"Stenderò il mio rapporto come se fosse una storia. Mi è stato insegnato, quand'ero bambino, sul mio pianeta natale, che la Verità è una questione di immaginazione"
U.K.Le Guin - La mano sinistra delle tenebre
Tre anni fa di questi giorni mi aggiravo per le spiagge del lago con zero energie e nessuna idea di cosa ne sarebbe stato di me.
Era stata l'estate del grande concorso per l'immissione in ruolo, con gli scritti-roulette russa, l'orale a ridosso di ferragosto e le nebulossime regole della "scelta dei presidi".
Sapevo di essere passata e pure bene, ma la graduatoria latitava, l'inizio scuola incombeva e non avevo idea di cosa sarebbe successo. Mi spiaggiavo a guardare le papere e poi andavo a correre con una collega in attesa quanto me di notizie sul futuro.
Intanto, di questi giorni, nasceva una bambina e io non lo sapevo.
Poco più tardi, in un qualche ufficio, per chissà quale miracolo, un giudice prendeva un fascicolo da una pila e io non lo sapevo.
Venivano fatte valutazioni, telefonate, e io non lo sapevo.
Di questi giorni, poco più avanti, ricevevo una telefonata da un'assistente sociale che non un tono vago mi chiedeva di aggiornare il fascicolo. E io, che tendenzialmente sapevo che non esiste aggiornamento fascicolo, abboccavo come una carpa di quelle tonte, continuando a non sapere.
Di lì a qualche giorno avrei saputo. E continuato a non sapere.
Vivere è non sapere.
Non sapere che ci si sarebbe trovati, di lì a tre anni scarsi a incrociare le dita per avere il sole alla festa di compleanno e a cercare di insegnare la corretta postura (io, che ho fatto mini basket e ho capito che per gli sport con le palle sono negata) per i fondamentali di pallavolo.
Non sapere che, in fin dei conti, alcune cose non sarebbero cambiate. Solo che adesso nelle mattine di fine agosto, quando il marito già lavora, a guardare le papere siamo in due.
Io non c'ero, quando sei nata, eppure è stato il giorno più importante della mia vita.
– Mamma... Armatura!
(tono sognante e affascinato)
Per la giornata del drago, il 21 aprile, di solito scrivo qualcosa a tema draghesco, ma visto come la pupattola ha reagito alla festa a tema (orgoglio di mamma!) organizzata sabato pomeriggio a Gozzano, ho il sospetto che il cucciolo di drago, qui, sia lei.
Tanto tempo fa, quando ho scelto il mio nikname, chi avrebbe potuto immaginare che sarebbe arrivata una piccola Tehanu?
Speriamo solo che con l'adolescenza non inizi poi a sputare (troppe) fiamme.
Così quest'anno mi sono chiesta se ci sono draghi nella musica italiana e in particolare in quella che più frequento io, cantautori e similia.
La domanda non è illegittima.
Al contrario di quello che forse si percepisce una certa corrente musicale italiana ha un piede nel medioevo e in particolare nella mistica medioevale e nella poesia non stilnovistica. Tanto per citare le cose più famose, De Andrè inserisce Jacopone da Todi un po' ovunque e ha musicato la "ballata degli impiccati" del poeta medioevale francese Villon. Eppure non mi risulta che ci siano draghi nelle sue canzoni (?). A voler fare proprio i colti direi che nella musica leggera italiana, non solo De André, si è infiltrata della poesia mistica di scuola francescana, legata alla ricerca del trascendente nell'osservazione della natura, quindi piuttosto lontana dai poemi cortesi in stile "tavola rotonda", dove invece i draghi abbondano.
Ammetto di esserne stata piuttosto delusa da questa mancanza di draghi, proprio perché contavo su l legame medioevo/cantautorato. C'è tuttavia una canzone, dove i draghi non sono mai nominati, ma la cui voce narrante potrebbe persino appartenere a un drago.
Provate un po' ad ascoltarla
Il denaro dei nani – Branduardi
Certo, Branduardi dice che i nani stessi sono un po' il simbolo dell'avidità, come i peggiori banchieri dei tempi nostri. Però io fatico a non immaginarmi un drago che ascolta i nani e pregusta di papparsi loro e il loro tesoro. Come altro interpretare, del resto "il denaro dei nani in fumo finirà"?
Al di là di questa vena (mai sopita) di medioevo in agguato, si sa che i cantautori italiani hanno per lo più cantato il loro presente. Gente di periferia e senza soldi che "drago" può fare solo di soprannome.
La ballata del Cerutti – Gaber
Il suo nome era Cerutti Gino, ma lo chiamavan Drago...
Non so cosa ne pensino i draghi veri di questo povero Cerutti Gino, finito anche in prigione, ma in questa rassegna non poteva proprio mancare.
Eppure, a ben vedere, c'è tutto un filone nelle canzoni italiane in cui il drago (non sempre chiamato così) non manca, anzi è proprio il protagonista.
La musica italiana a un certo punto è diventata un modo per cantare la diversità e il non allineamento. E allora il drago, il mostro, quello che viene sconfitto e ucciso dal san Giorgio di turno (espressione senza dubbio del potere costituito), diventa qualcosa da cantare, da rivalutare. Non da salvare, purtroppo. Il drago, in quanto diverso e spaventoso, è condannato dal sistema. Si può solo raccontare la sua fine ed empatizzare con lui, ma, purtroppo, non salvarlo.
A ben vedere non sono poche le canzoni di questo genere. Ne ho scelte tre, le mie preferite.
Il mostro – Bersani
Una delle più famose di queste canzoni.
Non si sa se questo mostro "ultimo esemplare di mostro a sei zampe" sia un drago, ma io l'ho sempre immaginato così.
È una canzone di una tristezza infinita, che difficilmente riesco ad ascoltare fino alla fine, mi viene il magone e mi salgono le lacrime agli occhi. Fa proprio venir voglia di urlare:
IO STO CON IL DRAGO!
Povero drago – Bussoletti
Canzone scelta per i 40 anni di Amnesty internetional. Il drago questa volta è prigioniero, prigioniero in quattro mura, non può più né volare né sputare fuoco.
No, povero drago, non ti lascio!
L'ultimo drago
Di questa canzone non so praticamente niente. L'ho scoperta giusto ieri, nel preparare questo post e me ne sono subito innamorata. Per quel che ne so, potrebbe essere la progenitrice delle altre due. Di certo è struggente. L'immagine dell'ultimo drago che sceglie di morire perché ormai è l'ultimo della sua specie ormai non mi lascerà più.
Difficile non versare una lacrima per l'ultimo drago.
Se qualcuno ha notizie precise su questa canzone sarò felice di saperne di più!
Questo è il frutto di una mia breve e veloce ricerca sulla figura del drago nella canzone italiana.
Oggi, 22 aprile, è la giornata della Terra, ma domani, 23 aprile, è la GIORNATA DEL DRAGO.
Un blog che ha la parola "draghi" nel titolo e che viaggia abitualmente su diversi piani di realtà non può certo esimersi dal festeggiare i nostri scagliosi amici dall'alito di fuoco.
L'anno scorso, per l'occasione, vi parlavo dei migliori draghi della mia vita in letteratura.
Quest'anno non posso che continuare il discorso con
I MIGLIORI DRAGHI DELLA MIA VITA – CINEMA
3° posto – Maga Magò in forma di drago
L'apparizione è breve, ma di quelle che non si dimenticano.
La sequenza del duello di magia tra Mago Merlino e la Maga Magò all'interno de La spada nella roccia della Disney è tra le mie preferite di sempre.
Al termine della gara di portenti la maga si trasforma in niente di meno che in un drago. Già dall'inizio, in effetti, stazza e carattere erano piuttosto dragheschi. Ma non è finita, Merlino sconfigge la sua avversaria trasformandosi in un virus.
Questo ci ricorda che i draghi, per quanto grandi, grossi e forti, non sono imbattibili, anzi, spesso sono inaspettatamente delicati. Raccomando quindi a tutti gli allevatori di draghi di non trascurare la salute dei loro cuccioli e di portarli sempre dal veterinario guaritore, anche se fanno i capricci.
2° posto – Sdentato
Difficile non innamorarsi del delizioso Sdentato, il giovane esemplare di Furiabuia in Dragon Trainer e Dragon Trainer 2.
Felinissimo, affettuoso, fedele e, quando serve, letale, è il drago che tutti noi abbiamo sempre sognato di avere.
Ulteriore bonus è il fatto che Dragon Trainer è un film delizioso, proprio quello che ci vuole per avvicinare le giovani generazioni all'amore per queste splendide creature. Il secondo episodio, a mio avviso, non regge il confronto con il primo, ma rimane comunque gradevolissimo.
Sono i film che Daenerys de Il trono di spade dovrebbe affrettarsi a vedere! Capirebbe che i draghi non si possono assolutamente tenere in delle cantine!
1° posto – Draco
Ai miei tempi, quand'ero giovane, non era facile imbattersi in un drago sullo schermo. Non era come oggi, epoca in cui i draghi li mettono un po' ovunque.
Quando avevo 16 anni, tuttavia, uscì nelle sale Dragonheart e io e una mia sodale corremmo subito a vederlo.
Eccolo lì, il miglior drago cinematografico della mia vita, Draco, forte, dragoso, intelligente e generoso, proprio come un vero drago deve essere. Un drago adulto, mostrato come il dio dei draghi comanda. E poco importa che gli effetti speciali fossero quelli del 1996. Draco lo Smaug cinematografico se lo mangia a colazione!
Quali sono i migliori draghi cinematografici della vostra vita?
Approfitto per segnalare che i miei alunni, a loro modo dei veri draghetti, stanno continuando con il progetto di illustrazione della Divina Commedia. Siamo arrivati al famoso episodio di Paolo e Francesca e trovate i loro bei disegni qui
I draghi, si sa, attualmente è più facili trovarli nelle pagine dei libri, nascosti tra parole e inchiostro, che in cima a una montagna o in riva a un lago. La colpa è un po' dei santi come Giorgio, che viene ricordato oggi, e un po' della timidezza dei draghi stessi. La terra da cui sto scrivendo ora, in trasferta, ad esempio, sembra non aver mai conosciuto draghi.
Nella mia vita di lettrice, però, di draghi ne ho incontrati parecchi. Questi due sono i miei preferiti.
Kalessin - appare ne La spiaggia più lontana e poi in Tehanu (in Italia L'isola del drago) della mia amata Le Guin. È il più antico dei draghi, un drago come tutti i draghi dovrebbero essere.
Non si può spiegare un drago, dice la sua autrice, un drago è.
Il drago è esistenza allo stato puro. Non "fa cose". Gli uomini scelsero di fare, di creare e di dare nomi alle cose. I draghi scelsero la libertà, il fuoco e il vento. Libertà, fuoco e vento è ciò che sono. Parlano la lingua della creazione senza doverla imparare e volano su questo e sugli altri venti, cantando.
La ragazza nel drago - in generale Robin Hobb è una magistrale scrittrice di draghi. Nella sua Saga dell'Assassino ci sono due tipi di draghi. Ci sono i grandi draghi, che nascono dalle uova, si trasformano in serpenti marini, poi fanno il bozzo e rinascono come più tradizionali rettili alati. Ci sono tuttavia anche delle sorta di statue a forma più o meno di drago, in cui gruppi di maghi hanno inserito i propri ricordi fino a fondersi letteralmente con esse. Queste statue possono essere richiamate alla vita per brevi periodi come creature probabilmente immemori della loro passata esistenza umana. La ragazza nel drago è una statura incompiuta in cui, alla fine, una delle maghe che l'aveva scolpita, non aveva voluto rinunciare alla propria identità. Trasformatasi in roccia, dava l'impressione di cavalcare il proprio drago, me ne era in realtà parte e allo stesso tempo era ciò che rendeva quel drago imperfetto e non in grado di essere riportato in vita. Sia Fitz che Il Matto regaleranno qualcosa di loro alla Ragazza nel Drago, permettendole di volare per ben due volte.
IL 23 APRILE E' LA GIORNATA DEL DRAGO
Per l'occasione, un brano del mio romanzo, La roccia nel cuore, in cui si parla dei draghi dell'Isola di San Giulio, al centro del Lago d'Orta
"Proprio in mezzo al lago, offuscata dall’umidità che ancora non si condensava in nebbia, stava l’Isola di San Giulio, una decina di edifici chiari, ammassati l’uno sull’altro che sembravano galleggiare sulle acque calme.
La leggenda voleva che un tempo, quando ancora non c’erano le case, i draghi e i serpenti custodissero l’isola. Generalmente, nelle leggende, ne basta uno. Un grande dragone guardiano che terrorizza gli uomini e tiene le principesse prigioniere. La gente del posto amava abbondare un po’ in tutto. Draghi e serpenti, a moltitudine, sopra il lago. Poi era giunto un santo, San Giulio, appunto. Come tutti i santi era ostinato e aveva deciso che la sua chiesa sarebbe stata edificata proprio in quel luogo, al centro del lago, a dispetto di tutto.
Imboccando la strada che costeggiava il lago, Marco si chiese se sarebbe stato un buon santo. Avrebbe preferito lasciarli dov’erano i draghi e i serpenti.
(...) San Giulio, però, sapeva che il mestiere dei santi, in quel periodo incerto in cui l’antichità si stava facendo medioevo, era quello di scacciare i draghi. Poiché nessuno gli aveva offerto una barca per raggiungere l’isola, l’uomo aveva dovuto arrangiarsi. Del resto era il mestiere dei santi anche fare i miracoli. Giulio aveva steso sulle acque il suo mantello, che aveva preso a galleggiare come una barchetta e su quello aveva raggiunto l’isola.
Che Marco ricordasse, non c’erano storie di combattimenti e teste mozzate. San Giulio era raffigurato come un vecchio con la barba, intento a parlare ai draghi e ai serpenti con l’indice puntato in segno di ammonimento.
Questo era un punto a favore di Giulio, che non avesse cercato di uccidere i draghi, ma di parlare con loro. Chissà se era stato convincente o noioso come i santi possono essere?"