mercoledì 21 maggio 2014

Scrittevolezze - Passione e ossessione


Ciclica torna la domanda su cosa sia quel quid che porti un autore a distinguersi dalla massa e a farsi notare tra mille altri. Di solito a questo punto viene fuori la parola "talento".
Ora non è che io non creda a prescindere al talento, ma è che questa parola ha un significato talmente nebuloso da renderla inutile. E comunque il talento, se esiste, è una capacità innata che da sola, tuttavia, non basta. 
Quando facevo atletica ero di certo quella con meno talento tra le ragazze della mia squadra. Mi ammalavo più di loro, facevo più fatica e ottenevo risultati minori. Però ho portato a casa un campionato regionale individuale e più partecipazioni alle nazionali. Ero più regolare negli allenamenti, più attenta a non farmi male e ottimizzavo le prestazioni in gara. Non sono diventata una campionessa, ma ho un bellissimo ricordo delle trasferte per le gare nazionali e di un ottavo posto nei 3000 metri di cui sono ancora orgogliosa. Immagino che ciò che vale nello sport debba valere più o meno ovunque.
La predisposizione naturale non basta, ci vuole altro.
Cito sempre una frase che ho sentito da uno sceneggiatore di fumetti professionista, Alex Crippa:
"Per fare questo di mestiere non basta essere appassionati, bisogna essere ossessionati".
Io penso che in questo ci sia più di un pizzico di verità.
Ripenso ancora alla mia esperienza sportiva. Ero meticolosa, puntuale, appassionata, ma non ossessionata. Una ragazza che faceva il mio stesso liceo e praticava anche lei corsa di resistenza, a volte si addormentava sui banchi. Andava a correre con ogni condizione climatica. La sua vita, la sua alimentazione, le (poche) uscite con gli amici, tutto era subordinato all'atletica. Io sono andata alle nazionali. Lei ha partecipato ai campionati europei (forse anche a un mondiale di corsa in montagna).
La passione non basta neppure in scrittura. Ci vuole qualcosa in più, una sorta di pensiero fisso che perseguita dall'alba al tramonto. Che porta smontare e montare i testi. Andare a cercare gli autori che ci piacciono e a carpirne il segreto. A utilizzare il tempo libero per andare a fare sopralluoghi nelle location delle nostre storie, a seguire corsi, a incontrare autori. A scrivere, scrivere e scrivere. Sacrificando cene, hobby, cinema e altro.
Non penso che l'ossessione sia una cosa positiva. L'ossessione sconfina nella patologia. Eppure credo, temo, che sia necessaria.
Scrivere per passione va bene, benissimo, ma se si vuole davvero uscire dal circuito della scrittura amatoriale credo non basti.
Attenzione, non so se ne valga la pena.
A suo tempo, per l'atletica, ritenni che non ne valesse la pena. Volevo studiare, laurearmi, viaggiare. Ho corso da appassionata, mi sono divertita e non ho rinunciato a niente. Ma non ho mai fatto una gara internazionale.

PS: ieri sono andata a cercare un futuro per le mie storie. Non so che cosa ne uscirà dall'incontro di ieri, ma è stato comunque un pomeriggio da "Cenerentola al ballo", con la possibilità di parlare delle mie storie con quelle che probabilmente erano le persone più competenti che mai mi potrà capitare di incontrare. Se non dovesse uscirne altro, almeno ho sognato in grande. E già questo non ha prezzo.

PPS: se n'è andata Mary Stewart
Ovunque tu sia, grazie per avermi fatto ascoltare la musica delle stelle, mentre dormivo insieme a Merlino nella grotta di cristallo.

14 commenti:

  1. Forse hai ragione, l'ossessione può fare la differenza e potrebbe dare una spinta davvero potente in una strada così piena di ostacoli. Se ne vale la pena non lo so, ma chi è davvero ossessionato non si pone il problema... :)
    Lo sai che mi è dispiaciuto davvero di Mary Stewart, quanto ho amato i suoi libri!

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    1. Non so, io sono sulla via dell'ossessione. Mio marito a volte me lo fa notare e il problema me lo pongo, dato che poi non basta neppure quella, ci vuole il mitico talento e un po' di fortuna...
      Mary Stewart aveva 97 anni, quindi un po' mi dispiace e un po' la invidio per esserci arrivata...

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  2. Io vivo ogni passione senza rischiare di trasformarla in una ossessione negativa. Diciamo che scateno sempre la mia particella cazzara, affronto tutto con una ampia dose di divertimento^^

    Moz-

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    1. Se manca il divertimento, manca tutto!

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  3. Teniamo incorciati tutti i tentacoli, code, cornini, barbe che non abbiamo, bacchette... insomma, tutto l'incrociabile per te.

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    1. Grazie millissime! Se non altro è stato un bel pomeriggio (mi hanno anche regalato dei libri!)

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  4. Sono d'accordo. Per arrivare davvero in alto non basta il talento (né la fortuna). Bisogna volerlo e comportarsi di conseguenza.

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    1. Forse. L'ossessione di cui parlavo, però, non è quella per il successo, ma per le storie in sé. Non quella di chi vuole arrivare, ma di chi non può impedirsi di fare.

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  5. Come dice Gaia di Giramenti: val più la tenacia del talento per l'editoria e io credo sia così, ma l'ossione, la stoffa vera, il non so che, be' credo di averlo, nel senso che magari non arriverò più lontana di dove sono arrivata fino a ora (cioè non molto), ma me scrivo con impegno da almeno 15 anni e in questo periodo orribile della mia vita i libri sono stati spesso l'unico elemento esterno al quale ho consentito di entrare, mettendo un muro tra me e il resto del mondo. Mi è capitato che mi sia stata fatta notare questo mio avere quella marcia in più, che non è - parole di una scrittrice che pubblica con Bompiani - la mera voglia di vedere il mio nome sulla copertina di un libro. Sono le storie, la scrittura, le parole, le trame, la fantasia. Per cui condivido questo post e ti immagino presa da mille farfalle nello stomaco per l'incontro che spero porti frutti straordinariamente succosi. Sandra

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    1. La tenacia è un altro elemento su cui magari farò un post. Come dicevo anche a Giordana l'ossessione è sul fare, non sul risultato.
      Quanto a te, Sandra, davvero un forte in bocca al lupo. Sono sicura che sia solo questione di tempo.

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    2. Grazie di cuore! Un bacione Sandra

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  6. In bocca al lupo; che non crepi, però!
    Forse hai ragione, serve più che la passione, ma io spero che l'ossessione non sia necessaria. Non so dire se ne sono lontana per carattere oppure ci sono dentro ma non me ne accorgo, però il termine "ossessione" mi richiama il concetto di eccesso, che non mi piace tanto. Sono una moderata naturale! Lo so che non fa molto figo, ma è così.

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    1. Infatti lo sceneggiatore in questione ne parlava come di una maledizione personale. Insomma, fosse stato soddisfatto di fare, che so, l'idraulico, molto probabilmente si sarebbe sbattuto meno per un guadagno maggiore (che la stessa cosa che penso quando vada a tagliare i capelli: ma non potevo fare la parrucchiera e esserne felice?)

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