lunedì 15 giugno 2015

Sei dialoghi che è meglio non scrivere – scrittevolezze


Se dovessero chiedermi cosa più mi piace scrivere, non avrei dubbi: I DIALOGHI!
Adoro scrivere dialoghi, per certi versi il mio amore per l'universo di Sherlock Holmes deriva dalla possibilità di scrivere dialoghi brillanti, con bruschi cambi di tono, che spesso diventano la vera ossatura della storia. Del resto sono convinta che A.C.Doyle sia tra i migliori dialogisti di sempre.
Mi piace il dialogo perché è AZIONE VIVA.
Il dialogo non è un momento in cui l'azione si ferma perché i personaggi parlano. È un momento in cui l'azione passa attraverso le parole dei personaggi. Può succedere di tutto durante un dialogo:
– Hai inquadrato il bersaglio?
– Non sono sicuro...
– La scelta è tua.
...
– Bersaglio abbattuto.
(Dialogo plagiato da America Sniper per rendere l'idea)
Possono cambiare gli equilibri di forza. Può cambiare la percezione che un personaggio ha di sé. Possono esserci persino racconti di solo dialogo (Colline come elefanti bianchi). Ci sono, però, dei dialoghi che, ho imparato, è meglio non scrivere.

Dialoghi iper realistici
Il dialogo letterario è un'astrazione, qualcosa di assai diversa dai dialoghi veri che pronunciamo ogni giorno. Persino i più convinti veristi lo sanno. Pagine e pagine di dialoghi di questo tipo sarebbero insopportabili:
– Ciao.
– Ciao.
– Ma stai benissimo con questa nuova pettinatura!
– Trovi? Non ero convinta, sai, poi ho visto Carol con un taglio simile...
– Carol chi?
– La cugina di Marina, quella che abita di fianco a Giandomenico...
– La conosco?
– Ma sì, Carol, te l'ho presentata tre domeniche fa uscendo da messa.
– La messa delle 10?
– No, quella delle 9.
– Ah, sì, quella ragazza un po' in carne...
– No, è magra così.
– Davvero? Con gli occhiali...
E via così per settanta righe, quando ai fini del racconto ci interessa solo che la protagonista vada dallo stesso parrucchiere dell'amica...

Dialoghi che servono a dare al lettore informazioni che i personaggi già conoscono
– Ciao. Questa è Carol, la cugina di Marina. Abita a fianco di Giandomenico, viene a messa tutte le domeniche con me alle 9 e da poco ha cambiato pettinatura.
– A parte che sono Marina e conosco mia cugina, ce l'ho davanti e vedo la sua nuova pettinatura.
– Lo dicevo per il lettore...

Dialoghi che servono a riassumere parti di trama e/o background del personaggio, senza che queste informazioni siano una rivelazione per l'interlocutore
– Mi sono trasferita a fianco di Giandomenico quando sono scappata da mio marito. Sai, lui mi picchiava, era un vero mostro. Il caro Giandomenico, per fortuna, aveva un appartamento libero proprio di fianco al suo, quello in cui abitava la sua vecchia zia, morta a novantacinque anni. Credo me l'abbia offerto perché è un po' innamorato di me, anche se adesso gli è passata. A me piace il parrucchiere, è per questo che cambio pettinatura così spesso. È una scusa per andare da lui...
– Carol, cara, abiti in paese da cinque anni. Tutti sanno queste cose!
– Ma il lettore no!

Dialoghi in cui un personaggio rivela un segreto ben custodito al primo che passa al solo scopo di informare il lettore
– A causa delle botte prese da mio marito ho perso il figlio che portavo! È stato un trauma da cui non mi sono più ripresa. Sono cinque anni che mi tengo dentro questo segreto.
– Signora Carol, poteva aspettare altri cinque minuti? Io sarei solo la nuova cassiera del supermercato, al primo giorno di lavoro!
– Il lettore deve saperlo ora!

Dialoghi in cui un personaggio dice cose che, per background, livello culturale o altro non potrebbe sapere
– Alla fine mio marito, povero diavolo, era affetto da un disturbo bipolare del II tipo. Mi ha colpito durante un episodio depressivo maggiore. Avrebbe dovuto curarsi con il carbonato di litio, ma non l'ha mai fatto.
– Caspita, Carol, ma che sei? Psichiatra?
– In realtà ho finito a stento le medie, non leggo un libro da quindici anni e in tv guardo solo telenovele. 
– Ma... Caspita, come le sai quelle cose? Tutte quelle parolone?
– L'autore si è documentato su Wikipedia, è importante che il lettore capisca l'impegno che ci ha messo!
– Wikiche?
– Ma che ne so io, a casa non ho manco la connessione e sul cellulare uso solo Fb. Una roba che legge il tizio che ci scrive.
– Ah...

Dialoghi in cui tutti parlano allo stesso modo, del tutto incongruo con il background del personaggio e l'ambientazione
– Buonasera.
– Buonasera a lei.
– Ecco il locale al quale ho il piacere di introdurla.
– "Diavolo Scatenato", qual nome suggestivo.
– Qui suole riunirsi il gruppo di motociclisti fuorilegge al quale mi fregio di appartenere, prego, entri.
– Dopo di lei, mio caro anfitrione, dopo di lei.

Cosa ne pensate?
Vi vengono in mente altri dialoghi che è meglio non scrivere? 


32 commenti:

  1. ahahah molto divertente soprattutto quello della cassiera, brava! Mi viene invece in mente un dialogo che va scritto, o meglio usare dialoghi al posto del discorso indiretto, il classico: il collega mi racconta che sua madre, a volte è meglio sostituirlo con il collega mi dice:
    - sai, Claudia, mia madre è una vera rompiscatole, al punto che ieri...
    a volte tendo a non usare dialoghi quando ci andrebbero. Bacione Sandra

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    1. Io in quei casi vado di discorso indiretto, a meno che la madre rompiscatole, o il modo in cui ne parla il collega, non sia davvero importante. C'è da dire che c'è chi consiglia di ridurre all'osso il discorso indiretto, invece io lo metto senza farmi particolari problemi...

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  2. Te lo giuro, ho riso a crepapelle!!! :-D
    è bellissimo, questo articolo, davvero!

    Mi hai fatto venire in mente un articolo che spiegava benissimo come le informazioni dei dialoghi dovessero essere per il personaggio, non per il lettore. Se li si informa entrambi insieme ben venga, ma non oltre.

    I dialoghi che non sopporto? Quelli che esprimono i sentimenti in modo troppo sdolcinati o irrealistici. "Sei la luce della mia vita, non posso stare senza di te, i tuoi occhi illuminano questo cielo buio e nero che è la mia vita disastrata, se mi lasci io... MUORO!!!"
    (Solo una con la terza media che non legge un libro da 15 anni e guarda solo telenovele può parlare così, quindi la coniugazione sbagliata del verbo ci sta! )

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    1. Il problema è che a volte gli adolescenti alla prima cotta parlano proprio così!

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    2. Purtroppo ho trovato dialoghi del genere anche con personaggi adultissimi... "La verità sul caso Harry Quebert" ne è l'emblema. :)

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    3. Me l'hanno prestato, ma non l'ho ancora letto... Certo che così mi invogli a farlo...

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    4. Ci ha già pensato anche Grazia a distruggerlo! :-D

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    5. Quasi quasi ti consiglierei di leggerlo, Antonella... in un certo senso ne valeva la pena. Ecco, la pena. ;)

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  3. ahahahha :D Tutto divertente e giustissimo.
    Uno di questi casi però mi ha tormentato mentre scrivevo (e ancora mi tormenta ora che sto revisionando) e cioè quando in un dialogo si ripetono cose che il lettore già conosce. A volte può risultare problematico evitarlo, soprattutto se si mostrano gli stessi fatti da vari punti di vista. Nel mio specifico caso, la protagonista racconta un episodio più volte a interlocutori diversi. Ho cercato di fare in modo che ogni volta la situazione renda le cose dette leggermente nuove, ma è dura lo stesso. E il dubbio sull'effetto finale rimane...

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    1. In un romanzo c'era una situazione simile: la protagonista aveva un segreto che però alla fine doveva rivelare a un sacco di persone diverse. L'autrice lo giocava con l'ironia.Il personaggio commentava alla fine di essere diventata davvero sintetica raccontare quello che per lei, anni prima, era stato un dramma enorme. E questo, ai fini della storia, l'aiutava anche a ridimensionare la cosa e a superarla.

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    2. Interessante, ci rifletterò :)

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  4. La vedo come te: sia per l'amore provato verso questo aspetto del racconto sia per questi metodi da non usare.
    In sostanza, per me, basta seguire un attimo la logica.

    Moz-

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    1. La logica aiuta sempre! Peccato che a volte sembra essere diventata merce rarissima!

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  5. Ahahahahaha!!! Mi hai messo davvero di buonumore.

    I dialoghi con l'infodump sono dei mostri sempre in agguato nei romanzi storici, e anche i dialoghi con un linguaggio non appropriato al personaggio. Come ho scritto più volte, al tuo elenco dei dialoghi da non scrivere aggiungerei quelli dove non si capisce chi sta parlando, persino quando gli interlocutori sono due. Quelli mi fanno davvero andare in bestia.

    P.S. Non hai mai provato a scrivere un pezzo teatrale? Secondo me saresti bravissima.

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    1. Le lezioni di drammaturgia teatrale, al master, sono tra quelle che mi hanno dato di più. Però (adesso partono gli strali) non frequento molto il teatro moderno, con l'eccezione del teatro narrazione (tipo Paolini). Alla fine, anche avendo giochicchiato con vari mezzi, la narrazione rimane casa mia.
      PS: ci sto mettendo una vita a scrivere un capitolo di spiegoni che arrivano tramite dialogo, gli errori sono sempre in agguato!

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    2. Cristina, le ho posto la stessa domanda. :-)
      Comunque, Tenar, hai "frequentato" la drammaturgia coi tuoi studi, non può che essere un buon inizio anche su quel fronte. Perchè non aprirne uno a parte, facendone materiale didattico per il tuo lavoro?

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  6. Bello e vivace questo articolo, che mette in evidenza un aspetto fondamentale dell'essere narratori. Scrivere dialoghi non è affatto semplice, e sbagliare anzi è facilissimo, perchè l'errore riguarda la mancanza di credibilità. La credibilità è la base di ogni buona narrazione.
    Senti un po', hai mai pensato di scrivere per il teatro?

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    1. In effetti ho fatto una riduzione comica dell'Iliade per i ragazzi, conta?

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    2. Conta sì! L'hai utilizzata a scuola? Racconta...

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    3. L'abbiamo letta e drammatizzata in classe. Mi sono sempre detta che se avessi trovato i colleghi adatti ne avremmo potuto trarre uno spettacolo. Ma sono 7 anni che non mi capita più una prima...

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    4. Conserva con cura, potrebbe tornarti utile, prima o poi. :-)

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  7. Bello questo articolo! :) Aggiungerei i dialoghi che sembrano costruiti con riga e squadra, dove ognuno risponde perfettamente alla battuta dell'altro in modo scolastico, alla faccia del sottotesto.

    - A che ora dobbiamo essere a teatro?
    - Dobbiamo esserci alle otto.
    - Vengono anche Ada e Gino?
    - Sì, vengono anche loro.

    Eccitante, no?

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  8. Brava Antonella, mi sono divertita molto leggendo questo post e nello stesso tempo ho riflettuto: certo che scrivere bene è proprio una faticaccia! E stai attenta alla giusta ambientazione e non ti distrarre con il pdv, i tempi verbali, mio dio, i dialoghi saranno adeguati? Prima scrivevo con maggiore spontaneità, mi sfuggivano certi meccanismi, ora frequentare questo e altri blog sta dando luce a non sai quanti lati narrativi oscuri cui presterò attenzione, d'ora in poi!

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    1. Il fatto è che poi, quando scrivo, mi dimentico di tutto questo. Però, magari, almeno in revisione è il caso di ricordarsi di queste cose.

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  9. Anche a me piacciono molto i dialoghi, quelli di Holmes erano divertenti.
    Non sono molto d'accordo sul 3° tipo che citi. Anche se il lettore sa certe cose, potrebbe non conoscerle il personaggio a cui è rivolto il dialogo.
    Concordo sul 5°: ecco perché secondo me il 90% dei film commette un errore, facendo parlare i bambini come persone laureate. Ma anche alcuni adulti, tipo criminali di strada ignoranti che usano congiuntivi e termini forbiti. E questo si collega al 6°.

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    1. Infatti l'errore del 3° tipo è proprio quello di far dire qualcosa che il lettore NON sa, ma l'interlocutore sì.
      E sì, nei film e nelle serie è fastidioso sentir parlare tutti nello stesso italiano standard a prescindere da età e provenienza.

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  10. Grazie, mi sono fatta grasse risate leggendo questi dialoghi da evitare.
    La mia difficoltà più grande per ora è differenziare le voci dei personaggi, vorrei che parlassero tutti come me e che la pensassero tutti come me. Una volta imparato quello, mi dedicherò agli altri cinque pericoli.
    Non penso di appesantire i dialoghi con dettagli inutili, perché è una cosa che fatico a sostenere anche nella realtà, e taglio sempre corto, per paura di essere una di quelle noiosissime pite che non tacciono mai :D

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    1. Nel romanzo che sto scrivendo ho un gruppo di personaggi che, almeno all'apparenza, è carino e gentile. Mi rendo conto che ho qualche difficoltà a differenziare il loro modo di parlare... Un altro dei tanti problemi da cui prima o poi devo cercare di uscire.

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  11. genio.
    ti ho letto perché vorrei provare a scrivere dei dialoghi, sono morta dalle risate!

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    1. Io con i dialoghi mi diverto molto... Anche con quelli che non andrebbero scritti!

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