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lunedì 29 luglio 2019

Morali alternative per fiabe classiche


Mentre l'estate avanza, le vacanze, finalmente, si avvicinano, il cucciolo d'uomo cresce e si inoltra nell'età della fiaba.
In auto ascoltiamo l'audioracconto de La bella addormentata, mentre a casa va forte il libro di Biancaneve, insieme a Cappuccetto Rosso, la prima che ha amato, e Il gatto con gli stivali, che ho scoperto di non aver mai conosciuto davvero prima.

Racconto dopo racconto, è sempre più difficile bloccare l'intervento non richiesto del marito, che si diverte a escogitare morali alternative per le fiabe, politicamente scorrette e irriverenti.
Eccovene una selezione.

La bella addormentata
Morale 1° – ricordati sempre di invitare alle feste anche chi ti sta antipatico.
Morale 2° – tieniti lontana dal lavoro, sempre. Se avesse oziato, invece che provare fuso e arcolaio, Aurora non si sarebbe fatta nulla.

Cappuccetto rosso
Mastica sempre bene ciò che mangi, la nonna tutta intera e viva nello stomaco non è stato un affare.

Biancaneve e i sette nani
Morale 1° – Se vuoi ammazzare qualcuno serviti di un professionista e non di un cacciatore al risparmio.
Morale 2° – Avvelena sempre bene le tue mele

I tre porcellini
Tutto quel parlare di paglia e di legna è un invito alla porchetta.

Hansel e Gretel
Con tutto quell'investimento in mazapane ci stava anche un paio di occhiali e i marmocchi non te la facevano con un osso di pollo...


sabato 13 dicembre 2014

Incomprensioni d'autore – Visioni

È da tempo che non dedico un post al cinema, per una ragione ben precisa: non ho tempo per andarci. I film in sala si susseguono senza che io riesca a vederli e alla sera languo sui libri da studiare mentre qualcosa di non meglio identificato passa in tv. Sono e rimango, tuttavia, una cinefila, e quando Sky (che pago apposta per il cinema) mi propone una pellicola di cui ho sentito parlare, di solito la guardo.
È capitato, tuttavia, che si siano susseguite in un arco di tempo limitato (un mesetto, credo), film accomunati da alcune caratteristiche: essere d'autore, aver fatto discutere, trattare tematiche scottanti e aver suscitato in me e nel Nik reazioni inaspettate.
Tutte la pellicole trattate si rivolgono a un pubblico maturo



Nik: – Adesso si vede lei che riguarda se stessa.
Scena in cui lei riguarda se stessa
Nik: – È uscita meglio nello Shield
Tenar: – Non puoi paragonare un telefilm americano a un film d'autore europeo
...
Nik: – Ma non è inutile questa scena del compleanno?
Tenar: – Serve a ribadire che lei è minorenne.
Nik: – Ma non è inutile?
Tenar: – Se non fosse un film d'autore sarebbe un errore di sceneggiatura.
...
Nik: – Adesso il vecchio muore d'infarto
Il vecchio muore d'infarto.
Nik: – Andiamo a dormire?
Tenar: – Andiamo a dormire.



Chiacchieratissimo film, palma d'oro a Cannes, una di quelle pellicole che non si può non vedere.
La vicenda non parte neanche male, molto realistiche le dinamiche adolescenziali, l'imbarazzo e la fascinazione per un mondo sconosciuto, la paura del giudizio altrui.
Poi la timida adolescente senza esperienza di trasforma in un'istante in una dea dell'amore come neppure Venere all'apice del suo divino fulgore.
Inizio a sbadigliare in modo irrefrenabile. 
La descrizione del mondo giovanile cede il passo alla descrizione di una singola specifica attività.
Sbadiglio sempre di più.
L'ultima cosa che ricordo è una discussione in una cena a base di crostacei.
Morfeo ha vinto su Venere.



Dei tre film l'unico che abbia visto tutto, immagino che sia già un merito.
Rimane il fatto che è un film in cui uno dei due protagonisti è un musicista, ma la musica rimane quasi del tutto fuori dalla vicenda. Questa è una mia fisima personale, probabilmente, ma se un personaggio è realmente esistito ed è famoso per qualcosa, un film che racconta di lui dovrebbe raccontare anche questo aspetto. Non basta far apparire il scena un pianoforte due volte per dirmi che Liberace era un grande musicista!
Matt Damon, inoltre, è davvero troppo vecchio per interpretare il giovanissimo Scott, e questo toglie di fatto alla vicenda molta della sua ambiguità. Ne rimane una storia d'amore come un'altra, piuttosto banale nel suo svolgimento (tizio più potente si innamora di giovane fiamma, poi si stanca e passa a più giovane fiamma). 
Un solo interrogativo mi ha tenuto sul divano fino alla fine: ma i cani poi come se li saranno divisi?
(Diamo atto alla pellicola di aver risposto a questo mio dubbio e avermi permesso di andare a dormire serena)

giovedì 20 novembre 2014

PAScolando – step 5


Diciamo le cose come stanno: l'accoppiata alluvione/esami non è stata tra le più felici.
L'avvicinarsi delle prove, per altro inerenti a materie molto lontane dal sentire di noi umanisti, unito al tempo pessimo non ha giovato all'umore di nessuno e molte giornate sono state all'insegna della tensione e del nervosismo.
Per quanto mi riguarda, tuttavia, il bilancio è meno negativo del previsto.
Guidare sotto al diluvio schivando le inondazioni non è proprio l'attività che più mi piaccia al mondo. Ci sono state sere in cui dire che sono collassata sul divano non è usare una metafora, ma un tecnicismo. Non sono mai svenuta, ma al rientro da un viaggio in solitaria col buio, la pioggia battente e nessuno che si degnasse di abbassare gli abbaglianti quando incrociava un'altra auto ci sono andata vicina.
Ma sono ancora qua.
La stanchezza fisica, poi, ha anche i suoi lati positivi. Nessuna insonnia da esame, mia vecchia amica dell'università. Tocco il letto e finisco diretta da Morfeo. Una mattina non ho neppure sentito la sveglia ed è venuto il Persiano a svegliarmi (da solo non sa trovare la ciotola...). 
Inoltre mi dico che se sono riuscita a fare tutto quello che dovevo mercoledì scorso nessun prof o esame può farmi davvero paura. 

Ho anche imparato qualcosa. 
Tutti noi abilitanti abbiamo vissuto il PAS come qualcosa di imposto e, ahimè, molto costoso in termini di denaro, tempo e di energia.
Didatticamente parlando non mi cambierà certo la vita. Però qualche spunto qua e là lo sto raccogliendo. È partito il blog didattico, LIBERamente librum, con una forma, quella del gemellaggio, che è figlia del PAS.
Sono e continuerò ad essere una capra per quanto riguarda la metrica, ma la docente di didattica della letteratura, che ci fa produrre sonetti e ballate in ottonari, ha dato una bella spolverata a vecchie nozioni che stavano sepolte in un sottoscala del mio palazzo della memoria.

Lo stesso corso ha anche dato il là a un momento di rara surrealtà:
Arrivo a casa e racconto al Nik un aneddoto su cui si era parlato a lezione in cui il poeta Simonide viene salvato dal crollo di una casa dai Dioscuri. Al che il Nik, serissimo, prende il cellulare e manda a un'amica il seguente messaggio: 
– Secondo te i Dioscuri sono allevati a terra?
Poco dopo arriva la risposta che non contiene né un insulto né una comprensibilissima domanda di spiegazione, ma un serafico:
– Sono nati da un uovo, quindi sì.
Allevamento a terra di Dioscuri
Fonte: Wikipedia.org

Sono anche riuscita a fare delle cose.

Ho letto, più che altro dei fumetti, dato che novembre si è aperto con LuccaComics. L'essermi allontanata da una dieta letteraria di soli manuali universitari è stata una liberazione, credetemi.

Sto scrivendo. A dei ritmi da lumaca zoppa, certo, ma sto scrivendo.
Per qualche strana ragione Baker Street e Sherlock Holmes hanno un effetto rilassante su di me. Per sapere se sono stressata basta chiedermi se sto scrivendo un apocrifo sherlockiano. Il racconto diventa una sorta di isola di quiete nella tempesta. Sta di fatto che quello che sto scrivendo è oggettivamente uno dei racconti più inquietanti in cui mi sia cimentata. Si parla di dipendenza e di creature raccapriccianti. Eppure l'effetto calmante permane.
Sì, per rilassarmi uccido le persone (sulla carta).

Sto presentando il romanzo. Mercoledì scorso, tra una frana e un allagamento, ne ho parlato al Liceo Fermi di Arona ed è stata davvero un'esperienza che è valsa l'aver quasi rischiato la macchina per arrivarci (oltre alla salute psicofisica).

Domani venerdì 21 novembre - ore 21.00
Presentazione del romanzo Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico
in compagnia di Rossana Girotto che presenterà Effetti Personali
Biblioteca di Gravellona Toce – Corso Roma 15



giovedì 27 marzo 2014

Di libri dalla A alla Z by Tenar e Nik


Mentre la "gatta vera" ci guarda male da uno dei suoi improbabili giacigli, io e Nik abbiamo deciso di fare un giochino libresco copiato senza ritegno dal blog di Aislinn, scrittrice che assai stimo, che abita a pochi chilometri da me e che per pura timidezza non ho mai provato a contattare.

#A - Autore con la A maiuscola (quello di cui hai letto più libri)
TENAR: ho sicuramente letto più libri di Verne o Salgari (tempi d'infanzia trascorsi in una biblioteca in cui c'era l'opera omnia), ma l'Autrice è Ursula K. Le Guin
NIK: Terry Pratchett

#B - Bevo responsabilmente, mentre leggo
TENAR: coca cola, spesso zero o light. Imperdonabile, certo, ma ognuno ha i suoi difetti
NIK: non bevo (modalità cammello)

#C - Confesso di aver letto
TENAR: Clive Clussel (ero alle medie, vale come scusante?)
NIK: anch'io, un romanzo letto due volte... A metà della rilettura pensavo che li scrivesse tutti uguali, invece era proprio lo stesso...

#D - Devo smettere di...
TENAR: spargere i libri per tutta la casa, bagno e piano cottura compresi
NIK: comprarli e non leggerli

#E - E-reader o cartaceo
TENAR: cartaceo. E-reader in arrivo, ma visto che sono ancora tecnologicamente ferma alla pietra levigata chissà come me la caverò...
NIK: adoro il profumo dell'inchiostro all'alba

# F - Fangirl impenitente di...
TENAR: Sherlock BBC
NIK: fangirl?

#G - Genere preferito e che di solito non leggi
TENAR: in genere leggo di genere, dal fantasy al giallo/thriller. L'horror mi fa paura, l'erotico spesso mi fa orrore, le tristi storie di persone tristi mi fanno tristezza.
NIK: in genere di genere. Principalmente non mainstream

#H - Ho atteso a lungo per
TENAR: sto attendendo già da troppo il prossimo giallo di Fred Vargas...
NIK: gli ultimi della serie della "Porta della Morte" di Weiss&Hickman

#I - In lettura al momento
TENAR: Emma di J. Austen
NIK: Il disegno della vita di J. Craig Venter

#L - Luogo preferito per leggere
TENAR: ovunque, reinterpretando i luoghi 
NIK: sono nato per il divano (il luogo dalle forze di Van der Waals più potenti dell'universo)

#M - Miglior prequel di sempre
TENAR: sono colta impreparata... Ho il miglior sequel, però, La legge delle lande di B. Sanderson
NIK: L'anello di Salomone di J. Stroud

#N - Non vorrei mai leggere
TENAR: i deliri esistenziali di chi si credo un dio incompreso della scrittura
NIK: non so, sono onnivoro

#O - Once more (un libro che hai riletto tante volte, ma rileggeresti ancora)
TENAR: rileggo spesso ciò che mi piace, ma vado sul classico e banale: Il signore degli anelli
NIK: se dico La Spada di Shannara rischio il divorzio? 

#P - Perla nascosta (un libro che non ti aspettavi fosse così bello)
TENAR: Il sergente nella neve. Mi aspettato una palla, invece mi ha conquistato già a pagina uno.
NIK: La legge delle lande di B. Sandersone (TENAR: l'ho già citato io prima!)

#Q - Questioni irrisolte (un libro che non sei riuscito a finire)
TENAR: li abbandono senza pietà. La vita è troppo breve per passarla a leggere brutti libri.
NIK: Drood di D. Simmons et altri

#R - Rimpianti letterari (serie interrotte o libri perduti che non potrete finire di leggere)
TENAR: ho perso traccia dei seguiti de I Doni della Le Guin. Da non anglofona li do per persi
NIK: Dune, che al sesto libro iniziava a diventare interessante

#S - Serie iniziate e mai finite
TENAR: Twilight, letto il primo libro con curiosità, letto il secondo con perplessità, al terzo ho iniziato a essere colta da risate isteriche.
NIK: Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: ci vuole più montaggio, ci vuole più Folletto

#T - Tre dei tuoi antagonisti preferiti:
TENAR: nei miei libri preferiti i veri limiti dei protagonisti sono i protagonisti stessi...
NIK: nessuno che possa vivere al di fuori del proprio romanzo...

#U - Un appuntamento con (personaggio di fantasia)
TENAR: appuntamento a Baker Street, c'è da chiederlo?
NIK: Lightman di Lie to me, anche se è un telefilm

#V - Vorrei non aver letto
TENAR: risposta dal profondo del mio cuore: S.H e il misterioso caso di Ippolito Nievo.
NIK: Musashi di E. Yoshikawa e non l'ho neanche finito

#Z - Zanna avvelenata (quel finale che proprio non hai mandato giù)
TENAR e NIK (in coro): La scomparsa dell'Erebus di D. Simmons. Come distruggere un libro in dieci pagine di finale new age.

domenica 15 dicembre 2013

Scrittevolezze - La scrittura e le arti marziali


Ancora in quarantena da raffreddore, saltato per ovvi motivi il post "Visioni - Lo Hobbit", in compagnia di virus piuttosto affettuosi che vogliono starmi tutti vicini vicini, mentre il Nik sente la necessità di informarmi che i poliziotti londinesi non hanno licenza di uccidere, ma di mordere (non chiedetemi dove l'abbia letto), cerco di buttar giù un ragionamento scrittevole che, già dal titolo, minaccia di non essere troppo coerente.

Si parlava l'altra sera di arti marziali e di come un buon praticante applichi d'istinto, senza starci a pensare, tecniche apprese in anni e anni di studio. L'effetto, negli scontri d'alto livello, è di straordinaria fluidità, tutto accade velocemente e ci si chiede come, in una frazione di secondo, si possa scegliere una tecnica invece di un'altra. La verità è che non si sceglie, corpo e mente sono ormai talmente abituate all'esercizio quotidiano, che non si pensa più alla tecnica, ma solo al risultato che si vuole ottenere. Ne va da sé che questo livello non lo si raggiunge in pochi giorni, né in pochi mesi e neppure in pochi anni.
Il Nik mi racconta di come molti inizino pieni di entusiasmo e poi abbandonano quando dopo mesi di pratica sono ancora anni luce dall'essere karate kid, ancora in imbarazzo con concetti in apparenza banali come quelli di respiro e equilibrio. Eppure il maestro pare che si muova con grazia istintiva, per puro talento...
Io non penso che per la scrittura sia molto diverso. 
Per storia personale e forma mentis ho un approccio molto tecnico alla scrittura e non credo alla scrittura "di getto". Però penso che si debba diventare come i maestri di arti marziali, talmente padroni dei propri mezzi che quando ci si siede a scrivere sul serio non si deve stare concentrati su come di descrive un personaggio, sul mostrare e non raccontare, su come si faccia un dialogo, sul ritmo, ma solo sul risultato che si vuole ottenere. Il risultato è che il brano sembra essere scritto di getto, per pura ispirazione. Ma questa è un'illusione, proprio come quella che fa sembrare i maestri di arti marziali in possesso di riflessi sovrumani.
La verità, temo, è che per arrivare a questo livello bisogna provare e riprovare. Leggere mille volte i propri autori preferiti chiedendosi perché i loro testi funzionano. Provare fino alla nausea a scrivere dialoghi, situazioni e scene e personaggi. Esattamente come un qualsiasi praticante di una qualsiasi arte marziale prova e riporova i movimenti fino alla nausea, fino a che gli entrano fin nel DNA e non ha più bisogno di pensarli per eseguirli al momento giusto.
Sempre il Nik dice che il problema della scrittura, oggi, è l'apparente facilità. È l'arte espressiva più economica da praticare e tutti ritengono di possederne i rudimenti. Il Nik dice anche che tutti credono di sapere come respirare e mantenere l'equilibrio e che nelle arti marziali i primi mesi di pratica servono proprio a far vedere loro che non è così. 

Quindi, temo che la verità a cui dobbiamo abituarci è che nessuno o quasi può scrivere un romanzo di getto al primo colpo (almeno non un romanzo che non vada rivoltato come un calzino in fase di editing). Prima bisogna passare un infinità di tempo a "dare e togliere la cera".

Vi segnalo un blog che mi sembra contenere parecchio buon senso letterario: officina Masterpiece (anche per chi, come me, non segue Masterpiece).

Adesso non mi resta che risolvere un ultimo piccolo problema: domani, prima di andare a fare lezioni ai miei alunni, dovrei presentare il romanzo a quelli del mio vecchio liceo. Al momento sono quasi afona...

sabato 3 agosto 2013

Turno di giorno.


– Che insetto è quello?
– Una farfalla notturna.
– Nik, sono le 11.30 del 3 agosto.
– È quella del turno di giorno.

Buon ferragosto a tutti.