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domenica 31 gennaio 2021

Questioni di atmosfera – provare a scrivere horror




 Questa è stata una settimana di infinita stanchezza, che ha coinciso con il caotico momento degli scrutini. È da lunedì che mi sembra di aggirarmi come un bradipo catalettico, con la stessa capacità di concentrazione e di pensiero astratto.
    In realtà alcune cose sembrano pian pianino se non sistemarsi, assestarsi e quindi credo che la mia attuale bradipite sia principalmente stanchezza arretrata. È un anno, ormai, che sia dentro alla pandemia. Un anno che, per mia figlia, è una frazione tutt'altro che trascurabile della sua vita. L'ultima festicciola con altri bambini esterni alla cerchia più stretta della famiglia è stata quella del carnevale 2020. Di alcune esperienze banali non ha neppure memoria, perché non le ha mai sperimentate o perché il tempo trascorso per lei è troppo lungo per ricordarle. Un film visto al cinema, una cena in pizzeria, andare a trovare i cugini in Lombardia (di questo ha un ricordo molto vago), provare uno sport di squadra... Per noi grandi è un anno di preoccupazioni, un anno di amici o parenti malati, lontani, di notizie difficoltose, di impossibilità di staccare davvero. E non se ne vede ancora la fine, con la fatica che si accumula sopra la fatica. È così per tutti, ma ormai più che il desiderio di solidarietà, prevale quello di rintanarsi ciascuno nel proprio cantuccio, cercando andare avanti come si può.
    Nonostante questi pensieri nebbiosi, questi giorni in realtà non sono stati da buttare. È arrivato il secondo contratto dell'anno, anche questo per un racconto, anche questo per un horror.

mercoledì 6 maggio 2020

Racconti nel tempo del Coronavirus/10


E finalmente si tornò ad uscir di casa.
In attesa di poter tornare dagli amici a due gambe ci si consola con quelli a quattro zampe. Questa foto è stata scattata questa mattina, a circa un quarto d'ora di cammino da casa. Sono venuti i vitellini, le galline e i cavalli a salutarci. Un vitellino si è dilungato a chiacchierare con mia figlia in mucchese stretto, mentre la cavalla bianca ha accettato molto signorilmente la nostra mela. Ieri siamo andati a trovare i "congiunti onorari" ovvero i quattro asinelli dello zio. Al rientro la piccola ha fatto il lavoretto dell'asilo: mettere in un barattolo qualcosa che rappresentasse l'emozione del momento e il barattolo è stato tutto riempito di un bel giallo gioia.

Certo, non è proprio tutto gioioso in questa "fase 2". Qui, nel Piemonte non ancora al riparo dai contagi, tutti mi sembrano muoversi con grande cautela, tra restrizioni e problemi pratici. Con il rientro al lavoro la gestione dei figli è ancora più difficoltosa, in pratica le uniche opzioni sono: trascurare la sicurezza e mandare i bambini dai nonni, lasciarli a casa da soli se sono più grandicelli, rimanere a casa rinunciando allo stipendio. Chi come me cerca di barcamenarsi tra telelavoro e prole inizia a pensare alla casalinghitudine come un sogno. Va bene tutto e ci si adatta. Ma immagino che molte giovani coppie in questo momento stiano decidendo di non avere figli o di non farne un secondo, semplicemente perché se l'unica opzione possibile in caso di emergenza è rinunciare a uno stipendio la cosa diventa impraticabile.
Lo so che torno spesso su questo tema, ma sono piuttosto arrabbiata.
Ieri parecchie nonne sono passate con nipotini davanti al cancello di casa e (a distanza) mi hanno detto che sono disposte ad ammalarsi pur di permettere ai figli di lavorare. Non mi sembra davvero che possa essere questa una via praticabile. So perfettamente che ora le scuole non possono aprire in sicurezza, ma ci devono essere delle alternative praticabili (congedi simil maternità, par time alternati, servizi di baby sitteraggio a prezzo calmierato magari per occupare gli studenti universitari, insomma, qualcosa).

Io mi barcameno come posso, inizio a desiderare in modo morboso la fine della didattica a distanza, che pure, una volta capiti i fondamentali, funziona e dà anche soddisfazioni insperate. Sono solo stanca, di una stanchezza che ormai si accumula su altra stanchezza che sta su altra stanchezza. Ora sto facendo pausa dopo un pomeriggio di riunione. Nel mentre ho placato un pianto disperato, steso la pasta per la pizza per la cena e ritirato le lenzuola. E tutto questo è stato possibile solo perché il mio super marito ha preso appositamente ferie. Se no, come è successo ieri, avrei fatto lezione con la bimba in braccio, parlando per altro di un argomento notoriamente adatto alla prima infanzia: gli effetti della bomba atomica (ovviamente non ho potuto far partire il filmato che avevo preparato e che conteneva parecchie immagini crude). Non riesco neanche a immaginare quanto siano stanchi i genitori in situazioni più complicate della mia, con spazi ristretti o bambini che necessitano di attenzioni speciali.

Inutile dire che scrivere non è neanche un'opzione considerabile.
Per fortuna ho scritto in passato. Ho inviato un racconto a un concorso e magari proverò a far partecipare un romanzo a una selezione. Intanto proseguono anche le pubblicazioni con Delos Digital.
Settimana prossima esce l'ultimo racconto della mia mini saga fantasy Fino alla morte e oltre
Ecco qua la copertina.
Ne sono molto contenta. Sono contenta di aver trovato questa fotografia, che credo esprima appieno il cuore del racconto. In ogni copertina precedente c'era una spada. Infilzata nel terreno, gettata tra le foglie, in mezzo alla tormenta. Ora la spada è impugnata, le decisioni sono prese. Tuttavia la fotografia è molto cupa.
Ecco, questo credo sia necessario dirlo. Non aspettatevi un lieto fine. Questa è una storia di amori impossibili e di scelte che hanno prezzi di pagare. Lo è fino alla fine. 
A volte, l'unica cosa che si può fare è del proprio meglio. Anche se non è sufficiente.

Settimana prossima, per il lancio ufficiale, vi potrò dire qualcosa di più!

sabato 15 febbraio 2020

Le copertine de Le Cronache delle Ley


Ecco finalmente arrivata la copertina della seconda uscita de Le cronache delle Ley, La luna delle foglie cadenti, che sarà disponibile il 25 febbraio e ordinabile qualche giorno prima.

Altrettanto finalmente posso fare un post sulle copertine!

Uno dei (molti) motivi per cui il self per me ha sempre avuto pochissimo appeal è che non so fare tutto. Ho un rapporto conflittuale con la tecnologia, non saprei da che parte cominciare per impaginare un ebook, ho bisogno di un editor che quanto meno mi controlli il testo, non capisco una mazza di marketing e, non ultimo, non ho alcun talento grafico. So usare in modo molto basico GIMP, l'anno scorso i miei alunni hanno seguito un corso, in pratica ho imparato con loro e alla prova dei fatti è risultato che un dodicenne di medio talento se la cava meglio di me. Insomma, a ognuno il proprio mestiere. Affidarsi a un editore vuol dire (dovrebbe voler dire) poter contare su un grafico vero.

Le mie (ottime) esperienze precenti

Personalmente ho sempre avuto a che fare con editori con idee molto chiare sulle copertine, il che dal mio punto di vista è un bene, con un grado di interazione molto diverso.

Per la mia prima pubblicazione, La roccia nel cuore, mi è stato chiesto se avevo una foto che avrei voluto mettere in copertina. A distanza di anni il romanzo è stato ora ristampato e tra l'altro è ben distribuito nelle Coop del Piemonte. Lo vedo esposto quando vado a fare spesa e la fotografia, regalatami da un amico (grazie, Fabio!) continua a piacermi molto, anche se col senno di poi avrei dovuto fare qualche domanda in più sulla carta con cui sarebbe stata stampata. È risultata infatti un poco più scura dell'originale, sempre col senno di poi sarebbe bastato un minimo di lavoro sui filtri per un risultato migliore, ma né io né l'editore ci abbiamo pensato e va bene così.

Per l'antologia RiLL La spada, il cuore e lo zaffiro ci siamo appoggiati, come è consuetudine per le edizioni RiLL a un'illustratrice di ottima fama, Valeria de Caterini. Con lei c'è stato un bellissimo rapporto di collaborazione perché il personaggio rappresentato, che è lo stesso Amrod presente in questi ebook, avesse proprio gli abiti e la spada che io avevo in mente! 

Per quanto riguarda le altre opere pubblicate con Delos, invece, andando in collane molto connotate, le copertine non le ho scelte io, ma le ho trovate tutte estremamente sensate, coerenti la mia storia e sopratutto ben identificabili in uno store on-line. Sia per il romanzo che per i racconti si trattava sempre di avventure nell'universo di Sherlock Holmes e il lettore deve capirlo subito. Le copertine di Sherlockiana, poi, sono a mio parere veramente eleganti!

Le copertine de LE CRONACHE DELLE LEY (e tutti i miei ragionamenti annessi)

In questo caso, invece, si è agito in modo diverso, ma anche diverso era il caso. Qui abbiamo quattro ebook legati che escono, però, all'interno di una collana, Fantasy Tales. Devono apparire a prima vista sia coerenti con la collana sia con una connotazione più personale, che li faccia percepire immediatamente come collegati. Bisognava inoltre tener presente i tempi di lavorazione. RiLL mette sul mercato due antologie all'anno, Valeria de Caterini lavora mesi sulle copertine, Fantasy Tales pubblica più di un ebook al mese.
Quello che mi è stato proposto, e che ho trovato estremamente stimolante, è stato di scegliere liberamente delle immagini su uno store on-line (meglio chiarire, non ho idea del costo delle immagini, io le ho solo scelte, a tutto il resto ha pensato l'editore) che poi sarebbero state elaborate dal grafico della casa editrice.

All'inizio grande panico. Come orientarsi in un archivio di migliaia e miglia di immagini, fotografie e disegni? Che copertine volevo?

Per il fantasy le illustrazioni vanno per la maggiore. Nella mia esperienza di lettrice ho trovato copertine fantasy con illustrazioni bellissime

A oggi quella che considero una delle migliori copertine fantasy,
in quanto a coerenza con il testo
 E altre davvero imbarazzanti
Questo libro non contiene horror, non contiene mostri, vampiri
non parla neppure di morti. Ma è difficile crederlo.
In generale, tuttavia, ritengo che un'illustrazione abbia senso solo se fatta ad hoc, da qualcuno che ha letto il testo. Oltre tutto la mia amica Viola aveva già realizzato delle bellissime illustrazioni per questi racconti (purtroppo non adattabili come copertine). Insomma un disegno generico, genericamente "fantasy" non mi avrebbe mai soddisfatta. Ho capito che volevo delle fotografie, ma quali fotografie?

Che cosa volevo raccontare con queste copertine? Che cosa potevano avere in comune a livello visivo  queste storie?

I quattro ebook andranno a formare una sorta di piccola saga e, salvo decessi, i personaggi tornano da un racconto all'altro, ma ovviamente non potevo usare foto di persone.
Volendo trovare una sorta di "protagonista alternativo", ecco, si può seguire anche, racconto dopo racconto, la storia di una spada.
Nel primo ebook, La spada di Emarana, uno spadaccino si rende conto che il principe Amrod non potrà mai usare bene il pesante spadone del padre e gli trova pertanto un'arma alternativa. La spada del leylord, tuttavia, mantiene un potente valore simbolico e i suoi passaggi di mano, che cosa si debba fare di quella spada, hanno una parte non indifferente nei racconti successivi.
Ho deciso quindi che in ogni copertina ci sarebbe stata una spada.
Questa mi sembrava una soluzione all'esigenza di connotare questi ebook come appartenenti di diritto a una collana dal nome "fantasy tales" e a quella di creare una sorta di unità interna, che li facesse immediatamente percepire come legati.

 Ne La spada di Emarana il nevoso inverno delle Ley che fa da cornice agli ultimi eventi del racconto, quella in cui le armi vengono sfoderate.


Questa mi è sembrata quindi la fotografia migliore per iniziare una saga che è fantasy, ma in cui gli elementi magici sono minoritari. Ci introduce al freddo spietato delle Ley. La spada può essere quella di Torvin an'Parshi, il maestro d'armi, oppure quella di uno dei giovani coinvolti nella battaglia (simulata fino a un certo punto) che conclude la vicenda.

Per La luna delle foglie cadenti, ambientato nell'autunno successivo, la scelta è stata ancora più facile

Una spada, presumibilmente a terra, tra foglie cadute rispecchia lo spirito del racconto.
Per gli altri due ebook è stato più difficile, ma alla ho trovato delle foto con una spada in grado di dare un'idea di quello che avevo in mente.

Il terzo ebook si intitolerà Il posto della spada, ci saranno due nuovi personaggi, due ragazzi comuni che dovranno decidere se farsi coinvolgere e in che modo in una guerra incipiente. Dopo una votazione da parte di alcuni amici ospiti a casa, abbiamo scelto una spada appoggiata a una catasta di legno, che spero ben simboleggi le possibilità dei mei protagonisti.

Il quarto, Fino alla morte e oltre, avrà una copertina molto scura, con una spada impugnata da qualcuno che indossa un mantello. A quel punto, ormai, coloro che hanno deciso di portare una spada dovranno essere pronti a sguainarla, pagandone le conseguenze.

Insomma, sono davvero soddisfatta della riuscita delle copertine e di questa formula di collaborazione che mi ha lasciato come autrice tutta la parte creativa, mentre la casa editrice si è fatta carico di quella tecnica (e delle spese).

Che cosa ne pensate? Qualcuno ha altre esperienze con le copertine?

domenica 19 gennaio 2020

La spada di Emarana disponibile in Ebook




romanzo breve (59 pagine) - Può la spada di una donna trasformare un ragazzo in un uomo? Parte da questo presupposto una nuova saga fantasy che vi trasporterà in un universo straordinario!

Torvil an’Parshi forse è tornato nel Leynlared solo per farsi uccidere dalla mano di un figlio che non ha mai conosciuto. Contemplare le macerie della propria vita non è, però, la sua unica occupazione, quella ufficiale è cercare di trasformare il gracile figlio quindicenne del leylord in un guerriero. Oppure ucciderlo, giacché le Ley, un insieme di terre assediate dal gelo e dai nemici, non possono permettersi un sovrano debole. Ma tra lo spadaccino disilluso e l’adolescente nasce un’inaspettata intesa. A Torvil spetta quindi il compito di forgiare l’anima del giovane Amrod e trovare un’arma con cui possa combattere nella Mischia Invernale, una competizione mortale che si svolge nei giorni senza luce degli inverni delle Ley. Nel farlo, forse, Torvil troverà anche un modo per affrontare il proprio passato e quel figlio che ha pagato il prezzo dei suoi errori.
Con La spada di Emarana iniziano le Cronache delle Ley e le vicende di Amrod del Leynlared.
Ci siamo, è già prenotabile, e  disponibile da martedì 21 gennaio, La spada di Emarana, ebook edito da Delos Digital in collaborazione con l'associazione RiLL. Si tratta della prima di quattro pubblicazioni che andranno poi a connettersi con i racconti già pubblicati nella raccolta La spada, il cuore e lo zaffiro


Vi porterà nelle Leynlared, un regno ben presto destinato a frammentarsi in una spietata guerra civile, al cui centro vi è il diritto a regnare del principe Amrod, il ragazzo che vedete al centro della copertina dell'antologia. Non è, però, lui l'unico protagonista di quella che è invece una storia corale. Il primo sguardo sul Leynlared, per chi leggerà il racconto, sarà infatti quello cinico dello spadaccino Torvil an'Parshi, un uomo che ha gettato via ben più della propria vita, per una storia impossibile.
Gli amori impossibili è, infatti, il filo conduttore che lega i racconti e che in qualche modo accomuna tutti i personaggi che si succederanno nelle pagine.

Che cosa aspettate, quindi?
Il romanzo breve è già disponibile per la prenotazione qui


Un grazie speciale alle persone che hanno reso possibile questa pubblicazione, a tutti coloro che, assai più di me, hanno creduto nelle possibilità del Leynlared, e in particolare a Alberto Panicucci, senza il quale mai avrebbero visto la luce, e a Andrea Franco, curatore della collana fantasy di Delos Digital

lunedì 13 gennaio 2020

Le Cronache delle Ley – La spada di Emarana in arrivo il 21 gennaio



Le cronache delle Ley
Sono gli amori impossibili quelli che cambiano il mondo,
ma per ogni scelta c'è sempre un prezzo e una conseguenza.

Che cosa sei disposto a dare per cambiare il tuo mondo?

Il 21 gennaio arriverà in tutti gli store on-line, edito da Delos Digital in collaborazione con l'associazione RiLL, La spada di Emarana. Sarà il primo di quattro e-book che ci porteranno nella guerra civile che sconvolge il Leynlared, regno molto più di ghiaccio che di fuoco, dove il principe Amrod dovrà essere pronto a sacrificare ogni cosa per riprendere il controllo delle proprie terre.

In ogni racconto avremo punti di vista differenti, per comporre una sorta di romanzo corale, un racconto visto dagli occhi dei principi come da quelli dei pastori. Al centro di ogni storia, però, ci sono gli amori impossibili e le conseguenze delle proprie scelte.

Ed è un amore impossibile quello che ha segnato la vita di Torvil an'Parshi, lo spadaccino protagonista de La Spada di Emarana. Legato a una nobildonna sposata, Torvil ha ucciso in duello il marito di lei ed è dovuto fuggire in esilio. È rimasto lontano e impotente quando l'amata di è suicidata, lasciando orfano il figlio del loro amore.
Dopo vent'anni si presenta l'occasione per tornare in patria, ma il perdono del leylord non è dettato dal buon cuore. Torvil dovrà insegnare a combatte al giovane principe, che il padre considera un inetto, oppure, se questo non sarà possibile, farlo sparire simulando un incidente...


La spada di Emarana – Incipit

Se mai ci incontreremo lo faremo con le armi in pugno, in duello.
Torvil an’Parshi accartocciò la lettera e la gettò nell’ampio camino della sala d’armi. Aveva attraversato metà del mondo, si era umiliato per ottenere il perdono del leylord e infine aveva accettato un lavoro che detestava solo nella speranza di quell’incontro. Ebbene, non poteva dargli torto e solo lo Spirito sapeva se non sentiva di meritare anche di peggio. Tuttavia guardò la lettera bruciare, lasciando che la luce e il calore delle fiamme gli facessero dolere gli occhi, per illudere se stesso che la colpa fosse esclusivamente del fuoco.
Si costrinse a voltarsi, passandosi una mano sul viso. Il lavoro che doveva fare. Il suo onore gli avrebbe imposto di portarlo a termine, se ci fosse stato anche un solo briciolo di onore in quello che il leylord gli aveva proposto.

– Sarò franco con te – aveva esordito il sovrano.
Torvil intanto pensava a quanto male fosse invecchiato Bakos, che una volta era suo amico, appesantito dalle ubriacature quasi quotidiane, a capo di una nazione che ormai esibiva una ricchezza solo di facciata.
– Se fossero vissuti la mia prima moglie e il mio primogenito, il mio erede avrebbe ormai trent’anni e io sarei tranquillo – continuò il leynlord. – Invece il ragazzo ha quindici anni ed è tremebondo e malinconico. Balla, legge poesie e mi tormenta perché gli trovi un maestro di liuto. La cosa migliore che abbiano detto i suoi tre precedenti maestri d’armi è che è mediocre. Là fuori c’è il nuovo imperatore leopardo di Mar-Tial che ha ventidue anni e ha schiacciato le città in rivolta con la semplicità con cui un macellaio uccide un coniglio. Se io dovessi morire domani non posso lasciare il Leynlared a un quindicenne poeta. Tu sei la sua ultima possibilità di diventare un guerriero che gli uomini possano seguire.  L’ultima… So che c’eri tu dietro l’incidente al principe Ilven, alle Suanil.


Quindi è questo che sto aspettando, il mio prossimo omicidio? Si chiese Torvil. Era quello il prezzo che aveva pagato per l’opportunità di incontrare un figlio che lo odiava? Gli Imsheti credevano che si potesse vendere la propria anima a uno dei loro demoni obesi, e Torvil si chiese quale demone fosse così disperato da volere la sua. Ma ormai il contratto era firmato e l’anima venduta. Sempre che non riuscisse a fare il miracolo e a trasformare il principe, per usare le parole di suo padre, in un guerriero che gli uomini potessero seguire.


Il seguito del racconto vi aspetta da martedì 21 gennaio nell'ebook La spada di Emarana, disponibile su tutti gli store on-line

domenica 10 novembre 2019

A Casale Monferrato a parlare di Ursula K. Le Guin – Parte seconda, chi era Ursula K. Le Guin?


CHI ERA URSULA K. LE GUIN


Il disegno che ho scelto credo rappresenti bene chi era per me Ursula K. Le Guin.
È stata una sorta di "nonna virtuale" che attraverso i suoi scritti, dall'alta parte del mare, mi ha accompagnato dall'infanzia fino all'età adulta, facendomi capire che tipo di donna avrei voluto diventare. Dopo tutto, tra lei e la nonna che ho conosciuto c'erano solo tre anni di differenza e davvero, anagraficamente avrei potuto essere sua nipote.

Ursula, però, non è mai stata una signora normale, come me la immaginavo io da bambina, una donna che dopo una formazione più o meno come quella di tutti gli altri ha deciso di mettersi a scrivere.
È stata sicuramente estremamente fortunata a poter vivere in un ambiente stimolante all'ennesima potenza, in contatto (e parliamo degli anni '20 e '30 del novecento) con la diversità culturale nel senso più ampio del termine. A lei il merito, però di aver condensato e trasmesso questa ricchezza in idee tanto forti da attraversare il tempo e lo spazio e plasmare la mente di una ragazzina di provincia come me, cresciuta tanto dopo, ma priva (come il 99% dell'umanità) di quello straordinario humus culturale in cui è cresciuta lei.

Come scrivevo nel post precedente, lei si è sempre firmata Ursula K. Le Guin. K sta per il suo cognome paterno, Kroeber, un nome che chiunque mastichi un po' di antropologia conosce (a me comunque ci sono voluti decenni per collegare i puntini).
Quindi ora un po' di antropologia di base. Semplificando all'inverosimile, non mi accoltellino gli antropologi culturali veri, l'antropologia si forma nei primi decenni del novecento con lo studio di popolazioni dalla cultura ancora molto differente da quella occidentale. Hanno estrema importanza gli studi  effettuati tra le popolazioni siberiane e quelli sulle popolazioni native americane. Alfred Kroeber il papà di Ursula studia i nativi americani.
Ora, per quanto ho capito io, Kroeber separa gli aspetti culturali da quelli biologici organici. Secondo lui una cultura non dipende dalla biologia delle persone che vivono quella cultura e i modelli culturali non possono riprendere quelli biologici. Il suo saggio principale è del 1917, un periodo, per intenderci, in cui si parlava tranquillamente di "popoli primitivi", "razze umane" e altre amenità simili, scindere nel 1917 l'aspetto biologico da quello culturale non è scontato e spazza via un bel po' delle idee che allora andavano per la maggiore.
La mamma di Ursula, invece, era una scrittrice, Theodora, (nell'America degli anni '10 del novecento) che voleva scrivere la storia dell'ultimo esponente di una popolazione nativa. Inevitabilmente incontra nel lavoro di documentazione incontra Alfred. Lei è già vedova con due figli, non ho capito come (credo che in famiglia avessero i super poteri), si specializza anche in psicologia e nel mentre sposa Alfred.
Non dimentichiamoci in questa storia di Ishi, l'ultimo esponente della propria popolazione, che, messo in contatto da Theodora con Alfred, inizia a lavorare con lui. Non ho trovato molte notizie su Ishi in una lingua a me comprensibile, ma dalla foto presente su wikipedia direi che lo troviamo in parecchi romanzi della Le Guin, sia come figura archetipa (qualcuno di totalmente isolato dalla propria cultura di appartenenza e che studia per interagire alla pari con un universo culturale che comunque non sarà mai suo e non lo accetterà mai del tutto), sia a livello di tratti somatici.

La famiglia Kroeber passa gli inverni in università e le estati in mezzo al nulla, in un ranch da cui passavano nativi americani, gente dalle più varie provenienze e idee e fisici del calibro di Robert Oppenheimer.
Il che mi spiega probabilmente due cose. I romanzi di fantascienza della Le Guin tengono conto della teoria della relatività meglio della maggior parte degli altri e si addentrano più di altri nella fisica e nella matematica delle teorie proposte per la tecnologia del futuro. Nonostante questo, lei diceva spesso nelle interviste che la fisica moderna la affascinava, ma la capiva solo fino a un certo punto. Suppongo sia vero, se il tuo metro di paragone è il direttore del progetto Manhattan.
In ogni caso, pur affascinata dalla fisica, Ursula decide di studiare letteratura, perché la stimola, le viene meglio e vuole scrivere "storie affascinanti e strane di quella che chiamano fantascienza". Immagino che nel suo contesto famigliare fosse un sogno molto meno eccentrico di altre cose.

Ursula studia quindi letteratura rinascimentale francese e italiana e conosce uno storico francese, Charles Le Guin, che sposa. Decide di dare priorità alla carriera del marito e "come ripiego" insegna francese all'università, e inizia a pubblicare regolarmente dopo la nascita del secondo dei suoi tre figli.
Questa è una cosa che mi ha sempre colpito.
Nelle sue storie ci sono persone che compiono le più svariate scelte di vita, dal lasciare tutto e andare su un altro pianeta come ambasciatore, tagliando i ponti con tutto ciò che hai conosciuto al vivere soli e liberi. Ci sono tuttavia un tot di personaggi femminili che hanno spiccati interesse intellettuali e/o professionali. Alcune di queste donne non desiderano la maternità, altre sì, e questo non è quasi mai in conflitto con la loro crescita professionale e intellettuale. Non sempre la cosa è indolore, ma è sempre un equilibrio possibile. Ora, considerando la storia personale sua e di sua madre mi viene da presupporre che lei non proponesse tanto un obiettivo da raggiungere, ma qualcosa che già sapeva possibile. Dopo tutto sua madre, vedova, con due figli, diventa una psicologa di una certa fama. Lei si intestardisce con la scrittura quando ha già dei figli.
È ovvio che tutto ciò non sarebbe stato possibile se non venisse da un'ambiente agiato, ma parliamo comunque della fine degli anni '50 / inizi anni '60, quando le moglie non erano esattamente incoraggiate ad avere una propria carriera.
Infine, non so perché e non ho mai trovato una sua dichiarazione a riguardo, lei si firmerà sempre Ursula K. Le Guin, dando quindi precedenza al cognome del marito. Cosa curiosa per una scrittrice femminista. Non so se comunque il cognome Kroeber rimaneva piuttosto impegnativo e Le Guin suonava a tutti gli effetti molto bene. Considerando il caratterino della signora in questione (ci terrà a far sapere a tutti che una volta l'hanno costretta a firmarsi solo U.K. Le Guin per non far capire che era una lei, ci è rimasta malissimo e se l'è legato al dito per i successivi sessanta anni circa), credo però che l'essersi legata a Charles fosse una cosa che faceva parte della sua identità personale.

A questo punto dire "si interessa di filosofie orientali" fa molto New Age e non mi pare sia il caso. Meglio dire che studia a fondo il taoismo, le teorie anarchiche pacifiche (pur non riconoscendosi mai in tali idee e continua a interessarsi delle discipline in cui è cresciuta immersa, psicologia e antropologia.
Tutto ciò fluisce senza soluzione di continuità in tutti i suoi scritti, che siano storie "per bambini" o riflessioni sulla società.
Un occhio attento, conoscendo tutto ciò che l'ha influenzata, ne segue le tracce nei suoi scritti e che tuttavia, a ben vendere, sono riflessioni in forma narrativa di chi ha visto come testimone l'incontro di civiltà diverse con la consapevolezza che qualsiasi pretesa di superiorità è illusoria fino ad apparire ridicola.

Non c'era probabilmente altra forma che il fantastico in senso lato e il fantascientifico e il fantasy in senso più stretto per imbrigliare le riflessioni sulla società e sui singoli di questa donna.

Dire che ha voluto elevare la letteratura di genere verso una letteratura più alta mi sembra ridicolo.
La sua speculazione ha forma letteraria. E dato che al mercato letterario piace incasellare romanzi e racconti in generi, lei si è trovata a scrivere Fantasy e Fantascienza. Con buona pace, per altro, di chi li considerava generi contrapposti e inconciliabili.

Di certo la sua formazione così particolare, il contesto in cui è cresciuta, le ha dato una consapevolezza diversa. Mi chiedo come osservasse le ragazze della sua generazione, magari le sue compagne di studi, perfettamente immerse nel proprio contesto culturale, lei che già sapeva che il contesto culturale è tutto sommato un accidente che ci è capitato, pieno di convenzioni ridicole. La immagino aggirarsi per gli anni '50 come certe protagoniste di suoi racconti, aliene in un mondo straniero, che si sforzano di comportarsi come si conviene perché offendere gratuitamente gli altri è sempre brutto, e intanto annotano, ragionano, si sforzano di capire sempre pregiudizi.
È questo sguardo sul mondo, quello di chi a quel mondo non appartiene mai del tutto e che tuttavia non ha l'arroganza di definirsi superiore, che più di qualsiasi altra cosa mi è rimasto addosso.

Come tutte le nonne, alla fine mi ha insegnato un modo di pensare.


A Casale Monferrato a parlare di Ursula K. Le Guin – parte prima


Mentre durante l'aggiornamento scolastico non riesco a capire un'unità di apprendimento sulla letteratura di genere, la biblioteca di Casale Monferrato mi offre l'occasione di una vita. Parlare di Ursula Le Guin.

Spiegare chi era, cosa ha scritto, perché (secondo me) è essenziale conoscerla, scegliere un tot di brani che verranno letti da Ivo de Palma.

Cercate di capire il mio stato di panico. Dato che un brano necessita una voce femminile dovrò leggerlo io. Gli altri li legge Ivo de Palma.
"Voglio morire" credo che sia la frase che riassume meglio il mio stato d'animo.

Poi c'è la felicità pura.
Quella data dal fatto che un'istituzione culturale abbia deciso di dedicare tutto un incontro a Ursula Kober Le Guin e abbia deciso di chiamare me per parlarne.

Tra un attacco di panico e l'altro, cioè dopo che il progetto era partito, prima che mi dicessero che dovevo anche leggere. ho potuto ragionare molto su quello che voglio dire su Ursula Le Guin.
Abbiamo deciso che tra i mille temi possibili ci focalizzeremo su due, il femminismo e l'idea del viaggio. In questo contesto storico mi sembra doveroso raccontare un'autrice che secondo me è fondamentale e raccontarla partendo dalle emergenze dell'oggi.

Questo, però, mi ha dato l'opportunità di approfondire quanto già sapevo su di lei per creare una serie di post, che verranno messi on-line temo con la cadenza del passo del mammut, viste le molte cose da fare in questo momento.

Per il momento vi invito a Casale Monferrato.
Se conoscete questa autrice, per saperne qualcosa di più e sentire le sue meravigliose parole lette da un professionista e da una dilettante allo sbaraglio.
Se non la conoscete perché vi state perdendo qualcosa di grosso e importante.

Perché? 
Per molti motivi. Vi elenco i primi che mi vengono in mente, in ordine sparso.

Perché non ci sarebbe stato nessun Racconto dell'ancella senza Ursula K. Le Guin

Perché sulla "teoria dei generi" spesso si scagliano tifoserie opposte e lei ha cercato di analizzare il problema "come influisce il genere di appartenenza sulla nostra vita e sulla società?" in modo più neutro possibile.

Perché è considerata una tra i letterati che più hanno contribuito a far conoscere le correnti anarchiche pacifiste, anche se lei non era anarchia e non ne condivideva le idee (ho scoperto di recente che era sempre imbarazzata quando le comunità anarchiche la invitavano a parlare...).

Perché è stata un'autrice ambientalista in un tempo in cui "ambientalismo" neppure esisteva come parola.

Perché è stata un'autrice che ha promosso un pacifismo consapevole, tutt'altro che buonista o avulso dalla realtà.

Perché aveva una cultura talmente vasta e approfondita da far spavento da saper raccontare qualsiasi cosa con una semplicità disarmante.

Perché è stata una grande della letteratura, di quelli che intendono sempre la letteratura come qualcosa al servizio della società, eppure per molti, ancora "ha fatto robetta di genere".

Perché è una figura di donna eccezionale, figlia di una donna eccezionale, che ha saputo vivere in anni difficili con grande consapevolezza la sua femminilità senza soggiacere ai pregiudizi sociali e senza negare o svilire i suoi desideri profondi. È stata un'intellettuale, docente universitario, scrittrice,  convinta femminista, ma anche moglie e madre, "casalinga borghese", come a volte scherzava, senza che un aspetto negasse gli altri.
Ha sempre firmato i suoi scritti Ursula K. Le Guin. In K sta per il suo cognome, Kroeber, un gran cognome, che viene da un padre famoso da cui è difficile non farsi mettere in ombra, e Le Guin è quello del marito, perché, evidentemente, questo è quello che ha scelto liberamente di essere.

venerdì 11 maggio 2018

Con Manzetti e Sherlock Holmes a Cureggio


Venerdì 18 maggio 2018
Cureggio – No
Biblioteca comunale ore 21
Innocenzo Manzetti colui che inventò il telefono
Con 
Fabio Valeggia
Antonella Mecenero, autrice del romanzo
"Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico"

martedì 8 maggio 2018

La spada, il cuore, lo zaffiro al salone del libro di Torino


Incombenze scolastiche, preparazione del battesimo della pupattola e anche la scrittura privata mi hanno tenuta un po' lontana dal blog.
Adesso però è tempo di tornare, anche perché alcuni appuntamenti si avvicinano.

La spada, il cuore, lo zaffiro la mia antologia fantasy curata da Rill, che ha avuto recensioni tanto commuoventi da farmi seriamente pensare di approfondire il mio rapporto con il fantasy, sarà presente alla Fiera del Libro di Torino.

Quindi se volete accaparrarvi una delle ultime copie della prima edizione (pare ci sia odore di ristampa) dell'antologia, non avete che da andare
Salone del libro di Torino – dal 10 al 14 maggio
Stand di Plesio Editore – Padiglione 1, stand E42

I miei personaggi fantasy sono in buona compagnia. Troverete anche le altre antologie Rill, sia quelle legate al concorso (in alcune sono presenti i miei racconti), sia quelle personali, tra cui l'ultima, bellissima, di Davide Camparsi, Tra cielo e terra. Un autore da tenere d'occhio, perché diventerà un riferimento per il fantastico italiano.

Ovviamente ci sono anche tutti i bei libri di Plesio, un editore ben noto ai lettori di questo blog, che difende da sempre il fantastico italiano.

Io non ci sarò, perché, appunto, c'è il battesimo della pupattola, cosa che significa anche che ora è davvero davvero nostra figlia, con tanto di carta d'identità.
Voi però non lasciate soli i miei personaggi. Se andate a Torino non dimenticate di salutarli e magari di portarveli a casa!

martedì 7 novembre 2017

Una serata dedicata a Innocenzo Manzetti (e a Sherlock Holmes)

Come ho già avuto di raccontare Innocenzo Manzetti è forse il più bistrattato tra i grandi uomini d'Italia. 
Sfortunato da morto come da vivo non gli è stata riconosciuta la paternità di molte invenzioni. Tra queste, una piccola piccola, il telefono, quando Meucci stesso riconosceva che gli studi di Manzetti erano più avanzati dei suoi.
Ha inventato anche un sacco di altre cose, la mia invenzione preferita è la sua macchina a vapore, con un'autonomia su strada e una maneggevolezza che nessun altro mezzo a vapore aveva. 

Un manipolo di studiosi oggi cerca di divulgarne la storia e si batte (oddio, detto così fa cosa molto epica, ma è semanticamente corretto) perché i suoi meriti vengano riconosciuti.

Personalmente mi sono innamorata della sua storia e l'ho messa al centro del mio romanzo Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico. Grazie ad Holmes ho potuto indagare su Manzetti e sulle sue mille invenzioni.

Se anche voi siete incuriositi e ne volete sapere di più ne parleremo la sera di venerdì 10 novembre a FONTANETO D'AGOGNA (NO) presso La Casa di Paglia.

Per chi volesse leggere il mio romanzo, lo travate in vendita qui, come tutte le mie altre pubblicazioni sherlockiane, tra cui l'ultimo Sherlock Holmes contro il Fantasma dell'Opera

lunedì 23 ottobre 2017

In arrivo Sherlock Holmes contro il fantasma dell'opera


31 ottobre 2017

Vi siete segnati la data? No! Fatelo!

Il 31 ottobre, martedì prossimo, uscirà in tutti gli store on-line Sherlock Holmes contro il fantasma dell'opera.

A differenza delle altre mie pubblicazioni all'interno della collana Sherlockiana non si tratta di un racconto, ma di un romanzo breve

Non è la lunghezza l'unica differenza rispetto alle altre pubblicazioni.
Dietro questo romanzo c'è una storia particolare, che racconterò nei prossimi giorni e la volontà di inserire Sherlock Holmes all'interno della vicenda narrata ne Il fantasma dell'opera di Leroux (il romanzo originale, quindi, non il musical o il film) senza tradire l'uno o l'altro.

Si tratta quindi di un'operazione molto particolare che mi ha portato in un territorio per me inedito, rispetto ai miei precedenti lavori con Sherlock Holmes.

Siamo nella sfavillante Parigi degli impressionisti e non nella nebbiosa Londra. Il protagonista è un Holmes assai giovane, che ancora non ha deciso di dedicare tutta la propria vita all'indagine. È una storia di musica e di amori disperati in cui è la passionalità e non la razionalità a fare la parte del leone.
È, infine, una storia di fantasmi o comunque con un lato horror, ancora più accentuato rispetto a quello del romanzo di Leroux. È quindi la lettura perfetta per il 31 di ottobre!

Vi ho incuriosito?
Spero di sì!

Nei prossimi giorni vi racconterò qualcosa di più di questa storia per me così particolare, voi state pronti a leggerla!

sabato 21 gennaio 2017

Dieci incipit per dieci racconti


La spada, il cuore, lo zaffiro contiene dieci dei miei racconti fantastici.

Ecco quali sono e come cominciano.

La locanda dell'ippogrifo
Sulle colline intorno a Glavis c’è sempre un gran via vai di gente in cerca di fortuna. Le vecchie miniere naniche sono state abbandonate, ma questo non fa che renderle più appetibili per i cacciatori di tesori. C’è chi dice che ci siano sacchi di gemme dimenticate e chi racconta di tunnel profondi che comunicano con tombe antichissime e rigurgitanti di ori e di gioielli. Nei boschi ci sono strani monoliti grigi, a coppia o a circoli, e le leggende vogliono che siano porte per dimensioni lontane, regni di fate e folletti, da cui si può tornare folli o ricchi. Sulle cime più alte, poi, un tempo vivevano i giganti e tra le rovine dei lori ciclopici palazzi nessuno sa cosa esattamente si può trovare.
Anche se nessuno l’ha mai visto da decenni, si dice poi che sulle colline intorno a Glavis viva un drago. Dove c’è un drago, si sussurra, c’è una tana e c’è un tesoro.

Anche se ti uccide

La montagna. La neve. La roccia. La vetta. Sono tutti nomi femminili.
Menzogne.
Create per giustificare il mito maschile della conquista.
Non c’è nulla di più sterile e implacabile della neve, della roccia e delle vette.
Arrivare in cima non è una vittoria, è una concessione, la tolleranza verso l’intrusione di una creatura aliena. La si può percorrere, una montagna, non la si può colonizzare o addomesticare. Rimane arida e altera, patria di dèi, allucinazioni, leggende.
Non si può vivere sulle vette, si può sopravvivere, solo per il tempo in cui si è tollerati, fino al prossimo cambiamento d’umore del vento.
Non si può conquistare una montagna.
La si può assecondare, con l’ossequio rispettoso di chi è ospite.
Perché la montagna è bellissima, anche quando ti uccide.

Notte stellata
Ci sono case che sembrano fatte apposta per essere infestate. Costruite su un qualche cimitero abbandonato, circondate da un grande parco. Hanno stanze dai soffitti alti e sono sempre provviste di solaio, cantina e ripostigli. In quegli spazi ampi si sono consumati torbidi delitti e per questo vengono poi vendute sottocosto a famiglie numerose, con bambini che invadono le scale con i loro giochi rumorosi e adolescenti silenziosi che leggono poesie guardando gli alberi fuori dalla finestra.

Ulisse e la tartaruga
In una terra dominata dalle scommesse essere sempre vincenti non è un vantaggio, è una maledizione.
Il pubblico anela la tua sconfitta, la attende con ansia spasmodica e, dato che fortune e destini dipendono da questo, fa di tutto per renderla inevitabile.
La tartaruga, tuttavia, non riusciva a perdere.

Caccia all'orso
Il sole della mattina estiva brilla già caldo sulla piazza gremita, sul palco, il ceppo pronto e il castello retrostante.
Nel cielo terso la brezza tiepida fa sventolare l’unicorno dello stemma reale e non la bandiera del podestà. È la giustizia del re quella che si esercita nella piazza.

L'albatros vola più lontano
Quand’ero bambino, appena possibile, correvo alla scogliera. Senza esserci dati appuntamento ci trovavamo tutti lì, alti sul mare ruggente a immaginarci grandi al confronto delle nubi.
Il nostro gioco preferito era prendere una pietra e cercare di colpire uno degli uccelli marini. I più comuni e facili da prendere erano i gabbiani. A volte, le donne, credendolo di buon auspicio, buttavano loro qualche avanzo di cibo e così c’era sempre qualche gabbiano speranzoso che si avvicinava troppo. Le sule, le alche e le rondini di mare erano più rapide e timorose e dunque erano un nemico di pregio. Chi le colpiva si sentiva già degno di impugnare la lancia e raccontava la propria impresa come fosse appena sceso dalla nave Argo, ricco di vittorie in terra lontana.

La recluta muta
Ketti sbuffò mentre le sue nuove reclute si avvicinavano.
Anche questa volta erano venticinque uomini tra i sedici e trent’anni, tutti variamente goffi e ottusi.
Mentre si disponevano in fila, Ketti estrasse la spada.
“Sì, ho le tette” esordì, intercettando gli sguardi perplessi della sua truppa. “E, sì, vuol dire che sono una donna. Di questo dovete dimenticarvi. Guardatemi.”

Come tela di ragno
Il leylord era tornato nel Sal.
  Quando più di due anni prima era uscito da quello stesso castello dai muri ricoperti di lastre di marmo era solo un ragazzo che per la prima volta seguiva il padre in viaggio. Quel giorno vi aveva fatto ritorno da legittimo sovrano, passando per le vie della capitale sotto una pioggia di petali di fiori. In mezzo vi erano state morte e guerra, ma aveva vinto ed era tornato a casa.
  Per la prima volta da quando era riuscito a radunare una parvenza di esercito, aveva potuto camminare sentendo l’erba sotto i piedi, senza guardie solerti a fiatargli sul collo. C’erano, certo, ma controllavano il perimetro del parco, dandogli almeno la sensazione di essere un animale in semi libertà. Aveva lasciato che la rapida sera d’autunno lo avvolgesse come un mantello di velluto pregiato, in grado di nasconderlo alle brutture del mondo e, per la prima volta da due anni, aveva avuto la sensazione, fittizia e preziosa, di essere solo. Aveva stretto tra le mani quel privilegio di solitudine, aveva trovato la pietra grigia sotto l’acero, la sua preferita quand’era bambino, e l’aveva usata per fare una cosa che ai leylord è proibita. 
  Piangeva.

Quello che gli uomini sognano

Tutti gli uomini, almeno una volta, sognano di essere personaggi influenti, potenti sovrani di grandi nazioni.

Nessun sovrano si sarebbe fermato in un rifugio tanto misero come quella locanda al limitare del bosco. Era un basso edificio umido, con muri di legno macchiati di muffa e un tetto di paglia con urgente bisogno di manutenzione; da un camino che aveva tutta l’aria di tirare poco usciva fumo che puzzava di torba.
Era quasi notte, stava per piovere, e il suo cavallo era stanco. Lo straniero soppesò la strada che si inoltrava di nuovo sotto gli alberi e la stalla malmessa della locanda. Scese di sella. Forse i suoi inseguitori non l’avrebbero cercato in un posto simile.

Nulla che non sia già mio
A molti sovrani piaceva avere un animale domestico. L’Imperatore di Mar-Tial aveva un leopardo che dormiva ai piedi del suo letto. Il signore delle Isole Suanil si diceva portasse sempre un serpente avvolto intorno al braccio, sotto la manica della veste. Era noto che il re del Reymal amasse più il proprio cavallo della moglie o dei figli. Il Leylord del Leynlared, invece, si era portato a corte due cuccioli di allevatore di pecore e cercava di addomesticarli come meglio poteva.


Questi sono i racconti che compongono l'antologia, raccolti tra quelli premiati al Trofeo Rill e altri premi letterari. I primi sei sono totalmente indipendenti da loro, mentre gli ultimi quattro appartengono a uno stesso corpus narrativo, la saga del Leynlared, di cui i lettori più attenti del blog ricorderanno qualcosa.
Se volete saperne di più, cliccando sulla copertina dell'antologia, a lato del post, accedete alla pagina Amazon del libro, dove potrete trovare anche alcune (belle!) recensioni. Il libro è in vendita anche sul sito di Rill (www.rill.it).
Oppure potete venirmi a trovare

Giovedì 26 gennaio alle ore 21 presso la Biblioteca di Briga Novarese.

lunedì 16 gennaio 2017

Presentazione La spada, il cuore, lo zaffiro GIOVEDì 26 GENNAIO

GIOVEDì 26 GENNAIO – ORE 21
BIBLIOTECA COMUNALE DI BRIGA NOVARESE
PRESENTAZIONE DELL'ANTOLOGIA
LA SPADA, IL CUORE, LO ZAFFIRO

Per ovvi motivi pratici non ho molto la possibilità di andare in giro a promuovere la mia antologia, cosa che è un peccato per molti motivi. Ho già avuto modo di dire che questi racconti sono quanto di più intimo fino ad ora io abbia pubblicato. Inoltre l'antologia sta raccogliendo recensioni che non avrei mai neanche sognato. L'ultima su FantasyMagazine, sito che leggo abitualmente e che non si fa scrupoli, quando sente di dovere, a stroncare. La potete leggere qui.
Quindi sono davvero felice di fare (salvo imprevisti), almeno questa presentazione e di invitarvici tutti.

Prima della pubblicazione ero arrivata a pensare che il mio amore per il fantasy e sopratutto la mia idea di fantasy fosse senza futuro. Poca magia, poche battaglie, tanta psicologia. Adesso che gli amici di Rill hanno voluto darmi fiducia, sembra che lo cosa non sia poi così folle.
Pubblicazione o no, non ho mai smesso di tornare ciclicamente nel Leynlared e in particolare dal tizio che vedete in copertina, il personaggio più ostinato che mi sia capitato di incontrare (che a confronto Sherlock Holmes è arrendevole e dolce). E pensare che, qualcosa come dodici anni fa, era nato con lo scopo di apparire ultra sessantenne con il ruolo di "ingombrante figura del passato che deve morire prima della fine". Ecco, in questi giorni ce l'ho di nuovo tra le mani, in versione diciassettenne. 
Io di solito sono piuttosto cinica di fronte alle affermazioni sui personaggi che fanno quello che vogliono e che stupiscono il loro autore. Ma ammetto che alcuni personaggi fanno solo quello che vogliono e la sanno più lunga di loro stessi del proprio autore. Avevo pensato, quindi, prima di mettermi a scrivere, che la versione adolescente di questo personaggio sarebbe stata ingenua e idealista. Mi sbagliavo. Meno consapevole di come va il mondo, certo. Più insicuro, ovvio. Idealista, a modo suo. Ma ingenuo no. Già fatto d'acciaio, a modo suo e con uno sguardo di una lucidità a volte insostenibile.
A voi è capitato di trattare con personaggi che la sanno più lunga del loro autore?

Se invece volete venire a conoscere i miei personaggi problematici, venite a Briga Novarese il 26 gennaio!

mercoledì 30 novembre 2016

Intervista a Brandon Sanderson


È finalmente on-line l'intervista allo scrittore Brandon Sanderson, che ho incontrato a Lucca Comics, corredata dalle belle foto esclusive di Massimiliano Malerba (autore di quella qui sopra).
Dell'aspetto emotivo dell'incontro ho già parlato qui.
Ora è tempo di entrare nel cuore delle storie e dei mondi di questo autore. Penso che Brandon Sanderson sia uno di quegli scrittori che ha tanto da insegnare a chiunque ami scrivere, a prescindere dal genere che predilige. Questo per vari motivi. È abbastanza giovane da ricordarsi quando era lui stesso un aspirante scrittore (non c'è libri in cui non ringrazi il docente di uno dei corsi che ha seguito) e sa cosa significa cercare di districarsi tra le mille indicazioni contrastanti. È un gran lavoratore, con idee ben chiare in testa, sa cosa vuole fare, come lo vuole fare e non ha problemi a raccontarlo. Ha il dono della divulgazione. Non tutti sanno trasmettere i propri segreti del mestiere, a prescindere dalla propria bravura. Avete in mente Michelangelo? "Come si scolpisce maestro?" "Guardi il blocco di marmo e tiri fuori la statua che c'è già dentro, figliolo" (e grazie tante, maestro, immagino rispondesse tra sé l'aspirante scultore). Brandon Sanderson, invece, sa scrivere, ma anche insegnare a scrivere.
A questo proposito vi segnalo questo bel post dell'amico Andrea Atzori che racconta la lezione di scrittura tenuta da Sanderson sempre a Lucca.
Pronti e preparati?

Per me questi sono giorni particolarmente strani. Con l'adozione nessuno ha certezze sui tempi. Così cerchi di farti un'idea della tempistica pensando di andare all'estero e ti trovi invece con una splendida pupattola da nazionale prima, però, che la sua cameretta non solo sia pronta, ma costruita. Così i lavori per l'ampliamento che pensavamo di avere tutto il tutto il tempo per fare sono partiti da quattro giorni, da cui i miei commenti sui martelli pneumatici come ninna nanna. Quindi ho internet a singhiozzo, perché ogni due per tre qualcuno si attacca all'impianto sbagliato e fa saltare la corrente, inoltre ci sono momenti in cui casa viene invasa dalla polvere e io e pupattola dobbiamo fuggire (per fortuna oggi la giornata è splendida e siamo fuggite al lago). Quindi mi scuso con Viola, Michele, Marina e Helgado per le risposte tardive (o il non essermi accorta proprio di cose inviatemi), purtroppo da cellulare non mi trovo molto bene a lavorare.

Se internet mi assiste, però, questa sera sarò in radio insieme agli altri amici di Rill:
Oggi, mercoledì 30 novembre, dalle 21 alle 21.30, RiLL sarà ospite della trasmissione Cosplay on Air, sull'emittente Radio Dimensione Musica. Parleremo del Trofeo RiLL, di SFIDA e delle antologie di racconti, insieme ad alcuni "nostri" autori: Antonella MeceneroMaurizio Ferrero e Alain Voudì.
Potete ascoltarci in FM sulle frequenze 103.1 – 88.5 – 100.8 MHz (se vivete a Bologna, Modena, Pistoia e provincia) o in streaming: qui

martedì 25 ottobre 2016

Presentazione "La spada, il cuore e lo zaffiro" – Lunedì 31 ottobre, ore 18, Lucca Comics &Games


L'antologia La spada, il cuore e lo zaffiro sarà presentata
LUNEDì 31 OTTOBRE – ORE 18
Sala Ingellis, padiglione games
LUCCA COMICS & GAMES
Contestualmente avverrà la premiazione del trofeo RiLL, a cura di Associazione RiLL, che ha voluto e curato l'antologia.

Se va tutto bene, lunedì la puppattola starà col papà qualche ore e io farò un salto a Lucca (se qualcosa dovesse andare storto, l'antologia se la caverà senza di me, suppongo).
Sapete già quanto io tenga a questa manciata di racconti. So che molti di voi frequentano Lucca, se volete sapete dove e a che ora trovarmi. L'antologia la troverete allo stand di RiLL, nel padiglione Games oppure sul sito di RiLL oppure su Amazon.

giovedì 30 giugno 2016

Il mio racconto sul Giallo Mondadori di luglio


Dai prossimi giorni sarà reperibile in qualsiasi edicola o in e-book, il Giallo Mondadori 3145 Quella casa nella brughiera. In coda troverete il mio racconto Aveva ragione Corto Maltese.

Sono felice perché finalmente i lettori potranno leggere un racconto diverso dagli ultimi che ho pubblicato, un lato della mia produzione che è rimasto un po' in ombra, ma che è al 100% mio.
Aveva ragione Corto Maltese si può definire una "commedia col morto". È un giallo, ma i toni sono assolutamente brillanti e ironici, anche se non manca una vena di malinconia.
Anche il protagonista si differenzia dai soliti protagonisti del giallo. Jo Museni è un immigrato ugandese, laureato in botanica, ma adattato al ruolo di giardiniere factotum in una villa diventata albergo di lusso. È uno sguardo un po' diverso, il suo, appartiene a una fascia di popolazione che la narrativa indaga poco e, se lo fa, la relega di solito nel drammone.
Per tutti questi motivi, sono assolutamente stra felice di portare i miei lettori fuori dalla Londra vittoriana (che pure amo tanto) per una vacanza con delitto in un hotel di lusso sul Lago Maggiore.

AVEVA RAGIONE CORTO MALTESE

"Lo sapevo che i miliardari sono tutti pazzi... Deve essere qualche cosa nell'inchiostro con cui stampano i loro dollari" (Corto Maltese, Una ballata del mare salato - H. Pratt)

In una villa sul Lago Maggiore riadattata ad albergo di lusso, d'estate si susseguono i matrimoni più stravaganti. Una coppia giapponese, ad esempio, vuole organizzare un finto matrimonio cattolico, con tanto di attore nel ruolo del prete, del resto pare che questa sia la moda del momento, per le coppie più abbienti del sol levante. Il vecchio attore assoldato per l'occasione, però, viene trovato morto proprio la mattina del grande evento. Tutto viene messo a tacere al più presto, ma urge trovare un sostituto! Dato che il giardiniere della villa ha un fratello prete, viene incaricato di prendere il posto del deceduto. E da quella nuova e non voluta posizione, Jo Museni ha anche modo di farsi qualche domanda sull'accaduto...

UNO SGUARDO DIETRO LE QUINTE – L'ANGOLO DELLE CURIOSITÀ
La cosa più improbabile di questo racconto, ovviamente, non è il giallo, ma il finto matrimonio giapponese con l'attore al posto del prete. Ebbene, l'idea mi è venuta dopo aver parlato con delle persone che sono state proprio a un evento simile. Non è una battuta. Venire in Italia e celebrare un finto rito matrimoniale cattolico è davvero un must per le ricche coppie giapponesi!

Se volessi uccidere mia suocera, dovrei fare proprio come l'assassino di questo racconto. Io a mia suocera voglio molto bene, ma dovendo nel mio tempo libro progettare omicidi, è inevitabili prendere ispirazione da chi ho attorno (ok, potete sentirvi inquietati).

Io nella mia testa ragiono sempre in grande. Jo Museni è senza dubbio il personaggio più lontano da me che abbia mai utilizzato e probabilmente non potrei gestirlo sul lungo periodo. Però nella mia testa c'è tutta una serie di storie con lui come protagonista (un altro racconto è già scritto, ma è al momento inedito). Da amante del fumetto quale sono, ognuna di queste storie dovrebbe avere un richiamo nel titolo a Corto Maltese. Ad esempio il racconto inedito si intitola Ballata per foglie e stelle cadenti. Sempre idealmente, poi tutte queste storie andrebbero raccolte in una serie dal titolo E riparleremo di gentiluomini di fortuna, che è il titolo, appunto, di un'avventura di Corto Maltese, ma descrive benissimo Jo.

Presto (appena finisco il racconto che sto scrivendo), riprenderò in mano il romanzo a cui sto lavorando ormai da tempo immemore. Anche qui Jo ha una piccola parte. Ha una parte ben più importante un altro personaggio che in questo racconto dice solo due battute. 


Chi bazzica il mondo della scrittura sa che ogni pubblicazione, per quanto piccola, è un miracolo. Questo è un miracolo particolarmente miracoloso, perché il racconto è arrivato secondo a un concorso in cui la pubblicazione era garantita solo al primo. Grazie quindi in modo particolare ad Ambretta Sampietro, organizzatrice del concorso Giallo Stresa 2014, alla giuria del concorso, che ha avuto bellissime parole per questo racconto, a Franco Forte, direttore dei romanzi in edicola di Mondadori, che si è speso personalmente per pubblicare anche il secondo e il terzo classificati e alla gentilissima Lorenza Giacobbi, della segreteria di Giallo Mondadori.