mercoledì 12 aprile 2017

Tempo di accumulare storie


La maternità in primavera, in paese, è tutta un'altra cosa.
I fiori ti invitano a scoprirne un altro dietro l'angolo e poi un altro ancora e poi solo un ultimo, ultimissimo e la passeggiata di dieci minuti è già diventata di mezz'ora. Il prato è morbido, non ci sono barriere e, accettato il fatto che qualche filo d'erba in bocca finirà, ci si può rotolare, provare a gattonare, sperimentare ogni sorta di movimento. Si accompagna il nipotino al parchetto e si può oziare o provare con la mamma l'altalena o qualche giostra. Si va dagli asinelli dello zio e si cavalca prima di aver imparato a gattonare. Gli asinelli danno un sacco di soddisfazione, si lasciano accarezzare, scalare, si può tocchicciarne il pelo senza che scappino con il gatto di casa o il cane. A proposito, attenzione agli animali domestici, nonostante tutte le attenzioni degli adulti si rischiano i morsi. Nel senso che la pupattola ha già morso il gatto e oggi il cane. Un vero predatore, noi tutti preoccupati che il cocker non le facesse male e lei in un istante ne afferra la coda e se la addenta tutta fiera.
Le amiche di città innorridiscono di fronte a questa promiscuità con la natura, ma la pupattola è il miglior sponsor del proprio stile di vita e ascoltiamo i racconti su ogni sorta di problema che al momento, per fortuna, non abbiamo.
Ed è subito sera.
Il resto è pappa, piscina,  bagnetto e quel minimo di incombenze domestiche che permettono di non morire di fame né di infezione.
Tentare di fare altro, nel caso specifico scrivere, mi rendo conto che sarebbe solo una fonte di frustrazione. Non so iniziare un racconto senza finirlo, né prendere in mano un progetto senza impormi scadenze. E alla fine non ho neanche voglia di sentirmi in colpa.
Oggi, ahimè, invecchio, trentasette anni che questa volta, tra braccia e schiena doloranti sento tutti (di nuovo ahimè, mi sono già trasformata in una vecchia bacchettona che raccomanda di fare i figli da giovani. Questi deliziosi frugoletti pesano, pesano ogni giorno di più, e intendo letteralmente). Però è facile fare due conti dall'anno scorso. Rispetto al mio trentaseiesimo compleanno ho un lavoro fisso, ottenuto tramite superamento di concorso, una figlia e pure un libro pubblicato in più.
Ho corso per trentasette anni e per l'ultimo mese e mezzo di maternità che mi resta non intendo farlo. Questa primavera non tornerà mai più. Non torneranno più i "ba ba" o le buffe cadute nel tentativo di muoversi e non ho certo intenzione di perdermi il suo primo passo perché sono al computer.
Mantengo il blog, anche se il suo spazio rischia di diventare un fortino assediato, perché, come si ragionava da Salvatore, non lo tengo per creare visibilità o generare contatti, ma perché mi piace. Mi permette un contatto quotidiano con la parola scritta e raccontare quello che mi passa per la mente. Il blog per me, almeno fino ad ora, non è mai stato un peso o un impegno, ma un piacere per cui il tempo da qualche parte si trova. La narrativa, ahimè, richiede una certa concentrazione che al momento manca.
Per certi versi è un modo per recuperare anche un rapporto più ludico con la scrittura. Mettere in pausa i progetti più impegnativi non vuol dire smettere di scrivere. Vuol dire farlo senza ansie da prestazione, giocando con le parole, seguendo le idee più bislacche che magari in altri momenti accantonerei. Buttare giù parole per il puro gusto di farlo, senza neppure pretendere che siano un racconto.
E di certo non smetto di pensare.
Questa primavera la vedo quasi come un periodo di accumulo. Le api si affannano a raccogliere più polline possibile approfittando delle fioriture strabordanti e io raccolgo storie. Ho praticamente finito la fase di pre scrittura mentale di un racconto sherlockiano, in cui, tra l'altro, c'è un metodo di omicidio talmente crudele da avermi fatto inorridire di me stessa (per la serie, a cosa pensano le madri che sorridono spingendo il passeggino?), ho risolto un grosso problema di trama per il progetto lungo e ho un abbozzo di racconto fantasy.
Il tempo del miele arriverà. Adesso ci sono i fiori e non goderseli sarebbe cosa da rimpiangere per tutta una vita, per tutto il resto il tempo verrà.


16 commenti:

  1. Questo post mi ha trasmesso tantissima serenità... è vero, dopo aver corso e raggiunto obiettivi, a un certo punto ci si deve fermare per godersi quello che c'è intorno e che durante la corsa rischia di venire perso. Anche io ho bisogno di fermarmi, ma temo che non sia ancora venuto il momento.
    Ti auguro che questa radiosa serenità duri all'infinito!!

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    1. All'infinito temo di no, la data di rientro al lavoro non è più così lontana ;)
      Il che, però, rende anche tutto più gustoso.
      Ti auguro che arrivi presto anche per te il tempo di fermarti un po'

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  2. Oh, auguri dunque per questo tuo fantastico 37esimo compleanno!
    Sta facendo delle giornate per cui uscire è davvero fantastico. E w gli asinelli, animali che adoro.
    Sandra

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  3. Mi piace, mi piace, mi piace il tuo blog. Auguri a te e un bacio alla pupattola. Stai scrivendo la trama primaverile più bella. Meglio di così non potevi fare. Un anno proprio bello il tuo.

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  4. Tenar, comincio seriamente a pensare che da questi tuoi pensieri potresti trarre un piacevolissimo libro.

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    1. Ma no, si sa che le cose belle sono noiosissime.

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  5. Gli auguri già te li ho fatti, ma li rifaccio: auguri! :-)

    Per il resto, la lentezza è un dono che nulla c'entra con la pigrizia. Ha più a che fare con la presenza, la capacità di godersi le cose senza proiezioni. La vita ha i suoi cicli, come la natura. C'è quella del risveglio, quella del riposo, quella della fioritura, quella della raccolta. Poco importa se, poi, non sono allineate alle stagioni. :-)

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    1. Diciamo che il riposo è solo mentale, il fisico lavora un sacco!

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  6. Auguri in ritardo, allora, e beata te che stai ancora a 37 :D
    Sto accumulando storie anche io, ma almeno ho risolto i problemi di un racconto e lo sto scrivendo.
    Per scrivere ci vuole concentrazione, hai ragione, e poi con un bimbo piccolo è ovvio che manchi quella assieme al tempo.
    Ma una riga per volta alla fine ogni storie si scrive ;)

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    1. Una riga alla volta si scrive un post, per una storia ho bisogno di metterne giù un po' di più per volta. Ma non importa, adesso una riga alla volta mi accontento di scrivere la vita.
      Grazie per gli auguri!

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  7. Bellissimo il tuo raccogliere e immagazzinare polline, senza perdere però il piacere di girovagare e far assaporare a Pupattola la sua prima primavere. Che birbante... ho immaginato la scena di quando ha morso la coda... Ahahahaha
    Buona e serena Pasqua a te, Pupattola e marito :)

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    1. :)
      Buona Pasqua anche a te e ai tuoi cari

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  8. La primavera è la stagione migliore che esista. In quanto alla scrittura, richiede i suoi spazi e i suoi tempi, tu goditi il momento. (L'ultima foto mi piace moltissimo.) Serena Pasqua a te e alla famiglia.

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    1. Buona Pasqua anche a te e alla tua famiglia!

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