venerdì 24 giugno 2016

Chi siete? Cosa portate? Sì, ma quanti siete? Un fiorino!

Non avevo previsto di scrivere questo post nel giorno della Brexit, diciamo che avrei voluto evitare di  avere materiale per scriverlo a prescindere. Nel giorno della brexit rischia di assumere, almeno per me, un senso da "quello che vorremmo essere e non siamo" o peggio "quello che avremmo voluto essere e non siamo stati capaci di essere".
Non è volontà né del post né del blog parlare di politica, ma è inevitabile per chi come me ha fatto parte della "generazione Erasmus", ha girato tutta l'Europa sentendola come la propria patria tanto quanto il proprio paesello, oggi non sia un giorno particolarmente lieto. Non tanto per il voto degli inglesi in sé, quanto per il constatare l'ennesimo fallimento di un'idea d'Europa che non ha saputo realizzarsi nel modo in cui era stata immaginata dai suoi ideatori. 

In realtà quello che volevo raccontare oggi è di ciò che ho scoperto nel corso della mia -non ancora conclusa- odissea burocratica. 
Probabilmente per gli addetti ai lavori è tutto molto banale, ma io sono una prof a cui viene fatta una capa tanta sulla semplificazione e sulla digitalizzazione, sul fatto che ormai tutti i documenti devono essere, appunto, digitali e accessibili ovunque. Credevo di vivere nel 2016 e non, che so, io all'epoca delle signorie.
Vi siete mai trovati a dover richiedere dei documenti in anagrafe in originale, senza passare dalla (benedetta) autecertificazione?
La prima cosa che ho scoperto è che le anagrafi non sono in rete, non sono centralizzate e non comunicano tra loro. Quindi, se non risiedete nel vostro luogo di nascita, per dire, non potete richiedere nell'anagrafe di residenza il vostro certificato di nascita. Dovete prendere il permesso lavorativo che vi occorre, i mezzi che vi occorre prendere e tornare al vostro luogo natio.
Grazie, genitori, per non aver pensato di far trascorrere a mamma l'ultimo mese di gravidanza al mare, magari in Sicilia! Grazie per non avermi fatto nascere all'estero!
La seconda cosa che ho scoperto è che tale documento, una volta che lo si ha in mano, non è proprio autentico autentico, va fatto autenticare in prefettura. Ovviamente non in una prefettura qualsiasi, che i prefetti non sono tutti uguali, ma in quella di riferimento della tale anagrafe. Quindi non basta prendere il permesso e i mezzi necessari per tornare al luogo natio, bisogna anche passare per la prefettura di riferimento del luogo natio (altri permessi, altri mezzi...).
La terza cosa che ho scoperto che ogni documento può essere scritto in tanti modi diversi. Ad esempio ora possiedo quattro moduli diversi che attestano il mio avvenuto matrimonio. E quale va bene? Quello che piace alla prefettura! E quale piace alla prefettura? Questo lo si può scoprire solo sul posto!
Così ho scoperto che ci sono prefetture che autenticano senza particolari problemi i documenti e le copie conformi e prefetture che autenticano solo documenti redatti secondo il tal modulo (quale sia non te lo dicono manco a pagarli, devi andar lì e sperare in bene) e non vogliono neanche sentire parlare di copie conformi.
Ho scoperto anche che è un grosso grosso problema dimostrare di essere se stessi, non solo per me, ma per chiunque non abbia la propria firma depositata. Quindi ho scoperto che sì, si può dimostrare davanti a pubblico ufficiale di essere se stessi, ma per dimostrare di fare un tal lavoro per cui si percepisce un tale reddito deve firmare davanti a pubblico ufficiale chi ti ha firmato il contratto, che a sua volta deve esibire un documento redatto da chi ha la firma depositata che dimostri che ha davvero il potere di rilasciare tale dichiarazione. E comunque se va in comune direttamente l'Amministratore Delegato dell'azienda è meglio (grazie, marito, per non lavorare, per dire, alla FIAT, se no dovevamo portare in comune Marchionne, credo). Mi chiedo se non sia necessario che Dio Padre in persona scenda a firmare in presenza per dimostrare che siamo parte del creato, ma mi viene il dubbio che non sia predisposto un apposito modulo e che quindi questo creerebbe più danno che beneficio.

Quindi in questi giorni ho rifatto documenti sperando di azzeccare il modulo preferito dalla prefettura di riferimento. Ho recuperato al paese natio il certificato di nascita e l'ho portato alla prefettura di riferimento, che l'ha autenticato senza problemi, anche se è lo stesso modello di quello di mio marito e che, no, non è andato bene. Ho rimpianto di aver fatto fretta per un mese al commercialista, tanto la copia conforme della dichiarazione dei redditi era inutile e ho inseguito tutt'altro documento (con il povero Nik che ha portato un altro documento alla funzionaria quasi a notte). Infine, stiamo aspettando che l'Amministratore Delegato della ditta di mio marito (santo subito) vada in comune a palesare la propria esistenza. Il tutto per tornare in prefettura e sperare che questa volta tutto vada bene (nonostante svariati documenti ministeriali attestassero che andava tutto bene anche prima).

Mentre attendevo che l'anagrafe del posto in cui mi sono sposata aprisse ho fatto due passi e ho incontrato questo drago che mi guardava truce. L'ho trovato molto simbolico.

Buona semplificazione a tutti.

2016
Chi siete? Cosa portate? Sì, ma quanti siete? Un fiorino!

12 commenti:

  1. Neppure io volevo scrivere oggi, ma la Brexit mi tocca nel profondo e così ne è uscito un post. Mio marito è nato a Istanbul, anche battezzato a Istanbul, sposarsi in Chiesa ha richiesto doti sovrannaturali del parroco che si è fatto andar bene il certificato di battesimo dell'epoca, i documenti di questo tipo dopo 6 mesi scadono, ma noi non prevedevamo un viaggio in Turchia in tempi stretti per farci dare un altro certificato di battesimo. E in comune invece be' prendi la tua carta d'identità e guarda dentro "atto n." ecco mio marito ce l'aveva in bianco perchè l'atto di nascita non era mai stato trascritto in Italia, e la cosa è stata un bel casino. Sandra

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    1. Un fiorino!
      Un viaggetto a Istambul, cosa volete che sia?
      Quanta pazienza!

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  2. A quanto pare aveva ragione la vecchia barzelletta che diceva che in paradiso, a occuparsi della burocrazia, sono i tedeschi, all'inferno gli italiani.

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    1. Passare l'eternità in coda per compilare moduli... Questa sì che è una minaccia sufficiente per farci rigare tutti dritto!

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  3. Un tuffo all'indietro in pieno Medioevo, ma nel senso peggiore del termine. Tra poco ci chiederanno di compilare moduli - e pagare - anche per varcare la porta di casa nostra.

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    1. In effetti, quando dei fare un mutuo...

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  4. Se ti consola, mio marito, quando ha richiesto per diritto la cittadinanza italiana è dovuto andare a prendere il certificato di nascita a Ouezzane, in Marocco. Era un paio di anni fa, ma le pratiche sono così lunghe che non è ancora italiano sebbene viva qui da quando aveva 3 anni.Quanto a me, per la residenza a Milano (fatta solo per avere diritto al parcheggio nelle righe gialle e tolta appena sono tornata qui) mi sono fortunatamente limitata a un weekend al mare.

    Per la digitalizzazione, tutto il mondo è paese. In questi giorni, il mio dirigente (ho smesso di chiamarlo "capo" per fastidio nei confronti del lavoro che ho dovuto fare) si è messo in testa di sistemare l'archivio dell'ufficio. Oltre al fatto che sono allergica alla polvere, e ho dovuto armarmi di guanti e mascherina, mi sono trovata a sguazzare in mezzo a documenti dal 1998 al 2012, perché poi sono arrivata io e ho iniziato a fare la scansione di tutto, conservando solo i documenti che riportavano qualche firma... spero che il mio modus operandi possa diventare una prassi per tutti! ;)

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    1. Ti assicuro che ho ringraziato più volte il Cielo di essere nata comunque a solo un'oretta d'auto da dove abito e di avere un marito altrettanto locale. E questo per una mera questione di permessi lavorativi per recuperare il tutto!

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  5. Chi non è passato da odissee burocratiche indimenticabili!

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  6. Resta avvolto nel mistero il motivo per cui l'uomo contemporaneo non riesca a risolvere il problema burocrazia. E si vorrebbe risolvere ben altro? Utopia, a questo punto.

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    1. Mi chiedo quanto però il problema sia universale e quanto italiano...

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