domenica 15 gennaio 2023

Di mamme finlandesi e scuole italiane


 Vi regalo la vista magica del mio lago, scorto dall'alto di una montagna innevata e le mie inutili considerazioni sulla polemica che ha tenuto banco nelle ultime settimane nel mondo della scuola e non solo.

Riassunto delle puntate precedenti, per chi fosse riuscito a non sentirne niente. Una famigliola finlandese si trasferisce in Sicilia, ma dopo due mesi scappa. La colpa? La totale disorganizzazione della scuola, dove regna il caos, gli insegnanti non sanno fare il loro lavoro (l'insegnante di inglese ne sa meno del figlio!) e i bambini sono costretti a lunghe inutili ore senza pause. Il tutto è stato esposto con dovizia di particolari in una lettera mandata ai giornali in cui la signora sfoga tutto il suo disappunto.

La missiva, inutile nasconderlo, trasudano spocchia e antipatia. Dopo due mesi di permanenza in una singola città, con l'esperienza quindi di singole classi, la signora ritiene di poter dare lezioni al sistema scolastico italiano nel suo insieme mescolando problemi che poca attinenza hanno l'uno con l'altro (il giardino della scuola non è abbastanza curato e l'insegnante di inglese è impreparato!). Questa spocchia permette a tutti noi che la scuola la viviamo ogni giorno di scrollare le spalle, ringraziare in cuor nostro di non aver avuto il piacere di interagire di persona con una cotale genitrice, e continuare a fare come abbiamo sempre fatto.

Al di là del tono saccente di Colei Che è Arrivata a Portare la Civiltà a noi selvaggi, ci sono però alcune considerazioni che si potrebbero fare. Anche Miss Antipatia, dopo tutto, può dare qualche spunto sensato.

Alcune delle sue osservazioni non meritano molto di più che una scrollata di spalle. Le scuole italiane sono vecchie. Gli arredi del cortile (di quel cortile) non sono all'altezza degli standard nordici. Ma nooo? Chi lo avrebbe mai detto? Non ci siamo davvero mai accorti dello stato pietoso dell'edilizia scolastica, anzi ci diverte rischiare la vita ogni giorni. Stessa cosa riguardo al professore incapace. Al singolo professore incapace che le fa gridare orripilata che gli insegnanti italiani sono capre. Signora mia, buongiorno, benvenuta in Italia, uno dei paesi in cui si spende meno per l'istruzione e che ha metodi di arruolamento dei docenti tra i più cavillosi al mondo. Senza di lei non mi sarei mai accorta delle criticità del sistema in cui lavoro...

Ci sono due punti, però, nella sua lettera, che meritano qualche istante in più di riflessione.
Il primo più che la scuola riguarda la cultura generale, l'organizzazione e la sicurezza delle città. Ogni mattina davanti a ogni scuola, in qualsiasi posto in Italia, si crea un ingorgo creato dai genitori che accompagnano i pargoli in auto. E questo non avviene, o avviene molto meno nel resto d'Europa. Non si tratta di qualcosa di irrisolvibile, che necessiterebbe investimenti stratosferici. Basterebbe un'organizzazione diversa e, sopratutto, una cultura per cui è normale che i bambini possano andare a scuola, persino quando piove, con il pulmino o addirittura a piedi.

L'altro appunto interessante, invece, è interno alla dinamica scolastica. La signora lamenta mancanze di pause in cui i bambini possano muoversi. Ecco, su questo singolo punto, mi sento di darle ragione.
Un bambino delle elementari può arrivare a stare seduto oltre quattro ore con una singola pausa a metà mattina. Alle medie arriviamo a sei ore di lezione con un intervallo di dieci minuti. Ossessionati come siamo dalla sicurezza, in molte scuole l'intervallo si fa in classe, spazio che per altro è molto più pericolosi di un corridoio o di un cortile, anche se ci si muove poco, pieno com'è di banchi, sedie, cartelle e cartellette che sembrano create apposta per inciamparci. Se si esce si esce per poco e non si corre. Non si corre, non ci si rincorre, non si gioca. Di prendere un pallone neanche a parlarne, del resto con dieci minuti, anche volendo, ci sarebbe giusto il tempo di fare le squadre. Che si possa arrampicare, saltare, utilizzare qualcosa di simile a un parco giochi sembra addirittura fantascienza,
Eppure non ci vuole un fine pedagogista per capire che i bambini hanno bisogno di muoversi e che è più facile tornare a concentrarsi dopo che si è fatta una pausa che dopo ore piene di lezione.
È una riflessione che sto facendo da qualche anno, in realtà. Complice una classe che ha una grande energia fisica da sfogare e una scuola con ampi spazi esterni, il potere salvifico delle pause all'aperto è qualcosa che sto sperimentando. Sopratutto durante i pomeriggi. Avendo tre ore di lezione finale, un quarto d'ora di pausa all'aperto distruggerà il processo di apprendimento? In realtà no. Si esce chi vuole corre, chi vuole può prendere una palla morbida, gli altri passeggiano e chiacchierano. Ovviamente questo vuol dire che i ragazzi potenzialmente possono farsi male. Probabilmente non so esattamente cosa rischio. Nel triennio precedente ho avuto una classe di ragazzi che si facevano male nei modi più improbabili. Il caso più incomprensibile è stato una frattura scomposta a un gomito avvenuta perché la ragazza ha urtato il passamano mentre scendeva le scale. Ha urtato il passamano. Sotto i miei occhi e quelli di un altro docente. Non è stata spinta, non stava correndo o saltando. Ha semplicemente mosso il braccio. Frattura scomposta. C'è stato anche il trauma cranico con notte in ospedale di quello che si è alzato in piedi per salutare il docente, è inciampato non saprei dire dove ed è caduto all'indietro sbattendo la testa contro il muro. Alzandosi in piedi. Lo stesso ragazzo si è fratturato la caviglia scendendo una scala (diversa da quella del gomito), ma lì io non ho assistito alla scena. Inutile dire che dopo ogni singola lezione di educazione fisica qualcuno aveva bisogno del ghiaccio. Insomma ho fatto una certa esperienza con i moduli di infortunio e ho deciso che se tanto non posso impedire loro di scendere le scale e alzarsi in piedi, allora che escano e almeno si divertano. Posso dire che questo ha portato benefici visibili e meravigliosi alla didattica? No. Ma la pausa del giovedì pomeriggio è un bel momento, vengo informata sulla salute degli animali domestici, sulle letture, invitata a giocare a palla, cosa che ogni volta rifiuto.
Questa però è una classica soluzione all'italiana. La scelta di una singola docente, appoggiata e imitata a macchia di leopardo nella stessa scuola (cosa che non aiuta il senso di fratellanza, perché alcune classi hanno molti più docenti inclini alla pausa in esterno di altre). Bisognerebbe ragionare davvero sui tempi di attenzione e su ciò che si può umanamente chiedere a bambini e pre adolescenti e cosa no. Non so se possa essere davvero applicata l'idea di un quarto d'ora di pausa all'aperto ogni 45 minuti, ma forse è venuto il momento di pensare che anche stare all'aperto 15 minuti, magari ogni due ore, è funzionale all'apprendimento. Se non piove. Perché, cara signora finlandese, siamo comunque italiani. E i bambini italiani (ogni mamma lo sa) sono solubili in acqua piovana. È inutile che cerchi di convincerci del contrario.

venerdì 30 dicembre 2022

LLCchallenge2022 - la lista (più o meno) completa


 

Ci sono periodi della vita che, suppongo, vanno semplicemente attraversati, sperando che alla fine si arrivi da qualche parte. Questo è uno di quei periodi. Il 2022 non è finito nel migliore dei modi e dubito che il 2023 possa essere un buon anno. Non è una questione di mero pessimismo, semplicemente alcune situazioni contingenti non possono risolversi in modo positivo. Succede. Io, mia figlia, mio marito e il gatto Oberon stiamo bene e direi che già questo è un motivo sufficiente per festeggiare (il gatto Calibano ha qualche problemino in più, ad esempio l'essere un persiano, ma speriamo di risolverglielo).

Suppongo che sul web sarò presente a tratti perché è vero che per le proprie passioni il tempo lo si trova, ma se devo scegliere tra farmi una doccia e aggiornare il blog ho capito che preferisco la doccia. Alunni, colleghi e famigliari supportano questa mia linea di priorità.

Nonostante tutto questo, neppure io so bene come, in questo 2022 piuttosto complicato ho comunque letto. Meno volumi dell'anno scorso, quando avevo scollinato i 50. Ho ascoltato parecchio, ma ho letto anche letto parecchi tomazzi, il che mi fa pensare che il numero totale di pagine sia più o meno invariato. Ma bando alle cianche. Ecco i miei libri e le mie valutazioni.

Anche quest'anno ho partecipato alla Challenge di Leggo Letteratura Contemporanea, anche se non ho riempito tutte le caselle e ho fatto alcune digressioni. Questo comunque è il sunto. Il gradimento è espresso in gattini o altre creature attinenti alla lettura. Un libro a cinque gatti è un capolavoro. Ma non è automatico che mi sia rimasto nel cuore, cosa che magari capita a una lettura a cui razionalmente riconosco qualche pecca.

Cat.1 - Gioco il Jolly 1 - Un libro della mia autrice preferita. 
U.K.Le Guin 
I sogni si spiegano da soli. (saggio)
Raccolta di saggi della mia autrice preferita. Come sempre, sembra lo abbia scritto apposta per me oggi.
🐈🐈🐈🐈🐈🔝

Cat.2 - Gioco il Jolly2 - un libro che riprende una categoria del 2021 - un libro giallo 
Matteo Guerrini
Zoo - La rabbia (giallo)
Un Giappone insolito e spietato per un buon giallo d'esordio
🐈🐈🐈

Cat.3 – Un saggio
Alessandro Barbero
Dante (saggio)
In cui ho scoperto alcune cose che ignoravo del Sommo. A quanto ha venduto i suoi campi, a quanto ammontavano la dote della moglie. Vivevo bene anche nell'ignoranza.
🐈🐈🐈

Cat.4 – Gioco il Jolly3 –  invento una categoria – un'opera crossmediale 
Neil Gaiman
Sandaman (fumetto e altro)
Ho letto gli albi che mi mancavano. Ho ascoltato gli audiolibri. Ho visto la serie. In ogni caso il Sogni degli Eterni mi ha stregato
🐈🐈🐈🐈🐈🔝

Cat.5 – Un libro uscito nel 2022
Arkady Martine
Un ricordo chiamato impero (fantascienza)
Un titolo bellissimo. Un mondo con personaggi dai nomi bellissimi. Il resto è meno bello.
🐈🐈e mezzo

Cat.6 – Un libro con una donna in copertina
Riyoko Ikeda
Caro fratello (manga)
Le scuole femminili giapponesi degli anni '70 sono l'ambiente più torbido che si possa immaginare (e non lo si può dimenticare)
🐈🐈🐈🐈🔝

Cat.7 – Un romanzo di un'autrice francese
Simone de Beavoir
Le inseparabili (versione audiolibro)
Le ragazze di buona famiglia devono essere perfette. E sopravvivere alla perfezione è difficilissimo. (Il libro è uscito postumo, l'autrice non lo riteneva degno, il perché a cat.46).
🐈🐈🐈🐈

Cat.8 – Un libro ambientato in India
Ian McDonald
Un buon partito (fantascienza. Versione audiolibro)
Intelligenze Artificiali che manipolano l'uomo. Ma non per i soliti motivi. Gradevole.
🐈🐈🐈

Cat.9 – Un romanzo con più di 500 pagine
Richard K. Morgan
L'oscurità profana (fantasy)
Serie "Quello che resta degli eroi" 3 di 3. In cui il protagonista cerca di convincerci che se tradisci il partner con il clone di te stesso non è vero tradimento. Rimane fantasy allo stato dell'arte.
🐈🐈🐈🐈

Cat.10 – Un libro ambientato nel futuro
Lois McMaster Bujold
La regina rossa (fantascienza)
La conclusione insapore di una saga che ho amato alla follia.
🐈🐈

Cat.11 – Un libro ambientato in età vittoriana
Cyril Lieron e Benoit Dahan
Nella mente di Sherlock Holmes (grapich novel)
Una gioia per gli occhi e per la mente. 
🐈🐈🐈🐈

Cat.12 – Gioco il Jolly4 – Un libro da cui è stata tratta una serie tv
Richard K. Morgan
Altered Carbon (fantascienza)
Sei immortale. Ma la vita fa schifo.
🐈🐈🐈

Cat.13 – Un libro in cui si parla di un viaggio
Fabio Geda e Enaiatollah Akbari
Storia di un figlio (versione audiolibro)
La riprova che la burocrazia è davvero il mostro del nostro tempo, in grado di separare madri e figli.
🐈🐈🐈 e mezzo.

Cat.14 – Un libro con la copertina rossa
Richard K. Morgan
Il gelo comanda (fantasy)
Saga "Quel che resta degli eroi" 2 di 3. Fantasy allo stato dell'arte, non per giovani adulti.
🐈🐈🐈🐈

Cat.15 – categoria fallita
😿😿😿

Cat.16 – Un libro di un autore che ha la mia stessa età.
Alessandro Barbaglia
La mossa del matto
A un mio coetaneo e conterraneo dovrebbe essere vietato per legge scrivere così bene.
🐈🐈🐈🐈

Cat.17 – Un libro scritto da un autore nordico
Arto Paasilina
L'anno della lepre (versione audiolibro)
Di sicuro qualcosa mi sfugge. Ma alla fine che voglia di lepre in salmì!
🐇🐇

Cat.18 – Un libro con un titolo che potresti usare per una dichiarazione d'amore.
J. L. Borges
L'Aleph
"Sii il mio Aleph" è una dichiarazione d'amore perfettamente nel mio stile.
🐅🐅🐅🐅🐅🔝

Cat.19 – Un libro di un editore indipendente
Zerocalcare
No sleep till Shengal (grapich novel)
Quando si distoglie lo sguardo succedono i massacri. Questo è un tentativo di raccontarne uno.
🐈🐈🐈🐈

Cat.20 – Un libro di un autore che ritengo sottovalutato
Friedrich Durrenmatt
La promessa (versione audiolibro)
Le fiabe mentono. Nella realtà il lupo mangia sempre cappuccetto rosso e il cacciatore fallisce.
🐈🐈🐈🐈 e mezzo

Cat.21 – Un libro con un titolo con più di tre parole
Elisa Bertini e Franco Forte
La banda degli invisibili e la recita maledetta (giallo)
Un giallo per ragazzi ambientato a scuola, perfetto da leggere a scuola con i ragazzi.
🐈🐈🐈🐈

Cat.22 – Una grapich novel
Trung Le Nguyen
Magic Fish (grapich novel)
Della difficoltà di narrare se stessi e delle fiabe che creano ponti tra le generazioni. Una grapich novel praticamente perfetta.
🐈🐈🐈🐈🐈🔝

Cat.23 – Un libro scritto da un premio nobel
William Faulkner
Mentre morivo
Flussi di coscienza intorno a una bara. Bello. Astenersi depressi.
🐈🐈🐈🐈

Cat.24 – Un romanzo americano
Tony Hillerman
Il canto del nemico (giallo)
Un giallo scritto negli anni '70 a ambientato nella comunità Navajo. Insolito e piacevole.
🐈🐈🐈 e mezzo

Cat.25 – Un'opera ultima
Jane Austen
Persuasione (versione audiolibro)
Dopo secoli, ancora pensiamo sia una storia d'amore. È un romanzo sulla solitudine e l'essere donna.
🐈🐈🐈🐈🐈

Cat.26 – Un romanzo italiano uscito tra 1950 e il 1999
Valerio Evangelisti
Nicolas Eymerich, inquisitore (Fantascienza. versione audiolibro)
No, non lo avevo ancora letto. Chiedo perdono.
🐈🐈🐈🐈

Cat.27 – Categoria fallita
😿😿😿

Cat.28 – Un romanzo con un lieto fine
Aiden Thomas
Cemetery boys (fantasy. Versione audiolibro)
È stato un anno di letture così allegre che ho coperto questa categoria con l'ultimissimo libro dell'anno. Un libro per ragazzi gradevole, perfetto per Halloween.
🐈🐈🐈 e mezzo.

Cat.29 – Un libro di un autore di cui non avevo mai letto nulla prima
China Achebe
le cose crollano
Non so come ho potuto vivere senza averlo letto. E no, non sono ironica.
🐈🐈🐈🐈🐈🔝

Cat.30 – Un libro che vorresti che tutti leggessero
Riyoko Ikeda
Le rose di Versailles (manga)
No, non basta aver visto l'anime. Da rendere lettura obbligatoria.
🌹🌹🌹🌹🌹🔝

Cat.31 – Un libro con un oggetto nel titolo
S.J.Bennet
Il nodo Winsor (giallo. Versione audiolibro)
La regina Elisabetta è più intelligente di Sherlock Holmes e più coraggiosa di James Bond. Grande spot per la famiglia reale inglese, ma comunque un giallo gradevole.
🐕🐕🐕

Cat.32 – Un libro con una foto a colori in copertina
Karylene Patou-Mathis
La preistoria è donna  (saggio)
Premesse più che condivisibili, svolgimento con criticità metodologiche.
🐈🐈🐈

Cat.33 – Un libro con un titolo di colore rosso.
Bran Stoker
Dracula (versione audiolibro)
No, ancora non lo avevo letto. Chiedo perdono.
🐈🐈🐈🐈🐈

Cat.34 – Un libro che parla di amicizia
Ian MacDonald
Luna: minaccia da Farside (fantascienza)
Quattro adolescenti a piede libero sulla Luna. Cosa mai potrà andare storto?
🌘🌘🌘

Cat.35 – Un libro di una casa editrice che amo (ho scelto una collana: Giallo Mondadori)
Luigi Boccia e Nicola Lombardi
Strigarium – i delitti del noce (giallo)
Bella la trama, scrittura da rifinire
🐈🐈🐈

Cat.36 – Un libro scritto da una donna europea
Luis H. Gresh
Sherlock Holmes e la minaccia di Cthulhu (giallo/horror)
Non male per spegnere il cervello tra indagini e tentacoli
🐙🐙🐙

Cat.37 – Un libro consigliato da qualcuno che partecipa alla sfida
Richard K. Morgan
L'acciaio sopravvive (fantasy)
Saga "Quel che resta degli eroi" 1 di 3. Il Fantasy allo stato dell'arte. In cui ci si trova a tifare per un tizio che ha ucciso dei bambini. Decisamente non per giovani adulti.
🐈🐈🐈🐈

Cat.38 – Un libro non fiction
Rebecca Wragg Sykes
Neanderthal (saggio)
I Neanderthal guardati con gli occhi dell'amore. Per rimpiangere di non aver mai assaggiato il "succulento cervello di un giovane mammut"
💀💀💀💀💀🔝

Cat.39 – Un libro comprato per la copertina
S. J.Bennet
Un problema da tre cani (giallo, versione audiolibro)
Come cat.31, la regina Elisabetta è una perfetta Mary Sue. Ma se lo può permettere.
🐕🐕🐕

Cat.40 – Un libro abbandonato e ripreso dopo anni
Costantino D'Orazio
Caravaggio segreto (saggio)
Dove le Madonne sono prostitute e i cardinali alchimisti. Ma non dobbiamo considerarlo così strano...
🎨🎨🎨 e mezzo

Cat.41 – Un libro scritto da un'autrice con meno di 35 anni
Karoline Kan
Sotto cieli rossi - diario di una millenial cinese (versione audiolibro)
Essere donna in Cina è ancora una fatica
🐈🐈🐈🐈

Cat.42 – Un libro con un edificio in copertina
Giorgio Bastonini
Uno strano pubblico ministero (giallo)
Un libro che ha dato un senso all'essere rimasti bloccati in autostrada per ore
🐈🐈🐈 e mezzo

Cat.43 – Una storia d'amore
Gianrico Carofiglio
Il silenzio dell'onda (versione audiolibro)
Poco amore, molto spionaggio internazionale e psicoterapia. Però gradevole.
🐈🐈🐈

Cat.44 – Un libro finalista al Booker Prize
Bernardine Evaristo
Ragazza, donna, altro (versione audiolibro)
Storie di donne afrodiscendenti a Londra. Da leggere o ascoltare senza se e senza ma.
🐈🐈🐈🐈🐈🔝

Cat.45 – categoria fallita
😿😿😿

Cat.46 – Un'autobiografia
Simone de Beauvoir
Memorie di una ragazza perbene
Simone non ha pubblicato "Le inseparabili" (vedi cat.7) perché poteva fare di meglio. Questo è il meglio.
🐈🐈🐈🐈🐈

Cat.47 – Un libro divertente
Trevor Noah
Nato fuorilegge (versione audiolibro)
Nascere meticcio in Sud Africa e saperlo raccontare con ironia. Consigliatissimo anche ai più giovani.
🐈🐈🐈🐈🔝

Cat.48 – un libro con meno di 100 pagine
Fedor Dostoevskij
La mite  (versione audiolibro)
Leggere Dostoevskij apre dei mondi. Peccato che questo faccia schifo. Bella scrittura per storia terribile
🐈🐈🐈🐈

Cat.49 – un libro di fantascienza/ucronico/distropico... Tanto non ho capito neppure io cos'è
Neon Yang
Le maree nere del cielo (fantaqualcosa)
Un libro indefinito. Personaggi dal sesso incerto si muovono in un mondo non descritto perseguendo scopi nebulosi.
🐈🐈

Cat.50 – un libro horror
Ira Levin
Rosemary's Baby (horror)
Certi mariti fanno più paura del demonio.
👹👹👹👹

In totale sono arrivata quindi a 47 + qualche altra grapich novel e qualche audiolibro che è rimasto fuori dal listone. La classifica per generi recita:
saggistica: 5 titoli
gialli: 8 titoli
Fantascienza: 5 titoli
fantasy: 5 titoli
manga e grapich novel: 5 titoli
Invece gli audiolibri sono stati 15, quindi il cartaceo ha ancora una netta maggioranza.

Un buon 2023 di letture a tutti!!







lunedì 21 novembre 2022

Proviamoci ancora: scrivere fantascienza


 Ecco qui.
Quella che si vede in fotografia è la schermata dell'ultima pagina del romanzo che venerdì ho inviato al Premio Urania, il principale concorso italiano per romanzi inediti di fantascienza.

Mentre preparavo la busta mi ha colto una sensazione di malessere inusuale. La sensazione che questo sia il mio ultimo tentativo a disposizione. Perché la vita mi incalza sempre più e c'è un limite alle energie che si possono incanalare in qualcosa che, il più delle volte mi da come risposta: "brava, ci sei quasi". Probabilmente la sensazione è dovuta per lo più alla stanchezza che sto provando in questo momento, che nulla a che fare con la scrittura. Forse c'è anche un po' del retrogusto dell'attesa del responso dell'ultimo concorso a cui avevo partecipato (vedasi due post fa) che ancora una volta mi ha detto che il traguardo era lì, abbastanza vicino a poterlo toccare, quasi.

Tutto ciò è ingiusto nei confronti del romanzo che stavo inviando, che è il mio primo tentativo di romanzo di fantascienza e che quindi non deve vedersela con nessun pregresso. Anzi, dovrei amarlo per quello che è: un esperimento che può funzionare oppure no.

La cosa che onestamente dovrei dire che la fantascienza è il genere più faticoso che abbia mai sperimentato.
Il giallo richiede rigore, il fantasy attenzione ai dettagli e inventiva, la fantascienza richiede dedizione. Più dedizione di qualsiasi altra cosa.
Quello che invio è il testo su cui ho lavorato di più in assoluto, conta quattro revisioni complete e due parziali e probabilmente ne necessiterebbe una terza.
Ho già scritto di fantascienza, qualche mese fa su Urania è uscito un mio racconto, ma un romanzo pone delle difficoltà tutte diverse e, almeno di questo caso, di un ordine del tutto differente.

La fantascienza, è lapalissiano dirlo, unisce il fantastico alla scienza. Ha cioè una base di plausibilità che non può essere trascurata. È un genere che lavora sul perché delle cose. 
In un fantasy fatto bene bisogna ragionare sul ruolo di ogni elemento: qual è la nicchia ecologica dei draghi? Come mangiano, quanto mangiano? Cosa comporta a livello ecologico, storico ed economico il fatto che un drago debba mangiare così tanto? Però tendenzialmente si può evitare di soffermarsi sul fatto che a livello meccanico un drago in realtà non possa volare. Una bestia di quelle dimensioni risulta troppo pensante per alzarsi da terra. In un fantasy i draghi possono valere. Anche senza ali.
Ecco, nella fantascienza questo non può capitare. Bisogna sapere perché i draghi volano. Come possiamo risparmiare peso, quanto grandi devono essere le ali? E se sputano fuoco perché lo fatto? Quali sono i processi chimici che portano alla produzione di fiamme. Non importa se il drago appare tanto o poco. Nel fantasy bisogna preoccuparsi delle conseguenze del drago, nella fantascienza il drago va spiegato. Ma, ovviamente, non bisogna appesantire la narrazione con la suddetta spiegazione.

La fantascienza, ho scoperto, è un genere che vive di dettagli e che richiede dedizione totale. 
Per questo romanzo ho fatto una revisione per le basi scientifiche generali su cui si basa la storia. Ho fatto una revisione per la plausibilità dei costrutti sociali. Ho fatto una revisione per l'aspetto biologico. Venerdì sera, giorno dell'invio, ero ancora lì che mi interrogavo sull'infiammabilità di alcuni gas. Ci sarà magari un modo per cui degli organismi viventi possano produrre elio?

Da questa esperienza di scrittura la mia stima per i grandi della fantascienza è cresciuta in modo esponenziale. Perché capisco il lavoro di introspezione psicologica, la ricerca stilistica dei grandi della letteratura, ma forse non si ha davvero idea del mazzo che deve farsi l'autore di fantascienza per costruire i suoi futuri lontani. Non ho mai scritto niente che richiedesse questa mole di documentazione. E, attenzione, uno dei miei romanzi editi è ambientato nel 1881/1882, fatto con in mano le carte geografiche dell'epoca e incentrato sulle innovazioni tecnologiche di quegli anni. Per questo ho letto alcuni saggi di fisica quantistica, ho cercato di approfondire alcuni aspetti della teoria della relatività e mi sono guardata tutta una serie di documentari sulle plausibili forme di vita extraterrestri.
Quando di questo è approdato sulle pagine? Molto poco in realtà.

Mi intrigano alcune sperimentazioni degli ultimi anni (come La quinta stagione) dove l'aspetto fantascientifico "classico" non è, almeno a una prima lettura, preponderante. Dove la storia, le dinamiche sociali e tra i personaggi prendono decisamente il sopravvento. Un mondo narrativo dove la fantascienza sociale incontra il romanzo d'avventura e i personaggi contano più del "e se" della fantascienza classica.

Quindi alla fine quello che ho scritto è un romanzo di fantascienza che termina con una citazione dalla Divina Commedia, che sembra molto poco fantascienza, senza astronavi o super computer.

Non so ovviamente come andrà, essendo un esperimento è plausibile che possa non essere riuscito e anche il mio piccolo gruppo di lettura mi ha dato giudizi contrastanti ("è strano", "non si capisce bene che sia un romanzo di fantascienza").
Però ci provo. Ancora una volta. Magari per l'ultima volta. Però ci provo ancora.

Alla fine tutti sogniamo di tornare a riveder le stelle.

domenica 6 novembre 2022

Il peso delle medaglie


 

Di solito cerco di tenermi lontana dalle ultime polemiche, riservando il blog allo scopo per cui è nato, parlare di di libri ed i scrittura. Tuttavia, da ex atleta, educatrice e appassionata di sport, mi sento di dire la mia su quanto sta succedendo (non solo) nella ginnastica ritmica.

I fatti sono noti a tutti, credo. Non una, ma una serie di atlete, facenti parti della nazionale della ginnastica ritmica, in alcuni casi con importanti palmares alle spalle, hanno accusato gli allenatori di essere state vessate e derise e oggetto di pesantissime pressioni psicologiche. Al centro spesso il peso, eccessivo di pochi etti, motivo che giustificava pubbliche derisioni. A pioggia stanno uscendo tante altre segnalazioni, spesso relative a centri tecnici assai meno blasonati, con oggetto anche delle bambine. Personalmente non credo neppure che la situazione sia circoscritta alla sola ginnastica ritmica.

Per approfondire il discorso, è necessario fare alcune necessarie premesse. Lo sport agonistico è un affare crudele. Non lo si fa per divertirsi (o non solo) né per rimanere in salute, l'obiettivo è portare risultati. Il proprio corpo è il proprio strumento di lavoro e pertanto bisogna averne una cura maniacale. A volte, tuttavia, nonostante tutta la passione, l'impegno e i sacrifici non si è conformi alle aspettative. Io insegno alle medie e la fascia d'età 11-14 anni coincide per molte discipline al momento in cui si inizia a fare sul serio. Nonostante mi sembra che l'atteggiamento degli allenatori sia in generale incoraggiante e sempre più società accolgono volentieri i ragazzi e le ragazze che vogliono continuare a praticare pur senza far parte del gruppo d'élite, ogni anno qualcuno vive il piccolo dramma di non essere più titolare, non venire più convocato, non essere più all'altezza. L'agonismo purtroppo non fa sconti e andare avanti significa mettere la pratica prima delle amicizie, il divertimento e in molti casi anche lo studio. Significa sottoporsi a diete e conoscere la realtà dell'infortunio. Lo so, ci sono passata, dai 15 ani 20 anni tutte le mie giornate erano focalizzate sugli allenamenti e le gare e tutto il resto si incastrava dove si riusciva, se si riusciva. Per chi fa questa vita, gli allenatori sono dei. Il loro compito specifico è portare l'atleta oltre quelli che riteneva i propri limiti e alcuni per farlo ritengono che ogni mezzo sia lecito. Per fortuna il confine tra rigore e prevaricazione ai più è chiaro.

La seconda premessa è che il peso è un fattore non secondario in molte discipline non solo nella ginnastica ritmica. Il mio amato pattinaggio di figura è spesso scossa da scandali simili (alcune pattinatrici hanno rilasciato interviste agghiaccianti). Essere leggeri è un vantaggio in moltissime discipline, se ci pensate di sicuro non avete mai visto un maratoneta che non fosse magrissimo, così come un saltatore d'asta. 

La terza premessa è che, secondo me, in qualsiasi gruppo umano un 10% di cretini è endemico. In qualsiasi sport almeno il 10% degli allenatori, quindi, è un cretino e si permette comportamenti inappropriati, tanto più pericolosi perché rivolti per lo più a giovani o a giovanissimi. In generale lo sport è, da questo punto di vista, assai meno controllato dell'educazione. Un allenatore può permettersi frasi e comportamenti che porterebbero enormi guai a qualsiasi insegnante o educatore. 

Detto questo, le interviste delle ragazze che ho letto hanno delle specificità, che ritrovo in interviste analoghe di pattinatrici artistiche (sopratutto estere) e di ginnaste (per lo più estere). Ci sono delle condizioni, a mio avviso, che rendono alcuni ambienti più a rischio di altri e, in realtà poco hanno a che fare con le caratteristiche della disciplina.

Innanzi tutto le vittime sono sempre ragazzine molto giovani. Sempre femmine. Eppure il peso è importante in un sacco di sport. Ma ecco, ora immaginate la scena. Campo di atletica, un saltatore d'asta barbuto sui vent'anni o più, a cui venga detto di togliersi i pantaloni e correre in modo che tutti possano vedere il suo "grasso sedere da maialone". Come prosegue la scena nella vostra mente? Probabilmente con l'asta usata per malmenare l'allenatore o gli sguardi perplessi, tutt'altro che complici degli altri atleti presenti. Al saltatore verrà probabilmente spiegato perché deve perdere peso e gli verrà fatto conoscere un nutrizionista. Sempre che la perdita di peso sia la questione. Perché la questione a me sembra sia il potere, e la sudditanza psicologica in cui queste giovani donne devono stare. A 15, 16, 17 anni una ragazza è un soggetto debole che si controlla con più rapidità e più efficacia tramite la paura e l'umiliazione. Il peso è solo un pretesto facile e a portata di mano. Pesare un'atleta 4 volte al giorno è del tutto inutile a qualsiasi fine pratico, serve solo a tormentarla. Le ragazze, poi, ahimé, reagiscono "meglio" a questi trattamenti. Sono più resilienti, più inclini a sentirsi in colpa, meno pronte a denunciare dei coetanei maschi, che è più facile che se ne vadano sbattendo la porta (magari da tecnici più sensati).

La seconda cosa che mi salta all'occhio è che in questi casi le ragazze in questioni vengono sempre trattate come se fossero intercambiabili. L'importante non sono loro, è la squadra. Le vittorie sono della squadra, dello staff, non loro. C'è un ricambio veloce al vertice e le ragazze sono messe le une contro le altre per primeggiare anche a scapito delle più elementari norme di autoconservazione. Attenzione, se si ha davvero trovato "un metodo" questo è un sistema estremamente efficace. Le ragazze vendono spremute per non più di un paio d'anni fino al totale logoramento psicofisico e poi si passa ad altre. Gli allenatori stroncano sul nascere delle personalità dominanti, le star sono loro, i tecnici, non le atlete, la cui autostima deve anche per questo essere tenuta bassa. Le atlete non devono mai pensare di essere uniche e speciali, in caso contrario detterebbero legge, esprimerebbero personalità e i rapporti di forza verrebbero rovesciati. Questo sistema non prevede stelle che brillino per più di un paio d'anni, atlete simili non sono né cercate né desiderate. Per questo l'infortunio non è un momento spiacevole ma fisiologico della vita dell'atleta, ma un errore imperdonabile dell'allieva da scartare. Non c'è il tempo materiale per attendere il fisiologico recupero. La scuola, lo staff non aspettano, un'altra medaglia, vinta da un'altra atleta deve essere appesa alla bacheca. 

In conclusione, no, queste accuse non vanno prese alla leggera. Ma hanno poco a che fare con la disciplina in sé, quando con il disturbo narcisistico di persone messe in condizioni di potere. Le ragazze sono "vittime perfette", giovani, con una scarsa propensione alla denuncia, una bassa autostima e un disperato desiderio di compiacere gli allenatori. Proprio per questo non credo che siano casi circoscritti allo sport di vertice.

Due consigli, quindi, per i genitori che si trovino a instradare i pargoli allo sport. La ginnastica ritmica, il pattinaggio e qualsiasi altro sport ritenuto "a rischio" sono discipline bellissime e non c'è nessun motivo razionale per starci lontani. Però, in qualsiasi disciplina, ci si può porre alcune domande. Come sono trattati gli atleti non di vertice? C'è spazio per loro, hanno la possibilità di continuare per puro divertimento? Com'è il clima all'interno della squadra? Come vengono trattati gli atleti infortunati? C'è attenzione, ci sono medici e fisioterapisti convenzionati o sono considerati una colpa dell'atleta? È possibile assistere agli allenamenti?

E per chi pensa che tutto sommato un allenatore sia giustificato ad andare un po' oltre per amore di risultato, lascio le parole di un'allenatrice di uno stato notoriamente cattivissimo, la Russia, Tamara Moskvina, che a più di ottant'anni è ancora in grado di guidare i propri pattinatori verso le medaglie olimpiche: "Ritengo di avere una proprietà di linguaggio tale da riuscire a spiegare cosa non vada nell'esercizio di un allievo senza scadere mai nell'insulto".

mercoledì 2 novembre 2022

A Lucca Comics and Games con Scrittori si Diventa (anche questa volta ci sono andata vicina)



Nell'ultimo mese ho trascurato il blog in modo indegno.
In parte perché ottobre è, almeno nella mia scuola, il mese più faticoso dell'anno, persino peggio di maggio. Ci sono i progetti da presentare, con tutta la parte economica da controllare, confrontare con il budget a disposizione e far approvare, ci sono le programmazioni, quale che sia il nome con cui sono note adesso, i piani personalizzati, c'è sempre almeno un corso di aggiornamento, più i normali consigli di classe e collegi docenti. Questo ottobre, poi è stato un po' più complicato del solito per tutta una serie di vicissitudini famigliari con le quali non vi tedierò. Ma ero anche in attesa di una risposta scrittorea, vincolata al silenzio, con le dita incrociate.
Non è andata, ma anche questa volta ci sono andata vicino, abbastanza per sognare.
Il mio primo tentativo di romanzo per ragazzi è arrivato in finale al concorso indetto da Salani "Scrittori si diventa".
Non è la primissima volta che un mio scritto arriva in finale a un premio importante, ma questa volta c'era il fatto che i finalisti fossero solo cinque e quindi, lo ammetto, qualche film in testa me lo sono fatta, un po' più del solito. Non è andata e sono sicura che sia giusto così. Il premio è stato vinto da Ilaria Prada con il romanzo "La boutique dei ricordi", che non vedo l'ora di leggere!

La cosa più particolare di questa esperienza è stata l'essere tenuti al segreto più assoluto, dal momento che le opere finalista sarebbero state lette in forma anonima.
Avevo partecipato al concorso senza particolare convinzione, dal momento che mi sembrava che una certa sfortuna si fosse abbattuta sul progetto. Avevo contattato un'editor specializzata che aveva già lavorato nella narrativa per ragazzi per la revisione, ma poi lei aveva dovuto rinunciare alla collaborazione per motivi di salute. Dopo di lei un'altra serie di editor specializzati mi ha dato buca/non mi ha risposto e quindi mi sono trovata a navigare a vista in un mondo che so avere regole di scrittura sue proprie e in cui non è così facile inventarsi. Una casa editrice di cui mi fido mi aveva promesso una risposta in un tempo talmente lungo da demoralizzarmi un po' e, infine, ho mancato per pura ignoranza il premio letterario dedicato da quello stesso editore. Insomma, ho inviato al concorso Salani senza una reale convinzione, nella speranza di rientrare nella lista dei 20 semifinalisti. Mi ero completamente persa il fatto che la lista dei 20 semifinalisti non sarebbe stata resa pubblica e quindi ho dato per scontato di non esserci rientrata. E, invece, ai primi di settembre ho trovato in aula insegnanti a scuola il comunicato stampa di Salani con le cinque opere finaliste e tra i titoli ho riconosciuto il mio. Solo a sera ho letto la mail ufficiale che mi raccomandava il silenzio, cosa a cui mi ero comunque attenuta per mera incredulità.

Non ho vinto, ma, passato il momento della distruzione dei film mentali non posso che essere comunque felice. Intanto sono arrivata lì con la mia prima produzione lunga post pandemia. Il che dimostra almeno due cose. Anche in questa nuova fase della mia vita riesco a scrivere decentemente. Questo romanzo così particolare con cui mi sono messa alla prova in un territorio nuovo non solo non fa schifo, ma è stato (in parte è ancora, dato che c'è un'opzione di acquisto ancora in essere) degno di attenzione da parte di un editore big.

E comunque ho vinto. Ho vinto una scusa per andare a Lucca con tutta la famiglia e la partecipazione all'evento di gala con premiazione della serata di sabato al Teatro del Giglio, dove ho visto e ascoltato una quantità impressionante di mostri sacri, da Milo Manara al direttore degli Uffizi (sì, insieme, sullo stesso palco a discutere di tavole di fumetti e Botticelli senza soluzione di continuità).



 Lucca è, sempre, per me un posto magico, il cui livello di magia aumenta in corrispondenza della fiera. Quest'anno, nell'edizione dedicata alla speranza, nessuna delle mie aspettative è andata delusa. Nonostante la folla e la comprensibile stanchezza di chi ci lavorava abbiamo trovato sempre gentilezza, disponibilità e, cosa non secondaria se ci si muove con una bimba di sei anni, bagni puliti e senza attese. Abbiamo vissuto una Lucca a misura di bambino, trascurando la parte più propriamente editoriale, ma mi sono divertita come non mai.
Vi regalo tre momenti top.

1 - Vale la pena di andare a Lucca con un bambino anche solo per assistere alle lezioni dell'accademia Jedi
I bambini vengono vestiti, armati di spada laser e poi portati in un suggestivo chiostro medioevale dove dei Jedi in costume provvedono al loro addestramento. E devono essere pronti perché i Sith possono attaccare da un momento all'altro! Tra location, costumi e musica sembrava davvero di essere in un film.

2 - Il mio eroe, nonostante il mio animo antimilitarista, è stato un soldato. I bambini avevano infatti la possibilità di provare alcuni mezzi speciali militari. Venivano forniti di visore 3D per simulare la guida. Il soldato controllava su un monitor quello che i bambini stavano vedendo e, quando arrivavano su un terreno sconnesso, faceva ondeggiare il mezzo per simularne il procedere. A mano. Per ogni bambino. Dalle 9 del mattino fino alla sera. Santo subito.

3 - Come raccontavo sopra ho partecipato come spettatrice alla sera di gala e premiazioni al Teatro del Giglio. Sul palco si mescolavano con strani intrecci autori, direttori di musei e creatori di giochi. Ecco. Strani intrecci davvero. Gli autori, sopratutto quelli giapponesi, erano tutti elegantissimi, ci hanno ricordato che quel teatro ha visto l'esordio di Puccini e mostrato quanta cultura alta ci sia nel fumetto, occidentale o orientale che sia. I creatori di giochi... Si sono presentati per lo più nella classica tenuta nerd: maglietta, barba e capelli incolti, tatuaggi, fisici non troppo statuari. Sono saliti sul palco con la grazia di un equipaggio vichingo che si appresti a depredare una cittadina, con i modi pacati da festa della birra... E sono andati a stringere la mano al direttore del Museo Egizio di Torino iniziando a dissertare di geroglifici e di gioco nell'antichità. 
Perché Lucca è, più di qualsiasi altro posto al mondo, il luogo dove non si deve mai giudicare qualcuno dall'apparenza. Se sei lì è perché hai almeno una passione in comune con qualsiasi altro presente. Come ci è stato ricordato durante la serata, Lucca è speciale perché le persone quando ci vanno sono felici. Felici di incontrasi e condividere le proprie passioni. Europarlamentari, direttori di musei o creatori di giochi che siano.



sabato 1 ottobre 2022

Lettera per l'Italia che vorrei

 


Cara Giorgia,

non scrivo mai di politica, e neppure adesso intendo farlo. Questa, in fondo, è un'inutile chiacchierata, un soliloquio inconcludente che vorrei fosse invece un dialogo, da donna a donna.

Non ti ho votato, sono sempre stata molto lontana dalle idee del tuo partito, ma troppo rispetto per la democrazia per dispiacermi prima di averti visto all'opera. In fondo non mi dispiace l'idea di una donna premier e i tempi difficili sono il vero banco di prova per le persone di valore. Non ti ho scelta, non penso che tu sia il meglio per l'Italia, ma sarò felice di ricredermi.

Dal momento che si è parlato molto di te ho scoperto che abbiamo molto in comune. Le nostre figlie hanno una manciata di giorni di differenza. Da ragazze abbiamo amato gli stessi libri, sei cresciuta a pane e Tolkien, come me. Quindi, penso che alla fine i nostri desideri non possano essere tanto diversi: un'Italia giusta e sicura per le nostre figlie. E l'Italia oggi, non è il paese sicuro che vorrei. Non sto parlando di criminalità. La mia conoscenza in merito si ferma alla letteratura gialla, vivo in un paese, di quelli in cui tutti conoscono tutti e la vita per i delinquenti è complicata. Parlo del fatto che ad ogni pioggia qui frana qualcosa. Crollano i ponti, vengono già massi dalle scarpate. Voglio bene all'Italia e sono sicura che ne vuoi anche tu e a ciò che si vuole bene si dedica cura. Quindi, per il bene delle nostre figlie, mi piacerebbe davvero vedere una vera politica ambientale e di cura del territorio. Una lotta seria all'abusivismo. Non parlo di massimi sistemi. Lo so che il cambiamento climatico da sola l'Italia non lo può fermare. Possiamo partire da ciò che ci è vicino, dalla pulizia dei torrenti, dalla messa in sicurezza delle strade, dal controllo degli edifici pubblici. Il rischio di finire sotto una frana, su un ponte che crolla, in una scuola in cui cede il soffitto anche in assenza di una scossa sismica è, purtroppo, concreto tanto quanto quello di trovarsi a tu per tu con un rapinatore.

Mia figlia sta bene, spero anche la tua. Ma lo sai come sono le bambine di sei anni, corrono, giocano, saltano dall'altalena. Il rischio che si facciano male esiste, purtroppo. E allora io voglio contare su un sistema sanitario pubblico capillare e funzionante. Voglio ambulanze che arrivino in fretta, cure mediche all'avanguardia e gratuite. Davanti alla prospettiva di un intervento chirurgico ci sono già molte preoccupazioni: non mettiamoci anche quella economica! E poi, il medico che si occupa di mia figlia, io lo vorrei al meglio delle proprie potenzialità. Non reduce da turni massacranti, ad esempio. Ma neppure a disagio. Se ho bisogno di un medico lo voglio capace, non mi importa il suo credo religioso, il suo sesso, il colore della sua pelle o il suo orientamento sessuale. E perché dia il meglio (a mia figlia, ma anche alla tua) deve essersi formato al meglio, a proprio agio, in un ambiente accogliente. Perché io tutta la questione dei diritti la vedo in modo molto egoista: domani potrei aver bisogno del talento di non si sa bene chi. Magari di un trangender nero buddista. Quindi è mio interesse che chiunque (compreso l'ipotetico transenger nero buddista) viva a proprio agio, sentendosi tutelato, in modo da poter sviluppare al massimo il proprio potenziale. Questo vuol dire non essere bollati per il proprio aspetto o la propria appartenenza a un gruppo, poter seguire il proprio credo, poter amare chi si voglia con tutte le tutele anche legali del caso. E per tutele legali intendo anche quelle legate alla cittadinanza. Sai, io sono insegnante. Per come va il mondo forse non mi capiterà mai più di proporre una gita di terza media all'estero. Ma l'ho fatto in passato. Ed è stato il momento in cui X, Y e Z alunni o alunne proprio come gli altri, nati in Italia, magari con ottimi voti, hanno dovuto rinunciare alla gita o sottoporsi a una piccola odissea burocratica, svelandosi come stranieri, nonostante la lingua e le abitudini. Il momento, ti assicuro bruttissimo, della presa di coscienza della propria intrinseca diversità. Di contro non capisco l'ossessione per l'inizio e il fine vita. Nessuno vorrebbe mai vedere una persona cara alle prese con una gravidanza indesiderata o peggio con una malattia terminale e dolorosa. Però succede. A volte anche alle persone a cui vogliamo bene. E proprio per il bene che voglio loro le vorrei libere di scegliere ciò che ritengono meglio per tutelare la propria salute, la propria psiche o la propria dignità. Anche se quella scelta a me non piace e per me non la farei mai.

Ecco qua. Ci sono molte altre cose che vorrei per l'Italia di mia figlia. Tutte però sintetizzabili in una parola "cura". Come te sono una donna e sono una mamma. Non ritengo che questo mi renda intrinsecamente diversa da un uomo. Ritengo solo che l'esperienza della genitorialità mi abbia fatto apprezzare appieno il concetto di cura. Prendersi cura di qualcosa significa trattarla con gentilezza e rispetto. Saper fare un passo indietro, quando necessario, imparare a lasciar andare. Vorrei un governo, non mi importa di quale colore, partito o orientamento che si prenda cura dell'Italia. Del suo territorio e della sua gente. Con una politica improntata alla gentilezza, che non divide le persone per categorie, ma le fa sentire tutte a proprio agio.

E se anche questa non è davvero una lettera, perché non la leggerai mai, io intanto l'ho scritta. L'Italia che voglio è abitata da persone che si prendono cura l'una dell'altra e del proprio territorio. Io, da parte mia, cercherò di essere cittadina del paese che voglio.

mercoledì 14 settembre 2022

Ripartenza con dita incrociate



Settembre è arrivato, con il suo carico di impegni, ansie e nuovi progetti. Una valanga di informazioni, appuntamenti, volti e incastri di tempi e persone che rischia di travolgermi e di trascinarmi in una non ben indefinita oscura valle. Come sempre è tutto vagamente surreale. Tra un gatto da far vaccinare, un corso sportivo a cui portare la figlia e una visita da prenotare per i genitori devo andare ad esplorare delle antiche cave di granito e organizzare una visita a un'antica dimora dove vi sono (tra le altre) opere d'arte composte solo di numeri. Devo verificare la possibilità di far volare il drone della scuola sopra il lago e ho scasato di poco l'esperienza "bombardamento su Roma" con il visore 3D.  Evito discussioni sulla serra scolastica e cerco di capire come funzioni la stazione meteorologica. Sì, la nostra scuola ha vinto un bando. Sono arrivate le nuove apparecchiature scientifiche e non abbiamo paura (fino a un certo punto) di usarle.

E la scrittura?

In questi ultimi anni ho pensato spesso che no, il tempo della scrittura era passato. Almeno di quella volta alla pubblicazione, almeno di quella lunga. Ho una vita piena, che non va semplificandosi, anzi. La scrittura può rimanere un gradevole hobby, con qualche racconto pubblicato bene e qualcosa di scritto per gli amici, giusto? Non solo è perfettamente lecito, ma è anche l'unica via percorribile, date le circostante, no?
Eppure ho continuato a scrivere.
Ho provato cose nuove, generi nuovi. Da una parte dicendomi che era un hobby, dall'altro cercando di creare qualcosa di buono.
Ho spedito in giro poco. Nel senso che ho spedito poche cose tra quelle che scritto e quelle poche le sto mandando via pochissimo. Una delle cose che ritengo migliori, ad esempio, l'ho mandata a un singolo bando (che non ha superato) e poi a una singola casa editrice. Perché comunque non penso che abbia senso pubblicare con una casa editrice che poi non ha la forza per mettere in campo una promozione ad hoc. Perché alla fine sono così, un'ariete testarda che si incaponisce ad avere le cose alle proprie condizioni. Oppure niente. Probabilmente quello che otterrò sarà niente. 
Tuttavia, nonostante questo, nonostante in miei invii asfittici, sto aspettando una risposta. Che quasi sicuramente sarà un altro "ritenta, sarai più fortunata". Intanto una promessa di risposta con una data stabilita per riceverla è già qualcosa. Abbastanza se non altro per continuare con ostinazione per la mia strada. Che a novembre mi porta al bando del Premio Urania. Prima o poi, forse, una porta si aprirà. Chissà. Per ora aspetto.

Per leggere un capitoletto senza impegno, invece, guardate qui.