martedì 24 giugno 2014

Ripartire

Eccoci di nuovo qua dopo un nuovo "rifiuto di qualità superiore".
Questa volta il risveglio è stato un po' brusco, proporzionale alla bellezza e alla durata del sogno.
Si sa, fa meno male perdersi nel mucchio che fermarsi proprio davanti all'ultima porta. E questa volta di porte se ne erano aperte parecchie, con tanto di visita alla casa editrice e colloquio con un'editor che sembrava conoscere il mio romanzo meglio di me. 
Si deve invece ripartire da capo, un momento in cui la malinconia non è evitabile. Mi trovo a quasi trentacinque anni senza un lavoro stabile, un bellissimo anno scolastico proprio agli sgoccioli e nessuna certezza lavorativa per il futuro, un romanzo edito che da molte soddisfazioni, un altro in arrivo (speriamo che non ci siano intoppi dell'ultimo minuto...) ma due inediti che continuano a ricevere tanti complimenti, ma non trovano una casa.
La strada percorsa, anche solo dall'apertura di questo blog è comunque tanta, così come sono tante le persone che mi hanno incoraggiato e sostenuto. E quindi, a parte inevitabile momento d'incertezza (ha senso che finisca il romanzo che ho iniziato per poi trovarmi magari con tre inediti che non riesco a pubblicare?), si va avanti. 

Mi tengo stretta le mie storie che, a quanto pare, hanno solo il problema di essere, appunto, mie storie. Sono di genere, ma anche no, hanno un tono, ma anche un altro, piacciono proprio per questo, ma proprio per questo non c'è modo di sapere come reagirebbe il mercato.
Mi tengo la paura che questo anno scolastico (da prof mi viene più spontaneo ragionare così che non per anno solare) rimanga quello del "poteva essere e non è stato", un assaggio di un modo diverso di intendere l'insegnamento, con le mille sperimentazioni della Scuola col Pontile, un assaggio di quello che avrebbe potuto essere a livello editoriale. 
Mi tengo la consapevolezza di essere qui, sulla soglia, con dei lavori di cui poter essere fiera.

Torno alla storia che sto scrivendo. Alla fine, nonostante il momento d'incertezza, non posso smettere di scrivere, come non posso smettere di respirare. Mi è stata data in sorte una mente che continua a intessere storie, storie che, se provo a ignorarle, vengono a bussare con prepotenza sempre maggiore.
Si riparte, con tutta la fatica del caso, verso una vetta che è nascosta dalla nebbia.
Questo non vuol dire che non esista.
L'unica certezza, in fin dei conti, è che chi si è fermato non l'ha mai raggiunta.

30 commenti:

  1. Tenar, proprio ieri ho iniziato la stesura di un qualcosa... forse romanzo, chissà.
    Ahaha, oggi il tuo post da un lato mi fa spaventare (non che io miri alla pubblicazione, anche perché non è detto che sappia scrivere) ma dall'altro mi infonde coraggio e ci vedo molta positività, una positività malinconica.
    Siamo tutti sulla stessa barca, un precariato che ingoia come un buco nero: ma è vero, la vetta si raggiunge solo se non ci si arrende.

    Moz-

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    1. La positività c'è. Tanti mi dicevano che a certi editori si può arrivare solo con la spintarella. Non è vero. Non credo che mi abbiano letto, chiamato e poi rifiutato per un mero sadismo (tipo: illudiamo uno sconosciuto a caso, così vedono che non è verto che pubblichiamo solo i raccomandati). Temo piuttosto che sia vero quello che mi hanno detto: con la crisi che c'è non se la sentono di rischiare con dei romanzi eccentrici che non si riesce bene a focalizzare dentro un genere preciso. Se fossi un'imprenditrice, ragionerei come loro. D'altro canto il tutto mi ha dato l'idea di una scalata possibile. Difficile, incerta, ma possibile.

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    2. Ecco, è una bella cosa... perché hai un sentore di positività.
      Allora cosa posso dirti? Buona scalata... e divertiti tanto lungo il tragitto :)

      P.s. eccentrico ... perché?

      Moz-

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    3. Nel senso etimologico, di non riconoscibile in un'orbita regolare intorno a un genere letterario preciso...

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    4. Ma di cosa parla, se si può dire? :)

      Moz-

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    5. Quest'ultimo è un "quasi giallo" che ruota intorno al tema del fare pace con le proprie origini, declinato attraverso le storie di vari personaggi.
      L'inedito precedente è un thriller storico che potrei definire "una brutta storia scritta da mano gentile": la trama è piuttosto torbida e violenta, mentre il mio stile di scrittura è molto lieve.
      In entrambi i casi gli elementi di originalità prima attirano e poi un po' spaventano chi deve decidere. Temo, però, che questo faccia parte del gioco.

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  2. Capisco molto bene come tu ti possa sentire, però il mio modo di ragionare mi porta a pensare una cosa: hai due romanzi pubblicati e nel delirio editoriale italiano può già considerarsi un bellissimo risultato.
    Per quelli che non riescono a trovare casa, hai mai pensato al self?
    Probabilmente avrai già fatto i tuoi conti, ma potrebbe essere una strada da non sottovalutare, in quanto si potrebbe dare visibilità anche ai romanzi che sono già usciti...
    Per quel che riguarda la precarietà professionale, ci sono passata anche io: sono stata cinque anni senza un lavoro fisso e, nonostante tutto il tempo a disposizione, non riuscivo a scrivere nemmeno una riga, perché presa da mille preoccupazioni per il mio futuro.
    Ora scrivo, senza aspettative, e mi sento felice. Credo che la vita sia troppo breve per essere sprecata in cose che non ci piacciono e che prima o poi, a forza di dare energia a qualcosa, il salto quantico arriva. http://www.efficacemente.com/2014/04/conquistare-il-mondo/
    Sarò un'illusa, forse, ma la positività è l'ultima qualità che mi resta. Diversamente, finirei per annientarmi. Non so cosa mi porterà la scrittura. Ma so per certo che non voglio tornare ad essere una larva emotivamente informe. Quindi continuo a scrivere. E, in futuro, chissà.
    Ti abbraccio forte, e ti mando tanta luce. :)

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  3. Ti ringrazio molto.
    Per certi versi sono una che vuole tutto o niente. Negli anni ho detto no io a tante proposte di pubblicazione che non prevedevano quelli che secondo me sono i requisiti minimi: editing, una distribuzione nazionale degna di questo nome e una strategia promozionale sensata. Da un paio d'anni sto provando a "raspare" come un gatto sulle "inarrivabili porte" della grande editoria. Non voglio rinunciare senza aver dato davvero fondo alle mie risorse!
    Per fare davvero il grande balzo con il self, invece, servono competenze ed energie che io non ho. Non sono una editor, non sono una grafica e sopratutto non posso dedicare tutto il mio tempo alla promozione. Quando sento le esperienze di quei 4/5 autori che dal self sono riusciti a farsi notare mi rendo conto che dietro c'è un investimento di tempo, ma anche di denaro, che io non posso permettermi.

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  4. "ha senso che finisca il romanzo che ho iniziato per poi trovarmi magari con tre inediti che non riesco a pubblicare?" Vedo che ti sei già risposta da sola! :-)

    In merito ai rifiuti editoriali, vai a leggere quello che dice Fforde sulla sua esperienza... :-*

    (P.S: alla fine dovremmo scriverlo un racconto su sta benedetta nebbia, che nasconda vette o meno!)

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    1. Certo che mi sono risposta, ma la domanda mi sembrava lecito porla. E per il racconto, quando vuoi!

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    2. (Non è che sono deficiente, i commenti doppi non dipendono da me, ma adesso ho capito quando li posta 2 volte!! Sorry)

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  6. Cara Antonella,
    mi dispiace, so bene cosa c'è sul piatto e la tua prima frase mi fa percepire tutta la tua amarezza che sento così mia. Se ci si perde nel mucchio significa che si parte appunto del mucchio, senza che si sia riusciti a emergere in qualche modo, a farsi notare, invece quell all'ultima porta, be' porca miseria, poteva ben aprirsi!
    Hai fatto tanto. E la vita, ho qualche anno più di te, è un continuo fare bilancio e sentirsi in credito, fa un lavoro che ami, credimi non è poco. Ieri sono stata da un medico, donna, e alla fine salta fuori che è precaria (il sistema di assunzione inospedale è simile a quello per gli insegnanti da ciò che so), era molto brava, gentile, motivata, ma chissà se al prossimo controllo sarà ancora lì? Non ho vissuto il precariato, ma vivo da sempre il tedio di svegliarsi in paranoia per un impiego che sopporto a stento, colpa mia che non ho avuto coraggio! Come vedi ce n'è per tutti, in tutti i campi, e quello dell'editoria sappiamo bene quanto sia difficile, oggi soprattutto. Sei brava e tenace, ci saranno altre porte, ma oggi so quanto brucia. Un bacione

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    1. Ciao Sandra, ti ringrazio.
      Diciamo che la frase "in altri momenti avremmo osato, ma oggi con la crisi..." la gente della mia età se l'è sentita dire tante volte in tanti contesti. Purtroppo al 99% dei casi non è una scusa, è proprio la verità ed è sintomo di un disagio almeno grande quanto il proprio. Rimane l'impressione di appartenere a una generazione dalle ali tarpati per la quale qualsiasi risultato risulta non sufficiente Non sto parlando solo di me e solo di questo rifiuto, quasi tutte le mie amiche sono laureate col massimo dei voti, hanno fatto master e specializzazioni e quasi tutte sono precarie o disoccupate, in un generale spreco di potenzialità che a volte fa un po' cadere le braccia.

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    2. Come mi ha scritto poco tempo fa Gaia-giramenti oggi gli editori hanno paura persino di alzarsi dal letto e prima di pubblicare vogliono un milione di certezze che quel titolo venderà, certezze che l'autore non può dare, a prescindere dal valore del testo. Secondo me comunque, ho letto anche gli altri commenti e le tue risposte, hai fatto molto bene a non buttarti via con pubblicazioni poco sicure, perchè oggi solo la grande editoria di qualità può garantire un risultato, a livello nazionale, magari 20 anni fa titoli usciti coi piccoli tipo "jack frusciante" con Transeuropa avevano una possibilità di farsi notare, succedeva, oggi non accade più.
      Sandra

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    3. "Rimane l'impressione di appartenere a una generazione dalle ali tarpate, per la quale qualsiasi risultato risulta non sufficiente".
      Sottoscrivo; l'unico rimedio che ho trovato al senso di sconfitta che nasce da certe situazioni sia far finta di niente e andare avanti.

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  7. Non sarei così drastica. Ci sono un buon numero di editori indipendenti che mi piacciono un sacco. Però devono avere una buona distribuzione e un'idea di promozione seria. Interliea ad esempio rientra benissimo in questo standard.

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  8. Il tuo senso di amarezza molto spesso è anche il mio, ultimamente, quindi ti capisco benissimo. Vista la mia non più tenera età, posso dirti di aver sperimentato tutte le forme di pubblicazione: dopo la vincita di concorsi (all’inizio), editoria a pagamento (ero giovane e ingenua), auto-pubblicazione negli ultimi tempi. Ora, un mio romanzo sarà pubblicato in autunno con una piccola casa editrice, e lo considero un buon risultato. Nel tempo, hai costruito un patrimonio con le tue sole forze, e questo è molto importante. Come dico sempre, “il futuro è nel grembo degli dei”, indipendentemente dalla qualità di quello che si scrive, dagli appoggi che si ricevono, dai colpi di fortuna, dagli editori con cui pubblichiamo. Non scoraggiarti, e continua a scrivere.

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    1. Ti ringrazio. E continuo a scrivere!

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  9. Forse ti sembrerà poca cosa, ma la strada che hai fatto è tanta, come tu stessa hai sottolineato. Hai ottenuto buoni risultati e farsi notare dai "grandi" non è da tutti, anzi.
    Per le tue storie, poi, penso che fai bene a continuare così come senti, accogliendo ciò che bussa alla porta.

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  10. Due anni fa non avevo pubblicato niente, se mi avessero raccontato allora per cosa mi sto "lamentando" ci avrei fatto la firma, altro che protestare! Poi, è chiaro, un po' di delusione è inevitabile, ma si va avanti.

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  11. Ciao Tenar,
    complimenti per la comprensione verso l'editore, a me la motivazione che ti hanno dato però fa storcere il naso: se non rischia chi ne ha le possibilità economiche chi dovrebbe farlo? D'altronde io non sono un imprenditore.
    Approfitto dell'occasione per darti un'idea e togliermi qualche dubbio chiedendo a persone più informate di me: hai mai considerato di far tradurre il tuo romanzo per pubblicare all'estero?

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    1. Benvenuto sul blog, Seme Nero.
      Per come la vedo io l'editore ha tutti i diritti di pensare al proprio tornaconto, anche se in questo caso, ovviamente, avrei preferito una scelta differente. Non dimentichiamoci però che la crisi non è un'invenzione e per ogni editore che fallisce ci sono posti di lavoro che se ne vanno.
      Per quanto riguarda la traduzione, il discorso sarebbe molto articolato e io non sono qualificata per farlo, tanto che nel mio caso a fare questo genere di valutazioni è la mia agente.

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  12. E ripartono anche i commenti di Mr.Mist yeah!

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  13. Mi sembra di fare l'eco a dirlo, ma non faccio fatica a immaginare come ti senti. Però credo che tu abbia già detto tutte le cose giuste: non puoi non scrivere, e solo due anni fa ciò che hai fatto ti sarebbe sembrato un sogno. Scrivendo serve proprio questa capacità di fare qualche passo indietro per recuperare il senso delle proporzioni. Già pensare che tu abbia potuto selezionare gli editori "giusti" mi fa diventare un po' verde... Intanto il futuro resta nella nebbia, ma come la nebbia può squarciarsi all'improvviso e mostrare belle cose. Incrocio le dita (anche) per te. :)

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    1. Speriamo di riuscire entrambe a uscire dalla nebbia!

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  14. I risultati che hai ottenuto fino a questo momento sono più che buoni, lo sai anche tu. Credo proprio che il tempo e la tua tenacia ti regaleranno altre soddisfazioni. Forse con altri romanzi, forse con questi, l'importante è non smettere di scrivere.

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    1. Ti ringrazio! E la possibilità di smettere di scrivere per il momento è scongiurata. Sono, nel bene o nel male, ostaggio delle mie storie

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