giovedì 3 luglio 2014

Fonti d'ispirazione: cinema

Fonti d'ispirazione è un post a puntate (ce ne sarà una sul fumetto, una sulle canzoni e forse una sulle serie tv e sui saggi) in cui provo a raccontare le opere non letterarie che hanno rivoluzionato il mio modo di vedere e di raccontare una storia. Parlerò ovviamente di opere che mi sono piaciute, con l'intento di essere anche un invito alla visione o alla lettura, ma non tratterò necessariamente delle mie preferite. Piuttosto di quelle che mi hanno folgorato per uno o più aspetti che ho poi tentato di applicare alle mie storie. Cerco, insomma di mettere in pratica quanto dicevo in questo post "leggere con l'occhio del ladro"
Quindi, partiamo con il cinema

GRAN TORINO (C. Eastwood, 2008)
Dico Gran Torino, ma potrei citare parecchi dei film precedenti di Eastwood, uno dei miei registi preferiti. Vi sono infinite cose che vorrei rubare da un regista del genere, ma mi accontento di tre:
Raccontare con i silenzi e il non detto
Che cosa tormenta davvero il protagonista di Gran Torino? Qualcosa di accaduto in Corea, sicuramente. Qualcosa che "non gli era stato ordinato". Presumibilmente l'uccisione di un ragazzo molto giovane dettata dalla paura. Presumibilmente, perché non viene mai esplicitata del tutto. Eppure è il nucleo della psicologia del protagonista, è il peso che si porta dentro e che ha condizionato la sua visione del mondo e le sue difficoltà nei rapporti. È qualcosa che viene raccontato col silenzio e col non detto. C'è, ha un peso enorme nella vicenda, ma non viene esplicitato.
Il letteratura trovo che sia molto difficile raccontare col non detto, ma penso che valga la pena trovarci. Non tutto ciò che è importante va esplicitato o spiegato.
Avere ben chiaro che cosa si vuole raccontare
Di cosa parla Gran Torino? Ci viene detto chiaramente, all'inizio del film. È così in molte pellicole di Eastwood, la prima battuta è una sorta di dichiarazione d'intenti su quello che si andrà poi a raccontare ("Non si rimargina" - Million Dollar Baby; "Continuate a scavare" - Lettere da Iwo Jima). Una delle prime frasi del film parla "Delle cose da sapere sulla vita e sulla morte". Poco ambizioso il nostro Clint, vero? Ma è proprio di questo che parla il film, delle cose da capire prima di morire o prima di andare avanti nella vita. Il regista ha ben chiaro il suo obiettivo e lo persegue poi attraverso la narrazione e declinandolo tra i diversi personaggi. Ognuno di loro, alla fine, saprà più cose sulla vita e sulla morte, compreso il prete che ha pronunciato la frase.
L'importanza dei piccoli gesti
Il gesto più importante del film è quello di accendersi una sigaretta. Un gesto semplicissimo, raccontato con calma durante il film (in cui scopriamo anche la storia dell'accendino) e che alla fine ha un'importanza enorme. Un'importanza che sarebbe stata sminuita se quel gesto non ci fosse stato narrato così bene in precedenza. Ecco, prendersi del tempo a raccontare gesti minimi per poi attribuire loro una grande importanza è decisamente una cosa che voglio imparare.

A HISTORY OF VIOLENCE (D. Cronemberg 2005)
In un tranquillo borgo americano fa irruzione per caso un gruppo di assassini. L'inaspettata reazione di un (in apparenza) mite barista mette in crisi lui e la sua famiglia. Cronemberg prende un fumetto che alla fine era una "normale" storia con un personaggio che doveva fare i conti con il proprio passato e ne fa un discorso quasi filosofico sull'origine della violenza. Pur sapendo di essere di parte per motivi personali (questo romanticissimo film ha dato l'occasione a mio marito per il primo appuntamento) è oggettivo che sia girato con una maestria tecnica tale da farne una piccola lezione di cinema, infatti quello che voglio rubare è puramente tecnico.
Lo stile cambia a seconda del soggetto
Nella prima parte del film si seguono le vicende del barista e quelle degli assassini. Fino a che le due linee narrative non vanno a convergere le due storie sono raccontate con tecniche diverse. Montaggio classico per il barista, piano sequenza per gli assassini. Due mondi apparentemente diversi = due stili diversi. Quando le storie si mescolano anche le tecniche usate si mescolano. Quindi lo stile può essere portatore di significato e può (deve?) modificarsi a seconda di cosa si sta raccontando e dell'effetto che si vuole ottenere.

VALZER CON BASHIR (A. Folman 2008)
Valzer con Bashir (bellerrimo, da vedere assolutamente!) è una sorta di reportage a cartone animato. Un ex soldato israeliano si rende conto di non ricordare parte dei momenti trascorsi in guerra e inizia a cercare i propri commilitoni per ricostruire quanto era accaduto, fino a rendersi conto che aveva assistito ai massacri di Sabra e Shatila di cui il suo esercito era stato in qualche modo complice. La forma del cartone animato è dovuta a motivi sia pratici che estetici. Pratici perché non tutti gli intervistati volevano essere ripresi, mentre avevano dato l'autorizzazione all'utilizzo di voce e testimonianze. Estetici perché l'inconscio ha un enorme valore nella narrazione. Il film si apre con dei cani neri dagli occhi infuocati che corrono per una città, seminando distruzione. È un incubo, naturalmente, ma è anche il segnale di un malessere reale, è ciò che porta il protagonista a iniziare il suo viaggio. Allo stesso modo vi è il racconto di un soldato salvatosi nuotando per molti chilometri, il suo delirio è rappresentato da una sorta di madre marina che lo accoglie e lo sostiene. È allucinazione, ma è anche il modo per mostrare uno stato mentale particolare che di fatto ha salvato la vita a quell'uomo.
L'inconscio va trattato come un elemento reale
Questo è quello che voglio rubare a Valzer con Bashir. Dato che ogni percezione è soggettiva non dobbiamo pensare che ciò che è inconscio, incubo, immaginazione non sia importante. Un incubo, una fantasia o un'ossessione ha ripercussioni tangibili sulla vita reale.

LA FINE DEL MONDO (E. Wright, 2013)
Termino la carrellata con qualcosa di più leggero, considerando i film che ho citato prima.
La fine del mondo è un film folle, divertente, ma non è una parodia. Ha personaggi solidi e ben costruiti che si trovano a fronteggiare una situazione improbabile (un'invasione aliena) in un momento improbabile (mentre uno di loro li ha convinti a rifare il giro dei pub della loro cittadina natale) mentre sono ubriachi fradici.
A leggere la trama (e a non conoscere il regista) sembra impossibile che ne sia uscito qualcosa di guardabile. Il film, invece, è fantastico riesce ad essere assolutamente comico, ma anche, a suo modo, un solido film di fantascienza. Questo perché:
Tanto più ciò che si racconta è improbabile e tanto più deve essere sorretto da solidi mezzi tecnici
La fine del mondo è un film girato benissimo. Non c'è battuta o inquadratura che non abbia senso all'interno dell'opera complessiva. Ogni particolare è lì dove deve essere, ogni inquadratura è portatrice di significato.
Anche in letteratura tutto si può fare, ma più ci allontaniamo dalla "storia standard", vuoi per personaggi  estremi, vuoi per una struttura diversa da quella in tre atti, e più abbiamo bisogno di mezzi tecnici solidi per renderla fruibile. In caso contrario avremo solo il delirio di un pazzo.

Questi sono (alcuni) dei film che per me sono fonte d'ispirazione. Quali sono i vostri?

22 commenti:

  1. Il primo mi è piaciuto molto, e hai ragione sui silenzi. Io ho amato la scuola giapponese di fumetto per questo: sono molto più cinematografici che didascalici, e spesso parlano per immagini anche mute. Ora questa cosa, da qualche anno, è arrivata finalmente anche altrove.

    La seconda opera che citi ... beh, mi fa tornare a parlare di fumetti: ho preferito, infatti, il fumetto.
    Il film m'è sembrato una cosa forzata, tipo un film di Swartzie a cui volevano aggiungere qualcosa in più.

    Moz-

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    1. Non credo si possa dire che Eastwood sia stato influenzato dai manga (che pure amo). I registi classici americani raccontano molto attraverso il silenzio e il non detto. Prova a guardare "Il cavaliere della valle solitaria" (cavallo di battaglia del mio mitico prof di critica cinematografica), tutta l'attrazione del cavaliere per la moglie del contadino è raccontata con le ombre e i silenzi (il film Drive deve tantissimo a quella pellicola, ne è quasi un rifacimento). Anche in una commedia come "l'appartamento" c'è moltissimo di non detto.

      Per A hystory of violence anch'io ho letto il fumetto, ma non mi ha detto gran che, mi è sembrata una storia di confronto col passato tutto sommato come tante (forse perché l'ho letto dopo aver visto il film). Il film è molto concettuale, quasi una tesi filosofica sull'origine della violenza che una storia e alcuni passaggi sono in effetti forzati. Il mio discorso metanarrativo era comunque più legato all'aspetto tecnico, anche se il film mi è comunque piaciuto anche come storia. Come regia lo trovo impeccabile.

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  2. Tra i film che citi, ho visto soltanto “Gran Torino” e “Valzer con Bashir”, entrambi meravigliosi. Il primo mi ha colpita proprio per gli stessi motivi che tu citi: attraverso i silenzi, Eastwood riesce a descrivere un sentimento profondo ma al contempo discreto, basato sul rispetto e su gesti semplici. L’unico gesto sopra le righe (ovvero la decisione riguardante l’eredità) arriva a sorpresa, non anticipato né presunto.
    Io cito due film da cui ho appreso molto riguardo alle tecniche narrative: il primo è Quarto Potere, di Orson Welles, che ha avuto il merito di “inventare il flash-back”. Mi piace il modo in cui alla fine l’autore si palesa e, staccandosi dal punto di vista che ha dominato per tutta la storia, mostra al lettore ciò che il personaggio non è riuscito a scoprire, ovvero chi è la fantomatica Rosabella. È come se Welles volesse dirci “’sto cretino non ha risolto il mistero… mò ti spiego!”
    E poi c’è Amnesia, di Salvatores. Diversi filoni narrativi che seguono personaggi svariati, piani temporali alternati mixati in modo sapiente, al punto che lo spettatore, alla fine, non ha perso un solo dettaglio

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    1. Non ho visto Amnesia, anche se ne ho sentito parlare bene, mentre Quarto Potere è proprio una pietra miliare!

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    2. Pensa che scrivendo il commento mi è venuta voglia di rivederlo.. penso sia uno dei più belli di Salvatores :)

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  3. Il caro Clint Eastwood è come il buon vino, invecchiando migliora, e che gran bel film hai citato. Non riesco a pensare a nessuno dei suoi ultimi film senza pensare: “Quell’uomo non sbaglia un colpo!” Dei suoi ultimi film ho apprezzato particolarmente “Hereafter” perché è un tema che mi sta molto a cuore; e, malgrado sia un filone per cui non stravedo, imperdibili i due film di guerra sullo stesso evento, ma considerato da due punti di vista antitetici “Flangs of our fathers” e “Lettere da Iwo Jima”. Con “Million Dollar Baby” ho pianto e sofferto come un cane. Ho visto anche il secondo che mi citi, un esperimento originalissimo e unico nel suo genere, mentre il terzo non lo conosco proprio (a proposito, non riesco a visualizzare la locandina, ma forse è un problema mio). Il cinema è un serbatoio immenso di storie e, a mio modesto parere, è in assoluto l’arte più completa e perfetta per raccontare qualcosa.

    Il film che mi porterei sulla classica isola deserta perché fonte d’ispirazione inesauribile è “Blade Runner” di Ridley Scott. Non mi stanco mai di vederlo e rivederlo, scoprendo sempre nuove sfaccettature. Un film eterno.

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  4. Nonno Clint è una sicurezza! Credo che il mio preferito in assoluto sia Lettere da Iwo Jima (anche se vorrei rivedere Gli spietati), mentre sia in Hereafter che in Edgar non mi è tornato tutto, il primo aveva secondo me qualche problema di ritmo, mentre il secondo era un po' dispersivo, ma va anche un po' a gusti.

    Blade Runner lo rivedrei in loop! Peccato che adesso il buon Ridley ci propini cose inguardabili come Prometheus e non si capisce davvero dove sia finito tutto il suo talento.

    PS: per la locandina non so, io la visualizzo senza problemi e, se riesci, recupera il film, ne vale proprio la pena.

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    1. Hai ragione, va anche a gusti, anch'io avevo visto "Edgar" ma non mi era rimasto molto impresso forse per via dell'argomento. Invece mi erano piaciuti anche "Mystic River" e "Invictus".

      Per quanto riguarda Ridley, ho notato che è un regista molto discontinuo, passa dai capolavori ai film per cui ci si chiede "Ma è lui?" D'accordo che non tutte le ciambelle vengono con il buco, e questo vale anche per gli scrittori, però...

      Re. la locandina, ora la vedo bene, si vede che era una cosa momentanea. Guarderò senz'altro il film, grazie della segnalazione. :-)

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    2. "Edgar" di per sé poteva essere meraviglioso, ma io l'ho trovato dispersivo. Credo che la forza di "Invictus" stia proprio nel concentrarsi su un singolo episodio limitato nel tempo. "Mystic River", invece, è stato un colpo di fulmine.

      Invece per Ridley, va bene la ciambella senza buco, ma a lui a volte escono delle suole di scarpa!

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    3. E la poesia menzionata in "Invictus" dà valore aggiunto al film. "Mystic River" è straziante per la storia di pedofilia, la prima volta che l'ho visto sono stata male. Qui Sean Penn però è un gigante.

      Per quanto riguarda Ridley, ahah, m'hai fatto davvero ridere! :-D

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. Fai tutti i post che vuoi, anche se rischi dei commenti chilometrici. Il cinema mi piace un sacco e non finirei mai di parlarne!

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    2. Che bello questo post, Tenar. Anche se, caspita, non ho visto nessuno dei film che citi! Sarà che sono poco cinefila, però ci sono sicuramente film che mi sono rimasti dentro e da cui ruberei molto. Può darsi che ci faccia un post, così ci rifletto bene... se non ti scoccia :)

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    3. Avevo scritto cinofila!!!!

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    4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    5. Anch'io stravedo per il cinema! Infatti nel mio profilo FB ogni tanto aggiungo qualche film o serie televisiva, sono arrivata a quota 929 di soli film e credo che sia per difetto. Quindi evviva i post sul cinema e che siano anche chilometrici, io sono qui come un cucciolo scodinzolante in attesa dell'osso... a proposito di cinofilia! :-)

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  6. Cinefila e cinofila (anche se il marito è felino e ammette in casa solo i suoi simili)! Il cinema è una delle mie (tante?) professioni mancate. Per un certo periodo ho scritto articoli di critica per una rivista, ma mi pagavano davvero troppo poco (e potevo fare solo recensioni positive).

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    1. Vorrà dire che ti rifarai sul tuo blog, postando recensioni di cinema a raffica. In quello il web è davvero un dono divino. La questione delle recensioni positive obbligatorie invece mi ricorda qualcosa...

      Tanto per dirti quanto io ami il cinema, la mia responsabile editoriale anni fa, per farsi perdonare, mi regalò l'enciclopedia del cinema in due volumi.

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  7. "Basta che funzioni", di Woody Allen. Se non altro mi ha fatto capire che non sono il solo a pensarla come il protagonista. E' un sollievo quando confermano la tua visione del mondo. Buon input per continuare (e buoni spunti per monologhi feroci).

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    1. Anche mio marito ama molto Allen (sopratutto primo periodo, però). Io non so, lo trovo geniale solo a tratti. "Basta che funzioni" mi manca, anche se tutto sommato mi ispira.
      E in generale sì, credo sia esigenza comune quella di versi rispecchiati in un'opera d'arte, quale che sia l'arte.

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  8. Grazie di avwermi ricordato "Valzer con Bashir". Lo avevo messo nella lista dei film da vedere ma continuavo a rimandare, così l'ho visto solo ieri. Mi sarei persa qualcosa! Io e mio figlio alla fine non riuscivamo a dire una parola. Molto bello anche come grafica.

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    1. Felice di essere stata d'aiuto. All'epoca io ne rimasi folgorata.

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