mercoledì 8 giugno 2016

La soluzione sette percento – Letture


Oggi mi ha colpito molto il post di Salvatore. Lui afferma di non leggere se non libri che gli sono utili. L'utilità, penso, è molto personale.
Io nella lettura sono totalmente anarchica, forse perché sono molto rigorosa in altri aspetti della vita. Faccio molta fatica a impormi di leggere i libri per il gruppo di lettura, e dire che mi sono piaciuti quasi tutti. C'è il momento in cui leggo il classico rinascimentale e quello del peggior libro commerciale. Ci sono classici imprescindibili che non ho mai aperto e altri che ho divorato. Non credo che il mio sia il miglior modo possibile di leggere, anzi. In linea di massima ritengo che si debba leggere per migliorarsi come persone, per allargare i propri orizzonti, entrare in contatto con altri modi di pensare, di scrivere, altre culture, problematiche esaminate dall'interno come solo la narrativa sa fare. Come prof lo dico ai miei alunni. Poi razzolo male. Leggo al 99% per puro e immediato piacere.
Questo libro mi ha regalato sprazzi di pura e semplice gioia.
Non so se basti a definirlo un libro utile. 

Ho sempre sentito parlare di La soluzione sette percento di Meyer. È, di fatto, il romanzo che ha dato dignità all'apocrifo sherlockiano moderno. Così quando l'ho visto tra i libri a due euro in una libreria dell'usato ho avuto un momento di pura felicità letteraria.
Seguita subito dal timore. Sarà all'altezza di tanta attesa?
Sarà davvero un apocrifo con dignità letteraria, in grado di dire qualcosa di nuovo (oddio, nuovo per gli anni in cui è stato scritto, i '70) su Sherlock Holmes senza snaturare il personaggio? Peggio. Questo libro è entrato talmente tanto nell'immaginario degli sherlockiani che ce ne sono tracce quasi ovunque, al punto che qualsiasi appassionato ne conosce almeno a grandi linee la trama, con buona pace dell'effetto sorpresa. Giusto per fare un esempio, penso proprio che vengano da qui i ricordi del giovane Sherlock in Piramide di paura e una certa gestualità dell'Holmes di Brett, a sua volta confluita nello Sherlock BBC.
Infine, proprio l'assunto stesso del libro mi destava perplessità: Sherlock Holmes è talmente schiavo della cocaina da essere ossessionato da un Moriarty in realtà innocuo e ha bisogno che Freud lo ipnotizzi per risalire alle cause della sua dipendenza. Temevo la vaccata.
Poteva essere una vaccata immane. Ma non lo è.

Il miracolo di questo libro è che l'Holmes di Meyer è allo stesso tempo vulnerabile e geniale e non smette mai, neppure per un istante, di essere temibile. È semplicemente quello che è, un genio con un pessimo carattere ma una profonda nobiltà d'animo con un problema di dipendenza. 
Premesso che so ben poco di Freud, l'interazione tra Freud e Holmes funziona benissimo. Non sempre è facilissima, essendo comunque entrambi delle primedonne e l'autore è bravissimo a gestire i continui cambi nei rapporti forza. I due combattono una loro amichevole guerra e il vantaggio psicologico continua a passare dall'uno all'altro.
Infine, questo romanzo non è una storia di dipendenza, ma un giallo. Un giallo tutto interno alla psiche di Holmes (che comunque non viene mai svelata, grazie al cielo) e uno classico, tutt'altro che marginale, con una scena d'azione finale estremamente appagante.

Arrivata alla fine del post e del libro mi trovo un po' in imbarazzo. Razionalmente continua a pensare che la lettura debba essere utile. Eppure La soluzione sette per cento è una lettura fondamentalmente inutile. Ben scritta, ottimamente strutturata, con una guest star d'eccezione splendidamente gestita, ma non credo mi abbia arricchito. Mi ha regalato gioia, però, e ottimo intrattenimento. E non riesco a giudicarlo inutile.

12 commenti:

  1. Anch'io quando ho letto il post di salvatore sulle letture utili ho pensato al mio atteggiamento nei confronti dei libri che scelgo di leggere. Io sono piuttosto anarchica e quasi sempre seguo l'istinto, non nego però che talvolta penso anche all'utilità, l'anno scorso quando ho letto l'intera quadrilogia dell'amica geniale di Elena Ferrante ero perplessa perchè il prezzo degli eBook era il più alto rispetto a tutti gli altri eBook di autori famosi. Decisi che il prezzo era giustificato dal l'utilità che avrei tratto dalla lettura dei romanzi anche per la mia scrittura, ovviamente era un alibi perfetto perché in realtà volevo leggere quei romanzi e li avrei comunque letti. Mi sono piaciuti moltissimo e questa è un'esperienza davvero utile.

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    1. Infatti mi chiedo se il divertimento sia utile? Io amo le attività inutili, andare al cinema, appassionarmi a serie tv, sono ancora un'impenitente giocatrice di ruolo. Forse non voglio separarmi dalla mia parte d'infanzia, non so.

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  2. Avevo letto "La soluzione del sette per cento" e mi era piaciuto assai. L'incontro tra due menti eccelse, sia pure in diversi campi, mi era sembrata davvero geniale.

    Per quanto riguarda l'utilità dei libri o meno, gli unici libri che posso definire "utili" per me sono i saggi storici o le biografie. Per il resto sono come te, totalmente anarchica: tanto per dirti, di recente ho letto "Un anno sull'altipiano" di Lussu, il romanzo di un esordiente e l'ultimo di Marco Malvaldi, "La battaglia navale". Nessuno che ci azzecchi con l'altro, e quello che ho preferito è il diario di guerra di Lussu. Secondo me i libri arrivano per una legge d'attrazione, c'è poco da fare.

    Un altro segno della mia anarchia è il recente inventario dei libri da leggere che mi sono stati donati, ne ho qualcosa come trecento, da cui pesco allegramente come il bambino bendato della vecchia lotteria. Il libro di Lussu, ad esempio, è arrivato in quel modo.

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    1. Sì, l'interazione tra Holmes e Freud è gestita benissimo. Continuano a rubarsi la scena a vicenda, alla fine Holmes dice che forse le teorie di Freud saranno più utili alla società delle sue, ma solo al termine di una sequenza d'azione e intelletto che ha dominato al 100%...

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  3. Mi trovo in disaccordo con la teoria dell'utilità, io dico sempre che leggere è un'opportunità di essere felici, più utile di così! Non nel senso stretto, ma come spiraglio di luce magari in un periodo buio, come relax dopo una giornata al lavoro. Non so se la lettura di alcuni romanzi durante gli ultimi mesi di mio padre (quando lo assistevo e in particolare mi sparavo un viaggio lunghissimo per raggiungere l'hospice) mi ha reso una persona migliore, scelsi qualcosa di leggero ma non superficiale, ma mi ha impedito di impazzire, questa per me è un'utilità ancora più importante e profonda rispetto a una storia utile in sè che magari, ipotizzo, mi farebbe capire un dterminato periodo storico, una situazione politica,o altro. Sandra

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    1. Siamo in perfetta sintonia, credo.

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  4. Mi era sfuggita quel pensiero di Salvatore e forse ci ricamerò sopra in un mio post.
    Secondo me non esistono letture inutili o almeno non esistono letture totalmente inutili.

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    1. Credo che sia molto bello, però, questo continuo rimpallarci idee e spunti!

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  5. In narrativa credo di leggere cose utili solo quando compro un romanzo storico. Penso che tutto il resto, quindi l'80%, sia oggettivamente inutile. Ma mi rende molto felice. Perciò è utile a rendermi una persona socialmente positiva. Dunque leggo cose utili alla mia persona. Ne possiamo dedurre che ho esordito con una cosa non vera. Ye ye.

    La febbre è passata, questo sproloquio è frutto della “persona socialmente positiva”. ;)

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    1. Evviva le persone socialmente positive!

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  6. Leggere ciò che è utile penso sia un principio tipico di quell'età adulta che ti fa percepire l'assottigliarsi del tempo che si ha davanti. Ha un suo perché.

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    1. Infatti probabilmente in me c'è un inconscio tentativo di restare adolescente nell'animo, con tutta la capacità di entusiasmarsi tipica della giovinezza, ma anche la possibilità di rimanere feriti.

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