martedì 5 luglio 2016

Gli uomini scrivono "da uomini" e le donne "da donne"? – Scrittevolezze


Ogni tanto mi imbatto in queste simpatiche storie di autrici a cui viene consigliato di pubblicare sotto pseudonimo o con solo l'iniziale del nome puntato per "non tagliarsi il pubblico maschile". Il caso più famoso, lo sapete tutti, è quello di J. K. Rowling (J.K., appunto) a cui fu caldamente sconsigliato di mettere il nome per esteso, per evitare che i maschietti schifassero i suoi libri. È, vero, è passato qualche anno, ormai, ma non è che sia propriamente un'autrice di primo ottocento. Che la cosa sia ancora diffusa, anche tra i più giovani, lo vedo più o meno ogni anno: do agli alunni una lista di libri tra cui scegliere. Le ragazzine scelgono indifferentemente autori e autrici, facendosi guidare più che altro dalla trama, i maschietti, salvo alcune eccezioni, scelgono preferibilmente autori, nel terrore di incappare in una melensa storia d'amore (paura che capisco, sia chiaro, anch'io a dodici anni avevo il terrore di incappare in una melensa storia d'amore, ma non pensavo che il rischio ci fosse solo nei libri scritti da femminucce).

Ogni volta che incappo in queste storie, o nel pregiudizio dei lettori, io prima mi stupisco e poi mi inalbero. Mi inalbero per vari motivi.
– Perché se non so niente di un libro, lo giudico dalla quarta di copertina e da un assaggio della prosa, non certo dal sesso dell'autore/autrice, di cui mi curo poco o niente. Sono scelte, per carità, come chi dice "io non leggo americani perché gli americani mi stanno tutti antipatici e non sanno scrivere". Scelte che considero sciocche in ogni caso.
– Perché penso che questi maschietti si neghino un sacco di letture interessanti. Se per partito preso non hai mai letto la Austen, le Bronte o la Yourcenaur, senza nemmeno provarci, penso che tu sia nel migliore dei casi un autolesionista.
– Perché, sarò un maschiaccio, ma amo molti libri scritti da uomini, quindi penso che non sia folle l'idea di un uomo che si innamori di un libro scritto da una donna.
– Perché, è meschino lo ammetto, io scrivo generi "da maschio" e mi scoccia che qualcuno possa evitare di leggere le mie storie non per la trama o lo stile, ma per partito preso. 

Ma le donne scrivono principalmente di donne, di dinamiche femminili e danno molto spazio all'aspetto psicologico (che noia!)
Vero solo in parte. 
Sul fatto che le donne scrivano principalmente di donne e di dinamiche femminili, bisogna fare qualche riflessione (che qui sarà necessariamente semplicistica e breve, perché è un post e non un trattato di sociologia). Da che si è iniziato a pensare che anche alle donne potesse valer la pena di insegnare a leggere (diciamo dal tardo '700) le donne leggono più degli uomini (e infatti, lo vedremo, gli scrittori si sono buttati sin da subito su questo pubblico). Fino a qualche tempo fa (a volte molto poco) le donne avevano occupazioni loro proprie e vivevano gran parte del loro tempo tra donne, poco importa che queste fossero le madri/zie/sorelle con cui dividevano le incombenze di casa mentre gli uomini erano al lavoro o le amiche con cui ci si trovava a bere the delle classi più agiate. Molti scrittori quel mondo lo frequentavano poco o niente e mi sembra naturale che le donne lettrici (che hanno sempre letto autori e autrici) volessero ogni tanto anche storie ambientate nel loro mondo. Le autrici hanno spesso riempito quindi una nicchia non saturata dagli autori uomini. Del resto, se è vero che le donne leggono anche gli uomini, ma molti uomini non leggono le donne, un autore, per sostentarsi, ha bisogno anche del pubblico femminile, un'autrice molto spesso deve fare a meno di quello maschile. Quindi, secondo me, il prediligere delle autrici dinamiche femminili ha anche giocato la semplice legge della domanda e dell'offerta: non c'erano/non ci sono (?) abbastanza autori in grado di scrivere di dinamiche femminili.
Sulla maggior introspezione psicologica ho le idee meno chiare. Forse perché sono donna penso che l'introspezione psicologica (entro certi limiti) sia un bene? In ogni caso non mi sembra una caratteristica così strettamente femminile. Se pensiamo che i libri scritti da uomini debbano essere solo storie alla James Bond, con cattivi da ammazzare e belle donne da portarsi a letto e dimenticare, ok, ma allargando un attimo lo sguardo mi sembra che di grandi romanzi psicologici, introspettivi e con grandi storie d'amore ne abbiano scritti anche gli uomini.
Andiamo a distruggere qualche stereotipo, vi va?

 CINQUE UOMINI CHE HANNO SCRITTO STORIE "DA DONNE"

Euripide: in effetti io non mi capacito come una società altamente maschilista come quella ateniese, in cui le donne o erano recluse in casa loro o erano, diciamo, "accompagnatrici a pagamento" abbia partorito alcune delle più belle figure femminili di sempre. Medea, la Fedra de L'Ippolito, le donne de Le Troiane, giusto per citarne alcune. Non che Sofocle, con la sua Antigone, fosse stato da meno... Misteri della cultura classica.

Samuel Richarson: Pamela. Come scrivevo, appena si inizia a istruire le donne, si scopre che queste sono delle lettrici accanite, leggono tutto, ma vuoi mettere una bella storia d'amore? Il primo ad aver fiutato l'affare è probabilmente il buon Richarson, che raggiunse la fama (e fece denaro, suppongo) con una trama che poi è diventata un classico della letteratura rosa. Una bella donna di servizio attrae un ricco rampollo che sulle prime vorrebbe solo "farsela", ma poi scopre che è vero amore. Segue lieto fine.

Gustave Flaubert: Madame Bovary. Forse la storia più femminile mai scritta da un uomo. Le angosce e le fisime di una insoddisfatta moglie di un medico di campagna sono quanto di più lontano si possa immaginare da "una storia maschia scritta da un maschio". Infatti generazioni di donne si sono riconosciute nella frustrata (e a mio avviso insopportabile) Emma Bovary. Il fatto che io prenderei a schiaffi Emma sin dalla prima pagina non vuol dire che non riconosca in lei delle dinamiche psicologiche credibilissime (infatti prederei a sberle tutte le donne che me la ricordano e, ahimè, esistono).
Proprio per l'irritazione che mi ha causato la buona Emma Bovary non ho mai letto Anna Karenina (immagino che prenderei a sberle pure lei sin da pagina 3), ma suppongo che possa rientrare nella categoria.

Giorgio Scerbanenco: il grande del giallo italiano, la mia scoperta letteraria di quest'anno, era, udite udite, il rivale letterario più temuto da Liala. Sulle pagine di Annabella, pubblicava infatti acclamati romanzi rosa a puntate che facevano sospirare migliaia di lettrici. Desiderio soltanto, Uomini e colombe sono solo due tra i molti titoli. Del resto i personaggi femminili sono meravigliosi e meravigliosamente tratteggiati anche nella virilissima serie di Duca Lamberti...

Anche il nostro Salvatore Anfuso mi sembra che se la cavi alla grande con i racconti "sentimentali", molto apprezzati dalle sue lettrici. Eppure ho sempre l'impressione che il suo blog trasudi virilità, che non viene certo scalfita da questi suoi successi.

CINQUE DONNE CHE HANNO SCRITTO STORIE "DA UOMINI"

Mary Shelly: come esempio di storia "da uomini" scritta da donna, con il Frankenstein si vince facile. I critici furono un bel po' sconvolti quando scoprirono che era stato scritto da una fanciulla di ventun anni. I detrattori, per altro, lo avevano criticato senza morale e troppo cerebrale, insomma, a loro sembrava il peggio della letteratura "maschile".

Patricia Highsmith: avete in mente il film di Hitchcock Delitto per delitto? O i molti film dedicati a Mr. Ripley? Ebbene, dietro c'è la penna di una donna, Patricia Highsmith. Autrice che conosco meno di quanto vorrei, tra truffatori assassini, omicidi studiati a tavolino (e scambiati come ci si scambia da bambini le figurine doppie) e animali che si ribellano agli uomini, non è proprio l'esempio che abbiamo in mente alla voce "scrittura femminile". Sarà per questo che il suo romanzo più femminile, Carol, è stato pubblicato sotto pseudonimo?

Oriana Fallaci: personaggino dal carattere non certo remissivo e che, dal mio punto di vista, non ha neppure brillato per simpatia, è tuttavia una signora che si è distinta per la sua attività tipicamente femminile: il corrispondente di guerra. Come giornalista si è beccata fucilate e ha dato il ben servito in faccia a personaggi come Khomenei. Ha scritto tanto, magari pure troppo secondo alcuni, spesso cambiando idea rispetto a quanto aveva scritto prima. Quindi di lei si può dire all'incirca tutto e il contrario di tutto, che era femminista e antifemminista, progressista e conservatrice. Di certo, però, Niente e così sia, Intervista con la storia, Saigon e così sia, Inciallah non sono di primo acchito riconoscibili come "roba da donne".

Luis McMaster Bujold la sua Saga dei Vorkosigan è stata definita "Il Trono di Spade delle fantascienza". Non mi trovo molto d'accordo, dato che è una saga incentrata su un numero limitato di protagonisti e non vuole essere corale come la celeberrima saga fantasy, ma la definizione rende comunque l'idea del fatto che la signora non si tira certo indietro di fronte a violenza e sesso. I suoi personaggi amano e combattono senza particolari inibizioni in un futuro galattico di indubbio fascino. Personalmente ho molto amato due delle storie d'amore inserite della saga, ma considerato che sono due su una quindicina di romanzi non credo si possa dire che il lato romantico prenda il sopravvento.

Potrei continuare con molti altri esempi, a partire dalla mia amata Fred Vargas, che forse astutamente si è trovata uno pseudonimo che fa pensare più a un uomo che a una donna, ma, come per gli uomini, sopra, mi piace finire con un'autrice/amica blogger. La nostra Ailsinn ha avuto modo di lamentarsi di come il suo Angelize sia stato inserito nei "paranormal romance" solo perché scritto da una donna. A lettura ultimata posso confermare che se fosse stato scritto da un omone barbuto a nessuno sarebbe mai venuto in mente di classificarlo così. 

Voi cosa ne pensate? Quando scegliete un libro vi fate influenzare dal sesso dell'autore? Pensate che esista una scrittura "da donne" e una "da uomini"? Ritenete di scrivere per il vostro genere di appartenenza?

39 commenti:

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  2. Detto ciò, per non dilungarmi troppo (quando si parla di conflitti di genere sono sempre il prima linea) userò le tue domande come linee guida.

    Io non mi sono mai fatta influenzare dal sesso dell'autore, forse perché uso altri parametri per orientare le mie scelte, per esempio il genere a cui appartiene il romanzo, o a cui non appartiene (vedi il caso del mainstream).
    Penso però che esista una scrittura "da donne" e una scrittura "da uomini", anche se solo nella testa delle persone. Un esempio: ogni volta che dico a qualcuno che sto scrivendo un romanzo, mi domandano se è una storia d'amore. Questo perché, nell'immaginario collettivo, lo scrittore è maschio. La donna scrive romance, punto. Al massimo, se hai già superato la menopausa, puoi dedicarti all'erotico o al giallo...
    Io sono perfettamente consapevole di questi pregiudizi, anche se mi fanno incavolare. Per questo motivo, siccome vorrei che il mio romanzo in stesura si rivolgesse sia agli uomini sia alle donne, ho optato per un protagonista di genere maschile, seppur controbilanciato da una bella controparte femminile. Tale decisioni porta con sé implicazioni di vario genere, ma non mi sono pentita di averla presa.

    P.S. Fra gli scrittori che scrivono "da donne" aggiungerei Nicholas Sparks, maestro del romance americano.

    P.S. II mi ha fatto sorridere l'espressione "il blog di salvatore trasuda virilità": mi sono immaginata il nostro amico in canottiera e petto villoso, che ruggisce dietro lo schermo! :-D
    Idem per quanto concerne la frase sugli americani, perché io ho sempre detto di preferire la letteratura europea per tutta una serie di motivi che non voglio elencare qui. Ciò nonostante, li leggo lo stesso perché non mi piace essere categorica, in nessun settore della mia vita.

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    1. Non avevo in mente te, quando ho scritto la frase sugli americani (non riesco a focalizzare il ricordo, ma sono quasi sicura di aver sentito qualcuno dire "gli americani non li leggo perché non sanno scrivere").
      E poi come dimenticare il buon Sparks (che non ho citato, non avendolo sperimentato di persona)!
      Comunque persino a me chiedono se scrivo rosa ("no, di solito ammazzo la gente", risposta che almeno li zittisce). Proprio per questo gli stereotipi mi fanno un po' inalberare. Si è mai visto un giallista uomo a cui viene chiesto: "ma perché non scrivi storie d'amore?", mentre sembra che una donna debba quasi giustificarsi se non lo fa...
      PS: non ho incontrato Salvatore, ma non riesco a immaginarlo, per dire, in completo rosa confetto, eppure mi sembra che con i racconti sentimentali vada alla grande.

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    2. Chi dice che gli americani non sanno scrivere legge in inglese, immagino! ;)

      Per quel che riguarda me, posso dire di prediligere la letteratura europea perché ho più facilità a rispecchiarmi nelle vicende e nei mondi rappresentati (ormai sai che io in un libro cerco una sorta di prossimità), ma questo non preclude "capatine" in altri continenti. :)

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  3. Quello che mi influenza nella scelta di un libro è il titolo, a volte anche la quarta di copertina, ma spesso è il titolo. Per me, ci sono buone storie e brutte storie: fine.

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  4. Dio, siete tremende... Io, comunque, il tutù rosa non me lo metto. :) Detto questo, non credo si possa fare in letteratura una distinzione di genere (sessuale) se parliamo di autori, semmai una distinzione di genere: narrativo. Alcune storie vengono pensate per lettrici donne, altre per lettori uomini. O almeno era così fino a un po' di tempo fa, perché ultimamente le cose mi pare si siano fatte più confuse e complicate, e forse parlare di storie da "donne" e storie da "uomini" non è più così corretto. Ci tengo a sottolineare che la "correttezza" di cui sopra non riguarda alcuna dote morale, tipo: "è una cosa sessista da dire!", o roba così; quanto, piuttosto, un vero e proprio miscuglio di gusti. Ognuno ormai si riconosce nei propri modelli al di là delle vecchie distinzioni ed etichette, e questo lo trovo meraviglioso. Grazie per la citazione, Antonella. :)

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    1. Credo che tu possa prendere il nostro non immaginarti in tutù rosa come un complimento.
      Comunque sì, personalmente trovo il riconoscersi nei propri modelli al di là delle vecchie etichette molto bello, ma alcune etichette sono un po' troppo dure a morire per i miei gusti.

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  5. Hai perfettamente ragione: Salvatore è uno dei blogger che frequento che trasmette maggiore virilità attraverso il suo blog. Che lo faccia anche per scongiurare l'equivoco? A parte gli scherzi, mi è piaciuta molto questa tua analisi, che sottolinea un pregiudizio diffuso non solo nella lettura.
    Ho apprezzato ciò che dici sul fatto che in parte la tendenza delle donne a scrivere di donne va a sopperire un vuoto di offerta laddove c'è una grossa domanda. Io per esempio ammetto di aver vissuto un periodo in cui cercavo le storie "da donne", anche se con questo non intendo tanto la storia rosa, quanto quella infarcita di introspezione psicologica. Peraltro non ho mai badato al genere di chi scrive, anzi se devo essere sincera ho l'impressione che l'uomo possa compiere un lavoro raffinato nel tratteggiare una donna proprio per il non essere parte di certi meccanismi mentali. Viceversa, come ben dimostri tu, non credo che la donna scriva solo per le donne. Tra queste scrittrici citerei anche Patricia Cornwell, che ho letto in un periodo della mia vita, e che ritengo abbia un pubblico assolutamente misto (tanto per dire l'apprezzava pure mio marito che, sì ammettiamolo, un po' maschilista è). :)

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    1. Ma davvero lo dite? "Uno dei blogger (che frequento) che trasmette maggiore virilità"? E io nemmeno me ne rendo conto... Sono sconcertato. O.O :)

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    2. Salvatore "blogger virile che non ha paura di scrivere di sentimenti".

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    3. @Salvo, secondo me è più virile Daniele Imperi, tiè! :-D

      (ovviamente scherzo, non avendo conosciuto né l'uno né l'altro...)

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    4. Per forza, con quella barbona che tiene... XD

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    5. Mi sento fischiare le orecchie...

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    6. Ora dovete fare una foto di coppia in tutù XD

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  6. Posso dire che Anna Karenina non mi sembra una figura irritante alla madame Bovary. Merita una lettura! Se vuoi ne ho giù più di una copia:) S.

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    1. Nicola l'ha proposto come libro estivo al gruppo di lettura, ma sinceramente in questi giorni avrei voglia di qualcosa di più leggero.

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  7. Per invogliarti alla lettura di "Anna Karenina" posso dirti che compare solamente a un terzo del romanzo, il che è un autentico colpo di genio secondo me. Il lettore si sta rilassando quand'ecco che compare in scena la vera eroina.
    Di scrittura al femminile e al maschile avevo parlato in un post di un paio d'anni fa proponendo prima un quiz e invitando ad attribuire un sesso all'autore, e poi svelando l'arcano. Posso dirti che solo una persona li aveva azzeccati tutti.

    Io leggo indifferentemente uomini e donne, non ho pregiudizi di sorta. Vario anche il genere, a parte l'horror che non mi piace e il thriller di spionaggio perché "mi perdo". Leggo anche storie d'amore, a patto che siano brillanti, ad esempio ho letto tutta Georgette Heyer. I suoi romanzi sono ambientati nel periodo della Reggenza inglese - si era iperspecializzata - e quello che apprezzo di lei è la feroce ironia. Quindi niente di melenso!

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    1. Mi ricordo il quiz, ottima dimostrazione empirica che tutta questa differenza non c'è. Invece questa Georgette Heyer mi ispira parecchio, potrebbe essere proprio ciò di cui ho bisogno adesso.

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    2. Ti posso consigliare "L'incantevole Amanda" che è il primo che ho letto. Non farti ingannare dal titolo zuccheroso. Lungi dall'essere incantevole, questa Amanda è una vera rompiscatole, una specie di mina vagante che combina disastri a manetta... è davvero divertente!

      A me era piaciuto molto anche il binomio "La pedina scambiata" e il seguito "Il figlio del diavolo". Quest'ultimo in particolare è strepitoso dal principio alla fine, ti riporto l'inizio della sinossi: "Per salvare l'onore della sorella Sophia, l'onesta e intelligente Mary Challoner, dall'aspetto non certo appariscente, si vede costretta a fuggire in Francia con il più bello, il più ricco e il più sfacciato libertino della Londra di fine Settecento: il nobile Dominic Alastair, croce e delizia di ogni ragazza da marito. ..."

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    3. Mi sa proprio che la cerco! Grazie per la dritta!

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    4. Ho preso "La pedina scambiata" e scorre che è un piacere.

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  8. Mi meraviglia sempre accorgersi di queste distinzioni... Per me un libro attira per titolo, quarta o copertina (si lo ammetto anche la copertina, ma deve essere supportata da una buona quarta, altrimenti ritorna al suo posto). Non ho mai fatto distinzioni per l'autore, ma anzi se un libro mi attira e non conosco il nome dello/a scrittore/trice è un punto in più per essere acquistato. L'autore fa la differenza solo quando ne ho letto e apprezzato diversi titoli o quando un libro proprio non mi è piaciuto!

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    1. Anch'io mi meraviglio, ma c'è poco da fare, tornano sempre fuori...

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  9. Fra gli esempi che citi, credo che quello di Madame Bovary di Flaubert sia quello più eclatante, proprio perché racconta non di eroine ma di una sofferenza tutta femminile ed estremamente attuale ancora oggi. Poi, si sa, l'autore stesso dichiarava "Madame Bovary c'est moi" con un'intenzione di identificazione totale.
    Autrici potenti quelle che elenchi. Imperdibili sotto diversi aspetti.
    Anch'io tendo ad accorgermi di quello stile tipicamente maschile di tanti autori, che in fondo invidio un po'. La scrittura maschile è comunemente "potente" per natura, diretta, oggettiva. Ovviamente con tutte le eccezioni possibili, lungi da me generalizzare.
    Nello scegliermi dei libri non bado affatto al sesso dello scrittore/scrittrice, proprio perché ho avuto la fortuna di leggere tanti autori e autrici di talento.

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    1. Non sono così convinta che una scrittura "potente" sia necessariamente maschile. In ogni caso credo sia abbastanza tipico per noi donne leggere senza problemi autori e autrici, sono i maschietti che si fidano poco...

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  10. Bella questa analisi, complimenti. Per risponderti, no il sesso dell'autore non mi influenza. Come ha detto Marco, ci sono libri belli e libri brutti, a prescindere da chi li scrive. Ovviamente il genere mi influenza molto, e infatti il rosa non lo leggo né scritto da uomini né da donne.
    Personalmente trovo molto fastidioso il modo in cui gli autori vengano etichettati su queste basi. Infatti mi innervosisco quando qualcuno a proposito del mio romanzo dice "ah, parla di una donna", con il sottinteso che sia "per donne". Spero vivamente che non sia così!

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    1. Appunto, i sottintesi li mettono ancora oggi. E mi irritano sommamente.

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  11. Neanch'io mi faccio influenzare. Vado ai contenuti a prescindere da chi li abbia scritti. Volevo fare l'esempio proposto da Chiara di Sparks, una volta ho letto un suo libro e da allora mi guardo bene dal ricadere nella trappola: c'è più zucchero nelle cose che scrive lui che le storie melense di Rosamunde Pilcher.
    Non so se viene spontaneo a una scrittrice donna dare il ruolo principale della storia a una donna, io per esempio parto sempre dal fascino che subisco del mondo maschile e mi piace molto di più provare a entrare nella testa di un uomo.
    Comunque, Anna Karenina è una storia che va letta. Fai un sacrificio! :)

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    1. Anch'io trovo più sfidante, e quindi più interessante, entrare nelle teste maschili. Però, alla fine, un autore deve entrare nelle teste di tutti i personaggi e salvo ambientazioni davvero particolari, l'umanità è fatta di uomini e di donne.

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  12. Non mi faccio minimamente influenzare. E basta che io pieghi leggermente la testa a sinistra in questo momento, che nello scaffale dei libri in attesa di lettura, pericolosamente vicino alla prima posizione, vedo la bella costolona argentata di "Pamela" di Richardson in edizione rilegata.

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  13. Mai influenzato. Ci sono scrittrici che mi piacciono parecchio, come Scarlett Thomas o MK Rawlings - da non confondere con JK Rowling, ma mi piace anche lei :)

    Però sono convinto che uomini e donne scrivano in modo diverso. A voi interessa più l'aspetto psicologico, a quanto ho visto e a quanto ho letto in qualche blog di autrici, a noi più l'azione.

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    1. Non so se sia vero in generale o sia più un tuo gusto, il romanzo psicologico ha avuto grandi autori uomini e ci sono autrici che non si sottraggono certo all'azione. Anche se devo dire che ci sono editor che, leggendo testi di uno sconosciuto, riescono quasi sempre ad azzeccarne il sesso.

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    2. Tra parentesi, in un esperimento organizzato proprio da Daniele, io avevo azzeccato il sesso di 8 autori (sconosciuti) su 9.

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  14. Uhm. Inizio dicendo questo: hai scritto proprio un bel post. A seguire: siccome scrivo romanzi rosa raccontati dal punto di vista femminile, taglio fuori - comprensibilmente - la sfera maschile dei lettori. E lo capisco. Ragiono da donna, anche se non troppo, e attiro lettrici donne. La cosa curiosa è che leggo pochissimi romance, preferendo generi, che, per lungo tempo, sono stati scritti principalmente da uomini.
    Una cosa è sicura: non è il sesso dello scrittore a influenzare le mie scelte in fatto di libri. ;)

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    1. Scritti da uomini... O da donne sotto pseudonimo, così come molti uomini scrivono romance con pseudonimi femminili. È un aspetto che non ho approfondito, quello dello pseudonimo, ma mi riprometto di farlo presto.

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  15. Io sono in attesa del parere dei miei beta-reader sul mio romanzo e sono molto curiosa di sapere se ce la faranno a leggerlo o se ho scritto un libro da donne per donne.
    Non avendo esperienze precedenti non riesco proprio a prevedere cosa diranno.
    Se penso ai miei scrittori preferiti c'è una prevalenza femminile ma non esagerata, diciamo che mi piacciono le storie con spessore psicologico quindi gli autori maschili che prediligo hanno una sensibilità forse superiore alla media (stile Murakami, per fare un esempio).

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    1. Sono curiosa anch'io del tuo romanzo!

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