mercoledì 18 giugno 2014

Scrittevolezze - La fantasia dalla documentazione


La fantasia dalla documentazione. 
Potrebbe essere il mio motto, potrei persino rispolverare il mio malmesso latino per scriverlo come si deve. Perché sì, scrivere è una questione di fantasia, ma anche di studio. Tanto studio. Sempre. Anche se si scrive del popolo immaginario che vive sul proprio divano. Rimbocchiamoci le maniche, quindi, e vediamo di fare una lista della documentazione che ci è necessaria.

Documentarsi sul genere di cui si vuole scrivere
Anche se non si scrive di genere. In ogni caso vorremo toccare nel nostro romanzo/racconto tematiche, ambientazioni, atmosfere già trattate da altri poiché nel 2014 l'assoluta originalità è un'illusione. Quindi dobbiamo conoscere ciò che gli altri hanno scritto prima di noi.
Non possiamo scrivere un fantasy avendo letto solo Il signore degli anelli o un giallo se conosciamo solo Dieci piccoli indiani. Dobbiamo avere un'idea il più possibile completa del mondo letterario che ci circonda e nel quale vogliamo inserirci. Scopriremo autori che ci piacciono da impazzire e altri che detestiamo, ma anche di quelli che detestiamo dobbiamo avere quanto meno un'infarinatura e capire perché a noi non piacciono (anche se magari hanno venduto moltissimo)

Documentarsi sullo spazio in cui si muovono i nostri personaggi
Stiamo scrivendo del popolo immaginario che vive sul nostro divano? Bene. Quanto è grande e com'è fatto il loro villaggio nascosto dietro al bracciolo? Quanto ci mette il nostro eroe a salire fino in cima allo schienale?
Un buono scrittore, dice U. Eco nelle sempre preziose Postille al Nome della Rosa è anche un cartografo. Dovremo quanto meno fissare su carta la mappa del Villaggio dietro al Bracciolo per stabilire dove vivono i singoli personaggi e quanto ci mettono per andare da un posto A a un posto B. Se poi il Villaggio dietro al Bracciolo ha necessità di difenderci dobbiamo comunque documentarci sulle strategie di difesa e attacco, presumibilmente studiando la struttura di villaggi realmente esistiti.
Tutto questo se non vogliamo allontanarci dal nostro divano.
Se vogliamo farlo, le cose si complicano.
Se la nostra ambientazione è immaginaria dobbiamo essere geologi/botanici/storici per creare un tutto coerente che risulti plausibile al lettore. Anche qui possiamo ottenere l'effetto solo attingendo dal mondo reale. Ricordiamo tutti che lo straordinario realismo magico della Terra di Mezzo è dovuto alla minuzia con cui l'autore ne ha cesellato i particolari, dalla grammatica delle varie lingue, alla storia, fino alla botanica.
Se i personaggi si muovo nel mondo reale, dobbiamo documentarci sul luogo e il tempo in cui si muovono.
Anche in questo caso spesso e volentieri dovremo improvvisarci cartografi o almeno architetti. Com'è fatto l'appartamento del protagonista? Suona il campanello mentre lui è ancora a letto, quando tempo ci mette ad arrivare alla porta? In questo tragitto cosa c'è e cosa non c'è nel suo campo visivo? Rispondere a queste domande, ad esempio, può essere vitale per coreografare una scena d'azione.

Documentarsi su ciò che non sappiamo
Il popolo del nostro divano... Ha la pelle come suolo (il mio divano è di pelle bianca). Bene. Com'è stata lavorata questa pelle? Da cosa è costituita l'imbottitura? Quali sono le tecniche di costruzione adoperate? Sono tutte cose che io ignoro del mio divano, ma che potrebbero essere indispensabili per la narrazione. Non so neppure dov'è stato fatto! Da dove viene il popolo che lo abita? Per scrivere l'epopea del Villaggio dietro al Bracciolo devo sapere tutto del mio divano. Sicuramente ci sono libri e siti internet che possono aiutarmi. Di certo devo studiare.
Questo sempre per una storia che non esce dal mio salotto.
Figuriamoci quante cose non so del vasto mondo crudele che estende fuori da casa mia o di tempi e luoghi diversi da questo.
In ogni caso ricordiamo che ciò che è abituale non sempre è conosciuto. Immaginiamo di dover scrivere una scena d'azione in un aeroporto (può anche essere una cosa non drammatica, che so, lo smarrimento di una borsa). Siamo stati tutti in un aeroporto. Ma sappiamo davvero tutto delle procedure di chi ci lavora, di cosa succede in caso di emergenza? Ecco quindi che ci serviranno parecchie cose per la nostra scena che possiamo ottenere solo grazie a una buona documentazione.

ADESSO PARLIAMO DI FONTI
Dove possiamo trovare la nostra amata/odiata documentazione? Per come la vedo io, le fonti a nostra disposizione sono essenzialmente tre

Testi specialistici
C'è poco da dire in merito. La vecchia, cara biblioteca è ancora la base. Sicuramente troverò qualcosa sulla lavorazione della pelle e dei divani e l'epopea del Villaggio dietro al Bracciolo ne trarrà grande beneficio. I libri si consultano con calma, si possono riempire di segnalibri, annotare, portare con sé, ricontrollare alla bisogna. È impossibile scrivere un libro senza altri libri.

Internet
Per mia esperienza Internet è utilissimo per controllare qualcosa che già si sa.
Mi spiego. Il problema di internet è la dispersività e, spesso, lo scarso controllo delle fonti. Quando apro un sito c'è sempre la possibilità di trovare un post o un articolo scritto da un incompetente che nessuno ha mai controllato. Quindi come fonte primaria internet è quanto meno pericolosa.
Se invece ho già le idee chiare, ma non ricordo un dato preciso è perfetto. Ieri, ad esempio mi serviva un'informazione precisa su una fossa comune di Milano risalente al periodo della peste manzoniana, cioè se i morti fossero stati divisi per sesso oppure no (lo so, sono macabra, ma che ci posso fare, scrivo gialli...). Sapendo già che la fossa comune era stata rinvenuta a Milano etc. etc. ho trovato in pochi secondi l'estratto dello studio paleopatologico degli scheletri rinvenuti, con l'informazione necessaria. Se avessi iniziato a documentarmi on-line sullo studio degli scheletri non me la sarei mai cavata.

Fonti orali
Queste sono una sorpresa. È straordinario quante cose le persone possano sapere. Io sono appassionata di determinati argomenti, mio marito di altri, mia cognata è docente di letteratura russa, mio cognato è un esperto ingegnere, mio suocero sa tutto di pesce e di funghi, c'è l'amica che fa danza, quella che studia teologia... Insieme siamo già un'enciclopedia! 
Ho scoperto che chiedere a una persona di parlare della propria passione al 90% significa farla felice. Se si spiega che è la documentazione per un racconto/romanzo al 90% si otterrà massima collaborazione. Parlando con le persone si ottengono informazioni straordinarie. Non c'è nulla di meglio che sentire la viva voce di qualcuno che maneggia ogni giorno un particolare argomento per capirlo davvero.
Io abito in un paesino di 3000 abitanti eppure ho scoperto che la figlia di una mia collega ha fatto un master in criminologia. Insomma, a volte davvero basta chiedere e sarà dato.

Tenar e il suo attuale lavoro di documentazione:

18 commenti:

  1. Una decina di giorni fa ho pubblicato sul mio blog il post sulla trama (l’avevi commentato, ricordi?) nel quale evidenziavo come i macro-punti vengano progettati prima di iniziare a scrivere, e le tappe intermedie in una fase successiva. Questo stratagemma mi aiuta moltissimo anche per la documentazione, perché la ricerca preliminare non può colmare tutti i vuoti e, procedendo in questo modo, diventa molto facile per me capire cosa mi serva. Procedo un pezzettino per volta attenuando le mie paure: il “devo progettare/documentare” è stato troppe volte un alibi per i miei blocchi nella scrittura. Le fonti orali sono eccezionali… io ho un amico musicista che mi sta aiutando moltissimo, così come il master che mi ha fatto il corso per ottenere il primo livello reiki… e altri, all’occorrenza. Per il resto uso prevalentemente internet, ed anche i libri di sociologia che ho usato all’università, trattandosi di una storia che ha forte attinenza con il reale. E qui mi ricollego alla documentazione sull’ambientazione: consapevole della mia inesperienza ho deciso di ambientare la vicenda in una città che conosco bene e nella quale ho vissuto, ovvero Milano. Tra l’altro si presta bene a fungere da sfondo alla vicenda narrata perché è frenetica, viva, consente gli scambi fra le persone, è incostante è mutevole. Non avrebbe avuto senso (come da intento iniziale) ambientarla a Sanremo, dove il massimo che ti può accadere è essere svegliato dal vicino che prende a fucilate un cinghiale!

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    1. Io in parte mi do una scadenza (in questo caso il grosso della documentazione l'ho fatto tra gennaio e maggio) e in parte controllo via via.
      Quanto alla provincia, io non la sottovaluterei. Nell'arco di 20 km da casa mia negli ultimi dodici mesi è successo:
      - anziano cade nel lago, i sommozzatori ne cercano il corpo e trovano un altro morto
      - signora che si teneva il cadavere della mamma nel freezer (è finita su tutte le televisioni)
      - un omicidio suicidio giusto qualche giorno fa
      - furti seriali di sole biciclette da corsa
      La cronaca locale è una fonte da non sottovalutare!

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    2. Ti dirò, in generale Milano è più adatta al tipo di storia e al genere di inquietudine che intendo rappresentare. A Sanremo, la gente è più serena e tranquilla. In futuro chi lo sa, magari ambienterò qualcosa anche qui :)

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    3. Ogni ambientazione deve adattarsi alla sua storia, sicuramente Milano è adatta alla tua!

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    4. Assolutamente si... è una città nella quale non tornerei ad abitare nemmeno se mi incatenassero e mi ci portassero di peso, però tutto sommato ci sono affezionata... dico sempre che Sanremo è la mia mamma, mentre Milano è mia suocera :D

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  2. Tenar, articolo interessantissimo.
    E' vero che spesso tanti scrivono ... cazzate, proprio perché non si sono documentati.
    Certo, non sempre occorre una documentazione approfonditissima, ma un minimo per non scrivere strafalcioni è d'obbligo.
    Sono d'accordo con te: la biblioteca come fonte primaria, internet come "ricontrollo".

    Moz-

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    1. Basta uno strafalcione per affossare un romanzo!

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  3. un articolo che terrò in mente...
    molto ben scritto per altro

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  4. Documentarsi è davvero fondamentale, perché se non lo fai i famosi dettagli che devono ricreare la realtà per il lettore mancano, oppure sono talmente banali da non funzionare affatto; per non dire di quando si inciampa in sonore stupidaggini.
    Le fonti orali sono un portento! Non solo le fai felici con le tue domande, ma è facilissimo che ti contagino con la loro passione, cosa che mi piace assai...

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    1. Verissimo! Parlando con le persone si scoprono cose meravigliose!

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    2. Sì, parlando con le persone si scoprono cose fantastiche e inaspettate. Magari si fa una domanda per ottenere un'informazione precisa e se ne esce con una nova passione e un nuovo amico!

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  5. Ottimi consigli. Hai ragione, a volte basta poco per far crollare tutto il mondo fittizio che abbiamo costruito, mentre al contrario documentarci ci dà la possibilità di scegliere i dettagli giusti per rafforzare l'impressione che vogliamo dare.
    Sono d'accordo anche sul leggere il genere di cui vogliamo scrivere, è una cosa basilare ma tanti non ci pensano.

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    1. Sì, c'è un gran numero di persone che decide di scrivere (ad esempio) un fantasy dopo aver letto solo Il Signore degli Anelli e poco altro...

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  6. La documentazione è fondamentale, e lo so per esperienza avendo scritto quasi solamente romanzi storici. Dici bene, la biblioteca o l'acquisto di saggi sono la prima fonte; soprattutto nel mio ciclo dei crociati alla fine cito tutta la bibliografia. Non solo, cito anche i film che ho visto e che mi hanno ispirato, e la musica.

    Internet è una manna per i calendari perpetui, perché ti dà il corrispettivo del cristiano - musulmano - ebraico, quindi puoi sapere se ad esempio in quell'anno e in quel mese cadeva il periodo di digiuno di Ramadan, e quindi non puoi far mangiare i tuoi personaggi di fede islamica durante il giorno. Basta poco...! Per quanto riguarda gli esperti, io ho una carissima amica (che tra l'altro si chiama come te) e laureata in storia medievale, insieme ci divertiamo a parlare dei miei romanzi e le pongo anche dei quesiti da quiz! Ovviamente è felicissima, perché le interessa molto.

    A me piacerebbe anche scrivere un romanzo di fantascienza, ma mi spaventa appunto l'apparato di documentazione scientifica.

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    1. La fantascienza è tosta! Al solo pensiero di quante inesattezze e banalità potrei mettere insieme mi viene l'ansia... e lì non basta leggerti qualche buon romanzo di fantascienza, serve una vasta cultura sia del genere che scientifico-tecnologica.

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    2. Anche a me la fantascienza spaventa! E sì che mi piace parecchio, ma non mi sento all'altezza.

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    3. A me piace moltissimo, specie i romanzi di Philip Dick: li ho quasi tutti!

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