venerdì 26 settembre 2014

Il narratario - Scrittevolezze


Per chi sto scrivendo questo post?
Per me, che sono il narratario e non esisto!

Dato che al PAS sto (ri)facendo narratologia, oggi ho decido di fare la scribacchina seria e di parlare di una categoria un po' più tecnica e delle ricadute che ha su un testo.
Ma di cosa sto blaterando?
Il NARRATARIO è una categoria narratologica interna al testo e indica colui a cui il narratore si rivolge
Essendo una figura interna al testo non è e non va confusa con il LETTORE IDEALE anche se in alcuni casi vi si sovrappone parzialmente.
Del resto, come il narratore non è mai perfettamente sovrapponibile con l'autore, anche il narratario non è del tutto sovrapponibile con il lettore ideale (il target a cui l'autore si rivolge) o con il lettore reale.
Nella pratica della scrittura la figura del narratario cambia sensibilmente a seconda se stiamo usando un narratore interno o un narratore esterno.

Il ruolo del narratario in testi con un narratore interno
Nel caso di testi scritti in prima persona il narratario è spesso un personaggio preciso, la persona per cui il narratore si sta rivolgendo.
Prendiamo l'incipit di Memoria d'Adriano
"Mio caro Marco,
 Sono andato stamattina dal mio medico, Ermogene..."
È chiaro che nella finzione narrativa di questo romanzo il narratore è l'imperatore Adriano e il narratario è un giovane Marco Aurelio. Si tratta quindi di un personaggio molto preciso, che compare molto poco nella narrazione, ma a cui Adriano si rivolge spesso.
Non sempre il narratario è così ben identificabile, ma di solito ha comunque un buon grado di definizione. L'Adso narratore de Il nome della rosa si rivolge a un ipotetico monaco suo contemporaneo.
Quando abbiamo un narratore interno vuol dire che, nella nostra finzione narrativa, un personaggio si è messo a raccontare una storia. C'è sempre un motivo per cui lo fa (dare conto di fatti straordinari, difendersi, portare memoria di qualcosa che potrebbe essere dimenticato, sfogarsi...) e quindi c'è sempre qualcuno per cui scrive. Può essere un narratario generico ("i posteri" che, comunque, il narratore tenderà a immaginare non troppo diversi da sé) o, come nel caso di Memorie d'Adriano, molto specifico. Nel caso limite di un testo scritto sotto forma di diario, narratore e narratario coincidono (salvo casi, come quello di Anna Frank, in cui l'autore inventa, anche all'interno di un diario, un narratario).

Il ruolo del narratario in testi con narratore esterno
Meno il narratore interviene nel testo e meno si sente la presenza del narratario.
Se è evidente che i "25 lettori" di Manzoni non esauriscono certo il pubblico a cui l'autore sperava di arrivare, è molto meno facile identificare il narratario all'interno di un testo in cui la voce del narratore sia più nascosta.
Questo non vuol dire che il narratario smetta di esistere, ma diventa sempre meno influente nel testo fino ad arrivare (quasi) a diventare indistinguibile dal lettore ideale.

Un autore si deve porre il problema del narratario?
In fin dei conti il narratario è una figura creata dai narratologi, generazioni di scrittori sono vissute e hanno scritto immortali capolavori senza ragionare sul narratario, tuttavia ragionare su a chi si rivolge il narratore è sempre utile.

Nel caso di un testo con narratore interno, definire il narratario è indispensabile.
Tornando a Memorie d'Adriano avremmo un testo diverso se Adriano non si rivolgesse a un ragazzino dalla sensibilità molto diversa dalla sua, dal quale, tuttavia, desidera a tutti costi farsi capire e, forse, assolvere. 
Il nome della rosa sarebbe altrettando diverso se Adso si rivolgesse a un pubblico esterno al mondo monanstico e dalla cultura inferiore alla sua. Quasi tutti i lettori de Il nome della rosa saltano a piè pari i passi in latino e le citazioni troppo lontane dalla nostra sensibilità. Il libro è, in effetti, perfettamente comprensibile anche letto in questo modo, perché il lettore ideale per cui è stato pensato non è un monaco medioevale. Ma il fatto che il narratario sia un monaco medioevale intriso di quella cultura fa sì che quelle parti debbano esserci. Anche chi in lettura le ha saltate non le toglierebbe: sono parte integrante del fascino del romanzo.

Nel caso di un testo con narratore esterno la situazione si fa più sfumata, anche perché ormai si utilizza sempre meno il narratore onniscente che interviene pesantemente sul testo. Tuttavia, anche in questo caso, può essere utile pensare a chi si sta rivolgendo il narratore.
Definire età e livello culturale del narratario ci può aiutare a fare scelte lessicali e contenutistiche. Del resto ci possono essere casi in cui è utile separare (mentalmente) narratario e lettore ideale.
Mi viene in mente il caso di un romanzo storico (I favoriti della fortuna) che palesemente si rivolgeva a un pubblico femminile di istruzione media, più interessato ad aspetti che potremmo definire "da telenovela" (lettore ideale). Tuttavia nel narrare i fatti (la trama si svolge alla fine della Repubblica Romana) l'autrice è precisissima nel seguire gli eventi storici fin con un grado di dettagli che certo il suo pubblico ideale non può apprezzare né è interessato a fare. In questo caso il livello culturale del narratario è superiore a quello del lettore ideale.

Io cerco sempre di pormi il problema del narratario. Quando scrivo in prima persona il narratario ha un'importanza primaria perché ci sarà sempre un qualcuno e uno scopo per cui il narratore ha deciso di raccontare la storia (tra qualche mese dovrebbe essere pubblicato un racconto che ho costruito tutto in funzione del narratario e dello scopo comunicativo del narratore). Quando scrivo in terza persona, salvo rari casi, tendo a far coincidere narratario e lettore ideale.
In questo post, il mio narratario è un ipotetico appassionato di scrittura non del tutto digiuno di tecniche narrative in cerca di nuovi spunti. Il lettore ideale è costruito sulla media dei lettori fissi. Il lettore ideale è chiunque, aprendo il post, magari per caso, si riuscito ad arrivare fin qui.
Voi vi ponete il problema del narratario? Influenza la vostra scrittura?
La gatta Inga non è certo narrataria o spettatrice ideale
del documentario sugli ippopotami. Però lo ha apprezzato molto.



17 commenti:

  1. Non mi sono mai posta il problema ed ora mi pongo il problema di non essermelo posto! :D Sandra
    ps. mi rendo sempre più conto di scrivere in maniera molto istintiva, ma sto per fare un nuovo corso di scrittura molto tecnica, ne ho bisogno!!!

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    1. Generazioni e generazioni di scrittori se la sono cavata senza aver in testa questa categoria, che nasce per l'analisi e la critica del testo, non per la scrittura. In alcuni casi, tuttavia, io ho trovato utile considerarla.
      Tenar

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  2. Idem come per Sandra! :D
    L’unico momento della storia in cui il narratario esplicito è, finora, il momento in cui uno dei personaggi scrive una lettera molto importante. Ci saranno altri brani in prima persona in cui il narratario sarà precisato, ma quasi tutta la storia è in terza persona limitata. Dopo aver letto il tuo post, sicuramente mi farò delle domande.
    P.S. questo articolo mi ha fatto venire in mente il mio ultimo esame all’università: semiotica. Occorreva analizzare un testo non narrativo ed io da buona ligure avevo scelto la ricetta del pesto !

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    1. In effetti da miei appunti ricavo che questa terminologia è in uso da quando gli strutturalisti del metodo formale incontrano i semiologi!
      Quella del narratario è un'astrazione. A me è utile a tratti, anche se per forma mentis quello del narratario è un problema che sono abituata a pormi.

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    2. Prima sono io con l'account del marito (sto scroccando il suo computer e lo sto usando in un momento improprio)
      Tenar

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    3. L'esame di semiotica lo ricordo come uno dei più noiosi che abbia mai dato :)

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  3. Anche noi abbiamo visto il documentario sugli ippopotami!!!
    (Esempio di commento intelligente rivolto a un narratario comprensivo della mia idiozia...)

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    1. La tua metatestualità è deliziosa.
      PS: temo che Inga abbia categorizzato l'ippopotamo come "preda ideale"

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  4. Molto interessanto l'argomento! Anche se scrivo sempre in terza persona con narratore esterno, mi pongo parecchio il problema di chi leggerà (non sapevo si chiamasse narratario). Lo faccio più che altro per l'uso di termini e spiegazioni, chiedendomi soprattutto se sia meglio pensare a un pubblico ampio oppure sbilanciarsi di più e osare con termini e argomenti destinati a un minor numero di lettori. Tu che ne pensi?
    PS La foto della micia è meravigliosa :)

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    1. Sì, anche per me è un ragionamento utile per quei motivi, quali termini usare, che informazione inserire, ragionare su eventuali più livelli di fruizione.
      PS: la micia non si è schiodata per tutto il documentario, completamente ipnotizzata dalla savana, mentre il Persiano sonnecchiava distratto sul divano

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  5. Ho una specie di allergia alla terminologia tecnica, forse conseguenza di un trauma da correlativo oggettivo; ma l'argomento è interessante, soprattutto nei risvolti citati da Maria Teresa e Nik. Ci penserò su.

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    1. Ah, Nik ero sempre io! Quando non sono a casa (cioè quasi sempre) porto con me il computer di mio marito e, per non scombinargli le impostazioni, posto a nome suo...

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. Chissà le reazioni della gatta se il documentario fosse stato sui cani! Le è mai capitato?

    A dire la verità nemmeno io mi sono mai posta il problema del narratario e a dire il vero nemmeno quello del lettore ideale, anche se una vaga idea della mia tipologia di lettori ce l'ho. Probabilmente li costruisco in maniera del tutto istintiva.

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    1. In realtà in nostro gatto di casa è il Persiano (che non riesce a focalizzare l'attenzione su nulla, figuriamoci sulla tv). Inga vaga tra casa nostra, casa dei suoceri e cortile, in ognuno di questi tre luoghi ha cuccia e ciotola. Però una volta ha cercato di catturare un uccellino che stava in tv...

      Sul lettore ideale a questo punto mi sa che faccio un post (comunque, come si diceva, generazioni di autori hanno scritto capolavori senza sapere nulla di narratologia e semiologia)

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  8. Non ne avevo mai sentito parlare e come altri hanno già commentato ora mi preoccupo del fatto di non essermene mai preoccupata prima! Grazie, bellissimo post, bellissimo micio, e bellissimo marito ;)

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