venerdì 21 settembre 2018

Una storia particolare

Quest'estate ho scritto una storia con l'intento preciso, tra le altre cose, di pubblicarla sul blog.
Adesso, però, sono giorni che rimando il momento, trovando scuse più o meno valide (è troppo lunga, saranno almeno 15/20 puntate...), per non affrontare il fatto che il realtà è l'idea di farla leggere in sé che mi imbarazza...

Andiamo con ordine a circoscrivere i fatti.

Questa storia nasce come costola della "scrittura privata" che mi ha tenuto impegnata per qualche mese, che, a sua volta, nasce, tecnicamente, come una fanfiction, cioè come elaborazione di personaggi non originali e senza autorizzazione. Il fatto che la scrittura privata non fosse pubblicabile, in realtà, per me, è stato un enorme sollievo, mi ha permesso di giocare e sperimentare come in altre circostanze non mi sarei concessa e le storie prodotte hanno acquisito un senso particolare per me e le altre persone coinvolte.

Questa, però, è una storia "costola". Uno stranissimo ibrido. Vi sono personaggi che non ho creato io,  circa la metà di quelli totali, ma sono raccontati in un contesto talmente staccato dalla storia originale che, cambiando i nomi, risulterebbero del tutto autonomi. Al massimo "ispirati a". La vicenda è del tutto indipendente rispetto a quella da cui ho "rubato" parte dei personaggi. Il piano originale, infatti, prevedeva la pubblicazione sul blog con i personaggi indicati con solo l'iniziale del nome puntato (il che ha previsto un certo lavoro per evitare sovrapposizioni). Questo per un mio scrupolo sentimentale a non volerli immaginare con un nome differente.

È una storia talmente profondamente mia che quasi me ne vergogno.
Parla di sport, di cosa significhi dedicarci la propria vita con il rischio di non farcela. 
Parla di chi non ce l'ha fatta e di chi ha proseguito la corsa da solo.
Parla di adolescenti, guardati per lo più dall'esterno, da chi dovrebbe essere "super partes" ma, così, facendo dovrebbe abdicare alla propria umanità.
Parla di adolescenti, dei loro drammi spesso negati, di dolori nascosti, di punti di rottura.

Allo stesso tempo è una storia così poco mia che me ne vergogno.
Non ha davvero nulla a che fare con quella da cui ho preso parte dei personaggi, che è ambientata circa 15 anni dopo ciò che racconto io, ma quello che volevo raccontare aveva senso solo mantenendo la nazionalità di questi personaggi. Mi sono quindi trovata con un'ambientazione che non mi appartiene, la Russia dei prima anni 2000.
Già di base odio ambientare storie in luoghi del mondo reale in cui non sono stata. Ho bisogno quanto meno di aver respirato quell'aria per poter tentare di riprodurla su carta. Purtroppo, però, non potevo andare a San Pietroburgo solo per questo racconto. L'effetto che ho ottenuto è stato "film italiano con pochi fondi", cioè un racconto quasi tutto in interni. Per carità non penso che questa gente stia molto all'aperto, considerato la vita che fa e il clima, ma qui si è trattato di una fuga bella e buona.
Oltre tutto, ambientare una storia in quegli anni in Russia con personaggi adulti e adolescenti significa che gli adulti sono cresciuti in Unione Sovietica e gli adolescenti in Russia. E questa non è una cosa da poco. Non si può ignorare, ma raccontarla così dall'esterno, per pura immaginazione, è quanto meno arrogante.

Infine tutto questo è nato per quello che doveva essere un gioco leggero nato da uno spunto narrativo dello spessore della carta velina usurata. A un certo punto, però, ha smesso di essere solo un gioco. Di certo ha smesso di essere leggero.
Questa storia in particolare ha una prima parte quasi disneyana, tanto sembra leggera e a lieto fine. Nella seconda, però, le cose si complicano parecchio e si toccano alcune tematiche non proprio soft. Ho cercato di trattare questi aspetti con la massima sensibilità possibile, ma il rischio scivolone è comunque sempre in agguato.

Quindi, ricapitolando, ho una storia che è profondamente mia nelle tematiche, ma che mi ha costretto a inoltrarmi in mondi che sento di non controllare e di non aver davvero il diritto di narrare.
Parla di sport, adolescenza e adulti che hanno a che fare con adolescenti e cercano in qualche modo di traghettarli verso l'età adulta. È lunga e andrà spezzata in almeno quindici capitoli.
La volete leggere?

11 commenti:

  1. Mi hai incuriosita tantissimo con questa introduzione, spero che la posterai presto **

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  2. Io ti commento di rado ma leggo tutto. E leggerò con piacere anche la tua storia, se alla fine deciderai di postarla: per quanto mi riguarda perciò la risposta alla tua domanda è un "sì" :) .

    E poi, secondo la mia modesta opinione, fa sempre bene uscire dal proprio guscio e soprattutto ricevere commenti sulle proprie storie: può aiutare chiunque, anche chi ha già un lungo percorso alle spalle. Perché diciamolo: non si smette mai di imparare e migliore ^_^ .

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  3. Ciao Tenar, arrivo nel tuo blog e ti scopro oggi.
    Non conoscendoti trovo che l'idea di farci leggere questo tuo racconto con il quale sei in conflitto per i vari motivi che hai spiegato nel blog sia davvero importante perché solo mettendoti in gioco visto tutto il lavoro e l'impegno e donandolo a chi ti legge avrai le risposte ai tuoi dubbi.
    Per cui alla domanda rispondo: sì.
    E tornerò per farlo.
    E tornerò ancora perché la tua casa mi è piaciuta subito.
    Ti salvo nel mio blogroll e a prestissimo!

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    1. Benvenuta, Mariella!
      Ti ringrazio davvero per il tuo commento.

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  4. Per ambientare una storia in un paese che non si conosce, senza sborsare soldi per andarci, come nel tuo caso, ci sono altre soluzioni: leggere alcuni libri di autori russi moderni e vedere qualche film.
    20 puntate sono tante, secondo me, ma anche 15. Perché non ne fai un ebook da scaricare e qui pubblichi solo un estratto?

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    1. Per la documentazione, ovviamente, ho fatto il possibile e, per la parte sportiva, ho fatto fare l'impossibile alla mia consulente di fiducia, ma la conoscenza di seconda o terza mano è, appunto, di seconda o terza mano.
      Quanto all'ebook, è sicuramente un buon consiglio. Purtroppo al momento ho a mala pena il tempo di aggiornare il blog, non ho mai creato un ebook in proprio e non ho i fondi per farlo creare e, credo, non lo farei comunque per una storia che nasce da uno spunto non mio, è e deve rimanere, amatoriale.

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  5. Anch'io leggerei volentieri la storia... anche perché i russi sono un popolo che mi incuriosisce enormemente. Lo scarto che delinei tra gli adulti vissuti al tempo dell'Unione Sovietica, e gli adolescenti di oggi è già di per sé molto interessante!

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    1. Lo so che è interessante. Il problema è che, per quanto abbia cercato di documentarmi, è un tema troppo oltre la mia portata. Oltre tutto non sono gli adolescenti di oggi, ma gli adolescenti del 2000, dato che il racconto si ambienta tra 2000 e 2002...

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