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lunedì 28 giugno 2021

Mystfest2021

 




Partire all'avventura, senza sapere bene cosa aspettarsi, spaventata dal dover guidare in autostrada, dalla mia timidezza, tornare piena di gratitudine, ubriaca di incontri, di risate, di storie, di libri e di idee nuove. Questo è stato per me il Mystfest 2021, vissuto dal ruolo (molto privilegiato) della pregiurata.

Nell'incapacità di dare un ordine ai pensieri, mi limiterò alle cose essenziali.

Il Mystfest e la sua organizzazione

Io non oso immaginare quanta fatica ci voglia a organizzare un festival del genere, di questi tempi, cercando di far sentire ciascuno a casa, ciascuno coccolato, a proprio agio, in modo che vada via con un grande desiderio di tornare. Però so che il Mystfest c'è riuscito. Simonetta Salvetti, la direttrice del festival, e tutto lo staff hanno la mia più grande ammirazione. Sono riusciti a creare un evento in cui ci si sentiva a casa e si poteva passare con grande naturalezza dalle risate più grasse alla riflessione. Era tutto curato nei minimi dettaglia, al punto che quando un gatto nero ha fatto la sua comparsa dietro al palco, mentre parlavano i giallisti era difficile pensare che il suo ingresso non fosse stato sapientemente coreografato.

Il Fondo Giallo della Biblioteca di Cattolica
Vi sono custoditi tutti i gialli editi in Italia
Praticamente il mio paradiso è così.


Franco Forte, il Giallo Mondadori e tutti i suoi autori
Avevo già avuto modo di incontrare Franco Forte e di conoscerlo per la gran persona che è, ma non avevo mai avuto modo di sentirlo parlare così a lungo, anche in ambiente informale. Franco Forte è il direttore di diverse collane di Mondadori e autore poliedrico, ma è anche, sopratutto, il papà letterario di un sacco di scrittori. Autori che ha letto, incoraggiato, di cui ha favorito l'incontro, che promuove, quando arrivano alla pubblicazione, con evidente piacere. Si dice che in ambito scolastico che una classe prenda il carattere dell'insegnante più carismatico o più presente. Evidentemente funziona così anche nel giallo. Quello che ho trovato in tutti è stato il piacere di incontrarsi, di parlare di storie, di leggersi a vicenda, di raccontare progetti in corsa. Ho scoperto che molto collaborazioni, magari sfociate poi in libri scritti a quattro mani, sono nate a Cattolica intorno a un tavolo. Perché alla fine gli scrittori sono in primo luogo lettori e quello che sognano davvero sono tante storie nuove. 

Roberto Saviano
L'incontro più toccante, anche da un punto di vista umano, è stato quello con Roberto Saviano. Chi, ormai, non ha letto i suoi libri, non l'ha visto parlare in televisione? Però dal vivo è un'altra cosa. E per un motivo molto semplice. Lui vive sotto scorta e lo vedi. Lo vedi in faccia quando dice che è stanco, che ha rinunciato a quindici anni della sua vita. Gli vedi gli occhi, non solo non hai alcun dubbio sulla sua sincerità, ma vorresti andare ad abbracciarlo. Non puoi, non solo per le norme covid, ma anche perché la scorta te lo impedirebbe. La scorta che è lì, che ti controlla prima di andare al firmacopie. Che se lo porta via, quando gli altri autori vanno a bere qualcosa insieme. E tu di colpo ti chiedi cosa significhi davvero vivere sotto scorta, molto meno libero che il libertà vigilata, è un regime di massima sicurezza che sarebbe duro anche se ci fosse alla base qualcosa da scontare.


Il Gran Giallo Città di Cattolica
Io poi ero lì per quello, per il premio per il racconto giallo. Innanzi tutto ho scoperto una cosa. Avevo già vissuto il Gran Giallo da finalista. Ebbene, da pregiurata me lo sono goduta mille volte di più. Con tanta emozione, perché quest'anno ho tifato visceralmente per alcuni racconti. Quest'anno, come ho già scritto, c'erano racconti che giocavano in un altro campionato rispetto agli altri e in quegli altri ci metto anche i miei, di racconti. Testi autoriali, che rimangono dentro che non sono "solo dei racconti".


Il vincitore sarà pubblicato su Giallo Mondadori, ma io spero davvero che almeno tutti e tre i racconti finiti sul podio abbiano uno spazio di pubblicazione. O magari che vengano ampliati e diventino romanzi. Perché questi sono dieci racconti tutti bellissimi e alcuni mi hanno proprio rapito il cuore. Mentirei se dicessi che tutti i 202 racconti partecipanti meritavano una lettura. Ma questi (e altri) hanno ripagato di gran lunga la fatica. Visto che li ho letti vorrei spendere una parola almeno sui primi tre.
3°classificato - La scacchiera di Jo'Burg
È il Sud Africa che non ti aspetti. Il Sud Africa di chi non ha patria, perché ha un genitore bianco e uno nero. In due comunità che ancora fanno fatica a integrarsi, questi sono i figli di nessuno. Bambini che in passato non avrebbero dovuto nascere, essendo i matrimoni misti vietati e che sono esuli nella loro stessa terra, dal momento che nessuna comunità li riconosce. Mi auguro che questo racconto venga ampliato, diventi un romanzo. Quando lo ritroverete da qualche parte leggetelo, perché ne vale la pena.
2°classificato – Un fatto terribile
Questa racconto è un'opera d'arte. Da sbattere in faccia a chi ancora considera quella di genere letteratura di serie b. È di sicuro il più autoriale, il più raffinato come scrittura, quello che crea l'atmosfera più densa e immersiva. Un paesino del sud, parecchi decenni fa, un fatto semplice nell'abisso di dolore che scatena. Dell'autrice, Matraxia Simona, sentiremo ancora parlare.
1°classificato – Fine pena mai
Ci vuole coraggio, un enorme coraggio per scegliere come protagonista un ergastolano, mafioso non pentito che si trova a indagare su delle uccisioni avvenute in carcere e a collaborare con la direttrice dello stesso, che della mafia è stata vittima. Un racconto che si regge su equilibri perfetti, ci porta dentro il carcere, mondo parallelo con le sue ritualità e sul suo lessico. Da leggere assolutamente.


domenica 20 giugno 2021

Verso il Mystfest 2021 come pregiurata del Gran Giallo


 

Giacché questo è l'anno degli imprevisti è bene non vendere la pelle dell'orso prima di averlo catturato.

Quindi forse, se, se, se, se... giovedì partirò per uno di quegli eventi che nella vita di una mamma sono rari e memorabili quanto le eclissi solari. Un fine settimana con un'amica!

L'occasione? Ovviamente eccezionale: la partecipazione al Mystfest di Cattolica in quanto membro della pregiuria che ha aiutato a individuare i dieci racconti finalisti del Gran Giallo Città di Cattolica.

Ecco, quella di leggere i racconti partecipanti a un concorso è un'esperienza che, almeno una volta, chiunque voglia scrivere a livello professionale dovrebbe fare.

Innanzi tutto perché è un rapido bombardamento di stili diversi, idee narrative e personaggi. Il Gran Giallo Città di Cattolica è tra i più prestigiosi concorsi per racconti gialli presenti in Italia. Tutti partecipanti, tranne i più sprovveduti, sanno che non basta un buon racconto. Ce ne vuole uno memorabile, che catalizzi l'attenzione della giuria e spicchi tra tutti gli altri (tanti) partecipanti. Quindi ogni autore si ingegna cerca trovate, strategie, personaggi . Non tutto funziona, ma è come fare un corso di scrittura accelerato. Da fuori, poi, è molto più facile capire cosa funziona e cosa no.

È un bel bagno di umiltà. Ci sono racconti che, dal mio punto di vista, giocavano a un altro campionato. Un campionato, purtroppo, a cui non ho (ancora) avuto accesso. E non fatevi abbagliare dal mio tono tranquillo. Il mio ego di scrittrice di racconti è piuttosto imponente. È il genere che frequento di più, che amo di più, di cui pubblico di più. Come scrittrice di racconti io mi sento brava. Ma alcuni lo sono più di me. E mi piange il cuore all'idea che il vincitore sia uno solo. Mi fa anche bene, però. Nella rosa dei finalisti ci sono racconti che ho amato tantissimo e tra cui non saprei scegliere. Per fortuna persone più qualificare di me avranno il compito di stabilire una graduatoria. Quindi ogni volta che sono arrivata in finale a un concorso, anche se non ho vinto, ho scritto qualcosa che qualcuno ha amato.

Rappacifica con il mondo dell'editoria italiana. Perché so come ho letto i racconti. Senza sapere chi li avesse scritti, cercando la massima oggettività. Perché so che tutti hanno lavorato come me. E quindi no, non è vero che è tutto un magna magna e che tutto è pilotato. Questi sono bravi. Tanto.

Da uno spaccato del nostro tempo che non mi aspettavo mi arrivasse con questa forza. La maggior parte die racconti, suppongo, sono stati scritti durante la pandemia. Molti sono ambientati in questi mesi di panademia, ma, al contrario di quanto capitava l'anno scorso, il virus non domina mai la narrazione. La nomina la stanchezza, la tristezza. I protagonisti quest'anno sono per lo più investigatori già sconfitti dalla vita, perché, comunque vada, la felicità è a loro preclusa. Ho perso il conto dei racconti in cui il protagonista ha subito un gravissimo lutto famigliare, quasi sempre il figlio. È un tema trasversale,  si trova nei racconti peggiori come nei migliori. È la tristezza all'ennesima potenza, il lutto più pervasivo e lacerante che possiamo immaginare. Questi racconti, non (solo) i finalisti, tutti quanti formano un canto di lutto collettivo. E questo mi ha toccato e commosso nel profondo.

Il consiglio che darei a chi sogna di entrare l'anno prossimo nella rosa dei finalisti? Non trascurate l'impaginazione. Sembra una sciocchezza. Ma abbiate pietà dei poveri pregiurati che leggono tutte le centinaia di racconti in poche settimane, per lo più alla sera. Un racconto scritto in corpo 8, con interlinea 0,7 e i dialoghi che non è chiaro dove iniziano e dove finiscono non bendispone. Poi cerchiamo di essere oggettivi e distaccati, magari quel racconti dall'apparenza illeggibile è un capolavoro, ma se inizia a farmi tirar giù santi solo per re impostarlo in un formato leggibile!

Intanto i miei migliori in bocca al lupo a tutti e dieci i finalisti. Dire "che vinca il migliore" implica che ci sia un migliore, ma io avrei davvero difficoltà a scegliere

domenica 7 febbraio 2021

# i gatti consigliano e il Salotto di Baker Street


 Senza un motivo sensato e ragionato, sono approdata su Instagram. O, meglio, per seguire meglio un'amica ho scoperto che avevo fatto un account anni fa e mai più utilizzato. Perché all'uso di un social bisogna dare un senso. Quindi va bene buttare un po' di foto a casa, adoro fare foto a casa, ma poi?

domenica 1 dicembre 2019

Prossimamente in arrivo... Le Cronache delle Ley


Illustrazione di Valeria De Caterini

Ci sono mille motivi per cui si scrivono delle storie.
Ci sono storie che si desidera scrivere. Storie che diverte scrivere. Che rappresentano una sfida intellettuale. Altre che sono parte di noi.
Ci sono storie a cui si continua a tornare e a volte non sappiamo neppure noi perché e ogni volta ci incastoniamo dentro un pezzo della nostra anima e del nostro cuore.

La prima volta che mi sono inoltrata in quella porzione di mondo che vedete riprodotta qua sopra (perché posso bullarmi di avere la mappa del mio mondo fantastico disegnata da un'illustratrice seria) era credo il 2005. Non lo so di preciso. So che nel 2006 stavo scrivendo una storia ambientata lì, ma non saprei definire da quanto ci stessi in effetti lavorando.
Sono passati quindici anni da allora.
Quindici anni in cui ciclicamente torno, aggiungo un tassello, scrivo un racconto, ne esco di nuovo, ritorno.
Negli anni un certo numero di persone che mi conoscono si sono affezionate a questo mondo e ai suoi abitanti. Alcuni racconti li ho scritto espressamente per loro.
Di certo non li ho mai scritti con l'idea di pubblicarli. Anzi, li ho scritti con la totale libertà di chi pensa di fare qualcosa solo per sé e pochi amici.

Poi però nel 2016 è successo che Rill mi abbia proposto di fare un'antologia, in cui quattro di quei racconti hanno trovato casa. Il personaggio più carismatico si è accaparrato la copertina e così è nata La spada, il cuore e lo zaffiro.

Intanto ho scritto altri racconti, cercando di circoscrivere, nei circa quarant'anni di vicende che sono ben chiari nella mia mente, qualcosa che avesse un senso. Un senso per me, perché a livello editoriale la vedevo peggio che improbabile.
Quindi, con la piena libertà di chi non si pone alcun vincolo ho scritto la storia che volevo scrivere.

Cinque racconti che narrano la prima parte di una guerra. Ciascuno inizia dove l'altro termina. C'è un personaggio ricorrente, ma i primi quattro hanno ciascuno un punto di vista differente, mentre nell'ultimo ve ne sono cinque, per un totale di sei punti di vista che si alternano nella narrazione.

C'è una totale non osservanza dei cliché fantasy.

Ci sono personaggi che se ne vanno peggio che nel Trono di Spade dei tempi d'oro.

C'è un racconto finale che è così allegro e rassicurante che ogni volta che lo rileggo penso che alla fine la cosa migliore sia ubriacarmi per dimenticare (che detto così è davvero terribile, ma in fondo è così che dev'essere).

Ci sono dei ragazzi che devono diventare adulti, ognuno con le proprie fragilità, in un mondo che, come il nostro, non è facile né lineari. E il prezzo da pagare, per tutti, sarà qualcosa di più prezioso della loro vita.

In tutta onestà non pensavo che avrebbero mai trovato casa. E invece no.
Usciranno dopo Natale nella collana Fantasy Tales  di Delos Digital, in collaborazione con Rill.

Sono racconti figli del mio cuore, tutti quanti. 
Quindi, se per caso passate di qui e vi chiedete cosa sia il caso di leggere di me, ecco, leggete questi

Le cronache delle Ley
Sono gli amori impossibili quelli che cambiano il mondo,
ma per ogni scelta c'è sempre un prezzo e una conseguenza.
Che cosa sei disposto a dare per cambiare il tuo mondo?

Ed ecco, in assoluta anteprima, la copertina dell'ebook che uscirà a Gennaio.


martedì 10 ottobre 2017

Con Chiara Solerio al festival LiberaMente di Belgioioso


Con una pupattola la fruizione di eventi culturali cambia parecchio.
Che il festival di Belgioioso fosse interessante era una certezza, perché a muovere la macchina organizzativa c'è Fabio Ivan Pigola, l'anima di Kultural, una di quelle persone speciali che nei propri progetti mette tutto se stesso, a costo di lasciarci (letteralmente) qualche pezzo.
In altri momenti mi sarei fermata agli incontri (infatti in altri momenti ho apprezzato alcuni degli autori e dei relatori presenti, come Raul Montanari) e avrei perso le ore a curiosare tra gli stand degli editori.
Però non sarei restata incantata a guardare le istallazioni artistiche, così affascinanti da ipnotizzare la pupattola, né avrei notato i particolari del castello che la cucciola, scorrazzandovi intorno mi ha fatto notare. Anche con molto più agio sarei rimasta colpita dagli stessi editori (La Lepre su tutti) e avrei acquistato le stesse cose. Mi sarei goduta, credo, meno il sole e i cortili.
Come blogger, poi, la cosa che più mi stava a cuore era incontrare per la prima volta Chiara Solerio. I contatti virtuali sono da sempre la cosa più bella che un blog porta con sé e quando poi diventano tangibili si ha la sensazione precisa della ricchezza di questo mezzo. 
La cosa bella è che ogni volta che incontro qualche blog amico è e non è come me lo sono sempre immaginato. C'è un momento di sfasamento dopo il quale emerge la personalità che avevo già imparato a conoscere oppure qualche caratteristica che pure già leggevo acquista la sua giusta dimensione (anche fisica, sia lei che Viola sono altissime!). Di Chiara mi ha colpito un sottofondo di timidezza dolce. Raccontando dell'evento a cui aveva partecipato il giorno prima era palese la sua emozione. Quando leggo i suoi post a volte la percepisco molto sicura, anche quando scrive il contrario e mi ha fatto tenerezza vederla vivere le mie stesse insicurezza. Questo incontro, poi, mi ha confermato qualcosa che già sapevo, ovviamente, e cioè che Chiara è nata per far vivere la cultura. In questo momento ho bisogno di un aiuto per mettere ordine nei miei progetti letterari e la mia convinzione che possa essere lei la persona giusta si è rafforzata.
L'unica cosa che spero è di non aver passato a lei o al suo compagno il virus "da asilo" che tutta la famiglia con ogni evidenza già covava e che ha reso movimentata la nostra domenica...

sabato 18 febbraio 2017

Istantanee dal Leynlared by Viola

In questi giorni gira il bel meme iniziato da Silvia. L'idea è quella di mostrare delle cartoline inviateci dai nostri personaggi. Il problema è che i miei mi riempirebbero quasi di sicuro di insulti. A parte Holmes e Watson, che maltratto certo, ma solo in limiti ragionevoli e comunque permetto anche loro di fare quel che più amano, risolvere dei crimini, gli altri miei personaggi potrebbero farmi causa per quel che tiro loro addosso. Preferisco evitare che si rivolgano direttamente a me e che prendano coscienza della loro natura di personaggi (troppo Pirandello in età adolescenziale deve avermi segnato). 
In compenso la bravissima Viola è andata come reporter nel Leynlared e nelle zone limitrofe e ha scattato alcune foto da cui ha tratto delle splendide illustrazioni.

Mappa di Valeria De Caterini,
la bravissima illustratrice delle antologie RiLL
Il Leynlared e le sue vicinanze è la zona del mio mondo mentale in cui sono ambientati gran parte dei miei racconti fantasy, compresi i quattro racconti finale dell'antologia La Spada, il Cuore e lo Zaffiro.

Dapprima Viola si è recata a sud nell'Impero di Mar-Tial e si è imbattuta nel racconto Elisandre, che potete leggere qui


Tre giorni dopo, quando giunsero al monastero, la bambina aveva fatto amicizia col cavallo e sedeva in sella davanti a Morn con in mano Tippy due. Era solo un sasso ricoperto di stoffa su cui erano stati disegnati due occhi e una bocca col carbone, ma se la bambina l’aveva promossa a bambola, bambola era.

Poi Viola si è recata a Nord, nel Leynlared, da qualche parte nella Ley del centro e si è imbattuta in Quello che gli uomini sognano, un racconto che è stato per qualche tempo on-line e ora si trova nell'antologia. Il protagonista è Amrod, lo stesso giovane che la bravissima Valeria De Caterini ritrae in copertina.

“Ehi, cosa vuoi per cena?”
La voce che aveva parlato era giovane e riscosse lo straniero dal suo quasi sonno. La cameriera fu una sorpresa. Più che graziosa, quasi elegante. Poteva avere al massimo sedici anni, ma sotto gli abiti si indovinava un corpo già da donna. Aveva un viso pulito, cosa notevole considerata la locanda, illuminato dal sorriso delle labbra sottili e gli occhioni verdi. Anche i capelli erano puliti, ricci, rossi, ribelli.

A questo punto non posso che ringraziare moltissimo Viola, che ha la mia ammirazione sconfinata, e invitarvi tutti nel Leynlared attraverso la mia antologia.
L'antologia è in questi giorni disponibile anche allo stand di Rill a BUK, a Modena, stand 8

mercoledì 30 novembre 2016

Intervista a Brandon Sanderson


È finalmente on-line l'intervista allo scrittore Brandon Sanderson, che ho incontrato a Lucca Comics, corredata dalle belle foto esclusive di Massimiliano Malerba (autore di quella qui sopra).
Dell'aspetto emotivo dell'incontro ho già parlato qui.
Ora è tempo di entrare nel cuore delle storie e dei mondi di questo autore. Penso che Brandon Sanderson sia uno di quegli scrittori che ha tanto da insegnare a chiunque ami scrivere, a prescindere dal genere che predilige. Questo per vari motivi. È abbastanza giovane da ricordarsi quando era lui stesso un aspirante scrittore (non c'è libri in cui non ringrazi il docente di uno dei corsi che ha seguito) e sa cosa significa cercare di districarsi tra le mille indicazioni contrastanti. È un gran lavoratore, con idee ben chiare in testa, sa cosa vuole fare, come lo vuole fare e non ha problemi a raccontarlo. Ha il dono della divulgazione. Non tutti sanno trasmettere i propri segreti del mestiere, a prescindere dalla propria bravura. Avete in mente Michelangelo? "Come si scolpisce maestro?" "Guardi il blocco di marmo e tiri fuori la statua che c'è già dentro, figliolo" (e grazie tante, maestro, immagino rispondesse tra sé l'aspirante scultore). Brandon Sanderson, invece, sa scrivere, ma anche insegnare a scrivere.
A questo proposito vi segnalo questo bel post dell'amico Andrea Atzori che racconta la lezione di scrittura tenuta da Sanderson sempre a Lucca.
Pronti e preparati?

Per me questi sono giorni particolarmente strani. Con l'adozione nessuno ha certezze sui tempi. Così cerchi di farti un'idea della tempistica pensando di andare all'estero e ti trovi invece con una splendida pupattola da nazionale prima, però, che la sua cameretta non solo sia pronta, ma costruita. Così i lavori per l'ampliamento che pensavamo di avere tutto il tutto il tempo per fare sono partiti da quattro giorni, da cui i miei commenti sui martelli pneumatici come ninna nanna. Quindi ho internet a singhiozzo, perché ogni due per tre qualcuno si attacca all'impianto sbagliato e fa saltare la corrente, inoltre ci sono momenti in cui casa viene invasa dalla polvere e io e pupattola dobbiamo fuggire (per fortuna oggi la giornata è splendida e siamo fuggite al lago). Quindi mi scuso con Viola, Michele, Marina e Helgado per le risposte tardive (o il non essermi accorta proprio di cose inviatemi), purtroppo da cellulare non mi trovo molto bene a lavorare.

Se internet mi assiste, però, questa sera sarò in radio insieme agli altri amici di Rill:
Oggi, mercoledì 30 novembre, dalle 21 alle 21.30, RiLL sarà ospite della trasmissione Cosplay on Air, sull'emittente Radio Dimensione Musica. Parleremo del Trofeo RiLL, di SFIDA e delle antologie di racconti, insieme ad alcuni "nostri" autori: Antonella MeceneroMaurizio Ferrero e Alain Voudì.
Potete ascoltarci in FM sulle frequenze 103.1 – 88.5 – 100.8 MHz (se vivete a Bologna, Modena, Pistoia e provincia) o in streaming: qui

lunedì 28 novembre 2016

Seguendo la Cometa illustrato da Viola!


Quando ho iniziato a postare "Seguendo la Cometa" tante persone si sono proposte di illustrare le mie bozze o di mettermi in contatto con dei disegnatori. Grazie davvero a tutti quanti. Il blog è, me ne rendo conto sempre più, una cosa meravigliosa che permette di far circolare le idee, mettere in contatto le persone, dare spunti e creare sinergie.
Viola non si è fatto scoraggiare da nulla, neppure dal fatto che io, persa dietro alla pupattola e ai lavori di ampliamento della casa (e, sì, pensavamo proprio di partire per il paese in cui devi stare almeno tre mesi e quindi di avere un sacco di tempo per allestire casa a misura di bambino, indovinate qual è il paese) ci abbia messo un sacco a vedere i suoi disegni, rispondendole per altro all'inizio a monosillabi.
I suoi disegni sono splendidi. Non solo io mi rispecchio perfettamente nella Tenar/fumetto, ma anche lo stile è esattamente quello che avevo in mente.
Non ho davvero parole per ringraziare Viola, spero che siate voi a farle i complimenti che merita qui o sulla sua pagina fb.
Spero davvero che questa collaborazione possa continuare perché penso che per me sia un onore poter lavorare con lei.
Intanto vi ripropongo le puntate precedenti illustrati (a iniziare da queste tavole, perché sono belle e già ottimizzate per il blog, che qui la corrente va e viene e la connessione ora c'è e poi chissà).

Vi segnalo anche una bella intervista in cui parlo de La spada, il cuore e lo zaffiro. La trovate qui

mercoledì 17 febbraio 2016

Il bello dei rendiconti


Questa si sta rivelando una settimana un po' impegnativa, tra complicatissimi moduli di burocrazia scolastica, verifiche da correggere e da preparare e qualche altro impegno da incastrare, manca alla fine il tempo per sedersi un istante al computer per scrivere post o narrativa.
Però c'è una cosa bella che volevo condividere: mi è arrivato il pagamento dei diritti d'autore del 2015 di Delos Digital.

Non scrivo per guadagnare. In passato l'ho fatto. Ho scritto cento articoli sull'idraulica, con il risultato che non so aggiustare un rubinetto che perde, ma so che i romanzi avevano una dea delle fogne (Venere Cloacina) o che le inquietanti "tombe morte" possono essere solo dei sifoni in disuso. Ho scritto un libro intero sulla storia della 500 fiat, pur odiando guidare. È stato a suo modo divertente, ma tutto sommato, pur con qualche angoscia causata da concorso e riforma, insegnare mi dà uno stipendio dignitoso. Il semplice fatto che riesca ogni anno a mettere da parte qualcosa senza rinunciare a ciò che mi piace mi dice che non ho la necessità di guadagnare di più.

Se scrivo, però, è per essere letta. E il pagamento dei diritti d'autore, con relativo rendiconto è il modo più ovvio per sapere in quanti mi hanno letto e che probabilità ho di essere letta ancora. Scrivo ciò che mi piace, so di rivolgermi a una nicchia, ma vorrei quanto meno avere la certezza che questa nicchia ci sia, in caso contrario spedisco i miei scritti solo a quei quattro o cinque amici che so che li leggono e mi stresso molto meno!

La rendicontazione è il punto debole di molti editori. Editori che prima ti inondano di mail gentili e poi spariscono alla data prefissata. Termini vaghi, tante parole e per farti sganciare un assegno anche misero dei inseguirli con il bastone. Considerato poi quanto guadagna un esordiente spesso far mandare una lettera da un avvocato costerebbe più di quanto spetta come diritti e passa la voglia. È anche per questo che piacciono a tutti gli autori così tanto gli anticipi, perché almeno quelli sono soldi sicuri. Peccato che per un esordiente l'anticipo sia quasi utopia (quasi, per il mio primo romanzo un piccolo anticipo l'ho avuto, ma mi si fa notare che il 2013 è già "altri tempi").

Sorpresa e gaudio mi ha colto, quindi, quando ho scoperto che Delos Digital aveva organizzato un vero portale per la rendicontazione. Ogni autore ha la sua pagina, vede tutte le sue pubblicazioni digitali, può scaricare la propria copia omaggio nel formato che preferisce, la copertina in alta definizione. E, sopratutto, controlla le vendite e può tener sotto controllo tutti gli store contemporaneamente. Vede quanto ha incassato la casa editrice e quanto gli spetta in termini di diritti d'autore. Ogni sei mesi (credo), se si raggiunge una cifra minima, si può approvare il rendiconto e ottenere il pagamento. Se non si è raggiunta la cifra, i diritti d'autore continuano ad accumularsi e si sommano a quelli del successivo semestre fino a che non si arriva al pagamento. Nulla va perso.
Questo perché si tratta di racconti venduti mediamente a meno di 2€ e capisco anch'io che a fare mille bonifici di pochi euro diventerebbero tutti pazzi. Quindi magari si deve aspettare qualche mese in più, ma poi tutto viene pagato.

Martedì ho ricevuto il primo bonifico!
Se volevo diventare ricca non scrivevo di Sherlock Holmes. Già i gialli sono una nicchia, qui siamo alla nicchia della nicchia. 
Qualsiasi risultato va analizzato tenendo conto di questo. Il mercato dei racconti in Italia è minoritario. L'e-book è ancora solo il 5% del mercato. Sherlock Holmes è la nicchia della nicchia.
Ma posso comunque pagarmi una bolletta, o portare il marito in pizzeria.
Sopratutto, circa 200 persone nel 2015 hanno letto i miei racconti in e-book.
Dal contratto è escluso il romanzo, Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico, che avendo avuto il cartaceo è pubblicato da Delos Book (che non coincide al 100% con Delos Digital) e di cui attendo il rendiconto per marzo/aprile.
Quindi le 200 copie sono divise tra:
Sherlock Holmes e il caso del detective scomparso che ha venduto più di tutte. È anche il primo ad essere stato pubblicato e ogni volta che ne è stato pubblicato un altro, qualcuno è tornato a recuperare anche questo, segno che gli e-book, più dei cartacei, si trainano molto a vicenda.
Sherlock Holmes e il caso della morta scomparsa che però è uscito a novembre. Quindi alcune vendite saranno rendicontate nel 2016.
Fuori dal rendiconto è anche Uno studio a sei zampe, che è stato pubblicato nel 2016.

È vero che in siti specializzati per la condivisione dei racconti non è difficile arrivare a 200 visualizzazioni, è anche vero che l'attenzione di un lettore che ha deciso di investire, sia pure una cifra minima, su racconto è diversa. Personalmente sono soddisfatta, questo rendiconto mi ha regalato un sorriso in una settimana un po' concitata. Perché i sistemi limpidi che permettono riscontri certi mi piacciono.
E anche perché, tutto sommato, questi soldi sono davvero tutti miei. La cifra è davvero quella di una cena in pizzeria, ma con il 25% su 0,99 o 1,99 non è realistico pensare ad altro. D'altro canto non ho avuto alcuna spesa. Personalmente le copertine mi piacciono. Io non avrei saputo come realizzarle. Non conosco neppure 20 appassionati di Sherlock Holmes, forse dieci, facciamo quindici, quindi direi che la maggior parte dei lettori è arrivata grazie al lavoro di promozione dell'editore. Insomma, con il fai da te non so quanti lettori avrei avuto e se sarei andata in pari.

Questo non per raccontare Delos Digital come un mondo perfetto. Ma è un mondo che conosco e che volevo condividere.
Perché a volte il mondo dell'editoria viene descritto anche peggio di com'è. Del tutto chiuso agli esordienti e volto solo a truffarli. Qui c'era un contratto che diceva determinate cose e tutto è stato fatto secondo i giusti termini. Forse la cosa strana è che io stia raccontando quella che dovrebbe essere una normalità.
In ogni caso, il mio grazie va allo staff di Delos Digital per tutto il lavoro svolto nel 2015.

E un grande grazie a tutti i lettori, che hanno investito il loro tempo e il loro denaro nelle mie storie!

martedì 22 settembre 2015

Il mio racconto in Aspettando Mondi Incantati


Forse, dico forse, oggi pomeriggio termineranno le assegnazioni delle cattedre e forse, dico forse, la mia vita prenderà dei ritmi più regolari.
Questo clima di attesa, tuttavia, è l'ideale per presentare 


Si tratta di un e-book acquistabile su Amazon a 4,99€ contenente trenta racconti, i finalisti del trofeo Rill, uno dei principali concorsi italiani per racconti fantastici, nelle edizioni 2013, 2014 e 2015.
Io sono presente tra il finalisti del 2015 con il racconto Notte Stellata.
Credo che questo significhi, tra l'altro, che quest'anno sono finalista al trofeo Rill!!
Spero quindi di avere la possibilità di parlare anche più avanti di questo racconto, ma non posso non anticipare qualcosa.

Notte stellata
È il meno fantastico dei miei racconti fantastici.
Nasce tutto da una frase, da un paradosso.
Ci sono luoghi che sembrano fatti apposta per essere infestati. Altri no. Chi immaginerebbe un fantasma a Milano, oggi, chiuso in un appartamento del centro? 
Non un fantasma d'altri tempi, non uno sfortunato eroe romantico, ma un politico colluso e cinico che, dopo la morte, non è più riuscito a uscire dall'appartamento che aveva acquistato per incontrarsi con l'amante...

Per la prima volta sono anche ospite in un altro blog!
Oggi mi trovate su Penna Blu a parlare, come spesso succede, di letteratura di genere


Vi segnalo inoltre che è iniziata una collaborazione più stretta con la rivista on-line Sherlock Magazine, dove potete trovare le mie recensioni di gialli e di apocrifi sherlockiani.

venerdì 27 marzo 2015

Prima che venga il gelo – Parte terza

Qui la Parte Prima.
Qui la Parte Seconda.

Riassunto breve: Ven è un giovane pastore della Ley del Nord. Un gruppetto di nomadi Coyranà giunti al suo capanno lo informa che poche miglia più a monte si è consumata una congiura. Il leyler (governatore) ha ucciso il Leylord e il suo erede.
Poco dopo, Ven trova in un fiume il corpo del giovane erede del Leylord, un suo coetaneo e scopre che è vivo, sia pure gravemente ferito. Lo porta al capanno, dove viene raggiunto dalle due donne del gruppetto Coyranà. Poco dopo sopraggiungono i soldati del leyler...


 I soldati del leyler erano vestiti di metallo e di nero. In tre avevano addosso più ferro, tra spada, picca e cotta di maglia, di quanto ce ne fosse nella casa dei Serder, giù in paese. Cavalcavano imponenti cavalli dalle lunghe criniere ed erano accompagnati da due grossi mastini dal collare irto di punte.
 Ven agguantò Puk con una mano che tremava, ma pensò che non c’era nulla di strano nel farsi vedere spaventato da dei soldati. Aveva portato il principe a spalla e tra l’odore delle pecore, della torba e quello di Puk, i mastini non potevano certo distinguere quello del ragazzo.
 – Cerchiamo un traditore. – disse uno degli armati, senza preamboli. – Dargli aiuto o riparo è un crimine che il leyler punisce con la morte.
  Di solito, notò Ven, le guardie parlavano in nome del leylord, di cui il leyler era garante nella Ley.
 – Tenete i vostri cani lontano dal mio. Com’è questo traditore?
 – È un ragazzo biondo, può trarre in inganno e sembrare gentile, ma è subdolo e malvagio.
 – Non c’è molta gente bionda qui in giro. – replicò Ven.
 Una delle guardie lanciò una lunga occhiata lasciva sulla ragazza.
 – Cosa ci fa una vagabonda coyranà con te, ragazzo? – chiese, con disprezzo.
 – So parlare da sola. – si fece avanti lei. – Mi chiamo Vilaya. Viaggiavo con mia nonna, ma lei ieri si è sentita male e abbiamo chiesto ospitalità al primo riparo che abbiamo trovato, da questo pastore.
  L’uomo che aveva parlato, il capo, sputò per terra a segnalare cosa pensava sul far entrare in casa dei coyranà.
 – Perquisite il tugurio. – ordinò agli altri.
  Adesso Ven sentiva che gli tremavano le gambe, oltre alle mani.
  Due degli uomini scesero di sella e aprirono la porta della casa con un calcio sufficiente a scardinarla.
  Un’abitazione con un ambiente solo non offriva molti nascondigli.
  Uno dei mastini entrò nella casa insieme agli uomini e un istante dopo si sentì la vecchia gridare.
  Ven e la ragazza, Vilaya, si precipitarono dentro a loro volta.
  Il mastino stava ringhiando alla vecchia, che tremava sdraiata sul giaciglio. Uno degli uomini le aveva strappato la coperta e stava infilando la punta della spada nel materasso di fieno. L’altro aveva aperto l’unica cassapanca e, senza un motivo apparente, stava prendendo a calci la torba accatastata per essere bruciata. 
  Ven sbatté gli occhi più volte, ma del principe non c’era traccia.
 – Volevo solo passare una notte al riparo! – stava piagnucolando la vecchia. – È un delitto anche questo, adesso?
 – Alzati, megera, se non vuoi che ti punzecchi con questa! – disse l’uomo con la spada sguainata.
  La vecchia prese a tossire, si passò una mano davanti alla bocca e la mostrò all’uomo sporca di sangue.
 – Sarai anche tu vecchio un giorno, ragazzo. – mugolò – Non posso alzarmi e anche se mi uccidi non cambi di molto il mio destino.
 – Non mi importa chi siete, non osate toccare mia nonna! – si intromise Vilaya.
 – Non c’è nessun altro. – parlò anche Ven. – Solo una vecchia malata. L’ospitalità, qua sulle alture, è una legge sacra. Ma non c’è nessun traditore.
 – Cosa succede? – gridò il capo da fuori.
 – C’è una vecchia coyranà decrepita che tossisce sangue. – rispose uno degli uomini armati.
 – Nessun altro?
 – No.
 – Venite fuori. Non abbiamo tempo di occuparci di tutti i rifiuti della terra. 
  I due uomini che erano nella casa si guardarono un po’ delusi. Uno sputò nel fuoco.
 – Puzzerò di pecora e di torba per tutto il giorno. – grugnì.
 – Non che per te peggiori tanto la situazione. – replicò l’altro, mentre indirizzava il mastino verso l’uscita.
 Ven si lasciò quasi cadere per terra, mentre le due coyranà rimanevano immobili. 
  Dall’interno, seguirono i rumori dei tre uomini che si rimettevano in sella, richiamavano i cani e ripartivano.
 – Troveranno il nonno e Damesh? – chiese Vilaya.
 La vecchia, con un movimento agile, saltò su dal giaciglio. Il corpo del principe era proprio dietro al suo, eppure, finché non si era mossa, era stato del tutto invisibile.
  La donna strizzò l’occhio a Ven e sputò a sua volta nel fuoco.
 – Ho dovuto mordermi la lingua per sanguinare. Nessuno si avvicina volentieri a qualcuno che ha i polmoni marci. – disse. – Il nonno e  tuo fratello sanno badare a loro stessi e hanno il grosso vantaggio di non avere nulla da nascondere.
 Ven guardò con scarsa simpatia il giovane sdraiato sul suo giaciglio, con la fronte imperlata di sudore e le palpebre che tremavano sotto chissà quale incubo.
 – Lo devo tenere qui? – chiese.
  L’anziana coyranà si strinse nelle spalle.
 – Non vedo dove tu possa metterlo. Per un po’, almeno, non torneranno.

  La lunga notte d’autunno era lenta a passare.
  Vilaya e sua nonna erano andate a cercare gli altri del loro gruppo e Ven era rimasto a vegliare il ferito. Secondo la vecchia sarebbe morto nella notte oppure sarebbe vissuto.
  Ven stava seduto per terra, con Puk a fianco, tra il giaciglio e il focolare, infelice e stanco. Doveva far bere il ragazzo a intervalli regolari. Il principe Amrod si agitava nel sonno della febbre, mugolava o emetteva singulti strozzati che sembravano dover essere il suo ultimo respiro. Ven pensava che sia che vivesse, sia che morisse, qualcuno gliene avrebbe fatto una colpa.
 – E tu dovresti essere il leylord? La guida e il padre di tutti noi delle Ley? – mormorò, per far passare il tempo. Almeno avrebbe potuto dire di aver parlato a un principe. – Non sai neppure badare a te stesso. Sono convinto che, se fossi in te, avresti orrore di essere qui, sdraiato sulla paglia, in mezzo alle pulci, a bere la stessa acqua che bevono i tuoi sudditi e le loro pecore. Non si può dire che non te lo sia meritato. Scommetto che potevi avere qualsiasi cosa tu volessi. Avresti potuto avere tutte le donne del mondo, senza neanche doverle pagare. Invece hai preferito fare quelle cose schifose con un altro maschio. E sei finito qua. Scommetto che, se lo avessi saputo, avresti capito che non ne valeva la pena.
 – Ne valeva la pena, invece.
  Ven sobbalzò.
  Gli occhi aperti e lucidi di Amrod brillavano nella semioscurità rossastra. 
  E adesso, pensò Ven, come avrebbe dovuto comportarsi? Doveva inchinarsi? Come doveva parlare?
 – Valeva la pena di tutto, tranne che della sua morte. – disse ancora il principe.
  Aveva una vocetta flebile da malato, ma non priva di ostinazione.
 – Perché mi hai salvato, se la pensi così?
 Ven era ancora del tutto pietrificato. Nel suo mondo i principi, neppure quelli moribondi, non parlavano in quel modo, da pari, ai pastori. Puk, però, si era già avvicinato al giaciglio, incuneando il muso nella paglia, nel caso il ferito volesse coccolarlo.
 – State simpatico al mio cane. – borbottò Ven.
  Amrod fece una smorfia che poteva essere un sorriso.

 Ben presto la febbre tornò a prendersi la coscienza del principe e Ven iniziò ad avere paura sul serio. Fino a quel momento non gli era importato molto del ferito. Si era preoccupato di più per la salute di certe vecchie pecore miti che erano state compagne delle sue interminabili giornate di pastore. Adesso che il principe aveva parlato, però, era diventato vivo ai suoi occhi. Un ragazzetto smunto con gli occhi tristi. In preda alla febbre tremava tale e quale a suo fratello, che era morto a cinque anni squassato dai brividi e dalla tosse.
Continua il prossimo fine settimana

Vi segnalo inoltre che su Kultural è on-line in mio post Breve apologia del racconto

martedì 9 settembre 2014

Presidente di giuria al Premio Letterario di Macugnaga




Forse si inizia davvero ad appartenere a una categoria quando sono gli altri a riconoscerci tali. Non lo so, ma ormai porto il "peso" di due romanzi e non posso più tirarmi indietro quando mi chiamano scrittrice. Se poi è la giuria di un premio letterario nazionale a chiamarmi, in quanto scrittrice, come presidente, posso solo fare del mio meglio per essere all'altezza del compito.

Con questo spirito è iniziata la mia avventura come presidente di giuria del secondo concorso letterario "Raccontando il monte Rosa, montagna del popolo walser".
Il primo impatto è stato di istintiva simpatia. 
Quella verso la montagna è, da parte mia, un amore in gran parte non corrisposto. Mio padre è stato maestro di roccia CAI ad un passo dal diventare un alpinista professionista. Su quell'ultimo passo è caduto, un infortunio che ha messo fine alla sua carriera da rocciatore. Lui mi ha portato in montagna sin da bambina, insegnandomi a riconoscere i fischi delle marmotte e il cozzare delle corna degli stambecchi nei loro combattimenti rituali. Poi, però, mi ha reclamato la corsa e sono diventata una donna di collina, creatura di bosco. A quel punto la scelta se dedicare le domeniche alle vette o alle gare  è diventata obbligata e poi amici e marito di pianura e di collina hanno fatto il resto. Ma il richiamo della montagna continua a esistere. Si è riverberato anche in uno dei racconti che considero migliori, "La Conquista" che l'anno scorso ha vinto il premio speciale Lucca Comics & Games.
Simpatia per le organizzatrici, tutte donne, toste, determinate e disponibilissime (anche a scendere a valle per portarmi gli elaborati finalisti da leggere).
Poi è subentrato il rispetto, per un processo decisionale limpido e di esemplare correttezza. Tutti gli elaborati sono stati letti in forma anonima. Votati in autonomia dai membri della giuria, i 5 testi che hanno avuto un punteggio maggiore sono passati alla fase finale. Anche io, che pure avevo un ruolo di garanzia, più che decisionale, li ho letti in forma anonima. 

Non mi soffermo sulla sezione poesia per il semplice fatto che non sono né poetessa né lettrice abituale di poesia contemporanea, essendo il mio poeta preferito Catullo.
Per quanto riguarda la sezione racconti, tutti i finalisti mi hanno colpito per la qualità della prosa. Sono stati, magari sembrerà banale dirlo, racconti belli da leggere, piacevoli da scorrere frase dopo frase.
Ho cercato di indovinare sesso ed età degli autori e devo dire che ho azzeccato il vincitore, ma sbagliato clamorosamente il secondo classificato!

Alla fine è arrivata anche la cerimonia di premiazione, così strana da guardare dall'altra parte della barricata, rispetto alla finale di domenica scorsa!
Eppure questa doppia prospettiva aumenta la consapevolezza.
Da un lato sono sempre più convinta che in Italia, oggi, i concorsi letterari, quelli seri e ben organizzati, siano una delle poche prospettive concrete per affacciarsi al mondo dell'editoria. Come ho avuto modo di dire anche a Macugnaga, nessuno nasce romanziere, così come nella corsa non si nasce maratoneti. La scrittura di racconti secondo me è una tappa fondamentale per chi voglia, per passione o professione, scrivere. E l'unica possibilità di dare visibilità a un racconto, ma anche di ottenere una lettura da parte di addetti ai lavori, oggi è data dai concorsi.
Dall'altra parte, il concorso è una gara, con tutti gli incerti e le sfalsature del caso. Le leggi della competizione obbligano ad applicare delle regole crudeli per cui ci sono solo un numero definito di finalisti e un unico vincitore. Questo non vuol dire che chi è rimasto fuori, vuoi dalla finale, vuoi dal podio non valga. Per tornare alla metafora atletica, anche a Bolt può capitare una falsa partenza.
Una volta mi è stato detto che una vittoria (o una sconfitta) è come una rondine, non fa primavera. È la somma dei risultati ottenuti su vari fronti, possibilmente con lettori diversi, che può dare l'idea all'autore del proprio valore letterario.
Scrivo questo perché so come ci si sente a non vincere un concorso o a sentirsi persi nel mucchio. So che per ogni sorridente vincitore ci sono decine di non vincitori. Questo, poi, non bisogna dimenticarlo mai. In un concorso letterario la statistica è sempre contro di noi. I partecipanti sono decine, centinaia a volte migliaia.

Quanto a me, non mi resta che ringraziare di cuore le organizzatrici per la serietà del loro lavoro e per il calore umano. Come Presidente di Giuria sono stata più che coccolata e ospitata in una struttura deliziosa, l'Hotel Signal.
Ho potuto rivedere Macugnaga, dove ero stata da bambina, ho imparato qualcosa sugli abiti tradizionali walser e ho costretto il marito a salire fino ai ghiacciai!
Un ringraziamento speciale va a tutti i partecipanti perché sono loro l'anima vera di queste manifestazioni.
I miei complimenti, infine, vanno a tutti i premiati, che possono avere l'orgoglio di sapere che è pesato solo quello che hanno scritto.

Quanto a me, se state pensando che mi stia montando la testa, posso rassicurarvi. Da ieri sono di nuovo una matricola universitaria, iscritta al PAS, Percorso Abilitante Speciale, che si può leggere anche come: Potrò Ancora Sperare (di insegnare)? 
Mi aspettano ore di lezione, esami e una tesina finale (che mi metterà più in crisi di qualsiasi racconto). Il tutto da incastrare con lavoro e scrittura. Quindi, anche volendo, non avrò il tempo per montarmi la testa!



lunedì 3 febbraio 2014

In finale allo SherlockMagazine Award 2013


È con molto orgoglio e soddisfazione che segnalo che anche quest'anno un mio apocrifo sherlockiano, Il caso del detective scomparso è in finale allo SherlockMagazine Award e verrà pertanto pubblicato sulla rivista e magari anche in e-book. 
Qui il comunicato ufficiale.
Diverse cose mi hanno reso felice di questo piazzamento. Innanzi tutto il fatto che tifavo per un mio avversario. Samuele Nava, che ha vinto, è tra i giovani autori di apocrifi il mio preferito, quindi non solo mi inchino volentieri davanti a chi stimo, ma questo vuol dire che presto avrò da leggere un suo nuovo racconto, cosa che mi rende stra felice.
Per chi volesse conoscerlo, consiglio caldamente la lettura dei suoi racconti pubblicati in e-book e in particolare Sherlock Holmes e la sfida dell'astrologo.
Ho letto meno di Patrizia Trinchero, ma il suo racconto, sempre reperibile in e-book, Il gioco è cominciato, Holmes mi è piaciuto parecchio.
Essere sul podio con loro, quindi, è davvero un onore.

A questo punto non mi resta che presentare il racconto.

Il caso del detective scomparso
A essere scomparso è niente di meno che Sherlock Holmes stesso, sparito nel nulla durante quella che sembrava essere un'indagine di routine su un marito fedifrago.
Preoccupato per l'assenza del coinquilino, il dottor Watson convince l'ispettore Lestrade ad aiutarlo nelle ricerche. Prima con ironia, poi sempre con più preoccupazione, i due cercano di applicare i metodi  di Holmes e ne farlo si rendono conto che dietro alla "macchina pensante" che conoscono c'è pur sempre un uomo in carne ed ossa, come tale fallibile e di certo non indistruttibile.

A livello tecnico questo racconto mi ha divertito e fatto sudare parecchio, in parte perché è il racconto più lungo che abbia mai scritto, in parte perché è un racconto su Sherlock Holmes in cui Sherlock Holmes entra in scena molto tardi. Osservarlo da fuori, però, mi ha divertito molto e ancora di più mi è piaciuto dare interamente la parte dei protagonisti a Watson e Lestrade a dimostrazione che tenacia e amicizia posso anche più della genialità. In tutto, il solito mix di azione e ironia che tanto mi piace nei racconti di Sherlock Holmes.


Le segnalazioni di oggi non sono finite, perché Tenar è donna dal multiforme ingegno (si fa per dire, oggi ha anche ricevuto due "lettere di rifiuto di qualità superiore" che insieme fanno una bella mazzata) e ogni tanto si ricorda anche di essere archeologa e di aver giocato non poco con l'ecologia preistorica, cioè lo studio della ricostruzione del clima sul lungo periodo. Non fatevi spaventare, è tutto meno astruso di quello che sembra. In concreto, dallo spolvero dei miei vecchi studi ne è uscito un articoletto divulgativo sulla fine dell'era glaciale Non è un paese per vecchi (climatologi)

lunedì 14 ottobre 2013

Uno sguardo da un'altra prospettiva - Il Premio Letterario Linguaggi Neokulturali


Fino a ora ho parlato dei concorsi letterari dall'ottica del partecipante. 
Eppure, mentre un mio romanzo veniva giudicato al Premio Tedeschi, ero anche dall'altra parte della barricata in un super concorso per romanzi inediti di autori esordienti, il Premio Letterario Linguaggi Neokulturali, di cui qui trovate i risultati finali.
Come il solito alla rinfusa, senza pretese di verità assolute, volevo condividere qualche riflessione in proposito.

Da partecipante non ci si rende conto di quanto immane sia la mole di lavoro che un concorso letterario comporta. Ritengo che la redazione di Kultural abbia avuto qualcosa di eroico per essere riuscita a organizzare e a portare a compimento un lavoro simile. 
Leggete qui l'infinito elenco dei partecipanti. Sono arrivati più di 2000 romanzi, di cui molti non ammissibili al concorso per i più svariati motivi: plagi, opere non inedite, opere di generi non ammessi, opere di non esordienti. E quindi davvero, la mia prima considerazione è una preghiera:
Leggete sempre con attenzione il bando di partecipazione. 
Ogni opera ha diritto alla massima attenzione possibile e ogni testo che non dovrebbe essere lì ha in qualche modo sottratto energia e tempo all'organizzazione. Io stessa in passato ho partecipato con leggerezza ad alcuni concorsi e ora mi rendo conto che si è trattato di una mancanza di rispetto proprio nei confronti di quelle persone da cui speravo di ottenere correttezza e attenzione. 

Come ho già avuto modo di dire fino alla nausea, un concorso letterario è una gara, deve per sua natura incoronare un solo vincitore. Nessuno dei partecipante deve prendere il non essere andati avanti nelle selezioni come un giudizio inappellabile sulle proprie capacità di scrittura.
Il primo passaggio è stato passare da 2000 testi a 50. Ecco, io credo che ciascuno dei cinquanta debba essere applaudito. Ciascuno di essi è stato letto da decine di lettori che hanno dato una valutazione, la media di tali valutazioni ha determinato la rosa dei finalisti (con tanto di ex equo, riconteggi, testi ritirati e poi riammessi, giusto per facilitare la vita agli organizzatori, che se no si annoiavano). In ogni gara c'è una percentuale di fortuna, per cui davvero vorrei ricordare a ciascuno degli autori di questi 50 romanzi che sulla linea di partenza eravate 2000. Vi siete fatti notare, il vostro testo valeva. 
So per certo che alcune esclusioni hanno spezzato il cuore agli organizzatori stessi, che si sono dovuti attenere alle regole che erano state stabilite. In un concorso letterario si soffre anche dall'altra parte della barricata.

E infine siamo arrivati ai finalisti, i cui testi arrivati a me.
Di loro non sapevo nulla, non sapevo il nome degli autori, neppure se un'opera era scritta o meno a quattro mani (una delle cose che più mi ha stupito è stato proprio scoprire che due opere erano state scritte da una coppia di autori).
L'unica cosa che posso dire agli autori finalisti è
GRAZIE
Grazie per le vostre storie, per averci creduto, averle raccontate così bene, aver trasmesso così tanto.

La difficoltà maggiore, dal mio punto di vista, è stato il fatto che in finale siano arrivate opere valide e diversissime.
OSI è un thriller con un ritmo da film d'azione americano e un antieroe ruvido (e per questo inevitabilmente simpatico). Difficilissimo confrontarlo con le atmosfere rarefatte di MARIPOSA, romanzo soffuso, che regala passaggi di rara eleganza. 
Alla fine ho dovuto votare (e i miei voti sono riusciti a perdersi nella rete e sono stati recuperati solo all'ultimo, sempre per la serie: gli organizzatori se no si annoiavano) con una serie di dubbi e ansie che io stessa non mi attendevo di provare. 
Perché una cosa è certa. Sono tutti dei gran bei romanzi. Ciascuno a suo modo, tutti si sono fatti amare. A distanza di un certo tempo dalla lettura, mi rendo conto che sono diventati parte di me. Non entrerò più in una seconda casa senza pensare a MARIPOSA. RICONCILIAZIONE mi ha fatto riconsiderare un momento storico. VOYAGE IN ITALIE per assurdo mi ha fatto venire nostalgia della Francia e così via tutti gli altri.
Infine, una volta votato ho scoperto la tifosa che è in me. Non volevo scegliere, ma ho dovuto farlo e una volta fatto ho "adottato" delle opere più delle altre. Tutto è avvenuto via mail, non sapevo quali erano i voti degli altri e ho aspettato i risultati con la stessa ansia con cui ho atteso quelli del Tedeschi.

Un'ultimissima considerazione. Un romanzo in particolare mi ha fatto riflettere. Se mai ci fosse stato bisogno di ribadirlo, ho capito con rinnovata chiarezza che un romanzo si svela solo alla lettura. DI ALTRE METAMORFOSI ha un titolo che, d'istinto, mi preoccupava. Poi ho letto la sinossi che era allegata al testo e mi sono preoccupata ancor di più. Ho iniziato a leggerlo con una certa diffidenza... E poi di colpo erano passate tre ore e ne ero completamente ipnotizzata. Titolo e sinossi a volte non vogliono dire proprio niente (anche se sia il titolo che la sinossi erano onestissimi nel presentare il testo).

Che cosa mi rimane da dire?

Ecco l'elenco dei finalisti: 
Di Altre Metamorfosi di Stefano Valente
Mariposa Lucia Rossetti e Manuel Turolla
Voyage En Italie  di Adele Zarrilli
Riconciliazione di Coralba Capuani
Sotto La Linea Del Sogno di Blue Bettini
OSI di Ilaria Tuti e Paolo Gurisatti

Al di là del risultato finale, grazie a tutti voi.
Grazie a Stefano, Lucia, Manuel, Adele, Coralba, Blue, Ilaria e Paolo.
Spero di trovarvi tutti presto in libreria.

venerdì 6 settembre 2013

Racconto in uscita - Avventura a Parigi, in Sherlock Magazine 29


La bella copertina che vedete è quella del n°29 della Sherlock Magazine, rivista specializzata in gialli e in particolare incentrata su nostro caro Sherlock Holmes. Qui potete trovare la presentazione ufficiale dei contenuti.
Come vedete già dalla foto, vi sono presenti due apocrifi inediti, uno dei quali è il mio

AVVENTURA A PARIGI
Inutile nasconderlo, tra i racconti scritti a cavallo tra 2012 e 2013, questo è il mio "cucciolo prediletto" perché è stato scritto principalmente per soddisfare dei miei desideri.
Volevo un'avventura di Sherlock Holmes che avesse toni brillanti, quasi da commedia sofisticata, in cui ci fosse una donna che, pur senza essere La Donna e senza tradire il Canone, sapesse tener testa al nostro detective.
Siamo quindi nell'autunno successivo a Uno studio in rosso, Holmes e Watson devono scoprire se le minacce di morte ricevute dall'affascinante lady J. nascondano un effettivo pericolo e quali siano i segreti che si celano dietro lo splendido sorriso della nobildonna. Per farlo dovranno andare a Parigi, districandosi, tra feste, sicari e pittori impressionisti.

Lo spunto per la storia mi è venuto dalla lettura di una scena inserita in uno dei miei gialli preferiti che ho voluto ricalcare quasi pari pari, dando a Holmes, Watson e Lady J. i ruoli dei protagonisti di quell'episodio.
Offro quindi solo ai lettori del blog un gioco a premi: dopo aver letto Avventura a Parigi dovete individuare all'interno del racconto la scena ricalcata e indicare il romanzo di origine e i nomi dei personaggi originali.
Due indizi: il romanzo originale è scritto da una donna, sono riuscita a dare a Holmes il ruolo di un personaggio che è praticamente il suo opposto.
Cosa si vince? A scelta, un racconto inedito per lettura personale o una torta.

venerdì 30 agosto 2013

Come gigli di sabbia


Sono stata conquistata da questi gigli di sabbia che crescono sulle dune delle spiagge sarde, apparentemente troppo delicati per il sole d'agosto, con il loro candore da bucaneve. Fragili tra i piedi dei turisti, ostinati nella loro ricerca di vita. E bellissimi quando si aprono al sole.
Credo che le mie ambizioni di scrittrice siano più o meno così, fragili e ostinate, un miracolo ogni volta che riescono a sbocciare.
Questi sono stati mesi di scrittura. Ho finito l'apocrifo sherlockiano che è stato inviato a chi di dovere. È stato letto in tempi davvero record. C'è del lavoro da fare e una serie di "se", alcuni dei quali non dipendono ne da me né dall'editore. Se, se, se potrebbe vedere la luce nel gennaio 2015. Sul momento mi è sembrato un tempo quasi geologico, ma, se la cosa si realizzasse, il libro arriverebbe in libreria a due anni esatti dalla prima parola scritta, una cosa che, se mi fosse stata raccontata un anno fa, mi sarebbe sembrata fantascienza.
Ho scritto racconti. Nell'ultimo anno ho perso alcuni concorsi perché non sono riuscita a completare in tempo i racconti, così mi sono portata avanti. Ne ho terminati due, lunghi, che insieme fanno quasi 80000 battute.
I miei racconti gialli si stanno evolvendo. Prima i miei assassini erano facilmente identificabili, poi dovevano commettere errori per essere individuati. Adesso sono approdata quasi senza volerlo al noir puro. I miei assassini iniziano a rimanere impuniti.
Mi sono trovata in mezzo a un racconto desolata, persa insieme al protagonista in una notte senza stelle e mi sono sentita un mostro per aver ideato una storia simile, in cui si uccide per futili motivi e la bontà è solo una rara condanna.

Un racconto dai toni più leggeri uscirà a breve.
LA BAMBINA DALLE MANI GRIGIE
Sarà dal 22 settembre nell'antologia DELITTI DI LAGO edito da Eclissi Editrice.

Sono anche, chi l'avrebbe mai detto, dall'altra parte della barricata. Finita chissà come a essere membro di una giuria di un concorso letterario per romanzi insieme a agenti letterari e scrittori di primo livello. Un'esperienza intensa e strana di cui la cosa che più mi colpisce, positivamente, è il rigore. Delle opere che devo leggere non conosco l'autore, neppure come pseudonimo, tanto che tra giurati si sta giocando a indovinarne almeno il sesso. Posso parlare delle opere con i miei colleghi solo in termini vaghi, per non influenzarci a vicenda.
Io cerco di leggere nel modo più neutro possibile, al di là dei gusti personali, cercando di dare a questi testi l'attenzione che vorrei fosse riservata ai miei. E spero di innamorarmi davvero di un romanzo per poter dire con orgoglio "l'ho amato prima che altri potessero leggerlo"

Infine, ultima comunicazione, su Kultural (link qua a lato), c'è una recensione più approfondita di un libro che ho molto amato, Dritto al Cuore di E. Bucciarelli.