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sabato 7 marzo 2015

Abile, ma non arruolata


La farfalla ha finalmente preso il volo.

Sono stata dichiarata abilitata all'insegnamento con la votazione di 100/100 e i complimenti della commissione.

A prova di questa mia affermazione non c'è assolutamente nulla, non mi hanno rilasciato nulla e sarà mia cura autocertificare la mia avvenuta abilitazione. L'università, pare, potrebbe rilasciarmi un attestato, che tuttavia non è spendibile nei pubblici uffici.

Credo che in queste contraddizioni e in quest'aura di indeterminatezza ci sia tutto lo spirito del PAS, un percorso che la maggior parte dei docenti e degli organizzatori ha cercato di portare a termine con coerenza e onestà intellettuale e che tuttavia lascia poche certezze.

Ci sono, al momento, più categorie di insegnanti che pesci nel mare.

C'è l'abilitato tramite concorso 1999, ormai praticamente fossilizzato in attesa dell'assunzione. Nella mia ingenuità credevo fossero estinti, ma per determinate classi di concorso, in determinate zone d'Italia pare esistano ancora, come i celacanti, pescioni preistorici che nuotano ancora nelle profondità oceaniche.
C'è l'abilitato tramite SISS, inserito nelle GaE, ha fatto una scuola biennale, che è stata chiusa ormai 6 o 7 anni fa, e gli è stata promessa l'assunzione diretta, senza concorso. Nella mia provincia, per la mia classe di concorso, sono stati estinti per assunzione quest'anno. Spesso guardano gli altri abilitati dell'alto in basso perché loro hanno studiato per due anni, non come gli altri, dimenticando che, in fatto di abilitazione all'insegnamento, il libero arbitrio conta veramente poco.
Per alcune classi di concorso sono ancora un gruppo numeroso, per quanto in diminuzione numerica, come il pregiato tonno rosso.
C'è l'abilitato tramite concorso 2012, non è chiaro se la loro abilitazione sia definitiva o a scadenza, cioè se debbano solo aspettare di essere immessi in ruolo o se, dopo un tot di anni, debbano rifare il concorso. Nessuno ha capito esattamente come siano stati selezionati dal concorso, a partire dalla norma che mi ha tagliato le gambe in partenza, quella che prevedeva che per parteciparvi ci si fosse laureati prima del 2002/2003. Noi laureati nel 2003/2004 (in corso) siamo rimasti sulla riva, perplessi, a guardare. 
Potrebbero essere come scatolette di tonno, con una scadenza in agguato.
C'è l'abilitato tramite TFA. Ha sostenuto un esame di ammissione folle, ha studiato un anno, ha fatto tirocinio, ma non ha diritto all'assunzione automatica. Non si sa come, quando e se verrà assunto. Hanno la mia massima stima, perché, tra i vari percorsi, sono finiti in quello che giudico più folle e con meno garanzie. Come il polipo, hanno infinite risorse, ma non è detto che siano sufficienti.
C'è l'abilitato tramite PAS, categoria alla quale da circa 24 ore appartengo. Percorso riservato a docenti con almeno tre anni di servizio pre abilitazione, funziona più o meno come Il TFA, ma senza il tirocinio (si ottengono anche meno punti). Fatto per insegnanti che hanno già avuto modo di sperimentare le follie della scuola, si va a vanti con testardaggine e resistenza. Siamo come i salmoni, abituati a risalire i fiumi controcorrente. Speriamo di non finire verso una morte di massa come i salmoni.

Il nostro destino è alquanto dubbio. A Roma ne stanno discutendo proprio in questi giorni, ma, con i tempi delle istituzioni, chissà quando ne vedremo i frutti.
Come spesso mi accade, ogni traguardo è solo una porta per un mondo più vasto, ostile e pieno di predatori in agguato. 
A ogni traguardo, se non altro, sia arriva con un nuovo bagaglio di amicizie, esperienze, emozioni che sono ciò che rendono il viaggio comunque degno di essere vissuto.

lunedì 23 febbraio 2015

... A passi tardi e lenti


A livello burocratico detenere legalmente uranio impoverito (o pure arricchito) non può essere tanto più complicato che iscriversi all'esame finale del PAS.
Ho completato l'apposito modulo con tanto di codice materia/santo graal da richiedere in segreteria a Torino. Mi sono caracollata a Varcelli per far firmare il modulo da inviare poi in PDF a Torino. Non che questo mi eviti un viaggio, perché la tesi va portata a mano su CD proprio a Torino e invece in cartaceo a Vercelli, con tanto di titolo in inglese. Che poi, mi chiedo, a chi mai interesserà leggere un percorso didattico studiato (come da apposite istruzioni) per una classe specifica di una scuola specifica e come tale non riproducibile?
Il tutto mentre i politici ogni 20 minuti circa cambiano idea sul reclutamento degli insegnanti. Prima dicono che il titolo che conseguirò con il PAS è inutile, poi no, che è essenziale. Poi che devo sostenere un concorso, poi che no, bastano i tre anni di servizio. Però con il contratto al 31 agosto (che esiste, ma è come l'araba fenice e comunque io ne ho catturati due e non tre). Gli altri tutti a casa.
C'è di buono che sono troppo stanca per farmi venire un esaurimento nervoso.

Stanca.

Alla fine del PAS è rimasto questo. La stanchezza.

Per la prima volta in vita mia ho rinunciato a leggere un libro perché era scritto a caratteri troppo piccoli e la sera, dopo aver sistemato la tesi, non ce la facevo a metterli a fuoco. Mi sono sentita infinitamente vecchia. O infinitamente giovane ("Prof! Ma è scritto TROOOPPO piccolo! Non ce la faccio a leggerlo!).
Non ho neppure voglia di scrivere. Il famoso tentativo di racconto rosa è tutto pronto nella mia mente, ma è fermo a metà stesura. Con due neuroni a mezzo servizio un post bene o male posso metterlo giù, ma una prosa vagamente leggibile per la narrativa no.

Passerà.
Questo è stato il primo fine settimana senza studio. Un unicum, dato che dal prossimo inizio il corso "Nelle trame del lago". Ho passato tutto sabato con la febbriciattola sul divano a leggere un libro con le scritte grandi e a vedere documentari naturalistici. 
Ho capito che quando si fatica a seguire un documentario sullo squalo balena (una delle bestie più placide e noiose del creato, in pratica un enorme filtra-placton che passa tutto il giorno a nuotare con la bocca aperta) è perché il cervello ha davvero alzato bandiera bianca. 

Passerà.
Un giorno di questi mi alzerò, scoprirò che è primavera, che il PAS è finito e avrò voglia di scrivere un racconto sugli squali balena.

venerdì 13 febbraio 2015

Voglia di coccole!


È un periodo così.
Ho bisogno di coccole e non perché domani è San Valentino.

Continuano ad arrivarmi notizie di persone che hanno più o meno sfiorato la mia vita che mi ricordano come siamo precari nella nostra esistenza, senza alcuna certezza attaccati al nostro oggi.

Credevo che la parte più folle del PAS fosse ormai alle spalle. 
Credevo.
Giacché siamo nel 2015 e tutti dobbiamo stare al passo con la tecnologia, di sera ci avvisano che entro il 20 febbraio dobbiamo consegnare un foglio firmato dal relatore della nostra tesi di abilitazione. Firmato di persona personalmente, come direbbe il Catarella di Camilleri. Ma il prof non abita esattamente sotto casa mia e, per di più, in Piemonte questi sono i giorni di carnevale, con le relative chiusure di scuole e università. Per un folle momento ho immaginato la mia relatrice in settimana bianca e la mia abilitazione che saltava perché io non riuscivo a inseguirla sulle piste da sci con il modulo da firmare in mano.
Fortuna che la relatrice insegna storia Medioevale e i medioevalisti non si fermano mai. Dovrò solo sobbarcarmi un viaggio a Vercelli esclusivamente per una firma.
Ottenuta questa preziosissima reliquia (e siamo sempre nel 2015) possiamo registrare la nostra tesi su cd. Tale cd va consegnato, sempre di persona personalmente, all'apposito ufficio di Torino (due ore d'auto da casa mia) dalle ore 9.00 alle ore 11.00. Perché l'insegnante abilitando è evidente che di mattina non lavora, non ha null'altro da fare se non una bella gita a Torino. 

Eccomi quindi con la mia voglia di coccole.
Voglia di coccole e di storie a lieto fine, perché più mi guardo intorno e meno ne vedo.
Da qui, ricorderete, il mio desiderio di racconti rosa.
Così ne ho comprati alcuni in e-book. Racconti professionali, ben scritti e scorrevoli. Il primo Non dimenticarmi mi è piaciuto, lei vedova, figlia di un pastore, con i piedi ben piantati per terra, è proprio il tipo di donna di cui mi piace leggere. 
Gli altri due... Avrei iniziato a prendere a schiaffi le eroine già a pagina tre. 
La prima è una ragazzetta che si innamora del classico "bello e dannato" convinta di riuscire a redimerlo. Il racconto, com'è ovvio, termina con lui che si scopre davvero innamorato. Tuttavia è fin troppo facile immaginarlo, dopo il matrimonio, ricadere nelle cattive abitudini e magari pure tornare a casa ubriaco e manesco. 
Il mio riassunto: "sciocchina si condanna a una vita di tradimenti e violenze domestiche". Ehm... Non credo fosse questo l'intento dell'autrice...
La seconda è insopportabile. In 20 pagine di racconto avrà bisogno di essere salvata un 7/8 volte. E quel sant'uomo del suo lui che ogni volta la va a recuperare in mezzo ai soldati nemici, in mezzo ai lupi, in mezzo al fiume... Sempre in guai in cui si è cacciata da sola (del tipo: papà ha detto di non uscire che ci sono dei soldati nemici in zona, ma io ho voglia di fare il bagno e scappo per sguazzare al fiume...). 
Il mio riassunto: "lei si caccia nei guai. Lui la salva. Se l'avesse affogata avrebbe fatto meglio."
Questo, chiaramente, è solo un giudizio basato sul mio gusto. I racconti erano professionali e ben scritti. È solo che le donne di cui mi piace scrivere e leggere sono di tutt'altra pasta. E continuo a pensare che abbiano diritto anche loro a delle storie d'amore a lieto fine.

Ho bisogno di coccole, quindi, ma coccole intelligenti.
Una bella coccola è stata l'uscita in digitale del mio romanzo, che ha addolcito la notizia della morte definitiva di un altro progetto a cui ero stata dietro davvero tanto.
Un'altra coccola è stato questo bellissimo post sul romanzo storico di Grazia e Cristina che mi ha aiutato a decidere quale regalo volevo davvero per San Valentino: mi sono iscritta a un seminario sul romanzo storico che si terrà domani pomeriggio.
Dopo mesi di sabati pomeriggi passati a scrivere roba di storia per dovere è stranissimo regalarsi... Un sabato pomeriggio da passare a scrivere roba di storia per piacere!
Ma ognuno ha le sue coccole, immagino.
E questa sera il Nik ha promesso di tornare a casa con la torta!

giovedì 22 gennaio 2015

PAScolando: Fine esami!


Ieri ho finito a sorpresa gli esami del PAS. A sorpresa nel senso che avevo un orale ieri e uno venerdì con la stessa docente, ma siamo riusciti a chiudere entrambi ieri. Alla fine c'erano le donne delle pulizie armate di ramazze pronte a scacciarci dall'aula, ma ce l'abbiamo fatta. 
Non ero pronta, non me l'aspettavo.
Ci sarebbe stato da portare almeno una bottiglia, da andare a cena fuori con i colleghi. Ma, come tutto nel Pas, anche la fine degli esami è arrivata a tradimento. Solo una dozzina di noi aveva effettivamente finito (gli altri dovevano correre a casa a studiare per gli ultimi appelli) e, comunque, non ne avremmo avuto la forza.
Da settembre a oggi abbiamo sostenuto sette esami, ciascuno con scritto e orale (in un caso scritto e scritto), spesso e volentieri l'orale prevedeva un progetto/un approfondimento personale. Alcuni esami, come il famoso Docimologia sembravano uscire direttamente da Harry Potter. Quando sul foglio dell'orario ho letto "Modelli e Relazioni" ho invece pensato a una telenovela ambientata nel mondo della moda (il titolo completo "Modelli d'insegnamento e relazioni in classi eterogenee" aveva in effetti molto più senso). Alcune cose le ho trovate utili. Altre interessanti. Sul senso di altre ancora mi sto ancora interrogando.

Se adesso, a caldo, mi dovessero chiedere:
— Ma allora, in base al Pas, qual è la qualità che un prof deve assolutamente avere?
Risponderei:
– Saper guidare con ogni tempo ignorando i limiti di velocità e saper scrivere a super velocità.
La cosa davvero difficile durante gli esami scritti, infatti, non è stata dimostrare di sapere, ma riuscire a scrivere tutto il necessario nel tempo consentito. Io poi, da dislessica, ho i miei personali limiti in questo, ma mi sembra che i colleghi abbiano avuto tutti gli stessi problemi. Siamo arrivati a esercitarci facendoci cronometrare per stabilire esattamente quando potessimo scrivere nel tempo dato. Ci sono stati esami in cui, anche volendo, copiare avrebbe comportato una perdita di tempo tale, tra alzare lo sguardo, controllare dove fosse il prof e cercare le informazioni, da renderlo controproducente. Dopo il temuto e temibile esame doppio italiano/storia mi sembrava di avere fatto una performance sportiva, non intellettuale, e mi sarebbe servito un massaggiatore!
Quindi, cari colleghi che dovrete seguire il corso PAS l'anno prossimo, esercitatevi nella scrittura veloce a mano. Come questa qualità, nel 2015, possa essere determinante nella pratica di insegnamento non lo so, ma so per certo che serve per conseguire l'abilitazione.

Poi c'è stato il processo di "ri-studentizzazione".
Se non altro questo ci ha fatto guardare con più comprensione i nostri studenti. Però vedere un gruppo di cinquanta professori tutti dai trent'anni in su "ristudentizzati" era inquietante. Nei corridoi ci si scambiava dritte su come nascondere i bigliettini, ansie da esame, sfoghi da voti. Noi prof che al mattino sgridavamo alunni scoperti a copiare, che minimizzavamo le ansie da interrogazione degli allievi, al pomeriggio ci trasformavamo in loro.
Nulla di strano che poi di notte sognassi di dover rifare non l'esame di maturità, ma direttamente le scuole medie!

Adesso come adesso sono arenata sul divano cercando di capire se la mia sia solo spossatezza o se sia davvero il caso di raggiungere il termometro e provarmi la febbre. 

Pian piano arriverà anche la voglia di festeggiare.

giovedì 20 novembre 2014

PAScolando – step 5


Diciamo le cose come stanno: l'accoppiata alluvione/esami non è stata tra le più felici.
L'avvicinarsi delle prove, per altro inerenti a materie molto lontane dal sentire di noi umanisti, unito al tempo pessimo non ha giovato all'umore di nessuno e molte giornate sono state all'insegna della tensione e del nervosismo.
Per quanto mi riguarda, tuttavia, il bilancio è meno negativo del previsto.
Guidare sotto al diluvio schivando le inondazioni non è proprio l'attività che più mi piaccia al mondo. Ci sono state sere in cui dire che sono collassata sul divano non è usare una metafora, ma un tecnicismo. Non sono mai svenuta, ma al rientro da un viaggio in solitaria col buio, la pioggia battente e nessuno che si degnasse di abbassare gli abbaglianti quando incrociava un'altra auto ci sono andata vicina.
Ma sono ancora qua.
La stanchezza fisica, poi, ha anche i suoi lati positivi. Nessuna insonnia da esame, mia vecchia amica dell'università. Tocco il letto e finisco diretta da Morfeo. Una mattina non ho neppure sentito la sveglia ed è venuto il Persiano a svegliarmi (da solo non sa trovare la ciotola...). 
Inoltre mi dico che se sono riuscita a fare tutto quello che dovevo mercoledì scorso nessun prof o esame può farmi davvero paura. 

Ho anche imparato qualcosa. 
Tutti noi abilitanti abbiamo vissuto il PAS come qualcosa di imposto e, ahimè, molto costoso in termini di denaro, tempo e di energia.
Didatticamente parlando non mi cambierà certo la vita. Però qualche spunto qua e là lo sto raccogliendo. È partito il blog didattico, LIBERamente librum, con una forma, quella del gemellaggio, che è figlia del PAS.
Sono e continuerò ad essere una capra per quanto riguarda la metrica, ma la docente di didattica della letteratura, che ci fa produrre sonetti e ballate in ottonari, ha dato una bella spolverata a vecchie nozioni che stavano sepolte in un sottoscala del mio palazzo della memoria.

Lo stesso corso ha anche dato il là a un momento di rara surrealtà:
Arrivo a casa e racconto al Nik un aneddoto su cui si era parlato a lezione in cui il poeta Simonide viene salvato dal crollo di una casa dai Dioscuri. Al che il Nik, serissimo, prende il cellulare e manda a un'amica il seguente messaggio: 
– Secondo te i Dioscuri sono allevati a terra?
Poco dopo arriva la risposta che non contiene né un insulto né una comprensibilissima domanda di spiegazione, ma un serafico:
– Sono nati da un uovo, quindi sì.
Allevamento a terra di Dioscuri
Fonte: Wikipedia.org

Sono anche riuscita a fare delle cose.

Ho letto, più che altro dei fumetti, dato che novembre si è aperto con LuccaComics. L'essermi allontanata da una dieta letteraria di soli manuali universitari è stata una liberazione, credetemi.

Sto scrivendo. A dei ritmi da lumaca zoppa, certo, ma sto scrivendo.
Per qualche strana ragione Baker Street e Sherlock Holmes hanno un effetto rilassante su di me. Per sapere se sono stressata basta chiedermi se sto scrivendo un apocrifo sherlockiano. Il racconto diventa una sorta di isola di quiete nella tempesta. Sta di fatto che quello che sto scrivendo è oggettivamente uno dei racconti più inquietanti in cui mi sia cimentata. Si parla di dipendenza e di creature raccapriccianti. Eppure l'effetto calmante permane.
Sì, per rilassarmi uccido le persone (sulla carta).

Sto presentando il romanzo. Mercoledì scorso, tra una frana e un allagamento, ne ho parlato al Liceo Fermi di Arona ed è stata davvero un'esperienza che è valsa l'aver quasi rischiato la macchina per arrivarci (oltre alla salute psicofisica).

Domani venerdì 21 novembre - ore 21.00
Presentazione del romanzo Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico
in compagnia di Rossana Girotto che presenterà Effetti Personali
Biblioteca di Gravellona Toce – Corso Roma 15



giovedì 30 ottobre 2014

PAScolando - Step 4


C'è qualcosa di inquietante nella trasformazione a cui ho assistito (e di cui ho preso parte) da professoressa a studentessa in vista dell'esame.
Professionisti la cui età media sia aggira sui quarant'anni alle prese con ansie che erano state dimenticate da lustri. L'incertezza dovuta al non conoscere quale domanda sarebbe uscita, l'abitudine ormai perduta all'esame scritto, la mole di informazioni raccontate in un gergo estraneo a quello di noi letterati ha creato un mix micidiale per l'esplosione della paranoia.
C'è anche da dire che il prof di lettere è geneticamente programmato per essere il primo della classe e la consapevolezza di non aver potuto portare a termine una preparazione ottimale, vuoi per il poco tempo a disposizione, vuoi per il lavoro o la famiglia, è stata quasi letale.
Io poi, in quanto strano esemplare di docente di lettere dislessica, avevo tutta la mia quota di paranoie personali, dovute all'atto pratico di scrivere. Che detto da una fresca di pubblicazione del proprio secondo romanzo ha del surreale, ma tant'è. Io a mano non so scrivere. Almeno non in una calligrafia leggibile e priva di scarabocchi.
La cosa ancora più surreale è stata che ero molto più calma di molte colleghe. E no, non ero calma per niente.
Bene o male ancora non lo so, ma anche questo nuovo battesimo del fuoco è andato.
Primo scritto, esame di docimologia. Che non è, come mi ha suggerito qualcuno, una materia studiata da Harry Potter (anche se docimologia, babbanologia e rune magiche sembrano fatti apposta per stare in uno stesso piano di studi). 
Tutti lì, noi docenti sulla quarantina con alle spalle anni di servizio, a implorare uno sguardo di approvazione dalla prof, un cenno che il nostro temino andasse bene. 
E poi tutti a lamentarci, noi docenti d'italiano, che abitualmente assegnamo temi a casa e a scuola, di quanto faccia male una mano dopo tre ore di scrittura con foglio e penna.
Tutto, del resto, è sempre e solo una questione di punti di vista.

E intanto, mentre lo scantinato del mio palazzo mentale viene liberato dagli scatoloni di docimologia, per lasciare lo spazio a quelli di Tecnologie dell'Istruzione, è finito anche ottobre. 
Ormai temo le nebbie manco fossi a Ravenloft e nessun prof, credo, mi intimidirà mai come fanno i tir, quand'è buio, sull'autostrada.

E perché alcune cose non possono cambiare, domani si parte per LuccaComics, sia pure con i libri di testo da studiare in auto e il budget (e il tempo) per i fumetti ridotto all'osso. PAS o non PAS, tuttavia, non posso rinunciare ad essere me stessa e a vivere.
Pronta per studiare Docimologia, Babbanologia e Cura delle Creature Magiche...

mercoledì 22 ottobre 2014

Di cadute, precarietà e perfezioni impossibili


Domenica pomeriggio a un certo punto ho deciso che c'era un limite alle nozioni che potevo stipare nella mia mente. Ho deciso quindi di andare a fare una corsa, complice la giornata quasi estiva e di ripassare in silenzio quando avevo imparato.
Risultato, non ho visto una buca nascosta dalle foglie e sono caduta.
Mi sono rialzata, sono tornata zoppicando a casa, mi sono medicata e, costato che i danni si riducevano a una (vasta) abrasione e a una botta sono uscita di nuovo.
Perché io sono così, cado, mi rialzo e persevero. È il mio modo di affrontare la vita, l'unico che mi abbia dato dei risultati.
Ieri sera sono rientrata dopo quasi tredici ore fuori casa. Il Persiano si sentiva trascurato. Come l'ho scoperto? Scivolando nella pozza di pipì che aveva lasciato in mezzo al pavimento. Va da sé che a impattare col granito sia stato proprio il ginocchio già abraso.
E io mi sono ritrovata per terra sul pavimento sporco a piangere come una bimba.

Più tardi, dopo essermi di nuovo medicata, aver pulito ed essermi finalmente nutrita mi sono domandata se semplicemente non stia chiedendo troppo a me stessa, in una ricerca di perfezione che è impossibile da realizzare.
La risposta che ho ottenuto è che questa richiesta di perfezione è esterna e non coinvolge solo me, ma gran parte della mia generazione precaria.
Per noi tra i trenta e i trentacinque il precariato è una realtà in gran parte prevalente e spesso passa l'idea che o sei perfetto oppure la porta è lì, tanto fuori c'è la fila pronta a prendere il tuo posto. Non importa quanto tu sia qualificato, sei comunque sostituibile, in un dentro o fuori che impone degli standard spesso insostenibili.
Sabato sera, nel piccolo gruppo di amici ognuno portava la sua storia. Dal lavoro non retribuito, fatto come investimento verso non si sa quale futuro al dirigente privo della minima elasticità mentale fino alla cosa più odiosa: il precario meno precario che, arrogandosi un piccolo privilegio, di fatto scaccia chi è sotto di lui nella scala dell'incertezza.
In quest'ottica la mia condizione è del tutto normale. Non mi posso ammalare, il corso ha un monte ore di assenza ammissibili che nega questa possibilità. Una collega incinta in pratica deve decidere la data del cesareo in base al calendario degli appelli dell'esame. Il fatto che qualcuno abbia dieci minuti di strada da fare e qualcun altro due ore è una variabile di nessun interesse. In base a un gran pasticcio nelle domande per i permessi allo studio, non possiamo usufruire di tali permessi e ci troviamo in una condizione di necessaria ubiquità che possiamo risolvere solo grazie all'eventuale buon cuore del nostro dirigente.
Io lo ribadisco, sono una privilegiata, grazie sopratutto a chi è venuto prima di me, ho un conto in banca che mi permette di lavorare per un anno part time, non ho figli piccoli che vengono trascurati (solo il gatto), un marito, suoceri e genitori collaborativi che mi permettono di ritagliarmi del tempo per lo studio. E nonostante questo le mie prestazioni sono ben lontane da quella perfezione che viene richiesta. Sono imprecisa al lavoro, perché stanca, priva del tempo necessario a fermarmi cinque minuti di più o per pianificare con cura le lezioni e nello studio, con una memoria ballerina che non riconosco come mia.
In quest'ottica di dentro o fuori quello che più mi disturba è la frammentazione della precarietà. Ognuno è precario a modo suo e, invece di fare fronte comune, ci si becchetta tra gruppi. Nella scuola, l'ambiente che io meglio conosco, ci sono i precari di prima fascia, abilitati e con diritto ad essere assunti a tempo indeterminato per scorrimento delle graduatorie, i precari di seconda fascia, abilitati, ma senza il diritto ad essere assunti a tempo indeterminato se non nel caso di vincita di concorso e i precari di terza fascia che non si sa se e a cosa abbiano diritto. Parte dei docenti al corso per docenti precari sono a loro volta precari, in un circolo vizioso che ha dell'assurdo.
Non mi sembra, però, che in altri ambienti vada meglio.
In ogni caso ogni gruppo ha le sue rimostranze nei confronti degli altri gruppi.

Il mio istinto, il linea generale, è, dopo uno sfogo, rialzarmi e ripartire eppure questa logica del dentro o fuori e del "c'è sempre qualcuno più precario di te pronto a prendere il tuo posto" inizia a starmi stretta. Non tanto per la mia condizione personale, ma per l'assurdo spreco di energie umane che comporta.
Sabato sera eravamo tutti sui trentacinque anni, tutti con almeno una laurea, quasi tutti con altri titoli (o altre lauree) e tutti con una grande passione per il proprio specifico campo. Tutti con le facce stanche e una demotivazione palpabile dovuta non tanto a un retribuzione insufficiente (anche su questo ci sarebbe da dire), quanto alla sensazione di inseguire degli insensati standard di perfezione.

Scusate la lunga riflessione. 
Sento tuttavia il bisogno di reclamare un diritto all'imperfezione che non è peccato mortale, ma presa coscienza della propria umanità.

Ci sono mattine in cui ti accolgono scorci come quello della foto e allora ci si rialza e si riparte. 
Ma ho l'impressione che farà ben poca strada chi è convinto che pausa o l'errore non facciano perte integrante del cammino.

martedì 14 ottobre 2014

PAScolando - step 3


Pubblico romanzi, mi piazzo nei concorsi letterari, ma rimango pur sempre una docente di terza fascia in cerca di abilitazione.
Sono arrivata viva al primo mese di PAS - Percorso Abilitante Speciale e già questo è un risultato.
Nel mentre è iniziato l'autunno, siamo stati lambiti dall'alluvione che ha danneggiato la Liguria, ci sono stati i corsi e i ricorsi per l'assegnazione definitiva delle cattedre (salda nella scuola col pontile!) e molto altro.
Il decadimento fisico è iniziato. Impossibile continuare a fare moto quando si sta via dodici ore al giorno e comunque nelle restanti piove. Impossibile, del resto, negarsi del cibo di conforto, quando si è stati via dodici ore al giorno e si è rimasti bagnati per undici. Finché entro nei pantaloni ho deciso che va tutto bene.
La prova di guida su asfalto bagnato l'ho superata ampiamente, mentre temo molto quella con la nebbia. I 140 km al giorno che mi sparo iniziano a pesare. Credo che sia principalmente colpa loro se poi alla sera mi spiaggio come una balenottera arenata, senza più la forza mentale di scrivere due righe a computer o di leggere. Sono passata dai romanzi abituali ai YA ai soli fumetti a niente, anche perché i manuali dei corsi non sono proprio leggerini.
In questo mese ho scritto mezza pagina di un racconto che mi piacerebbe finire per Natale, ma mezza pagina al mese posso fare per il Natale del 2016... 
In compenso continuo a immaginare racconti, anche se poi non riesco a svilupparli. Comunque sappiate che Cavour aveva preso lezione di vudù. Questo ha profonde implicazioni storiche su cui un giorno scriverò. Forse, se sopravvivo.
E poi sento un sacco di radio. Mi trovo nella surreale situazione di essere sempre di fretta, di dover dire di no a un sacco di gente, che magari mi chiede cose più che sensate e poi di uscirmene con l'ultima notizia di gossip, dando l'impressione di sprecare il mio tempo dietro ai peggio programmi televisivi. Anche la mia cultura musicale sta migliorando, grazie a queste due ore e mezza giornaliere di ascolto, ma dubito che alla mia prof di docimologia, la prima ad esaminarci, faccia molto piacere sapere come mi oriento bene, adesso, nelle varie correnti rock.
Per il momento, comunque, complici anche delle ottime colleghe di progetto, sopravvive anche l'autoironia, l'unica vera risorsa a mia disposizione per arrivare in fondo al PAS

martedì 23 settembre 2014

PAScolando - step due


Siamo alla seconda settimana di PAS, il Percorso Abilitante Speciale per l'insegnamento.
Nel frattempo si sono accorti che le scuole sono iniziate. No, non chi di dovere, che sta ancora litigando con l'aggiornamento delle graduatorie (credo che tale pratica sia adempiuta da un singolo impiegato dotato solo di penna bic non cancellabile e pertanto obbligato a ricominciare da capo ad ogni errore), ma dalle segreterie delle scuole. Come ogni primo giorno di scuola si è infatti verificato uno strano e inspiegabile fenomeno: sono arrivati gli alunni.
Questo ha portato a delle nomine temporanee (per gli addetti ai lavori "sull'avente diritto") basate sulle graduatorie vecchie che potranno rimanere tali per 1d20 settimane (per i non giocatori di ruolo, per un tempo non determinabile). 
Sono quindi tornata alla scuola col pontile dell'anno scorso, consapevole di aver così notevolmente diminuito il mio tempo-sonno, ma nella speranza che la vista giornaliera del lago mi salvi dall'esaurimento nervoso.
Quando suona la campanella, con uno scatto degno del più veloce studente all'ultimo giorno di scuola, mi getto fuori da scuola, su per la salita, dritta verso il parcheggio e poi via, una bella ora e un quarto d'auto verso l'università.
Senza addentrami nelle ricadute didattiche del corso, si registrano comunque alcuni effetti:

– Sto diventando più disinvolta alla guida. Quando sono le sette di sera, si è in giro da dodici ore e la fame è tanta, superare il camion diventa un'impresa degna di essere compiuta.

– Il Nik sta imparando a cucinare. Forte del suo (ottimo) salmone, ieri già pianificava un dolce a base di pere (di cui abbiamo sovrabbondanza). Oggi però ho trovato le (altrettanto ottime) arborelle pescate e cucinate da mio suocero. Nik è gatto dentro: sa fare tutto, ma se è qualcun altro a farlo per lui è meglio.

– Invento storie che non avrò mai il tempo di scrivere. Nazisti reincarnatisi in persiani, redivivi conti di Montecristo che vogliono scontrarsi con Sherlock Holmes e demoni egizi evocati per sbaglio stanno andando a intasare il mio personale "Paradiso delle storie possibili" 

– La qualità delle mie letture è in caduta libera. C'è un'orario, verso le 23, in cui sento l'assoluta necessità di stendermi sul divano e regalarmi almeno un quarto d'ora di lettura adatta alle mie facoltà mentali. Che in questi giorni è la saga di Shadowhunters, che ho già ribattezzato "una triste storia di abbandono scolastico" (pare che ammazzare demoni sia un'ottima scusa per non andare a scuola...)

... Ed è solo la seconda settimana.

giovedì 11 settembre 2014

PAScolando


Ecco, ho come l'impressione che da quest'avventura del PAS ne uscirà una storia surreale. Tanto vale raccontarla.

Piccola premessa necessaria
Ma come si diventa prof? Di quelli veri, di ruolo?
Ah, bella domanda!
C'era una volta la SISS, scuola biennale abilitante, che dava accesso alle così dette "graduatorie ad esaurimento (nervoso)" da cui ogni anno alcuni fortunati venivano prelevati e innalzati al rango di professori di ruolo. Ma la SISS è stata chiusa nel 2008 perché "c'è già un sacco di gente in graduatoria ci vorranno anni a smaltirli (come i rifiuti?)". Sta di fatto che per alcune classi di concorso, come Matematica e Scienze alle medie, nella mia provincia quelli delle graduatorie ad esaurimento sono estinti, come i dodo. Altre graduatorie invece sono tutt'ora sovraffollate come la terza classe del Titanic.
Poi c'è il Concorso Ordinario, che viene indetto con regolarità italiana, cioè quando capita, con norme che paiono essere state estratte a caso da una tabella di regole improbabili da gioco di ruolo. L'ultimo, ad esempio, lo si poteva tentare solo se ci si era laureati entro l'anno accademico 2002/2003. Indovinate un po' in che anno mi sono laureata io? 2003/2004! bravissimi.

Adesso come adesso ci sono due percorsi abilitanti attivi.
Il TFA (Tirocinio Formativo Attivo), per i neo laureati e il PAS (Percorso Abilitante Speciale) per noi del limbo, che non abbiamo potuto accedere alla SISS, ma che per delle strane congiunture astrali abbiamo pur sempre lavorato nella scuola per anni. 
Non è ben chiaro quale sarà il nostro destino, è possibile che il prossimo concorso preveda tra i requisiti l'aver conseguito uno dei due titoli (ma anche no, dipende che norma viene estratta) o che una qualche futura riforma ci tenga in qualche modo in considerazione.
Al peggio, contribuiamo a risanare il debito pubblico (oltre 2000€ di tasse universitarie) e facciamo girare l'economia grazie ai viaggi e alle inevitabili spese.

E quindi si parte?
Così parrebbe. 
La procedura d'iscrizione non ha dato particolari problemi, fatto salvo che si faceva a pezzi, ogni pezzo poteva essere fatto dal tal al tal giorno, ad esempio a cavallo di ferragosto.
Tutto doveva essere fatto on-line e solo on-line, perché siamo la scuola del futuro.
Però poi scarico il PDF finale e c'è scritto "da riconsegnare firmato, con allegato bollettino di pagamento e fotocopia di documenti d'identità". Tramite scansione?
Ma no, è tutto on-line, salvo la riconsegna del documento, da farsi a Torino in concomitanza con l'inizio delle lezioni, dalle 9 alle 11, che una bella gita nel capoluogo, come si diceva, fa girare l'economia.
Adesso però ho il mio numero di matricola e lunedì comincio a seguire i corsi, a Vercelli. 
Ora, al di là di tutto il mio sarcasmo, dei corsi di didattica male certo non possono farmi, perché, pur con tutta la mia cultura, nessuno mi ha mai insegnato come insegnare. Non ho neppure mai studiato pedagogia o psicologia e quando mi arriva in classe un alunno straniero che parla un'altra lingua e scrive in un altro alfabeto io non so da che parte girarmi.
Mi sovviene però un dubbio. Io sono iscritta per la sola classe di concorso A043, Lettere alle scuole medie. Ora, il programma di storia delle medie parte dalla caduta dell'impero romano. Perché, quindi, una delle prime materie si chiama "Didattica della storia antica?"

E intanto le scuole, quelle frequentate dai ragazzi?
Non si capisce. Cioè, l'anno scolastico sta iniziando, ci sono alcune cattedre scoperte, ma ancora non si capisce quando, dove e a chi saranno assegnate... 

Rimane quindi la scrittura a regalare un poco di autostima.
Tra l'altro ritrovo il bravo Luca Romanello, terzo a Giallo Stresa.
Il racconto selezionato è Certe Mattine che è in assoluto il più triste che io abbia mai scritto.
Forse perché si parla anche di scuola?