venerdì 14 aprile 2017

Treccia d'amore – parte quarta, racconto inedito

Parte terza

Parte seconda

Parte prima

Riassunto breve

Eris ha ottenuto il permesso di partecipare, prima e unica donna, alla corsa dell'isola di Tiv perché suo padre spera possa attrarre le attenzioni del sovrano, Amrod, che parteciperà a sua volta. A tal fine Eris acconsente a far preparare un incantesimo, la Treccia d'Amore, che dovrebbe far innamorare di lei l'uomo. Perché l'incanto possa essere intessuto, servono però tre capelli della persona da ammaliare. 
Eris riesce ad attirarsi le simpatie del sovrano, del ciambellano di corte, lord Adman Kalay e del generale Tivan. Percepisce anche un sottofondo di tensione nei rapporti tra i tre uomini. 
Il giorno prima della gara, inaspettatamente, Amrod chiede ad Eris di desistere dal suo intento, ma la ragazza si mostra irremovibile e riesce anche a farsi dare alcuni dei capelli del sovrano. Capisce, tuttavia, che quella che sta per cominciare è qualcosa di più di una semplice competizione.
La gara inizia nonostante le pessime condizioni atmosferiche.  Eris, Amrod e Tivan riescono comunque ad accumulare un certo vantaggio e decidono di allearsi fino al tratto finale della gara. Eris scopre la causa di parte della tensione del sovrano e il motivo per cui all'ultimo momento ha cercato di convincerla a non partecipare: è convinto che durante la corsa qualcuno attenterà alla sua vita e non vuole che la ragazza rimanga coinvolta. Per maggiore sicurezza, Eris viene convinta a passare la notte nel campo protetto dalle guardie del sovrano, dove ha modo di conoscere meglio lord Kalay, ciambellano e confidente del sovrano, per cui prova un'istintiva simpatia. Considerando le voci che girano a corte, Eris, però, non può non chiedersi se lord Kalay non sia in realtà l'amante di Amrod.

TRECCIA D'AMORE – PARTE QUARTA

Il giorno dopo ripartirono prima dell’alba, appena le nubi scure lasciarono filtrare luce a sufficienza. Come previsto, i concorrenti giunti al campo nella notte non erano ancora pronti e questo avrebbe dovuto permette a Eris, Tivan ed Amrod di accumulare un buon vantaggio. Tra i due uomini, per quello che poteva vedere Eris, era tornata l’armonia e Amrod sembrava pieno di energia. La differenza nella gara, quindi, l’avrebbe fatta davvero il cavallo che si sarebbe rivelato più fresco alla fine della corsa. Eris si chiese se, giunti tutti e tre sulla linea del traguardo, Tivan avrebbe rallentato per cedere la vittoria al sovrano. La ragazza si augurava di cuore che entrambi gli uomini volessero uno scontro leale, perché lei non avrebbe ceduto di buon grado il passo neppure all’incarnazione vivente del dio dragone degli Imsheti. Per il momento, tuttavia, avevano altri problemi. Pioveva ancora e la pista si inerpicava per le colline. Il suolo, saturo d’acqua, era fangoso e cedevole. Lo stallone grigio di Amrod era marrone per metà, Laryel, se non altro, era già color terra.
Di colpo, mentre guadavano un piccolo torrente, Eris sentì il terreno mancare sotto una zampa di Laryel. L’animale caracollò e poi annaspò con malagrazia per mettersi al sicuro. Eris, senza neppure capire come, si trovò a terra, appena fuori dall’acqua.
Non fece neppure in tempo ad alzare lo sguardo che Tivan era già accanto a lei.
– State bene?
– Sì – rispose Eris, prendendo la mano che l’altro le tendeva.
Si chiese se, tutta concentrata su Amrod com’era, non avesse trascurato di osservare Tivan. Adesso notò che era un uomo elegante e il sorriso che le rivolgeva era franco e non privo di ammirazione. Com’era possibile, si chiese, che in anni trascorsi alla tenuta di suo padre non le fosse mai capitato di incontrare uomini interessanti e che adesso, tutto d’un tratto, il mondo ne fosse pieno?
– Non rabbuiatevi, poteva capitare a tutti – le disse Tivan.
– Lo so, ma mi sento un’idiota comunque – replicò Eris, non potendo dire che stava pensando a tutt’altro.
Amrod, intanto, aveva recuperato Laryel e la stava esaminando.
– Ha solo qualche graffio, nulla di preoccupante – sentenziò.
– Bene, si riparte – disse Tivan, sorridendo. – Siamo una bella squadra.
– Sì – convenne Amrod.
Ed Eris dovette ammette che se Tivan quando sorrideva era più che gradevole e Kalay decisamente bello, Amrod era devastante. E forse nessuno dei tre aveva pensato a come fosse lei, quando sorrideva. Com’era possibile che nessuno degli uomini che suo padre le aveva presentato come un possibile futuro marito, prima di concepire l’assurda idea di farle sedurre il leylord, le avesse mai sorriso così? La differenza, comprese Eris mentre riprendeva la cavalcata, era che tutti quegli uomini le avevano sorriso per dovere rispetto a suo padre e con l’atteggiamento di chi deve piacere e farsi piacere l’interlocutore anche suo malgrado. Tutti loro l’avevo giudicata un’eccentrica ragazzetta verso cui un padre troppo affettuoso aveva ecceduto in libertà. Pur con modi diversi, invece, il leylord, il ciambellano e il generale la trattavano da pari, per la tenacia e le doti da cavallerizza. Era uno strano paradosso, ragionò, che proprio in quel momento desiderasse essere apprezzata anche in quanto ragazza. Su questo punto non assomigliava affatto a un uomo. Come ogni donna, non era mai soddisfatta di ciò che aveva.

A mezzogiorno erano sulla cima della collina più alta e aveva smesso di piovere. Si vedeva il mare lontano, scuro all’ombra delle nubi, con qualche macchia chiara di vela. 
– Seguiamo il corso del torrente Tew, guadagneremo almeno un miglio – propose Tivan.
  – Preferirei proseguire sulla pista che mi ero prefissato – disse Amrod.
  – Fatelo. Io seguirò il torrente e vincerò la gara.
  – Se riuscirete a superarmi – si intromise Eris.
Amrod scosse il capo.
– Posso anche arrivare secondo – disse. – Ma non terzo. Andiamo.
La pista proposta da Tivan era davvero la più agevole. Il torrente, gonfio di pioggia, aveva abbondantemente superato gli argini abituali e lambiva i lati del sentiero, che però era largo e ben tenuto. Riuscirono ad aumentare l’andatura e la ragazza era certa che, ormai, la vittoria sarebbe toccata a uno dei loro tre. C’era anche qualche raggio di sole a dissipare la stanchezza.
Eris provò a rilassare un poco i muscoli irrigiditi guardandosi intorno. Sulla loro sinistra il torrente scendeva impetuoso, carico di acque grigie che trasportavano rami e piccoli tronchi. Sulla destra saliva il pendio della collina, costellato di giovani betulle. Un raggio di sole fece brillare qualcosa appena dietro il tronco di un’albero.
– Attenti! – gridò, senza sapere se ci fosse davvero un pericolo oppure no.
Tivan fermò il cavallo, guardandosi intorno perplesso.
Amrod, invece, fece fare un repentino scarto al suo animale e si piegò fin quasi ad appiattirsi sul collo della bestia.
Neppure un secondo dopo, un dardo passò appena sopra i suoi capelli biondi.
Tivan estrasse la spada e mosse il cavallo verso il punto in cui era partito l’attacco.
Amrod si portò tra Eris e gli alberi.
– Scendete e cercatevi un riparo, subito! – le gridò, mentre con una mano estraeva qualcosa dalla sua casacca.
Dal gruppetto di alberi si erano staccati tre cavalieri. Uno puntò verso Tivan, mentre gli altri due si diressero contro di loro.
Eris pensò che la cosa migliore sarebbe stata fuggire, ma c’era qualcosa nel tono di Amrod che la obbligò ad ubbidire. Scese di sella, cercando di vedere contemporaneamente un possibile riparo e cosa stesse succedendo.
Amrod aveva girato lo stallone verso gli aggressori e estratto la sua spada. Lasciò le redini e si portò la mano libera alla bocca. Da uno strumento che Eris non riuscì a vedere, uscì un fischio prolungato e acuto, fastidioso per l’orecchio umano. Tutti i cavalli, tranne lo stallone grigio, parvero impazzire. Laryel strappò le redini dalle mani di Eris, si impennò e poi fuggì risalendo la pista. Quando si girò, la ragazza constatò che neppure Tivan era riuscito a mantenersi in sella.
Con un’eleganza calma e spietata, Amrod si diresse verso il più vicino dei due nemici disarcionati e, con un gesto apparentemente così semplice, gli trafisse la gola. Con un movimento del polso liberò la lama e proseguì verso l’uomo che incombeva su Tivan. Il nobile era ancora a terra. Amrod non lo degnò di uno sguardo, evitò il fendente del suo avversario e lo colpì in pieno viso, per poi finirlo con un colpo più deciso al petto.
Eris era affascinata e piena di orrore.
Non aveva mai visto uccidere e non aveva pensato che quelle mani delicate potessero causare ferite che facevano cadere gli uomini in preda a gorgoglii brevi e disperati. Le sembrava assurdo che si potesse uccidere con tanta grazia.
Un rumore la fece voltare. Il terzo uomo doveva aver visto la furia di Amrod e aveva deciso per una tattica diversa. Era strisciato dietro i cespugli fino a lei e ora era a pochi metri di distanza, con in mano una daga. Eris aveva solo un coltello da donna lungo un palmo.
Gridò.
Amrod fece voltare il cavallo, estrasse un pugnale dallo stivale e lo lanciò.
L’arma colpì l’uomo solo di striscio, alla spalla, quando ormai era a meno di tre passi da Eris.
La ragazza lo vide portarsi una mano alla ferita, poi farsi improvvisamente pallido e cadere in preda a convulsioni. Si contorceva nella terra bagnata, con una bava biancastra che gli usciva dalla bocca e gli occhi rovesciati. Eris pensò che nessuno gli aveva mai fatto tanta pena.
– State bene?
Lei trasalì, sentendo la voce di Amrod. Lui scese di sella, calmo, come se davanti a lui ci fosse solo un mucchio di stracci.
– Sarà morto in pochi istanti. Andiamo – disse, con voce incolore.
– Sì – rispose lei. 
Non riusciva a staccare gli occhi dal sicario, che ora era attraversato solo lunghi tremiti intermittenti. Il movimento dei suo piedi aveva scavato un solco nel fango.
– Tenetemele un istante – disse Amrod, le mise in mano le redini del cavallo e corse verso il corpo riverso di Tivan.
– Tivan, mi sentite? – chiese il leylord, quando gli si fu avvicinato.
Non ci fu risposta e Amrod si piegò verso di lui.
Eris vide Tivan alzarsi di scatto con un luccichio metallico in mano. Amrod si scansò d’istinto, ma la lama del pugnale penetrò nel suo fianco.
Eris gridò di nuovo.
Amrod barcollò all’indietro, cercando di estrarre la spada. 
Tivan tentò di pugnalarlo ancora, in pieno petto, ma il leylord riuscì a evitarlo. La sua bella casacca azzurra, però, era già scura di sangue.
Eris si sentiva il sangue pulsare e il rumore del proprio cuore la assordava. Non sopportava di rimanere a guardare. Raccolse il sasso più grosso che vide, un bel ciottolo quarzoso, e corse in avanti.
Amrod aveva estratto la spada e teneva in qualche modo testa a Tivan, ma con energie che stavano scemando.
Eris lanciò la sua pietra.
Il sasso colpì Tivan più o meno dove il pugnale di Amrod aveva ferito il sicario, ma con effetti assai più modesti. Il nobile, tuttavia, esitò un istante per lanciarsi un’occhiata alle spalle. La spada di Amrod, trovato un varco, si infilò tra il collo e la spalla. Tivan lasciò il pugnale e si buttò a peso morto contro il leylord.
Rotolarono entrambi nel fango e, da lì, nelle acque grigie del torrente.
Eris urlò una terza volta.
Vide il capo biondo di Amrod emergere, cercare aria, poi la corrente lo trascinò via. Lo vide più a valle sbattere violentemente contro una roccia sporgente e poi sparire sotto il pelo dell’acqua.
 Gridò ancora, sperando che le ritornasse la capacità di pensare.
Lo stallone sordo era fermo a pochi passi da lei. Gli saltò in groppa e corse a inseguire la corrente.
Vide di nuovo il biondo dei capelli di Amrod, molto più a valle. Non aveva idea di dove fosse Tivan, se fosse vivo o morto. Incitò il cavallo con una carezza, come aveva visto fare ad Amrod e questi partì a un galoppo ancora più veloce.

Finalmente un po' d'azione!
Mi piace che, anche solo per poco, si veda Amrod in tutta la sua efficiente freddezza. Riuscirà a cavarsela? E che ne sarà di Eris?

Vi segnalo una bella recensione della mia antologia, La spada, il cuore e lo zaffiro, in cui, tra l'altro, potete ritrovare alcuni dei personaggi di questo racconto. Molto belle anche le recensioni che trovate su Amazon, dove potete acquistare l'antologia. Un grazie di cuore a chi ha dedicato il suo tempo a leggere le mie storie!

A questo punto non mi resta che augurarvi una serena Pasqua!

4 commenti:

  1. Buonissima pasqua e grazie per ciò che condividi.
    sinforosa

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  2. Leggo il brano adesso, però posso ancora augurarti una serena Pasquetta. 😘
    (Il racconto sempre più intrigante)

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