lunedì 12 marzo 2018

Di gatti e di 5 influenze letterarie


Mi sono resa conto che non vi ho più aggiornato sulla sorte di Orlando Calibano Nerone, primo del suo nome, il persiano avventurosamente giunto a casa nostra prima di Natale.
Misterioso come il suo oscuro passato, stava asserragliato nello studio.
Ecco, il suo passato oscuro rimane oscuro, ma la foto, scattata nell'area giochi della pupattola e a pochi passi dalla pupattola stessa la dice lunga sul suo essersi ambientato. Avrei anche una foto con un giocattolo rosa posizionato sulla sua testa a mo' di cappello, ma l'ho ritenuta lesiva per la sua dignità felina. 

Tornando a cose più letterarie, gira tra i blog in questi giorni il meme sui libri che più ci hanno influenzato. 
Mi scuso in anticipo. Non so dire da chi sia partito il meme. Ho già letto parecchi post in merito e non so dire quale sia stato il primo che ho letto, né se quello fosse a tutti gli effetti il post originale. 
Ci ho pensato un po' prima di scriverci su, perché delle letture che per me sono state fondamentali, quelle che mi hanno, dicendola banalmente, cambiato la vita, ho già scritto parecchio. Ma se parliamo non di folgorazioni esistenziali, ma di riflessioni stilistiche, le cose cambiano. Quali sono i testi che più sono penetrati nella mia scrittura o che rappresentano mete ideali e ancora irraggiungibili?
Qui la cosa si fa più interessante, anche perché non posso parlare propriamente di "libri". E di cosa allora? Beh, eccole qui, le mie 5 influenze letterarie



Ursula Le Guin
Il primo punto è il più banale, quando si ha un'autrice preferita.
Di lei, che purtroppo ho letto solo in traduzione italiana o francese, amo l'eleganza semplice, la sua capacità di alludere senza mostrare. I suoi personaggi e i suoi mondi hanno sempre una sorta di serenità, più o meno apparente, che sta in equilibrio si abissi di disperazione e allo stesso modo le sue descrizioni sono sempre dolci, anche quando si parla di cose terribili. Vi è inoltre una rara capacità di sintesi, più evidente ancora nei racconti che nei romanzi. Mi piacerebbe apprendere tutto questo e farlo mio. Qualcuno, recensendo l'antologia La spada, il cuore e lo zaffiro, ha subito individuato il mio racconto più "Leguiniano": Anche se ti uccide.

Ernest Hemingway – Colline come elefanti bianchi
Non sono una fan di Hemingway. Non mi piace come persona e mi interessano poco gran parte dei suoi argomenti. Lo so che Il vecchio e il mare è un capolavoro, ma mi annoia già il sentirne parlare. E ho sofferto terribilmente Addio alle armi, concludendo che le sue ossessioni non sono le mie e fatico a capirle.
Però scrive da dio. Ne ho avuto la prova di nuovo, di recente, con la lettura di Festa Mobile.
In questo mio rapporto ambivalente con Hemingway si staglia il racconto Colline come elefanti bianchi. È un racconto fatto quasi esclusivamente di dialoghi. Come se spiassimo una coppia che sta parlando alla fermata del treno. E da quel dialogo emerge il senso di vuoto che assale la coppia, lei soprattutto, sul punto di mettere in atto una scelta già presa. Al di là del contenuto, che un po' mi irrita, come tutto Hemingway, la sua capacità di concentrare tutta una storia in un attimo e di raccontarla solo attraverso il dialogo mi ha folgorato. È un racconto che si basa sul non detto. Quale sia la cosa che la donna deve fare non è mai esplicitato, così come non sono mai esplicitati i sentimenti che prova, né il latente conflitto con l'uomo. Eppure tutto appare cristallino al lettore, così come sembra di essere in quella stazione sperduta e se ne sente la polvere e lo squallore.

Francesco Guccini – testi di canzone
Ora posso farlo molto meno, perché scrivo quando capita, come capita, per lo più in aula insegnanti o alla sera, con la tv accesa. Ma il top per me è farlo con il sottofondo musicale di cantautori italiani. All'inizio non ci facevo caso. Ma quelle parole che passavano in sottofondo e che quasi mi pareva di non ascoltare, pian piano entravano nei miei testi. E, tra tutti, un posto particolare ce l'ha Guccini e in particolare alcune sue canzoni. Non sono le sue più famose, a volte neppure le più riuscite, ma ci sono canzoni di Guccini che sono a tutti gli effetti dei racconti. Penso ad Autogrill, Piogge d'Aprile, Il pensionato. Si tratta di piccoli affreschi narrativi che tratteggiano personaggi o situazioni. Credo che Guccini sia in questo senso un caso unico, i cui testi non posso essere definiti "poesie", come a volte si fa con i cantautori, ma "racconti". In questo senso per me è stato illuminante. La sua capacità di descrivere con poche pennellate è una capacità che vorrei imparare. La forza di una singola metafora ben piazzata (il suo famoso "bionda senza averne l'aria, quasi triste, come fiori o erba di scarpata ferroviaria" rimane per me inarrivabile), la capacità di cogliere un'intera psicologia da un gesto (andare a riascoltare o a rileggere il pensionato) sono cose che vorrei tanto saper padroneggiare.

Fred Vargas – Sotto i venti di Nettuno
Fred Vargas è di sicuro l'autrice che mi ha messo sulla via del giallo, ma è un aspetto stilistico che mi ha folgorato.
Come più o meno tutti, anch'io conoscevo il flusso di coscienza e, quasi come tutti, lo associavo a narrazioni estremamente serie, indagini psicologiche profonde, bellissime, magari, come nella mia recente lettura di Gita al faro, ma non esattamente leggere.
In alcuni romanzi, sopratutto in Sotto i venti di Nettuno, Fred Vargas piazza delle mezze paginette di flussi di coscienza per ottenere degli effetti non dico comici, ma quanto meno bizzarri. Perché se si entra nella testa di un personaggio dallo spiccato pensiero laterale, come Adamsberg, il suo flusso di coscienza diventerà quanto meno surreale. E alla realtà concreta di un'indagine si mescoleranno cattedrali gotiche, pesci di profondità e Nettuni usciti da cartelloni pubblicitari, in una percezione onirica della realtà che acquista un sapore tutto particolare.
A Fred Vargas vorrei rubare questa capacità di integrare il surreale dei pensieri di personaggi bislacchi nella descrizione della realtà e anche l'elasticità mentale per poter utilizzare in modo alternativo le tecniche di narrazione che già conosco.

Elisabetta Bucciarelli – Dritto al cuore
Molti autori italiani, devo dire, lavorano sulla connessione tra personaggi, trama e ambientazione, avendo in quest'ultima il loro elemento di forza. Basti pensare al – dal me non molto amato – Le otto montagne, togli la montagna e togli il romanzo. Ecco, Dritto al cuore per il momento per me è l'esempio migliore di interazione risuscita tra ambientazione, trama e personaggi (tanto che il successivo romanzo dell'autrice, privo di un'ambientazione altrettanto pregnante non sono proprio riuscita ad amarlo). Ambientazione che plasma i personaggi, sia quelli figli del luogo, sia quelli giuntivi lì e deviati, questo caso dalle montagne e dall'isolamento, su pensieri differenti. Ambientazione che plasma la storia ma che non la annulla, come nel caso de Le otto montagne.
Ho provato a scrivere qualcosa del genere, con un romanzo che al momento io ritengo la mia cosa migliore, ma gli editori a cui l'ho proposto (pochi in verità) al momento non sono della stessa opinione. Forse devo "solo" fare ancora di meglio.

12 commenti:

  1. Ma che bel micione e ma ora devi postare anche la foto con il cappellino rosa XD sono curiosissima! Hai mai pensato ad autopubblicarti?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ho tutte le competenze necessarie per autopubblicarmi, né voglia di spendere per affidarmi a dei professionisti. Di certo non ho il tempo per curare in toto la promozione.
      Aspetto ancora che arrivi l'editore giusto, ma solo quello giusto giusto, perché preferisco tenere nel cassetto che pubblicare col primo che passa.

      Elimina
  2. Tolto Guccini (ma onestamente non è un cantautore che mi piaccia granché) gli altri sono proprio a zero, non ho letto assolutamente nulla. Può essere uno spunto per prossime letture.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Secondo me un certo Guccini è quasi meglio da leggere che non da ascoltare, non canta canzoni, ma musica racconti, può piacere o non piacere, per stile e temi, ma sa come mettere una parola a fianco all'altra.

      Elimina
  3. Non avevo dubbi che Ursula Le Guin fosse al primo posto nella tua classifica di influenze stilistiche. Mi ha sorpreso Hemingway, anche se le tue motivazioni nella scelta sono cristalline. Ho deciso anch'io di partecipare al meme, lo sto preparando proprio in questi giorni. In effetti ci vuole un po' di riflessione su un tema come questo. Nel frattempo mando un saluto pieno di ammirazione a Calibano.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Uno stile può colpirci anche al di là della sintonia con l'autore, credo, d'altro canto ci sono stili meravigliosi che però reputo inarrivabili, neppure ci provo, come quello della Yurcenaur.

      Elimina
  4. Bello che tu abbia inserito anche i testi di canzoni, in effetti è possibile che certe influenze possano arrivare anche da parole che si ascoltano, non solo dalle letture. Anzi, a ben pensarci potrebbe essere capitato anche a me, visto che ho sempre scritto con la musica nelle orecchie e in passato ascoltavo molte canzoni italiane.
    Comunque (solo per cronaca, ovviamente) sono stata io a proporre questo meme :) Quindi grazie per averlo ripreso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco.
      Ero sicura di aver letto un post in merito da te e di averlo commentato, ma non ero sicura che fosse il "post padre" e sinceramente non ho avuto il tempo per controllare.
      Grazie davvero per lo spunto, mi è piaciuto molto ragionare su questo argomento.

      Elimina
  5. Non ho letto nessuno dei libri che citi, però conosco a memoria quasi tutta la discografia di Guccini (dico quasi perché gli ultimi dischi non li ho comprati), mi ritrovo moltissimo in quello che dici sulle sue canzoni. Sono dei veri racconti, il pensionato è una delle canzoni a cui sono più affezionata, è un meraviglioso memorabile affresco di vita quotidiana. Ascoltare le canzoni di Guccini è come assistere a un piccolo film, mi vedo scorrere le immagini davanti agli occhi. In effetti è vero, le canzoni che amiamo e che accompagnano la nostra vita possono influenzare la nostra scrittura.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Come è ovvio, la penso esattamente come te.

      Elimina
  6. Che bello, questo meme! :)
    Potrei partecipare anch'io, dovrei rifletterci un attimo. Della Bucciarelli credo di aver letto qualcosina, tempo fa, anzi ne sono sicura, però non ricordo il titolo del libro. In preda alla curiosità, vado a vedere. ;)

    RispondiElimina