lunedì 23 novembre 2015

Titoli, maledetti titoli – scrittevolezze


Sono quattro giorni che corro dietro a un titolo che non mi viene.
Un racconto che non è stata facilissimo né rapidissimo da scrivere, che con le sue quasi 80000 battute c'è chi quasi chiamerebbe romanzo breve (a stamparlo per bene si va sulle 40 pagine, non certo una casetta da leggere d'un fiato), che alla fine mi soddisfa, ma a cui non so dare un titolo.
Non è neppure la prima volta, anzi, mi capita con una certa frequenza. A volte risolve la cosa il marito, da sempre il mio primo e più attento lettore, che arrivato all'ultima parola sulla pagina sa già come quello scritto dovrà chiamarsi. Questa volta si è arreso anche lui. Non perché non ci sia un tema o un'atmosfera precisa, ma perché c'è il rischio di dire troppo (è un giallo), di dire poco, di creare un titolo anonimo, che è un controsenso pericoloso, o persino cacofonico. Tutte le ipotesi più ovvie sono state scartate ad una ad una e ancora adesso il racconto è pronto, ma il titolo no.

COSA DEVE FARE UN BUON TITOLO
Banalmente, deve invogliare alla lettura. Secondo la Treccani "deve alludere, più o meno chiaramente, all'argomento e al soggetto".
Deve evocare, quindi, ma non svelare.
Suggerire un'atmosfera, una suggestione.


GLI INSONDABILI MISTERI DEI TITOLI DI SUCCESSO
Nel giornalismo, un titolo deve rispecchiare il nucleo contenutistico dell'articolo, ma in narrativa non è obbligatorio. 
Un titolo può mentire. Come ci ricorda U. Eco, I tre moschettieri è un titolo mendace, il protagonista è il quarto (aspirate) moschettiere.
Può avere davvero poco a che fare con l'argomento del romanzo. Il nome della rosa non parla di botanica, ma neppure Uno studio in rosso abbonda poi di sangue versato (e neppure è ambientato in uno studio dalle pareti rosse).

Non c'è una regola precisa di lunghezza. Può essere una parola sola, Persuasione, oppure una frase completa Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare.
Per quanto da decenni gli esperti di marketing cerchino di carpire il segreto del titolo perfetto, non risulta che l'abbiano trovato. Continua a vendere Profumo come Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop.
Non mi addentro poi nei deliziosi e oscuri misteri dei titoli in traduzione, per cui a volte da una lingua all'altra si preferisce cambiare completamente un titolo. A volte è capitato anche che un titolo evocativo in una lingua, tradotto letteralmente in un'altra sia stato pessimo. Pare che i nostri I promessi sposi non abbia altra traduzione letterale possibile in francese che l'equivalente de I fidanzati. Titolo scialbino, lo ammetterete, che pare in parte spieghi lo scarso successo oltralpe del capolavoro manzoniano.

I TITOLI CHE MI PIACCIONO DI PIÙ
I miei titoli preferiti credo siano quelli dei racconti di Carver. Di Carver, lo ammetto, mi piacciono ben di più i titoli dei racconti.
Di cosa parliamo quando parliamo d'amore è, probabilmente, insuperabile. Mi piace, però, la scelta dei titoli per i suoi racconti, anche quando c'è una parola sola, Cattedrale. Mi piace già il contrasto tra la natura minimalista di un racconto, tanto più di Carver, e la magnificenza di una cattedrale.

Se dovessi azzardare una classifica dei titoli che mi hanno colpito di più, al secondo posto metterei probabilmente Colline come elefanti bianchi, di Hemingway, di cui mi piace molto anche Per chi suona la campana.

Al terzo posto di questa classifica titoli, che, per altro, non rispetta per nulla una classifica di gradimento dell'opera in sé (Per chi suona la campana non l'ho manco letto), metterei titoli evocativi, che suggeriscono ma non svelano. Il mio nome è rosso. O ancora La sottile linea d'ombra.

Direi quindi che i titoli brevissimi non mi piacciono, pur con le dovute eccezioni. Non mi piacciono quelli di una sola parola, salvo scelte davvero felici, li trovo troppo evanescenti. Amo molto la raccolta di racconti di Borges Finzioni, ma preferisco di gran lunga il titolo di uno dei suoi racconti Il giardino dei sentieri che si biforcano.
Neppure le coppie di opposti mi attraggono. Orgoglio e pregiudizio è un romanzo che adoro, ma il titolo lo trovo stucchevole e così pure Ragione e sentimento o Delitto e castigo. Di certo non mi azzarderei mai a creare un titolo simile (a meno che non sia un voluto rimando), mi fa troppo ottocentesco.

Mi piacciono i titoli evocativi, ma che non sfocino in concettualismi troppo astratti. La solitudine dei numeri primi suona bene, ne capisco i rimandi, ma poi penso che i numeri, poveretti, sono tutti soli e poi che vorrà dire davvero, a livello umano, essere divisibile solo per se stesso e per uno? Il nome della rosa, ormai lo amo per via del romanzo, ma a mente fredda continuo a ritenere che non ci azzecchi niente. Ho capito il gioco intellettuale, caro professore, e gli abissi di significati possibili, sta di fatto che mi evoca giardini fioriti, primavera, magari malinconia. La triste storia di una donna medievale costretta a farsi suora ancora ci potrebbe state, ma una vicenda di delitti tardoautunnali in una abbazia maschile, quando l'orto dei semplici è ormai appassito?

TENAR E I SUOI TITOLI
Faccio una gran fatica a scriverli.
Per i romanzi è stato relativamente più facile, nel senso che ci ha messo lo zampino l'editore. Dato che io so di non sapere trovare i titoli sono stata ben felice del confronto.
Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico è un titolo descrittivo, nulla più e nulla meno. Spiega bene al lettore il quale romanzo si sta addentrando e centra il focus della vicenda.
La roccia nel cuore è stato proposto dall'editore e alla fine devo dire che, a distanza di anni, mi soddisfa. È, per altro, uno di quei titoli evocativi, ma strettamente attinenti al contenuto che io apprezzo.
Per i racconti spesso brancolo nel buio.
Forse i titoli che preferisco in quanto titoli, perché evocano e centrano il punto focale non tanto della vicenda, ma di quello che io volevo raccontare, appartengono a due racconti inediti e sono entrambi delle similitudini.
Come tela di ragno
Come il sogno di volare
Chissà se mai un domani verranno pubblicati, potrete dirmi se erano davvero i titoli migliori per quella storia e, in generale, i miei titoli migliori.

Non mi resta a questo punto che chiedere a voi quali siano i titoli che più vi piacciono della storia della letteratura e, magari, il vostro rapporto con i vostri titoli.

Infine, pubblico la foto della bellissima serata di sabato. Una presentazione più emozionante di tante altre perché organizzata anche da uno dei miei zii, Claudio, che è, in famiglia, in nostro spirito leonardesco. È pittore, poeta, scultore, designer. Crea oggetti d'arredo in legno e anima, non saprei come altro definirli, e scrive splendide poesie. È una sua creazione la meravigliosa lampada che tengo in mano nella foto, pluripremiato per la sua splendida linea.



37 commenti:

  1. "Il nome della rosa" lo adoro proprio per i motivi per cui a te non piace, direi :)
    E una delle poche cose che ho capito, dello scrivere, è che l'autore di solito è il meno indicato per trovare il titolo. A me piacciono molto quei titoli che poi ritrovo all'interno del romanzo: magari non c'azzeccano (tipo il nome della rosa), ma quando lo trovo tra le pagine mi illumino :)

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    1. Mi è partito il "pubblica" sono di mezzo post, come vedi, ora ho rimediato.
      Considerato il successo che ha avuto, "Il nome della rosa" è perfetto, continua però a evocarmi qualcosa di troppo femminile, se così vogliamo dire, per la storia che contiene.
      E, sì, io sono pessima con i titoli.

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  2. E' un argomento... vastissimo, nel senso che per me non c'è una regola.
    Ho scritto decine di opere (incompiute e non) e credo che ognuna avesse un titolo per me appropriato. A volte lungo, a volte secco.
    Per i fumetti ho sempre scelto titoli secchi: Oniricage, Rebel Attack, Res Arcana. Cose così, da pronunciare subito.
    Per i racconti ci metto più fantasia, ma comunque sai cosa? L'importante è non tradire MAI il lettore.
    Non presentare dal titolo una cosa che poi non troverà... Perché è la cosa peggiore :)

    Moz-

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    1. Sì, anche a me i titoli che un po' mentono non piacciono moltissimi, anche se alcuni sono passati alla storia.

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  3. Vado a braccio e prendo alcuni dei tuoi tanti spunti: La solitudine dei numeri primi non è dell'autore, ma della editor la bravissima Giulia Ichino. Ahia! Io ho Ragione e pentimento all'attivo che tu non useresti mai, considera però che l'orginale in inglese produce una allitterazione o paranomasia Pride and Prejudice come altri della Austen, figura retorica che si perde in italiano. Il mio Ragione e pentimento è stato a lungo al ballottaggio con Balle di sapone, che pure mi piaceva assai. Mi piace che un autore segua un filone anche con i titoli, prendi Franzen: Le correzioni, Libertà, Purity, parole che sono concetti secchi, come fucilate. In linea di massima sono spesso anch'io in crisi e risolvo, di solito, all'improvviso con una sorta di idea lampo. Baci Sandra

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    1. Che sia dell'autore e o dell'editor, "La solitudine dei numeri primi" è un bel titolo, che poi a me non piaccia è un altro discorso. O, meglio, mi aspetto quanto meno che il protagonista sia un grande matematico.
      Un po' come "cime tempestose", che non mi fa molto brughiera. Più storia di alpinismo estremo.
      I tuoi titoli giocano proprio con gli originali e quindi ci stanno benissimo, anche perché sono un tuo marchio.

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  4. Ho già visto la lampada su facebook: bellissima! :-)

    Io preferisco i titoli evocativi dei titoli descrittivi: "Quella vita che ci manca", "Senza voltarsi indietro", "Ti prendo e ti porto via" e altri.

    Io però sono negata: il titolo del romanzo esiste, ma lo metto in discussione (pur senza cambiarlo) un giorno sì e il giorno dopo anche. Quanto al blog, impiego più tempo a scegliere il titolo che a scrivere il post... Sarà che ci vuole sintesi, mentre io sono prolissa? :-p

    P.S. Che si pubblichi di sera o di giorno, noi al lunedì aggiorniamo sempre in contemporanea! :-D

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    1. Il lunedì ho delle ore buche e di solito le uso per impostare il post, oggi ho fatto un po' di guai, prima mi è partita la bozza, non mi andava di cancellarla del tutto, quindi ho corso un po' per pubblicarlo prima di pranzo.
      Mi sa che nel rapporto con i titoli siamo assai simili!

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    2. Io invece pubblico in prevalenza la sera, però oggi avevo il post già scritto (doveva essere revisionato e non sono riuscita a metterlo venerdì) e una mattinata molto tranquilla. Stavo per pubblicarlo a mezzogiorno, ma dall'ufficio non riuscivo così ho chiesto a mio marito di metterlo online dal pc di casa! :-D

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  5. I titoli sono un'etichetta, e come saprai sulle etichette è obbligatoriamente riportata la dicitura che l'immagine rappresentata non esprime la forma effettiva del prodotto ma è a mero scopo illustrativo ;-)
    Tanto premesso, io preferisco comunque un titolo sincero e attinente al libro piuttosto che quei titoli (nei libri e più spesso nei film) che sembrano fatti per attrarre l'attenzione, magari con sottintesi morbosi, ma non esprimono poi il reale contenuto della fiction.

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    1. Sarebbe bello riprendere libri famosi e giocare e rifare i titoli. Per esempio "Il nome della rosa" avrebbe potuto essere "Poveri diavoli": uno sguardo al pauperismo che corre per tutto il libro, alla visione dello stesso da parte della chiesa ufficiale e, infine, ai delitti efferati. Peccato che la frase fatta rovini tutto questo bel volo pindarico ;-)

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    2. Bello! O immaginare storia alternative a partire dai titoli!

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  6. Questi i miei:
    Geloso permaloso lunatico e noioso --> descrittivo
    Matilde danza sulla riva --> evocativo
    Pelicula --> parola secca (che è il nome del sistema attorno al quale ruotano i personaggi)

    Di solito i titoli dei miei racconti nascono durante la scrittura (anche prima in qualche caso, e fungono da "spirito guida" ;-) ), mentre per il nuovo romanzo ancora non ci ho nemmeno pensato (e infatti lo chiamo "il nuovo romanzo" e basta! :D )

    Il primo titolo famoso che mi viene in mente e che mi piace molto: "Cent'anni di solitudine"

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    1. Bello "Cent'anni di solitudine" (che però non ho letto, causa trauma scolastico con Marquez)!
      Quando va bene anche per me è così, quando mi incaglio, invece... Confido di arrivare entro sera a una rosa di papabili.

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    2. Ora che posso ravanare un po' su Anobii eccomi a snocciolare qualche altro titolo:
      - Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta
      - Cuore di cane
      - Il richiamo della foresta
      - Il giorno dello sciacallo
      - Il giorno della civetta :-)
      - Sputerò sulle vostre tombe
      - Chiedi alla polvere
      - Il vecchio e il mare
      - Mattatoio n. 5
      - 1984
      - Opinioni di un clown
      - La svastica sul sole
      - Una cosa divertente che non farò mai più
      - Guida galattica per gli autostoppisti
      - Il paradiso degli orchi
      - La ragazza dello Sputnik
      - C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
      (OK, ora la smetto :D )

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    3. :)
      Se però sono molto diversi dall'originale valgono? A me "La svastica sul sole" piace un sacco, ma c'è qui lo squalifica in quanto invenzione degli italiani.

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    4. Secondo me valgono, in fondo è così che io l'ho conosciuto. Inoltre in questo caso il titolo originale è particolarmente brutto ^_^

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  7. Spesso sono stati i titoli a farmi scoprire un autore, non le recensioni. Cormac McCarthy è uno di quelli. E poi i nordici ("Uomini famosi che sono stati a Sunne"; "Il concerto dei pesci"; "Per non sapere né leggere né scrivere"), e tanti altri. Per i miei racconti a un tratto ho una specie di illuminazione, proprio mentre ne getto le basi, e di solito resta quello anche quando finisco.

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    1. Le mie illuminazioni sono rare, si vede che il mio cervello risparmia sulla bolletta e le idee vanno inseguite al buio.
      Sarà anche una forma mentis, è difficile che abbia iniziato a leggere un libro per il titolo...

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  8. Secondo me gli autori non dovrebbero mai scegliersi i titoli. Ok, forse ho generalizzato troppo. IO non dovrei (quasi) mai scegliermi i titoli. :)
    Sai che non me ne viene in mente nessuno che mi abbia colpito in modo particolare? Così, di botto, ti direi tutti quelli di Calvino.

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    1. "Se una notte d'inverno un viaggiatore" lo trovo bellissimo. Anche quelli della trilogia degli antenati a modo loro sono perfetti. Il mio preferito (come titolo) è "il visconte dimezzato"

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  9. Una cosa che noto, scegliendo il titolo di un mio lavoro, è che mi manca la via di mezzo: o trovo quello che mi pare perfetto, o mi fa schifo. Verso i titoli dei romanzi altrui sono più moderata, ma anch'io non amo i titoli da una sola parola.

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    1. A questo giro ho pescato "mi fa schifo tutto"...

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  10. titoli...un bel dilemma anche per un "non scrittore"

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    1. Perché? Per i titolo del post/di articoli? O per scegliere la lettura?

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  11. Il romanzo di fantascienza che sto scrivendo continua a non avere un titolo e è la prima volta in assoluto che non so che titolo dare a una mia storia.

    Titoli che ho apprezzato sono:

    L'atlante delle nuvole (Mitchell)
    Figlio di Dio (McCarthy)
    Cent'anni di solitudine (Márquez)
    Nel paese delle ultime cose (Auster)
    Il buio fuori (McCarthy)
    La ragazza della porta accanto (Ketchum)
    La grammatica della fantasia (Rodari)

    Questi gli ultimi che mi vengono in mente ora. C'è però da dire che dipende dalla traduzione italiana, spesso diversissima dall'originale.

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    1. Vedo che anche tu sei della scuola che non apprezza la parola secca.

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    2. Un romanzo che ho iniziato a progettare ha per titolo una parola secca, il "famoso" K che ogni tanto nomino. Ma in quel caso va bene.
      Forse fra i romanzi in progetto è l'unico. Secondo me è più difficile trovare un buon titolo con una parola sola.

      Per quanto riguarda i titoli inglesi, il romanzo Perfect di Rachel Joyce da noi è diventato Il bizzarro incidente del tempo rubato :D

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  12. Io sposo la definizione di titolo come qualcosa che deve "evocare".
    Mi piacciono sia i titoli di una sola parola o con due termini : "Neve" ,"Acciaio", "Cecità" "Il Commesso", "il profumo", "oceano mare", sia quelli più lunghi : "il museo dell'innocenza", "come Dio comanda", "la vita davanti a sé".
    I titoli che sceglierei io per le mie storie vengono fuori, invece, da qualcosa che è scritta fra le pagine del libro: qui la vedo come Michele. È bello contestualizzare il titolo durante la lettura.

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    1. Io preferisco di sicuro "Oceano mare" a "Neve". Si vede che per me due parole sono meglio di una.
      Stavo pensado che in effetti non ho letto tantissimi libri che hanno come titolo una parola secca e quei pochi sono per lo più classici o di autori di cui mi fido a prescindere. D'istinto si vede che non mi attraggono

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  13. I titoli! I miei fanno drizzare i capelli...
    Ormai ho preso l'abitudine di chiamare i file con un numero o con il nome del/della protagonista. A storia ben avviata o conclusa passo il file al mio ragazzo e mi affido a lui.
    Ogni tanto ci ragioniamo insieme, se non mi piace la sua proposta, ma accade di rado.
    Titolo che mi piacciono molto sono "Fairy Oak", "The Catcher in the Rye" (italianizzato nell'orribile "Il giovane Holden"), "Il signore delle mosche" (bello anche nella sua versione inglese), "L'inverno del mondo" e "Il canto del ribelle". Apprezzo molto i titoli composti da un'intera frase, tipo "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare", "Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà" e "Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza".
    Invece, proprio non mi vanno giù "Il miglio verde" (nonostante ami il libro alla follia, prima di leggerlo pensavo parlasse di pappagallini), "Il magico regno di Landover" e i titoli formati da una parola sola.
    In generale, mi piace che il titolo rispecchi il tema dell'opera o che almeno ci sia un rimando significativo...
    "I tre moschettieri" mi resterà sempre indigesto.

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    1. Sarà difficile adesso scindere "il miglio verde" dai parrocchetti...
      ;) !

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  14. Mi ero persa questo post bellissimo, per fortuna hai pubblicato il sequel.

    I miei titoli preferiti, così di getto, sono:
    - La meccanica del cuore
    - Le regole della casa del sidro
    - Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte
    - Lovely bones (tradotto con "Amabili resti" che invece non mi piace).

    Non so cosa li accomuna, a parte l'iniziale "L"! :D

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    1. Amabili resti a me non di spiace per niente. Gli altri che hai citato li trovo tutti molto belli

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  15. Che bello questo tuo post sui titoli!
    Trovo che la roccia nel cuore sia proprio un bel titolo.
    Tra i titoli che mi piacciono ti cito:
    La tentazione di essere felici,
    Cent'anni di solitudine
    Ti prendo e ti porto via
    La casa in collina
    La luna e i falò, per citarne qualcuno.
    Amo i titoli evocativi e anch'io non amo particolarmente i titoli con una sola parola. Trovare il titolo giusto è sempre un bel dilemma:-)

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