giovedì 29 gennaio 2015

Il cuore della storia – Scrittevolezze


In questi anni ho ricevuto un'enorme quantità di consigli sulla scrittura. Alcuni li ho cercati, altri sono arrivati non richiesti. Alcuni si sono rivelati vitali, altri interessanti, altri ancora dannosi.
Di molti l'importanza l'ho capita solo a posteriori o comunque solo a percorso di scrittura iniziata.
Uno di quelli che oggi considero più sensato e che infatti mi è giunto in diverso forme e da più parti si può riassumere così:

Sei davvero consapevole di quello che vuoi raccontare?
Qual è il nucleo della tua storia, quel cuore pulsante intorno a cui ruota tutto il resto?
Hai davvero in mano le redini della tua storia solo quando ne conosci il cuore e sei in grado di esporlo in non più di due/tre righe.

Il cuore della storia – ciò che per noi è davvero importante
Che cos'è che ci spinge a scrivere, qual è la cosa che davvero vogliamo raccontare?
Rispondere a questa domanda non è né semplice né banale. Spesso ci innamoriamo di un personaggio, di una scena o di una trama. Iniziamo a scrivere pieni d'entusiasmo, ma pagina dopo pagina, l'entusiasmo scema fino a scomparire e la storia resta incompiuta.
Forse non avevamo focalizzato bene la risposta alla domanda: perché ho bisogno di raccontare questa storia?
La narrativa non è cosa da poco. Richiede impegno, dedizione, tempo sottratto ad altri. Dobbiamo sentire la necessità di tutto ciò. Perché una storia nasca, deve esserci una motivazione che ci renda necessario scriverla, che giustifichi tutte le attenzioni che dovremo darle. Se non siamo consapevoli di che cosa sia ciò che ci spinge, rischiamo di soccombere alla domanda: chi me lo fa fare?

Il cuore della storia non è la morale della favola
Non è il messaggio che vogliamo lanciare.
È ben difficile che una buona storia nasca dall'intento preciso di lanciare un messaggio, anzi, partendo dall'intento morale è assai più facile che esca una storia piatta e banale. È invece molto più comune che i valori dell'autore escano con naturalezza dal procedere di una narrazione complessa.
Il cuore della storia può nascere come una domanda morale, piuttosto che come un'affermazione. Faccio un esempio su un tema di cui non ho alcuna voglia di scrivere davvero. È molto più facile che esca una buona storia partendo dalla domanda aperta: come reagirei di fronte a una malattia terminale? Piuttosto che dall'affermazione Sono contrario all'eutanasia.
Nel primo caso abbiamo un tema morale da sviluppare che può diventare il cuore di una storia complessa, nel secondo una morale preconfezionata a cui far aderire a forza la storia. Se io sono contraria all'eutanasia, la cosa emergerà ugualmente anche partendo dalla domanda, ma in modo molto più forte a livello emotivo. La domanda aperta, infatti, mi invita a mettermi in gioco e mettere in discussione i miei stessi valori.
Secondo me sotto ogni buona storia c'è un tema morale da sviluppare. Forse non è propriamente il cuore, può anche non apparire esplicitato nelle fatidiche due righe. Più che il cuore potremmo chiamarlo l'anima della storia.

Il cuore della storia è un nucleo narrativo
La domanda dell'esempio precedente come reagirei di fronte a una malattia terminale? (evviva l'allegria) è già un nucleo narrativo, perché porta ad altre domande di tipo narrativo: di chi è la malattia? Del protagonista o di un suo caro? Ha già persino un'indicazione stilistica: è in prima persona. È già una storia.
Il cuore della storia è il nucleo narrativo principale, individuarlo ci aiuta a capire qual è la parte della trama per noi più importante. È la bussola che ci impedirà di perderci lungo la stesura.

Il cuore di ogni storia può essere raccontato in due righe
Abbiamo capito che sotto la nostra esigenza di raccontare c'è la necessità, più o meno consapevole, di sviluppare un tema morale che prende la forma di un nucleo narrativo. Da qui la trama può svilupparsi anche a dismisura, per migliaia di pagine, ma il nucleo narrativo è sempre circoscritto e forte. 
Qualsiasi storia, lo sappiamo, può essere riassunta in pochissime parole. Questo vuol dire che da fuori siamo tutti più bravi a individuare il cuore di una storia. Proviamo a farlo anche con le nostre. Se ci è chiaro perché le stiamo scrivendo/le abbiamo scritte non sarà così difficile!

Avere chiaro il cuore della propria storia aiuta in fase di promozione
Sia che vogliamo proporre il nostro testo a un editore, sia che vogliamo lanciarlo nel mondo del self, dovremo per prima cosa scriverne la sinossi. Ma anche una sinossi è troppo lunga. Per attirare l'attenzione del lettore, sia esso l'acquirente della nostra opera autoprodotta o l'editore da ingolosire, non avremo a disposizione più che due righe. Meglio saperlo da subito e muoversi nella giusta direzione.

Il cuore dei romanzi di Tenar

La roccia nel cuore – Un prete esperto di storia biblica e un ragazzo ateo appassionato di fisica si scoprono complementari nel cercare la verità su una morte misteriosa.

Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico – Accompagnandolo in un'indagine su un misterioso automa, il dottor Watson si rende conto della genialità e delle fragilità di Sherlock Holmes e decide di essergli amico.


Qual è il cuore delle vostre storie? Avete difficoltà ad individuarlo? Ritenete anche voi che aver ben chiaro quale sia il cuore di una storia sia essenziale?

23 commenti:

  1. Non mi ero mai veramente soffermata su questo aspetto, quindi come prima cosa ti ringrazio per avermi dato nuovi spunti: ragionare sulla propria scrittura trovo faccia sempre bene. Riesco a individuare con grande facilità il cuore delle mie storie pubblicate. Frollini a colazione: una single insoddisfatta del proprio lavoro e della propria "singletudine" cerca di cambiare la propria vita. Cene Tempestose: un gruppo di amici si incontra mensilmente a una cena che è una sfida a chi trova il posto migliore e, soprattutto, una scusa per stare insieme e affrontare con diversi alleati la vita. Ragione e pentimento: si può sopravvivere a un tradimento e ad altri eventi che minano la serenità di una famiglia? Bacio Sandra

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È evidente che se i tuoi romanzi hanno trovato casa e sono piaciuti ai lettori è anche perché a) avevano un cuore molto solido b) per te erano importanti: avevano un'anima forte.

      Elimina
  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  3. Ci provo:

    Un ventenne con un passato da teppista decide di riscattare la propria condizione e di scoprire la verità sulle proprie origini.

    Fiuuuuu... ce l'ho fatta, credo! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Perfetto! Hai ben chiaro in mente cosa vuoi raccontare e perché. Non è cosa da poco ;)

      Elimina
    2. Sì... e ti dirò: siccome il romanzo è suddiviso in 4 parti, corrispondenti a 4 fasi della vita, proverò a fare lo stesso esercizio per ogni singola parte. potrebbe essere utile. :)

      Elimina
  4. Grazie Prof, post molto interessante, su cose che devo proprio imparare.
    La sinossi è un po' più lunga di due righe? Si può dire che sia un ampliamento del cuore della storia? Per esempio quella che c'è su Amazon è la sinossi della "roccia nel cuore"? O è un'altra cosa ancora?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La sinossi, quella che si presenta all'editore nella speranza di farsi adottare, presenta tutta la trama, finale compreso e ha lo scopo di permettere di valutare in funzionamento complessivo del romanzo.
      Quella presente su Amazon a volte viene chiamata comunque sinossi, ma ha scopo promozionale, è rivolta al lettore e deve ingolosirlo senza svelare gli snodi della trama

      Elimina
  5. Come non quotarti. In realtà un romanzo dovrebbe nascere da questo, cioè dopo che uno scrittore, riflettendo, si è posto qualche domanda esistenziale (o meno) che suscita in lui (o lei) un così forte interesse da volerne sviluppare una storia a conferma o smentita di quel nucleo di cui parli. Fare il passo al rovescio è molto più difficile.

    L'esordiente, però, ha spesso troppa fretta di raccontare, scrivere, farsi conoscere, ecc., quindi salta i preliminari e tralascia questo passaggio così fondamentale. Io ho impiegato un anno a capire di cosa volevo parlare con il romanzo che sto scrivendo e, tutt’oggi, non ne sono ancora completamente sicuro. Nel senso che il nocciolo c'è, ma forse va ancora un po' ripulito dalla polpa... :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La stessa cosa è successa a me, ma la cosa più bella (e credo che scriverò un post al riguardo, prima o poi) è il meraviglioso passaggio dal caos all'ordine. Quando tagli qualcosa che non va, sistemi e modifichi, tutto pian pianino diventa più chiaro... è bellissimo :)

      Elimina
    2. Sì, Salvatore, hai ragione. Credo che spesso sia una delle cause delle tante storie che rimangono incompiute. E, sì, Chiara, è bellissimo il passaggio dal caos all'ordine, quando finalmente si capisce dove si vuole andare e il percorso per arrivarci diventa chiaro.
      Comunque le prime volte è difficile iniziare a scrivere con già chiaro in mente il cuore della storia. È però una cosa a cui bisogna arrivare in un tempo ragionevole (prima di metà stesura?) in caso contrario il rischio è quello di creare una trama sfilacciata o di abbandonarla.

      Elimina
  6. Proprio in un mio recente commento a un post di Grazia Gironella sul dubbio, individuo proprio nella mancanza di un cuore (lo chiamavo collante, ma il concetto è il medesimo) di una storia ambientata alla fine del 1300 che ho in mente. La storia c'è tutta, ma non ho ancora ben capito il focus del discorso.

    Per me è essenziale individuarlo fin da subito, altrimenti la storia risulta appunto come una serie di scene sparpagliate che faticano ad essere legate insieme.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, esatto, sono pienamente d'accordo con te!

      Elimina
  7. Bell'argomento per un post. :) Ho avuto modo anch'io di notare quanto sia difficile riassumere in poche parole il succo della storia. Lo è stato per me quando ho dovuto scrivere la mia prima sinossi, ma anche dopo, mentre preparavo la seconda e la terza di copertina di qualche testo pubblicato. "Se non lo sai dire significa che non lo sai", è così che funziona. Quando lo scopri sei più indirizzato, anche durante la revisione.

    RispondiElimina
  8. Hai evidenziato bene un punto chiave. Se non si individua questo elemento con chiarezza il rischio è veramente quello di perdersi ad un certo punto, o di perdere la motivazione per scrivere.

    RispondiElimina
  9. Un post che meriterebbe di essere incorniciato, perché c'è un insegnamento importantissimo che viene troppo spesso sottovalutato e soffocato da mille altri consigli su come scrivere narrativa. Quando ci si imbarca nell'avventura di scrivere un romanzo, secondo me non si è quasi mai consapevoli di questo nucleo. Forse lo si capisce strada facendo o forse mai. Per quanto mi riguarda ho capito questa cosa da pochissimo tempo e spero di riuscire a metterla a frutto per il futuro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io penso che sia importante capire quale sia il nucleo della nostra storia. Magari non subito, magari senza fretta, ma di certo prima della fine.

      Elimina
  10. Sono stata "costretta" a cercare il cuore della mia storia per spiegarla in breve su uno dei miei social :) "sette eterogenei personaggi vengono coinvolti da una forza misteriosa nella distruzione di un mondo in apparenza perfetto". Conoscere questo cuore narrativo serve a dare una direzione precisa alla storia, che sennò rimane solo una concatenazione di vicende senza uno scopo preciso. Io ci sono arrivata dopo un po' e, parlando per me, sono contenta di esserci arrivata con calma, quando ormai la storia stava prendendo "da sola" quella direzione. Non mi piace "telecomandare" i miei romanzi :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No, telecomandare i romanzi non funziona un gran che, di solito.
      L'importante, credo, è arrivare a definire il cuore della storia, con i nostri tempi. Senza farlo credo che a un certo punto si finisca per girare un po' a vuoto. In tutti i miei (molti) progetti abbandonati c'era alla base una difficoltà nell'individuare il cuore della storia.

      Elimina
  11. Dopotutto anche "I promessi sposi" sono solo due che volevano sposarci e non ci riuscivano, no? Mi piace l'idea di ricondurre tutto all'osso per sapere da dove partire.

    RispondiElimina