mercoledì 7 ottobre 2015

L'amante di lady Chatterly – Letture


I libri parlano sempre di altri libri e le letture portano sempre ad altre letture.
Così, rotto il ghiaccio grazie al gruppo di lettura e constatato che i classici non mordono, ho pensato che potevo anche colmare alcune lacune della mia formazione letteraria. Non avevo mai letto Lawrence, che, tuttavia, ultimamente trovavo spesso come riferimento in varie altre opere.
Quindi perché non rompere gli indugi e buttarmi su un libro infinitamente chiacchierato (ma temo poco letto) e a lungo censurato come L'amante di Lady Chatterley.

L'ULTIMO CANTO D'AMORE DI UN AUTORE RESPINTO DALLA PROPRIA PATRIA
La prima cosa che mi ha colpito, già alle prime pagine del romanzo è lo stile del romanzo. Ma è possibile che si tratti di un libro di fine anni '20? Di quando il flusso di coscienza era stato sperimentato, già quasi acquisito, dopo il futurismo, a decadentismo concluso? Sembra di leggere Jane Auster!
Lo stile scelto da Lawrence per il suo ultimo romanzo, scritto in un esilio semi volontario, con la malattia e la morte già addosso è in tutto e per tutto primo ottocento inglese. C'è quel periodare elegante, quello sguardo onnisciente e ironico che fa tanto Orgoglio e Pregiudizio. Uno stile che personalmente apprezzo moltissimo e che certo non mi aspettavo in un'opera di pieno novecento, che racconta un dramma di pieno novecento. Ma in questo, io credo, c'è già tutto il romanzo.
Lawrence ama l'Inghilterra, la sua cultura letteraria, i suoi paesaggi e le sue tradizioni, ma ne odia la rigide divisioni formali, ha un rapporto conflittuale con la modernità e dall'Inghilterra è stato respinto. Lui, figlio di un minatore, era riuscito a raggiungere i vertici letterari della nazione, ma poi, da amante di una nobildonna tedesca, era stato costretto a lasciare l'Inghilterra. La sua colpa (o, almeno, quello che lui sente venirgli rimproverato) era stata quella di sentirsi uguale ai nobili e amare una nobildonna, per di più straniera.
L'amante di Lady Chatterly mi ha fatto l'impressione di un libro scritto da un autore che sente di non aver più nulla da perdere, che ha più di un sasso nella scarpa da scagliare e che tuttavia non può far a meno di amare disperatamente la sua terra e il suo passato.

LADY CHATTERLY, DONNA DI ROTTURA SUO MALGRADO
Protagonista del romanzo è Costance, Connie, ragazza della buona borghesia scozzese, ben istruita, ma tutt'altro che rivoluzionaria.
Connie è una bellezza quasi dimessa, poco interessata alla moda e certamente non una donna fatale. Fosse stato per lei, si sarebbe accontentata di una vita assai ordinaria. Fidanzata di un giovane nobile, lo sposa durante la prima guerra mondiale e la storia sarebbe potuta finire lì.
Il marito, tuttavia, torna dalla guerra invalido e, un po' per indole, un po' per nascondersi, si rifugia nel proprio distretto minerario, in una magione tetra, isolata da tutto. Lì Connie non ha altro da fare che accudire il marito. Non ha amiche, né una vita sociale autonoma. Il sospetto del lettore è che, invalidità a parte, lord Chatterly non sarebbe stato comunque un buon marito per lei. Sposato quando lo conosceva appena, l'uomo si rivela essere un egocentrico, certo non cattivo, ma tutto concentrato su se stesso e le proprie ambizioni, prima letterarie, poi imprenditoriali. Connie prova ad aiutarlo quando il marito vuole diventare scrittore, ma quando lui decide di dedicarsi in tutto e per tutto al miglioramento delle miniere, a lei non resta che una noiosissima, desolate solitudine.
Tutti ne sono consapevoli, ma l'importante è salvare le apparenze. Il padre le consiglia senza giri di parole di trovarsi un amante e il marito si dichiara pronto ad allevare un figlio non suo, purché concepito senza clamori o scandali.
Connie, dal canto suo, non è certo una mangiatrice d'uomini. Cerca senza convinzione un po' d'affetto tra le braccia di un autore di teatro, ma non è sua intenzione lasciare il marito. 
Uno degli elementi che ho maggiormente apprezzato nella storia è questo. Connie non è che una donna come tante. Si è sposata in modo avventato durante la guerra e che ha avuto la sua dose si sfortuna. Fosse rimasta in città, si sarebbe probabilmente adeguata alla vita ipocrita che le veniva indicata: un amante discreto dietro la facciata di moglie perfetta. 
Ma lì, dove il suo unico svago è il passeggiare nei boschi, incontra il guardacaccia della tenuta. Un uomo del posto, ma che ha studiato, ha fatto carriera nell'esercito, fino a che problemi di salute non lo hanno ricondotto nel borgo natale. Un uomo con i suoi errori sulle spalle, un matrimonio finito male, caratterizzato da uno stano miscuglio di scarsa voglia di mettersi in gioco e di consapevolezza del proprio valore, a prescindere dalle proprie origini.
Ciò che a Connie viene rimproverato non è tanto l'avere un amante, ma che l'amante sia il guardiacaccia e, a un certo punto, il voler scegliere lui.
Ciò che invece a Lawerence non viene rimproverato, ben più del linguaggio, è la sua palese non condanna per i protagonisti. 
Tutto sommato Flaubert lo si può anche pubblicare, dopo tutto è evidente che Madame Bovary è una che si caccia nei guai. Si può empatizzare con lei, ma non negarne gli errori. E alla fine muore male.
L'unico "errore" di Connie è quello di innamorarsi del guardacaccia Mellors, che a ben vedere si rivela un uomo con la testa sulle spalle, e di non cedere all'ipocrisia. Lawrence non condanna i due, non li fa punire dal destino e fa sì che il lettore simpatizzi con loro. Alla fine questo è il vero scandalo del romanzo.

CINQUANDA SFUMATURE DI FORESTA INGLESE
L'amante di lady Chatterly è passato alla storia, tuttavia, per le pagine che descrivono l'amore tra Connie e Mellors in modo troppo esplicito per l'epoca.
Sono le pagine che peggio hanno retto al passare del tempo.
Lawerence si sforza di contestualizzare gli incontri clandestini nel romantico bosco inglese, infarcendo le descrizioni di riferimenti alla natura incontaminata e di ardite metafore. 
Inutile dire che io ho riso tantissimo. Tra i due che si intrecciano fiori l'un l'altro, lei che si "schiude come un anemone" (ponendomi inquietanti domande botaniche, ma com'è davvero un anemone?) e il richiamo degli uccelli del desiderio nella foresta della sua anima (la mia frase preferita in assoluto) ammetto di aver perso parecchio dell'atmosfera.
C'è poco da fare, temo. È passato del tempo da allora e forse lo stesso Lawerence ha sbagliato qualcosa nel mescolare il realismo con un tentativo di ricercata eleganza.
Si tratta, però, solo di poche pagine che hanno, se non altro, il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Connie rivendica il proprio diritto a una vita piena, rifiuta un ruolo che le impone di sembrare una moglie perfetta per vivere fino in fondo un amore maturo. Proprio per non essere un'eroina, è una donna in cui molte lettrici possono riconoscersi. 
Nonostante l'effetto più comico che lirico che possono fare oggi, non mi stupisco che siano state considerate pericolose. Non tanto per le parole usate o per ciò che descrivono, ma per il loro proporre un amore non ingabbiato dalle convenzioni, vissuto da personaggi assolutamente credibili.

PERCHÈ VALE LA PENA DI LEGGERLO ANCORA OGGI
Ho amato moltissimo la protagonista.
Constance è una donna assolutamente credibile nel suo confrontarsi con la realtà quotidiana che si rivela in tutto il suo squallore a seguito di quello che era stato comunque un matrimonio d'amore. Si era sposata troppo giovane, troppo in fretta, sull'onda emotiva della guerra, per poi trovarsi prigioniera della propria, ambita, condizione di Lady. Poco propensa alla rivolta aperta, finisce quasi suo malgrado tra le braccia di un uomo che, come lei, ha alle spalle la sua dose di errori. Solo dopo capisce che è quello l'uomo con cui vuole vivere. Sa che sceglierlo vorrà dire avere tutti contro, persino la sorella che l'ha sempre difesa, ma porta avanti la sua decisione. Questa è la storia di una relazione adulta, tra due persone che hanno sbagliato nella vita e che non vogliono più nascondersi.
Il nemico non è certo lord Chatterly, che tutto sommato alleverebbe anche il figlio del guardiacaccia, se si potesse evitare uno scandalo, ma l'ipocrisia di una società ingessata in cui l'importante è che tutto si compia di nascosto.
In un 2015 in cui i libri per adolescenti propongono ragazzette che convolano a irreversibili nozze vampiriche giovanissime, amori folgoranti e idealizzati nel mito del principe azzurro, bisognerebbe proporre di più storie che spiegano che anche sposando (per amore!) un nobile si può essere infelici.
Se l'eroina di oggi è la scialba Anastasia delle cinquanta sfumature, pronta a sottomettersi alle voglie dell'uomo ricco e potente in cambio dell'agognato matrimonio e del riconoscimento sociale (perché, diciamocelo, ve la immaginate Ana a farsi portare nel "sottoscala proibito" da un ruspante metalmeccanico in cassaintegrazione?), ben venga la riscoperta di lady Chatterly!
Ho apprezzato molto il fatto che Lawerence non condanni i suoi protagonisti, ma neppure idealizzi le loro scelte. C'è un prezzo alto da pagare per entrambi e lo stesso romanzo non assicura che ne valga la pena. Il finale è aperto, alla speranza, ma anche alle difficoltà del futuro. 

C'è dell'ingenuità  e dell'ambiguità di fondo nello sguardo di Lawerence sull'Inghilterra. C'è una certa superficialità nel descrivere i conflitti sociali e una nostalgia struggente per un passato aureo che, in realtà, non è mai esistito. Tuttavia la storia personale di Costance, pur con tutte le sue irritanti foreste interiori, ha ancora tanto da raccontare ai lettori.

19 commenti:

  1. Lessi questo romanzo anni fa e ricordo che mi piacque. Poi naturalmente bisogna sempre considerarlo nell'epoca in cui fu scritto. Allora fece davvero scandalo, sia per l'amore tra due esponenti di classi sociali diverse sia per le scene esplicite che raccontava. Anche Flaubert ebbe un sacco di guai con il suo romanzo, tanto da subire un processo per oscenità.

    Per fare un altro paragone col cinema, quando uscì "Indovina chi viene a cena" fece scalpore, eppure Sidney Poitier era alto, bello, prestante e ricco.

    Per quanto riguarda il linguaggio, qualche tempo fa avevo provato a leggere "Marco Visconti" di Tommaso Grossi, ma ho dovuto abbandonarlo dopo qualche pagina. Davvero troppo troppo datato!

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    1. Il linguaggio a volte pesa, per certi versi più per gli autori italiani che per gli stranieri tradotti, dove, appunto, si gioca di traduzione.

      Per quanto riguarda lo scandalo di questo romanzo ne ragionavo con un'amica giusto pochi giorni fa. Flaubert ebbe un sacco di guai, ma alla fine la spuntò e eravamo a metà '800, 70 anni prima.

      L'amante di Lady Chatterly è del 1928. Mi chiedo se davvero non fosse mai stato edito nulla ti tanto esplicito... Mi viene da pensare che il problema fosse proprio l'implicita benedizione dell'autore ai due amanti.

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    2. Mi inserisco scusate perché io stesso con il serpente piumato ma anche con figli e amanti (bellissimo anche questo) l unico "problema" me lo sono posto rispetto al linguaggio. Il punto è che anche la traduzione è datata. Ho comprato l'edizione più moderna ma devo ancora leggerla. Da un lato spero acquisisca più fluidità di lettura dall'altro temo perda lo stile di linguaggio dell'epoca. A dirla tutta è stata la prima e unica volta in cui mi sono fatto questo genere di domande con un romanzo, forse un motivo ci sarà

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    3. In generale L'amante di Lady Chatterly ha uno stile molto elegante e retrò, sembra davvero una Jane Austen con un po' più di astio e mi è piaciuto molto. Le parti datate sono quelle erotiche. Quelle credo siano insalvabili da qualsiasi traduzione. Penso risultassero un po' ridicole già nel 1928, ma adesso è impossibile leggerle senza sghignazzare, temo.

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  2. A me è piaciuto molto e credo che contestualizzandolo sia un gran bell'esempio di scandalo erotico ben scritto. Sandra

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    1. Certo. E secondo me c'è molta "ciccia" a livello di contenuti, oltre alla parte erotica.

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  3. Uno dei libri che maggiormente mi colpirono quando lo lessi all'università. Mi fece capire che la separazione tra il corpo e la mente che talvolta teorizziamo sia in realtà una forzatura pericolosa. Mente e corpo sono inscindibili.

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    1. Sì, è una parte interessante anche quella.

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  4. Adoro Lawrence, ma non ho mai letto il suo romanzo più noto, anzi ne ho letti solo due, però soprattutto Il Serpente piumato (che poi è il penultimo suo romanzo se non erro) mi ha aperto il cuore. Secondo te tra quello e L'amante di Lady Chatterley ci sono "assonanze"?

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    1. Ah, non so proprio come risponderti, dato che è il primo romanzo di Lawrence che leggo... È molto inglese, mentre "Il serpente piumato" dovrebbe risentire molto delle esperienze fatte durante i suoi viaggi (sbaglio?). Di certo c'è molta attenzione alla natura, cosa che da quanto ho letto è tipica dell'autore.

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    2. Sì viaggi nel Messico di quegli anni

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  5. Lo ammetto, non ho mai letto questo libro, ma visto che sono in fase di "rilettura" dei classici lo aggiungo alla lista, se non altro per imbattermi in quelle deliziose metafore!

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    1. È una lettura che vale la pena. Certo, le "50 sfumature di foresta"... Bisogna prenderle un po' come sono. A volte con una risata.

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  6. Lo considero un must per principio e occupa uno dei primi posti nello scaffale della mia libreria contenente i libri in attesa di lettura. Questo tuttavia non gli garantisce ancora di essere letto in tempi brevi ^^

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    1. Guarda, la prima parte mi è volata proprio. Mi sono arenata invece da quando inizia la relazione con il guardiacaccia, anche perché, pur trattandosi di un brav'uomo assennato, lo trovo personalmente di una noia abissale. Poi, quando l'ultima parte, quando la relazione viene scoperta è di nuovo volata via velocissima.

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  7. Mi hai convinto! Lo metto in lista coi classici da leggere.

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    1. Poi fammi sapere cosa ne hai pensato!

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  8. Davvero bello questo tuo post , hai colto davvero bene il senso del romanzo o, almeno, quello che a me era piaciuto molto, l’aspetto rivoluzionario di Connie che sceglie di non vivere nell’ipocrisia sociale e di vivere la sua storia alla luce del sole con l’uomo che sceglie e, a differenza di altre eroine che muoiono miseramente avvelenate o sotto un treno, lei vive con il suo amato in un finale aperto.
    Ho amato molto questo libro (letto già parecchi anni fa) proprio per questo suo aspetto rivoluzionario, devo andare a riguardarmi le pagine delle metafore che non ricordo, così per sorridere un po’ :-)

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    1. A me è piaciuto anche il fatto che Connie non voglia affatto essere una rivoluzionaria, in un certo senso capita per caso tra le braccia del guardiacaccia, cerca anche di mantenere la relazione segreta, insomma, è anche un po' vigliacca, tutt'altro che un'eroina. Alla fine però si butta. E di certo non sotto un treno.

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