giovedì 25 giugno 2020

Letture dimenticate



Riemersa dalla lettura degli oltre 130 racconti del concorso giallo, sono stata colta da improvviso analfabetismo. Non ricordo un periodo della mia vita in cui la lettura mi attirasse meno. Se proprio a sera ho un momento libero boccheggio davanti alla tv, incappando in serie Netflix che alcuni miei alunni saprebbero girare meglio, ma che mi attraggono come fa la luce con la falena. In effetti al momento devo avere più o meno la vivacità intellettuale di una falena non troppo sveglia. Eppure, perfino dal mio stato di falena, ci sono libri di cui parlare.

Le sette morti di Evelyn Hardcastle – Stuart Turton

Riordinare il salotto con un tornado di quasi quattro anni in casa è una metafora perfetta dell'inutilità del nostro affaccendarci, tuttavia è servito per mettermi in mano un libro di cui mi sono resa conto di non aver parlato qui. Ed è quasi un delitto, perché si tratta di un libro che non solo mi ha avvinto a sé, ma è stato spunto per costruire l'avventura di gioco di ruolo che,  tramite skype, mi ha accompagnato per tutto il lockdown.
Le sette morti di Evelyn Hardcastle è un libro tutto di struttura e di atmosfera. Uno di quei casi emblematici in cui l'idea è semplice e geniale e può essere riassunta in pochissime righe.

Un uomo è costretto a rivivere per sette volte una stessa giornata, ognuna in un corpo diverso, per cercare di scoprire chi ucciderà, alle undici in punto della sera, la bella Evelyn.

Ogni giorno il protagonista si sveglia in una tenuta inglese, ipoteticamente negli anni '20, ogni giorno scopre quale corpo gli appartenga e inizia la corsa verso l'inevitabile (?) morte.
Bastano pochissime pagine per avere la certezza che questa sia una punizione. Poco importa che si tratti di un metafisico inferno o di una tecnologica prigione di ologrammi. A casa Hardcastle tutto è grigio e opprimente, vi grava il peso di un altro omicidio, compiutosi anni prima, vi grava l'infelicità di tutti i suoi abitanti. Si sente quasi l'odore di muffa e di abbandono. E questo è il primo e forse più grande punto di forza del romanzo. Da casa Hardcastle si può solo desiderare di fuggire. Poco importa chi sia davvero il protagonista, perché sia lì, si empatizza subito con lui, si appoggia immediatamente il suo desiderio di andarsene. Per quanto il romanzo sia molto ben costruito è l'atmosfera a tener avvinto il lettore, a creare la sospensione di incredulità necessaria per accettare la stranezza di accettare le parole di un incongruo personaggio vestito da medico della peste che promette la libertà in cambio della soluzione del giallo. Qualsiasi cosa pur di fuggire da lì!
Poi c'è la struttura, che funziona dannatamente bene. Si crea un bellissimo cluedo con cui il lettore interagisce, complice una dettagliata cartina della magione. 
La cosa che più mi ha colpito di questa costruzione è che il protagonista, quando cambia corpo, cambia inevitabilmente anche cervello e ne subisce l'influenza. Non muta la sua etica, non è stravolta la personalità, ma il pensiero è ora più lento e ora più acuto, persino l'indole dell'ospite lo influenzano, rendendolo più incline alla paura o alla violenza a seconda dei casi.
È questa struttura che ho cercato di ricreare per l'avventura di gioco di ruolo, anche se sono stata consapevole fin dall'inizio che quest'atmosfera marcescente io non avrei mai saputo renderla e ho quindi trasformato casa Hardcastle in una più vivace corte rinascimentale.
In ogni caso è una lettura consigliatissima. Un libro di puro intrattenimento, sia chiaro, ma che svolge benissimo il suo lavoro.

Il collezionista – Sergio Toppi


Sono un'amante del fumetto e non avevo in casa neppure un volume monografico di Toppi. Ecco, questo, mi sono accorta, è un sacrilegio.
Innanzi tutto Toppi è un disegnatore eccezionale e nelle storie raccolte in questo volume (e ancora di più in Sherazade) raggiunge dei vertici di virtuosismo grafico a cui si unisce una rara precisione per il dettaglio etnografico. 
Leggere Il collezionista è quindi in primo luogo un raro godimento visivo.
Appena aperto il volume, quindi, quasi mi aspettavo che la storia non mi avrebbe quasi per nulla interessato, insomma, di essere davanti a un'opera da guardare, più che da leggere (com'è per certi versi la già citata e bellissima Sherazade di Toppi). Invece Il collezionista è una narrazione tutt'altro che priva di fascino. Innanzi tutto c'è lui, il Collezionista, una contraddizione vivente. Un uomo senza nome che vive per raccogliere oggetti rari e preziosi, spesso magici. Sembrerebbe un frutto estremo dell'epoca coloniale in cui si muove, un ladro europeo della peggior specie, e invece, tavola dopo tavola, scopriamo che il Collezionista simpatizza con i perdenti e con gli oppressi, forse, chissà preferirebbe vivere insieme alle popolazioni che deruba. Perché le deruba. Tanto pare generoso e comprensivo il Collezionista nel corso delle sue avventure, tanto è spietato quando si viene al dunque e deve avere ciò che vuole avere. Deve avere. In un desiderio di possesso che appare senza gioia, più maledizione che altro. Nel corso delle avventure, Toppi ci fa fare letteralmente il giro del mondo, con la capacità rara di restituirci in due o tre tavole non solo l'atmosfera di un luogo, ma una vera, rapidissima ma intensa immersione in un mondo altro. C'è, dietro alle relativamente poche tavole di questa raccolta di storie una profondità etnografica unica. Toppi, qui, sembra in primo luogo un antropologo dalla rara capacità affabulatoria che riesce a plasmare le immagini secondo il suo volere.
Anche questa, quindi, è un'opera consigliatissima, in grado di onorare intere popolazioni attraverso la storia di un uomo che, di fatto, le deruba.

A latere, per i veri amanti dell'illustrazione, non posso che consigliare anche Sherazade, che da un punto di vista grafico è il capolavoro di Toppi. In questo caso, però, le storie sono quelle de Le mille e una notte, a cui però il fumettista ha regalato una veste grafica che definire sontuosa è riduttivo.



4 commenti:

  1. L'idea che hai avuto di creare un'avventura dalla lettura di un romanzo è molto interessante, la storia mi ricorda un po' la serie Netflix (che in un modo o in un altro è sempre presente) Altered Carbon. Mi piacerebbe dare un'occhiata a quell'avventura, per favore se e quando puoi mi potresti mandare il testo? Grazie mille in anticipo!

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    1. Ho dei materiali e degli appunti, non un'avventura scritta per benino, posso mandarteli, nella speranza che si capisca qualcosa!

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    2. Tranquilla ed ancora grazie mille! :)

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  2. Anche facendole io, non c'è verso di far visualizzare le immagini di questo post. Mi spiace.

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