giovedì 5 febbraio 2015

L'anima della storia – Scrittevolezze


In questi giorni in cui sono impegnata con i mille cavilli tecnici legati alla scrittura della tesi di abilitazione (il carattere delle note! La bibliografia! Le citazioni dal latino in corsivo, e che concordino sintatticamente con la frase!), non riesco ad appassionarmi più di tanto agli aspetti tecnici della narrativa. O forse sarà la neve, che ormai ammanta l'isola ben più di così, a farmi sentire più "spirituale".
O più semplicemente, se dopo una mattinata di lavoro e un pomeriggio di scrittura tesi (a sistemare le note in corpo 10 e le didascalie in corpo 9) dopo cena ho ancora voglia di dedicarmi alla narrativa vuol dire che c'è qualcosa di profondo che mi spinge a farlo.

Dopo aver parlato del cuore della storia, oggi volevo dedicarmi a qualcosa di altrettanto importante l'anima della storia.
Badate bene, questa terminologia è solo mia. Se quando scrivo di narratario, lettore ideale, narratore interno o esterno potete trovare gli stessi termini in qualsiasi manuale di scrittura o di narratologia, via via che ci inoltriamo nelle motivazioni profonde che permettono a una storia di esistere, i termini si fanno aleatori e i confini imprecisi. 

Che cosa intendo per Anima della Storia
Per Anima della Storia intendo il quesito morale più o meno esplicitato che sta alla base di una narrazione. 
Se ci pensiamo, ogni storia forte ha alla base un quesito morale ben definibile.
Può l'amore prevalere sull'odio famigliare? – Romeo e Giulietta
Ci si può davvero affidare alla Divina Provvidenza? – I Promessi Sposi
C'è ancora speranza per gli ideali cavallereschi o sono superati dalla storia? – Don Chisciotte
Anche storie molto più leggere hanno alla base quesiti simili.
Può un individuo comune avere la forza per salvare il mondo? – Il Signore degli Anelli
Il rigore scientifico è sufficiente per arrivare alla verità? – Indagini di Sherlock Holmes (e mille altri gialli)
Potrei andare avanti così all'infinito.

L'Anima della Storia non è una questione banale
Non importa quanto leggera sia il tono che verrà dato alla storia. Una buona storia ha ragione di esistere perché alla base ha un'anima forte, pone una questione non banale a cui il lettore sente di dover dare risposta. Vuole vedere a quale risposta arrivano i personaggi, l'autore e confrontarla con la sua. 
Quando il lettore dice "io al posto del personaggio X avrei fatto così e così" vuol dire che ha sentito la necessità della domanda che sta alla base della narrazione e ha trovato una risposta, uguale o diversa rispetto a quella data dai personaggi.
Prendiamo il tanto bistrattato (anche da me) Twilight. Per quanto trovi la trattazione improbabile, ritengo che parte del suo successo sia dovuto al fatto che pone una domanda tutt'altro che banale: vale la pena, per amore, di rinunciare alla propria umanità?

Il fatto che alla base della narrazione, anche quella disimpegnata, ci sia una questione non banale è, per me, anche una questione etica. Quando chiediamo a qualcuno di leggerci, esplicitamente o implicitamente mettendo la nostra opera in commercio, gli chiediamo uno sforzo non da poco, gli chiediamo tempo e attenzione, le cose, oggi come oggi, più preziose. Ebbene non lo possiamo scomodare per un'inezia. Se un amico mi telefona per chiedermi se deve cucinarsi pasta o risotto gli sbatto il telefono in faccia. Se mi chiama per una questione importante anche alle due di notte ha la mia piena attenzione.
La questione che sta alla base alla nostra storia deve essere importante. Vitale. Deve tenere desto il lettore anche alle due di notte. Non importa se poi la trattazione è ironica o leggera, alla base, però, il quesito posto deve essere profondo.

Inoltre, l'Anima della Storia deve essere importante in primis per noi. Se della questione che poniamo non ce ne importa niente siamo come un tizio che chiama un amico alle due di notte per una banalità. Ci meritiamo un pugno in faccia.

L'Anima della Storia è una questione aperta
L'anima della storia, per certi versi, si costruisce e prende forma insieme al lettore.
La questione che sta alla base deve essere aperta, la storia stessa deve fare in modo che ogni lettore arrivi alla sua risposta.
L'amore può prevalere sull'odio famigliare? Stando al Romeo e Giulietta cosa dovremmo dire? Muoiono entrambi. Però ognuno di noi, guardando l'opera a teatro o leggendola può decidere se, al posto dei protagonisti avrebbe lasciato perdere o avrebbe insistito nel vivere il proprio amore.
Don Chisciotte è un un pazzo da compiangere o è da ammirare? Ognuno arriva alla sua risposta.
I libri che invecchiano meno, al di là dello stile, sono quelli che pongono domande sempre attuali.
Uno dei principali problemi de I promessi sposi, ad esempio, è che, secondo me, molti di noi sono molto freddi nei confronti della Divina Provvidenza. 
Le storie sull'Eletto, nelle sue varie incarnazioni, invece, funzionano da sempre, perché la domanda: cosa faremmo se ci venisse dato un potere speciale e unico? Funziona da millenni.

L'Anima della Storia non basta
Una bellissima anima in un corpo che non viene nutrito muore.
Un'anima forte, una questione morale importante e ben posta, è essenziale alla nostra storia, ma non è sufficiente. Poi c'è tutta la parte tecnica, che è l'impalcatura, il corpo della nostra storia.

Stessa cosa, però, si può dire di splendidi corpi senz'anima. Uno dei rischi che corriamo, secondo me, è farci prendere da iper tecnicismo. Saper padroneggiare le tecniche di scrittura meravigliosamente, ma scrivere cose vuote.
Tra le recensioni che si trovano in rete ce ne sono alcune che imputano scarsa tecnica ai classici (me n'è capitato una sotto gli occhi in cui si accusava non ricordo quale capolavoro di punto di vista ballerino). Ebbene, lungi da me invocare o giustificare una prosa sciatta, ma tra il corpo imperfetto con un'anima forte e la perfezione senz'anima, sarà il primo a sopravvivere.

L'anima delle storie di Tenar
Si può arrivare alla verità limitandosi a guardare il mondo da una sola angolazione? – La roccia nel cuore
Vale la pena di sforzarsi di capire delle personalità eccentriche? – Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico


Che ne pensate di tutto ciò? Qual è l'anima delle vostre storie?

21 commenti:

  1. Penso che come al solito hai scritto un post molto articolato su cui riflettere e non poco, per cui ti ringrazio. Poi pensando invece alle mie storie le loro anime, che tu poni come domanda, per Ragione e pentimento è molto vicina al cuore della storia di cui appunto si è già parlato da te: si può sopravvivere al tradimento, e ancora il tradimento è il peggio che si possa dover affrontare in un matrimonio? Faccio più fatica a trovare l'anima per gli altri due romanzi, ma non mancherò di pensarci su.
    Bacio Sandra

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    1. Mi sembra che la domanda alla base di Ragione e pentimento non sia affatto banale.
      PS: la mia risposta è: si può sopravvivere al tradimento, ma solo dopo aver cacciato il traditore di casa!

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  2. Ottima riflessione. E anche l'analisi che fai di alcune storie famose è molto calzante. Così come la critica al tecnicismo fine a se' stesso, da "bella senz'anima".
    Se devo estrarre l'anima delle mie storie lunghe direi che nel "Gastaldo" il nucleo è la possibilità di un'amicizia tra persone appartenenti a popoli diversi, oltre i pregiudizi e le ostilità.
    "Il risveglio" ruota attorno al desiderio di un "per sempre", anche oltre la morte, che si declina in vari modi.

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    1. Sì, in questi giorni ho un po' il rifiuto del tecnicismo. La tecnica deve essere un mezzo, non un fine, quello che rende viva la storia è altro

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  3. Bene! Il cuore della mia storia non lo conosco ancora bene, ma l'anima c'è e vibra a colori fluorescenti!
    Meno male, almeno ogni tanto ci becco anch'io. La domanda è precisa e la risposta cresce col personaggio, fino a un finale che può essere interpretato dal lettore come preferisce, a seconda della sua visione della vita.
    O almeno, questo è l'intento :D

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    1. Allora direi che ci sono tutti gli ingredienti per un gran libro!

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  4. Io credo che la domanda alla base della mia storia possa essere questa: "cos'è che può rendere l'essere umano veramente libero?" Impegnativo, non credi? E proverò a dare delle risposte, che spero possano essere condivise dal lettore.

    Ho letto da qualche parte (forse sul manuale di Grazia, ma non sono sicura) che un autore non deve angustiarsi a cercare tale premessa prima di iniziare a scrivere, ma emergerà spontaneamente in prima stesura, per poi essere rafforzata nella seconda. Nel mio caso, il quesito è venuto fuori dopo una cinquantina di pagine. Ora lo sto approfondendo.

    P.S. Anche io in questa fase mi sento poco propensa ad affrontare tematiche tecniche sul blog, non so come mai. Ho voglia di affrontare tematiche che mi consentano di sciogliermi, di volare con la fantasia...

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    1. Secondo me prima si arriva a definire qual è l'anima e il cuore della storia e meglio è. Non vorrei mai finire per scrivere qualcosa di "carino, però freddo". Poi, ovviamente, ognuno ha il suo metodo e il suo stile.
      Secondo me, poi, non è importante tanto se il lettore condivida le nostre risposte, quanto che si ponga la domanda e trovi una sua risposta.
      E, secondo me, una domanda impegnativa alla base è proprio quello che ci vuole. Giustifica la fatica di scrivere e di leggere

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    2. Credo che tu l'abbia letto in On writing di Stephen, ma su questo punto non gli do ragione. Io credo che l'anima sorga spontanea in uno scrittore ancora prima dell'idea della storia. E' qualcosa che c'è già dentro di noi e aspetta di uscire fuori. Per farlo ha bisogno di una storia...

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    3. Sì, sono d'accordo. Magari subito non siamo consapevoli neppure noi di cosa ci spinge a scrivere, ma secondo me prima lo scopriamo e meglio è. Poi, per carità, se uno ha il talento di King va bene tutto (per certi versi mi sembra il meno adatto a scrivere di scrittura, sarebbe come mettere Einstein a insegnare matematica alle medie, per alcune cose sarebbe chiarissimo, ma certe difficoltà dei ragazzi non riuscirebbe proprio neppure a concepirle)

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    4. Non ho mai letto On Writing, quindi non l'ho letto lì. Il fatto è che l'anima della storia esiste in potenza prima che iniziamo a scrivere, ma poi ha bisogno di concretizzarsi. Io Ho sempre avuto almeno un'idea generale dell'anima della mia storia, ma non sapevo cristallizzarla in parole. Man mano che andavo avanti si è concretizzata, dunque ho rivisto la scaletta, cambiato il genere della storia ed ora ho tutto chiaro, sia il cuore sia l'anima, e mi sento molto più tranquilla. :)

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  5. Grazie Tenar, ottimo post. Si tratta proprio di quello su cui sto riflettendo in questi giorni, ambientazione a parte, per il mio romanzo. hai identificato così bene il campo di ricerca, da rendere più facile trovare l'anima della mia storia. :)

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  6. L'anima della storia è uno dei motivi per cui non si può pensare di costruire storie a tavolino, basandosi soltanto sulla tecnica, come dici tu. Nella storia deve esserci la sensibilità dell'autore, la sua capacità di approfondire i temi e di prenderli a cuore come propri, la sua capacità di mettersi in discussione. Puoi imparare il resto, ma questo no, se non sei disposto a lavorare su te stesso come persona.

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    1. Sì, anch'io, come te, una volta ho partecipato a IoScrittore, sono arrivata alla seconda fase, quella in cui leggi i romanzi completi. Molti di quelli che mi erano capitati non erano scritti male, ma erano freddi come il ghiaccio.

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  7. Uffa, mi ha cancellato il commento!
    Dicevo, che questo è proprio un bell'articolo, mi ha fatto emozionare. Sono d'accordo che presentare una questione davvero impellente al lettore sia una faccenda etica. E anche che dobbiamo essere i primi a cui preme questa domanda, o non saremo in grado di esplorarla al meglio.
    "La roccia nel cuore" è un titolo molto bello.
    L'anima della mia storia è più difficile da trovare del cuore. Ha a che fare con il cambiamento, forse con la crescita.

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    1. Sì, il mio prof di critica cinematografica diceva che, per il regista, ogni movimento di macchina è una questione etica. Non era una battuta, intendeva dire che in ogni inquadratura deve esserci un senso, deve essere importante per il regista e per chi la guarda. Se è così per il cinema, figuriamoci per la narrativa!
      Non possiamo scomodare il lettore per una sciocchezza, per qualcosa a cui no in primis non crediamo!

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  8. Sai, proprio in questi giorni sto elaborando un post che parla di autobiografia su piani diversi nelle storie che uno scrittore crea: c'è qualcosa che lo lega in qualche modo alla tua giusta analisi sull'anima della storia. Io sono conquistata dai libri che abbiano anima e non solo parole ben strutturate; allo stesso modo concepisco la scrittura, a qualunque genere essa appartenga.

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    1. Sì, tranne rari casi di virtuosismo puro, è difficile che i libri belli, ma senz'anima lascino davvero il segno.

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  9. Sto pensando all'anima della mia storia da molto tempo, e infatti ho in programma un post su questo. Trovo che non sia un argomento facile e che tu sia riuscita a spiegarlo in modo magistrale.
    Come dicevo a proposito del cuore, non è detto che sia subito chiara neppure l'anima, quando si inizia a scrivere. Ma è essenziale arrivare a capire di che si tratta, altrimenti è un disastro...

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