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Questa rubrica vuole raccontare sdrammatizzando, ma anche dare informazioni il più possibile veritiere su un mondo complicato.
Chi di voi lunedì sera in prima serata ha guardato su Rai3 Presa Diretta ha visto un reportage sulle adozioni internazionali che raccontava tante brutte cose a cui io solo alluso, questa volta con dovizia di nomi e particolari. A chi volesse approfondire consiglio di recuperare il servizio che spiega, tra le altre cose, cosa c'era dietro il pasticciaccio del Congo, cioè il forte sospetto che alcuni bambini fossero stati comprati dalle famiglie d'origine o che queste fossero state convinte che il bimbo sarebbe andato solo all'estero a studiare per poi tornare a casa. Ovviamente all'insaputa delle famiglie adottanti. All'inizio erano state date alla stampa le più varie versioni perché non si sa quanti di questi casi ci siano e potete immaginare che impatto possa avere per un ragazzino giunto in Italia molto piccolo il sospetto che la sua famiglia d'origine ci sia ancora, in Congo, e magari sia stata imbrogliata e non lo volesse assolutamente abbandonare. Devastante.
Dai commenti al post precedente mi sono resa conto anche che la situazione generale delle adozioni internazionali non è molto chiara.
Questo non è un momento facile per le adozioni internazionali per vari motivi:
– Ci sono paesi troppo instabili per poter anche solo pensare di mandarci delle coppie, ovviamente sono i paesi in cui ci sono più orfani e in cui questi sono più in difficoltà.
– Ci sono paesi con moltissimi problemi e scarsa stabilità politica, come quelli africani, dove da un lato si ha la sensazione di poter davvero offrire a un bambino delle opportunità che nel proprio paese al momento non ci sono, dall'altro sono gli unici paesi dove si possono adottare bambini piccoli non classificati come adozioni speciali, quindi presumibilmente sani e anche questo, umanamente, ha un peso sulla decisione.
– Ci sono paesi in cui le condizioni socio-economiche stanno migliorando oppure in cui la cultura delle adozioni sta iniziando. Sono più stabili e sicuri, ma sono adottabili solo bambini classificati come "adozioni speciali" cioè, semplificando, che abbiano più di 8 anni (di solito), gruppi di fratelli o con patologie gravi o croniche (la definizione di patologia grave o cronica varia però molto da paese in paese). Russia, Cina, Vietnam e Sud America al momento sono aperti solo per adozioni speciali. In alcuni di questi paesi (Russia e Cina) le condizioni effettive di salute del bambino le scopri là (in Cina per prassi, in Russia per totale inaffidabilità delle diagnosi). È vero che spesso si tratta di problemi facilmente risolvibili in Italia (già la necessità di scarpe ortopediche in alcuni paesi fa rientrare nelle adozioni speciali) o che a volte, specie in Russia, bambini sani hanno le più varie diagnosi, ma ci sono casi in cui il bambino ha patologie davvero molto gravi e bisogna decidere sul posto, dopo averlo già conosciuto se uno se la sente oppure no.
– Ci sono pochissimi paesi senza particolari problematiche socio-economiche (che io sappia con certezza solo la Corea del Sud) che per motivi di politica interna vengono dati in adozione internazionale bambini piccoli e sani. In questi casi, ancora più che negli altri, lo stato si permette di scegliere i requisiti per le coppie e di vagliare con attenzione caso per caso.
Infine, va segnalato che è una situazione molto fluida. Basta un cambio di governo in un qualsiasi stato per cambiare la politica sulle adozioni. Alcuni paesi usano le adozioni internazionali come merce di scambio per aiuti economici, altri le considerano una vergogna perché la necessità di mandare dei bambini all'estero mette in luce le difficoltà del paese e preferiscono contingentare o chiudere le adozioni nel tentativo di mostrarsi più forti.
È un mondo complicato. Io ho percorso il cammino fino all'approvazione del nostro dossier in Colombia e spero che il racconto del percorso possa essere utili a chi magari cerca informazioni in merito.