lunedì 17 gennaio 2022

A volte ritornano – Un altro giro di DAD


 

La fine delle vacanze di Natale ha riacceso i riflettori sulle scuole.

Il primo effetto è che tutti si sono sentiti in dovere di dire la loro, sopratutto quelli che a scuola non ci vanno da ere geologiche. Così si è sentito tutto un valzer di ipotesi. Centri commerciali aperti per saldi, ma scuole chiuse. DAD per tutti, che fa bene. DAD per nessuno perché fa danni. Niente DAD, recupero a giugno, magari anche a luglio o ad agosto, quando ci si rende conto che quasi tutti i docenti a giugno fanno esami. E comunque i prof sono quasi tutti attaccati al loro stipendio (come ha risposto un docente, il nostro però è un amore platonico, vista l'entità dello stesso), non hanno voglia di lavorare, se la DAD non funziona è perché non si sono aggiornati e via così.

Premesso che ciò che penso della DAD in qualsiasi sua forma, alternata, integrata, carpiata e (sempre) arrangiata, è riassumibile in "tutto il male possibile" alla fine ciò che è stato partorito un regolamento di rara complicazione. Sei contatto? Sì, ma quanto sei contatto? Sei vaccinato? Sì, ma quanto sei vaccinato? Sei bambino? Sì, ma quanto sei bambino? Sei positivo? Sì, ma in quanti siete positivi in classe? Il tutto va frullato in arcani calcoli, invocazioni a divinità del grande oltre e il risultato è il destino della classe e quello del singolo, dato che le quarantene sono diventate di una durata assai variabile. Questo è in teoria.

La pratica?

Ogni mattino arriva, in un'orario variabile da mentre stai andando a scuola a dopo due ore che sei in classe, l'aggiornamento ufficiale. Pallino, Caio e Sempronia seguono da casa, Pallino ha il papà positivo, Caio il compagno di calcio, Sempronia non si sa. Ma a questo punto il tam tam mi ha già detto che Sempronia ha fatto un rapido casalingo che è risultato positivo e attende quello ufficiale. Ovviamente privacy alla mano nessuno dovrebbe sapere niente, ma Sempronia a scritto a Tizia, che lo ha detto a Cosina, che l'ha rivelato al compagno che a questo punto lo sa tutta la scuola. La privacy è la prima vittima di Omicron.

A questo punto iniziamo a preparare il collegamento per Pallino, Caio e Sempronia con annessa invocazione al Grande Oltre perché tutto funzioni. Intanto il gruppo a scuola... Non ho idea di cosa faccia il gruppo a scuola perché io sto invocando potenze infere per far apparire i tre Distanziati sulla Lim della classe. Il Fato mi ha dotato di ragazzi giudiziosi e comunque non ho alternative.

Il collegamento si attiva. Inizia l'abituale seduta spiritica. Pallino mi senti? Bzzz... Bzz... Caio mi vedi? Sempronia... Qui arriva la parte più surreale. Quella in cui almeno uno dei Distanziati del giorno non sta bene ma "mi connetto lo stesso, prof, che almeno è compagnia". Questo dà un senso a tutto. Cerchiamo di essere per i Distanziati una tacca più interessanti del soffitto della stanza in cui sono in isolamento. Sento che è una lotta dura. C'è sicuramente una crepa sul quel soffitto che a tratti è più interessante della mia voce, ma mi impegno per sconfiggerla. 

Inizia quindi la lezione mista. Quella in cui devi passare tra i banchi a controllare i presenti e in contemporanea scrivere ai Distanziati e in contemporanea controllare il volume perché tutti sentano tutti. Ah, il volume. Ovviamente indosso la mascherina FFP2 carpiata e rinforzata che non lascia passare niente, sopratutto la voce. Quindi sono microfono munita. Quel tipo di microfoni che a me fanno molto "Non è la RAI" dei tempi d'oro. Che però fa interferenza con il microfono del computer collegato alla LIM. Quindi c'è un punto preciso in cui tutti sentono. Appena più lontano dal computer e i Distanziati sono persi. Appena più vicini e partono dei fischi inenarrabili che potrebbero in effetti essere le lamentele degli antichi del Grande Oltre, giustamente disturbati da tutte le mie irripetibili imprecazioni.

E poi, quando la lezione è in qualche modo partita, arriva il momento più temuto. Oltre a Pallino, Caio e Sempronia ci sono altri 2/3 assenti di cui ci sono notizie vaghe e non verificabili. Ciccio si è fatto male. Tizia mi ha detto, ma non mi ricordo se faceva il vaccino o il tampone, una cosa così. Una cosa così. Peccato che entri la segretaria ad avvisare che un membro della classe è risultato positivo. La privacy è già morta, tanto è evidente che Tizia ha fatto il tampone e non il vaccino, visto che Ciccio nel frattempo ha scritto sulla piattaforma il perché e il percome della sua assenza e lo stato di salute della sua famiglia fino al cugino di quinto grado.

Però Tizia è positiva ed è stata in classe nelle 48 ore precedenti. Il ripetente, l'unico di tutta la classe che non è sempre stato più che ligio sull'uso della mascherina sbianca. "Secondo lei qualcuno morirà?". Acc... Cerco le parole per rassicurarlo. Non faccio a tempo a chiedermi se ho raggiunto lo scopo, che ha un'altra domanda. "Ma per la merenda che facciamo?". Forse temeva la morte per inedia. In effetti è una bella domanda. Mandiamo la segretari a chiedere, perché l'unica certezza è che ora tutta la classe deve indossare la FFP2. Chi non l'ha con sé chiede se deve andare a casa. Il fatto che più tardi ci sia verifica è solo una curiosa coincidenza. Qualcun altro mi chiede se i genitori hanno fatto bene a non vaccinarlo. 

A questo punto l'ora sta per finire e un'anima bella mi domanda se c'è una proroga alla scadenza al lavoro di gruppo che nel mentre avrebbero dovuto svolgere. Quindi, mentre le fanciulle si lamentano della minore bellezza delle loro FFP2 rispetto alle chirurgiche arcobaleno che sfoggiavano prima, inizio a ricapitolare. Il gruppo uno è tutto presente. Il gruppo due condivide con Pallino e Caio, che tanto sono autonomi nel lavorare da casa su file condiviso. Sempronia e Ciccio sarebbero autonomi, ma una ha la febbre, l'altro è infortunato. Tizia sappiamo che è positiva, ma non abbiamo idea di come stia. "Prof, ma questo non può essere l'ultimo voto del quadrimestre". No, non può essere, è evidente. "Brzz... Brzz... Ma mica interrg..Zggart...ftang...". No, è evidente, se no evochiamo il grande Chtulu. Scappo prima di rivelare l'unica soluzione possibile: farsi bastare i voti già presenti con un arrotondamento a favore di studente. E comunque ho la mascherina sempre indosso da 5 ore, ho sete, fame ed è decisamente il momento di andare a fare un tampone.

In tutta onestà, dopo questa bella giornatina ritengo che fosse meglio la DAD per tutti? No. Comunque no. Perché almeno c'è la speranza del ritorno in classe, perché ormai ho perso il conto degli alunni con problemi ansiosi. Perché è assurdo che i centri commerciali siano aperti per i saldi e che le scuole siano chiuse. Perché il confronto diretto, la condivisione delle paure, la richiesta estemporanea di informazioni e rassicurazioni sono molto più facili in presenza e valgono più delle nozioni. Però è pur vero che ho classi di una correttezza esemplare, ancora poche assenze tra i colleghi e quindi non mi sento di dire che la mia posizione sia l'unica giusta.

E poi magari domani riesco davvero ad evocare un Grande Antico.

PS:per quanto tutto ciò nella sua globalità sia reale, ogni riferimento a persone precise è fittizio.

PPS: se qualcuno vuole una storia altrettanto fantasy, ma diversa, c'è il nuovo capitolo de L'assedio degli angeli


venerdì 7 gennaio 2022

La preistoria è donna – letture

 


Sono laureata in archeologia del neolitico e ogni volta che apro un testo delle elementari e leggo i capitoli dedicati alla preistoria rischia di partirmi un embolo.

Al di là del fatto che sulla neolitizzazione gli autori sono fermi alla preistoria (battutona) della scienza e ignorano l'influenza di cosucce tipo la fine di un'era glaciale e almeno trent'anni di studi, i capitoli del "come si viveva" fanno accapponare la pelle. Uomini cacciatori e donne raccoglitrici la fanno da padrone, con illustrazioni che mostrano donne sul fondo delle caverne o delle capanne circondate da figli e fieri uomini barbuti intenti ad abbattere i mammut. Sono sempre uomini quelli che nelle illustrazioni dipingono le caverne e tutti coloro rappresentati come capi. Sappiamo da almeno trent'anni che la situazione era molto più articolata, ma non riusciamo a mettere le piume ai dinosauri, figuriamoci se riusciamo a revisionare la figura della donna nella preistoria.


Se non hai la barba il mammut non lo cacci. Bonus se sei a torso nudo nella neve

Se non sei uomo il mammut non lo dipingi


Questo libro, scritto da Mrylene Patou-Mathis, un'esperta di neandertal, vuole distruggere una volta per tutte questi stereotipi. Ci riesce? Non come avrei voluto, purtroppo.

Partiamo da quello che "ci dice la scienza", ma ve lo spiego io e non l'autrice. Purtroppo non ho la pretesa, ma la certezza di essere più chiara.

La donna nella preistoria - quello che sappiamo

Partiamo da un dato. Sulla società preistorica sappiamo poco. Società preistorica è già un errore. Per il solo homo sapiens il paleolitico (il periodo precedente all'agricoltura) è durato circa 30000 anni. Fate un po' voi quante culture ci possono essere in 30000 anni. Quindi tutte le osservazioni si riferiscono a quanto ritrovato, a quei singoli casi in quei singoli luoghi.

Il primo dato importante è che nel paleolitico il dimorfismo sessuale era minore. In particolare altezza e sviluppo muscolare erano simili. Stando ai resti scheletrici studiati sia uomini che donne camminavano molto e avevano muscolature sviluppate. Nei neandertal in particolare sia uomini che donne avevano la muscolatura delle braccia particolarmente sviluppata e simile a quella che si osserva oggi nei lanciatori di giavellotto. Supponendo che non fossero olimpionici, è plausibile che sia uomini che donne cacciassero con la lancia. Per quanto riguarda i sapiens, la muscolatura "da lancia" è presente in alcuni scheletri maschili e in pochi femminili (tra quelli ritrovati). Sia uomini che donne, però, avevano muscolature possenti e sembrano aver avuto accesso a una dieta ricca di proteine (in molti momenti della storia le bambine sono state nutrite meno e/o con cibi meno proteici). Molte delle sepolture ritrovate hanno un corredo, oggetti che si suppone che siano preziosi, pietre non presenti in quella zona, collane fatte con canini di cervo e cuffiette fatte con conchiglie (in zone in cui quei molluschi non vivono). Lo stesso corredo si trova sia nelle sepolture maschili che quelle femminili. Quindi dai resti scheletrici non possiamo dire che le donne si occupassero solo dell'accudimento né che avessero un ruolo subalterno.

Pochissimo possiamo dire sulla cultura del paleolitico europeo, però abbiamo un certo numero di oggetti artistici tra pitture, statuine di pietra, d'osso, avorio e argilla cruda.  La maggior parte di questi oggetti rappresenta animali. Al secondo posto ci sono le figure femminili, spesso con grandi seni, a volte con ventri prominenti (incinte?), altre stilizzate. Le figure maschili riconoscibili come tali sono una minoranza di casi. Ci sono scene di caccia in cui solo alcuni personaggi hanno gli attributi maschili in evidenza, gli altri personaggi, quindi, potrebbero essere femminili. Possiamo concludere che nel mondo mentale dell'epoca, quale che fosse, la donna c'era ed era importante.

Non sappiamo molto su chi facesse cosa nei clan paleolitici. Sappiamo che nella Francia delle grotte dipinte doveva esserci una certa divisione dei ruoli. Le pitture hanno una qualità tale che presuppongono artisti specializzati. Non abbiamo la più pallida idea di chi fossero, se giovani, vecchi, maschi o femmine. Ci sono studi sulle dimensioni dei negativi delle mani presenti in molte grotte per determinare il sesso dell'artista, ma sull'affidabilità non ci metterei una mano altrui su una candela, figuriamoci la mia sul fuoco (le donne sarebbero ben rappresentate).

Se andiamo avanti verso il presente le cose si complicano. Vendiamo che in passato le tombe venivano sempre attribuite a uomini se erano presenti delle armi. Poi sono spuntate le analisi genetiche e ops, alcuni di quei re, principi e cavalieri erano regine, principesse e cavallerizze. Questo è particolarmente vero per il nord Europa e le steppe euroasiatiche. In questo momento si stanno studiando in modo particolare le sepolture della Scizia, dove pare ci fosse una sorta di casta di donne guerriere e provette cavallerizze (a oggi abbiamo una trentina di tombe che contenevano con certezza donne cavallerizze che avevano ricevuto traumi in battaglia).

Insomma, sono sostanzialmente d'accordo con la tesi di fondo del saggio. La storia e la preistoria sono state studiate per lo più da uomini immersi o cresciuti in una società maschilista e questo sguardo ha condizionato le loro conclusioni. È già una trentina d'anni che gli scienziati segnalano che non è così, ma al grande pubblico questo non è arrivato. Questo saggio vorrebbe essere proprio un ponte tra le ricerche moderne e l'immaginario collettivo, ma...

La preistoria è donna – una critica spero costruttiva

È molto triste per me criticare un libro su cui avevo grandi aspettative e di cui condivido i contenuti. Però questo saggio ha dei problemi e credo che sia il caso di metterli in luce.

Innanzi tutto il tono generale. La parte dedicata agli studi sul paleolitico è solo un capitolo, per quanto sia il più corposo è circa un quarto del totale. Prima c'è una lunga carrellata sulla cultura misogina che intride l'occidente (piuttosto impressionante devo dire), poi una carrellata veloce sullo stato degli studi per il periodo che va dal neolitico all'era cristiana e infine una conclusione. Il problema è che il capitolo sulla preistoria è un altro testo.

Il primo e i due capitoli finali sono quel saggio divulgativo che suppongo questo testo vuole essere. Alla portata di tutti, ben documentati ma necessariamente poco approfonditi, scritti con un linguaggio tale da poter essere letti con una buona cultura di base, ma non necessariamente specialistici. Il capitolo sul paleolitico, invece, dove l'autrice nuota nelle sue acque, è estremamente specialistico. Si fa riferimento a una serie notevole di opere d'arte, sepolture, immagini parietali senza uno straccio di apparato iconografico e con una descrizione sommaria. Si dà per scontato che il lettore quei reperti o quei siti li conosca. Perché in effetti sono molto famosi, se si ha una laurea in materia. Ma se inizio a parlarvi del corredo del Principe dei Balzi Rossi dando per scontato che lo conosciate, delle differenze tra le varie "veneri" gravettiane segnandole solo con il sito di ritrovamento, senza un'immagine, o delle differenze tra tra i resti ossei di Qafzeh e quelli de La Chapelle aux Saint senza segnalare dove si trovino questi posti e la (notevole) differenza di datazione le persone in grado di seguirmi calano. Fare confronti iconografici tra pitture parietali a memoria (non sono immagini immediatamente reperibili su google) non è facilissimo per me che quelle pitture le ho studiate, figuriamoci per il lettore medio. È un gran peccato, perché ovviamente quel capitolo è quello più interessante e quello che avrebbe dovuto arrivare di più.

Mi ha poi molto indispettito il perdersi dell'autrice in ipotesi basate sul nulla. Non me lo aspettavo, essendo l'autrice una studiosa di fama. Purtroppo sulla preistoria ci sono un sacco di cose che semplicemente non sappiamo e su ciò che non sappiamo, a mio parere, sarebbe meglio tacere. Possiamo lanciarci in suggestioni, ma devono rimanere tale. Non ci sono prove di una società matrilineare nella preistoria (che non vuol dire che non ci sia stata, solo che non ci sono prove), non ci sono prove che le "veneri" fossero realizzate da donne per le donne. Non ci sono prove del fatto che la società paleolitica fosse pacifica e priva di conflitti. Non ci sono prove per un sacco di suggestioni, in cui l'autrice si dilunga, a volte sfiorando il ridicolo. Che per tutto il paleolitico (ricordiamo 30000 anni per i soli sapiens) non ci si sia mai resi conto del ruolo del maschio nella procreazione ma che questo sia avvenuto solo nel neolitico osservano il bestiame non ci credo neppure se si alza uno scheletro paleolitico a spiegarmelo di persona. Insomma, l'autrice finisce per prestare il fianco alle critiche che sono state mosse già in passato a studi femministi sulla preistoria, volare troppo di fantasia. Di questo mi spiace tantissimo, anche perché i dati sono assai più interessanti delle ipotesi vaghe.

Insomma, attendevo con trepidazione questo libro che speravo fosse un saggio epocale, chiaro e in grado di dare una bella rinfrescata all'immaginario preistorico. Che non sia così mi spiace.

Presto mia figlia inizierà le elementari e spero, ma dubito, che possa trovare sul suo libro illustrazioni di questo tipo:

Ricostruzione artistica basata sui resti scheletrici di una cacciatrice
preistorica amerinda da poco ritrovata.


Per chi invece vuole leggere qualcosa di mio, qui un nuovo capitolo de L'Assedio degli angeli


lunedì 27 dicembre 2021

LLCcallenge 2021 – La lista definitiva


 Ce l'ho fatta!
A ben quattro giorni dalla fine dell'anno, ho terminato la sfida di lettura.

Credevo di non farcela, ma i Jolly si sono rivelati un valido alleato.
Ecco quindi la classifica definita, con il mio insindacabile giudizio di gradimento rigorosamente in gattini (da uno a cinque).

1 – Un libro di una lettura condivisa - Categoria sostituita con Jolly1 (ripetizione di categoria: Premio Nobel)
J. Staibeck
I pascoli del cielo
🐈🐈🐈🐈- una piacevole sorpresa

2 - Un libro tra quelli consigliati da un admin del gruppo - Categoria sostituita con Jolly3 (un libro che vuoi tu)
Kent Haruf
Le nostre anime di notte
🐈🐈🐈🐈- delicato come promesso

3 – Un saggio
Stefano Mancuso
L'incredibile viaggio delle piante
🐈🐈🐈🐈- un saggio pieno di fascino

4 – Un libro uscito dopo il 2010
Barbara Frale
In nome dei Medici
🐈🐈- un polpettone indigesto

5 – Un libro uscito nel 2021
Franco Forte e Vincenzo Vizzini
L'uranio di Mussolini
🐈🐈🐈🐈- un solido giallo storico

6 – Un libro con un fiore in copertina
Umberto Castiello
La mente delle piante
🐈🐈🐈- interessante, a tratti impegnativo

7 – Un romanzo russo
Anonimo
Racconti di un pellegrino russo
🐈🐈🐈- una finestra su un mondo lontano

8 – Un romanzo di un autore cinese o ambientato in Cina
Jin Yong
La leggenda del cacciatore di aquile
🐈🐈🐈- combattimenti, combattimenti e ancora combattimenti

9 – Un romanzo con più di 500 pagine
Brandon Sanderson
Il ritmo della guerra
🐈🐈- il ritmo c'è solo nel titolo

10 – Un libro scritto da una donna vivente
N.K. Jemisin
Il cielo di pietra
🐈🐈🐈- finale non del tutto all'altezza delle premesse

11 – Un classico che ti vergogni di non aver ancora letto
Italo Calvino
Il castello dei destini incrociati
🐈🐈- era meglio se continuavo a vergognarmi

12 – Un libro di poesia
Chiara Carminati e Alessandro Sanna
Poesia con fusa
🐈🐈🐈- leggero e gradevole

13 – Un libro in cui i personaggi salgono su una nave
Julie Otsuka
Venivamo tutte per mare
🐈🐈🐈🐈🐈– un libro a cinque gatti 🔝

14 – Un libro con la copertina rosa o viola
Oscar Wilde
Il ritratto di Dorian Gray
🐈🐈🐈🐈– prosa eccezionale, personaggi odiosi

15 – Un testo teatrale
Patrick Suskind
Il contrabbasso
🐈🐈🐈– capisco che capisco il teatro solo fino a un certo punto

16 – Un libro uscito l'anno della tua nascita
Wilbur Smith
Il volo del falco
🐈🐈– ho coscritti migliori

17 – Un libro scritto da un autore africano
Akwaeke Emezi
Acquadolce
🐈🐈🐈e mezzo - stile così particolare che rischia di "mangiarsi" una storia non banale

18 – Una graphic novel
Teresa Radice e Stefano Turconi
La terra. Il cielo. I corvi
🐈🐈🐈🐈- storia di memorie che vanno tenute vive

19 – Un libro di un editore indipendente
Aislinn
I tuoi peccati ti troveranno
🐈🐈🐈🐈– i vampiri nella provincia piemontese ci stanno benissimo

20 – Libro scritto da un uomo con protagonista femminile (o viceversa)
Thodoros Kallifatidis
Timandra
🐈🐈🐈🐈e mezzo – non per tutti, ma quasi un capolavoro

21 – Libro con una sola parola nel titolo
Carlo Rovelli
Helgoland
🐈🐈🐈– interessante, ma un po' troppo di parte per essere considerato divulgativo

22 – Un libro comprato usato o preso in biblioteca
Arthur Schnitzler
Doppio sogno
🐈🐈– noiosi sogni di trasgressione di persone noiose

23 – Un libro scritto da un premio Nobel
Grazia Deledda
Canne al vento
🐈🐈🐈– carino, ma non il suo capolavoro (vedi sotto)

24 – Un romanzo sudamericano
Isabel Allende
Afrodita
🐈🐈🐈e mezzo – leggero e dolce come un sorbetto tra due portate impegnative

25 – Un'opera prima
Massimiliano Giri
Il senso delle parole rotte
🐈🐈🐈e mezzo – bella indagine in una Romagna tutt'altro che turistica

26 – Un romanzo italiano uscito tra il 1900 e il 1950
Sibila Aleramo
Una donna
🐈🐈🐈🐈🐈– un libro a cinque gatti 🔝

27 – Un libro ambientato in una guerra
Andrea Atzori
Il coraggio salpa a mezzanotte
🐈🐈🐈e mezzo – un buon romanzo per ragazzi su un episodio da noi quasi sconosciuto della seconda guerra mondiale.

28 – Un romanzo storico
Andrea Forcellino
Il cavallo di bronzo
🐈🐈🐈🐈– il lato pettegolo del rinascimento, delizioso

29 – Un libro con protagonista minore di 16 anni
Ray Bradbury
Il popolo dell'autunno
🐈🐈🐈e mezzo – prosa ipnotica, seconda parte un po' in calo

30 – Libro con protagonista anziano
Grazia Deledda
La madre
🐈🐈🐈🐈🐈– un libro a cinque gatti 🔝

31 – Libro con nome di persona nel titolo
Virginia Woolf
Orlando
🐈🐈🐈🐈🐈– un libro a cinque gatti 🔝

32 – Libro con una foto in bianco e nero in copertina
Virginia Woolf
Una stanza tutta per se
🐈🐈🐈🐈– (purtroppo?) sempre attuale

33 – Libro con un'opera d'arte in copertina
Georges Simenon
Tre camere a Manhattan
🐈🐈– dicono che ci sia amore e passione, io ho trovato solo alcolismo

34 – Libro che ti è stato regalato
Matt Haig
La biblioteca di mezzanotte
🐈🐈e mezzo – moraleggiante, ma scorrevole

35 – Libro che possiedi da almeno tre anni
Knud Rasmussen
Aua
🐈🐈🐈– anni '20, Goenlandia, resoconto dell'incontro con uno sciamano inuit. Di nicchia

36 – Una rilettura
Neil Gaiman
Il figlio del cimitero
🐈🐈🐈🐈🐈– non vado certo a rileggere un libro che non mi piace 🔝

37 – Libro consigliato da qualcuno che partecipa a questa sfida
Susanna Clarke
Piranesi
🐈🐈🐈e mezzo – onirico e delicato

38 – Una saga famigliare – Sostituito con Jolly2 "inventa una categoria": libro illustrato
Gregoire Kocjan e  Mateo Dineen
L'incredibile libro dei mostri
🐈🐈🐈🐈🐈– un libro a cinque gatti 🔝

39 – Libro che fa parte di una serie
Lian Hearn
Il canto dell'usignolo
🐈e mezzo – potevo usare meglio il mio tempo

40 – Libro del tuo autore preferito
Ursula K. Le Guin
La mano sinistra del buio
🐈🐈🐈🐈🐈– è la mia preferita, no? 🔝

41 – Libro il cui titolo descrive la tua vita in questo momento
Jordi Lafebre
Nonostante tutto
🐈🐈🐈– leggero e dolce. Forse fin troppo

42 – Libro con un animale in copertina
Taro Abe
La taverna di mezzanotte
🐈🐈🐈🐈– un manga delizioso (astenersi vegetariani)

43 – Libro che ha vinto un premio letterario internazionale
Colson Whitehead
La ferrovia sotterranea
🐈🐈🐈e mezzo – un romanzo pensato come un kolossal sulla fuga dalla schiavitù

44 – Libro che ha vinto il Campiello o lo Strega
Tiziano Scarpa
Stabat Mater
🐈🐈🐈🐈e mezzo – toccante e non scontato

45 – Libro di un autore che viene dalla tua regione
Alessandro Barbaglia
Scacco matto tra le stelle
🐈🐈🐈🐈– quattro gatti per gli adulti, mezzo in più se hai meno di undici anni

46 – Libro da cui sia tratto un film o una serie tv
Walter Trevis
La regina degli scacchi
🐈🐈🐈🐈– ancora meglio della pur bella serie tv

47 – Libro ambientato in una capitale
Ellery Queen
Uno studio in nero
🐈🐈🐈e mezzo – imprescindibile per gli sherlockiani, piacevole per tutti

48 – Libro con meno di cento pagine
Laura Mancinelli
I tre cavalieri del Graal
🐈🐈e mezzo – gradevole, ma è meglio l'originale medioevale

49 – Un giallo o un thriller
Erskine Childers
L'enigma delle sabbie
🐈🐈🐈 – il papà del thriller moderno, affossato dalla traduzione 

50 – Raccolta di racconti
Autori vari
Il grande libro dei racconti di Sherlock Holmes
🐈🐈🐈– per gli sherlockiani vale cinque gatti


Ecco qua! Volevo varietà e l'ho avuta. Ho spaziato dal manga alla fisica quantistica, dai saggi i neurologia vegetale (che neppure sapevo esistesse) ai premi nobel, passando dall'horror. Mi sono obbligata a finire libri che avrei gettato dalla finestra e ho corso come una forsennata per finire in tempo e leggere anche altro (circa una decina di altri libri). Come dicevo qualche post fa, sono soddisfatta ma una volta nella vita basta. Voglio permettermi di abbandonare libri che non mi piacciono e di dedicare il giusto tempo ai "mattoni" che lo meritano.
Una menzione speciale al romanzo Anima di Wajdi Mouaward, comprato appositamente per le belle recensioni e lo splendido serpente che occupa la copertina e che si è rivelato il più pretenzioso virtuosismo inutile in cui mi sia imbattuta. Ho dovuto rimpiazzarlo, per coprire la categoria, con un (bellissimo) manga in cui l'animale in copertina era cucinato a puntino.

Visti i tempi che corrono, non mi sento di fare particolari auguri per il 2022, se non per augurarvi delle buone letture.

Se volete, è disponibile il nuovo capitolo de L'assedio degli angeli.


giovedì 23 dicembre 2021

Rimanere negativi per le feste!


Quest'anno il mio augurio non può che essere: che possiate rimanere negativi per le feste!

Eh, sì, perché uno spettro si aggira, almeno qui da noi, per le scuole e le palestre: la quarantena di fine anno. Il sistema di tracciamento per la quarantena "veloce" (due tamponi a cinque giorni di distanza) funziona a singhiozzo, a volte sì e altre meno. Quindi l'incubo maggiore è che qualcuno in una classe o in un gruppo sportivo si trovi positivo proprio a ridosso della chiusura e zac.... Quarantena.
È capitato alla figlia di una mia amica, pur negativa al primo tampone. Quarantena fino al 31 dicembre e ciao ciao Natale.
E noi?

Ieri abbiamo temuto seriamente di essere quelli che facevano partire la quarantena.
Mi arriva a scuola la più temuta delle comunicazioni: figlia con naso che cola e 38° di febbre.
Ci siamo, ho pensato. Tipico caso di variante Omicron. Noi vaccinati asintomatici e lei sintomatica. Il 22 dicembre. Nella corsa disperata per tornare a casa e prenotare il primo tampone disponibile vedevo già sfilare tutta una serie di scenari. In nessuno il covid era un vero problema. Sarei stata linciata prima da un'intera classe di asilo che sarebbe finita in quarantena. Più il gruppetto della ginnastica. Per non parlare dei colleghi miei e di mio marito. Chi non avrebbe un giustificato istinto omicida nel vedersi arrivare la notifica della quarantena il 23 dicembre, magari sul punto per imbarcarsi sull'aereo per raggiungere i propri cari?
Se son qui che ne scrivo con sollievo è perché ho trovato immediatamente la farmacia che aveva disponibilità, ho stanato la figlia da sotto il letto promettendolo caramelle, cioccolati, regali in anticipo, qualsiasi cosa pur di venire a fare questo maledetto tampone (poi me la sono cavata con una singola caramella). Fatto rapido e molecolare, risposte in tempo ragionevolissimi (un'ora il primo, un giorno il secondo), entrambi negativi. Lo spavento è bastato, a quanto pare, a farle passare la febbre.

Alla luce di tutti i meravigliosi scenari che ho avuto il tempo di contemplare in attesa del risultato mando un super abbraccio a chi si trova a passare il Natale in quarantena.

A tutti gli altri un caro e sincero augurio di Buone Feste.

Mettetevi le mascherine, disinfettatevi come se non ci fosse un domani e che possiate rimanere negativi per le feste!
 

giovedì 16 dicembre 2021

Il presepe di casa Tenar

 


Ispirata da un post di Murasaki e colpita dallo spirito natalizio, vi porto alla scoperta del mio presepe di famiglia.

 A dire che siamo particolarmente religiosi mentirei. Mi sono accorta adesso che è all'ultimo anno che mia figlia sta frequentando un asilo aconfessionale, in cui l'ora di religione non è prevista. Immagino ce l'abbiano detto, da qualche parte, anni fa, ma io l'ho realizzato solo quando abbiamo confrontato il numero di maestre dell'asilo con quelle che ci saranno alla primaria. Insomma, qui va così. Per fortuna volenterose amiche insegnanti di religione si stanno facendo carico di spiegare a mia figlia almeno i fondamentali. Però il presepe a casa mia si è sempre fatto. Da sempre. Con sempre le stesse statuine.

La leggenda vuole che esse giungano dirette dall'infanzia di mio nonno, un tempo lontano in cui la famiglia era ricca, prima della bancarotta. Quel tempo coincide all'incirca con la prima guerra mondiale. Non so se sono davvero centenarie, le mie statuine, ma vecchie sono vecchie e i segni degli anni li portano tutti.


Il bue e l'asinello devono appoggiarsi a qualcuno o qualcosa perché sono zoppi. Ogni generazione ha lasciato orgogliosamente il suo segno nel presepe. Ad esempio il mio è l'orecchio mancante dell'asinello. Quello di mia mamma il corno sbeccato del bue. Immagino che generazioni di gatti spieghino perché nessun quadrupede è più tale. La capretta è quasi senza muso e un gruppo di pecorelle sfoggia collari ortopedici in nastro adesivo bellico. Si tratta di pecorelle fornite di mantello in lana vera, ormai di un color grigio stratificato. Un domani le potremo usare per studiare la diversa composizione della polvere nei secoli. Così come le torri sono ormai bene storico. Sono fatte infatti di torsoli di mais mummificati. Un giorno ne estrarremo il DNA come in Jurassic Park e scopriremo che appartengono a specie ormai estinte.


È vecchio il nostro presepe, ma non si tocca. Perché di presepi così non ne fanno più. Nel senso che ora il politicamente corretto lo impedirebbe. I re magi, ad esempio, hanno i cammellieri. Che sono giovani schiavetti piacenti, ovviamente neri. Non risparmiano neppure comportamenti che ora le varie associazioni animaliste disapproverebbero. Perché una delle caratteristiche più particolari del mio presepe è la scarsa collaborazione dei cammelli. Uno si impunta e deve essere condotto avanti a forza.


L'altro ha proprio dichiarato sciopero. Di andare dietro una stella per andare a cercare un bambinello non ne ha proprio voglia. Si è seduto e non c'è verso di farlo avanzare di un passo...


Del presepe, poi, si può ammirare tutta la sua accuratezza storica. Ad esempio la famosa stufa in ghisa romana per le tipiche caldarroste palestinesi.


Sulla freschezza del pesci del pescivendolo di Nazareth non mi sento di indagare, ma da che ho raggiunto l'età della ragione mi interrogo sul nobile settecentesco.


Dove avrà parcheggiato la macchina del tempo? Sarà venuto dalla Francia di Luigi XVI per consegnare il suo vaso? Del resto il suo compare più giovane sembra indossare quasi un capellino frigio e un rivoluzionario davvero non so cosa ci possa fare nel presepe. Si potrebbe obiettare che il berretto frigio viene originariamente dalla Frigia, appunto, che sta da qualche parte verso la Persia in una non meglio precisata antichità. Sarebbe quasi più accurato di un re magio. Ma, vi assicuro, il resto dell'abbigliamento fa terribilmente barricata parigina in tempo di rivoluzione. Cosa ci facciano nel presepe rimane il mistero più affascinante.

Nonostante un'inevitabile drastica diminuzione delle statuine dai tempi di mio nonno, il presepe continua ad occupare il suo posto, sulla ribaltina di un mobile almeno coevo. Probabilmente verso gli anni '60, quando era bambina mia mamma è stato rimpinguato con una notevole fornitura di oche e galline. Il pollaio da allora occupa circa un terzo del totale. E ogni anno, nonostante le sue assurdità storiche e la condizione sempre più precaria dei suoi abitanti, rinnova la sua magia anche agli occhi delle nuove generazioni.


Voi ce l'avete il presepe?

Quali sono le sue stranezze?


Se invece avete voglia di una storia non proprio natalizia, L'assedio degli angeli continua.

martedì 7 dicembre 2021

LLCchallenge2021

 


È arrivato dicembre, l'ultimo mese dell'anno, quello dei bilanci. 
L'anno in sé è stato estremamente faticoso e per molti aspetti vorrei seppellirlo per riesumarlo tra quarant'anni, in una sera davanti al camino, per raccontare ai nipoti: "sai, una volta, quando c'era la pandemia...".
Dato che qui, però, si parla principalmente di libri, è arrivato il momento per tirare le somme con un'iniziativa che mi ha tenuto compagnia per tutto l'anno: la LLCchallenge2021.

La sfida è un'iniziativa promossa da un gruppo FB che si occupa di libri e consiste nel leggere nel corso del 2021 50 libri, uno per ogni categoria indicata nell'immagine.

Fin dal subito mi sono resa conto che rispettare tutte le regole perché le mie recensioni fossero rendicontate nel giusto modo, complice anche una tecnologia ostile, sarebbe stato al di sopra delle mie capacità. Ma è rimasta la sfida personale, il puntiglio a provare a leggere (e ascoltare) non tanto cinquanta libri, obiettivo prendibile, ma cinquanta libri che fossero rappresentativi delle 50 categorie. Di tutti quelli terminati ho fatto una mini recensione sui canali social, e anche quello si è rivelato un impegno non da poco.

Devo dire che all'inizio ero molto scettica sulle mie possibilità di terminare la sfida e anche adesso non sono sicura di riuscire a farcela. Se non ho fatto male i conti, però, sto terminando di leggere e di ascoltare rispettivamente i libri numero 45 e 46. Il 47 l'ho già individuato e quindi mi restano fuori due categorie, rivelatesi più ostiche del previsto: il testo teatrale e il libro che ho in casa da più di tre anni (ho scoperto che se non ho letto un libro in tre anni un motivo c'è). Considerando che il 45 (un libro di un editore indipendente) si è rivelato più lungo del previsto, con oltre 450 pagine, è serio il pericolo che io mi fermi a un passo dal traguardo. È comunque un risultato molto migliore rispetto a quello che mi ero prefissata all'inizio: coprire almeno 40 categorie.

Ho deciso di partecipare per due motivi: darmi un ritmo costante nella lettura e obbligarmi a uscire dalla mia zona di comfort e sono soddisfatta su entrambi i fronti. Non avevo mai tenuto il conto dei libri letti in un anno, quest'anno complice la sfida l'ho fatto e al momento sono sui 55. Penso di essere decisamente sopra la media degli anni scorsi, in parte per l'introduzione degli audiolibri e in parte perché a metà di un libro ero già a pianificare le due o tre letture successive. Inoltre ho letto il mio primo romanzo africano, ho affrontato mostri sacri che non avevo mai osata avvicinare e ho scoperto autori del tutto nuovi.
Certo, neppure questa sfida mi ha fatto passare il sacro terrore per le saghe famigliari, categoria che ho sostituito utilizzando uno dei tre preziosissimi jolly previsti.

Ecco una breve classifica dei libri più inaspettati in cui mi sono imbattuta.

IL LIBRO PIÙ PARTICOLARE – Racconti di un pellegrino russo

Alla ricerca disperatissima di qualcosa di russo e di breve, mi sono imbattuta in questo scritto di un anonimo mistico russo della metà del XIX secolo che mi ha profondamente affascinato. Innanzi tutto non avevo mai letto il misticismo raccontato dall'interno, quindi entrare nella testa di una persona che ha scelto di abbandonare tutto per dedicarsi al pellegrinaggio e alla preghiera è stato come entrare in un altro mondo. Il viaggio del pellegrino è ambientato nella Russia rurale ai tempi degli zar. Un mondo povero, dove l'analfabetismo è imperante, la religione spesso confina con la magia e dove tuttavia le idee comuniste si stanno insinuando. Non avrei mai e poi mai preso in mano questo libro senza la spinta della sfida e mi sarei persa una delle letture più particolari della mia vita. Una finestra su un mondo lontanissimo da me e che nessun altro avrebbe mai potuto raccontarmi.

IL CLASSICO DI CUI AVEVO SEMPRE AVUTO UNA IMMOTIVATA PAURA – Orlando

Mi serviva un libro con un nome di persona nel titolo. Complice l'audiolibro disponibile mi sono buttata su questo classicone di cui avevo sempre avuto paura. Mi ha divertito tantissimo e ha del tutto ribaltato l'idea della Woolf che mi ero fatta leggendo Gita al faro (scrittura interessante per raccontare i pensieri non così interessanti di personaggi un po' tristi). Scostata l'autrice dalla patina di tristezza che le avevo sempre attribuito, ho proseguito con  Una stanza tutta per se e non escludo affatto di continuare a frequentare in futuro zia Virginia.
Grazie LLCchallenge.




IL LIBRO CHE RESTERÀ PER SEMPRE NEL MIO CUORE

Avendo in generale un pessimo rapporto con i vincitori del premio Strega, ho approcciato l'apposita categoria con timor panico, certa che la lettura sarebbe stata una sofferenza. Invece mi sono innamorata di Stabat Mater di Tiziano Scarpa.
Intendiamoci, è stata una sofferenza leggerlo. Perché io sono una mamma adottiva e la protagonista è in un orfanotrofio della Venezia del '700 dove le trovatelle vengono instradate alla musica. E la fanciulla, in piena adolescenza, è in crisi. Non sa chi è, cosa vuole, sente enorme il vuoto di quella madre di cui non conosce nulla se non l'abbandono e vive immersa in quella morbosità che solo nell'adolescenza si può provare. Si fiuta la tragedia imminente. Solo che la tragedia non arriva. Arriva Vivaldi, nuovo direttore dell'orchestra di quell'orfanotrofio/conservatorio (particolare storicamente accurato). Mi aspetto una figura salvifica. E invece no. Fa arrabbiare così tanto la protagonista che lei decide di vivere, in pratica alla facciaccia sua. La vicenda affronta anche una marea di altre considerazioni non banali sulle donne e l'arte, oltre che darci uno spaccato di raro fascino sulla Venezia dell'epoca. Di mia spontanea volontà non lo avrei mai letto. Invece lo ora lo consiglio con tutto il cuore.


Parteciperò anche l'anno prossimo? Credo di no. È stato estremamente interessante farlo. Tuttavia riempire 50 categorie è impegnativo. Ci sono state le scoperte inaspettate, ma anche le letture sofferenza portate avanti per puro puntiglio per spuntare una casella. Non ho letto solo all'interno della sfida, ma non mi è rimasto un tempo infinito per altre letture. In particolare ho tralasciato un paio di saggi, quello su Dante di Barbero e due di paleontologia perché lunghi e impegnativi. Ottocento pagine di saggio mi sarebbero valse comunque, al massimo, una casella e davvero non erano letture che si potessero terminare in una settimana. Quindi con l'anno nuovo voglio recupera, col dovuto tempo, innanzi tutto questo tre libri. E ci vorrà un po'.

E voi avete mai partecipato a delle sfide di lettura? Com'è andata?

Per qui invece volesse, ecco il sesto capitolo della mia storia steampunk.

giovedì 25 novembre 2021

Hidamari Ga Kikoeru – Un manga che racconta la disabilità – Letture

 


Quante storie con protagonisti adolescenti vi vengono in mente in cui uno di protagonisti è affetto da una patologia gravissima?
Quante invece in cui uno dei protagonisti ha una disabilità permanente? Scommetto che sono meno.
In quante di queste la disabilità non è così grave da impedire lo svolgimento di una vita "normale" ma è comunque una caratteristica che segna inevitabilmente il carattere e le scelte del personaggio in questione?
Il numero si riduce ancora.
E in quante di queste storie ci si prende del tempo per spiegare in dettaglio cosa significa vivere con una tale disabilità e quali sono gli accorgimenti pratici per rendere la quotidianità più semplice?
Ora siamo a pochissime.

Ringrazio enormemente la mia spacciatrice di letture Manuela per avermene fatto conoscere una, anche se ho pianto da metà del primo volume fino alla fine.

Hidamari Ga Kikoeru – Fumino Yuki

Taichi è uno studente lavoratore al primo anno di università con le idee ancora poco chiare sul proprio futuro. Si imbatte per caso in Kohei che, come sempre accade in queste storie, è il suo opposto. Ricco, bello, focalizzato sui suoi studi di legge, apparentemente snob. Quello che Taichi scopre con sconcerto è che la freddezza di Kohei è dovuta a una causa precisa: da qualche anno l'udito del ragazzo è diminuito. Taichi diventa quindi il suo prendi appunti, cioè la persona che segue insieme a lui la lezione per aiutarlo a non perdere troppi pezzi e entra così a contatto con il mondo della disabilità uditiva. Inizierà ad accorgersi che Kohei non è l'unico studente con questa problematica, che ci sono tanti tipi di ipoacusia e sordità. Taichi finirà per trovare la propria vocazione professionale e l'amore.

Prima di proseguire nella recensione è bene avvisare che la tematica qui a casa Tenar non è esattamente neutra. Quando ho preso in mano in primo volume sapevo che o l'avrei gettato con spregio dalla finestra o sarei andata avanti a leggere a oltranza, singhiozzando in modo indecoroso.

Un approccio rispettoso alla disabilità
La prima cosa che colpisce è il modo assai poco romanzesco con cui la disabilità viene raccontata. Kohei non è "il bel ragazzo maledetto dalla propria malattia" come spesso capita in questo genere di storie. È un giovane studente brillante che sa badare a se stesso. Ha degli obiettivi professionali precisi che si impegna a raggiungere con puntigliosa precisione. Non è decisamente il tipo di personaggio malato che deve essere salvato. Quello che è stato bullizzato a scuola è Taichi, cresciuto dal nonno, non certo Kohei, che ha una mamma ricca e famosa. Questo, tuttavia, non vuol dire che sia felice. Innanzi tutto la sua disabilità è recente, a seguito di un'infezione apparentemente banale (cosa che può succedere, purtroppo). La sua è principalmente la storia di un adattamento dalla normalità a una disabilità subdola, che non si vede, si ha la tentazione di nascondere e minimizzare. Kohei impara a leggere le labbra, a convivere con gli apparecchi acustici e i loro mille difetti. E tuttavia, nel costante tentativo di minimizzare e nascondere, finisce per chiudersi sempre più in se stesso. Non chiedere di ripetere, non imporre agli altri le proprie esigenze (come evitare i luoghi affollati con molto rimbombo e scarsa visibilità) lo porta a isolarsi sempre più dai suo coetanei che diventano "gli altri" da cui è diviso da una tenda invisibile, ma per lui ben reale. Inoltre la condizione di Kohei non è stabile. Appena si abitua il suo udito peggiora. Perde un altro tassello di normalità, deve adattarsi a un nuovo apparecchio, a nuovi inconvenienti. I suoi compagni di prima sono diventanti "gli altri", ma i sordi che comunicano con il linguaggio dei segni sono "loro", un gruppo a cui non sente di appartenere, con regole e abitudini che non gli vengono naturali. Kohei si sente in una sorta di terra di nessuno. Troppo sordo per condurre la vita di prima, troppo poco per entrare senza rimpianti nel mondo di chi non ha mai udito alcun suono. Ogni cosa gli costa uno sforzo aggiuntivo, leggere le labbra, come imparare il linguaggio dei segni. Il senso di fatica e di straniamento perenne di Kohei è reso benissimo.

Uno sguardo su un mondo multiforme
In quanto prendiappunti ufficiale di un ragazzo ipoudente, Taichi inizia ben presto a conoscere gli altri studenti audiolesi della propria università e finisce per voler lavorare in un'azienda che si occupa di linguaggio dei segni. Uno dei miglior pregi di questo manga è di dare conto di quanto variegato sia un'universo delle disabilità uditive, sconosciuta persino a chi di quell'universo fa parte.
Kohei è diventato ipoudente da adolescente, ha perciò una perfetta padronanza della parola, sente alcuni suoni e si aiuta con la lettura delle labbra, gli viene proposto l'impianto cocleare (per semplificare al massimo una sorta di orecchio artificiale). Maya, la studentessa a cui Kohei fa da tutor ci sente molto meno di lui. Ryu è sordo dalla nascita, comunica da sempre con il linguaggio dei segni, è perfettamente integrato nella comunità dei parlanti con la lingua dei segni e tratta con sufficienza chi invece vuole tornare a sentire.
Il mondo della sordità è molto variegato e negli ultimi anni si è frazionato ancora di più in due gruppi principali a volte in contrasto molto acceso. Da un lato c'è chi si affida ad apparecchi sempre più sofisticati, come appunto l'impianto cocleare che permettono nel migliore dei casi un recupero che trent'anni fa sarebbe stato definito miracoloso. Questi apparecchi, però, non funzionano per tutti, sono estremamente costosi (in Italia solo alcune regioni li forniscono grauitamente e quando intendo estremamente intendo decine di migliaia di euro), necessitano una costante manutenzione e accorgimenti particolari. Dall'altra c'è chi difende la lingua dei segni come una cultura autonoma e la sordità una condizione con cui si può vivere senza necessariamente medicalizzarla.
Io che mi trovo nella stessa posizione di Taichi faccio fatica a capire l'acredine di certi scontri, dato che mi sembra naturale che chi magari ha ascoltato o suonato musica voglia poter tornare a farlo, come è naturale che chi ha sempre parlato la lingua dei segni voglia che questo linguaggio sia conosciuto il più possibile. Proprio come Taichi non vedo incompatibilità tra le due cose, ma, senza prendere posizioni nette, il manga ci permette, attraverso i diversi personaggi, di empatizzare con tutti i punti di vista.

Uno sguardo sulla società
Questo non è un manga che racconti grandi drammi (l'allungare il brodo è il suo difetto maggiore), ma diciamo che la società nel suo insieme ne esce bene ma non benissimo.
Ci mostra un'università (presumo d'élite, dato che Kohei è ricco) piena di servizi che qui da noi non ho mai visto. Ci sono gruppi di volontariato specializzati nell'aiutare studenti con disabilità. La figura del prendiappunti è istituzionalizzata. Ci sono traduttori professionisti per il linguaggio dei segni. E tuttavia la scuola nel suo insieme è quanto di più ostile si possa immaginare alla disabilità. Perché è pensata per i "normali" e chiunque non rientri in questi parametri deve faticare dieci volte di più o soccombere.
Questo è tanto più vero in Italia. Ogni volta che uno studente da noi si rompe una gamba scatta il "protocollo panico". Sposta la classe al piano terra, chiedi al bidello che per favore porti la cartella al ragazzo, fai entrare il ragazzo prima o dopo gli altri perché ci sono comunque dei gradini e bisogna evitare che venga spintonato. Prega che guarisca presto. Abbiamo una scuola molto migliore della media. Abbiamo tante aule, scale antincendio non fatiscenti, ampi e comodi spazi esterni. Non siamo per nulla attrezzati per uno studente in carrozzina. Le aule sono un incubo acustico. Non mi è mai capitato un alunno non vedente e non voglio neppure pensare a come potrei organizzarmi. Gli insegnanti di sostegno sono formati sopratutto a buona volontà e distribuiti con criteri imperscrutabili. Nessuno dei nostri studenti ipoudenti ne ha mai avuto uno, mentre il prendiappunti, come anche questa storia dimostra, è fondamentale. Alla domanda la risposta qualificata è stata "ma lui capisce". La disabilità intellettiva è devoluta alla fortuna e alla buona volontà, quella fisica, salvo casi gravissimi, è più o meno ignorata, l'idea è che se uno capisce se la deve cavare. La fatica di riuscire ad adattarsi a un mondo che non fa nulla per aiutarli è tutta devoluta al singolo. Quando questa fatica è fatta notare, c'è subito chi pensa (e lo dice) che quello "se la tira", "vuole farsi notare", "sta cercando scuse". Tutti questi aspetti sono raccontati benissimo nel manga, ma valgono pari pari anche per l'Italia.
Se non altro il nostro paese è un pochino, almeno per la mia esperienza, un pochino più aperto e inclusivo, almeno a livello umano. Kohei all'inizio del manga non ha nessun amico, da ragazzo popolare che era si è trovato del tutto solo. Nel mio mondo reale tutte le persone con una disabilità fisica che conosco a vario titolo hanno un giro di amici solido. Taichi viene considerato da tutti speciale per il suo modo empatico di relazionarsi e per la sua scelta professionale, in Italia, almeno per la mia esperienza, i Taichi sono abbastanza diffusi. È anche vero, però, che uscire dal proprio giro ristretto di frequentazioni è difficile, perché la società non è inclusiva e le infrastrutture lo sono meno e perché comunque il rischio è quello di essere considerati solo per la propria disabilità. E la disabilità è ancora una cosa brutta. Poco presentabile. L'amico disabile ti fa sembrare tanto sensibile finché è una cosa limitata nel tempo, però, insomma, portarselo sempre in giro... Nel manga viene detto espressamente che va bene tutto, ma non ci si sposa "con uno di quelli", che poi certo "loro si trovano meglio tra loro". Qui in casa Tenar ci si scherza su queste cose, i disabili che sono come i panda, da tutelare, ma nel loro recinto. Ci si scherza, ma preferiremmo non doverlo fare.

Ci sarebbe anche la storia d'amore
L'autrice nella postfazione al primo volume racconta in modo scherzoso di come, entusiasta per la proposta di pubblicazione ricevuta, non si fosse accorta che la casa editrice fosse specializzata in storie "boy love" e che quindi sti due ragazzi bisognava ben farli innamorare.
Ora il "boy love" in Giappone è un genere estremamente codificato che presenta storie d'amore tra ragazzi non realistiche che si sviluppano come commedie romantiche leggere e sono destinate a un pubblico femminile. Non frequentando il genere non ne so molto e non saprei dire perché alle ragazze giapponesi piacciano storie d'amore tra maschietti in un contesto fittizio che considera (la società giapponese in realtà non lo fa) queste storie del tutto normali.
Ora il tentativo di aderire al genere è il più grosso difetto di questo manga. Non perché un innamoramento tra i due non ci stia, anzi, ma perché la necessità di mantenere il tutto sul tono "commedia degli equivoci leggera" limita moltissimo il potenziale della storia.
Le premesse infatti erano ottime e i protagonisti ben caratterizzati. Kohei, al netto dei suoi problemi, è un ragazzo molto serio e focalizzato sui propri obiettivi, si conosce e sa cosa vuole dalla vita. Taichi, al contrario, è apparentemente aperto, fa amicizia con tutti, ma è stato abbandonato dai genitori, è stato cresciuto da un nonno burbero e chiuso e non ha mai avuto una vera relazione. Gli vengono attacchi di panico ogni volta che viene abbracciato.
Mi immagino già le chiamate tra l'editore e l'autrice: "senta non è che possiamo passare in secondo piano questa cosa? C'è già quella cosa là che appesantisce e noi vogliamo una storia comunque leggera, non un drammone...". Questo, insieme alla propensione giapponese a ignorare il disagio psicologico, ha reso un pessimo favore alla trama. In una storia che ci dice che non bisogna minimizzare i problemi né vergognarsi a chiedere aiuto, una cosa così forte viene derubricata a "ti lascio il tuo tempo, aspettiamo che passi". Il risultato è fastidioso ai limiti della sgradevolezza, perché sembra che la vicenda viaggi su due binari diversi, uno iper realistico e uno favolistico dove problemi gravi si risolvono per puro miracolo. A questo si unisce anche il fatto che il manga ha avuto successo. Così ai primi due volumi praticamente perfetti se ne sono aggiunti altri tre, che potevano tranquillamente stare in uno solo.

Insomma, questa è una storia i cui primi due volumi mi sono piaciuti enormemente e che consiglio senza se e senza ma, anche a chi non prenderebbe mai in mano un manga, specie se "boy love". I seguenti tre si leggono comunque con piacere, ma si possono anche evitare.
Di certo è tra le migliori storie con e per adolescenti che racconti la disabilità.

Per chi invece volesse, qui c'è il quinto capitolo della mia storia steampunk