giovedì 4 agosto 2016

Agosto


BUON AGOSTO A TUTTI
IL BLOG È IN VACANZA
TENAR INVECE STA STUDIANDO...

Un enorme e speciale in bocca a lupo a tutti i prof che, come me, stanno passando l'estate in balia del concorsone.

venerdì 29 luglio 2016

Solo gli amanti vivono

Il bello di avere un blog è il frequentare altri blog. Così può capitare che è un pomeriggio d'estate e sei a casa ad aspettare che arrivi il tecnico per la lavastoviglie (che attendi più o meno come un messia, perché odi, profondamente, lavare i piatti). La mattina hai studiato perché devi fare l'orale del concorsone, altro che vacanze, e hai letto Svevo e Joyce (preferendo di gran lunga Svevo a Joyce, tra l'altro). È pomeriggio, quindi, e stai scrivendo. Ma hai il cervello a ricarica breve e ogni venti minuti massimo impone una pausa. Quindi vai su uno dei blog che segui, quello di Hel, e ci trovi questo post.
C'è uno spunto, o una sfida.

Bisognerebbe scrivere un romanzo d’amore intricatissimo, partendo da un’idea semplicissima: gli amanti vivono, tutto il resto è vita di coppia.

Io un romanzo d'amore non so scrivere. Però ci posso fare un mini racconto. Con i piatti da lavare, l'insoddisfazione, l'estate e un'idea da una puntata di telefilm della sera prima.



SOLO GLI AMANTI VIVONO

Gli amanti vivono. Tutto il resto è vita di coppia. I coniugi si lasciano vivere. È questo che volevi dire? Che noi non viviamo davvero, perché la banale accettazione dello status quo ci uccide? Perché finiamo per fare quello che tutti si aspettano che facciamo e dimentichiamo di fare ciò che vorremmo fare? 
Ecco, Ernesto, neppure mi ascolti…

Un amante costringe al segreto e al sotterfugio e quindi a uscire dall’ordinario e tutto quello che è fuori dall’ordinario fa sentire vivi. Ci costringere a compiere delle scelte e ad assumere dei rischi. Gli amanti non si amano l’un l’altro, amano il fatto di essere amanti. Se non fossimo sposati, Ernesto, ti gireresti, mi guarderesti, mi presteresti attenzione. E ti sentiresti vivo al pensiero che sei qui, sotto la veranda con la tua amante e devi fare in modo si non essere scoperto. Dovresti darmi un motivo, continuamente, per farmi restare qua. Sarei una scelta e non un’abitudine.
Ernesto… 
Dimmi qualcosa, alzati da quel dondolo, è così frustrante parlarti mentre mi dai le spalle…

Se io fossi la tua amante non importerebbe la mia età o la mia bellezza. Ameresti te stesso e l’essere qui di nascosto, non me. E forse anch’io riuscirei ad amare quest’orrenda baita dei tuoi dove ogni estate finiamo per venire. E il fatto che rimani la sera sotto la veranda, seduto sulla sedia a dondolo a guardare le vette, mentre io lavo i piatti. Forse, se fossimo amanti e avessi scelto di venire qui, mi sentirei viva e amerei anche lavare i piatti. Non vorrei essere altrove, magari qualcun altro, fantasticando e, pertanto, dimenticandomi di vivere. Forse non è neppure colpa nostra. Solo gli amanti vivono. E possono essere felici.
Ernesto… 
Però adesso alzati, inizia a fare freddo…

Ernesto…
Ernesto…
Ernesto, cielo! Respira! Resiti! Dove caz... ho messo il cellulare… Chiamo il 118!
Non mi lasciare Ernesto!
Non posso vivere senza di te!

mercoledì 27 luglio 2016

Quello che ancora non ho capito sulla scrittura


Dopo Cose che ho capito sulla scrittura sarà in caso di scrivere anche quello che ancora non ho capito, con un po' di serietà e di sciocchezze estive, tutto mescolato per bene!

– Come scrivere un best seller mondiale

– Come può uno scrittore, se non campa di scrittura, come pare non campi quasi nessuno qua da noi, a stare sempre sui social, a fare mille presentazioni in giro per l'Italia, a rispondere sì a tutte le richieste, a tutte le collaborazioni, specialmente quelle non retribuite, a essere sempre carino, bello, intelligente, interessante e disponibile. E a non morire di fame nel mentre.

– Come fare a capire se quell'idea vale davvero la pena di essere sviluppata

– Perché lo sviluppo di un'idea mi esce quasi sempre meno forte dell'idea stessa?

– Come fare a capire se quello che hai scritto vale la pena di essere letto, anche se 10 o 20 editori te l'hanno rifiutato

– Come fare in modo che la revisione migliori il testo, invece che peggiorarlo

– Come farsi venir voglia di revisionare per la decima volta un testo

– Com'è che tanti autori riescono a danzare con eleganza intorno a un buco di trama grosso come una voragine e io invece ci cado dentro?

– Com'è che a volte quelli che ai miei occhi sono eroi vincenti/positivi vengono considerati dei falliti/depressi da chi legge/valuta?

– Come fanno i grandi autori a gestire le grandi storie corali se io già mi incasino con tre personaggi?

– Come si fa a farsi venir voglia di scrivere la cosa che alla gente piace leggere? Non è che a me non vengano idee "alla moda". È che l'idea di scriverle mi repelle

– Come inserire coscientemente in un testo quei lampi di genio che rendono memorabile anche la descrizione di una cosa banale

Ecco qua. Voi cosa ancora non avete capito sulla scrittura?
E, sopratutto, avete capito le cose che io non ho afferrato e me le sapete spiegare?

lunedì 25 luglio 2016

I megaliti dietro casa – I megaliti di Aosta


L'amore si vede dalle piccole cose. 
Tutti, penso, sogniamo di essere amati e apprezzati proprio per le nostre caratteristiche più peculiari ed essere considerati interessanti e speciali in virtù delle nostre stranezze.
Mio marito questo l'ha capito benissimo, quando, come primo regalo mi ha fatto trovare un cazzuolino da archeologo. Per l'anniversario di matrimonio, quest'anno mi ha portato a vedere i megaliti di Aosta, in una breve fuga a due quanto mai gradita.
Non è che sia un'estate all'insegna del relax, questa, con l'ansia che sale ogni volte che inizia un telegiornale, con il concorso docenti e tante altre follie scolastiche che si allungano sotto l'afa e hanno  tutta l'intenzione di voler venire con me anche in vacanza.
Quindi Aosta e i megaliti!

Ah, i megaliti!
I megaliti, sono, letteralmente, grosse pietre. 
C'è stato un periodo, indicativamente tra il neolitico e l'età del ferro, in cui i nostri antenati andavano matti per le grosse pietre. Le allineavano, le univano, ne facevano circoli per onorare i morti e gli dei. Si sa pochissimo di quegli uomini e dei loro riti, ma il fascino dei megaliti lo conosce chiunque sia stato, o abbia solo visto in foto, i siti della Bretagna, di Stonehenge o del nord del Regno Unito
Megaliti alle Orcadi – Fascino
Quello che di solito si ignora è che i nostri megaliti li abbiamo anche qua, spesso dietro casa. Un po' ovunque anche in Italia ci sono resti megalitici. Solo che nel migliore dei casi non sono valorizzati. Nel peggiore sono stati più o meno coscientemente distrutti. Intorno a dove abito ci sono pietre incise un po' ovunque nei boschi, ignorate dai più. Ci sono i resti di costruzioni piuttosto imponenti. La più impressionate è tutt'ora usata come recinzione degli orti in un paesino qui vicino (fino a che è usata in questo modo almeno non si rovina). Presumibilmente è quello che rimane di una fortificazione decisamente imponente di un'epoca non precisata né precisabile in assenza di scavi.
Quindi Aosta.
Nulla di speciale che ad Aosta, dunque, ci siano dei magaliti, che non sono neanche particolarmente grandi. La cosa che rende meravigliosa la visita al nuovo museo di Saint-Martin-de-Corléans è che il sito megalitico è stato studiato meravigliosamente e musealizzato in modo sensato, comprensibile e affascinante.
Quindi, in breve, appena fuori Aosta c'era un sito sacro già nel neolitico. La cosa più impressionante ritrovata (è impressionante sopratutto il fatto che sia stata ritrovata) sono i resti di un'antichissima aratura, probabilmente sacrale. Cioè si vedono i segni lasciati nel terreno da un aratro migliaia di anni fa! Lì intorno, poi, furono tirate su delle steli finemente incise di eroi o di dee e scavate delle fosse riempite di offerte.
Dea, eroina o sacerdotessa
Altri pali, presumibilmente sacri, sono stati piantati nel terreno sopra a delle offerte.
Poi, qualcosa è cambiato. Le steli sono state decapitate, abbattute alle base e buttate giù con la faccia decorata contro il terreno. Il luogo, però, non ha perso la sua sacralità ed è stato usato come cimitero, cimitero presumibilmente speciale, con tombe a camera contenenti i membri insigni di un intero clan.

L'attenzione con cui questo sito è stato scavato e poi musealizzato apre una finestra su un mondo da cui siamo separati da migliaia di anni e da intere civiltà. Prima dei Romani, prima, probabilmente, anche dei Celti, abitavano ad Aosta persone basse e robuste, pacifiche (pochissimi armi nelle sepolture, nessun segno sulle ossa che faccia pensare a ferite di guerra), abituate a camminare in montagna. Offrivano agli dei i semi di quanto coltivavano e i crani dei loro animali migliori.
Erano in grado di trapanare il cranio e far sopravvivere chi si sottoponeva al trattamento (i resti sono davvero impressionanti), anche se non sappiamo se fosse un pratica medica o sciamanica.

Non sappiamo quale lingua parlassero, non sappiamo se l'abbattimento delle steli sia stato un cambiamento pacifico o se sia il segno di una conquista da parte di altre genti o di un altro clan. Eppure l'abilità degli archeologi, che hanno recuperato tracce minutissime, come frammenti di contenitori in corteccia di betulla, permette di sentirli vicini.

I museo, inaugurato da pochissimo, ha il raro dono della chiarezza. Si sviluppa intorno al sito, che è stato inglobato nella costruzione (io di solito preferisco i megaliti mantenuti all'aperto, ma immagino che la fragilità dei resti di aratura giustifichi pienamente la scelta). Ci si gira intorno e lo si guarda dall'alto, mentre le luci simulano il passaggio dal giorno alla notte. Tutto intorno i pannelli permettono di osservare, comprendere e spesso toccare le riproduzioni dei resti trovati. Finalmente un museo che non si limita a esporre, ma permette di capire il significato di un frammento trovato e racconta ciò che si può dedurre da quell'oggetto. Vari gradi di approfondimento permettono a tutti di trovare il percorso più congeniale, dal bambino all'archeologo.
Permette un raro incontro non tanto con i megaliti in sé (anche se le steli decorate sono magnifiche e ben valorizzate), quanto alla gente che li ha eretti.
Perché no, non sono stati gli alieni o i depositari di chissà quale sapienza scomparsa. Sono state persone basse e pacifiche, che soffrivano di ascessi ai denti e di artrosi in età avanzata.

Per saperne di più:
Area megalitica di Saint-Martin de Corléans
Corso Saint-Martin de Corléans
11100 AOSTA (AO)

venerdì 22 luglio 2016

Scorci di letture estive


Barriera per conigli – Doris Pilkington
Ne avevo sentito parlare durante il mio viaggio di nozze, in Australia. Cercato, mai trovato, fino a che un'amica non me l'ha regalato.
Se vi capita a tiro, leggetelo. Esile di pagine, ma tutt'altro che di contenuti è la storia vera, narrata dalla figlia di una delle protagoniste di tre ragazzine mezzosangue che vengono strappate dalla loro famiglia aborigena per essere "civilizzate". Loro scappano e viaggiano a piedi per due mesi nell'entroterra australiano per tornare a casa. Uno dei pochi romanzi che abbia letto che ribalta davvero il nostro punto di vista. Perché, parliamoci chiaro, queste erano ragazzine analfabete, figlie di padre ignoto, che vivevano ben al di sotto della soglia di povertà ed escluse (o così sembravano) anche dalla loro comunità. Quale assistente sociale, anche oggi, non approverebbe un allontanamento famigliare? Il loro punto di vista è, comprensibilmente, differente e fa a brandelli la nostra percezione.
Manu ne ha parlato qui
Io ho scritto qualcosa qui


Rilettura Magico Vento
Come si è visto la cultura dei popoli nativi è un mio interesse costante. Dopo aver letto il volume La guerra delle Black Hills mi sono resa conto che era il caso di rispolverare una storia che non prendevo in mano da dieci anni almeno. Quindi sono andata a casa dei miei, ho messo in uno scatolone i 101 numeri "classici" di Magico Vento e me li sto rileggendo dall'inizio (sono oggi all'81).
Non so quanto senso abbia parlare qui di una serie chiusa e fuori commercio da anni, il cui tentativo di ristampa è morto dopo una ventina di numeri. Posso solo dire che è invecchiata benissimo.
Ho iniziato a leggere questo fumetto quando avevo 17 anni e di fumetto non ne sapevo molto. Adesso sono un'appassionata relativamente esperta e posso dire che sì, è una delle cose migliori che si possa leggere.
In questa rilettura mi stanno colpendo molte cose che all'epoca mi erano sfuggite e altre cose torno ad apprezzarle. La cura con cui è narrata la cultura dei nativi americani, sia nelle storie che negli articoli di approfondimento è unica. Narrata con cura, ma non idealizzata. Viene spiegato ad esempio come in teoria nella cultura Lakota le donne avessero ampie libertà, potevano diventare mogli, ma anche guerriere, o persino scegliersi un'altra donna come compagna e avevano facoltà di chiedere il divorzio. Nella prassi venivano vendute dal padre al miglior offerente che, se si sentiva tradito poteva tagliar loro il naso...
Tra le cose le cose che all'epoca della prima lettura mi erano sfuggite, ne cito due.
L'attenzione per i personaggi marginali e marginalizzati. Che siano personaggi ricorrenti, o figure destinate a uscire di scena (spesso tragicamente) in poche vignette, sono raccontati con una sensibilità più unica che rara. Mi hanno profondamente commossa, tra gli altri, l'adolescente indiano Fango che ama correre, viene sfruttato dai bianchi e non viene compreso dalla propria tribù, il ragazzino muto che scopre che l'uomo che considera come un padre ha ucciso la sua unica amica, ma non può comunque fare a meno di volergli bene e le tante donne maltrattate, isolate o uccise perché non conformi, sia esse bianche, nere o native.
La scarsissima autostima del protagonista. Che era un personaggio profondamente contraddittorio lo avevo già colto e apprezzato all'epoca, bianco adottato dai Lakota, vuole essere un lakota, ma continua ad innamorarsi di donne bianche che non potrebbero mai condividere il suo stile di vita, è uno sciamano, ma non regge la solitudine e le pressioni del suo ruolo. Mi sono resa conto a questa lettura che Ned non si sente mai all'altezza delle aspettative della sua gente, non si fida delle proprie capacità sciamaniche, non si sente bravo a far nulla, se non a sparare e la cosa gli fa un po' orrore. Ai suoi occhi l'eroe è Poe, il suo amico giornalista, tenace e intelligente, che spesso risolve le situazioni con le parole e che è riuscito ad uscire dall'alcolismo. Di solito nei fumetti il rapporto tra l'eroe e la sua spalla è dato per scontato, qui no, è una dinamica molto particolare e credibile ed è molto bello come ognuno veda il vero eroe nell'altro.

La pedia scambiata – Georgette Heyer
Libro consigliatomi da Cristina M. Cavaliere, si è rivelato una lettura di stacco piacevole e scorrevole, anche se scontata. Storia d'amore nella Francia pre rivoluzionaria con tutti gli ingredienti del caso, travestimenti, intrighi, scambi di persona, riconoscimenti, redenzioni e lieto fine.
Molta ironia a stemperare la melassa, che non risulta mai eccessiva e una prosa davvero piacevole. Il difetto: tutto molto prevedibile e molto "vecchio regime". Il mio animo rivoluzionario ed egualitario fatica ad approvare fino in fondo.

Il ritmantista – Brandon Sanderson
C'è poco da fare, Sanderson sa sempre come tenere desto il mio senso del meraviglioso. Con lui si ha la certezza che ci si immergerà in un mondo davvero altro e in una trama tutt'altro che scontata. Come "creatore di mondi" credo che al momento sia parecchia spanne sopra qualsiasi altro.
Poi, per carità, è umano anche lui e non è uno scrittore perfetto. Lo stile è scorrevole e senza guizzi e il protagonista al 90% sarà un/a giovane di estrazione popolare dalle grandi capacità e il carattere ribelle (non che sia detto che il protagonista sia l'eroe o il salvatore del mondo, capita anche che scateni per errore l'apocalisse e che l'eletto sia in realtà lo schiavo eunuco, per dire).
Quindi ecco un 1900 alternativo con gli Stati Uniti che sono un arcipelago e l'Europa sotto dominio asiatico. Tra macchine a vapore delle più strane fogge, la magia è legata alla capacità di rendere vivi i disegni fatto con gesso per terra. In pratica sembra che i maghi giochino a campana, ma rendono vive e capaci di uccidere i loro disegni. Ci sono anche dei misteriosi gesseri (disegni di gesso?) selvatici, che i maghi, i ritmantisti tengono prigionieri in un'isola remota.
In una scuola di magia Joel è il classico protagonista alla Sanderson, figlio della donna delle pulizie, geniale, vorrebbe tanto diventare ritmantista, ma non è stato scelto. Diventa invece l'assistente di un professore intento a indagare sulla scomparsa di alcuni studenti. 
Purtroppo Sanderson sforna serie come altri sfornano biscotti e questo è il primo romanzo di chissà quanti. È leggero, gradevole e apparentemente scontato. Apparentemente, perché ormai delle trame di Sanderson ho imparato a non fidarmi. Di certo nessun altro riuscirebbe a rendere credibili i maghi che sembrano giocare a campana. Delle belle illustrazioni spiegano la teoria della magia e i disegni difensivi e offensivi da tracciare sul terreno. Da leggere, quindi, rigorosamente in cartaceo.
Disegni ritmantici

mercoledì 20 luglio 2016

Cose che ho capito riguardo alla scrittura – Scrittevolezze


Una volta avevo un gatto persiano. Poi l'ho rasato, come ogni tanto pare si debba fare, e mi sono trovata con questa cosa strana dal muso da gufetto e la coda da topo, che ha volte sembra orribile e a volte carinissima.
Lui è strano, un po' come la mia giornata. Mi sono alzata alle otto, ma mi sono svegliata solo dieci minuti fa. Prima il mal di testa e il nulla. Fortuna che sono a casa. Dovrei fare comunque mille cose (anche scrivere, tra l'altro), vedrò di rimediare. Non riesco proprio a focalizzare il tempo trascorso tra le 8 e le 11.30. So che ho bevuto un caffè e che sono andata a comprare la frutta, perché immagino che le pesche ancora non si materializzino da sole nella mia cucina, ma il come mi sfugge. Mi chiedo come siano le mie lezioni quando giornate simili capitano in periodo scolastico...
Comunque il primo pensiero razionale (oddio, razionale) è stato:
HO CAPITO QUALCOSA SULLA SCRITTURA?
Non ho idea del perché, forse perché una parte del mio cervello stava comunque lavorando alla storia in costruzione. In ogni caso ho deciso di farne un post. 
Non voglio essere presuntuosa, non ho nessuna verità in tasca, solo un elenco di cose che mi sono venute in mente, pensando più che altro da lettrice.

COSA HO CAPITO DELLA SCRITTURA

– Per scrivere bisogna osservare il mondo
I gesti delle persone, il loro modo di parlare, di muoversi e di pensare. Se c'è una qualità che lo scrittore deve avere è l'osservazione. Non credo che uno scrittore possa vivere in una torre d'avorio isolato dal mondo. E che neppure debba essere al centro degli eventi con un'opinione su tutto. La posizione dello scrittore è un po' laterale, con un ampio angolo di osservazione e, almeno in una prima fase, non giudicante. Al 90% il suo lavoro consiste nel parlare di esseri umani e delle loro dinamiche (tranne rarissimi casi dedicati ad animali che si comportano davvero da animali, l'oggetto della scrittura è quasi sempre l'umanità).

– Bisogna essere curiosi di tutto
Non si può essere buoni osservatori  senza curiosità. E non sapendo, a prescindere, cosa ci potrebbe essere utile in futuro, è bene essere curiosi di tutto. 
Queste due cose, la capacità di osservazione e la curiosità sono un po' innate. Credo che abbiano a che fare col talento.

– Un autore ha uno sguardo eccentrico sulla realtà
Non solo osserva le cose con curiosità, ma nota dei particolari, trae delle conclusioni, fa delle associazioni che risultano allo stesso tempo calzanti e inaspettate. Lontane dal luogo comune. È questo, credo, il nocciolo di quello che è chiamato "talento". La capacità di trarre da A+B, dove A e B sono cose comuni, un C inaspettato, sia esso un modo di descrivere A e B, una considerazione o una svolta di trama.

– Bisogna essere tenaci
Giorno dopo giorno, un capitolo dopo l'altro, un rifiuto editoriale dopo l'altro. Non credo esista autore che non abbia alle spalle rifiuti o stroncature.

– Le idee sono ovunque, le storie vanno inseguite col bastone
Le idee, gli spunti sono davvero ovunque. Il mio gatto, tosato, ha la coda da topo. Non è già uno spunto? Un gatto che si trasforma in topo. È un'idea narrativa. Non è una storia, però. Il processo che trasforma un'idea in una storia è più complesso. Perché si è trasformato? Cosa gli succede? E poi? È relativamente facile avere un'idea. È difficile, frustrante, lungo e a volte inconcludente cercare di trasformare un'idea in una storia. Immagino che il talento di uno scrittore stia anche nel capire quali idee valga la pena di trasformare in storie.

– A volte le cose che siamo più bravi a raccontare non sono quelle che vorremmo scrivere
Mi sto rendendo conto che è vero per un sacco di autori, che hanno inseguito tutta la vita il loro grande capolavoro e poi sono passati alla storia per opere che loro consideravano minori. Questo mi da da pensare. Non sono arrivata a conclusioni personali, ma prendo atto di questa verità. Credo che ci scriverò un post.

– In letteratura a volte la discrepanza tra intenti e risultati genera risultati inaspettati
Altra cosa di cui sono arrivata a prendere atto. A volte i grandi autori si sono trovati tra le mani un'opera che non era quella che volevano scrivere o che nega nei fatti le loro prese di posizione. Pensate solo alle figure che Dante condanna all'Inferno e poi finisce per esaltare. Lui era convintissimo che dovessero stare all'inferno, voleva dare il messaggio che fosse giusto che stessero lì... Però poi dà l'idea di approvare, almeno inconsciamente, Ulisse, o Paolo e Francesca. 
C'è qualcosa nella scrittura, più che nelle altre forme artistiche, forse, che sfugge al nostro controllo.

– Una buona storia non invecchia
Quindi chissenefrega se non viene pubblicata ora e subito.

– Le tecniche di scrittura sono frangibili
Vanno conosciute, osservate e poi usate o non usate con cognizione di causa. In narrativa nulla a prescindere è sbagliato.

– Tutto è già stato scritto, ma vogliamo sentirci raccontare sempre le stesse storie
Le note sono solo sette, le parole sono molte di più, ma comunque l'originalità assoluta è utopia pura.

Voi che ne dite?

lunedì 18 luglio 2016

Quello che chiedo a un romanzo da vacanza


Come mi è già capitato di scrivere, non leggo solo libri utili. C'è il momento per il libro impegnata a livello di contenuti che ti obbliga a confrontarti con tematiche e pensieri tutt'altro che rassicuranti (consiglio in questo senso, l'ultimo che ho letto Barriera per conigli  libretto esile, ma che porta a pensieri pesanti), c'è il momento per il libro dal vezzo stilistico, che ti obbliga a una prosa non ne pre digerita e ti fa assaporare le possibilità della parola. Ma non è sempre quel momento. 
C'è il momento del libro da sala d'aspetto, che deve fare distrarre dal problema contingente, senza aggiungere stress a stress.
C'è il libro da viaggio, in cui a volte l'atmosfera conta più del contenuto, che deve adattarsi all'ambiente circostante e allo stato d'animo dell'avventura (improbabile, ad esempio gustarsi una storia africana, che so, in Islanda, almeno per me).
C'è infine il libro da vacanza.
Il libro da vacanza, sopratutto quanto queste arrivano dopo mesi impegnativi, deve avere caratteristiche sue proprie. Deve produrre uno stacco tra il prima e il dopo. Dopo ci sarà spazio magari per il libro da viaggio, se c'è la possibilità di un viaggio, o di un libro impegnativo, da affrontare a mente sgombra, ma prima bisogna staccare.
Il problema è che non è affatto facile per me trovare un libro da vacanza, perché deve avere delle caratteristiche tutt'altro che scontate.

– Deve possibilmente portarmi altrove. In un altro luogo nello spazio/ nel tempo/ in un altro mondo. Devo staccare e il "qui e ora" non aiuta. 

– Deve esserci azione, deve succedere qualcosa. Un romanzo che mi piace moltissimo è Emma di J. Austen, porta in un altrove temporale, ma non c'è azione, quindi è un ottimo romanzo, ma non da vacanza.

– Non devono esserci svarioni storici. Cosa che affossa il 90% dei candidati. Dan Brown e similia in generale potrebbero essere ottimi libri da vacanza, ma la storica che è in me non si disattiva e il 99,9% dei thriller esoterici/storici contiene delle bestialità tali da farmi invocare tutte le divinità antiche insieme perché divorino l'autore all'istante.

– Deve avere un minimo sindacale di buona prosa. Il che affossa l'80% dei fantasy e il 99% dei YA. Io amo molto il fantasy, ma riconosco che molto fantasy contemporaneo è scritto con una povertà linguistica impressionante, se poi andiamo sul fantasy per "giovani adulti" è pure peggio. 

– Deve avere dei personaggi con un minimo di originalità. Un minimo, non si chiede chissà che. Idem per l'approfondimento psicologico.

– Se c'è dell'ironia è meglio.

Ora, a me non sembra di chiedere tanto. Sono sicura di non chiedere molto. Eppure è sempre più difficile trovare dei buoni romanzi da vacanza. Ogni estate inizio sempre speranzosa qualche romanzo che poi finisce scagliato con improperi da qualche parte.
Quest'estate sto facendo un po' fatica a trovare il mio romanzo da vacanza. Su suggerimento di Cristina M. Cavaliere ho letto La pedina scambiata, molto leggero e gradevole, ma fin troppo leggero per ottenere quell'effetto di sovrapposizione della realtà altra a quella reale di cui in questi giorni, almeno per qualche minuto, ho davvero bisogno. Forse il problema è stato che nelle scorse estati mi è andata anche troppo bene, con Hyperion e It, romanzi che risucchiano e rimangono dentro.
Al momento ho alcuni candidati, ma sono sostanzialmente ancora alla ricerca del mio romanzo da vacanza.
Per voi invece come dev'essere un buon romanzo da vacanza?