sabato 23 gennaio 2021

Helgoland di Carlo Rovelli – Letture



Quasi tutti, perché ormai se n'è appropriata la cultura pop, conoscono il paradosso del gatto di Schrodinger. C'è un gatto chiuso in una scatola insieme a un meccanismo che, solo nel caso avvenga un evento quantistico, può rilasciare del veleno. Guardando la scatola da fuori non c'è modo di sapere come stia il gatto che va quindi considerato sia vivo che morto. Schrodinger era una brutta persona, ce lo dice Rovelli stesso "aveva una non celata predilezione per le ragazze preadolescenti" e quindi il gatto è vivo o è morto (o entrambi). È così in tutti i libri che trattino di fisica quantistica, tranne in questo. Rovelli vuole così disperatamente piacere che il gatto è sveglio o addormentato.
In questa versione politicamente corretta del paradosso del gatto è riassunto in qualche modo tutto il libro, con i suoi pregi e i suoi difetti.
Carlo Rovelli è un fisico e un filosofo della scienza e con questo libro vuole a tutti i costi far piacere la fisica e in particolare la SUA idea della fisica.
Non è un proposito in sé sbagliato né fallito. Helgoland è una lettura molto più scorrevole di quanto il suo argomento, le implicazioni della fisica quantistica, faccia presupporre. È ricco di aneddoti sapidi e particolarmente piacevole quando vuole far conoscere e far apprezzare qualche fisico o filosofo poco noto al grande pubblico. Ci traghetta subito a Helgoland, "l'isola sacra", poco più di uno scoglio al largo della Danimarca, dove nel 1925 Heisemberg ha messo le basi per la meccanica quantistica e ci fa apprezzare i progressi della ricerca come un ottimo romanziere ci fa seguire le peripezie di un eroe.
Questo, però, non è un semplice libro di divulgazione. Non vuole solo raccontare la nascita della meccanica quantistica, vuole esporre le implicazioni profonde di tale meccanica e, in particolare, vuole esporre la propria filosofia della scienza. Ed è qui che le cose si fanno un po' meno limpide.

– Attenzione, da qui in poi quanto espongo dipende in gran parte da ciò che io ho capito della meccanica quantistica e delle sue implicazioni e ciò che ho capito varia da "piuttosto poco" a "quasi nulla", avendo letto abbastanza in merito, ma essendo comunque una letterata che ha fatto il classico, quindi un po' deboluccia in matematica avanzata –

La critica che mi sento di muovere a Rovelli è quella di una slealtà di fondo. Questo è, dichiaratamente un libro "partigiano" nel senso di "di parte", in quanto Rovelli vuole esporre e difendere la propria visione filosofica della fisica quantistica. Il problema che questo testo non si rivolge in primis ad addetti ai lavori, in grado, se il caso, di controargomentare, ma a persone che sono al di fuori dal dibattito in atto. In questo senso non ho trovato leale scomodare con grande dispendio di retorica e ottima prosa (sia chiaro) filosofi che vanno dagli antichi greci fino ai pensatori indiani per difendere le proprie idee, facendo passare invece i fautori delle teorie opposte degli eccentrici idioti. Perché, per quanto ho capito io, al momento sul piano meramente matematico ancora tutte le ipotesi sono in campo.

Ma cosa pensa Rovelli?

La cosa davvero intrigante della meccanica quantistica non è l'aspetto matematico in sé, ma le sue implicazioni sulla concezione del mondo. Perché da qualsiasi parte la si giri le implicazioni sono abbastanza folli. Ora prendete la mia semplificazione per quello che è, la semplificazione di una che non ha le basi per capire ciò di cui sta parlando, ma le idee principali sono:

– la fisica quantistica è mero calcolo astratto, è come la nostra mente pensa la realtà, ma non ha a che fare con la realtà. Tornando al gatto, noi possiamo dire che a livello matematico il gatto è sia vivo che morto, ma in realtà il gatto e la scatola esistono solo nella nostra mente, ciò che è al di fuori è inconoscibile. Potremmo vivere come in Matrix, sognando un sogno comune, in una realtà totalmente diversa da ciò che noi pensiamo circondarci.

– Il gatto è sia vivo che morto. C'è una dimensione in cui è vivo e una in cui è morto. Le dimensioni sono probabilmente infinite o infinitamente ramificate. Non ne esperiamo solo una, ma anche le altre esistono. Questa teoria è meravigliosa per la fantascienza, ma ci sono fisici che la postulano come reale e deve dire di essere rimasta affascinata da un documentario che ne raccontava gli studi e gli esperimenti.

– Il gatto è vivo o morto, ma c'è anche un "gatto ombra" nella condizione opposta. Ogni diramazione quantistica ha la sua ombra. Devo dire che è la teoria che ho capito meno, riesco a poco figurarmene anche come pura astrazione le implicazioni. Comunque la teoria esiste e suppongo che i fisici che ci lavorano non siano più folli degli altri.

Rovelli tratta con una non celata supponenza tutte queste ipotesi. Cosa lecita, se non fosse che chi legge non ha le basi per esprimere anche solo nella propria mente un eventuale disaccordo. Di contro dedica pagine bellissime, anche da un punto di vista della mera prosa, alla propria idea. Questa sarebbe che non esiste una fisica della materia in sé. Le "cose" non hanno proprietà intrinseche, le hanno solo in relazione ad altre "cose". Nulla esiste solo, tutto è esiste solo in relazione, ci sono le forze, le correlazioni, ma non, in ultima istanza il singolo fotone isolato nel nulla. Rovelli argomenta che l'IO non esista. È un'illusione data dall'insieme della biochimica complessissima del nostro cervello. Tutti i processi in relazione l'uno con l'altro danno all'essere umano la percezione di avere una coscienza, quando in realtà il suo io è solo una somma di processi in relazione. Allo stesso modo la realtà fisica è la somma di relazioni e fenomeni, togliendo le relazioni non resta neppure la materia. L'universo altro non è che una filigrana sospesa sul nulla. Il gatto non è ne vivo ne morto, non c'è nessun gatto, solo un'insieme di relazioni che osservato da fuori e solo se osservato prende il significato di "gatto".
Che sia chiaro o no il concetto (a me non è molto chiaro) il problema, secondo me, è che Rovelli vuole convincermi di questo.
Ma io non posso essere convinta di qualcosa che non ho le basi per comprendere o confutare. Quando si cerca di convincere qualcuno di qualcosa senza dargli le basi teoriche per una comprensione profonda non si fa scienza, ma proselitismo.
Questo aspetto mi ha indispettito non poco e, almeno in parte, ha diminuito il mio piacere di lettura.

Dopo tutta questa faticosa recensione, alla fine, lo consiglio o lo sconsiglio?
In linea con il paradosso del gatto, entrambe le cose.
Se qualcuno vuole davvero capire qualcosa di meccanica quantistica, pur possedendo solo basi matematiche di scuola superiore, rimangono insuperabili i testi divulgativi di Feynman, Sei pezzi facili  (per chi vuole osare c'è anche Sei pezzi meno facili).
Se invece volete un testo di filosofia della scienza che ha un indubbio fascino, comodo da citare in conversazioni intellettuali (saper argomentare che la realtà potrebbe non esistere ha sempre il suo fascino, sopratutto se si vuole far colpo), allora questa è una lettura quasi perfetta. L'importate è sapere anche che un po' Rovelli vi vuole indottrinare.

Di certo questa è stata una lettura più soddisfacente di Calvino. Inoltre questa settimana mi sono abbonata ad Audible. Mi sono accorta che ho pochissimo tempo per leggere, ma ho dei tempo "morto". Vado e torno anche quattro volte al giorno dal paese dove lavoro e in cui mia figlia va all'asilo, sono 20 minuti a viaggio, fanno 80 minuti. È vero che per due viaggi ho la figlia in auto, ma restano comunque 40 minuti. Mi sembra di passare metà delle mie sere asservita alla lavatrice, allo stendino, alla sistemazione dei panni, senza contare il più gratificante tempo che passo a cucinare o a quello della burocrazia scolastica nelle ore buche a scuola. Tutto tempo che posso convertire in lettura ascoltata. Ho superato la metà dell'ascolto del prossimo libro del gruppo di lettura, Una donna di Sibilla Aleramo e devo dire che sono molto soddisfatta. Temevo di distrarmi di più, invece riesco abbastanza facilmente ad ascoltare e a pensare a quello che ascolto, tanto che sto pensando di fruire in questa modalità libri più impegnativi di quelli da leggere in cartaceo. Ovviamente sono ancora nella fase dell'innamoramento, ma mi sembra comunque che la app funzioni bene e almeno questa lettura sia molto ben fatta. Insomma, anche se sono nel pieno del periodo degli scrutini l'assenza di nuove emergenze, una lettura comunque stimolante e la scoperta di avere più tempo per il libri mi hanno comunque migliorato l'umore.
Ho anche firmato il contratto per un racconto. Uno piccolino, ma che comunque a me piace e che mi porta in contatto con una realtà editoriale nuova.
Di questi tempi questi sono già motivi per lampi di felicità possibile.

Infine, se volete terminare i miei racconti steampunk, il link è qua
 

6 commenti:

  1. Mi sembra una lettura perdibile... nonostante io abbia amato leggere le trasposizioni delle lezioni di Stephen Hawking sull'universo e i buchi neri. Il suo modo di spiegare temi complicati era impareggiabile.

    Audible non l'ho ancora provato ma credo che potrei ascoltare solo qualcosa di molto semplice, stile telenovela. Sto già facendo multitasking tutto il tempo e il mio cervellino fritto non gradirebbe altre richieste! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il libro è interessante e il fatto che mi abbia fatto arrabbiare, alla fine, è un segnale del fatto che mi abbia preso da un punto di vista intellettuale. Per quanto riguarda audible devo dire che è stato invece una rivelazione. Anch'io pensavo che avrei avuto problemi di attenzione, invece il libro che sto ascoltando non è leggero e la prosa è quella di inizio novecento, ma lo seguo con facilità.

      Elimina
  2. Leggendoti, mi pareva di trovarmi davanti a una sceneggiatura di Christopher Nolan. :)
    Sono discipline di cui anch'io non so nulla, ma che mi affascinano. Ultimamente sto approfondendo l'argomento bias comportamentali, che riguardano proprio la nostra percezione della realtà e il nostro crearci un'automatica narrazione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I film di Nolan prendono spunto proprio da queste teorie e per questo sono così affascinanti (almeno alcuni, in altri mi sembra che lui stesso si sia perso). Io trovo la fisica nucleare e quatistica molto affascinante, persino più dell'astrofisica, purtroppo ho delle basi matematiche che oltre un tot non mi permettono di seguire le formule, quindi devo fidarmi dei divolgatori. Per fortuna ce ne sono di bravissimi

      Elimina
  3. Sono attratta da Carlo Rovelli, ma non ho ancora avuto il coraggio di avventurarmi, però se ti è piaciuto più di Calvino ci faccio un pensierino (che fa pure rima). Il tempo per leggere è sempre più risicato, me ne rendo conto anch'io...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ah, è stato infinitamente meglio di Calvino! Non è esattamente una lettura scacciapensieri, ma è scorrevole e a tratti gustoso.

      Elimina