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giovedì 27 aprile 2023

Eppure soffia...




È un mese e mezzo che non scrivo nulla qui.

Non scrivo nulla.

Ho ripreso a leggere solo il 25 aprile (giorno della liberazione, anche dal mio stato di analfabetismo transitorio!).

Succede, succedono periodi così, sono ciclici nella vita di tutti. Negli ultimi 12 mesi mio padre ha trascorso 8 settimane, non consecutive, in ospedale. Mia mamma ha avuto un aggravamento nel suo stato di salute, ma le persone che la assistono hanno avuto anche loro la propria dose di guai. E sì, abbiamo pensato che in effetti la casa dove vivono i miei genitori sia maledetta e siamo anche giunti alla conclusione che la cosa non è così assurda. La eressero i miei bisnonni. La bisnonna morì lì a poco di spagnola e il bisnonno andò incontro a un tracollo finanziario. Poi la maledizione deve aver saltato una generazione per ripresentarsi adesso. E sì, ho sentito uno storico, anzi è lui che ha sentito me, indovinate un po'? La casa dovrebbe sorgere proprio su una necropoli romana e il mio bisnonno, in effetti, rinvenne delle monete che potrebbero essere state un'offerta funebre. Il non tanto caro estinto potrebbe essersela un po' presa...

Umorismo nero a parte, il fatto è che non ho molto tempo libero a disposizione, quando non sono al lavoro per lo più faccio l'autista, dato che sono figlia unica e devo portare due genitori a fare visite mediche, spese e commissioni e una figlia a praticare sport. Guidando non si può né leggere né scrivere. Si potrebbero ascoltare audiolibri, ma raramente in questi miei andirivieni sono sola. Il tempo scarseggia. C'è anche da dire che questo periodo non è arrivato nella mia vita senza avvisaglie. Fino all'autunno ho lavorato a uno scritto, ma sapevo che per il resto dell'anno scolastico non avrei più scritto una frase che non fosse in un verbale. Questi periodi capitano più o meno a tutti e non ha senso crucciarsene più di tanto. Sopratutto non ha senso crucciarsi per il non scrivere.

Perché le parole sono strane. Una volta che sono impresse, ormai non più su carta ma su file, non sono più di chi le scrive. Sono affidate al vento. Che soffia e fa giri strani. Una delle tante cose improbabili che mi è capitata negli ultimi mesi è stato il ritrovamento da parte dello zio di mio marito di una busta attaccata a un palloncino. L'ha trovata impigliata nel recinto dei suoi asinelli. Conteneva una lettera scritta da dei bambini di una scuola dell'infanzia lombarda scritta in occasione di Sant'Antonio con una richiesta di protezione per i loro animali domestici. Ed è arrivata dove abitano quattro asinelli. Lo zio l'ha portata a mia figlia, che l'ha portata a scuola dove con i compagni ha scritto a sua volta una lettera ai bambini della prima (affidata alle poste, non al vento, quindi a un sistema meno efficiente). Le parole sono così, volano e arrivano in luoghi inaspettati, in momenti inaspettati.

È capitato così che proprio in questo periodo di non lettura e non scrittura mi sia arrivata una mail. Una mail da parte di una collana di una casa editrice a cui io non avevo mandato nulla in tempi recenti (intesa questa parola anche in gergo editoriale, dove recente è a volte un concetto relativo). Avevo mandato tantissimo tempo fa un romanzo altrove, dove era stato letto e non dimenticato. E poi una persona che lo aveva letto è diventata collaboratrice della casa editrice. E poi... E poi... E poi... Ancora la fine della storia non la so. Ma so che nel modo più inaspettato mi è arrivata una proposta di contratto. E... E chi vivrà vedrà, perché la pubblicazione non è imminente. È in programma in un futuro editorialmente prossimo (parliamo di più di sei mesi e quindi il mondo potrebbe essere diverso, potrebbero averci invaso gli alieni, essere caduto un asteroide o chessò io) e quindi non ha senso parlarne ora più di quel tanto. Diciamo che è una pubblicazione piccola in una casa editrice grossa.

E poi c'è l'ultima cosa che ho affidato al vento. In cui in pratica ho fatto tutto ciò che non bisogna fare in un romanzo se si vuole sperare di pubblicarlo davvero. La cosa a cui avevo lavorato prima, il romanzo per ragazzi che è stato preso in considerazione, ma non scelto, da Salani, l'avevo scritto un po' con il manuale in mano. Questa volta ho seguito solo il cuore. È una storia che mi porto dietro da anni, nata come gioco, coccolata come passatempo, senza mai pensare che potesse avere un futuro editoriale. È stata scritta per amore dei personaggi e della vicenda che mi raccontavano, a pezzi e a bocconi, in modi e tempi diversi. Quest'estate, mentre aspettavo il responso da Salani, ho deciso che l'avrei coccolata ancora un po', ma sempre senza una vera ottica "editoriale". Neppure ora penso davvero che possa essere pubblicata. Anzi, mi vengono in mente almeno cinque validi motivi per non farlo. Per il momento, comunque, il vento l'ha portata qui.



domenica 31 gennaio 2021

Questioni di atmosfera – provare a scrivere horror




 Questa è stata una settimana di infinita stanchezza, che ha coinciso con il caotico momento degli scrutini. È da lunedì che mi sembra di aggirarmi come un bradipo catalettico, con la stessa capacità di concentrazione e di pensiero astratto.
    In realtà alcune cose sembrano pian pianino se non sistemarsi, assestarsi e quindi credo che la mia attuale bradipite sia principalmente stanchezza arretrata. È un anno, ormai, che sia dentro alla pandemia. Un anno che, per mia figlia, è una frazione tutt'altro che trascurabile della sua vita. L'ultima festicciola con altri bambini esterni alla cerchia più stretta della famiglia è stata quella del carnevale 2020. Di alcune esperienze banali non ha neppure memoria, perché non le ha mai sperimentate o perché il tempo trascorso per lei è troppo lungo per ricordarle. Un film visto al cinema, una cena in pizzeria, andare a trovare i cugini in Lombardia (di questo ha un ricordo molto vago), provare uno sport di squadra... Per noi grandi è un anno di preoccupazioni, un anno di amici o parenti malati, lontani, di notizie difficoltose, di impossibilità di staccare davvero. E non se ne vede ancora la fine, con la fatica che si accumula sopra la fatica. È così per tutti, ma ormai più che il desiderio di solidarietà, prevale quello di rintanarsi ciascuno nel proprio cantuccio, cercando andare avanti come si può.
    Nonostante questi pensieri nebbiosi, questi giorni in realtà non sono stati da buttare. È arrivato il secondo contratto dell'anno, anche questo per un racconto, anche questo per un horror.

mercoledì 6 maggio 2020

Racconti nel tempo del Coronavirus/10


E finalmente si tornò ad uscir di casa.
In attesa di poter tornare dagli amici a due gambe ci si consola con quelli a quattro zampe. Questa foto è stata scattata questa mattina, a circa un quarto d'ora di cammino da casa. Sono venuti i vitellini, le galline e i cavalli a salutarci. Un vitellino si è dilungato a chiacchierare con mia figlia in mucchese stretto, mentre la cavalla bianca ha accettato molto signorilmente la nostra mela. Ieri siamo andati a trovare i "congiunti onorari" ovvero i quattro asinelli dello zio. Al rientro la piccola ha fatto il lavoretto dell'asilo: mettere in un barattolo qualcosa che rappresentasse l'emozione del momento e il barattolo è stato tutto riempito di un bel giallo gioia.

Certo, non è proprio tutto gioioso in questa "fase 2". Qui, nel Piemonte non ancora al riparo dai contagi, tutti mi sembrano muoversi con grande cautela, tra restrizioni e problemi pratici. Con il rientro al lavoro la gestione dei figli è ancora più difficoltosa, in pratica le uniche opzioni sono: trascurare la sicurezza e mandare i bambini dai nonni, lasciarli a casa da soli se sono più grandicelli, rimanere a casa rinunciando allo stipendio. Chi come me cerca di barcamenarsi tra telelavoro e prole inizia a pensare alla casalinghitudine come un sogno. Va bene tutto e ci si adatta. Ma immagino che molte giovani coppie in questo momento stiano decidendo di non avere figli o di non farne un secondo, semplicemente perché se l'unica opzione possibile in caso di emergenza è rinunciare a uno stipendio la cosa diventa impraticabile.
Lo so che torno spesso su questo tema, ma sono piuttosto arrabbiata.
Ieri parecchie nonne sono passate con nipotini davanti al cancello di casa e (a distanza) mi hanno detto che sono disposte ad ammalarsi pur di permettere ai figli di lavorare. Non mi sembra davvero che possa essere questa una via praticabile. So perfettamente che ora le scuole non possono aprire in sicurezza, ma ci devono essere delle alternative praticabili (congedi simil maternità, par time alternati, servizi di baby sitteraggio a prezzo calmierato magari per occupare gli studenti universitari, insomma, qualcosa).

Io mi barcameno come posso, inizio a desiderare in modo morboso la fine della didattica a distanza, che pure, una volta capiti i fondamentali, funziona e dà anche soddisfazioni insperate. Sono solo stanca, di una stanchezza che ormai si accumula su altra stanchezza che sta su altra stanchezza. Ora sto facendo pausa dopo un pomeriggio di riunione. Nel mentre ho placato un pianto disperato, steso la pasta per la pizza per la cena e ritirato le lenzuola. E tutto questo è stato possibile solo perché il mio super marito ha preso appositamente ferie. Se no, come è successo ieri, avrei fatto lezione con la bimba in braccio, parlando per altro di un argomento notoriamente adatto alla prima infanzia: gli effetti della bomba atomica (ovviamente non ho potuto far partire il filmato che avevo preparato e che conteneva parecchie immagini crude). Non riesco neanche a immaginare quanto siano stanchi i genitori in situazioni più complicate della mia, con spazi ristretti o bambini che necessitano di attenzioni speciali.

Inutile dire che scrivere non è neanche un'opzione considerabile.
Per fortuna ho scritto in passato. Ho inviato un racconto a un concorso e magari proverò a far partecipare un romanzo a una selezione. Intanto proseguono anche le pubblicazioni con Delos Digital.
Settimana prossima esce l'ultimo racconto della mia mini saga fantasy Fino alla morte e oltre
Ecco qua la copertina.
Ne sono molto contenta. Sono contenta di aver trovato questa fotografia, che credo esprima appieno il cuore del racconto. In ogni copertina precedente c'era una spada. Infilzata nel terreno, gettata tra le foglie, in mezzo alla tormenta. Ora la spada è impugnata, le decisioni sono prese. Tuttavia la fotografia è molto cupa.
Ecco, questo credo sia necessario dirlo. Non aspettatevi un lieto fine. Questa è una storia di amori impossibili e di scelte che hanno prezzi di pagare. Lo è fino alla fine. 
A volte, l'unica cosa che si può fare è del proprio meglio. Anche se non è sufficiente.

Settimana prossima, per il lancio ufficiale, vi potrò dire qualcosa di più!

martedì 31 marzo 2020

Racconti nel tempo del Coronavirus/6


Ammettiamolo. Siamo arrivati alla fase dell'accettazione sullo stare a casa.
Anzi, ci sono persino degli aspetti positivi.

Riformulo, se non ci fossero il coronavirus là fuori, se non ci fossero i problemi di gestione del telelavoro con una bimba, se mio marito alcuni giorni non dovesse andare in azienda forse gli aspetti positivi prevarrebbero.

Forse è il fatto che io e il marito siamo due nerd. Pare che una ricerca abbia rivelato che il nerd è tra le tipologie umane che meglio si adatta all'autoreclusione tecnologica. Forse perché parliamo una lingua tutta nostra e continuiamo a farlo anche adesso. Nel caso specifico è un misto di Alto Elfico e Klingon.
In effetti sostituire la corsa con un allenamento alla cyclette all'inizio mi sembrava l'apoteosi del deprimente, ma poi ho iniziato a rispolverare le vecchie serie di Star Trek mentre pedalavo. Sono all'inizio della quinta stagione di Nex Generation, quindi, se Netflix non mi abbandona, posso andare avanti ancora a lungo!


Ci sono cose, poi, che si possono fare solo in questa situazione. 
Non mi sono mai curata troppo del mio aspetto, ma in questi giorni, con qualche accorgimento per le viedeolezioni, mi sono tolta qualche sfizio. La mia divisa attuale è felpona con scritta nerd (appunto), calze a forma di gatto e capelli rosa. Sì, capelli rosa.
Quando avevo diciannove anni, andando a un'open day dell'università ho visto una ragazza con dei bellissimi capelli verdi e da allora ho pensato che sarebbe divertente almeno una volta nella vita avere dei capelli di colore improbabile. Però non ho mai osato. Alla fine ho deciso che era ora o mai più. Ho preso un colore temporaneo, di quelli che si schiariscono doccia dopo doccia e via. Il rosa non è stata proprio una scelta consapevole, diciamo che molti devono aver avuto la mia idea ed era rimasto quello o il blu elettrico. Niente verde, purtroppo.
L'unico rammarico è che sui capelli scuri non si vede. Quindi niente figlia rosa e, sopratutto, niente gatto colorato di rosa.

Poi ci sono le cose che stanno facendo più o meno tutti, come cucinare a più non posso. Mia figlia è una cuoca provetta, ormai, impasta, spiana col matterello, stende salse, decora. Per altro, per quello che facciamo e la sua età, la cucina ne esce molto meglio di quanto si potrebbe pensare. Apre le uova, mescola e prepara la pizza senza sporcare, al punto che ormai le posso affidare dei compiti mentre io faccio altro. Oggi per il tiramisù lei inzuppava i biscotti mentre io montavo a neve gli albumi, per la pizza le affido la salsa mentre taglio la mozzarella. Purtroppo anch'io, come mezzo mondo, ho finito il lievito, o, meglio, ho solo quello vanigliato per dolci. Spero nello spirito della prossima spesa o dovremo rinunciare alla pizza del sabato sera!

Questo, ovviamente, non vuol dire che tutto sia perfetto. La lista dei lavori creativi da fare con i bambini sta rapidamente finendo. Stiamo usando i preziosissimi colori (che forse sono tornati in vendita) in ogni modo possibile. Oggi abbiamo fatto dei pulcini usando la forchetta al posto del pennello. Ieri abbiamo soffiato gli acquarelli sul foglio con delle cannucce. Domani forse faremo degli stampini casalinghi. Se, però, esiste un limite alla creatività temo che lo raggiungeremo in fretta.

Fuori di casa, poi, il mondo è decisamente più ostile.
Ci sono le situazioni dolorose, quelle vere, quelle dei malati, degli operatori sanitari e di tutti coloro che comunque lavoro a contatto col pubblico, quelle di chi il mancato lavoro inizia davvero a sentirlo nel portafoglio.
Per questo, suppongo, i leoni da tastiera mi danno ancora più fastidio.
Tre categorie in particolare mi scatenano reazioni che, vista la situazione, è bene che io reprima.

– Chi non ha un lavoro che imponga di uscire e grida: "C'è troppa gente in giro! State a casa, cani!"
A parte che l'educazione non dovrebbe essere un optional, se non hai motivo per uscire come fai a dire che c'è troppa gente in giro? Io non ho idea di quanta gente ci sia in giro, dato che sto a casa. Mi viene da pensare che in barba a tutti i divieti si appostino in giro per osservare. Insomma, io esco una volta ogni dieci giorni per fare spesa come faccio a stabilire se la gente è troppa? Per altro l'ultima volta non ho fatto neppure un minuto di coda. Chi vedo col carrello semi vuoto magari ha fatto un mega ordine on-line, non esce da venti giorni, ma nel pacco così difficilmente prenotato mancavano proprio quelle due cose essenziali. Non ho gli strumenti per giudicare. Infine ho un marito che lavora nel farmaceutico, alcuni giorni deve andare in ditta. Ho già abbastanza preoccupazioni senza dover temere anche che venga insultato nel tragitto (da chi poi, però, le medicine le vuole e le vuole subito).
Quindi, per favore, se non avete un lavoro che vi ponga in una posizione da poter giudicare davvero, astenetevi. Se proprio dovete, ricordate almeno l'educazione.

– Chi se la prende a prescindere con i podisti.
C'è chi è assolutamente convinto che la colpa dell'attuale situazione sia dei podisti. Non dei podisti positivi che sono andati bellamente a correre in mezzo alla gente, si badi bene. I podisti, in generale, anche quelli che non corrono da chissà quanto. Girano post con un grado di livore tale che hai il terrore che esca da qualche parte una tua foto vecchia di vent'anni, di quando facevi atletica, più compromettente, di questi tempi, di una che ti ritragga nuda!

– Chi minimizza i disagi dei bambini.
Ecco, su questo non si scherza. I bambini possono essere intrattenuti, coccolati, possono essere sviati, si fa apprendimento a distanza, tutto bene, ma ne stanno risentendo. Sopratutto i figli unici, credo. Sopratutto quelli che vivono in appartamento.
Dopo un inizio abbastanza traumatico mia figlia si è più o meno adattata, ma va in panico ogni volta che un genitore esce di casa. I nonni, l'asilo e gli amichetti sono di fatto spariti. Nessuna spiegazione razionale può convincerla che il genitore tornerà. E quando poi questo avviene il non poterlo riabbracciare prima della decontaminazione è spiazzante e angosciante per lei. Sa che non si esce per via di un virus minuscolo che salta da una persona all'altra. Se vede il vicino di casa da lontano si spaventa. E, sia chiaro, noi ce la passiamo bene. Mia figlia è di carattere allegro, ha genitori creativi che si inventano mille giochi, una casa grande e un giardino ancora più grande. Muoversi per lei è un bisogno, non un optional e per chi non ha spazio è dura.
Quindi chi dice che a lamentarsi sono genitori che non li sanno gestire direi che quanto meno non ha figli.
Chi dice che i bambini in guerra se la passano peggio ha sicuramente ragione. Allora se vi tagliate non mettete un cerotto, chi ha un braccio amputato sta peggio. 
Chi dice che è l'unica privazione che abbiano mai provato farebbe bene a tacere. Non conosce assolutamente la realtà dei bambini italiani. Un terzo dei miei alunni ha già vissuto un lutto importante in famiglia o la malattia di uno dei genitori, tanto per dire. Per non parlare dei bambini adottati, che nel migliore dei casi (e sottolineo il migliore) è stato abbandonato. E mi fermo alla realtà che conosco.
Non metto assolutamente in discussione le norme che sono a tutela della salute di tutti. Ma non capisco chi reagisce insultando i genitori che pongono un problema reale.

Dopo questa parentesi seria, chiudo con una nota positiva.
Il 14 aprile esce Prima che venga il gelo, terzo ebook delle Cronache del Leynlared.
Contiene non uno, ma due racconti, ognuno introduce due nuovi personaggi che porteranno punti di vista del tutto nuovi alla vicenda. Entrambi questi nuovi personaggi sono tra i miei preferiti e non vedo l'ora di farveli conoscere!


sabato 15 febbraio 2020

Le copertine de Le Cronache delle Ley


Ecco finalmente arrivata la copertina della seconda uscita de Le cronache delle Ley, La luna delle foglie cadenti, che sarà disponibile il 25 febbraio e ordinabile qualche giorno prima.

Altrettanto finalmente posso fare un post sulle copertine!

Uno dei (molti) motivi per cui il self per me ha sempre avuto pochissimo appeal è che non so fare tutto. Ho un rapporto conflittuale con la tecnologia, non saprei da che parte cominciare per impaginare un ebook, ho bisogno di un editor che quanto meno mi controlli il testo, non capisco una mazza di marketing e, non ultimo, non ho alcun talento grafico. So usare in modo molto basico GIMP, l'anno scorso i miei alunni hanno seguito un corso, in pratica ho imparato con loro e alla prova dei fatti è risultato che un dodicenne di medio talento se la cava meglio di me. Insomma, a ognuno il proprio mestiere. Affidarsi a un editore vuol dire (dovrebbe voler dire) poter contare su un grafico vero.

Le mie (ottime) esperienze precenti

Personalmente ho sempre avuto a che fare con editori con idee molto chiare sulle copertine, il che dal mio punto di vista è un bene, con un grado di interazione molto diverso.

Per la mia prima pubblicazione, La roccia nel cuore, mi è stato chiesto se avevo una foto che avrei voluto mettere in copertina. A distanza di anni il romanzo è stato ora ristampato e tra l'altro è ben distribuito nelle Coop del Piemonte. Lo vedo esposto quando vado a fare spesa e la fotografia, regalatami da un amico (grazie, Fabio!) continua a piacermi molto, anche se col senno di poi avrei dovuto fare qualche domanda in più sulla carta con cui sarebbe stata stampata. È risultata infatti un poco più scura dell'originale, sempre col senno di poi sarebbe bastato un minimo di lavoro sui filtri per un risultato migliore, ma né io né l'editore ci abbiamo pensato e va bene così.

Per l'antologia RiLL La spada, il cuore e lo zaffiro ci siamo appoggiati, come è consuetudine per le edizioni RiLL a un'illustratrice di ottima fama, Valeria de Caterini. Con lei c'è stato un bellissimo rapporto di collaborazione perché il personaggio rappresentato, che è lo stesso Amrod presente in questi ebook, avesse proprio gli abiti e la spada che io avevo in mente! 

Per quanto riguarda le altre opere pubblicate con Delos, invece, andando in collane molto connotate, le copertine non le ho scelte io, ma le ho trovate tutte estremamente sensate, coerenti la mia storia e sopratutto ben identificabili in uno store on-line. Sia per il romanzo che per i racconti si trattava sempre di avventure nell'universo di Sherlock Holmes e il lettore deve capirlo subito. Le copertine di Sherlockiana, poi, sono a mio parere veramente eleganti!

Le copertine de LE CRONACHE DELLE LEY (e tutti i miei ragionamenti annessi)

In questo caso, invece, si è agito in modo diverso, ma anche diverso era il caso. Qui abbiamo quattro ebook legati che escono, però, all'interno di una collana, Fantasy Tales. Devono apparire a prima vista sia coerenti con la collana sia con una connotazione più personale, che li faccia percepire immediatamente come collegati. Bisognava inoltre tener presente i tempi di lavorazione. RiLL mette sul mercato due antologie all'anno, Valeria de Caterini lavora mesi sulle copertine, Fantasy Tales pubblica più di un ebook al mese.
Quello che mi è stato proposto, e che ho trovato estremamente stimolante, è stato di scegliere liberamente delle immagini su uno store on-line (meglio chiarire, non ho idea del costo delle immagini, io le ho solo scelte, a tutto il resto ha pensato l'editore) che poi sarebbero state elaborate dal grafico della casa editrice.

All'inizio grande panico. Come orientarsi in un archivio di migliaia e miglia di immagini, fotografie e disegni? Che copertine volevo?

Per il fantasy le illustrazioni vanno per la maggiore. Nella mia esperienza di lettrice ho trovato copertine fantasy con illustrazioni bellissime

A oggi quella che considero una delle migliori copertine fantasy,
in quanto a coerenza con il testo
 E altre davvero imbarazzanti
Questo libro non contiene horror, non contiene mostri, vampiri
non parla neppure di morti. Ma è difficile crederlo.
In generale, tuttavia, ritengo che un'illustrazione abbia senso solo se fatta ad hoc, da qualcuno che ha letto il testo. Oltre tutto la mia amica Viola aveva già realizzato delle bellissime illustrazioni per questi racconti (purtroppo non adattabili come copertine). Insomma un disegno generico, genericamente "fantasy" non mi avrebbe mai soddisfatta. Ho capito che volevo delle fotografie, ma quali fotografie?

Che cosa volevo raccontare con queste copertine? Che cosa potevano avere in comune a livello visivo  queste storie?

I quattro ebook andranno a formare una sorta di piccola saga e, salvo decessi, i personaggi tornano da un racconto all'altro, ma ovviamente non potevo usare foto di persone.
Volendo trovare una sorta di "protagonista alternativo", ecco, si può seguire anche, racconto dopo racconto, la storia di una spada.
Nel primo ebook, La spada di Emarana, uno spadaccino si rende conto che il principe Amrod non potrà mai usare bene il pesante spadone del padre e gli trova pertanto un'arma alternativa. La spada del leylord, tuttavia, mantiene un potente valore simbolico e i suoi passaggi di mano, che cosa si debba fare di quella spada, hanno una parte non indifferente nei racconti successivi.
Ho deciso quindi che in ogni copertina ci sarebbe stata una spada.
Questa mi sembrava una soluzione all'esigenza di connotare questi ebook come appartenenti di diritto a una collana dal nome "fantasy tales" e a quella di creare una sorta di unità interna, che li facesse immediatamente percepire come legati.

 Ne La spada di Emarana il nevoso inverno delle Ley che fa da cornice agli ultimi eventi del racconto, quella in cui le armi vengono sfoderate.


Questa mi è sembrata quindi la fotografia migliore per iniziare una saga che è fantasy, ma in cui gli elementi magici sono minoritari. Ci introduce al freddo spietato delle Ley. La spada può essere quella di Torvin an'Parshi, il maestro d'armi, oppure quella di uno dei giovani coinvolti nella battaglia (simulata fino a un certo punto) che conclude la vicenda.

Per La luna delle foglie cadenti, ambientato nell'autunno successivo, la scelta è stata ancora più facile

Una spada, presumibilmente a terra, tra foglie cadute rispecchia lo spirito del racconto.
Per gli altri due ebook è stato più difficile, ma alla ho trovato delle foto con una spada in grado di dare un'idea di quello che avevo in mente.

Il terzo ebook si intitolerà Il posto della spada, ci saranno due nuovi personaggi, due ragazzi comuni che dovranno decidere se farsi coinvolgere e in che modo in una guerra incipiente. Dopo una votazione da parte di alcuni amici ospiti a casa, abbiamo scelto una spada appoggiata a una catasta di legno, che spero ben simboleggi le possibilità dei mei protagonisti.

Il quarto, Fino alla morte e oltre, avrà una copertina molto scura, con una spada impugnata da qualcuno che indossa un mantello. A quel punto, ormai, coloro che hanno deciso di portare una spada dovranno essere pronti a sguainarla, pagandone le conseguenze.

Insomma, sono davvero soddisfatta della riuscita delle copertine e di questa formula di collaborazione che mi ha lasciato come autrice tutta la parte creativa, mentre la casa editrice si è fatta carico di quella tecnica (e delle spese).

Che cosa ne pensate? Qualcuno ha altre esperienze con le copertine?

mercoledì 12 febbraio 2020

Le Cronache delle Ley – La luna delle foglie cadenti in arrivo il 25 febbraio


LE CRONACHE DELLE LEY
Sono gli amori impossibili quelli che cambiano il mondo,
ma per ogni scelta c'è sempre un prezzo e una conseguenza.

Che cosa sei disposto a dare per cambiare il tuo mondo?

Il 25 febbraio sarà disponibile il secondo ebook delle Cronache delle Ley, La luna delle foglie cadenti (di cui non ho ancora l'anteprima ufficiale della copertina), edito da Delos Digital in collaborazione con l'associazione RiLL.

Dopo La spada di Emarana, entriamo nel cuore della narrazione con eventi che cambieranno per sempre le sorti dei personaggi e del mondo in cui vivono.

Il giovane principe Amrod conosciuto nel racconto precedente è ormai cresciuto. Ha diciassette anni, è in viaggio per conoscere la propria promessa sposa ed è tempo per lui di pensare con serietà all'uomo che vuole essere. Il padre lo vorrebbe un deciso uomo d'azione, d'altro canto il governatore del Nord, padre della sua promessa, lo preferirebbe debole e manovrabile. Ma Amrod è legato a un amore impossibile, quello per il giovane intellettuale Luvan, che vorrebbe trasformarlo in un ideale monarca illuminato.
Più vicino ancora del peso del futuro, grava però sul principe quello di una congiura.
Nella Luna delle Foglie Cadenti, durante il viaggio nella Ley del Nord, tutte le certezze sono destinate a cadere, perché se è vero che sono gli amori impossibili quelli che cambiano il mondo, è anche vero che a volte il prezzo da pagare è troppo alto.

Dei cinque racconti di cui si compone questa raccolta di ebook, La luna delle foglie cadenti, è l'unico narrato dal punto di vista del principe Amrod e ci porta dritti dritti al momento in cui tutto ciò che poteva andare storto, beh, andrà storto.

Vi ho già raccontato come a tutti questi racconti io sia legata in modo particolare. Ognuno a modo suo è speciale, alcuni sono più speciali di altri. Questo è più speciale. Entrare nella testa di Amrod è sempre un viaggio difficile e interessante, perfino al sintassi di alcuni periodi di questo racconto hanno assunto una forma particolare per adattarsi rendere i pensieri della mente che li formulava. Inoltre a livello di mera trama questo è Il racconto. Da qui in poi tutto sarà tutto diverso, per sempre.

Per ingolosirvi ulteriormente vi lascio l'incipit del racconto

LA LUNA DELLE FOGLIE CADENTI

Le onde lievi riflettevano la luce del sole, dando l’impressione di essere su una distesa di ardente metallo fuso. Il mare era invece freddo e popolato di squali. 

Padre e figlio erano in piedi l’uno accanto all’altro, appoggiati al parapetto della nave, i capelli arruffati dall’aria già fredda della Luna delle Foglie Cadenti. Il leylord imponente, con la capigliatura rossa appena venata di grigio e lo spadone alla cintura che pareva una propaggine stessa del suo corpo. Le mani, appoggiate alla balaustra di legno, sembravano create per schiacciare teste di nemici. Le mani di suo figlio erano larghe forse un terzo e tremavano appena. Il ragazzo era alto quanto il padre, ma, esile com’era, quasi scompariva al suo fianco. Se vi erano somiglianze, nella linea diritta del naso, nella tonalità grigia degli occhi, contribuivano solo a farlo apparire l’ombra sbiadita del genitore. Entrambi fissavano l’acqua per evitare di guardarsi.


Ogni racconto è pensato per essere leggibile in piena autonomia, ma il bello di questo progetto con Delos Digital è poterli avere uno di seguito all'altro e nel giusto ordine.
Quindi, se ancora non l'avete fatto, correte a leggere il racconto precedente La spada di Emarana. Se poi voleste anche lasciare una recensione, ve ne sarò davvero grata!



lunedì 13 gennaio 2020

Le Cronache delle Ley – La spada di Emarana in arrivo il 21 gennaio



Le cronache delle Ley
Sono gli amori impossibili quelli che cambiano il mondo,
ma per ogni scelta c'è sempre un prezzo e una conseguenza.

Che cosa sei disposto a dare per cambiare il tuo mondo?

Il 21 gennaio arriverà in tutti gli store on-line, edito da Delos Digital in collaborazione con l'associazione RiLL, La spada di Emarana. Sarà il primo di quattro e-book che ci porteranno nella guerra civile che sconvolge il Leynlared, regno molto più di ghiaccio che di fuoco, dove il principe Amrod dovrà essere pronto a sacrificare ogni cosa per riprendere il controllo delle proprie terre.

In ogni racconto avremo punti di vista differenti, per comporre una sorta di romanzo corale, un racconto visto dagli occhi dei principi come da quelli dei pastori. Al centro di ogni storia, però, ci sono gli amori impossibili e le conseguenze delle proprie scelte.

Ed è un amore impossibile quello che ha segnato la vita di Torvil an'Parshi, lo spadaccino protagonista de La Spada di Emarana. Legato a una nobildonna sposata, Torvil ha ucciso in duello il marito di lei ed è dovuto fuggire in esilio. È rimasto lontano e impotente quando l'amata di è suicidata, lasciando orfano il figlio del loro amore.
Dopo vent'anni si presenta l'occasione per tornare in patria, ma il perdono del leylord non è dettato dal buon cuore. Torvil dovrà insegnare a combatte al giovane principe, che il padre considera un inetto, oppure, se questo non sarà possibile, farlo sparire simulando un incidente...


La spada di Emarana – Incipit

Se mai ci incontreremo lo faremo con le armi in pugno, in duello.
Torvil an’Parshi accartocciò la lettera e la gettò nell’ampio camino della sala d’armi. Aveva attraversato metà del mondo, si era umiliato per ottenere il perdono del leylord e infine aveva accettato un lavoro che detestava solo nella speranza di quell’incontro. Ebbene, non poteva dargli torto e solo lo Spirito sapeva se non sentiva di meritare anche di peggio. Tuttavia guardò la lettera bruciare, lasciando che la luce e il calore delle fiamme gli facessero dolere gli occhi, per illudere se stesso che la colpa fosse esclusivamente del fuoco.
Si costrinse a voltarsi, passandosi una mano sul viso. Il lavoro che doveva fare. Il suo onore gli avrebbe imposto di portarlo a termine, se ci fosse stato anche un solo briciolo di onore in quello che il leylord gli aveva proposto.

– Sarò franco con te – aveva esordito il sovrano.
Torvil intanto pensava a quanto male fosse invecchiato Bakos, che una volta era suo amico, appesantito dalle ubriacature quasi quotidiane, a capo di una nazione che ormai esibiva una ricchezza solo di facciata.
– Se fossero vissuti la mia prima moglie e il mio primogenito, il mio erede avrebbe ormai trent’anni e io sarei tranquillo – continuò il leynlord. – Invece il ragazzo ha quindici anni ed è tremebondo e malinconico. Balla, legge poesie e mi tormenta perché gli trovi un maestro di liuto. La cosa migliore che abbiano detto i suoi tre precedenti maestri d’armi è che è mediocre. Là fuori c’è il nuovo imperatore leopardo di Mar-Tial che ha ventidue anni e ha schiacciato le città in rivolta con la semplicità con cui un macellaio uccide un coniglio. Se io dovessi morire domani non posso lasciare il Leynlared a un quindicenne poeta. Tu sei la sua ultima possibilità di diventare un guerriero che gli uomini possano seguire.  L’ultima… So che c’eri tu dietro l’incidente al principe Ilven, alle Suanil.


Quindi è questo che sto aspettando, il mio prossimo omicidio? Si chiese Torvil. Era quello il prezzo che aveva pagato per l’opportunità di incontrare un figlio che lo odiava? Gli Imsheti credevano che si potesse vendere la propria anima a uno dei loro demoni obesi, e Torvil si chiese quale demone fosse così disperato da volere la sua. Ma ormai il contratto era firmato e l’anima venduta. Sempre che non riuscisse a fare il miracolo e a trasformare il principe, per usare le parole di suo padre, in un guerriero che gli uomini potessero seguire.


Il seguito del racconto vi aspetta da martedì 21 gennaio nell'ebook La spada di Emarana, disponibile su tutti gli store on-line

giovedì 12 dicembre 2019

Piovono orsetti


A volte i regali di Natale arrivano in anticipo (o, nel caso, quelli di compleanno mooolto in ritardo).
Nel fine settimana ho mollato la famiglia, per la prima volta dall'arrivo della piccola, per andare a Torino per assistere alla Finale del Grand Prix di pattinaggio.
Per il modico prezzo di un organo interno di media importanza, che so, la cistifellea, ho potuto apprezzare da posizione strategica le gare. La finale del Grand Prix è la gara più importante di metà stagione, per ogni categoria partecipano solo sei atleti, quindi, in teoria almeno, il meglio del meglio del momento. Tanti piccoli assaggi, quindi, di circa un'ora l'uno di tutto quello che il pattinaggio può offrire.

Bellezza, battaglia e follia.

Follia.
Una gara di pattinaggio andrebbe vista, almeno una volta nella vita per la follia.
È usanza nel pattinaggio, ad esempio, lanciare peluche agli atleti.
Ingrandite bene la foto per avere un'idea della quantità di orsetti che sono stati lanciati in circa venti secondi. Una pioggia incredibile di orsetti gialli. Lanci che sono stati provati, quasi come per una disciplina atletica a se stante. Orsetti che sono stati preparati, impacchettati e distribuiti a chi, suppongo, li aveva prenotati, come fossero caramelle. Orsetti che dagli spalti più alti rimbalzavano, venivano rilanciati, ordine di sedile per ordine di sedile, fino alla pista.
Non ho avuto la prontezza di riflessi di immortalare anche la pioggia di orsi di peluche praticamente in formato uno a uno piovuta sulla campionessa olimpica Alina Zagitova.
Orsetti che sono stati prontamente raccolti da uno stormo di bambine e bambini perfettamente addestrati per l'evento che in pochissimi secondi erano in grado di liberare la pista, anche dai bestioni che pesavano ben più di loro.
Non temete per il loro destino. La stragrande maggioranza di questi peluche andrà in beneficienza, moltissimi rallegreranno il Natale di bambini ospedalizzati. Tuttavia pare che alle ragazzine della squadra russa sia stato permesso di buttarsi letteralmente nei sacchi degli orsetti recuperati (ben più grandi di loro) per scegliersi un ricordo.
Ora, in tutta questa follia, ben dopo lo scatto di questa foto, vi lascio immaginare la faccia di un solerte addetto alla sicurezza evidentemente appena arrivato e avvezzo a ben altre manifestazione sportive. Al primo tentativo di lancio (una signora subito dietro di noi) è corso allarmatissimo per fermare la possibile delinquente. Poi si è girato, lo sguardo ha abbracciato la struttura, gli unicorni giganti che si stavano preparando in quel momento e deve essergli venuto un mezzo infarto.
Ah, dimenticavo, in questo contesto, alle bottigliette veniva tolto il tappo perché non venissero lanciate...

Per quanto riguarda la gara in sé, la fortuna non ha arriso particolarmente a quelli a cui andava il mio tifo.
All'unico italiano qualificato, un ragazzo di diciassette anni, si è rotto il pattino subito prima della gara. Con tipica prontezza italica è stato rimesso insieme con del nastro isolate, ma ha retto solo fino all'ultimo salto del primo dei due segmenti di gara. Da lì in poi abbiamo solo pregato che ne uscisse vivo. L'ha presa così bene che il commento dell'allenatore si può riassumere come "non ha ucciso nessuno con le lame dei pattini, poteva essere peggio".

L'atleta, però, che più di tutti volevo vedere, era il due volte campione del mondo Yuzuru Hanyu, il destinatario della pioggia di orsetti (anche perché compiva 25 anni).
Anche lui ha avuto la sua buona dose di sfortuna. Durante lo scalo del volo per giungere a Torino, a Francoforte, al suo allenatore è stato rubato il portafoglio. Questo ha comportato per il tecnico due giorni di ritardo e l'assenza durante il primo segmento di gara. Ora, posso solo supporre quanto in uno sport del genere sia importante uno sguardo esterno su cosa stai facendo, oltre che tutto l'aiuto psicologico e logistico che un allenatore può dare. Fatto sta che nel primo segmento Hanyu ha sbagliato uno degli elementi. La cosa lo ha innervosito al punto che il giorno dopo durante gli allenamenti pubblici, proprio sotto i nostri posti (io però, per fortuna, ero ancora in viaggio) ha cercato di ammazzarsi provando senza protezione alcuna un salto che nessuno è mai riuscito ad eseguire, il Quadruplo Axel. Lui ha se non altro dimostrato di saperlo fare, ma di non riuscire ad atterrarlo. Diciamo che vederlo vivo il sabato, finalmente con un allenatore, è stato un sollievo, ma tra le botte patite in allenamento e il tentativo di giocarsi il tutto e per tutto, alla fine l'imprecisione c'è stata e ha dovuto accontentarsi della medaglia d'argento.

Non vi tedierò oltre con il resoconto di una gara che, comunque, si è conclusa con due record del mondo, svariati primati segnati e diverse performance indelebili, al di là del risultato ottenuto (perché il bello del pattinaggio è che può essere meravigliosa anche una performance che non vince).

Dato che però il pattinaggio c'è anche nel "non più YA" che sto scrivendo, lascio al mio personaggio la descrizione di cosa si prova guardando per la prima volta certe performance.

       Il ragazzo va nello stesso punto da cui è partita la mia compagna di classe. Si sistema i capelli e di colpo è cambiato del tutto. Guarda davanti a sé con quei suoi occhi color ghiaccio, l’espressione sicura come non l’ho mai vista
     Mi aspetto di nuovo della musica classica russa, invece partono i Muse, Resistance. E io smetto di pensare.
Questo non è un esercizio ginnico. Questa è musica trasposta sul ghiaccio.
Non conto gli avvitamenti dei salti. Non mi importa. Non credo di aver mai visto niente di più bello.
Forse il volume è più alto. Forse è un’impressione
It could be wrong, could be wrong, this is out of control
Mi risuona dentro, tutto quanto.
Potrebbe essere sbagliato, potrebbe essere sbagliato, questo è fuori controllo.
Questa è la mia vita, senza alcun amore a fare da resistenza.

Martin termina anche lui con una trottola lunghissima e io sono in piedi che applaudo. Credo di avere gli occhi umidi. Eppure io non piango mai.



PS: e in tutto questo un altro racconto si è involato per una bella pubblicazione. Non credo di aver mai "accasato" tanti racconti in così breve tempo. La cosa curiosa è che sono tutti scritti un po' di tempo fa, nessun invio da parte mia. Sono passati di mano, qualcuno se n'è ricordato, nonostante magari sia passato del tempo, si sono ricordati di me. È tutto difficile in editoria, ma nulla è perduto.

domenica 1 dicembre 2019

Prossimamente in arrivo... Le Cronache delle Ley


Illustrazione di Valeria De Caterini

Ci sono mille motivi per cui si scrivono delle storie.
Ci sono storie che si desidera scrivere. Storie che diverte scrivere. Che rappresentano una sfida intellettuale. Altre che sono parte di noi.
Ci sono storie a cui si continua a tornare e a volte non sappiamo neppure noi perché e ogni volta ci incastoniamo dentro un pezzo della nostra anima e del nostro cuore.

La prima volta che mi sono inoltrata in quella porzione di mondo che vedete riprodotta qua sopra (perché posso bullarmi di avere la mappa del mio mondo fantastico disegnata da un'illustratrice seria) era credo il 2005. Non lo so di preciso. So che nel 2006 stavo scrivendo una storia ambientata lì, ma non saprei definire da quanto ci stessi in effetti lavorando.
Sono passati quindici anni da allora.
Quindici anni in cui ciclicamente torno, aggiungo un tassello, scrivo un racconto, ne esco di nuovo, ritorno.
Negli anni un certo numero di persone che mi conoscono si sono affezionate a questo mondo e ai suoi abitanti. Alcuni racconti li ho scritto espressamente per loro.
Di certo non li ho mai scritti con l'idea di pubblicarli. Anzi, li ho scritti con la totale libertà di chi pensa di fare qualcosa solo per sé e pochi amici.

Poi però nel 2016 è successo che Rill mi abbia proposto di fare un'antologia, in cui quattro di quei racconti hanno trovato casa. Il personaggio più carismatico si è accaparrato la copertina e così è nata La spada, il cuore e lo zaffiro.

Intanto ho scritto altri racconti, cercando di circoscrivere, nei circa quarant'anni di vicende che sono ben chiari nella mia mente, qualcosa che avesse un senso. Un senso per me, perché a livello editoriale la vedevo peggio che improbabile.
Quindi, con la piena libertà di chi non si pone alcun vincolo ho scritto la storia che volevo scrivere.

Cinque racconti che narrano la prima parte di una guerra. Ciascuno inizia dove l'altro termina. C'è un personaggio ricorrente, ma i primi quattro hanno ciascuno un punto di vista differente, mentre nell'ultimo ve ne sono cinque, per un totale di sei punti di vista che si alternano nella narrazione.

C'è una totale non osservanza dei cliché fantasy.

Ci sono personaggi che se ne vanno peggio che nel Trono di Spade dei tempi d'oro.

C'è un racconto finale che è così allegro e rassicurante che ogni volta che lo rileggo penso che alla fine la cosa migliore sia ubriacarmi per dimenticare (che detto così è davvero terribile, ma in fondo è così che dev'essere).

Ci sono dei ragazzi che devono diventare adulti, ognuno con le proprie fragilità, in un mondo che, come il nostro, non è facile né lineari. E il prezzo da pagare, per tutti, sarà qualcosa di più prezioso della loro vita.

In tutta onestà non pensavo che avrebbero mai trovato casa. E invece no.
Usciranno dopo Natale nella collana Fantasy Tales  di Delos Digital, in collaborazione con Rill.

Sono racconti figli del mio cuore, tutti quanti. 
Quindi, se per caso passate di qui e vi chiedete cosa sia il caso di leggere di me, ecco, leggete questi

Le cronache delle Ley
Sono gli amori impossibili quelli che cambiano il mondo,
ma per ogni scelta c'è sempre un prezzo e una conseguenza.
Che cosa sei disposto a dare per cambiare il tuo mondo?

Ed ecco, in assoluta anteprima, la copertina dell'ebook che uscirà a Gennaio.


lunedì 25 novembre 2019

Mentre la pioggia scende


Il cielo terso di questa foto ottobrina è solo un ricordo.
Piove, piove e ancora piove. 
Oggi abbiamo quasi intravisto il sole, ma presto, dicono le previsione, pioverà di nuovo. 
Il lago si sta alzando. Non insegno più alla scuola col pontile, dove l'acqua alta ha comunque qualcosa di magico, pur con tutta la sua scomodità (il lago che si alza è fastidioso, ma in sé non è pericoloso). Dove sono adesso la pioggia è solo pioggia. Anzi, può portare frane, ingorghi sulle strade e, ovviamente, tanta tristezza.
Insomma, in queste giornate d'umidità costante, preoccupazione per lo stato dei torrenti, dolori alle ossa e alle articolazioni che ricordano che sì, i vent'anni sono passati da un pezzo, tutto è più faticoso.
Ed è un peccato, perché queste sarebbero giornate anche un po' da godersi.

Ci sono cose che si stanno mettendo in moto, quando tutto sembrava fermo da un po'.
È del tutto irrazionale, ma voglio comunque pensare che un po' sia la Le Guin che mi ha portato bene.
A proposito, l'incontro a Casale, i cui contenuti vi sto riassumendo nei post tematici, mi è piaciuto molto. La biblioteca è una di quelle meravigliose biblioteche in edifici antichi, che trasudano odore di copertine di pelle e carta d'altri tempi, anche se ovviamente non manca il nuovo. Non è mancato neppure il pubblico che, per questi appuntamenti di nicchia, quando si parla di libri non nuovi e poco noti, può essere il punto dolente. Invece l'ufficio stampa della biblioteca deve aver fatto un ottimo lavoro. A dare tutto un quid in più è stata la voce di Ivo de Palma. Voce che conoscete tutti, perché ha doppiato il mondo, ma per i nati negli anni '70/'80 è letteralmente la voce dell'infanzia. Nel senso che a inizio carriera ha doppiato tantissimi protagonisti di cartoni animati. In pratica ho incontrato Mirko di Kiss me Licia e Pegasus dei Cavalieri dello Zodiaco (lui ha fatto millemila altre cose, ma per la mia generazione la sua voce e quella di Cristina d'Avena sono iconiche).

Al mio ritorno ho trovato nella mail una proposta per un progetto che non avevo mai inviato (solo sognato), segno che nella scrittura nulla va mai perduto e nessun invio è inutile. C'è sempre la possibilità che qualcuno parli con qualcun altro e uno scritto giri. Quindi, nella speranza che la cosa vada davvero in porto, un gruppo di racconti potrebbe aver trovato in toto una casa comune, cosa che mi fa infinitamente felice. 

Sono anche in attesa di un'altra risposta, per cui tengo le dita incrociate. La attendo da un po', a dire il vero, ma in fondo in editoria nulla è rapido, ma nulla è perduto.

Sto anche terminando in mio "non più YA". Ci sto mettendo una vita perché ho poco tempo, ma la scrittura scorre, le svolte di trama sono un po' inevitabili, ma è un progetto che continua a piacermi e a rappresentare una sfida. La prima stesura dovrebbe essere pronta per Natale. Non proprio i canonici tre mesi kinghiani, ma si fa quel che si può.
Dato che è idealmente ambientato proprio tra 2019 e 2020, vi lascio con un pezzo di Novembre (forse in revisione aggiungo più pioggia).

È il due novembre. Il giorno in cui si va al cimitero a mettere i fiori sulle tombe. Sono sempre andata con mamma a sistemare la tomba dei nonni. Da piccola mi divertivo, mi affascinavano le statue del cimitero Una in particolare rappresentava un bambino su un cavallo, senza sella. Essendo la più alta, la usavo come riferimento per non perdermi tra le lapidi. A volte spuntava dalla nebbia, non mi sembrava spettrale, ma un’indicazione benvenuta. Avrei desiderato anch’io un cavallo come quello, da cavalcare a pelo e, anche se non ho mai osato dirlo, avrei voluto almeno salire sulla statua. Non ho pensato, per anni, ai motivi per cui quella statua esisteva.
Non so cosa abbia detto Maria alle zie, quelle effettive, che non mi avrebbero dato ospitalità neppure per il mio peso in oro, per giustificare la mia assenza da Novara, oggi. Beh, lei e Antonio lavorano, chi mai mi ci avrebbe portato? Le immagino là, davanti alla tomba, le zie, con i loro grandi mazzi di crisantemi in mano, a dire che è passato un anno e l’ho già dimenticata. Come se mettere un fiore reciso in un vaso cambiasse qualcosa. Serve solo a un’ora di “poverina, chissà quanto sarà dura”. E allora tanto vale passare per cinica e egoista. Mamma sarebbe la prima a dirmi di fregarmene. Mi direbbe di smettere di fare i capricci e suonare per lei. Ci ho provato, questa mattina, prima di andare al palazzetto per la gara. Debussy, Jardins sous la pluie, mi sembrava appropriato. Non è nulla di difficile, nonostante la velocità, e forse né mamma né Bach avrebbero apprezzato, ma io amo il disordine di quel periodo in cui il passato non era ancora del tutto trascorso, il futuro esisteva già tra le note e stava cercando un modo per esplodere. Non sono riuscita. Perdo il ritmo, incespico come un corridore senza fiato. Ormai, anche volendo, forse quello che ho perso non lo potrò più recuperare. 

domenica 10 novembre 2019

A Casale Monferrato a parlare di Ursula K. Le Guin – parte prima


Mentre durante l'aggiornamento scolastico non riesco a capire un'unità di apprendimento sulla letteratura di genere, la biblioteca di Casale Monferrato mi offre l'occasione di una vita. Parlare di Ursula Le Guin.

Spiegare chi era, cosa ha scritto, perché (secondo me) è essenziale conoscerla, scegliere un tot di brani che verranno letti da Ivo de Palma.

Cercate di capire il mio stato di panico. Dato che un brano necessita una voce femminile dovrò leggerlo io. Gli altri li legge Ivo de Palma.
"Voglio morire" credo che sia la frase che riassume meglio il mio stato d'animo.

Poi c'è la felicità pura.
Quella data dal fatto che un'istituzione culturale abbia deciso di dedicare tutto un incontro a Ursula Kober Le Guin e abbia deciso di chiamare me per parlarne.

Tra un attacco di panico e l'altro, cioè dopo che il progetto era partito, prima che mi dicessero che dovevo anche leggere. ho potuto ragionare molto su quello che voglio dire su Ursula Le Guin.
Abbiamo deciso che tra i mille temi possibili ci focalizzeremo su due, il femminismo e l'idea del viaggio. In questo contesto storico mi sembra doveroso raccontare un'autrice che secondo me è fondamentale e raccontarla partendo dalle emergenze dell'oggi.

Questo, però, mi ha dato l'opportunità di approfondire quanto già sapevo su di lei per creare una serie di post, che verranno messi on-line temo con la cadenza del passo del mammut, viste le molte cose da fare in questo momento.

Per il momento vi invito a Casale Monferrato.
Se conoscete questa autrice, per saperne qualcosa di più e sentire le sue meravigliose parole lette da un professionista e da una dilettante allo sbaraglio.
Se non la conoscete perché vi state perdendo qualcosa di grosso e importante.

Perché? 
Per molti motivi. Vi elenco i primi che mi vengono in mente, in ordine sparso.

Perché non ci sarebbe stato nessun Racconto dell'ancella senza Ursula K. Le Guin

Perché sulla "teoria dei generi" spesso si scagliano tifoserie opposte e lei ha cercato di analizzare il problema "come influisce il genere di appartenenza sulla nostra vita e sulla società?" in modo più neutro possibile.

Perché è considerata una tra i letterati che più hanno contribuito a far conoscere le correnti anarchiche pacifiste, anche se lei non era anarchia e non ne condivideva le idee (ho scoperto di recente che era sempre imbarazzata quando le comunità anarchiche la invitavano a parlare...).

Perché è stata un'autrice ambientalista in un tempo in cui "ambientalismo" neppure esisteva come parola.

Perché è stata un'autrice che ha promosso un pacifismo consapevole, tutt'altro che buonista o avulso dalla realtà.

Perché aveva una cultura talmente vasta e approfondita da far spavento da saper raccontare qualsiasi cosa con una semplicità disarmante.

Perché è stata una grande della letteratura, di quelli che intendono sempre la letteratura come qualcosa al servizio della società, eppure per molti, ancora "ha fatto robetta di genere".

Perché è una figura di donna eccezionale, figlia di una donna eccezionale, che ha saputo vivere in anni difficili con grande consapevolezza la sua femminilità senza soggiacere ai pregiudizi sociali e senza negare o svilire i suoi desideri profondi. È stata un'intellettuale, docente universitario, scrittrice,  convinta femminista, ma anche moglie e madre, "casalinga borghese", come a volte scherzava, senza che un aspetto negasse gli altri.
Ha sempre firmato i suoi scritti Ursula K. Le Guin. In K sta per il suo cognome, Kroeber, un gran cognome, che viene da un padre famoso da cui è difficile non farsi mettere in ombra, e Le Guin è quello del marito, perché, evidentemente, questo è quello che ha scelto liberamente di essere.

sabato 2 novembre 2019

Il mio racconto nell'antologia "Leucosya e altri racconti dal trofeo Rill e dintorni" – incipit

È stata ufficialmente presentata a Lucca Comics&Games l'antologia Leucosya e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni. Contiene i quattro migliori racconti partecipanti al trofeo RiLL (scelti su oltre 300 racconti pervenuti), quattro racconti vincitori di altrettanti concorsi per narrativa fantastica svoltisi all'estero e infine quattro racconti partecipanti a SFIDA, il concorso riservato agli ex finalisti di RiLL. Tra loro potete trovare il mio, Per sempre l'esilio.
Questi ultimi quattro racconti, lo ricordo, hanno in comune il tema conduttore "La storia Infinita".
L'antologia è ormai disponibile nei vari store on-line, oltre che sul sito ufficiale di Rill, qui.

Per quanto riguarda il mio racconto, vi lascio l'incipit.

PER SEMPRE L'ESILIO

1302
Le stelle, in questa notte d’esilio, ruotano mute. Paiono diverse, ma diversi sono gli occhi che le guardano, il luogo da cui vengono guardate. Così come sono le mie orecchie a essere sorde. L’armonia delle sfere è sempre là, ineffabile per l’udito umano, assordato dalle grida di questa terra.
La sentenza è stata emessa. Ogni parola si conficca nella carne, come i chiodi degli strumenti di tortura nei corpi degli eretici che devono confessare.
“Condannato per baratteria, frode, falsità, dolo, malizia, inique pratiche estortive, proventi illeciti, pederastia, lo si condanna a cinquemila fiorini di multa, interdizione perpetua dai pubblici uffici, esilio perpetuo e, se lo si prende, al rogo, così che muoia.”
Fa freddo. Mi stringo nel mantello. Le stelle non possono scaldarmi e le mie orecchie non possono udirne la musica.

2303
Le stelle, in questa notte d’esilio, rilucono lontane, oltre il tempo e lo spazio. Tra le cose che la mente riesce a capire, ma il cuore non può afferrare, è come possa la mia mano essere illuminata da una luce ormai spenta, lontana millenni dall’esplosione di idrogeno ed elio che l’ha generata. Ma io non sono diverso. Mi chiedo cosa mai potrò illuminare, se sono già morto.

sabato 12 ottobre 2019

Per sempre l'esilio – il mio racconto in Mondi Incantati 2019



Ogni anno l'associazione Rill bandisce due concorsi per racconti fantastici. 
Il primo è Trofeo Rill, concorso aperto a tutti e che mi sento di consigliare senza se e senza ma, perché si distingue per professionalità, trasparenza, cura e vocazione alla diffusione delle opere premiate (basti sapere che il racconto vincitore viene tradotto e diffuso all'estero).
Il secondo è SFIDA, concorso riservato a chi sia finito almeno una volta in finale al trofeo e che si distingue dal primo anche per essere un concorso "a tema". Una sfida, insomma.

Al Trofeo RiLL non posso più partecipare, perché dopo un po' che "infesti" le prime posizioni, l'associazione può sceglierti per proporre un'antologia personale (che sarà editata, edita e diffusa con la stessa cura e dedizione che vengono riservati ai racconti vincitori). Io ho avuto questo enorme privilegio con la mia antologia, La Spada, il Cuore e lo Zaffiro.

Mi rimane quindi l'opportunità e il piacere di partecipare a SFIDA. Abitualmente quattro racconti vengono considerati "vincitori parimerito" e inseriti nell'antologia annuale. Vi è tuttavia un premio esterno, curato dall'organizzazione di Lucca Comics&Games che viene attribuito al migliore dei quattro racconti (adesso mi bullo un po' e dico che l'ho vinto due volte).
In ogni caso, partecipare a SFIDA, beh, è una sfida.
Mica è scontato entrare nei 4 racconti, eh. Negli ultimi due anni, nonostante due racconti che a me non dispiacevano, non ce l'ho fatta. Invece in quest'edizione l'ho spuntata!

Per sempre l'esilio – il mio racconto per SFIDA 2019
La sfida di quest'anno era "La storia Infinita" da intendersi sia in omaggio al romanzo di Ende, sia nel senso più lato del termine.

Il bello di SFIDA, per me, è che, avendo un tema dato, delle battute tutt'altro che infinite (circa 21000) e dei generi obbligatori (deve essere fantastico, fantascientifico, fantasy o horror) mi costringe  a sperimentare, sempre.

Quest'estate, per la prima volta, mi sono buttata sulla fantascienze. Sulla fantascienza dura e pura... Ehm... Sulla fantascienza letteraria. Esiste la fantascienza letteraria? Facciamo finta di sì. Se ci fosse, il mio racconto ne farebbe parte, perché si alternano due voci narranti (due?), una nel futuro e una nel medioevo. Ma forse raccontano la stessa storia. O forse la prosecuzione di una storia. O forse una storia che tutti pensiamo di conoscere, ma forse...

Per sempre l'esilio è stato un racconto particolarmente faticoso da scrivere. Faticoso perché oggettivamente la voce narrante non brilla per simpatia ed è giusto così. Perché è basato su una storia che tutti pensiamo di sapere e che invece mi ha fatto impazzire con la documentazione. Ho dovuto fare più di un ripasso di storia e sopratutto filosofia medioevale. La mia voce narrante ragiona per categorie medioevali colte e riuscire a non perdere le divagazioni sul nominalismo in una prosa vagamente scorrevole è stata, appunto una sfida.
Inoltre avevo, appunto, una voce narrante un pochino respingente (ma un pochino, eh...) eppure al di là di alcune riflessioni abbastanza ovvie da fantascienza classica sul chi siamo e chi è umano, mi permetteva anche di ragionare sul riflesso di un autore nelle sue opere. Quello insomma che riteniamo di conoscere di un autore basandoci su quello che abbiamo letto di lui. Il che spesso è poco e fuorviate. E, infine, su quanto le nostre letture ci plasmino, quanta identità traiamo da quello che leggiamo.

Infine, era davvero tanto tempo che un mio lavoro nuovo non veniva scelto per la pubblicazione. Il racconto uscito per Giallo Mondadori è stato scritto alcuni anni fa, ormai. Mi ha fatto enorme piacere che sia stato scelto a distanza di così tanto tempo. Davvero un piacere enorme. Però, siccome sono facile all'autosvalutazione, era un po' subentrata una fase "non sono più capace". Ora, questo non è un racconto facile, da nessun punto di vista. In fase di editing (ribadisco, Rill miglior editing di sempre) abbiamo cercato di renderlo più scorrevole salvaguardando il pessimo carattere in un pessimo momento della voce narrante, ma rimane un racconto anche volutamente ostico. Che una cosa così sperimentale (almeno per me) sia stata scelta per la pubblicazione è stato davvero il regalo giusto al momento giusto. Intanto che sono ancora capace di scrivere racconti. E che sperimentare ogni tanto paga.

Ovviamente starà poi ai lettori giudicare se questo racconto sia interessante o indigesto.
Intanto devo ringraziare davvero l'associazione RiLL per avermi spinta a mettere un piede nella fantascienza e per aver scommesso sulla mia interpretazione di fantascienza.
Anche perché, volendo, con un'altra voce narrante (prometto e giuro) qui ci sarebbe un'idea narrativa che potrebbe valere la pena di sviluppare in forma di romanzo.

Un grazie speciale ad Alberto Panicucci per la pazienza nell'editing. 
Qui la notizia ufficiale.

mercoledì 18 settembre 2019

Di scritture in corso


Sono sopravvissuta al rientro a scuola, cosa tutt'altro che scontata, dato che già al primo fine settimana ero raffreddatissima.
Ci mancano ancora un collega di matematica e due di sostegno e siamo ormai alla soglia della disperazione. La nostra così bella scuola a due passi dal lago è geograficamente una scuola di frontiera, dato che è quella più a nord della provincia e dunque la più lontana dall'Ufficio Scolastico competente. Inoltre le università più vicino non hanno facoltà che formino laureati per alcune classi di concorso e quindi siamo alla disperazione. Il nuovo collega di italiano è arrivato da Palermo dopo tre giorni che aveva inviato una messa a disposizione. La prima domanda che gli abbiamo fatto è se abbia un amico che possa/voglia insegnare matematica o sostegno e disposto, come lui, a trasferirsi qui per l'anno scolastico. Il passo successivo, credo, sia all'annuncio sul giornale...

In tutto questo sto riprendendo contatto con la me stessa scribacchina.
Ammetto che trovarsi in edicola con Giallo Mondadori sia un bel balsamo per l'autostima.
L'altro giorno raccontava a un collega che un racconto non fa certo di me un'autrice con la A maiuscola e è intervenuta un'altra che ha detto "Ma come, io il Giallo l'ho preso alla Coop, certo che sei un'Autrice". E, va beh, l'ego ne ha beneficiato, mi sono sentita un gatto a cui viene fatto un grattino.
Ancora più balsamo per l'autostima è la notizia che anche un altro racconto si sta involando. Di questo vi darò notizie a breve. La cosa importante è che, a differenza di quello uscito con Giallo Mondadori Sherlock, questo è un racconto scritto quest'estate. E quindi la proposta di pubblicazione è stata una sorta di conferma che sì, sono ancora capace.
Agli alunni ogni anno dedico una canzone per augurare loro buon inizio. Quest'anno ho scelto "Una chiave" di Caparezza, perché alcuni di loro avevano bisogno di sentirsi dire "non è vero che non sei capace, che non c'è una chiave". Probabilmente ne ho bisogno anch'io.

E ho bisogno di ripetermelo per la storia che sto scrivendo, di cui ormai ho perso il controllo.
Era nata come un YA, ma l'intento YA, intesa come storia non troppo impegnata per adolescenti è andato a farsi benedire abbastanza in fretta.

Il titolo di lavoro al momento è "Crisalide" e va inteso come "il dolore che si prova quando ti stanno spuntando le ali che ti permetteranno di volare".
È, più di quasi tutto ciò che ho scritto, una storia di dolore.

È una storia di adolescenti, certo, quello è rimasto. Con anche la storia d'amore caruccina (o magari è caruccina solo ai miei occhi), senza neppure il solito tritissimo triangolo adolescenziale. C'è il riscatto attraverso l'arte e lo sport (almeno in parte), ma c'è anche davvero un sacco di dolore.

Siccome la protagonista suona il piano, l'altro giorno ho cercato di catturare la collega di musica, che insegna anche pianoforte al conservatorio di Novara, come consulente. Nel tentativo di spiegarle cosa stavo scrivendo mi sono accorta che ognuno dei personaggi è fortemente ispirato a una persona reale che ho frequentato, per lo più in adolescenza. La cosa è così poco voluta che in un caso è rimasto uguale persino il nome.

Per la prima volta mi trovo con una materia che controllo davvero poco e anche se ho superato i tre quarti della prima stesura non lo so se sono capace di arrivare in fondo a questa storia con un minimo di dignità scrittorea.
È anche una continua sfida a sperimentare, a dominare la materia, a trovare nuove forme per farlo.
Per la prima volta scrivo alla prima persona presente, immergendomi nella testa di una sedicenne. La storia che non è divisa a capitoli, ma con scansioni temporali mensili, quasi fosse una presa diretta. Ogni mese, però, è anche una sorta di racconto a se stante, con una parola chiave più o meno esibita.

Considerato come sono messa, suppongo che dedicherò altri post a questo progetto. Così, per farmi coraggio, vi regalo l'inizio e la fine di Ottobre, la cui parola, abbastanza ovvia, è felicità.

OTTOBRE

La prof di religione ha fatto un pippotto incredibile sul fatto che stiamo vivendo gli anni migliori della nostra vita. Che dobbiamo rendercene conto. Come se, per il solo fatto di essere giovani, avessimo una sorta di dovere alla felicità. Andrebbe arrestata per istigazione al suicidio, credo.
Perché se devo pensare che non c’è niente di meglio di questo adesso, è la volta che mi taglio le vene all’istante. L’anno scorso avrei alzato la mano e lo avrei fatto notare. Mi sarei fatta notare anch’io, e quindi adesso anche no. Invece la mano l’ha alzata Giada.
– Non posso sopportare l’idea di essere felice solo perché non mi manca niente e non mi è arrivata chissà quale disgrazia – ha detto. – Chi è felice non ha sogni da realizzare.
La prof ha ribadito le solite cose, che non ci rendiamo conto della nostra fortuna. So dove vuole arrivare, che se sentiamo qualcosa che ci manca dentro e ci divora le viscere è la Fede che ci manca. L’anno prossimo col cavolo che faccio religione. Però quell’uscita di Giada non me l’aspettavo. Lei è davvero il prototipo della ragazza felice. La più bella e ricca della classe. Corteggiata da uno di quarta che è innegabilmente bello. Però all’intervallo sta con Federica e con me e già questo, in effetti, è strano.

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Alla fine la festa è scivolata via in modo quasi innocuo. Abbiamo scherzato un po’ con quei tipi, abbiamo fatto altri selfi scemi, sono stata schizzata. Ho chiamato Maria quando mi è sembrato ovvio che Giada fosse pronta ad approfondire la conoscenza con la lingua non del palestrato, ma del suo amico più intellettuale, carino comunque. Potrei far vedere questi scatti all’Ardenzi, come prova che le ho dato ascolto. Questi sono i nostri anni migliori. E siamo bravissimi a fingere la felicità.