giovedì 26 giugno 2014

Scrittevolezze - Ci vorrebbe un amico

L'IMPORTANZA DEI PERSONAGGI DI SPALLA
Che cosa sarebbe Sandokan senza Yanez? Sherlock Holmes senza Watson? Adamsberg senza Danglant? E come potrebbe cavarsela Harry Potter senza Ron o Hermione?
Tutti questi personaggi perderebbero la loro forza senza le loro spalle. Ma non è facile per niente costruire un buon personaggio di spalla!

Che cos'è un personaggio di spalla?
Un personaggio di spalla è allo stesso tempo di più e di meno rispetto a un co protagonista. Un co protagonista è un personaggio con una linea narrativa propria, in grado di agire in autonomia e di tenere da solo la scena. Un personaggio di spalla, invece, può esistere solo in funzione del protagonista, allo stesso tempo, però è per la vicenda un pilastro fondamentale, tanto che la storia non potrebbe procedere senza di lui.

Quando è necessario un personaggio di spalla?
Avete mai provato a reggere una narrazione per capitoli e capitoli con in scena un solo personaggio senza che la storia diventi di una noia abissale? Se ci siete riusciti, vi faccio i miei più sentiti complimenti. Nella storia della letteratura ci sono riusciti solo i grandissimi. I personaggi abbiamo bisogno di farli interagire, definirli per contrasto e confronto con altri.

– Il primo motivo per cui possiamo aver bisogno di un comprimario è, semplicemente, far interagire il protagonista con qualcuno ed esplicitarne motivazioni e ragionamenti. Come si fa a spiegare come l'investigatore ha capito chi è l'assassino senza che la cosa diventi troppo noiosa? Semplice, l'investigatore spiega le sue deduzioni alla spalla di turno.

Far emergere per contrasto le caratteristiche del protagonista. Spesso le coppie protagonista/spalla sono opposte e complementari. Tanto Adamsberg è caotico e intuitivo, tanto Dangland è razionale e affidabile. Tanto Watson è l'emblema dell'uomo comune, tanto Sherlock Holmes è genio e sregolatezza.  Una spalla con caratteristiche opposte e complementari permette di mettere in luce quelle del protagonista, ma anche di far procedere la storia quando le risorse del protagonista non sarebbero sufficienti. Nella serie Sherlock della BBC il contrasto tra John e Sherlock è spesso buon senso/genialità e il buon senso spesso e volentieri serve quanto la genialità. Allo stesso modo Hermione e Dangland, personaggi istruiti, forniscono spesso informazioni che i protagonisti non possiedono.

Essere l'occhio con cui si guarda la storia e un ponte tra protagonista e lettore. Ci sentiamo più simili a Sandokan, principe malese finito a fare il pirata, o a Yanez, un europeo libero pensatore e amante dell'avventura? Siamo più simili a Watson o a Sherlock Holmes?
Tanto più un personaggio è estremo e tanto più è difficile far scattare l'empatia tra lui e il lettore. Se è il protagonista a essere un personaggio molto lontano dai suoi lettori, il rischio è che le sue vicende non emozionino o che non venga capito nelle sue motivazioni. Allora può essere il caso di mettergli a fianco un personaggio in cui il lettore può identificarsi con più facilità e far magari in modo che sia attraverso il suo sguardo che le vicende vengano seguite. Nel fumetto Magico Vento il protagonista ha perso memoria del proprio passato ed è diventato in tutto e per tutto un siux, addirittura uno sciamano tormentato dalle visioni. La sua spalla non può che essere Poe, giornalista non privo di debolezze, affascinato dalla cultura dei nativi americani. La sorpresa di Poe nello scoprire la vita nelle grandi pianure è la nostra, così come è la nostra la sua ignoranza. Attraverso i suoi occhi osserviamo la vita del protagonista, Ned, e veniamo affascinati da un personaggio al limite di cui, però, non capiamo fino in fondo la sofferenza dovuta a visioni che non controlla e ai ricordi mancanti. 
La stessa cosa avviene con Watson e Sherlock Holmes.

Ci sono generi in cui i personaggi di spalla sono più utili?
Non so rispondere in senso assoluto a questa domanda, ma posso dire che statisticamente sono più diffusi nei gialli e nelle storie d'avventura, per motivi probabilmente diversi.
Nel giallo il personaggio di spalla permette di dare in modo più naturale le informazioni al lettore. Il lettore, infatti, acquisisce le informazioni via via che queste vengono esplicitate al personaggio di spalla.
Nelle storie d'avventura, evita di avere il protagonista da solo per lunghi periodi, rendendo la narrazione più varia e fruibile.

Quali sono le caratteristiche di un buon personaggio di spalla?
Un buon personaggio di spalla deve creare subito empatia con il lettore. Per assurdo, un protagonista può permettersi di essere antipatico, un personaggio di spalla no.
Deve essere percepito dal lettore come il suo migliore amico, la sua guida attraverso la vicenda. È necessario dedicargli molta attenzione, almeno pari a quella del protagonista, deve essere profondo e credibile, ma anche, per le sue caratteristiche non può essere percepito come troppo strano o eccentrico. La prima donna è il protagonista, la spalla, almeno all'inizio deve incarnare l'uomo comune, essere l'alter ego del lettore. Nel corso della vicenda, però, può prendere più spazio, possono esserne meglio definiti i chiaroscuri, le zone d'ombra e può col tempo acquisire autonomia, fino a diventare a tutti gli effetti un co protagonista.

Tenar e i personaggi di spalla.
Come lettrice amo molto i personaggi di spalla. Il mio preferito penso sia Poe di Magico Vento di cui apprezzo molto il percorso di crescita. Alla fine, regge molto meglio la scena lui che lo stesso Ned.
Yanez è un altro personaggio di spalla che apprezzo più del protagonista, lo trovo più divertente, ma anche più comprensibile nelle sue motivazioni, di Sandokan.
Quello con Watson è, ovviamente, un rapporto particolare, essendo io anche una scrittrice di apocrifi Sherlockiani. In questa veste, a ben vedere, cerco di rendere il dottore un protagonista alla pari, anche se lui, in effetti, è la spalla perfetta, dato che, anche per carattere, non ha mai la tentazione di rubare la scena.
Come autrice di storie originali, preferisco utilizzare il meno possibile personaggi di spalla, tuttavia, se non riesco ad avere un vero gruppo di co protagonisti, meglio una spalla che un eroe solitario. Alla lunga gli eroi solitari li trovo insopportabili!

Voi cosa ne pensate? Da lettori amate i personaggi di spalla? Come scrittori li usate?

17 commenti:

  1. Risposte
    1. Tranquilla, Totoro sembra ben educato e rispettoso
      (PS: per chi non lo sapesse, anni fa il Persiano fu vittima di avances piuttosto spinte da parte della coniglia Dorotea, forse pensava che unendo le orecchie di lei con la coda di lui sarebbero usciti dei pargoli meravigliosi)

      Elimina
  2. Da "scrittrice" (ancora tra virgolette direi) non ne ho mai fatto uso, da lettrice come non ricordare Poirot e Hastings? Mi piace la giusta analisi che ne fai, non mi ero mai veramente soffermata a pensare ai personaggi spalla, mi viene in mente che sono comprimari necessari per esempio a un certo tipo di comicità da cabaret, non solo in ulcuni tipi di romanzi. Sandra

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, io ho voluto soffermarmi sulle loro funzioni più serie, anche perché mi arrabbio parecchio quando in una trasposizione Watson viene reso come una macchietta. Ovviamente, sono necessari anche in ambito comico, pur con altre caratteristiche

      Elimina
  3. Ottimo articolo, Tenar!
    Che dire... dipende dalla storia. A volte sono necessari (mi immagino il ruolo di Altea o Gustavo per Ginko, che doveva "spiegare" a qualcuno la ricostruzione dell'ennesimo furto di Diabolik), altre volte no. Ma un protagonista non è mai solitario.

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio! Tra l'altro il fumetto è davvero ricco di personaggi di spalla, abbiamo anche un caso di spalla negativa: Rasputin, che in un saggio viene definito "l'anima nera di Corto Maltese, colui che si sporca le mani perché l'eroe possa rimanere tale"

      Elimina
  4. Il personaggio-spalla è importante, anche perché fa risaltare le caratteristiche del protagonista e certe volte dà voce ai pensieri del lettore. Mi viene in mente un trucchetto che qualche volta uso, e pare funzioni: se nella storia ho inserito qualcosa di un po' forzato che però mi serve mantenere, faccio esprimere l'incredulità al personaggio spalla, così il protagonista ha occasione di rinsaldare l'elemento pericolante con le sue argomentazioni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, anch'io a volte lo uso in questo modo...

      Elimina
  5. Gran bell'articolo, io amo molto i personaggi-spalla perché molte volte il protagonista è molto serio di suo oppure ha dei compiti veramente gravosi sulle spalle, mi viene in mente appunto Harry Potter con Ron oppure Hermione, o anche Sandokan con Yanez. Quindi spesso il personaggio-spalla aiuta a sdrammatizzare con situazioni comiche, come nel caso di Ron, o venate di ironia, come nel caso di Yanez.

    Per quanto riguarda i miei romanzi, con il tempo ho usato sempre di più questi personaggi perché mi rendevo conto che le storie erano troppo dolorose, e quindi hanno precisamente la funzione di alleggerire.

    Non so bene la differenza, però, tra il vero e proprio comprimario oppure un personaggio-spalla.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio, Cristina. Secondo me il personaggio spalla nasce e vive in funzione del protagonista. Per quanto ci si possa affezionare a Ron o a Hermione, non avrebbe avuto alcun senso raccontare la loro storia. Stesso dicasi per il buon dottor Watson. Yanez è già diverso, nel senso che è un personaggio molto interessante di per sé (tra l'altro pare sia stato ispirato a un personaggio delle mie terre...), infatti momenti in cui Ron o Hermione sono soli in scena, senza Harry, abbiamo diversi capitoli con in scena solo Yanez, senza che si senta la mancanza di Sandokan.

      Elimina
    2. Ecco, infatti è precisamente il personaggio di Yanez che mi rendeva perplessa., nel senso che è talmente "compiuto" che può camminare con le sue gambe senza l'eterna presenza di Sandokan. Non sapevo che fosse ispirato a un personaggio delle tue parti: interessante!

      Elimina
    3. Non è certo al 100% che sia stato l'ispiratore di Yanez, mentre è certo che ispirò il romanzo di Verne "i 500 milioni della Begun". In pratica si tratta di un avventuriero piemontese che riuscì a diventare l'uomo di fiducia di una delle ultime sovrane di un regno indipendente indiano (la Begun, appunto). Ne sposò la figlia e vinse contro La Compagnia delle Indie una causa milionaria sull'eredità della sovrana stessa. Alla fine tornò in Piemonte ricchissimo con moglie e figli e si fece costruire un palazzo ad Ameno, sul lago d'Orta, palazzo Solaroli. Mi pare di avergli dedicato un post in passato e un articolo su kultural, se cerchi bene nella cronologia li trovi di sicuro.

      Elimina
    4. Grazie, Tenar, cercherò senz'altro il tuo post e il tuo articolo: Yanez era il mio personaggio preferito nel ciclo dei pirati, più ricco di sfumature di Sandokan o altri.

      Elimina
    5. Ciao, trovato e letto l'articolo di kultural. Grazie!

      Elimina
  6. Accidenti, ci sono esempi autorevolissimi! Moorcock ci ha basato un'epica sul ruolo del Compagno d'arme.
    Possiamo anche tornare indietro a Gilgamesh e Endiku.
    Consiglio poi a tutti di leggere la storia di Yoshitsune Minamoto, uno dei personaggi storici e leggendari più belli del Giappone antico, e della sua "spalla", il monaco Benkei. Si tratta di un'epica tanto affascinante da aver generato lessico! Perfino la semplice wiki è affascinante.

    Questo articolo mi ha fatto riflettere che nelle mie storie non c'è mai, questo tipo di personaggio. E' l'ora di mettercelo? Vedremo. Grazie per lo spunto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, Gas.
      Ti ringrazio per il commento così interessante. Mi hai fatto pensare anche ad Achille e Patroclo e ai disastrosi effetti della morte di quest'ultimo. Del resto l'epica antica è di una ricchezza narrativa straordinaria e ci si può sempre attingere a piene mani!

      Elimina
  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina