giovedì 17 settembre 2020

Oida


 Permettetemi un altro post da prof.
Dopo tutto in questi giorni non riesco a essere molto più che una prof. Anzi, è già tanto se riesco a essere questo. Lunedì è stato il primo giorno di scuola e già mi è stato quasi fatali. Si, sa, noi donne siamo condannate a crampi mensili più o meno molesti, più o meno persistenti. Ecco, volete mica che i crampi mi lasciassero sola proprio in questo primo giorno di scuola di era Covid. Quindi sono venuti con me, più molesti e più persistenti. Io, le mascherine, il disinfettante, le cinque ore filate perché i colleghi ancora non ce li hanno dati e i crampi.
Il tutto con il bidello che doveva misurare la febbre, ma noi stavamo facendo attività all'aperto e all'aperto il termometro faceva il timido e non voleva collaborare. Allora siamo tornati dentro e abbiamo lasciato tutte le porte aperte come da manuale. Un uccellino ci ha seguito e poi non sapeva più uscire e continua a sbattere contro il vetro dell'unica finestre chiusa. Quindi ho abbandonato la classe, sono uscita, mi sono fatta vedere dall'altra parte del vetro, ho minacciato la bestiola, che finalmente ha trovato, almeno lei, la strada per la libertà.
Insomma, un primo giorno di scuola che già fa epopea.

lunedì 7 settembre 2020

Adesso però ripartiamo


 Ok, ci siamo.

Il sierologico l'ho fatto, il corso covid pure, la scuola si è attrezzata sfruttando ogni angolo disponibile, i banchi a rotelle arriveranno, i docenti che mancano forse. È ora di ripartire.

Non so chi passi di qui a leggere. Di sicuro colleghi, magari anche ragazzi. Non importa, questo è per voi, per chiunque nei prossimi mesi si trovi a dover frequentare la scuola.

sabato 29 agosto 2020

Verso la ripartenza


 

Ecco, questa sono io che guardo il nuovo anno scolastico, senza la più pallida idea di cosa ci sia sotto la nebbia.

Girando per la rete, sembra che ognuno abbia la propria certezza, sappia additare con sicurezza i colpevoli. Come al solito a me le certezze mancano e i miei desideri confliggono. Voglio sicurezza e una scuola che sia davvero scuola, sia per mia figlia che per me. Voglio sicurezza, ma anche la mia vita di prima. Ho letto che solo il 10% della popolazione, anche potendo, vorrebbe tornare al vecchio stile di vita. Beh, sapete una cosa? A me la mia vita, così com'era strutturata dopo 40 anni di tentativi, piaceva. Mi piaceva il mio lavoro per come si svolgeva (in classe). Mi piaceva vedere gli amici almeno una volta alla settimana. Mi piaceva che mia figlia facesse sport e frequentasse altri bimbi. Tutto molto banale e piccolo borghese, certo, ma mi piaceva. Però mi piace anche non finire all'ospedale e sopratutto non veder finire all'ospedale nessuno dei miei cari, grazie tante.

Quindi sono consapevole che i miei desideri confliggano e ho questa sensazione di inoltrarmi in un periodo in cui non mi piacerà fare ciò che è giusto fare. Poi c'è la nebbia che avvolge la scuola.

Sia agli atti. Ringrazio il cielo di non essere preside, di non essere vicepreside, animatore digitale, responsabile di alcunché e di arrogarmi il privilegio di potermi lamentare di decisioni che non devo prendere io.

domenica 23 agosto 2020

Letture – Cannibali e re

 

Quando studiavo archeologia sentivo spesso dire che archeologi e antropologi studiano quasi le stesse cose, ma non si capiscono. Ora che sono un'archeologa in disarmo e leggo spesso di archeologia ne comprendo il perché. Immaginiamo un archeologo che studi un villaggio preistorico, saprà quante persone usavano ogni capanna e ogni tenda. Saprà dove andavano in bagno, troverà anche i loro rifiuti e ne starà estasiato perché così capirà cosa mangiassero e con che frequenza. Se trova il cranio di uno di loro arriverà a definirne i tratti del viso. Di quel dato individuo saprà quindi quanto era alto, cosa mangiava, di quali malattie soffriva, come si vestiva, con che oggetti è stato sepolto. Non saprà mai cosa pensasse, se si è sposato per amore o per costrizione, quali dei adorava, se non a grandi linee, cosa pensasse di loro. Non saprà se quel singolo villaggio avesse usanze comuni con altri, se fosse alleato o nemico, se riconoscessero già una qualche forma di autorità di tipo regale. In generale, sono domande a cui gli archeologi, sopratutto i preistoricisti, si fanno poco. Si innamorano del particolare. Di quell'accampamento di cui possono ricostruire la vita quasi passo a passo, di quell'individuo di cui quasi possono accarezzare il viso. Dell'uomo del Similaun l'archeologo guarda il DNA, la tecnologia dell'abbigliamento, lo stato di salute. Non sa e poco si chiede come si chiamano gli dei che adorava, se li adorava. L'antropologo, a quanto leggo, guarda invece il generale. Le costanti del comportamento umano. Agli occhi dell'archeologo è affetto dalla "sindrome della teoria del tutto".

sabato 18 luglio 2020

Letture – La Quinta stagione





Questa è un'estate che offre un'illusione di normalità.
Porto mia figlia al parco e mi illudo che sia normale che quasi si commuova quando incontra un compagno d'asilo che non vedeva da febbraio. Cerco di progettare le lezioni per il nuovo anno scolastico, illudendomi di sapere che ci sarà un anno scolastico, più o meno come ci sono sempre stati. Mi illudo che sia normale iniziare a rivedere solo ora, solo all'aperto, amici che ero solita frequentare settimanalmente.
In quest'estate così precaria cosa c'è di meglio di un romanzo che inizia con la fine del mondo?

giovedì 9 luglio 2020

Dall'altra parte della barricata



Tre anni fa, a inizio estate, mi muovevo verso Cattolica come finalista del Gran Giallo Città di Cattolica, il premio letterario che tutti vorrebbero vincere (non l'ho vinto, ma già andare in finale è una gran cosa).
I motivi? 
Tanto per dirne uno ne ho conosciuto l'esistenza ben prima di iniziare a scrivere gialli perché sull'antologia scolastica di uno dei miei primi anni di insegnamento c'era un racconto che aveva vinto questo concorso. La giuria di qualità, poi, è di quelle che fanno gelare il sangue solo a leggerne i nomi. Almeno un mio racconto, almeno una volta nella vita, è stato letto da Franco Forte, Valerio Massimo Manfredi, Carlo Lucarelli, Andrea Pinketts. È già, nel suo piccolo, una cosa da raccontare ai nipoti.
Quest'anno il Myfest mi ha regalato un'altra esperienza di quelle da mettere nel cassetto speciale della memoria, anche se non so se ai nipoti interesserà mai, dato che ho fatto parte della pre giuria.

venerdì 3 luglio 2020

Letture per l'estate – Le cronache delle Ley




Sono del tutto incapace di promuovere i miei scritti, questo è un fatto.

Non mi capacito del fatto di inciampare così spesso da persone che lo fanno per me, con le parole che vorrei usare io e che, invece, io non so usare.
Questa volta il mio grazie va a Andrea Guido Silvi che ha dedicato ai miei racconti il pezzo che tutti gli autori sognano. Lo trovate qui