mercoledì 11 aprile 2018

Riflettere e riflettersi nella scrittura


Ho terminato di scrivere (con molta sofferenza) il mio racconto molto sofferto.
Non so darne un giudizio tecnico, ma il fatto che non sia destinato, almeno a breve, a una pubblicazione mi permette di ragionarci con più distanza, o almeno da altri punti di vista.

Per un po', almeno, non voglio scrivere pensando a una possibile pubblicazione, non è esatto dire, in questo caso, neppure che io abbia scritto per il puro piacere di farlo. Ho scritto per dare una forma i sentimenti, in questo caso al magone, alla tristezza per alcune cose che non si possono fermare e alla paura.
Non è stato facile, ma mi ha fatto bene, nonostante il rischio "psicoterapia fai da te" insito nella scrittura di certe storie.

I miei nuovi ritmi di vita mi hanno imposto anche dei ritmi di lavoro più lunghi. Un racconto che una volta avrei scritto in una settimana mi ha tenuto compagnia quasi un mese e questo mi ha permesso di ragionarci meglio.

La scrittura è davvero il metodo con cui rielaboro la vita. Qui ci è entrato di tutto, lo spettacolo di falconeria a cui ho assistito a Pasquetta, una lezione di storia che ho preparato per i miei ragazzi, le cose che ho visto e che ho letto ultimamente, persino i mondiali di pattinaggio, le cose con cui si è parlato con gli amici. Allo stesso modo è impossibile trovare nel testo le cose che ho nominato prima, ad eccezione della falconeria, anche se niente è ricollegabile a questa più recente esibizione a cui ho assistito.

Non mi piace quando ci si chiede in quale personaggio un autore si immedesima. Con tutti e con nessuno.
Ci sono alcuni tipi di personaggi che posso rendere credibili e altri che non mi verranno mai naturali. Tutti quelli di questo racconto hanno un enorme senso del dovere che li schiaccia o li motiva. Bene o male questo ritorna in quasi tutti i miei protagonisti, di qualsiasi storia, perché in fondo io sono così. Devo fare le cose che devo fare, devo farle bene e non mi faccio sconti. Né io né i miei personaggi siamo bravi ad autoassolverci.
Poi però c'è sempre un personaggio che è più mio. E qui, in retrospettiva, vedo tutta la mia capacità mimetica, faccio davvero di tutto per nascondermi. Cinque punti di vista, uno solo femminile ed è, tra tutti, quello più lontano da me, oltre che quello che mi è uscito peggio. Di certo non è il personaggio più carismatico.
In retrospettiva, scopro di averci messo molto più di me di quanto intendessi. Eccolo lì, a 17/18 anni, l'unico del gruppo troppo concentrato su se stesso per avere o aver avuto un vero interesse sentimentale, che non sa neppure dire se sia stato innamorato o no. Diviso tra l'istinto di fare e quello di paralizzarsi per la paura. Col desiderio di trovare una causa a cui votarsi, ma possibilmente senza esporsi troppo. Insomma, ci ho messo dentro tutta la mia vigliaccheria!

Devo dire che mi è piaciuto molto scrivere senza pensare a una finalizzazione. Poi magari qualcosa ne uscirà comunque, ma non è quello lo scopo. Mi è venuta persin voglia di scrivere qualcosa che non potrebbe in alcun modo essere pubblicato, per il puro piacere di scrivere. Sono in attesa di un paio di riscontri su cui, in realtà, non ho molte speranze (anche se in qualche modo bisognerà cercare casa almeno a una di queste storie). Sono contenta, in tanto, di aver ritrovato una mia dimensione più intima e in fondo più soddisfacente della scrittura, non rivolta a un riscontro esterno, quanto a un riflettere e un riflettersi.

12 commenti:

  1. Notevole la tua consapevolezza.
    Sui rischi della psicoterapia fai da te, ottima definizione, temo di correre lo stesso rischio appunto, ma tutto sommato i benefici immediati valuto siano importanti e concreti fin da subito, per cui non me ne preoccupo troppo.

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    1. In effetti scrivere questo racconto mi ha fatto bene, anche se alla fine volevo ubriacarmi...

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  2. La scrittura è un'ottima terapia da questo punto di vista. Non offre soluzioni, ma almeno, forse, auto-accettazione di quel che si è.

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    1. O di quello che inevitabilmente succederà.

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  3. La libertà di scrivere senza porsi obiettivi pratici credo sia impagabile. Non è nelle mie corde, purtroppo, e ne sento la mancanza.

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    1. Invece io lo sto facendo proprio in questi giorni ed è davvero liberatorio.

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  4. scrivere per il piacere di scrivere. Sai come e in quale occasione ho scoperto questo. l'unico cruccio è non avere abbastanza tempo per scrivere, le tante idee che rimangono nella testa....ciao

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    1. Ecco, io ho scoperto che se una storia vuole davvero uscire esce. Magari non al meglio, magari scritta a pezzettini di dieci minuti per volta, ma esce.

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  5. La scrittura come specchio è una bella definizione. Poi c'è anche il lettore che scopre altre cose ancora, nella trama e nei personaggi, cui non avevi pensato, e questo è sorprendente. Bisognerebbe scrivere con senso di libertà, ma non sempre è possibile.

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    1. Al momento è la cosa che desidero di più. Poi più avanti si vedrà.

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  6. Molto bello questo tuo post, scrivere diventa sempre un percorso terapeutico, anche se ci sono racconti che toccano corde più profonde di altri. Spesso ci nascondiamo dietro i personaggi, talvolta pezzetti di noi sono presenti in più di uno. Anch'io a volte mi sono mimetizzata in qualche personaggio, spesso maschile, per non farmi trovare. La scrittura libera senza una precisa finalizzazione può dare moltissimo e far emergere pezzi di anima nascosta.

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