lunedì 29 gennaio 2018

Di bizzarrie e di scrittura

 
Chaira Solerio racconta nel suo blog qualcuna delle sue bizzarrie.
Il fatto, o il problema, è che se "bizzarria" fosse una disciplina olimpica io probabilmente sarei in nazionale, con una serie di persone che conosco come compagni di squadra.
Il fatto di essere "strana" è sempre stato parte di me. All'inizio una scelta non esattamente voluta, indossare occhiali da Harry Potter ben prima che il maghetto li sdoganasse, dipendere in fatto di abbigliamento da una madre femminista e priva di ogni gusto estetico, ad esempio, non mi ha certo aiutato a integrami nella "normalità". E tuttavia, crescendo, ho iniziato a considerare la stranezza, la bizzarria, interessante. Molto più divertente una vita da "strana", in cui invece di andare a ballare o al mare potevo fare gare di atletica o scavi archeologici. E molto più interessanti amici "strani" che raccontano di musicisti classici come altri parlerebbero di divi del cinema.
Quindi, ecco, posso evitare di raccontare qualcuna, solo qualcuna, delle mie bizzarrie (ho detto al marito qual era l'argomento del post e lui ha risposto "sarà lungo"...)

Ho una cecità selettiva di fronte a cassetti lasciati aperti e luci accese
Mio marito dice che sono inaddestrabile e che dimostro come l'educazione fallisca sempre. Non so. Io sono assolutamente consapevole della necessità di utilizzare solo l'energia davvero occorrente e sono contraria agli sprechi. È che non vedo le luci accese. Io sono sinceramente convinta di spegnerle sempre uscendo da una stanza.
O forse è colpa del folletti. Gli stessi che riaprono i cassetti che io di certo ho chiuso e che scopro aperti solo quando mio marito mi fa notare che lo sono. Sono senza dubbio i folletti.

Mi affeziono agli oggetti
Nel profondo sono un'animista impenitente. Mi è davvero difficile convincermi che ogni cosa non abbia un suo spirito o una sua personalità.
Per questo, credo, fatico a staccarmi da alcuni oggetti. E non parlo, che so, di gioielli di famiglia. Cose minute, spesso minuscole. Questa estate, quando ho preparato le cose per l'anno scolastico ho buttato con fatica il righello verde che stava nel mio astuccio dalle medie. Un banalissimo righello di plastica, ormai talmente pieno di tacche e così ammaccato che era impossibile usarlo per lo scopo per cui era stato creato. O il mio vecchissimo orologio da corsa nero. Un ritrovato degli anni '90, che rimane, tuttavia, l'unico orologio che io riesca a portare. Credo che negli anni mi siano stati regalati degli orologi eleganti e chissà dove sono finito. L'unico orologio possibile per me è questo.
Un giorno, poi, racconterò anche dei nomi che do agli oggetti. Mi è da poco stato fatto notare dovrei quanto meno evitare che mia figlia vada in giro a dire, che so, che la macchina di papà si chiama Tolva...

Non sono in grado di parlare del più e del meno
Non sono in grado di reggere una conversazione su un argomento che non mi interessa. Non è che non voglia, non sono in grado. Non conosco le più banali regole del gioco, non so parlare del tempo, della moda, del gossip, del cibo. Mi dimentico di informarmi sulla salute di lontani parenti (a meno che non siano persone a cui effettivamente tengo), scordo i più ovvi convenevoli.
Se posso parlare per ore di ciò che mi interessa, mi azzittisco imbarazzata in tutte quelle occasioni che richiedono una conversazione disimpegnata. Negli anni questo, oltre a portarmi parecchio imbarazzo, mi ha fatto passare nel migliore dei casi per timidissima, nei peggiori per gran maleducata o per una bipolare. Di riflesso ho preso ad odiare cordialmente tutte quelle occasioni in cui tale conversazione è richiesta. Rifuggo le cene con i colleghi, i cenoni di capodanno, i pranzi delle cerimonie e in generale tutte quelle condizioni in cui c'è un sacco di gente e si finisce a parlare del più e del meno. Tutte quelle situazioni in cui, insomma (vedasi sotto) trovarsi a dire "sai, ho visto una bellissima mostra sul cannibalismo" possa risultare sconveniente...

Ho un certo gusto per l'orrido, il crimine e l'antropofagia
Ho abitudini di vita banalmente normali. Tuttavia ho se c'è un particolare trucido da qualche parte, ci presto attenzione. Non amo i film horror e mi spavento facilmente, ma non mi perdo un articolo di cronaca nera. In particolare sono terrorizzata, di quel terrore che ti spinge a volerne sapere di più, sull'antropologia. Colpa, temo, di un documentario sull'antropofagia sull'isola di Pasqua. La notte seguente ho sognato di essere la preda e mi sono svegliata con un profondo senso di inquietudine. Cosa che, invece di farmi rifuggire ogni ulteriore accenno all'argomento, mi ha spinto ad approfondirlo. Credo, a questo punto, di essere un'esperta di antropofagia in ambito storico (gente che si mangia altra gente in seguito a tragedie per non soccombere mi intriga invece assai poi, immagino perché lo trovo più comprensibile, così come mi intrigano poco i pazzi serial killer in stile Hannibal Lecter).

Vi sono luoghi fantastici o comunque non più esistenti che conosco meglio del mondo reale
E comunque insegno anche geografia, ho viaggiato, insomma, ho una certa conoscenza del mondo reale. Tuttavia se uno mi chiedesse a bruciapelo le capitali della Terra di Mezzo in un dato periodo forse ci metterei meno ad elencarle di quanto ci posso mettere a riportare a memoria le principali capitali dell'Asia di oggi. Stessa cosa per alcuni mondi fantastici legati a giochi di ruolo praticati per decenni. E sicuramente conosco meglio la mappa della Roma tardo repubblicana che il centro storico della Roma di oggi.
Il fatto è che ho passato in quei mondi quasi altrettanto tempo rispetto a quello passato nel mondo reale. Su alcuni, come la Terra di Mezzo, ho fantasticato fin dall'infanzia. Ho letto Il Signore degli Anelli a undici anni, questo vuol dire che, lo ammetto con imbarazzo da prof, durante la maggior parte delle lezioni delle medie io scorrazzavo beata nella mia testa da qualche parte nell'Eriador. Durante tutti quelle occasioni sociali in cui non sapevo interagire, be', andavo altrove.
La cosa un po' inquietante è che molti dei miei amici sono messi come me, se chiedo in quale quartiere di Waterdeep posso comprare un dato articolo mi rispondono senza alcuna esitazione. Se chiedo di un quartiere di Novara posso invece faticare ad avere risposta (anche da chi abita nei pressi di Novara).

Come influisce tutto questo in quello che scrivo?
Tutto ciò, inevitabilmente, entra in ciò che scrivo.
Sarà difficile che io immagini un protagonista perfettamente inserito nel mondo in cui vive, a suo agio con le convenzioni sociali, senza interessi settoriali o particolari. Insomma, scrivo di Sherlock Holmes, ad esempio, perché è un personaggio perfetto per me.
I miei personaggi sono sempre quanto meno "particolari", hanno interessi curiosi e non sono particolarmente portati alla vita sociale.
Il giallo è un genere che mi viene "più facile" di altri, perché ne maneggio meglio i meccanismi e mi diverto a immaginare il come della parte criminale e del suo svelamento.
Infine, fatico tantissimo a raccontare storie nel "qui ed ora". Lo faccio, naturalmente, ma mi documento quasi di più rispetto a quando ambiento una storia nel passato.

Quali sono le vostre stranezze e come influiscono sulla vostra scrittura?

5 commenti:

  1. Io sono più in fissa con l'incesto. Non so se hai presente il caso di Sawney Bean, combina bene le due cose (incesto e antropofagia): io ci ho perso le ore.

    Sulle occasioni sociali, io in genere vado alla grande; ma non sapendo parlare di banalità, di solito butto la conversazione su ciò che mi interessa, che potrebbe anche essere il delitto del giapponese cannibale del 1981 e del perché non sia andato in galera... In genere funziona, a parlare del tempo si annoiano tutti a morte!

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    1. No, l'incesto non stuzzica la mia fantasia e neppure il mangiatore d'uomo solitario. A me intrigano gli Anasazi che del mangiarsi il vicino avevano fatto uno stile di vita... E forse a parlare del tempo si annoiano tutti, ma, non so, ho bisogno di confidenza prima di discutere di questo genere di culinaria durante una cena...

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  2. Interessante, hai personalizzato le bizzarrie parlandone in merito alla scrittura. Il post di Chiara, invece, se non ricordo male, era più generico.
    Forse penso anche io a qualcosa del genere.
    E penso anche di concordare in pieno con tutte e 5 le tue "bizzarrie" :D

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    1. Beh, mi sembrava giusto variare, del resto credo che siano caratteristiche che influiscono non poco su quello che scrivo.

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  3. Trovo sia normalissimo dare i nomi alle automobili.

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