mercoledì 1 aprile 2015

Come nasce un personaggio


Di solito ha scarsissimo controllo sui miei personaggi. Vengono a bussare alla mia porta con già un nome, un aspetto e un passato. Il massimo che posso fare con loro è una chiacchierata per conoscerli meglio. I più indisponenti preparano anche un contratto con ciò che può e che non può essere reso pubblico (ve lo assicuro!).
Di fatto mi è capitato una sola volta di creare un personaggio "in vitro". Volevo partecipare a un concorso giallo, ero in ritardo e qualcosa mi dovevo inventare. Il racconto in questione, Aveva ragione Corto Maltese, è arrivato secondo a Giallo Stresa ed è stato opzionato da Giallo Mondadori, quindi tanto male non è andata. Anzi, in questi giorni ho ripreso in mano il personaggio e ho scoperto  di trovarmi bene con lui così come mi trovo bene con personaggi nati da processi più profondi e inconsci.

Non posso raccontarvi, quindi, come nasce qualsiasi personaggio. Posso raccontarvi come è nato QUESTO personaggio e le tappe che hanno portato alla sua creazione.
Trovandomi alle strette, però, ho seguito un metodo e il mio personaggio ha preso forma un passaggio alla volta. Ripercorrere le tappe, magari, può dare spunto anche ad altri.

UN'IDEA NARRATIVA
Un buon personaggio, in teoria, dovrebbe essere memorabile e immortale, avere cioè delle caratteristiche riconoscibili e facilmente riassumibili che possano far dire al lettore "è lui". Questa è la teoria, la pratica non è mai facile. Ci vorrebbe almeno un'idea narrativa forte, qualcosa di ben caratterizzato, che resti in mente. Al minimo, ci vuole un'idea.
La base per il mio personaggio l'ha messa mio marito, del tutto involontariamente. Si parlava di un conoscente dalle idee non proprio aperte e Nik se n'è uscito con "gli auguro un figlio nero, comunista e gay". Sul momento ci abbiamo fatto una risata (che poi, con la compagna che ha il conoscente, neppure un miracolo genetico potrebbe fargli uscire un figlio di colore).
Messa alle strette, alla ricerca di un personaggio, mi è venuta in mente la battuta di mio marito. In effetti è o non è un'idea narrativa? Un personaggio così, nell'Italia di oggi, si può di certo far notare.

I NECESSARI LEGAMI D'AFFETTO
Un personaggio e più ancora un protagonista, come quello che io andavo a creare, va amato. Non tollerato o sopportato, ma amato. Un comprimario si può tollerare, una comparsa la si può anche amare, ma un protagonista no, va amato. Potevo amare il mio protagonista?
Di lui so solo tre cose. 
È di colore. Nessun problema.
È gay. Idem.
È comunista. Mi è capitato solo due volte di incontrare delle persone che si definissero, oggi giorno, "comunisti combattenti". Non persone con cui passerei volentieri del tempo. Gli estremisti non mi piacciono. Un conto è essere di sinistra, un conto è proclamarsi con orgoglio "comunisti" e nostalgici di Stalin. Quindi il mio personaggio non sarebbe stato comunista, ma politicamente e socialmente impegnato. Magari di sinistra, ma non estremista.
Forse questo passaggio non sembra importante, ma per me lo è. I miei personaggi hanno limiti e difetti, posso non approvarli al 100%, ma devo potermi affezionare a loro, creare i necessari legami d'affetto con loro.
Preferisco rinunciare a un tratto di caratterizzazione, piuttosto che poi dover buttar via un racconto per incompatibilità di carattere.

DARE FORMA AL PERSONAGGIO
A questo punto non ho un personaggio. Ho un'idea. Un personaggio di colore, gay e politicamente impegnato. Non ha ancora volto, nome, passato o presente.
Devo costruire tutto. Da dove? Da quello che so, ovviamente.
È di colore. È nato in Italia o all'estero? Scelgo che sia nato all'estero. Perché è in Italia? È impegnato politicamente e gay, in quale paese questa combinazione può essere un problema serio? All'epoca in cui ho ideato il personaggio, si parlava delle leggi restrittive dell'Uganda. Quindi il mio personaggio è ugandese e ha dovuto fuggire dal suo paese per via del suo essere un attivista dei diritti civili.
Che lavoro fa?
È un attivista dei diritti civili che si è cacciato nei guai, magari perché scrive da qualche parte (su un giornale? Un blog?). Quindi è istruito. Ha studiato. Forse ha una laurea. È una persona sensibile. È laureato in botanica (a me piacciono i fiori, è un punto di contatto, per quanto labile, con il mio personaggio). Però è ugandese e in Italia la sua laurea non è riconosciuta. Ha però una forte passione per le piante. Fa il giardiniere in una villa sul Lago Maggiore. Perfetto. Mi serve per un giallo, c'è quindi una villa sul lago usata per i matrimoni, ci sarà un delitto e a risolverlo sarà il giardiniere.
Dallo scheletro da cui siamo partiti adesso abbiamo un abbozzo di personaggio. Un ugandese immigrato non troppo volontariamente per problemi politici che, nonostante una laurea in botanica, fa il giardiniere in una villa usata per gli eventi.
Ci serve un nome coerente col personaggio. Con un po' di ricerca risalgo al fatto che in Uganda spesso si usano nomi inglesi. Per il cognome faccio una crasi tra due cognomi ugandesi, sperando di risultare credibile, ed ecco battezzato il mio personaggio.
Joseph Museni. Jo.

DEFINIRE I PARTICOLARI
Adesso ho un personaggio, non un'idea. Jo Museni. Devo arricchirlo di particolari. È istruito e sensibile, quindi ama leggere. È portato per le lingue, ma è in Italia da poco, quindi si impratichisce con l'italiano leggendo fumetti (da qui il titolo del racconto). Perché è venuto in Italia? Perché gli ha trovato lavoro il fratello prete. Il fatto che abbia un fratello prete mi aiuta ad arricchire la storia famigliare di Jo. Sono sette fratelli e i maggiori, Bernard e Jo, hanno studiato grazie all'aiuto del prete del paese. Bernard ha scoperto la vocazione, Jo, evidentemente, no. Nonostante le divergenze di opinione e di stile di vita, i due sono ancora molto legati.
Ancora altre domande e particolari. Qual è stato l'evento che ha convinto Jo a lasciare il proprio paese? Non mi posso permettere in un racconto un personaggio troppo traumatizzato o depresso, quindi non è morto nessuno. La casa di Jo è stata incendiata e solo per un caso fortuito lui non è rimasto vittima del fuoco. Inoltre, quando si è trovato nei guai, molte delle persone su cui contava si sono fatte da parte. Questo gli dà un tocco di malinconia e cinismo e una generale disillusione nei confronti dell'umanità. Non è propenso a lasciarsi coinvolgere in relazioni importanti. C'è qualcuno che è riuscito a rompere questa barriera? Sì, certo, impossibile reggere un racconto giallo senza una spalla per il protagonista. Deve essere qualcuno che lavora con lui alla villa, perché tra il lavoro e lo studio della lingua a Jo non resta molto tempo libero, in più non ha soldi da buttare. Qualcuno che non percepisce come un potenziale pericolo ma, anzi, una persona da difendere. Angela, ragazza madre un po' più giovane di lui, che lavora come pasticciera nella cucina della villa.

COSA DEVONO CONOSCERE I LETTORI
A questo punto so parecchie cose di Jo. Conosco la sua famiglia, le sue passioni, i motivi che lo hanno spinto ad emigrare. So che rimpiange la sua vecchia vita, ha nostalgia del suo lavoro e del suo paese e che praticamente parla solo con Angela e con le piante della villa.
Ma cosa devono sapere i lettori di Jo? Quello che devo scrivere è un racconto giallo, non un romanzo esistenziale dai toni sociali.
Alla fine nel racconto di Jo si sa solo che è un giardiniere di origine ugandese, laureato in botanica e lettore di fumetti.
Della sua vita in Uganda nel racconto c'è solo una battuta:
– Perché hai dovuto lasciare il tuo paese?
– Avevo un blog, delle idee e delle abitudini.
Meno di dieci parole per riassumere una vita intera (ma lo abbiamo detto che Jo è chiuso e disilluso)!
Sono partita da tre caratteristiche e alla fine nel racconto ne è emersa solo una, il fatto che sai di colore. Il resto esulava dal racconto.
E tuttavia senza tutta la costruzione del personaggio io non avrei potuto muoverlo. Non so se si percepisca (e neppure me ne importa) che tra Jo e Angela non ci sia attrazione fisica. Di certo, se ce ne fosse stata, io avrei scritto i dialoghi in modo diverso.
Adesso ho ripreso in mano Jo. Forse emergerà qualche altro lato della sua personalità, magari il suo passato farà capolino. Magari no. Di certo ogni volta che ne descrivo un gesto o gli metto in bocca una parola io tengo conto di tutto il suo passato e di tutti i lati della sua personalità.

Vi è mai capitato di costruire a tavolino un personaggio?
Che metodo avete usato? Siete soddisfatti del risultato?

26 commenti:

  1. Molto approfondita la tua costruzione e questo post. Sì, mi è capitato, e, fatto curioso, anche la mia è di colore, forse perchè è una caratteristica importante e di conseguenza caratterizza bene il personaggio fin dall'inizio: è un immigrato/a nel mio caso, già c'è una storia dietro di lui/lei. Ho pensato al paese: Senegal, dai di senegalesi arrivati sui barconi ce ne sono un sacco e non c'è tanto bisogno di spiegare perchè scappino. E via di sto passo, una costruzione simile alla tua, il risultato mi soddisfa tantissimo, credo sia uno dei miei personaggi meglio riusciti, averlo fatto nascere dal nulla poi ha reso facile renderlo funzionale alla storia, con questa formula: mi serve che faccia questo, allora è così. Bacio Sandra

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  2. Sì, alla fine escono dei bei personaggi anche quando li si costruiscono a tavolino. necessitano molta documentazione, questo sì, ma poi danno soddisfazione.

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  3. Anche i miei personaggi nascono in modo piuttosto istintivo. Tutti quelli del mio romanzo, si sono autodeterminati e hanno preso forma nonostante le mie resistenze. Ho scritto schede lunghissime, ma i dettagli escono da soli senza forzature. Ciò nonostante, credo di aver bisogno di un personaggio a tavolino, per colmare un buco all'interno del mio romanzo: mi serve un personaggio femminile che crei conflitto, ma senza cadere nello stereotipo della bionda procace mangiauomini. Vorrei una donna brusca, dai modi un po' maschili, forse, con conflitti irrisolti che scarica sugli altri. Ma anche qui il rischio volgarità è dietro l'angolo. Dal momento che a breve la incontrerò, dovrò lavorarci molto. E il tuo metodo potrebbe essermi parecchio utile. :)

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    1. Jo è un'eccezione. Gli altri personaggi che ho usato si sono imposti da soli, non scelgo neppure il nome! In "Certe Mattine", ad esempio abbiamo Ven e Vilaya. Razionalmente avrei evitato due personaggi su tre con un nome che inizia per V, ma nessuno dei due voleva cambiare nome!

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    2. Stessa cosa è successa me nel romanzo, tant'è che ho avuto l'esigenza di sopprimere qualcuno e introdurne di altri. In fondo la mente a volte segue percorsi prestabiliti, diventando ridondante.

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  4. Molto istruttivo Tenar, grazie. Capita troppo raramente di confrontarsi su questi aspetti tecnici senza rimanere eccessivamente invischiati dalla teroria e poco dalla pratica e dai risultati. Complimenti.

    Per quanto riguarda i miei personaggi, anche nel mio caso arrivano impacchettati. ho provato a costruirne qualcuno, di tanto in tanto, ma sono risultati meccanici e poco credibili.

    Per trovare le domande, e di conseguenza le risposte, giuste per costruire il tuo personaggio come hai fatto? hai seguito un metodo o sei avanzata per deduzioni?

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    1. Da ogni dato nasceva un'altra domanda. Metà della sua storia dipende dalla domanda: italiano o immigrato? (Da dove? Perché? Con che modalità? In seguito a quale evento? Rapporti col paese d'origine?)
      Il personaggio di Sandra, ad esempio, è molto diverso. Jo per arrivare in Italia prende un aereo, il fratello gli trova un lavoro e ha un regolare permesso di soggiorno. In patria aveva un buon lavoro, quindi aveva dei soldi da parte. Non è scappato alla cieca, né è finito in mano a degli scafisti. Tutto questo influenza la sua psicologia e il suo modo di rapportarsi con gli altri
      Ad esempio ho pensato a lungo se nell'incendio doloso di casa sua ci fosse scappato il morto. Alla fine ho deciso di no e questo cambia molto il suo modo di fare. È amareggiato perché molta gente che avrebbe potuto aiutarlo si è fatta da parte, ma non ha, ad esempio, sensi di colpa.
      Insomma, più cesellavo la sua storia e più capivo il suo modo di vedere il mondo.

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  5. Umh, no... non mi è mai capitato. Ho progettato personaggi in base al loro carattere (a volte giocando su qualche cliché) ma a tavolino no...

    Moz-

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    1. Jo fino ad ora è l'unico creato con questo metodo. Infatti non avrei scommesso un gran che su di lui, ma alla fine non è uscito tanto male.

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  6. Mi è piaciuto questo post! E anche il personaggio che hai costruito, penso che sarebbe bastato poco a farlo diventare un cliché, invece è molto credibile e vivo. In modo particolare mi è piaciuto l'abbinamento con Corto Maltese.

    Non ho mai costruito un personaggio a tavolino, e onestamente, non so se sarei in grado di farlo. Di recente mi è stato chiesto di scrivere un pezzo teatrale su un paio di personaggi storici del nostro Medioevo, sulla falsariga de "Il Canarino" che però è ambientato durante la Rivoluzione Francese. Ma ho una doppia difficoltà. entrambi questi due personaggi mi stanno antipatici, e poi c'è la questione del pezzo teatrale che non è per niente facile.

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    1. No, non sembra per niente facile. Magari scavando nella loro storia salta fuori qualche tratto che li riabilita ai tuoi occhi?

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  7. Ti svelo chi sono: uno è Bernabò Visconti, l'altro il nipote Giangaleazzo che lo face avvelenare. Sono piuttosto luciferini entrambi, specie il primo che era noto per le sue manie, tipo le migliaia di cani che i malcapitati sudditi dovevano mantenere e tenere ben pasciuti.

    Non dico che non siano interessanti, tutt'altro! ma non riesco a trovare la quadra per costruirci sopra un pezzo teatrale a due.

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    1. no, non fanno molta simpatia... Non ti invidio per niente. Mi sa che al massimo li puoi far odiare anche al pubblico.
      In bocca al lupo!

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  8. In realtà anche i miei personaggi mi si son sempre presentati da soli, alcuni (i miei preferiti) sono entrati in punta di piedi nel racconto di altri e hanno preteso una storia per sé. I miei tentativi di creazione a tavolino sono bene o male tutti falliti miseramente, ma non avevo ancora le basi per poterli gestire adeguatamente. Il tuo processo, in realtà, mi sembra ottimo. Se in futuro dovesse servirmi non dubito che tornerò a darci un'occhiata :D

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    1. Jo è proprio un'eccezione. Di solito arrivano già ben definiti pretendendo una storia. Alcuni sgomitano non poco per reclamare l'attenzione, mentre altri sono più pazienti. Però può capitare di aver bisogno di creare un personaggio in poco tempo, magari per un ruolo secondario e avere un modus operandi può essere utile.

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  9. Questo post assomiglia per certi aspetti a quello che ho in mente di scrivere... potrei anche farti un po' di concorrenza... se non ne esce nulla torno e scrivo un commento decente, per ora dovrai accontentarti di questo ;)

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    1. Mi piacerebbe conoscere il tuo metodo per costruire i personaggi, e anche i tuoi personaggi! Io e Jo siamo ansiosi di leggere.

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  10. L'unica occasione in cui ho dovuto inventare un personaggio a "comando" era una certa vampira per un certo corso di scrittura creativa ;)
    Di solito arrivano i personaggi e raccontano la loro storia e via via che raccontano mi mostrano come sono fatti. In quel caso specifico invece ho giocato a costruire a tavolino il personaggio indipendentemente dalla storia e poi l'ho inserita nel plot che avevo in mente. Devo dire che quello che ha reso l''esperimento non legnoso come rischiava facilmente di essere, è stato il fatto che la storia si è aggiustata addosso al personaggio perché credo che con un vampiro diverso anche la storia sarebbe stata diversa.

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    1. Sì, appunto. Spesso le storie e i personaggi arrivano da soli. Quando non è così ci vuole una base da cui partire. A proposito, come sta la vampira? La storia è cresciuta?

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  11. Questa costruzione a tavolino (molto ben spiegata, davvero) somiglia in fondo al mio brainstorming preliminare. Mi succede che qualche personaggio si presenti già molto dettagliato, ma non è lo standard come per te. Di solito fantastico parecchio sul personaggio, seguendo un percorso simile a quello dell'esempio, solo con tante ipotesi iniziali, e dopo un po' azzecco il profilo che mi convince.

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    1. Sì, penso che l'unico altro metodo funzionante per costruire un personaggio a tavolino sia quello di partire da una scheda che ti costringe a fare delle scelte e a definire via via le caratteristiche del personaggio. In ogni caso si viaggia dal generale al particolare.

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  12. Post illuminante! Un esempio di brain storming molto funzionale, cercherò di applicarlo a posteriori sui quattro protagonisti di un racconto a cui sto lavorando. Mi serve che tra loro ci sia una buona sinergia nella narrazione, invece solo uno spicca, infatti è l'unico nato con un background già dalla sua concezione.
    Vediamo di bombardarlo, 'sto cervellino, magari qualcosa di buono esce. ;)

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    1. Ma certo che uscirà qualcosa di buono!

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  13. Ciao Tenar, post interessante. I miei personaggi sono frutto di mesi di paziente lavoro mentale, non scrivo nulla ma penso, immagino, cerco il volto che possa corrispondere alla loro interiorità. Quando escono fuori li amo pazzamente e faccio fatica a lasciarli andare. In un racconto breve ho amto così tanto la protagonista affetta dall'anoressia che quando l'ho terminato, ho pensato: "E ora?" Così, per non abbandonarla, scriverò su di lei e con lei il terzo romanzo. Ma è normale questo comportamento? :o

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    1. Penso di sì, alla fine a volte noi scegliamo i nostri personaggi, a volte loro scelgono noi. Il problema, se mai, è che siamo costretti ad essere genitori crudeli. Le storie si nutrono di conflitti e quindi è inevitabile, per un narratore, mettere nei guai i propri personaggi (poveretti!)

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