lunedì 18 maggio 2015

L'epos dell'uomo comune – scrittevolezze


Ho passato tutto il viaggio in auto da scuola a casa intenta a cercare di ricordarmi se c'è un termine tecnico per l'argomento che avevo intenzione di trattare. Considerato che viviamo in un modo che ha un termine tecnico quasi per tutto immagino di sì, ma io non lo ricordo.

Ricordo invece alla perfezione da dove volevo partire.
Avete mai visto il film I tre giorni del condor? Si tratta di una pellicola del 1975 in cui un analista della CIA per 
puro caso sfugge all'uccisione di tutti i suoi colleghi da parte di un killer. Il sopravvissuto non è un super addestrato agente segreto, per lavoro leggeva giornali e fumetti alla ricerca di parallelismi con eventi realmente accaduti. Adesso, però, qualcuno lo vuole morto e lui deve salvarsi la pelle e capire perché di colpo si è trovato al centro del mirino.

Si tratta di una storia archetipa in cui una persona assolutamente normale si trova improvvisamente nei guai e deve dare fondo a tutte le sue risorse per uscirne viva. 

Al cinema, uno dei maestri nel raccontare questo genere di storie è stato Alfred Hitchcock e il mio film preferito, tra gli appartenenti a questo filone, è senza dubbio Intrigo internazionale. Nella pellicola Cary Grant è un agente pubblicitario che, per uno scambio di persona, si trova al centro, appunto, di un intrigo internazionale e tutti di colpo lo vogliono morto.

A differenziare queste storie da un sacco di altre è l'assoluta normalità del protagonista. Non si trova nei guai per una qualche ragione sensata che lui ignora (è il figlio segreto di un re, possiede un oggetto potentissimo/preziosissimo). Non ha qualità eccezionali che verranno alla luce nel momento del pericolo.Non ha neppure coscientemente scelto di imbarcarsi in una qualche missione (come ad esempio Frodo ne Il signore degli anelli). 
Il protagonista non è un eroe e non lo diventa. L'unico obiettivo è la sopravvivenza.
Il protagonista de I tre giorni del condor è vivo solo perché al momento dell'agguato era a comprare le ciambelle per i colleghi. Cary Grant  in Intrigo internazionale prima è scambiato per un altro, poi è accusato dell'omicidio di una persona che cercava di soccorrere, passa quasi tutta la pellicola a scappare con una faccia tra il sorpreso e il disperato.
Messi alle strette, i protagonisti di entrambi i film, danno prova di risorse che neppure sospettavano di possedere. Si tratta, però, di umanissima tenacia, intelligenza e istinto di sopravvivenza. Nulla di sovrumano.
Tra il sorpreso e il disperato...

La forza di queste storie è che il protagonista è quanto di più simile al lettore/spettatore possiamo trovare, creando un'immediata immedesimazione.
Non è più abile, più intelligente, più istruito o più forte di noi. Ogni volta che si trova nei guai il lettore si domanda come potrebbe cavarsela lui al suo posto. Spesso il lettore ha l'impressione, anzi, di avere idee migliori del protagonista (che, poveretto, deve agire d'impulso) e si preoccupa per i guai in cui finirà.

Quali sono le difficoltà nel costruire una storia del genere?
Per due film rimasti immortali pietre miliari del cinema, ce ne sono mille altri che non hanno raggiunto la sufficienza e la stessa cosa è vera per romanzi e racconti, perché non è così facile creare una storia di questo genere che funzioni. Per come la vedo io, i rischi principali sono due:
– Il protagonista non deve essere una macchietta. Deve essere qualcuno in cui si si possa riconoscere. Abbastanza simpatico perché lo si voglia vedere in salvo. Con quel tanto di goffaggine che faccia scattare il nostro istinto di protezione. Con delle qualità pronte a venire alla luce. Entrambi i protagonisti delle due pellicole hanno fascino da vendere sotto lo sguardo stranito di chi si vede crollare il mondo addosso. Dopo il comprensibile crollo nervoso sanno raccogliere i cocci e ripartire. Non a caso entrambi finiscono tra le braccia di donne bellissime, conquistate da questo mix di fascino, vulnerabilità e tenacia che sembra una ricetta semplice da duplicare, ma che non lo è per niente.
– L'intreccio deve procedere serrato e preciso come il proverbiale "orologio svizzero". Non si può dare l'impressione che sia solo una questione di fortuna/sfortuna. Può essere un caso quello che mette in moto la vicenda, che poi, però, deve avere un ritmo serrato ed eventi ben costruiti. Non è la storia che si costruisce in una sera.

Devo ammettere di non aver utilizzato spesso questo genere di storie, almeno non nella versione dai ritmi serratissimi che ho descritto. Però immagino che rientri nella categoria il povero Jo Museni, sospettato di omicidio solo per aver trovato un cadavere sistemando il giardino dell'hotel per cui lavora, e quindi molto motivato a trovare il vero assassino. Bene o male i miei altri protagonisti i guai se li cercano in maniera più o meno attiva.
Voi invece avete mai scritto storie simili? Come ve la siete cavata?

17 commenti:

  1. Io per ora ho scritto solo vicende di questo tipo e credo non mi verrebbe da scriverne di diverse. Diciamo che il mio personaggio ideale si trova a essere coinvolto in cose molto più grandi di lui/lei che gli/le piovono tra capo e collo e deve sudare sette camice per venire a capo di qualcosa.

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    1. Scrivendo il post pensavo a quanto è difficile creare belle storie di questo tipo, che non sappiano di già visto. Tu che difficoltà incontri?

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    2. Devo separare le due cose che sto realizzando. Le difficoltà nella blog novel sono inevitabili e derivano dalla scrittura semi-improvvisata e dall'assenza di revisione. Per quanto riguarda il romanzo, la prima stesura è filata liscia come l'olio mentre è la revisione che mi sta occupando molto tempo.

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  2. Mai provato, del resto scrivo cose meno avventurose. Cito tra i film anche: Il sipario strappato e Intrigo a Stoccolma, entrambi con Paul Newman in ottima forma
    Sandra

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    1. Bei fim entrambi. In particolare Intrigo a Stoccolma mi diverte un sacco. E Paul Newman è perfetto (come gli altri) per quel mix di goffaggine e fascino di cui parlavo!
      (Intrigo internazionale, però, rimane primo nel mio cuore)

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  3. Gli esempi di questo genere sono moltissimi nel cinema americano.
    Ricordo anche "Il fuggitivo", di un ventennio fa, non male nella sceneggiatura e nei dialoghi. Creare nello spettatore il senso di una "sospensione" non è semplice, immagino sia doppiamente difficile per uno scrittore.
    Nell'unico romanzo che ho scritto, ci sono un paio di capitoli riguardanti una fuga, ho cercato di tenere un ritmo serrato. Devo andare a rileggermeli. :-)

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    1. Non solo nel cinema: molti di questi film sono tratti da romanzi (ad esempio I tre giorni del condor). Il fuggitivo dovrei riguardarlo, l'ho visto una vita fa.
      Come dici tu non è facile come sembra crearla, perché il rischio banalità è in agguato.
      PS: il tuo romanzo mi attira sempre più.

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    2. Riguardo al mio "tentativo di scrivere un romanzo" (ho deciso di chiamarlo così!) sono certissima che a breve pubblicherò un breve brano. E lì vorrò un parere ma veramente veramente spietato. :-)

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    3. Leggerò volentierissimo ;)

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  4. Io non ho mai avuto per le mani personaggi di questo tipo, forse perché le storie che scrivo hanno una posta in gioco diversa rispetto alla salvezza della propria vita o alla cattura dell'assassino. Però i miei personaggi sono individui comuni, con luci e ombre, costretti a crescere e cambiare per non essere schiacciati dalle circostanze. Quindi, in un certo senso, si può dire che somiglino ai personaggi che descrivi...

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    1. "Costretti a crescere e cambiare per non essere schiacciati dalle circostanze" credo che sia la prospettiva chiave.
      Anch'io, come scrivevo, in realtà ho usato raramente questo archetipo narrativo. Penso che sia comunque interessante analizzarlo, qualche spunto si trova sempre!

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  5. Devo dire che i miei personaggi tanto comuni non sono, mentre di avventura ce n'è a iosa... per cui no, non ho mai provato a scrivere storie come queste. Penso sia difficilissimo proprio per i motivi che elenchi.

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    1. Anche molti dei miei personaggi tendono a non essere tanto comuni... Però mi è venuta voglia di provarci, chissà... Intanto archivio l'idea

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  6. Post interessante, mi ha colpito il passaggio in cui fai notare che spesso il lettore saprebbe consigliare una soluzione migliore di quella che il personaggio sceglie d'impulso. Mi piacerebbe sfruttare questo sotterfugio nel mio romanzo, perché penso che aiuti a coinvolgere il lettore, ma ho paura che il mio personaggio passerebbe per idiota, poveretto. Forse se si fa in modo che il lettore sappia più del personaggio su quanto stia accadendo nella storia, allora non ci sarebbe questo rischio. Purtroppo non ho visto i film di cui sopra, non sono neanche brava a valutare i film d'azione, a quanto pare mi piacciono quelli che non piacciono a nessun altro (es: Paycheck con Ben Affleck e Uma Thurman. Sono stata insultata da tutti) :D

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    1. Guarda questi film che sono meravigliosi (io AMO Intrigo internazionale)! Non sono propriamente d'azione (sopratutto I tre giorni del condor), anzi, il protagonista fa di tutto per sfuggire all'azione.
      Credo che la difficoltà stia proprio in questo, dare l'idea che il protagonista sia in gamba ma che, pressato da cosa che non si aspetta, scelga d'impulso. Nel cinema se la cavano con grandi attori che danno proprio l'idea dell'eccezionalità che può nascondersi sotto l'uomo comune. Noi scribacchini mi sa che abbiamo qualche difficoltà in più a rendere questo fascino nascosto...

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  7. Non ho mai scritto storie con un protagonista del genere. Non sono nemmeno sicura di sentirne il fascino, e se non lo sento io diventa difficile farlo sentire agli altri. Però il tuo post è interessante, perché a questa ipotesi non avevo mai pensato: la pura fuga da un destino infausto. C'è qualcosa da ruminare in questo.
    (OT: Sai che ho visto "Wolf Children"? In italiano, in realtà. La grafica dei lupi è davvero di serie D, ma paesaggi, silenzi e atmosfere sono resi molto bene. Lacrimuccia inevitabile, con un argomento del genere... e un carattere come il mio! Il tuo era un ottimo consiglio. :) )

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    1. Wolf Children mi ha fatto piangere un sacco, nel senso migliore del termine, la grafica non l'ho trovata malaccio anche se, ovvio, non è lo studio Ghibli, per un prodotto a basso budget mi sembra ben realizzato.

      Tornando al post, invece, a me queste storie piacciono, ma penso che siano difficilissime da scrivere...

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