domenica 29 maggio 2016

Il fantasma dell'opera – Piovono Libri


Causa concorso e guai vari ho saltato una lettura e un incontro del gruppo (Uomini e Topi), ma torno in pista per questo Il fantasma dell'opera, il romanzo del 1911 a cui è ispirato il famoso musical, a sua volta ispiratore di svariate rivisitazioni cinematografiche.
Si tratta quindi di una di quelle opere di cui tutti hanno sentito parlare, di cui molti hanno visto opere derivare, ma di cui pochissimi hanno letto l'originale.
La lettura è stata affrontata da tutti con entusiasmo, ma un buon numero dei lettori del gruppo non è arrivato alla fine, tra quanti sono giunti al traguardo, si sono create due fazioni, quelli che il libro tutto sommato lo salvano e quelli che lo "scagliano dalla torre" con violenza. Io appartengo al secondo partito.

L'opera di Parigi è un palazzo labirintico, in grado di dare le vertigini a Borges. Ha infiniti sotterranei, dove vi è un po' di tutto, dalle stalle con i cavalli a scenografie da tempo immemore dimenticate. Un'intera umanità la abita, dai cantanti ai ballerini, ma anche i macchinisti, gli addetti alle scene, misteriosi cacciatori di topi e chissà chi altro. Si sussurra, infatti, che vi sia anche un fantasma, o, meglio una mefistofelica presenza che abbia preso dimora nei sotterranei e che conosca l'opera meglio di chiunque altro.
È l'ambientazione la cosa migliore del romanzo. L'idea dell'opera come di una città nella città, con regole sue proprie, popolazioni indigene e usanze peculiari, su cui i direttori nominati dalla politica hanno ben poco controllo. Ogni volta che ci si addentra nei sotterranei o che si getta uno sguardo in questo molto parallelo di musicista e ballerini si rimane incantati.
Peccato per tutto il resto.
I personaggi gareggiano tutti tra loro per idiozia.
Pur non avendo mai visto il musical la trama a grandi linee mi era nota. Una giovane cantante viene presa sotto la protezione del misterioso fantasma, un uomo sfigurato, che le insegna i segreti del canto, ma ne desidera anche l'amore.
Quello a cui non ero preparata era la totale idiozia della giovane cantante dell'opera originale, che crede genuinamente che la voce che le insegna i segreti del canto appartenga a un angelo (!). Quando scopre che l'angelo è in realtà un uomo dall'aspetto orrendo ne è comprensibilmente delusa, ma pensa comunque di riuscire in qualche modo a placare il suo maestro e a vivere una storia d'amore con il giovane rampollo di una nobile famiglia. Ne è più acuto quest'ultimo, che ha la brillante idea di spiegare il proprio piano per rapire la bella cantante dove il fantasma può udirlo. 
Il mio personale premio idiozia lo vince comunque il fratello del giovane rampollo che nel tentativo di capire cosa stia accadendo si inoltra solo nei sotterranei dell'opera, finendo per annegarsi da solo nel lago sotterraneo in cui il fantasma ha dimora. 
Secondi classificati i direttori dell'opera, che tra lettere che chiedono denaro, macchinisti trovati impiccati e lampadari che cadono non si rivolgono alle forze dell'ordine, pensando di poter catturare il fantasma con le loro sole forze.
Terzo premio per il personaggio potenzialmente più intrigante dell'opera e il meno sfruttato. Il Persiano. Costui è l'unico a conoscere l'identità del fantasma e il suo passato, entra in scena con il fare sicuro dell'avventuriero navigato, per finire come un fesso in una trappola di cui conosceva l'esistenza.

Insomma, in una scenografia sontuosa e ben narrata si muovono personaggi mal costruiti, capaci di fare tutti tutte le scelte sbagliate nel peggior momento possibile. Neppure il fantasma fa eccezione. Nelle intenzioni dell'autore dovrebbe essere amorale, spaventoso e affascinante, il mostro reso tale dal pregiudizio della gente. Personalmente l'ho trovato un personaggio dalla storia improbabile e dalla resa caricaturale, una via di mezzo tra un Dracula mal riuscito e un Innominato di manzoniana memoria.

Alcuni lettori hanno salvato il romanzo, ricordando che si tratta comunque di letteratura d'intrattenimento, da cui non è necessario pretendere approfondimento psicologico. Io non considero la vocazione popolare del romanzo una scusante. La letteratura d'intrattenimento ottocentesca ci ha regalato, magari per caso, intrecci e personaggi memorabili. Ben prima di questa cantante svampita che crede di essere la prescelta di un angelo (salvo poi inorridire quando scopre che il suo angelo ha un viso orribile), abbiamo avuto ogni sorta di eroine e anche nella categoria "cattivi misteriosi e affascinanti" il Fantasma faticherebbe a trovare posto in una top 10.

Sono comunque contenta di aver letto questo romanzo. Mi incuriosiva e forse avrei finito per prenderlo comunque in mano, senza la soddisfazione catartica di poterne poi dire male in pubblico. Di certo ne ho ricavato l'impressione che quando le opere derivate sono più famose dell'originale, magari un motivo c'è.

12 commenti:

  1. Bella e chiarificatrice la tua recensione, nonostante penso che non mi piacerà, mi hai incuriosito e proverò a dargli un'occhiata.
    Interessante come chi prova a scrivere debba fare i conti con revisori che ti fanno le pulci riguardo le precisioni e la credibilità del tuo personaggio, come è giusto che sia. Anche tu come scrittrice ami che i personaggi siano veritieri, che ci si possa immedesimare, e poi si trovano libri che hanno successo in cui ci sono cose che sono campate per aria, e sono state pubblicate, magari anche da una grossa casa editrice. E io mi dico, ma dove sta la ragione di così tanto successo? Forse, come nel caso di "Fight club" la versione cinematografica e il "Fantasma dell'opera" il musical, sono riusciti con la passione a far uscire il meglio di un'lavoro che altrimenti sarebbe rimasto quasi sconosciuto.

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    1. Non dimentichiamo che stiamo parlando di un romanzo del 1911, non ha molto senso fare paragoni con l'editoria di oggi, credo. Penso che il successo questo romanzo lo debba all'ambientazione, che è resa in modo superlativo. Senza il musical, tuttavia, sarebbe dimenticato già da decenni. A volte capita che gli adattamenti siano meglio dell'originale (magari ci faccio un post).

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  2. beh, non l'ho mail letto e ne ero incuriosita ..ora credo che non lo leggerò proprio però vedrei volentieri il musical
    Buona giornata

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    1. Anch'io adesso voglio vedere il musical!

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  3. Quando sei partita con il descrivere l'ambiente sotterraneo dell'opera, mi sono detta: "Ma che bello!" Infatti non c'è niente di più affascinante di un ambiente intricato e misterioso, un po' come le metropolitane che vivono una vita a sé, o la "corte dei miracoli" di Victor Hugo. Peccato per tutto il resto, specie i personaggi idioti che non si possono proprio sopportare a meno che non sia un libro satirico.

    Anni fa avevo visto l'adattamento rock "Il fantasma del palcoscenico" (Phantom of the Paradise), il musical del 1974 diretto da Brian de Palma. Mi era piaciuto da matti!

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    1. Ecco, allora c'era davvero la versione rock! Alla riunione se ne favoleggiava, ma nessuno è riuscito a focalizzarla.

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    2. L'avevo vista con un'amica un secolo fa al cinema Obraz. Era un cinema d'essai di 30 posti (proprio una trentina, sembrava di essere nel salotto di qualcuno!), che poi aveva chiuso i battenti.

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    3. Il fantasma del palcoscenico è uno dei miei film del cuore e una delle ossessioni ricorrenti del mio blog. L'ho visto talmente tante volte che ormai non lo guardo neanche più per intero ma vado direttamaente alle mie parti preferite.

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    4. Allora devo proprio recuperarlo.

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  4. È uno dei miei libri preferiti!😍 E adoro anche il musical!❤

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    1. Davvero??? Beh, i gusti sono gusti. Io non ci sono proprio andata d'accordo.

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