sabato 18 luglio 2020

Letture – La Quinta stagione





Questa è un'estate che offre un'illusione di normalità.
Porto mia figlia al parco e mi illudo che sia normale che quasi si commuova quando incontra un compagno d'asilo che non vedeva da febbraio. Cerco di progettare le lezioni per il nuovo anno scolastico, illudendomi di sapere che ci sarà un anno scolastico, più o meno come ci sono sempre stati. Mi illudo che sia normale iniziare a rivedere solo ora, solo all'aperto, amici che ero solita frequentare settimanalmente.
In quest'estate così precaria cosa c'è di meglio di un romanzo che inizia con la fine del mondo?

Urania Jumbo è una collana che, se non mi ha cambiato la vita, di certo me l'ha migliorata di parecchio.
A intervalli abbastanza regolari mi propone romanzi che diventano parte di me. Tanto per dirne una, Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco le ho iniziate in tempi non sospetti, prima ancora che si parlasse di una serie tv, leggendo i romanzi interi e non il terribile spezzatino proposto in libreria, grazie a Urania Jumbo. La caratteristica della collana è infatti quella di proporre romanzi integrali a prezzo modico e in un formato, quello caratteristico dei periodici Mondadori da edicola, che trovo perfetto per poter infilare il libro in borsa. Per questo spesso mi lascio sorprendere dai romanzi di Urania Jumbo, comprandoli a caso e scoprendo delle chicche, come è capitato l'anno scorso per la Trilogia della Luna.

Questo però è un romanzo che aspettavo e pregustavo. 
Senza saper nulla della trama, due cose mi avevano colpito. È il primo di una trilogia. Tutti e tre i libri di cui è composta hanno vinto il Premio Hugo, un premio che per gli appassionati di fantascienza vuol dire qualcosa, e non era mai successo prima. Inoltre l'autrice è afroamericana. Ora, io non mi faccio di solito influenzare molto dagli autori dei libri che mi incuriosiscono a pelle. Spesso non so nulla di loro e solo in un secondo momento leggo la nota biografica. Però è un fatto che la fantascienza sia ancora un genere in cui predominano autori maschi (e bianchi). Quindi ho pensato che se una persona appartenente a una doppia minoranza era riuscita a farsi strada nel piccolo mondo chiuso della fantascienza valesse la pena di essere letta.
È così.
Almeno più o meno.
Ho iniziato oggi il secondo volume, qualcosa intuisco di dove si voglia andare a parare e comunque di fantascienza per ora ho visto ben poco (se non in senso moooolto lato).

Si inizia con la fine del mondo, quindi.
Con una delle fini. O forse con una duplice fine. Con una catastrofe globale, un sisma di proporzioni epiche (e dalle cause tutt'altro che naturali) che spezza in due il continente e un dramma personale, ma non meno sconvolgente, una madre che trova il proprio figlioletto morto.
Potrei parlavi della struttura del romanzo, del continente "Immoto" soggetto a continue scosse sismiche a ciclici disastri globali (le Quinte Stagioni, appunto). Potrei parlarvi degli orogeni, soggetti in grado di controllare le potenze endogene del pianeta e per questo uccisi da bambini o asserviti per gli scopi dell'Impero. Ma quello che mi ha colpito è che questa sia nel profondo una storia di genitorialità.

Tre storie (una storia) si intersecano e i rapporti genitori-figli (reali, potenziali, negati, surrogati...) ne sono sempre al cuore.
Essun è la madre che ha perso il figlio. Nel pieno dell'apocalisse il suo unico interesse è trovare l'altra figlia e (forse) uccidere suo marito, responsabile della morte del piccolo. Il bambino, infatti, era un orogeno e forse il padre ha creduto solo di fare il suo doloroso dovere uccidendolo (in questo romanzo non lo sapremo, forse nel prossimo, ma qui non importa). Che ci sia, appunto, un'apocalisse in corso a Essun non sembra neppure importare più di tanto, se non per le difficoltà pratiche.
Damaya è una figlia rifiutata. Ha quasi ucciso un compagno di gioco, rivelandosi così come un'orogena, e la famiglia l'ha rifiutata. Non sa ancora che poteva andarle molto peggio, non vede la gentilezza nell'azione dei genitori, che la recludono e poi la affidando all'organizzazione che ne farà una maga schiava. Viene affida a un Custode che non esita a usare la violenza e che tuttavia è l'unico surrogato di famiglia che possa avere.
Seynite è una giovane e ambiziosa orogena imperiale. Il suo compito è generare con Alabaster, l'orogeno imperiale vivente più forte, un figlio che nel migliore dei casi sarà come loro un mago schiavo. I due non si piacciono e diventare madre per Seynite è solo un dovere sgradevole. Alabaster, forse, vorrebbe solo un figlio da poter amare.
Come si intersechino le tre storie è abbastanza facile da intuire, eppure è sorprendente vedere come il rapporto genitori-figli (quale che sia) possa plasmare una vita, cambiandola nel profondo per sempre.
Il tutto è perfettamente integrato in una trama ricca di colpi di scena (un paio mi hanno sorpreso) e che riesce a tenere avvinti, assestando anche un paio di pugni allo stomaco di particolare durezza.

Poi c'è lo stile.
Nel fantastico, sopratutto negli ultimi decenni, la buona architettura narrativa prevale sull'eleganza della scrittura. Ci sono autori che leggo e stimo molto, ad esempio Sanderson, ma che non prenderei mai ad esempio di buona prosa. C'è poi da dire che è particolarmente difficile curare l'aspetto stilistico nel fantastico, dove prevale un'esigenza di chiarezza. Bisogna introdurre il lettore a un mondo altro e quindi è necessario rendere evidente il funzionamento di tale mondo senza appesantire troppo. La ricerca stilistica spesso peserebbe troppo.
Quello che mi ha colpito già da pagina tre di questo romanzo è stato proprio come la prosa scorra con la delicatezza della seta. La Quinta Stagione è anche un romanzo che è un piacere leggere.
Senza dare anticipazioni, si intuisce presto che vi è un narratore interno che guarda le diverse parti della trama con una distanza diversa, una partecipazione più o meno forte alle vicende della protagonista. La distanza è massima con la trama di Damaya e minima con quella di Essun. Il narratore guarda da vicino Essun e ne sente il dolore straziante. La trama di Essun è tutta al presente con l'uso della seconda persona, opposto all'abituale terza persona/passato focalizzazione interna/narratore onnisciente delle altre due. Vi sono poi degli intermezzi in prima persona.
È uno di quegli esempio in cui lo stile si mette a disposizione della trama senza rinunciare all'eleganza (a cui ha sicuramente giovato la traduzione di Alba Mantovani).

Oltre che nella versione Urania (di cui per altro apprezzo la copertina, molto coerente), il romanzo è disponibile anche nell'edizione Oscar Mondadori. 
In ogni caso è un romanzo che mi sento di consigliare a tutti gli amanti del fantastico.

CONSIDERAZIONI FRIVOLE CON SPOILER!

Quello che ho capito da questo romanzo è che forse il poliamore è possibile, ma il collante deve essere il mago più potente del mondo, depresso e con l'autostima di una foglia che sta per cadere dal ramo.

Se sei un'organizzazione impegnata a mantenere sottomessi e schiavi dei maghi potenzialmente in grado di distruggere il mondo, davvero pensi che possa essere una buona idea sacrificare (sia pure per quella che ritieni una buona causa) i figli del più potente di loro? Davvero? 

9 commenti:

  1. Mi sta capitando - e non succedeva da un pezzo - che la fantascienza mi chiami. Dovrò rispondere, prima o poi! Di Sanderson, che amo, ho letto di recente Giuramento. E' stato un po' frustrante, dato che lo aspettavo da tanto, scoprire che è difficile reggere con la memoria una trama così complessa. In pratica dovrei rileggere gli altri due, e poi rileggere Giuramento, per apprezzarlo davvero. Cinquemila pagine, cosa vuoi che sia. ;)

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    1. Ho letto Giuramento l'estate scorsa e devo dire che l'ho trovato meno folgorante dei precedenti, anche se ammiro molto Sanderson per il controllo che ha sulle sue complicatissime trame. Ho avuto la fortuna di incontrarlo e intervistarlo. Tra i suoi collaboratori ammette di avere un editor addetto alla coerenza interna. Anche così, però, dev'essere un lavoro immane.

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  2. Mmmm...non mi è piaciuto: di fantascienza ha ben poco (neanche l'ombra di una spiegazione sul perché e sul percome. Le cose accadono perché sono così e basta. Questo è fantasy).

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    1. Ciao Gabriele!
      Allora, che siamo più nel fantasy che nella fantascienza sono d'accordo, anche se alla luce del secondo volume (che ho iniziato da poco), forse inizia tutto da un grosso "e se...?" scientifico.
      Non sono invece d'accordo sul fatto le cose accadono perché sono così. C'è una fortissima coerenza interna e se i personaggi non sanno perché le cosa accadano non è detto che la ragione non ci sia. Col secondo volume iniziano ad arrivare le spiegazioni, anche se sono ancora molto parziali (e vanno sia in direzione della fantascienza che del fantasy puro in un miscuglio che personalmente non mi dispiace)

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    2. Come ho scritto nella mia recensione, il worldbuilding è di assoluto prim'ordine e questo non si discute, così come non si discute la coerenza del/dei racconto/i.
      Non avendo letto il secondo libro (dove mi aspetto che almeno qualche nodo venga al pettine e ci sia quanto meno un tipo di spiegazione) più di questo non posso dire.
      Dico però che dalla collana Urania mi aspettavo qualcosa di meglio, vale a dire fantascienza, che non un simil-fantasy (ma come sempre si tratta di inclinazioni personali).
      Ciao!

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    3. Ho letto la tua recensione. Anche se dissento è sempre interessante discutere di libri.
      Quindi, da quel che ho capito, non viene considerato fantascienza per via dell'orogenia (che comunque i personaggi non sanno come funzioni) ma

      SPOILER ON....




      Si immagina cosa accadrebbe alla terra se la Luna non ci fosse più.
      (Ho letto alcuni articoli in merito su Le Scienze, ma non ho le competenze per dire se si verificherebbe davvero un'instabilità tettonica di questo tipo)






      FINE SPOILER.
      Ammetto che anch'io in Urania mi aspettavo più astronavi e meno magia, ma Urania Jumbo ha sempre pubblicato anche fantasy, dato che io ho letto in questo formato i primi tre volumi de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di Martin e anche una raccolta di racconti fantasy della Le Guin.
      Infine, se fossi il curatore di una collana come Urania mi accaparrerei l'unica serie in cui tutti e tre i volumi abbiano vinto il premio Hugo, piuttosto che rischiare di vederla fare il botto da un concorrente. Insomma, capisco le tue perplessità (anche secondo me è decisamente più fantasy) ma non lo vedo così male inserito in questa collana.
      Detto questo, per il momento il secondo volume mi sta piacendo assai meno del primo, quindi sospendo il giudizio finale fino all'uscita del terzo.






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    4. Volendo tracciare una linea molto grossolana che divide la sci-fi dal fantasy potremmo metterla in questo modo: nel fantasy non c'è un come o un perché (nel fantasy i draghi esistono e basta e fanno parte dello stato naturale delle cose, mentre nella sci-fi una spiegazione - genetica o altro - ci deve essere; la bacchetta magica di Harry Potter funziona e basta perché è magia, se fosse sci-fi potresti pensare a un dispositivo ultraminiaturizzato che ha lo stesso effetto).
      Quel che trovo nella Quinta Stagione non ha francamente nulla di sci-fi. Capiamoci: l'effetto è lo stesso ma nel secondo caso uno straccio di spiegazione ci deve essere, per quanto fantasioso.
      Ammetto però di essere peccatore e recidivo: "La monetina di Woodrow Wilson" - pubblicato su Urania- secondo questa definizione sarebbe fantasy...ma mi è piaciuto tanto lo stesso! :-)))

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  3. Sono andata a riguardare, perché c'era qualcosa che mi suonava familiare: e infatti ne parlava Gerundiopresente quattro anni fa https://gerundiopresente.wordpress.com/2016/09/25/recensionando-the-fifth-season-di-n-k-jemisin/
    ...dicendo tra l'altro che verso la fine della trilogia si ritorna alla fantascienza.
    E due segnalazioni affidabili a distanza di anni son segnali da tenere in doverosa considerazione. ^_^

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    1. Ti ringrazio per la segnalazione della recensione. Mi ritrovo parecchio in quello che viene scritto. Per altro a me sono piaciuti molto anche i personaggi maschili, anche se, ovviamente, essendo un romanzo con al centro personaggi femminili, hanno meno spazio.

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