venerdì 22 agosto 2014

Vi presento Mary Sue - Scrittevolezze

Vi presento Mary Sue
Di sicuro ne avete sentito parlare. Forse conoscete di nome anche la sua controparte maschile, Gary Stu. Ma chi è davvero Mary Sue? La buona Wikipedia ce la presente così, cioè come la summa di tutti i cliché letterari. Più semplicemente, Mary Sue o Gary Stu sono la trasposizione di ciò che l'autore vorrebbe essere o l'idealizzazione del partner che vorrebbe incontrare.

Perché è così istintivo creare una Mary Sue o un Gary Stu?
Quando iniziamo a scrivere, più o meno tutti noi tendiamo a trasporre sulla carta i nostri incubi, ma anche i nostri desideri. La persona che vorremmo essere o quella da cui vorremmo essere amati. Ci diciamo, dopo tutto, che scriviamo per noi stessi e quindi che male c'è a sognare un po'? 
Inoltre creare  un buon protagonista e conviverci è difficile. Avere a che fare con dei tratti caratteriali che non sono i nostri e raccontarne debolezze e difetti è stancante e snervante. È tutto più facile se il nostro protagonista ci assomiglia, ma, insomma, senza quelle parte di noi che non sopportiamo. E quindi sì, un po' ci assomiglia, ma è più bello/a, ha le nostre passioni, ma sa fare quello che ci piace meglio di noi e sa fare anche quello che noi non riusciamo a fare o che non potremmo mai fare. In un fantasy combatte, lancia incantesimi e ha come amico un drago (come minimo), in un urban fantasy è una persona quasi come noi (senza i difetti), ma con i superpoteri, in un'ambientazione realistica è quasi come noi (senza i difetti), ma ricco. E di mestiere magari fa lo scrittore di successo (o qualche altra professione affascinante che a noi è preclusa)

Perché Mary Sue o Gary Stu sono un problema per la storia?
Insomma, che male c'è a sognare?
Il fatto è che non sono realistici. Nella realtà le ragazzette timide e impacciate difficilmente fanno innamorare a prima vista vampiri o miliardari e di certo non imparano a combattere in dieci minuti. I bei tenebrosi tormentati non rivelano un animo tanto dolce una volta che l'amore della donna giusta li ha cambiati. Magari si rivelano violenti o soltanto noiosi e volgari. 
La mancanza di verosimiglianza impedisce l'immedesimazione del lettore che, molto spesso, invece di amare la ragazzina timida a cui però basta un cambio di pettinatura per fare strage di cuori, che scopre di avere un potere paranormale unico e prezioso e di saperlo in un attimo utilizzare, la detesta. E smette di leggere.
Inoltre il conflitto si ammoscia. Mary Sue non sbaglia mai. Non odia. Quindi a rigor di logica dovrebbe avere una vita di una noia abissale. Per ovviare a ciò rimangono sono due strade: o c'è un cattivo cattivissimo che la detesta solo perché è cattivo, oppure il suo nemico è il destino. Mary Sue diventa quindi sfortunata e pure porta sfiga. Ha lutti in famiglia, si innamora di chi non la può amare, ha incidenti/ guai di salute.

Però ci sono delle Mary Sue e dei Gary Stu di successo!
Vero. Esistono almeno tre categorie di Mary Sue/Gary Stu di successo.

a) personaggi che NON erano Mary Sue, ma hanno generato cloni Mary Sue.
Con un esempio diventa tutto più chiaro. Prendiamo Orgoglio e Pregiudizio. Elizabeth Bennet è povera, però è bella, intelligente e buona e di lei si innamora il più ricco giovanotto che le sia capitato a tiro! Sembra proprio Mary Sue. Peccato che il romanzo sia  del 1813, quando le ragazze dovevano essere timide e sottomesse e sposare chi diceva papà. Elizabeth ha generato una miriade di pronipotine Mary Sue, ma lei non lo era, per niente. Stesso discorso dicasi per Jane Eyre e similia.

b) personaggi creati apposta in storie che siano rappresentazioni dei desideri dei lettori.
Ovvero, se compro un Harmony voglio Mary Sue! 
Se apro un romanzetto d'amore voglio una storia a lieto fine con una bella ragazza nei guai e un bel tenebroso che diventa un cucciolotto tenerissimo. Non pretendo alta letteratura. Non voglio essere sorpresa. Voglio una minestra riscaldata con perizia con tutti gli ingredienti al posto giusto, compresa Mary Sue. 
Pensate al film Pretty Woman? Quanto è Mary Sue lei e Gary Stu lui? Tantissimo! Ma lo riguardiamo ogni volta con le lacrime agli occhi. Perché ci dà esattamente quello che chiediamo.
E 007? Quanto è Gary Stu Bond (almeno nella sua versione originale)? Di certo era la trasposizione dei desideri del suo autore. Funziona. Quando guardiamo un film di 007 (mai letti i libri) sappiamo che lui non morirà, che saprà sconfiggere tutti i cattivi e che si porterà a letto delle belle donne.
In questi casi non siamo di fronte né ad alta letteratura né a cinema d'autore, ma a una riproposizione di generi codificati che funzionano proprio fino a che rimangono uguali a loro stessi (provate a pensare di uccidere 007!). Attenzione, riscaldare con perizia una minestra così vecchia non è facile. 
Non sono sceneggiatori alle prime armi a scrivere 007 né scrittori improvvisati quelli degli harmony. Sono, al contrario professionisti con fior fior d'esperienza che sanno imbastire minute variazioni su un canovaccio noto.
Scrittori consapevoli di Mary Sue non ci si improvvisa

c) personaggi in storie non focalizzare sui personaggi
Storie in cui importa quello che succede, non a chi succede. 
Cito mio marito dopo la visione di Pacific Rim: "Ho fatto in una sera personaggi di D&D con più spessore di questi". Certo, ma chi è andato al cinema a vedere Pacific Rim voleva i mostri, non i drammi interiori dei personaggi! Stesso discorso si può fare per i porno.
Se il personaggio non è importante, si può usare anche una Mary Sue o un Gary Stu. Bisogna avere, però, qualcos'altro che catalizzi l'attenzione. O i mostri, o un disastro planetario o il sesso.

Un personaggio che avrebbe potuto essere Mary Sue e invece non lo è
Arya delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.
È la più sveglia delle figlie di Ned Stark. Fin dall'inizio vuole diventare una combattente e si capisce che ne ha la stoffa. Ci sarebbe da aspettarsi che appena prenda una spada in mano diventi imbattibile. 
La prima volta che prova a esercitarsi provoca, indirettamente, la morte del suo amico. E neppure il migliore maestro d'armi ne fa una guerriera nel giro di un libro. È capace di odio, di rabbia e di non pochi errori.
Arya non è Mary Sue, è un personaggio che funziona maledettamente bene.

Tenar e le sue Mary Sue / Gary Stu
Ho il terrore della categoria. Il primo personaggio principale femminile su storia lunga è apparso nel romanzo che sto scrivendo. È presto per giudicare, ma se c'è in lei una Mary Sue è piccola piccola.
Avevo comunque paura di Gary Stu. Così nel mio romanzone fantasy, scritto ormai ennemila anni fa, il mio protagonista non era né un mago né un guerriero e neppure lo diventava. A metà storia, in seguito a una ferita, gli amputavano un piede. Alla fine veniva sì incoronato sovrano, ma la donna della sua vita gli dava picche.
Forse ho esagerato nel senso opposto...

Voi come ve la cavate sul fronte Mary Sue/Gary Stu?

14 commenti:

  1. Ciao Antonella! Nel romanzo che sto scrivendo inizialmente c'era una Mary sue, poi mi sono accorta che scrivere di lei mi annoiava da morire, così l'ho eliminata. Di Gary Stu forse potrei avere uno piccolino ma lavorando sui dettagli intendo aggirare il rischio. Ora è tropportuno presto per dirlo. Devo ammettere, comunque, che il timore di questi stereotipi mi hanno portata a caricare di difetti i miei personaggi e a rischiare il cliché opposto..

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    1. Sì, per fortuna le Mary Sue sono noiose anche da raccontare. Forse siamo più a rischio Gary Stu, per avere almeno su carta l'uomo ideale (non che mi lamenti del marito, eh)?
      Ed esiste anche il rischio di eccedere nel senso opposto...

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    2. Mi è venuta in mente un’altra riflessione, a tal proposito.
      Durante queste ferie mi è capitato di leggere un romanzo di Andrea De Carlo, autore a cui sono abbastanza “legata” in quanto fu proprio dopo aver letto “di noi tre” che decisi di rimettermi a scrivere. Era tuttavia una decina d’anni che non compravo i suoi romanzi, perché mi aveva un po’ stufata. Ora, che ho avuto modo di rispolverarlo, capisco perché.
      Premettendo che mi piace molto il suo stile, e che è veramente BRAVO, i suoi personaggi si somigliano un po’ tutti. Sono uomini di mezza età, costretti a vivere “nel sistema” ma al contempo desiderosi di essere al di fuori, di mollare tutto, di esiliarsi. Ci sono dialoghi molto lunghi, che non hanno una vera utilità all’interno della trama, ma veicolano il pensiero dell’autore. Sebbene tali soggetti siano pieni di difetti, credo che si possa parlare di Gary Stu.

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    3. È interessante la tua riflessione. Ammetto di non aver letto De Carlo. Non so se quelli che descrivi siano Gary Stu o solo personaggi che, almeno alla lunga, non funzionano. Purtroppo non sono solo le Mary Sue o i Gary Stu a ingolfare romanzi e trame!

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    4. I personaggi sono a modo loro interessanti, perché l'autore ha una grande esperienza. Il problema è che si somigliano tutti. Io, che ho iniziato a leggere questi romanzi all'età di quindici anni, mi sono un po' stufata. Per il resto De Carlo è bravissimo ad evocare determinate atmosfere e, se riuscissi a scrivere come lui, chapeau! Ho ancora un trentennio davanti :)

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    1. Prima di conoscerti la tentazione era forte...

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  3. Credo che almeno un po' di Mary Sue e Gary Stu ci sia sempre nei miei eroi, ma forse non in modo tanto pacchiano da farsi notare, o almeno spero. Se sui personaggi lavori molto prima di scrivere, il rischio di cascarci in pieno si riduce, perché dei personaggi saltano fuori (anche tuo malgrado) dettagli che li fanno uscire dal cliché. Sempre meglio stare sul chi vive, però.

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    1. L'eroe, in quanto tale, deve per forza avere delle doti di eccezionalità, pur non essendo una Mary Sue o un Gary Stu (magari ci faccio un post)! E hai ragione, se si lavoro bene sui personaggi prima il rischio si riduce, tuttavia il problema che è istintivo mettere su carta chi vorremmo essere o chi vorremmo incontrare e questo fa sì che il rischio ci sia sempre...

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    2. Eh sì, quell'istinto è impossibile cancellarlo del tutto.

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  4. Ciao, Tenar!

    Caspita, non avrei mai pensato ai miei personaggi in termini di Mary Sue/Gary Stu, e la cosa mi ha subito preoccupato. In prima battuta direi che i miei personaggi ne contengono una bella quantità, anche perché si muovono tra questo mondo e quello superiore (almeno per quanto riguarda i protagonisti). Però spero di aver annacquato la dose di Mary Sue/Gary Stu, in quanto sono tutti piuttosto sfaccettati e imprevedibili.

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    1. Ciao Cristina, bentornata!

      Il tuo commento e quello di Grazia mi hanno suggerito un altro post, sull'eroe, che è un archetipo e non necessariamente un Gary Stu /Mary Sue. Se i tuoi personaggi sono sfaccettati e imprevedibili direi che il rischio non sussiste!

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    2. Il post sull'eroe sarà senz'altro il benvenuto! Tanti anni fa avevo letto in un librone, "L'uomo e i suoi simboli" di Jung, della figura dell'eroe in senso archetipico.

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    3. Poco Jung nel mio post, un po' più di letteratura classica.

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