mercoledì 17 gennaio 2018

Ha senso insegnare letteratura nella scuola media?


Tra noi docenti di lettere delle medie, sopratutto tra quelli più attenti alle nuove metodologie didattiche, è aperto il dibattito se insegnare oppure no i rudimenti di letteratura nella scuola media.
Mi sono trovata davanti a posizioni piuttosto radicali che dicono che non solo non si dovrebbe, ma bisognerebbe vietarlo espressamente. Dal momento che la letteratura è difficile e la maggior parte degli alunni non è interessata, risulta solo una gran perdita di tempo per tutti, tempo che è meglio utilizzare altrimenti. Del resto chi ha un vero interesse avrà modo di studiare la letteratura.
Ebbene, io voglio usare questo spazio per esprimere la mia opinione. Non sono d'accordo e mi batterò con tutte le mie forze per continuare a insegnare letteratura anche alle medie.

Per una volta rubo le parole a una persona più saggia di me: mio marito. Persona non coinvolta nel dibattito, in quanto farmacista. 
"La scuola dovrebbe insegnare sopratutto tre cose:
la matematica, perché permette di descrivere il mondo
la scienza, perché permette di comprendere il funzionamento del mondo
la letteratura, perché permette di comprendere l'animo umano"

Ecco.
La letteratura permette di comprendere l'animo umano.
Di riconoscersi nell'altro letterario, vivere i suoi drammi, entrare nelle sue scelte.

In questo periodo con la mia prima media stiamo trattando l'Iliade. Mi importa poco che dei ragazzini di undici anni sappiano cos'è la questione omerica o mi recitino a memoria pagine di critica che non possono umanamente capire.
Voglio che si scontrino con una storia di guerra in cui Ettore ha le sue ragioni, Patroclo le sue (siamo freschi di lettura della morte di Patroclo), non c'è un buono assoluto o un cattivo e non c'è lieto fine per nessuno. Già questa per loro è una novità, sono abituati a storie di un manicheismo schiacciante, dove magari i buoni hanno le loro ombre, ma alla fine vincono sempre su cattivi che più cattivi non si può.
Oggi, raccogliendo le idee è emerso che per qualcuno Ettore contro Patroclo è spietato, per altri ha fatto il suo dovere per difendere la città. Patroclo viene colpito alle spalle, per qualcuno è vigliaccheria, per altri è furbizia. Non c'è una risposta giusta. L'unica cosa giusta, per me è che ci abbiano pensato, i primi della classe così come quelli che faticano. Mi interessa che capiscano che nelle guerre, da sempre si muore e si soffre e a morire non è "chi se lo merita". 
Certo, avrei potuto usare un testo più moderno e più facile, ma l'Iliade funziona in questo senso da qualche millennio. Io non mi sento di rottamarla.

È difficile. Certo. Far confrontare i ragazzini con testi vecchi è difficile. Ma mi sento di dire due cose.
– Il nostro dovere specifico di insegnanti è adattare i contenuti alla fascia d'età che abbiamo di fronte, dire "è troppo difficile per loro" mi sembra un voler semplificare la vita a noi prof.
– Non credo che presentare solo insegnamenti facili ai ragazzi sia educativo. Si può anche iniziare una lezione avvisando che sarà difficile e impegnativa e farci tutti insieme un grosso applauso alla fine per avercela fatta. Un professore deve motivare alla difficoltà, non farla aggirare.

Tanto, quelli bravi rifaranno tutto al liceo.
Certo e quello sarà il momento di affrontare i testi in modo meno ludico e emozionale, mettendo tutti i puntini sulle i. Ma come si fa a decidere di andare a fare un liceo che prevede lo studio non solo della letteratura italiana se non ci si è mai confrontati con essa? Come si fa a capire se piace oppure no?
E chi va a fare meccanica o la scuola di parrucchiere? A loro dobbiamo negare il piacere, sì, il piacere, di avere letto che so io, Dante? L'episodio di Paolo e Francesca, tanto per citarne uno, è, secondo me, un patrimonio dell'umanità. Suscita sentimenti così profondi e istintivi che super qualsiasi barriera culturale. Negarne la lettura a qualcuno è come impedirgli di assaggiare un piatto prelibato perché "tanto non lo capiresti".
Lasciamo che siano i ragazzi a scegliere se la letteratura a loro piaccia o no, ma dopo averla provata! E magari il ragazzino turbolento "con poca voglia di studiare" salterà fuori con un'osservazione acuta su Dante, o si riconoscerà nella rabbia di tanti poeti o nello strazio di Leopardi.

Naturalmente questo implica fare letteratura in modo diverso da come l'abbiamo studiata noi all'università. Non possiamo sciorinare vita, opere e critica degli autori. Dobbiamo agire sul piano emozionale. E riscoprire i testi.
I testi, secondo me, una volta resi in un linguaggio comprensibile (leggasi: parafrasati sdrammatizzando un po' e usando un linguaggio vicino a quello dei ragazzi) riservano sempre delle sorprese. Così come delle sorprese riservano i ragazzi.
La mia quest'anno?
"Prof ma lo possiamo fare cantato il Proemio dell'Iliade di Monti?" (e io, fessa, non ho avuto la prontezza di registrarli).
E qualcuno, senza che io neppure mi sia sognata di chiederglielo, lo sa a memoria.


19 commenti:

  1. Secondo me ha un grande senso. Ci sono cose che ho studiato alle medie e poi più perché ho frequentato una scuola professionale (di 5 anni) dove c'era un'unica materia denominata "cultura" che era un mix di tutto e ogni anno cambiavo professore, capitavano spesso insegnanti frustrati perché avrebbero preferito insegnare in scuole più prestigiose (peccato che il mio corso di studi all'epoca era quello con il più alto tasso di bocciati e più ore settimanali in classe). Insomma io a distanza di davvero molto tempo certi testi li ricordo ancora con piacere, come appunto la mitologia e se mi è venuta voglia, voglia soddisfatta, di visitare il palazzo di Knosso lo devo alla mia insegnante di lettere delle medie e a quella di educazione artistica che ci fece fare dei disegni a tema. Insomma, non tutti andranno al liceo e il rischio di perdere certa letteratura è alto, se non viene fatta alla medie.

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    1. Appunto. Molti ragazzi non vanno al liceo perché preferiscono un percorso che li porti prima nel mondo del lavoro. Molti di loro sono acuti, sensibili e interessati. Dobbiamo dirgli "eh, no, mi spiace, questa cosa è solo per gli eletti?"

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  2. Che la scuola abbia problemi di comunicazione mi è chiaro da tempo.
    Vedi? Già che parli di approccio meno ludico ai licei è segno di questa cosa: poi non ci si diverte più, si fa tutto dannatamente serio ;)

    Moz-

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    1. Meno ludico non vuol dire noioso. Il mio prof di letteratura italiana all'università recitava (a memoria!) la Gerusalemme Liberata facendo un sacco di vocine buffe. Certo è che a un certo punto c'è da studiare anche "la parte noiosa", ma il punto è che la letteratura non è SOLO la parte noiosa.

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    2. No, non noioso. Solo si cera di andare un po' più a fondo, capire "cosa c'è dietro e attorno"; ma in fondo è ciò che accade in ogni disciplina. Ha che fare con la nostra crescita. Ciò nn significa rinunciare ad emozionarsi, solo emozionarsi "più a fondo".

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  3. Mancherebbe che alla scuola secondaria di primo grado non si facesse letteratura, scherziamo? Gli insegnanti sono tali se sanno rendere interessanti e “attraenti” anche gli argomenti più ostici o lontani dal tempo o dall’attualita de ragazzi. Continua così, cara prof.
    sinforosa

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    1. Sono felice che il tuo pensiero sia questo
      :)

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  4. Standing Ovation a Nicola che ha inserito la scienza... Nonostante le sue misere due ore settimanali.

    Fanno perfino i libri per bambini piccoli con riduzioni di Iliade e Odissea. Mio papà le usava come favole della buonanotte.... Non vedo come mai dovremmo considerarli troppo giovani alle medie...!

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    1. Anche mia madre usava una versione ridotta dell’iliade come favola della buonanotte! E io mi emozionavo come non mai, sapevo i passi a memoria! Se si pongono gli argomenti nel modo giusto, nessuno è troppo piccolo per poter capire
      Eleonora

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    2. Mio nonno me la raccontava come favola della buona notte. Effetto collaterale: sono diventata archeologa...

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  5. Alle medie, la professoressa ci fece studiare i Promessi Sposi (qualche capitolo), alcuni passi della Divina Commedia, Iliade, Odissea, Eneide, Orlando Furioso e, mi pare, anche Gerusalemme Liberata. Alcune di queste storie le conoscevo già, perché mia nonna me le raccontava come se fossero fiabe della buonanotte. Al liceo, studiai le stesse opere con una facilità incredibile, nonostante, come dici anche tu, fossero trattate in maniera diversa. Quindi, non posso che essere d'accordo con te. Ovviamente, come tu stessa scrivi, ci deve comunque essere rispetto per l'età e le condizioni dello studente.
    Aggiungo inoltre che, quando ho insegnato all'Istituto Professionale Marconi di Imperia, corso per Perito Marittimo (scuola diversa dal Nautico, che invece è un Istituto Tecnico a tutti gli effetti, ed è più simile a una "ragioneria") i ragazzi, tra la riparazione di una barchetta e una lezione di cartografia, qualche testo di letteratura se lo studiavano. Quindi, un minimo di base ci deve essere. :)

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    1. Negli istituti tecnici letteratura si fa, nei professionali dipende. In generale, presentata nei giusti modi, credo che la si possa iniziare ad apprezzare già prima

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    2. Sì, certo, negli istituti tecnici si fa. Nel professionale in cui ho insegnato io si faceva, forse per aiutare i ragazzi a sviluppare le proprie competenze comunicative, visto che molti di loro sono di fatto poi andati a lavorare sulle navi da crociera.

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  6. Non ricordo se e come abbia fatto letteratura alle medie. Ricordo un libro di lettura, un mattone che a me piaceva molto: Dal mito alla storia. C'era tutto. E serviva per tutti e 3 gli anni.
    Si leggevano brani tratti dalle grandi opere.
    La letteratura va insegnata anche alle elementari, per me, ovviamente usando approcci e linguaggi adatti.

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  7. Non credevo che ci fossero dubbi di questo genere. Sono d'accordo con te in pieno, senza avere la tua competenza. Tra l'altro non è detto che il seme della letteratura debba germogliare subito. Ipotizzare di togliere a monte la possibilità di riceverlo mi sembra un ragionamento davvero troppo finto-pratico, e deprimente.

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    1. E invece ci sono, semplifica di qui, semplifica di là, rischiamo di trovarci a spiegare l'alfabeto ai quattordicenni.

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  8. Io credo valga la pena insegnare letteratura alle scuole medie, i ragazzi hanno così un primo approccio con la materia e possono scoprire cosa vogliono studiare da grandi. Sono quindi pienamente d'accordo con te. Mi piace molto la saggezza di tuo marito e le sue definizioni di matematica, scienza e letteratura.

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