si va per lo più sui navigli ed eccolo lì, davanti a noi, grigio, imponente e gotico. E perché no? Perché non buttarci sul Duomo? Perché non lo facciamo mai? Perché lo abbiamo visitato in qualche gita scolastica di un'infanzia ormai lontana? Perché siccome siamo italiani snobbiamo sempre le cose vicine, le mostre di Palazzo Reale su qualche artista esotico sì e il museo del Duomo no? Su questo probabilmente, ci sarà da scrivere più avanti. Perché no, sopratutto, visto che non c'è coda alcuna, nonostante i controlli estenuanti? Certo, fa freddo, e non ci sarà una gran vista lassù, ma è il gotico che vogliamo, no? E cosa c'è di più gotico di una cattedrale gotica in una giornata grigia?

E allora eccoci, come turisti giapponesi, entusiasti a salire i duecento e più gradini per salire sul tetto e scoprire nuove e strane prospettive cittadine.
Santi vecchi di secoli guardano un po' perplessi i nuovi quartieri, con la supponenza di chi sa di essere destinato a durare, mentre il nuovo, chissà...
E intanto noi ci inventiamo le nostre storie in testa. Immaginiamo gli scultori tutti contenti per la commissione, salvo poi scoprire che il loro santo sommitale, in cima a una guglia, nessuno lo guarderà mai.
E i portatori di santi? Insomma, qualcuno li avrà ben istallati lassù? Il portatore di santo su guglia diventa rapidamente nella mia testa uno dei mestieri peggiori della storia. Chissà, magari ci scriverò anche un giallo. Intanto mi chiedo se "tirar giù tutti i santi" per loro non fosse diventato qualcosa di più letterale o se il modo di dire non venga proprio da un operaio tardomedioevale scocciato che inizia a buttar giù statue di santi, imprecando...

E poi veloci, che il tempo passa e la libera uscita finisce, verso il museo del Duomo, con le sue strane ombre e i suoi inquietanti abitanti
Sembrano mordaci, chissà se sono contenti della loro nuova sistemazione? Se si animano di notte?

Noi, da bravi turisti giapponesi, abbiamo giusto il tempo di un ultimo selfie, di un pranzo più romantico e chic del solito sopra la Rinascente (dove per altro incontriamo una vicina di casa, che noi paesani siamo tutti uguali), prima di tornare, ben carichi di storie e suggestioni. A futura memoria di tutte le volte che si dice "ma sì, tanto ci sono già stato, tanto è sempre qui..."

mercoledì 16 agosto 2017

Lassù sui monti...


L'Alto Adige è quel posto illuminato in cui sanno fare lo strudel, ma anche la pizza.
C'è un rigore tedesco, ma i menù sono in italiano (più o meno).
Dove se chiedi dove puoi andare con un passeggino ti danno un apposito depliant (ok, l'italiano è un po' approssimativo "in montagno col passeggino"...) con tanto di escursioni segnate e funivie attrezzate. Dove ogni locale ha un fasciatoio e scaldare il latte in rifugio è la cosa più normale del mondo.

In barba a quelli "adesso non farete più le vacanza belle di una volta" quest'anno ce la siamo goduta. O, meglio, come mi ha dimostrato il post con un ricordo per ogni estate, sono quasi sempre riuscita a estrarre qualche attimo di godimento dal periodo delle vacanze e quest'anno non è stato da meno. Alla fine tutto sta nel sapere quello che si vuole e cosa si chiede a una vacanza, consapevoli che la vita cambia ed è meglio assecondarla che remargli contro.
In altri momenti avrei fatto di rifugio in rifugio con lo zaino in spalla, avrei fatto campagne di scavo nei siti d'altura o un tour de force culturale. Ma devo ammettere che non è male neppure usare la scusa della bimba per prendersela comoda, oziare in una piscina riscaldata con vista sulle dolomiti o passeggiare guardando le vette dal basso, che comunque spingendo il mezzo sulle salite o portandosi la bimba in spalla si fa fatica comunque.
Di norma su questo blog si fanno pubblicità solo a libri e a film, ma la struttura dove eravamo un po' la merita. Al di là della vista, il parco giochi e tutto quanto potete vedere sul sito, ho apprezzato un particolare che, quando si hanno bambini, diventa tutt'altro che secondario, l'acustica.
La struttura ha un'impostazione molto nord europea per la gestione degli infanti che potevano scorrazzare un po' ovunque ed erano invitati a fare attività, anche guidati, con i genitori e a dividerne gli spazi. Quindi sia nel ristorante che nell'area delle piscine c'era un gran via vai di bimbi, alcuni piangenti, alcuni giustamente esuberanti, eppure le voci non rimbombavano mai. Bastava che la propria pupattola non fosse in quel momento in versione urla e strilla per potersi isolare da tutto e da tutti. 

Quanto alla pupattola, ha iniziato a zampettare in autonomia sul prato, è stata deliziata dalle caprette dell'albergo, affascinata dalle paperette (che però non si lasciavano tocchicciare), ha sopportato di scendere a valle per un saluto all'antenato Otzi (con mamma archeologa dovrà farsene una ragione) e sopratutto ha dato soddisfazione a tutti i teorici dell'autosvezzamento. Ha assaggiato di tutto, dando la propria approvazione quasi a tutto, ma in special modo alla polenta, ai formaggi e a ogni genere di frutta e verdura. Certo, non è ancora propriamente civilizzata e, per la gioia del personale, il cucchiaio diventa rapidamente posata, strumento musicale, catapulta e arma da lancio...
Abbiamo anche sviluppato alcune dipendenze: per la palla, l'altalena e le canzoncine dello zecchino d'oro da far cantare ossessivamente a mamma per tutte le cinque ore di viaggio da e per l'Alto Adige (e fossi almeno intonata, come ha osservato il Nik...).

Tutti e tre, però, siamo riusciti a riposarci e a ritemprarci, che al ritorno ci attendeva l'allestimento della nuova ala della casa, finalmente pronta. Per almeno dieci anni non voglio più avere a che fare con muratori e similia, ma adesso, per la prima volta da anni, tutti i nostri libri, spalmati ora su due stanze, hanno una loro casa, un alloggio sensato che dividono con i loro famigliari più prossimi.
Ma di questo e delle sorprese che la sistemazione dei libri ha portato riparleremo...


giovedì 3 novembre 2016

Giorni magici


Dite che state per mettervi in viaggio con una lattante e qualcuno di certo vi predirrà l'apocalisse. Come minimo la fine di tutte le routine impostate con sequela di notti insonni, fino al tracollo sanitario. Invece, alla facciaccia dei gufi, alla pupattola piace viaggiare. Zero pappe saltate, zero ritmi interrotti.
Abbiamo fatto base a Viareggio e devo dire che, per quanto io ami la campagna, trovarmi in un ambiente simil cittadino per una volta mi ha fatto raggiungere l'estasi. 
Appartamento con ascensore, invece che tre viaggi su e giù per le scale ogni volta che si vuole uscire cinque minuti netti dalla decisione al marciapiade.
Dall'altra parte della strada un fast food specializzato in tagliate, a due strade il supermercato e, ovviamente, a venti minuti di carrozzina, il mare. Nel nostro bel borgo sbagliare tipo di pannolini è un piccolo dramma domestico. Bisogna trovare qualcuno che tenga la bimba, aspettare che abbia mangiato, prendere la macchina, pregare che non ci siano ritardi per tornare in tempo per la pappa successiva. Oppure trovare un gentile volontario, istruirlo su cosa comprare, sperare che abbia capito bene. Di colpo, per quattro giorni è stato "ok, scendo e vado a prendere quello che manca". Non credo che ripudierò mai la campagna, uscire con il passeggino, andare a vedere gli asinelli o i greggi che passano è un privilegio. Altre famiglie sono venute a Viareggio per respirare "aria buona", mentre noi, rispetto a casa, sentivamo l'odore dello smog. Però per quattro giorni è stato il Nirvana.
E poi a 20 minuti c'era quel luogo magico che è Lucca Comics & Games.
Io e il marito siamo andati a turno.
Lunedì è stato il mio giorno. Arrivata all'alba, mentre passeggiavo sulle mura ancora deserte (quelle in foto), la mia prima considerazione è stata che ero al mio decimo Lucca Comics & Games e non ha mai trovato la pioggia. Considerato il periodo dell'anno inizia a sfidare ogni statistica. Druidi in azione?
Poi pian piano le vie e le mura hanno iniziato a popolarsi di cosplayer, nerd e curiosi e io all'apertura mi sono infilata negli stand degli editori. Pessima mossa. Nel senso che non c'era alcuna ressa, si poteva guardare tutto con calma, vedere un sacco di cose interessanti... Comprare un sacco di cose interessanti! Alle 11 avevo già finito i soldi e lo spazio nello zaino. Un sacco di volumi meravigliosi erano cartonati e dato che sono rientrata solo a sera... Ho ancora le spalle che fanno male!
Al pomeriggio ho fatto l'autrice.
Allo stand di Rill c'erano i miei libri e il poster con la copertina dell'antologia (che non ho portato a casa perché non avevo dove metterlo...)
C'è stata la presentazione dell'antologia in sala Ingellis, quella dove passano i vip, seduta un attimo prima c'era uno scrittore di nome Terry Brooks... C'è stata l'intervista radiofonica e, sopratutto c'è stato ciò che mi ha davvero convinto alla trasferta.

Se seguite il blog, avrete notato che amo la letteratura fantastica, ma sono piuttosto schizzinosa. Negli ultimi anni, tuttavia tra le recensioni più entusiastiche che ho scritto di libri fantastici c'è un nome che si ripete spesso. Addirittura scrive fantasy così ben strutturati da avermi mandato in crisi come autrice. Si tratta di Brandon Sanderson, autore statunitense di romanzi che per me sono stati folgoranti. Ebbene, io Brandon Sanderson l'ho intervistato. Per una quarantina di minuti l'ho avuto tutto per me, con tanto di interprete e fotografo, per chiedergli ciò che volevo!
Di questo, di come mi abbia incantato sia a livello professionale che a livello umano, riparlerò a breve...
Per ora un grande, enorme GRAZIE, a tutto lo staff di Rill e in particolare ad Alberto Panicucci per aver realizzato, in un autunno di sogni realizzati, un altro dei miei sogni.

lunedì 25 luglio 2016

I megaliti dietro casa – I megaliti di Aosta


L'amore si vede dalle piccole cose. 
Tutti, penso, sogniamo di essere amati e apprezzati proprio per le nostre caratteristiche più peculiari ed essere considerati interessanti e speciali in virtù delle nostre stranezze.
Mio marito questo l'ha capito benissimo, quando, come primo regalo mi ha fatto trovare un cazzuolino da archeologo. Per l'anniversario di matrimonio, quest'anno mi ha portato a vedere i megaliti di Aosta, in una breve fuga a due quanto mai gradita.
Non è che sia un'estate all'insegna del relax, questa, con l'ansia che sale ogni volte che inizia un telegiornale, con il concorso docenti e tante altre follie scolastiche che si allungano sotto l'afa e hanno  tutta l'intenzione di voler venire con me anche in vacanza.
Quindi Aosta e i megaliti!

Ah, i megaliti!
I megaliti, sono, letteralmente, grosse pietre. 
C'è stato un periodo, indicativamente tra il neolitico e l'età del ferro, in cui i nostri antenati andavano matti per le grosse pietre. Le allineavano, le univano, ne facevano circoli per onorare i morti e gli dei. Si sa pochissimo di quegli uomini e dei loro riti, ma il fascino dei megaliti lo conosce chiunque sia stato, o abbia solo visto in foto, i siti della Bretagna, di Stonehenge o del nord del Regno Unito
Megaliti alle Orcadi – Fascino
Quello che di solito si ignora è che i nostri megaliti li abbiamo anche qua, spesso dietro casa. Un po' ovunque anche in Italia ci sono resti megalitici. Solo che nel migliore dei casi non sono valorizzati. Nel peggiore sono stati più o meno coscientemente distrutti. Intorno a dove abito ci sono pietre incise un po' ovunque nei boschi, ignorate dai più. Ci sono i resti di costruzioni piuttosto imponenti. La più impressionate è tutt'ora usata come recinzione degli orti in un paesino qui vicino (fino a che è usata in questo modo almeno non si rovina). Presumibilmente è quello che rimane di una fortificazione decisamente imponente di un'epoca non precisata né precisabile in assenza di scavi.
Quindi Aosta.
Nulla di speciale che ad Aosta, dunque, ci siano dei magaliti, che non sono neanche particolarmente grandi. La cosa che rende meravigliosa la visita al nuovo museo di Saint-Martin-de-Corléans è che il sito megalitico è stato studiato meravigliosamente e musealizzato in modo sensato, comprensibile e affascinante.
Quindi, in breve, appena fuori Aosta c'era un sito sacro già nel neolitico. La cosa più impressionante ritrovata (è impressionante sopratutto il fatto che sia stata ritrovata) sono i resti di un'antichissima aratura, probabilmente sacrale. Cioè si vedono i segni lasciati nel terreno da un aratro migliaia di anni fa! Lì intorno, poi, furono tirate su delle steli finemente incise di eroi o di dee e scavate delle fosse riempite di offerte.
Dea, eroina o sacerdotessa
Altri pali, presumibilmente sacri, sono stati piantati nel terreno sopra a delle offerte.
Poi, qualcosa è cambiato. Le steli sono state decapitate, abbattute alle base e buttate giù con la faccia decorata contro il terreno. Il luogo, però, non ha perso la sua sacralità ed è stato usato come cimitero, cimitero presumibilmente speciale, con tombe a camera contenenti i membri insigni di un intero clan.

L'attenzione con cui questo sito è stato scavato e poi musealizzato apre una finestra su un mondo da cui siamo separati da migliaia di anni e da intere civiltà. Prima dei Romani, prima, probabilmente, anche dei Celti, abitavano ad Aosta persone basse e robuste, pacifiche (pochissimi armi nelle sepolture, nessun segno sulle ossa che faccia pensare a ferite di guerra), abituate a camminare in montagna. Offrivano agli dei i semi di quanto coltivavano e i crani dei loro animali migliori.
Erano in grado di trapanare il cranio e far sopravvivere chi si sottoponeva al trattamento (i resti sono davvero impressionanti), anche se non sappiamo se fosse un pratica medica o sciamanica.

Non sappiamo quale lingua parlassero, non sappiamo se l'abbattimento delle steli sia stato un cambiamento pacifico o se sia il segno di una conquista da parte di altre genti o di un altro clan. Eppure l'abilità degli archeologi, che hanno recuperato tracce minutissime, come frammenti di contenitori in corteccia di betulla, permette di sentirli vicini.

I museo, inaugurato da pochissimo, ha il raro dono della chiarezza. Si sviluppa intorno al sito, che è stato inglobato nella costruzione (io di solito preferisco i megaliti mantenuti all'aperto, ma immagino che la fragilità dei resti di aratura giustifichi pienamente la scelta). Ci si gira intorno e lo si guarda dall'alto, mentre le luci simulano il passaggio dal giorno alla notte. Tutto intorno i pannelli permettono di osservare, comprendere e spesso toccare le riproduzioni dei resti trovati. Finalmente un museo che non si limita a esporre, ma permette di capire il significato di un frammento trovato e racconta ciò che si può dedurre da quell'oggetto. Vari gradi di approfondimento permettono a tutti di trovare il percorso più congeniale, dal bambino all'archeologo.
Permette un raro incontro non tanto con i megaliti in sé (anche se le steli decorate sono magnifiche e ben valorizzate), quanto alla gente che li ha eretti.
Perché no, non sono stati gli alieni o i depositari di chissà quale sapienza scomparsa. Sono state persone basse e pacifiche, che soffrivano di ascessi ai denti e di artrosi in età avanzata.

Per saperne di più:
Area megalitica di Saint-Martin de Corléans
Corso Saint-Martin de Corléans
11100 AOSTA (AO)

mercoledì 4 novembre 2015

Lucca 2015 foto e sensazioni


È da quando frequento Lucca Comics&Games che sento dire di quant'era bello il Lucca Comics degli esordi, quando non c'era la folla, quando si parlava solo e seriamente di fumetti e tutti stavano dentro un unico stand.
È un'epoca che non ho vissuto e che non posso giudicare, ma vado al Lucca Comics ogni anno dal 2006 e mi sembra difficile immaginarlo diverso. Senza le mura e il grande prato, le foglie dorate degli alberi che cadono leggere sulla folla variopinta, dove anche l'assurdo pare normale.

Abbigliamento assolutamente normale
L'anno scorso ho temuto per la prima volta che la magia fosse terminata. La folla si era concentrata tutta in un'unica giornata. All'entrata degli stand si erano create code che avevano generato dei momenti davvero spiacevoli. Qualcuno era rimasto bloccato dentro gli stand, altre persone, bloccate in coda, avevano scalato le mura rinascimentali con tutte le possibilità di incidenti e di danni che si possono immaginare. Gli organizzatori e le forze dell'ordine si sono spaventati (giustamente!) e si era parlato anche di spostare la fiera non si sa dove.

Ma Lucca è Lucca. Un posto dove tutto è possibile. Anche, evidentemente, prendere atto dei problemi, invece di nasconderli o sminuirli, per cercare delle nuove soluzioni.

Quest'anno a Lucca è tornata la magia e, come ho già avuto modo di dire, proprio il fatto di averne toccato con mano la fragilità me l'ha fatta apprezzare ancora di più.

Complice un clima quasi primaverile, quelli di quest'anno sono stati giorni perfetti, forse i più belli, da un punto di vista del clima e della fruizione della fiera, che abbia mai visto a Lucca Comics.
Appropriati mezzi di trasporto

Certo, per vivere bene Lucca Comics bisogna attrezzarsi, ma c'è da dire che tutta la città si impegna per portare a casa il risultato.

Quest'anno si poteva farsi recapitare a casa biglietto e bracciale identificativo azzerando la coda all'ingresso. La mattinata del venerdì, quindi, è iniziata in un bar del centro storico, dove, visto che quest'anno avevamo al seguito anche una bimba, la signora si è subito premurata di liberarci un tavolo. Sembra una sciocchezza, ma in questi giorni di fiera ho trovato esercenti gentilissimi che nonostante la bolgia e i disagi (la stessa signora un attimo prima si stava lamentando con i vigili di non riuscire a portare alla lavanderia la biancheria dell'albergo) non hanno abbassato la qualità del servizio, offrendo sorrisi e gentilezza. I vigili, intanto, raccontavano come tutte le forze dell'ordine di Lucca e dei paesi neppure troppo vicini (fino a Prato) stessero convergendo lì per offrire un servizio d'ordine presente, ma assai poco invasivo.
Impeccabili i mezzi pubblici
Dopo colazione è scattata la corsa agli acquisti, km percorsi tra gli stand per portare a casa kg (è il caso di dirlo) di fumetti.
Complice la bimba, non abbiamo fatto code per  autografi e illustrazioni (anche se, forse, quella di Zerocalcare sarebbe stata abbordabile), ma abbiamo trovato tutto (o quasi) quello che cercavamo.
Pausa per la premiazione di Rill e poi di nuovo via. La bimba inizia ad essere un po' stanca. È tempo di concederle il regalo promesso. Cosa vuoi, un peluche o una spada da duello?
Una spada!
Abbiamo visto una bimba fare davvero felice la mamma! Del resto Lucca Comics è anche questo. Sentirsi, per una volta, parte di una stessa tribù. 
Noi che non conosciamo le hit del momento, ma recitiamo a memoria genealogie elfiche, noi che non acquistiamo borsette alla moda, ma sappiamo apprezzare il bilanciamento di una buona spada, che sappiamo ordinare in taverna birra e cinghiale in decine di lingue diverse, alcune delle quali parlate solo in mondi immaginari, ci troviamo ogni anno qui, a Lucca Comics.
Senso di appartenenza
Lucca Comics è quel posto in cui alle nove di mattina puoi fermati a parlare con uno sconosciuto dei cambiamenti nella scherma italiana del '500 (con tanto di prova delle armi). È quel posto in cui se senti un frammento di discorso casuale, al 90% capisci di cosa gli altri stanno parlando. È il posto in cui famigliole intere si scambiano le proprie mitologie, trasmettendo alle nuove generazioni i propri miti.

Il fatto che sia un posto bellissimo in cui si mangia benissimo, aiuta.
Alle 23 eravamo ancora in giro. In una Lucca tutt'altro che spopolata, ma pulitissima, come se non fosse stata invasa da un'orda di 80000 persone paganti (più chissà quante non paganti), tornavamo da quello che è uno dei miei ristoranti preferiti.
Trasmissione dei propri miti alle nuove generazioni
Il sabato abbiamo fatto semplicemente i turisti. Abbiamo potuto apprezzare la nuova disposizione, che valorizza ancora di più le splendide mura rinascimentali della città. Abbiamo compiuto il giro completo delle mura, scattando tutte le foto che vedete in questo post, fino a che la bimba è crollata, addormentata tra le braccia della mamma e abbiamo optato per il rientro.
Anche se non ci siamo avventurati per gli stand, ci è sembrato che la situazione fosse comunque vivibilissima. C'era gente, tanta, tantissima, ma non troppa e Lucca Comics era esattamente quello che doveva essere, Una festa bellissima e colorata.



AVVISI E APPUNTAMENTI

Domenica 8 novembre a Varese ore 16,30 c'è la premiazione di Giallo Laghi. Qui tutte le informazioni

Sabato 21 novembre, biblioteca di Fagnano Olona ore 21,00 presentazione del romanzo Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico. Qui tutte le informazioni