lunedì 30 novembre 2015

La scrittura è un hobby per ricchi?


"Ormai la scrittura è un hobby per ricchi" mi scrive con disillusione in una mail il responsabile della rivista on-line Kultural. E io, che non mi sono ancora psicologicamente ripresa ai "conti della serva" fatti dal sempre ottimo Penna Blu in questo post, in cui ha analizzato i costi del self, non posso che farmi, con preoccupazione, la domanda:
DAVVERO LA SCRITTURA È UN HOBBY PER RICCHI?

I COSTI DEL SELF
Ricapitoliamo. Secondo l'accurata analisi di Daniele pubblicare un e-book curato dal self autore, promozione esclusa, costa 2600 euro.
C'è chi nei commenti segnala che non è poi tanto, costa sicuramente di più fare sub o parapendio e questo è, del resto, il costo della libertà. Nessun editore che rompe le scatole e il 70% del prezzo di copertina va all'autore.
Qui mi tocca fare una doccia fredda di realtà. Perché io sono una prof precaria e quando va bene (quando ho cattedra completa e la conservo per tutto l'anno), prendo 1300 € al mese, luglio e agosto esclusi.
Infatti non pratico né subacquea né parapendio, pratico uno sport a costo zero e se dico a mio marito che voglio farmi da sola una vacanza da 2600 euro non solo lui mi chiede il divorzio, ma io gli do pure ragione. 
Certo, può essere un investimento sul futuro. Però se, mettiamo, il mio e-book costa 3€, se va bene ne intasco 2,1 a copia (giusto? C'è qualche altra tassa di cui devo tener conto?). Ne devo vendere più di mille per andare in pari. Non per guadagnare, solo per andare in pari. Considerato il mercato attuale degli e-book in lingua italiana possiamo considerarlo un investimento almeno ad alto rischio. E al momento il mio bilancio famigliare me lo sconsiglia vivamente.
Ovviamente c'è chi consiglia di apprendere delle competenze e fare rete per abbattere i costi. Cosa che, però, ha un suo costo in tempo. Ogni ulteriore investimento in tempo per me, oggi, avrebbe dei costi, perché avrei bisogno o di ridurre l'orario lavorativo o di introdurre un aiuto domestico e quindi entriamo nel solito circolo del drago che si morde la coda.

I COSTI DELL'EDITORIA
Va poi tanto meglio con l'editoria tradizionale?
La crisi c'è, è innegabile. Questo porta gli editori a tagliare sempre di più i costi. Vogliono dei romanzi il più possibile perfetti. Pronti da stampare.
Selezione e editing sono sempre di più affidati ai privati. Agenzie di valutazione e di selezione che scremano e propongono all'editore opere già ottimizzate secondo le richieste del mercato. Va da sé e questa non è assolutamente una critica, che questi professionisti debbano pur campare. Visto che non hanno neppure loro certezza da parte degli editori, devono farsi pagare alla fonte, cioè dagli autori. Lettura e valutazione hanno il loro prezzo.
Anche qui si spera che sia un'investimento sul futuro. Un futuro che dovrà comunque passare da diversi step decisionali: il romanzo sarà proposto? Il romanzo sarà pubblicato? Alla fine l'autore, solo se sarà fortunato, avrà i suoi diritti d'autore (spannometricamente intorno al 10% per il cartaceo e al 30% per gli e-book, ma calcolate anche meno). Solo se sarà molto, molto fortunato avrà un anticipo a fondo perduto.
I costi sono variabili e difficilmente quantificabili. Diciamo che affidarsi a un'agenzia (passaggio assolutamente non obbligatorio, ma, mi pare, sempre più comune) costa almeno qualche centinaio di euro. Molto meno dei 2600 stimati per il self, ma si tratta di un investimento ad altissimo rischio. Alla fine la pubblicazione può anche non realizzarsi mai.
Alcuni effetti collaterali
Questo sistema ha, secondo me, alcuni effetti collaterali che sono solo in parte dovuti all'aspetto economico. Un sistema editoriale che va al risparmio, che scarica i costi alla fonte, è un sistema che non fa innovazione e che non può permettersi di rischiare. Sono poche le case editrici che fanno scouting e che curano la crescita degli autori (direi Delos, ma poi dite che sono di parte). Le agenzie proporranno agli editori libri che sanno avere un mercato, piuttosto che scommesse editoriali. Infine, i giovani autori rischiano di scoraggiarsi prima di aver raggiunto la propria maturità artistica.

LA SCRITTURA STA RISCHIANDO DI DIVENTARE UN HOBBY PER RICCHI
Ormai sembra quasi che il problema "vivrò mai di scrittura" non solo sia archiviato per sempre, ma si stia trasformando in "ho abbastanza soldi per dedicarmi alla scrittura?".
Perché se scrivere in sé costa poco o niente, pubblicare sembra avere sempre di più dei costi. O quantomeno dei non guadagni che, alla lunga, diventano costi.
Gli effetti io li vedo. Giovani autori di talento che per campare scrivono sempre più spesso altro rispetto a quello che vorrebbero (leggasi, testi su commissione). Altri che si barcamenano tra famiglia, lavoro e scrittura fino a che qualcosa si deve pur tagliare e questo qualcosa è spesso la scrittura. 
Rimane sempre più a scrivere chi può permetterselo. Chi può permettersi editing, valutazione e agente (piuttosto che il molto tempo e denaro necessario al self). Chi può permettersi di girare l'Italia per presentazioni più o meno a proprie spese. Chi può permettersi di lavorare con le scuole (i ragazzi sono tra i pochi che ancora leggono), quindi di in orario lavorativo. Chi, insomma, può permettersi di mettere in campo risorse economiche e di tempo per la promozione del proprio libro.
Una scrematura a monte che poco ha che fare con la qualità della narrativa. Perché è vero che "bisogna investire su se stessi", ma se i fondi per tale investimento non ci sono si rischia di rimanere al palo.

PERCHÈ LA SCRITTURA NON PUÒ RIDURSI A UN HOBBY PER RICCHI
Gli scrittori sono i testimoni del loro tempo. Sentinelle sensibili in grado di decriptare la realtà e offrire possibili chiavi di lettura. Volendo, sono venditori di occhiali necessari per guardare il mondo.
Non sono un di più. La letteratura, quella vera, è necessaria per trovare chiavi di interpretazione dell'io e del mondo.
E non è pensabile che solo i privilegiati possano offrire tali chiavi interpretative.
Il rischio concreto è una letteratura che finisca solo per parlarsi addosso. Scrittori di salotti buoni che scrivono storie ambientate in salotti buoni in cui i personaggi sono scrittori ricchi. Del tutto avulse dalla realtà.
Per indagare il mondo bisogna innanzi tutto vivere in mondo. Vivere la società, esserne parte.
L'editoria non può accontentarsi di chi gioca a fare lo scrittore per hobby perché ne ha la possibilità, per il semplice fatto che così ci neghiamo la fetta forse più interessante di possibili autori. Quelli che non vivono nelle ville, non hanno attici nei centri storici.
Facciamo un gran parlare dell'autorefernzialità del cinema italiano, che parla solo dell'alta borghesia bene o con lo sguardo dell'alta borghesia bene, perché, al 99% è fatto da esponenti dell'alta borghesia bene, che se lo possono permettere.
Senza nulla negare ai grandi autori che possono nascondersi nell'alta borghesia bene, io non voglio SOLO questo genere di letteratura. Non mi interessa leggere SOLO libri scritti da chi se lo può permettere. Voglio leggere anche libri scritti da chi sentiva l'IMPERATIVO MORALE di scriverli. La NECESSITÀ di raccontare una storia, al di là del suo conto in banca.
Sono molto più preoccupata come lettrice che non come autrice. 
Come autrice in qualche modo ce la posso fare (non nel self, ovviamente). Sono più o meno in pari e so fin dove posso spingere i miei sogni.
Ma come lettrice sento di non potermi perdere delle storie solo perché l'autore non ha la forza di ottimizzarle da solo o di promuoverle

Ho ancora bisogno di editori che credano in autori non ancora del tutto maturi, che li facciano crescere fuori dall'ottica del "meglio un best-seller subito che un autore di culto domani", che li promuovano al di là della loro forza personale. Ho bisogno di editori che cerchino autori in grado di interpretare la realtà, di raccontare le vita fuori dagli schemi abituali. Per usare parole desuete, ho bisogno di autori che facciano cultura e non guadagno immediato.
Ce li ho bisogno come lettrici ben prima che come autrice.

E, chiaramente, non posso che chiedere a voi: la scrittura rischia di diventare un hobby per ricchi? 

53 commenti:

  1. Prima di tutto vorrei farti notare che gli eventuali 2,1€ per copia non sono esentasse: essendo una fonte di reddito vanno tassate. In Italia si viaggia verso il 40%. Se da queste ne devi trarre anche la pensione, se ne va un'altra parte (cospicua, ma che non so quantificare). Di conseguenza le copie che devi vendere per andare a pari raddoppiano (almeno).

    Questo sposta ancora di più il problema, e quando dico che il self non fa per me intendo proprio questo: non c'è nemmeno il rientro dalle spese. L'alternativa di fare tutto da sé (a costo zero, in amicizia con altri autori e conoscenti) non porta comunque al livello necessario per competere con le Case Editrici, né è possibile arrivare alla potenza di fuoco del loro marketing.

    Ergo, l'unica strada davvero plausibile è trovare un agente che "si innamori" della tua scrittura, ovvero vincere uno o più premi letterari a risultato garantito (il Calvino su tutti, direi). Fuori da queste due possibilità, la strada migliore mi sembra quella di rendere la propria opera gratuita e affidarsi al passaparola. Certo, è come mettere un messaggio in una bottiglia: qualche naufrago s'è salvato. Dei morti, invece, hanno perso le tracce anche gli archeologi.

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    1. Agenzie, concorsi e alcuni editori fanno un meraviglioso lavoro di scuoting, lo hanno sempre fatto e continuano imperterriti nonostante la crisi. Diventa però sempre più un problema, non sono giungere all'ambita pubblicazione, ma poi vendere e continuare a pubblicare (due cose strettamente connesse).
      Ammetto che la tassazione è una cosa di cui capisco pochissimo (mando tutto al commercialista dei miei che mi dice che pagare e spero non mi imbrogli). Il guadagno del self è tassato come il diritto d'autore? Se sì, quanto? (Alla mia ignoranza in materia non c'è limite).

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    2. Credo che sia tassato più che altro come qualsiasi altra fonte di guadagno, e quindi tra aliquote e robe varie si dovrebbe stare un po' sotto il 40%. Certo se non si vende si sta sotto gli 8000 (a memoria) e non si paga nulla, e se si vendono le carrettate di libri forse si sale fin verso il 50% (ma per me certe cifre sono roba reale come la fantascienza); se si vende via Amazon credo che le tasse tipo SIAE non siano dovute perché (!?!? sarà vero?) coperti dalla legislazione americana.
      Certo in molti pubblicano "in cavalleria" e poi non si preoccupano dei risvolti di questo tipo, per i quali un commercialista è d'obbligo. Di sicuro l'Agenzia delle Entrate chiude un occhio perché, qui, non c'è proprio nulla da mungere.

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    3. Non so, io dichiaro tutto. Però la dichiarazione dei redditi me la faccio fare, anche perché spesso ho, oltre allo stipendio, il pagamento delle collaborazioni con l'associazione e altre casette retribuite e cosa esattamente è tassato come alla fine mi risulta ostico da capire.

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    4. @Michele @Tenar
      In realtà non è così. Aprite le orecchie e suonate le trombe, ebbene gli scrittori sono privilegiati in Italia. Ovvero usufruiscono di una tassazione leggera. Si paga soltanto il 20% su un imponibile ridotto al 75%. So che gira la testa in questi casi, diciamolo col conteggio elementare, in sostanza le tasse sui diritti d'autore ammontano a circa il 15%.
      Ogni 1.000 euro percepiti si pagano di tasse 150€
      E per chi ha meno di 35 anni, i bonus sono maggiori e si paga una cifra esigua. Per il diritto d'autore non è nemmeno richiesta l'iscrizione all'inps.
      Il discorso degli 8 mila euro non è esatto, sono 5 mila, ma si applicano soltanto per redditi saltuari e nel caso del diritto d'autore non è applicabile.
      Quindi se qualcuno nel proprio lavoro è ipertassato, il miraggio dello scrittore è un eden senza controindicazioni. ;)

      P.s. Ah, scordavo. Perché lo scrittore è il soggetto in Italia che paga meno tasse in assoluto? Perché il legislatore, comprendendo che lo scrittore è povero per antonomasia, e svolge un'attività d'importanza culturale, ha deciso di graziarlo dalla scure fiscale. Bravi, una volta tanto! XD

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    5. Ehm, a scanso di equivoci, col bravi mi riferivo ai nostri legislatori, di "norma", parecchio scadenti...

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    6. Grazie per la precisazione, ricordavo che il diritto d'autore ha una tassazione diversa, ma non ricordavo i particolari. Ahimè, il diritto d'autore non è la mia fonte principale di reddito...

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  2. Sono d'accordo con l'intera riflessione. Aggiungerei che ora, che sto avanzando con il mio primo romanzo, non solo molto ottimista: sicuramente ho scartato da tempo l'opzione self, e anche l'editoria tradizionale non mi fa fare salti di gioia. Credo cercherò di farmelo pubblicare, una volta finito, da uno dei piccoli nuovi editori che pubblicano esclusivamente e-book: trovo che sia un buon punto di partenza, anche se dovrò continuare a scrivere ancora tanto, io credo, se voglio farmi conoscere un po'. E comunque non sono molto ottimista nemmeno da questo punto di vista: forse riuscirò anche a ritagliarmi un mio angolino di fan, ma ora come ora ne dubito molto. (diciamo però che il pensiero positivo non è il mio forte, anzi :) ).

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    1. Come autori credo che nessuno possa fare di più del proprio meglio. Tutto sommato ci sono delle nicchie tutt'altro che spiacevoli. Mi preoccupa il trend sopratutto come lettrice. Vedo pochi vivai, pochi programmi di sostegno reale ai giovani autori.

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Sì, vabbé, se poi uno decide di autopubblicare il libro anche in forma cartacea, con copertina dorata e pagine in pergamena e magari affitta anche una sala per la presentazione e offre un pranzo agli invitati, credo che i costi aumentino ulteriormente...
    Il post al quale ti ispiri è valido solo se si decide di usufruire dei servizi citati. Su amazon i costi di pubblicazione di un ebook sono ZERO. La scelta di ricorrere a un correttore di bozze o a editori che fanno pagare "a pagina" per la pubblicazione è una scelta dell'autore, non è il costo fisso e imprescindibile di un ebook.
    Se davvero pubblicare un ebook costasse 2.600 euro allora sì, senza dubbio, sarebbe un hobby per ricchi. Un tempo, quando si pubblicava solo in forma cartacea, autopubblicare era davvero un lusso per pochi.
    Per fortuna viviamo in un'epoca che permette anche a noi "piccoli borghesi" di poter pubblicare ;-)
    Riguardo l'editoria tradizionale e la possibilità di farne una professione, in effetti gli scrittori che vivono solo grazie alle royalties e ai contratti con gli editori penso che siano davvero pochi qui in Italia. Quasi tutti devono avere altre fonti di reddito. Però credo che un editore sia in grado di procurare queste altre fonti di reddito (una prefazione, una traduzione, una collaborazione con un quotidiano dello stesso gruppo editoriale). In generale penso che il livello di accessibilità alla scrittura sia sicuramente molto più elevato oggi che in passato.

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    1. Metti un giovane autore di talento che fa, per dire, il dottorando in glottologia. Ha scritto un'opera prima bellissima ma perfettibile. Non sa impaginare, non sa fare una copertina, per non parlare dell'editing. Studia glottologia, quindi presupponiamo che il suo testo sia corretto, anche se, magari andrebbe asciugato. Non ha soldi per investire, quindi impagina alla meno peggio, arrangia una copertina anonima e non taglia le parti superflue nella parte iniziale. Pubblica su Amazon, si perde nella massa, vede una decina di copie. Lui si scoraggia, torna alla sua glottologia, magari vive anche una vita felice. Noi tutti abbiamo perso un grande autore.

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    2. Anche uno che strimpella uno strumento a caso può registrare e vendere un album a costo ZERO.
      Certo, converrai con me, che è assai improbabile che abbia prodotto chissà che musica. Di fatto, e lo sappiamo tutti bene, un album prodotto a costo ZERO ha esattamente quel valore: ZERO.
      Non sarà così che il nostro novello Mozart troverà la strada della hit parade o delle grandi orchestre: per farlo servono musicisti professionisti per l'accompagnamento, professionisti per editing e montaggio, sale di registrazione adeguate ecc. ecc.
      Costo: X. Risultato: X + il talento del nostro musicista :)

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    3. Sicuramente c'è la possibilità di fare belle cose anche a costo zero. C'è chi è molto fortunato e ha tutte le competenze in casa. Ma non può essere questa l'unica strada.

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    4. Non sono d'accordo con Michele. Un prodotto realizzato a costo zero non è necessariamente sinonimo di bassa qualità. Certo, in linea di principio è molto più probabile che ciò accada per un libro autoprodotto in toto dall'autore, ma credi a me: se uno scrive da schifo può anche farlo correggere da un correttore di bozze, può anche farlo impaginare alla perfezione da un esperto di pubblicazioni digitali, però non saranno questi costi aggiuntivi a migliorare il libro. Consiglio, solo a titolo di curiosità, di vedere su youtube il cartone animato (tutt'ora in corso) "White" di Angela Vianello; o leggere le prime vignette di Zerocalcare sul suo blog. Anche questi lavori erano autarchici e a "costo zero" per gli autori, eppure - scusate il linguaggio poco oxfordiano - posso garantirvi che questi lavori pisciano in testa a tantissimi cartoni animati e fumetti prodotti con gran spreco di soldi.

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    5. Odio doverti contraddire, ma Zerocalcare ha dichiarato di aver aperto il blog su suggerimento del suo editore (che ha fatto l'editore vero, cioè ha curato la sua crescita, fiutandone le potenzialità). Hanno posticipato l'uscita del primo libro, proprio per dare la possibilità all'autore di farsi conoscere al di fuori del giro dell'autoproduzione. Lo dichiara lui in un'intervista video.
      Zerocalcare a parte (che trovo sempre molto onesto intellettualmente, infatti non nasconde questo passaggio), meglio diffidare dal "ho fatto tutto io da solo a costo zero", perché spesso sotto ci sono storie assai diverse.

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  5. Le case editrici non chiedono soldi (se lo fanno non sono case editrici, sono stampatori), perché le hai escluse dal ragionamento?

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    1. Non le ho affatto escluse, anzi, ho preso in considerazione solo loro. Ho detto che spesso si appoggiano ad agenzie che a volte chiedono una tassa per la valutazione. Infine che la promozione è spesso sulle spalle (anche) dell'autore, con quello che ne consegue in costi di tempo e denaro.
      Quello che mi spiace di alcune case editrici (serie) è la ricerca del libro pronto per la pubblicazione a vendite assicurate, senza un investimento su un autore da far crescere.

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    2. Che la promozione richieda spesso l'intervento dell'autore è normale... per esempio una presentazione del libro senza l'autore sarebbe piuttosto eccentrica. ;-)
      Case editrici serie che cercano il libro già pronto non ne conosco, perché chi ha questa politica non è serio per nulla (e lo dico per esperienza diretta)

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    3. C'è chi sostiene che le presentazioni sono inutili e che servano solo al ristretto gruppo di autori per aver prova della propria importanza. Io non lo so. Credo per un autore giovane siano un'ottima opportunità, ma è oggettivo che a volte si deve scegliere tra promuovere e lavorare per guadagnarsi il pane...
      Purtroppo mi sembra che ci siano degli editori, non tutti e certo non i migliori, che cerchino l'emulo già pronto di questo o di quell'autore, di questo o di quel best seller (estero possibilmente) da buttare in fretta sul mercato. Sbaglio?

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    4. Le presentazioni servono per avere le prime recensioni, per far partire il passaparola, ecco perché sono utili.
      Quelli che pubblicano lavori stranieri fanno storia a parte, purtroppo ci sono anche gli italiani che richiedono la pappa già pronta :-) Per gli emuli... tante volte è sufficiente cambiare il titolo, il contenuto non è così fondamentale ;-)

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    5. Sì, infatti credo che le promozioni siano indispensabili per gli esordienti. In alcuni casi non so. Ci sono state presentazioni a cui ho assistito che erano puramente autocelebrative e sembravano fatte non per il pubblico, ma per chi parlava. E non si trattava di esordienti.

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    6. A proposito di presentazioni, mi sembra interessante questo:
      https://vibrisse.wordpress.com/2015/12/02/e-utile-fare-le-presentazioni-o-no/

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  6. Guarda concordo, ho fatto i miei investimenti ma ora davvero sta andando tutto a rotoli, ci perderemo un sacco di autori che hanno capacità e voglia di innovazione e vai di vampiri che trombano e ciao. Sono schifata e parecchio sul pezzo dopo il pranzo con Gaia. Ti dico solo che ero seduta di fronte alla traduttrice di Hunger Games! Sandra

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    1. In parte pensavo anche agli ultimi sviluppi che hai raccontato tu. A questa ricerca del libro da incasellare, da vendita sicura. Poi è chiaro, l'ho scritto, ma forse non è passato, che non tutti sono così, che ci sono editori, editori e agenti serissimi. Però questo andazzo c'è ed è inutile negarlo.

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  7. La scrittura è sicuramente un hobby per ricchi o meglio, sono pochi quelli che riescono a vivere di scrittura. Io per anni ho sognato di vincere la lotteria e lasciare il lavoro e dedicarmi alla scrittura a tempo pieno. Ok sognare si può, quindi perché non farlo in grande. :) comunque nonostante tutto mi capita ancora di leggere dei bei libri pubblicati da grandi case editrici, non solo libri estremamente commerciali, ma anche libri di un grande livello. Forse ci sono ancora case editrici che puntano su bravi autori e li facciano crescere.

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    1. Sicuramente ci sono. E non sono neppure del tutto certa che vivere di scrittura sia una cosa sana. Nel senso che poi si crea comunque quello stacco dalla realtà... Però ci deve essere una via di mezzo percorribile tra il non vivere di scrittura e il pagare di tasca propria. Una via di mezzo che permetta agli autori talentuosi di crescere, perché nessuno nasce imparato e il capolavoro non sempre viene scritto al primo colpo.

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  8. che puntano su bravi autori e li fanno crescere...errata corridge :)

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  9. Ho seguito un po' anche tutti i commenti...
    Paradossalmente ci sono autori (spesso autrici) che su amazon mettono in vendita il loro libro sulla falsariga di 50 sfumature, scritti oscenamente e con copertine orribili che sembrano i soft-core delle tv regionali... e hanno anche risalto.
    Insomma, non è che la scrittura sta diventando un hobby per ignoranti, piuttosto che per ricchi?? XD

    Moz-

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    1. No, semplicemente hanno dato un nuovo nome agli HARMONY :D

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    2. Io ho un grande rispetto per gli Harmony, che sono scritti con grande mestiere. Non è alta letteratura, non è arte, ma è artigianato. Creare emozioni non è mai facile e non va mai banalizzato. Questi poveri emuli sgrammaticati sono solo l'equivalente letterario degli stonati che si ostinano a cantare nel Karaoke. Un po' mi fanno quasi tenerezza per la loro ingenuità.

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    3. Vero, gli Harmony sono comunque romanzi ben scritti, pure se semplici. Gli e-book che cito io sono robe che uno sfollato giunto ieri in Italia scriverebbe meglio...

      Moz-

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    4. Apriamo la "Sfollati Edizioni"!

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  10. Secondo me la scrittura deve essere prima di tutto una passione. E ogni sua passione ha il suo costo, sia economico sia di tempo. A parte rarissimi casi, di scrittura non si vive, ma se si ha passione si ottengono buoni risultati e può arrivare un piccolo guadagno. Io amo scrivere e lo farei indipendentemente dalla pubblicazione (che gratifica l'ego). Ho escluso il self perché toglierebbe spazio al già poco tempo che ho a disposizione per la mia passione.

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    1. C'è una differenza tra una passione puramente edonistica e che dà benessere solo a chi la pratica e qualcosa che ha una ricaduta sulla società. La letteratura nella sua forma migliore (e qui io mi tiro fuori se non come lettrice) deve avere una ricaduta sulla società. La letteratura come l'arte figurativa, la musica, la danza etc. Quindi ci deve essere una via possibile oltre all'esclusivo investimento personale.
      Io penso poi che sia sbagliato pensare alla pubblicazione come qualcosa che gratifica l'ego. Un'opera che non è leggibile non esiste, se non nella mente dell'autore. Per me lettore non esiste. Quando leggo un bel libro non penso alla gratificazione dell'autore, penso solo a quello che quel libro dà a me lettore. La sua ragione d'essere è in funzione del lettore, non dell'autore.

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    2. Sono molto d'accordo su questo. Il fatto che l'autore raggiunga i suoi scopi personali è secondario, mentre è importante che una storia valida possa dare quello che ha da dare.

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  11. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  12. Le Case Editrici ormai puntano alle vendite, perché colano a picco e devono pur sopravvivere, e questo lo sappiamo. Sappiamo anche che per vendere e vendere e vendere devono affidarsi alla domanda del pubblico e il pubblico vuole ridere o vuole le storie d'amore impossibili, o biografie di veline e calciatori, vampiri, sfumature, e via discorrendo. Il risultato è che l'Editoria per campare pubblica libri non grandiosi (mettiamola così) oppure quelli che lo scrittore facoltoso e pure famoso può proporre a spese proprie. In pratica non c'è speranza per nessuno che non sia ascrivibile all'interno di queste categorie.
    Lasciate ogni speranza, o voi aspiranti, esordienti, scrittorucoli, che provate ad avere successo. Tenetevi l'hobby bello stretto, la passione a guidarvi e puntate solo sui riconoscimenti ufficiali, che, forse, qualcosa la smuovono (ma solo forse!)

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    1. Sfoghiamoci senza generalizzare. Da sempre le case editrici fanno principalmente il loro tornaconto e, non essendo enti benefici, è anche giusto così. Il problema è quando il gioco al ribasso diventa l'unico possibile

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  13. La scrittura rischia di diventare un hobby per ricchi anche perché lo stato preferisce finanziare i partiti politici piuttosto che le imprese e gli enti che si occupano di cultura. Paradossalmente questa legge è nata proprio per evitare che la politica diventasse un'attività "per ricchi", fatta solo da chi poteva permettersela, ma questi soldi hanno creato la cosiddetta casta. Dovremmo farci casta anche io, ragazzi miei. ;)

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    1. Ecco, infatti sto preparando un post su come sostenere la letteratura e il primo input non può partire dagli editori, che subiscono in prima persona la crisi e hanno sempre meno risorse, ma dallo stato.

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    2. L'ho detto anche l'altra volta: dovremmo creare un'associazione! ;)

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  14. Non ho saputo esimermi dal citarti, oggi, da Daniele :)

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    1. Non ho visto! Do un'occhiata! ;)

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    2. C'era una discussione assurda, fatta da uno che dà i numeri un po' a caso. Tutta la sua tirata, che avrebbe dovuto invogliare al self, a me ha fatto capire che il self "per sé" non va lontano ed è solo uno spreco di soldi. Che forse davvero la scrittura è un hobby per ricchi (come è sempre stata, d'altronde, insieme ai cavalli, ai gioielli ecc.)

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    3. La mia anima illuminista continua a ribellarsi all'idea della cultura come hobby per ricchi.

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    4. Il discorso, qui, diventa più serio. La cultura è una cosa e la scrittura un'altra. Scrivere e fare contento anche McLuhan, dando a ciascuno i propri 15 minuti di notorietà su Amazon o Wattpad è un conto, e fare della cultura un altro.
      La cultura però non si costruisce a copi di self, ne converrai anche tu; e il lavoro di critica letteraria e di vaglio della produzione lo fa il tempo. Solo quello. Non Amazon, né la Mondazzoli, né nessun altro, altrimenti nelle antologie che hai a scuola troveresti anche qualche brano di Fabio Volo, giusto per citare un nome che fa sempre colpo.

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    5. La letteratura parte dalla scrittura. Forse (sicuramente) non dalla mia, ma dalla scrittura certamente. E il mio post voleva proprio partire parlando di scrittura per arrivare a parlare di letteratura.

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  15. Ho letto questo articolo ieri l'altro e ci ho riflettuto, la mia conclusione è che sono d'accordo su tutto. Mi sono sempre chiesta perché gli scrittori debbano rifiutarsi di pagare per la loro passione, mentre tutti gli altri artisti vivono di stenti perché investono ogni lira per il loro successo. Gira il mito dello scrittore che diventa ricco per il suo talento, senza aver speso nulla, solo perché magari qualcuno lo ha scoperto e tutti poi hanno voluto leggerlo. Forse questo valeva ai tempi dei mecenati, ma oggi si deve mettere in conto di pagare di tasca propria (o trovarsi un marito ricco, ma ormai io e te siamo fregate...) :D

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    1. D'accordo fino a un certo punto. Ci sono autori, sopratutto giovani, sopratutto agli inizi, che hanno bisogno che qualcuno creda e investa in loro. Il rischio a non farlo è perdersi tanta bella letteratura. Ci sono licei artistici e accademie d'arte pubbliche, scuole d'arte drammatica pubbliche. Ci vorrebbe qualcosa anche per i giovani scrittori, credo. Noi lettori non possiamo limitarci alle opere scritte per hobby da ricchi sfaccendati.

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  16. Sono d'accordo e grazie per la citazione.
    Se da una parte condivido il pensiero secondo cui dobbiamo essere pronti a investire su noi stessi se davvero crediamo nella nostra scrittura, dall'altra però, come ho cercato di evidenziare nel mio post, quanti davvero possono permettersi di spendere quelle cifre?
    Io proverò senz'altro il self-publishing, ma poi mi farò due conti per vedere se mi conviene.

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    1. Investire su se stessi è sacrosanto. Ma non possiamo perdere quegli autori che non ne hanno i mezzi.

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    2. Ma se deve costruire casa te la fai da sola o chiami un'impresa edile? Non è una questione strettamente economica, ma di competenze. Come puoi essere contemporaneamente scrittore, correttore di bozze, editor, impaginatore, grafico, ufficio commerciale e ufficio marketing?

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