lunedì 5 settembre 2016

Anticipazioni – trovare il ritratto del proprio personaggio.


Ieri ho aperto la mail e ho trovato un mio personaggio a fissarmi.
Mi era già capitato di incontrare un mio personaggio. Sono andata ad Aosta a trovare l'Uomo Meccanico del mio romanzo. E qualche volta ho pensato che l'Holmes di questa o quest'altra illustrazione fosse proprio il mio. Infine, come immagino sia capitato quasi a tutti, ogni tanto in una foto o un'illustrazione ho riconosciuto un mio personaggio, pensando che sì, era proprio lui.

Ma nessuno mai aveva disegnato un personaggio nato esclusivamente dalla mia mente, sapendo di disegnare proprio lui. Nessuno mai me ne aveva mandato in ritratto, chiedendo se fosse proprio lui, con i suoi vestiti, la sua pettinatura e tutto quanto (sì, sì, è proprio, proprio lui!).

E poi, quando mi sono ripresa un attimo dall'emozione mi sono quasi messa a ridere: il marpione alla fine si è preso anche la copertina!

E pensare che non era nato per essere protagonista, per niente. 
Oggi ho fatto un po' di mente locale per ricordare esattamente come fosse arrivato a me questo personaggio che ieri mi guardava un po' sfrontato.

Tantissimo tempo fa, sarà stato il 2000 al massimo. All'epoca avevo un sacco di tempo libero e, tra le altre cose, dipingevo personaggi in piombo, ero anche piuttosto brava. Doveva ancora uscire il film de Il signore degli anelli, ma già giravano dei gadget a tema, tra cui, appunto, personaggi in piombo alti due o tre centimetri da dipingere. Uno di essi mi venne particolarmente bene, credo che in origine dovesse rappresentare il marito di Galadriel. Io lo dipinsi come un uomo con i capelli grigi lunghi, che ricadevano su una elegante veste blu e argento. Riuscii persino a dipingergli gli occhi. 
Mi parve subito un tipo interessante. Autorevole, con un che di pericoloso, ma anche una vena di malinconia. 
All'epoca stavo facendo un tentativo di romanzo fantasy. La prima cosa dignitosa che mi uscì, un young adult molto convenzionale, temo, con ragazzina dai capelli rossi innamorata di un giovane mezzo demone. Ebbene, quell'uomo anziano si prese una parte nella storia. Si chiamava Eltnor, era un mago e il mezzo demone era il suo schiavo. Aveva con esso un rapporto complicato e contraddittorio. Eltnor era convinto che il ragazzo, in quanto mezzo demone, si sarebbe votato al male e che avrebbe dovuto un giorno ucciderlo, e tuttavia ci si era affezionato. Il ragazzo odiava essere uno schiavo, ma allo stesso tempo stimava il proprio padrone.
Quel rapporto, più che il resto della storia, mi rimase in mente.

Anni dopo scrissi quello che secondo me è il primo romanzo degno di questo nome che abbia prodotto (e chissà che ora non lo riprenda in mano, ne ho molta voglia). Eltnor non c'era più e allo stesso tempo c'era ancora. C'era un personaggio anziano, con i capelli grigi lunghi, che vestiva con abiti eleganti preferibilmente blu e argento. Non era il protagonista, ma riempiva i capitoli in cui appariva al punto da crearmi qualche problema di gestione. Come quegli attori così carismatici che finiscono per mangiarsi gli altri e a prendersi tutto il film per sé. Quella storia non potevo dargliela. Non era la sua storia, non per intero, quanto meno.

Lui non aveva nessuno intenzione di darmela vinta. Per anni è continuato a tornare, per raccontarmi dei brandelli della sua storia. Di come fosse diventato quell'uomo anziano, duro e malinconico assieme. E così per anni, a pezzi e a bocconi ho scritto a pezzetti la sua storia e quella di altri personaggi che vi ruotavano intorno. Senza molte speranza di far mai vedere la luce a tutto ciò. Storie troppo frammentarie, interconnesse, di una lunghezza poco appetibile per qualsiasi progetto editoriale. Eppure, più o meno a cadenza annuale, ne scrivevo una. E, benché lui non fosse sempre il protagonista, quasi sempre c'era.
Così di quel personaggio nato vecchio ho costruito la storia a ritroso, fino all'adolescenza.
Non credo di aver mai trovato un personaggio così tenace e sfrontato, come quei gatti randagi che iniziano col rasparti sul vetro o col seguirti ostinatamente e alla fine te li trovi sul divano.

Io me lo sono trovato sulla copertina della sorpresa autunnale di cui non vedo l'ora di parlarvi meglio! Anche lì all'inizio non doveva entrarci proprio. Poi fare solo una comparsata. Alla fine si è preso pure la copertina!
E quello sguardo era proprio il suo. E sembrava dirmi: non penserai di aver finito con me!

Spero solo che abbia la stessa presa sui lettori che ha avuto su di me e su chi sta lavorato con così tanto amore a questo progetto.

Di certo questa è l'ennesima prova che sì, ci sono le tecniche di scrittura, sì, alla fine è un'attività come un'altra. C'è chi fa l'uncinetto, io invece invento storie. Ma queste storie e questi personaggi hanno una forza loro che sfugge a qualsiasi regola e pianificazione. E a volte trovano una loro strada per il mondo a dispetto di ogni razionalità. 

Se volete scoprire il nome del personaggio di cui sto parlando, potete rileggere un racconto che ho pubblicato a puntate tempo fa:

11 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Quando ho letto questo articolo ho pensato che sia bellissimo ideare un personaggio e farlo crescere per sedici anni o più, come un figlio. Io non sono mai arrivata a questo, ma penso sia uno dei lati più belli della scrittura. :)

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    1. Questo particolare personaggio è ringiovanito, più che cresciuto negli anni e no, non lo vorrei come figlio. È difficile però non pensarlo come una creatura reale che, come un amico intimo, si confida sempre di più con te. I personaggi di lungo corso, quelli che rimangono a lungo nelle tue storie diventano così, compagni di viaggio, forse l'evoluzione adulta degli amici immaginari dei bambini.

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  3. Sai che mi accade una cosa simile?
    C'è un bel tipetto che ogni volta che apro il file dei progetti (ne ho uno che aggiorno continuamente) mi guarda minaccioso e mi dice: prima o poi dovrai farmi uscire di qua! È lì da un bel pezzo, eh! E io sto ancora cercando pezzi di lui che devono combaciare in una storia, per dargli la libertà. Dici che si stuferà di aspettare il suo turno? Perché, lui non lo sa, ma io ho intenzione di farlo diventare il protagonista della storia che voglio scrivere.

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    1. Secondo me lo sa, lo ha sempre saputo, fin da quando è nato è lì che si pregusta il suo posto in copertina...

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  4. Il YA fantasy è il romanzo che intendi riprendere in mano? E se non è lui, me lo fai leggere comunque? :D
    Intanto vado a recuperare il racconto.

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    1. No, non lo posso prendere in mano. È proprio una cosa scritta a vent'anni da una ragazza ingenua, con tutti i cliché del caso. La ragazzina dai capelli rossi che scopre di essere figlia di un tipo importante e di avere la missione da compiere, il bel tenebroso e il bravo ragazzo che se la contendono con contorno di draghi e magia. È stata una buona palestra, ma non credo sia il caso di farla leggere in giro. Mi fa molto piacere che tu me lo abbia chiesto, se ti va di leggere qualcosa di mio in forma privata, mandami una mail, anche a me incuriosisce la tua produzione fantastica!

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    2. La mia produzione fantastica è più o meno come la tua, ferma a qualche anno fa. Con quella fantascientifica, invece, sono in piena produzione. E in pieno panico. :D
      Ti scrivo. :)

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