Ammettiamolo. Siamo arrivati alla fase dell'accettazione sullo stare a casa.
Anzi, ci sono persino degli aspetti positivi.
Riformulo, se non ci fossero il coronavirus là fuori, se non ci fossero i problemi di gestione del telelavoro con una bimba, se mio marito alcuni giorni non dovesse andare in azienda forse gli aspetti positivi prevarrebbero.
Forse è il fatto che io e il marito siamo due nerd. Pare che una ricerca abbia rivelato che il nerd è tra le tipologie umane che meglio si adatta all'autoreclusione tecnologica. Forse perché parliamo una lingua tutta nostra e continuiamo a farlo anche adesso. Nel caso specifico è un misto di Alto Elfico e Klingon.
In effetti sostituire la corsa con un allenamento alla cyclette all'inizio mi sembrava l'apoteosi del deprimente, ma poi ho iniziato a rispolverare le vecchie serie di Star Trek mentre pedalavo. Sono all'inizio della quinta stagione di Nex Generation, quindi, se Netflix non mi abbandona, posso andare avanti ancora a lungo!
Ci sono cose, poi, che si possono fare solo in questa situazione.
Non mi sono mai curata troppo del mio aspetto, ma in questi giorni, con qualche accorgimento per le viedeolezioni, mi sono tolta qualche sfizio. La mia divisa attuale è felpona con scritta nerd (appunto), calze a forma di gatto e capelli rosa. Sì, capelli rosa.
Quando avevo diciannove anni, andando a un'open day dell'università ho visto una ragazza con dei bellissimi capelli verdi e da allora ho pensato che sarebbe divertente almeno una volta nella vita avere dei capelli di colore improbabile. Però non ho mai osato. Alla fine ho deciso che era ora o mai più. Ho preso un colore temporaneo, di quelli che si schiariscono doccia dopo doccia e via. Il rosa non è stata proprio una scelta consapevole, diciamo che molti devono aver avuto la mia idea ed era rimasto quello o il blu elettrico. Niente verde, purtroppo.
L'unico rammarico è che sui capelli scuri non si vede. Quindi niente figlia rosa e, sopratutto, niente gatto colorato di rosa.
Poi ci sono le cose che stanno facendo più o meno tutti, come cucinare a più non posso. Mia figlia è una cuoca provetta, ormai, impasta, spiana col matterello, stende salse, decora. Per altro, per quello che facciamo e la sua età, la cucina ne esce molto meglio di quanto si potrebbe pensare. Apre le uova, mescola e prepara la pizza senza sporcare, al punto che ormai le posso affidare dei compiti mentre io faccio altro. Oggi per il tiramisù lei inzuppava i biscotti mentre io montavo a neve gli albumi, per la pizza le affido la salsa mentre taglio la mozzarella. Purtroppo anch'io, come mezzo mondo, ho finito il lievito, o, meglio, ho solo quello vanigliato per dolci. Spero nello spirito della prossima spesa o dovremo rinunciare alla pizza del sabato sera!
Questo, ovviamente, non vuol dire che tutto sia perfetto. La lista dei lavori creativi da fare con i bambini sta rapidamente finendo. Stiamo usando i preziosissimi colori (che forse sono tornati in vendita) in ogni modo possibile. Oggi abbiamo fatto dei pulcini usando la forchetta al posto del pennello. Ieri abbiamo soffiato gli acquarelli sul foglio con delle cannucce. Domani forse faremo degli stampini casalinghi. Se, però, esiste un limite alla creatività temo che lo raggiungeremo in fretta.
Fuori di casa, poi, il mondo è decisamente più ostile.
Ci sono le situazioni dolorose, quelle vere, quelle dei malati, degli operatori sanitari e di tutti coloro che comunque lavoro a contatto col pubblico, quelle di chi il mancato lavoro inizia davvero a sentirlo nel portafoglio.
Per questo, suppongo, i leoni da tastiera mi danno ancora più fastidio.
Tre categorie in particolare mi scatenano reazioni che, vista la situazione, è bene che io reprima.
– Chi non ha un lavoro che imponga di uscire e grida: "C'è troppa gente in giro! State a casa, cani!"
A parte che l'educazione non dovrebbe essere un optional, se non hai motivo per uscire come fai a dire che c'è troppa gente in giro? Io non ho idea di quanta gente ci sia in giro, dato che sto a casa. Mi viene da pensare che in barba a tutti i divieti si appostino in giro per osservare. Insomma, io esco una volta ogni dieci giorni per fare spesa come faccio a stabilire se la gente è troppa? Per altro l'ultima volta non ho fatto neppure un minuto di coda. Chi vedo col carrello semi vuoto magari ha fatto un mega ordine on-line, non esce da venti giorni, ma nel pacco così difficilmente prenotato mancavano proprio quelle due cose essenziali. Non ho gli strumenti per giudicare. Infine ho un marito che lavora nel farmaceutico, alcuni giorni deve andare in ditta. Ho già abbastanza preoccupazioni senza dover temere anche che venga insultato nel tragitto (da chi poi, però, le medicine le vuole e le vuole subito).
Quindi, per favore, se non avete un lavoro che vi ponga in una posizione da poter giudicare davvero, astenetevi. Se proprio dovete, ricordate almeno l'educazione.
Quindi, per favore, se non avete un lavoro che vi ponga in una posizione da poter giudicare davvero, astenetevi. Se proprio dovete, ricordate almeno l'educazione.
– Chi se la prende a prescindere con i podisti.
C'è chi è assolutamente convinto che la colpa dell'attuale situazione sia dei podisti. Non dei podisti positivi che sono andati bellamente a correre in mezzo alla gente, si badi bene. I podisti, in generale, anche quelli che non corrono da chissà quanto. Girano post con un grado di livore tale che hai il terrore che esca da qualche parte una tua foto vecchia di vent'anni, di quando facevi atletica, più compromettente, di questi tempi, di una che ti ritragga nuda!
– Chi minimizza i disagi dei bambini.
Ecco, su questo non si scherza. I bambini possono essere intrattenuti, coccolati, possono essere sviati, si fa apprendimento a distanza, tutto bene, ma ne stanno risentendo. Sopratutto i figli unici, credo. Sopratutto quelli che vivono in appartamento.
Dopo un inizio abbastanza traumatico mia figlia si è più o meno adattata, ma va in panico ogni volta che un genitore esce di casa. I nonni, l'asilo e gli amichetti sono di fatto spariti. Nessuna spiegazione razionale può convincerla che il genitore tornerà. E quando poi questo avviene il non poterlo riabbracciare prima della decontaminazione è spiazzante e angosciante per lei. Sa che non si esce per via di un virus minuscolo che salta da una persona all'altra. Se vede il vicino di casa da lontano si spaventa. E, sia chiaro, noi ce la passiamo bene. Mia figlia è di carattere allegro, ha genitori creativi che si inventano mille giochi, una casa grande e un giardino ancora più grande. Muoversi per lei è un bisogno, non un optional e per chi non ha spazio è dura.
Quindi chi dice che a lamentarsi sono genitori che non li sanno gestire direi che quanto meno non ha figli.
Chi dice che i bambini in guerra se la passano peggio ha sicuramente ragione. Allora se vi tagliate non mettete un cerotto, chi ha un braccio amputato sta peggio.
Chi dice che è l'unica privazione che abbiano mai provato farebbe bene a tacere. Non conosce assolutamente la realtà dei bambini italiani. Un terzo dei miei alunni ha già vissuto un lutto importante in famiglia o la malattia di uno dei genitori, tanto per dire. Per non parlare dei bambini adottati, che nel migliore dei casi (e sottolineo il migliore) è stato abbandonato. E mi fermo alla realtà che conosco.
Non metto assolutamente in discussione le norme che sono a tutela della salute di tutti. Ma non capisco chi reagisce insultando i genitori che pongono un problema reale.
Dopo questa parentesi seria, chiudo con una nota positiva.
Il 14 aprile esce Prima che venga il gelo, terzo ebook delle Cronache del Leynlared.
Contiene non uno, ma due racconti, ognuno introduce due nuovi personaggi che porteranno punti di vista del tutto nuovi alla vicenda. Entrambi questi nuovi personaggi sono tra i miei preferiti e non vedo l'ora di farveli conoscere!
Dopo questa parentesi seria, chiudo con una nota positiva.
Il 14 aprile esce Prima che venga il gelo, terzo ebook delle Cronache del Leynlared.
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