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martedì 8 marzo 2022

L'autunno dei cinghiali assassini


 

Come si racconta una pandemia?

Posso mai io raccontare tutta una pandemia? No, ovviamente. L'autunno scorso, però, ho preso una decisione. Avrei raccontato la pandemia che mi si stava scatenando intorno. E gli eroi della mia storia sarebbero stati dei ragazzini, quelli che vedevo ogni giorno, i miei alunni. Eroi silenziosi e bistrattati, chiusi in casa, con le loro aspirazioni sociali o sportive negate, con regole sempre più ostili da seguire a scuola. La zona rossa, in cui si va a scuola solo se si ha Bisogni Educativi Speciali, se no si segue da casa. E in entrambi i casi si è scontenti.

Mentre prendevo questa decisione c'è stato un alluvione, che si è portato via parecchie cose, un ponte importante vicino a dove abito, ma anche un cimitero. Ecco, quella era una meravigliosa idea per un racconto. Che sarebbe stato un horror che iniziava con un cimitero portato via da un alluvione.

Poi i miei genitori si sono ammalati di covid e io sono finita in quarantena a casa loro. Ne siamo usciti tutti. Io in quei quindici giorni avevano preso accordi per prendere un gattino e avevo finito il racconto. Ha quindi una genesi avventurosa ed è stato scritto "in tempo reale", aggiornando gli eventi narrati all'ambientazione che intanto si evolveva.

A scuola stiamo lavorando sul progetto "Capsula del tempo", vogliamo fare una cassetta da aprire in futuro per ricordare questi anni strani, dolorosi e a tratti surreali. Se ne facessi una io ci metterei dentro questo racconto.

Per me è importante, per come è nato, per cosa racconta, perché, insieme a un racconto scritto poco dopo, ha dato il via a una serie di nuove narrazioni che spero vedranno via via la luce (una che mi inorgoglisce particolarmente vedrà la luce tra qualche mese).

Credo, in tutta onestà, che sia un buon racconto, uno di quelli che invecchierà bene e che, leggendolo anche tra qualche anno, farà appassionare alle avventure di Tom e Lars e farà riflettere su quanto abbiamo vissuto.

Voi però leggetelo ora!

Nel link qui sotto trovate tutti i formati in cui è disponibile (cioè tutti o quasi)

L'autunno dei cinghiali assassini

Delos Digital - collana Innsmouth

Come sempre, un grazie speciale a tutto lo staff di Delos Digital e in particolare a Luigi Pachì, che si è occupato di questa pubblicazione.

domenica 12 maggio 2019

Appuntamento con il buio


La primavera scolastica dei prof si può riassumere con una sola parola: fatica.
Non starò a tediarvi con tutti i noiosi motivi che mi hanno tenuto lontana dal blog. Finisce sempre che, mentre i fiori sbocciano, ci sia tanto da fare.
C'è anche qualcosa di più sottile. Il desiderio di chiudere i cerchi, tirare le fila dei progetti, in termini di risultati misurabili e budget, ma anche, sempre di più di senso. Arrivare a guardare la fine di un percorso durato o uno o più anni scolastici con la sensazione che ne sia valsa la pena.
In questo mondo di ragazzini disumani che si dedicano al pestaggio ricreativo, noi prof, forse più di altri, cerchiamo un segnale che ci dica che abbiamo aiutato a instillare una goccia di empatia, il seme di un dubbio. Perché alla fine è questo lo scopo ultimo del nostro lavoro, al di là dei complementi dell'analisi logica, le giuste date delle guerre napoleoniche e altre amenità che si dimenticheranno comunque già nel momento esatto del suono della campanella.
Portarli alla fine di un percorso salvaguardando la loro umanità.

Non so, ovviamente, trarre un bilancio del mio lavoro, cosa si porteranno davvero verso il futuro questi miei ragazzini che mediamente studiano, mediamente si impegnano e già questo, a sentire quel che si dice in giro, li rende appartenenti a una specie in via d'estinzione. So però che, alla fine di questo percorso scolastico, ho avuto il privilegio di condividere con loro un'esperienza, perché, grazie a una collega intraprendente, li abbiamo portati al buio.

Quello che manca, spesso, a questa generazione che vive il virtuale come un faccia del reale, è l'esperienza diretta. Il trovarsi nudi, spogliati dalle loro armature di schermi a cospetto con se stessi. Manca sempre di più anche a noi, che pure siamo cresciuti in un mondo differente.
E quindi mi sento di consigliarla anche a voi, quest'esperienza che ho avuto la possibilità di condividere con i miei alunni: andate in miniera.

Andateci a piedi, partendo dalle case dove partivano i lavoratori, spesso di notte, con i loro attrezzi sulle spalle. Salite a piedi, attenti a non inciampare, senza paura della fatica, pensando che quella che per noi è la gita per loro era solo l'inizio di una giornata che prevedeva poi 8/10 ore di lavoro.

E poi entrate, con caschetto e mantellina, in una miniera. Ce ne sono parecchie visitabili in Italia. Ma, se possibile, sceglietene una attrezzata il meno possibile. Con una guida esperta, in sicurezza, ma con la luce più bassa possibile, quello che basta a non inciampare. Con l'acqua che scende dall'alto e scorre a rigagnoli sotto i vostri piedi.
Non importa in quanti siete, potete essere anche con un gruppetto di tredicenni. Le chiacchiere finiscono presto, durano due svolte. Poi si inizia a sentire l'odore della roccia, la temperatura che nulla  più a che fare con quella dell'esterno, il rumore dell'acqua. Si inizia a sentire il rumore dei passi. Si inizia a riconoscere quello distintivo di ciascuno dei presenti.

E quando si è arrivati abbastanza in fondo da chiedersi se, senza guida, si sarebbe in grado di uscire, si possono spegnere le luci. Magari una per volta, come un viaggio nel tempo luminoso. Via l'impianto elettrico che rende la miniera fruibile al turismo e si rimane con le luci dei caschetti, ognuno responsabile della propria visione. Poi la lanterna, con la candela o qualcosa che simuli la lampada a petrolio. E poi il buio.

A questo punto non c'è più bisogno di immaginare. Tutte le letture fatte a scuola, così noiose, acquisiscono un senso diverso. Perché siamo lì, come sono stati generazioni di lavoratori prima di noi. Al buio. All'umidità. Nella polvere. Per rubare alla montagna una ricchezza che finiva in altre mani.
Come succede ancora, ovunque sia l'unica alternativa al non avere niente.

Io non lo so se sia servita, questa esperienza, ai miei ragazzi. Se l'abbiano vissuta con lo stesso distacco con cui si visita un sito archeologico, anche se alcuni di loro sono nipoti o bisnipoti di scalpellini, o se qualcosa sia entrato dentro.

Era di proprietà inglese, la miniera che abbiamo visitato, quella di Pieve Vergone, da cui si estraeva l'oro. A leggere i documenti degli inglesi, ci lavoravano degli "indigeni" dall'idioma incomprensibile. Sporchi, brutali ancora più che brutti, forse neppure, ai loro occhi, umani. Questo accadeva poco più di cent'anni fa.
Forse a tutti farebbe bene, di questi tempi, un appuntamento con il buio.


PICCOLA NOTA FINALE AUTOPROMOZIONALE
Domenica prossima, 19 maggio, alle ore 17.00 sarò a VERCELLI FANTASTICA presso la libreria Mondadori di Vercelli per parlare della mia esperienza con Trofeo RiLL e dell'antologia "La spada, il cuore e lo zaffiro".

domenica 29 ottobre 2017

La colonna sonora di "Sherlock Holmes contro il Fantasma dell'Opera"

Uno dei particolari che più ho amato del romanzo di Leroux è che la musica è quasi un altro personaggio. Perché spesso molti autori cadono nel non valorizzare un elemento fondamentale da loro stessi inserito. Storia ambientate a teatro, per dire, in cui vengono citate due opere in croce e stra famose giusto per "fare atmosfera" e urlare al lettore "guarda che siamo a teatro!"
Il Fantasma dell'Opera è ambientato all'Opera di Parigi, il Fantasma ha respirato pane e opera da che è nato (checché lui stesso ne dica sul finale) e la musica sottolinea prepotentemente la vicenda tanto che io, leggendolo, sono andata a cercami i brani citati. Con quel sottofondo le pagine di Leroux acquisivano tutt'altra potenza.
Che il romanzo sia poi diventato un musical un po' era scritto nel destino, dato che è così facile immaginare la vicenda cantata, ma un po' è stato un tradimento, perché si è presa una vicenda legata al mondo dell'opera classica e la si è adattata ad altro.

Rilavorandoci mi è sembrato naturale recuperare quel legame con la musica classica, anche perché Sherlock Holmes stesso è legatissimo alla musica classica.
Ho già avuto modo di racconto come la mia stessa idea di Holmes sia cambiata radicalmente quando ho ascoltato le opere citate da Doyle, scoprendo una prevalenza per il primo romanticismo tedesco. Ecco, il primo romanticismo tedesco non è esattamente la colonna sonora che io avrei attribuito a un detective ossessionato dalla razionalità (infatti nelle trasposizioni di solito, se proprio gli mettono un violino in mano, gli fanno suonare o citare Bach o Mozart, che invece non vengono mai nominati nei racconti).

Quindi non è corretto dire che c'è una colonna sonora consigliata per questo mio quasi romanzo. La verità è che ci sono dei passaggi musicali su cui la narrazione si ancora. Ho ascoltato questi brani prima di scrivere e mentre scrivevo, nella speranza di intridere le mie parole con le loro note.
Eccoli qua:

 Il trillo del diavolo
Lei conosce la storia di quella sonata, dottore. Secondo la leggenda il diavolo in sogno l’aveva fatta udire a Tartini, che al risveglio la trascrisse a memoria in tutta fretta. Di certo c’è che fu resa famosa dalle esecuzioni di Paganini e che è uno dei brani più difficili che un violinista possa eseguire. In quel contesto, il significato della partitura era chiaro. Il Fantasma mi aveva tenuto d’occhio, o, per meglio dire, d’orecchio. Mi aveva sicuramente ascoltato mentre mi esercitavo il giorno prima in camerino e forse anche alle prove ufficiali. E ora mi offriva un patto da sottoscrivere eseguendo la sonata.
Paganini non lo possiamo avere, ma anche l'interpretazione di Ughi è da pelle d'oca.

 Il re di Lahore
Quando il fascio di luce della mia lanterna squarciò quelle tenebre odorose d’umido e polvere sgranai gli occhi. Mi apparve un lungo colonnato con uno sfondo di palme le cui fronte sembravano quasi muoversi. Pareva che da un istante all’altro dovessi scorgere una scimmia gettarsi da un ramo all’altro e che una tigre potesse potesse sbucare dall’oscurità. 
Qualche anno prima all’Opéra era stata rappresentata un’opera dal titolo Il re di Lahore e tutti i giornali avevano parlato della magnificenza della messa in scena. In fondo al colonnato sembrava davvero ergersi il palazzo di un maragià. Di certo si trattava solo di una facciata di legno e tuttavia l’effetto era di un realismo impressionante. Al termine delle rappresentazioni una simile opera di artigianato non poteva certo essere distrutta, ma dato i costi che senza dubbio comportava una tale messa in scena,  era rimasta inutilizzata, relegata al più profondo sotterraneo dell’Opéra.

E cosa c'è di più inquietante di sentir risuonare un'aria d'epoca?

Faust

La sera del Faust la tensione era palpabile anche per chi non sapeva nulla delle minacce del Fantasma. Del resto si dice che gli animali, nei branchi, si trasmettano l’un l’altro il nervosismo, quando un predatore è in agguato nei paraggi e agli uomini deve capitare all’incirca la stessa cosa. Vi erano più giornalisti che per una normale rappresentazione e l’Opéra era gremita di spettatori. I direttori in persona occupavano il palco n°5, in sfregio al Fantasma.

Il Faust è la parte fondamentale della colonna sonora. Le rappresentazioni di quest'opera scandiscono il racconto, accompagnando sempre le scene più iconiche.
Date anche solo uno sguardo a questa rappresentazione, andata in scena proprio all'Opera di Parigi.

Romeo e Giulietta, notte nuziale
I due iniziarono a cantare il duetto "La notte nuziale" dal Romeo e Giulietta. Il pubblico rimase senza fiato. Tutti riconobbero la voce cristallina di Christine, ma chi fosse quel tenore dal timbro profondo e vagamente spaventoso era oggetto delle più azzardate supposizioni. Vi era qualcosa di terribile in quell’esecuzione. La totale innocenza di Christine, che si abbandonava alla musica e al suo partner si contrapponeva a qualcosa di struggente e cupo, come se Romeo fosse consapevole del proprio destino e cantasse in preda a un presagio di morte.
La rete non mi è molto d'aiuto su questo punto, diciamo che immagino il Fantasma con più carisma di questo tenore...

Aida – finale
Christine mi rivolse uno sguardo vacuo.
– A noi si schiude il cielo e le alme erranti… – continuò a canticchiare, come in un mesto lamento funebre.
Da parte sua non poteva venirmi alcun aiuto.
Niente spoiler, ma il dolente finale dell'Aida, credo renda bene l'atmosfera che avevo in testa per il finale di questa storia.

Incuriositi?
Sherlock Holmes contro il Fantasma dell'Opera è già in prevendita qui e qui, su Amazon

giovedì 29 dicembre 2016

I libri del mio 2016

In un momento in cui quasi tutti, giustamente, si lamentano del 2016 io quasi mi vergogno. In quest'anno di terremoti, attentati, disastri ferroviari, morti che hanno lacerato il nostro immaginario, mi sento quasi in colpa a ricordare il mio.
Mi limito qui al mio anno da lettrice. Quest'anno ho letto molto e ho letto bene, sopratutto per merito del gruppo di lettura che mi ha fatto scoprire o riscoprire dei classici e mi ha dato l'opportunità di ragionare con altri persone di quanto letto, rimpallandoci idee e suggestioni. Alcuni dei libri più importanti, quelli che mi hanno dato più suggestioni, li avevo già letti, ma ragionare su di loro nel 2016 ha fatto acquisire loro tutt'altro valore.
Per certi versi i libri totalmente nuovi che più mi hanno colpito del 2016 sono opere "minori" rispetto a certi mostri sacri affrontati nel corso dell'anno, ma vincono sul piano dell'emotività. Sono dei gran bei libri, assai diversi tra loro, che mi hanno commosso e a distanza di mesi mi rendo conto di tornare spesso con il pensiero a quelle pagine. Non posso quindi che consigliarvene caldamente la lettura, in modo che i miei libri del 2016 possano diventare i vostri libri del 2017.

3° – La forma fragile del silenzio di F.I. Pigola
Quando si legge il libro di qualcuno che si conosce si è sempre un poco in imbarazzo. Con Fabio andavo sul sicuro, eppure non pensavo di trovare una storia così toccante da dover a volte interrompere la lettura. La storia di un adolescente musicista alle prese con la sordità non ha nulla del pietismo che di solito connota le "storie di ragazzi con handicap". È delicata, dolce e sincera. Da leggere.






2° – Il figlio del cimitero di N. Gaiman, anche nella versione a fumetti.
Mi è piaciuto così tanto che ho letto sia il romanzo originale che la versione a fumetto. In entrambi i casi alla fine ho pianto. Ho, come comprensibile, fatto il pieno di storie di adozione, sull'adozione, intorno all'adozione e questo romanzo, che voleva essere una versione dark de Il libro della Giungla, li batte tutti. 
Un bambino sfugge all'eccidio della sua famiglia e si rifugia in un cimitero dove i fantasmi decidono di adottarlo. Un vampiro sarà il suo tutore. Una serie di racconti segue la crescita del figlio del cimitero dai primi mesi all'adolescenza.
Da leggere a qualsiasi età, per qualsiasi motivo.



1° – Venere privata di G. Scerbanenco.
È probabile che se non scrivessi gialli questo non sarebbe al primo posto. Così come stanno le cose, però, è stato una folgorazione. Il giallo italiano come vorrei che fosse. Scritto in modo elegante, senza paura di affrontare temi tosti e di portare alle estreme conseguenze le scelte dei personaggi, non privo di ironia.
Stile e temi tosti.
Da leggere!



Questi sono i miei libri dell'anno, quali sono i vostri?
Un augurio a tutti per un 2017 di ottime letture!

Prima di lasciarvi vi segnalo la seconda parte della mia intervista su Inkbooks che trovate qui!

mercoledì 21 dicembre 2016

Cose che danno gioia.


Essendo a casa, quest'anno avrei dovuto arrivare super preparata al Natale e invece... Ma come ieri non era ottobre? E sopratutto, dove sono volati i primi venti giorni di Dicembre?
In realtà per una volta non sono in ritardo con la tabella di marcia. L'albero è fatto, anzi due, che in casa quello grande non ci stava e l'abbiamo messo sul pianerottolo e i regali sono pronti al 98%.
È proprio la mancanza di frenesia a stupirmi. La mancanza di quel senso di spossatezza tipico di questi giorni, del tour del force colloqui/pagellini/cene di Natale/incombenze varie.
La mia rilassatezza è dovuta al 90% alla pupattola (e potrebbe finire da un momento all'altro, domani il temuto vaccino portatore di febbre e irritabilità). Nonostante (o a causa?) la nostra impreparazione cresce bene e gioiosa, forse lei non sa che potrebbe non dormire la notte o piangere per un nonnulla e noi le nasconderemo queste informazioni il più a lungo possibile.
Un bambino, però, obbliga anche a concentrarsi sull'essenziale. Al di là del fattore lavoro (immagino che l'anno prossimo di questo periodo sarò tutto meno che rilassata), obbliga a dei ritmi definiti e a una riduzione dello spazio personale che non sempre è un male. Bisogna scegliere cosa fare del poco tempo a disposizione, perché non vada sprecato. Dare spazio a ciò che da davvero gioia a scapito di ciò che si fa per convenzione. Per una come me, che cerca sempre di fare tutto e farlo bene, è sempre stato difficile dire no. Il risultato era che quei pochi no indispensabili a volte venivano visti come tradimenti o delitti di lesa maestà nell'ottica del "ma come, da loro sì e da me no?".
Adesso non ho più tempo e voglia per queste paturnie né credo che una buona madre debba sacrificare del tutto se stessa per correre dietro al mondo. Tutto ciò che non è indispensabile deve essere fatto perché dà un valore aggiunto, non un carico. Non credo che questa nuova filosofia di vita dove viene prima la filastrocca da mimare con le mani della mail a cui rispondere mi faccia male, tutt'altro. Alla fine, se devo fare un augurio di cuore per questo Natale è RIPRENDETEVI IL VOSTRO TEMPO PER LE COSE CHE VI DANNO GIOIA.
La nostra vita è adesso. Per quanto sembri retorico, alla fine il fiore che si schiude, il sorriso in un volto amato, lo scodinzolio di un cane o le fusa di un gatto sono unici. A volte non si può fare a meno di correre, è necessario tralasciare qualcosa per arrivare a qualcos'altro, nessuno lo sa meglio di me. Ma che sia un cento metri o una maratona, ogni corsa deve avere un traguardo, deve esserci un motivo che ci spinge ai blocchi di partenza. Correre per correre, a meno che questo stesso atto non ci dia gioia (da podista come negare questa possibilità?) non ha molto senso.

Per la serie, cose che mi danno gioia, eccovene tre.
1 – La foto con Sanderson fatta a Lucca Comics, finalmente in mio possesso.

2 – Rispondere alle domande che Celeste ha posto sul suo blog e che mi sono sembrate bellissime.

Descrivi la tua personalità come un genere letterario (sii specifico quanto vuoi). 
I miei generi sono il GIALLO e il FANTASTICO e un motivo ci sarà. Ho nel mio animo un sottofondo di inquietudine, uno sguardo disincantato sul mondo che mi porta a guardare negli occhi gli angoli bui dell'animo umano, anche se spero sempre che alla fine la giustizia, il bene, l'ordine nel mondo, quel che volete voi prevalga. D'altro canto non ho perso e non voglio perdere la capacità di stupirmi, di immaginare un mondo altri, di uscire di casa e sperare di incontrare un drago...

Associa alle quattro stagioni quattro libri che hai letto (e motiva la scelta!)
INVERNO: Il giovane Holden, letto da poco, un freddo interiore che è anche esteriore, un Natale che incombe quasi come una maledizione, uno dei libri più invernali che abbia mai letto.
PRIMAVERA: la primavera è una stagione di bellezza che nasconde lati oscuri, perfezione ingannevole. Tutto ciò mi riporta all'antica Grecia, dove l'apollineo nasconde sempre il dionisiaco e scelto Le ultime gocce di vino di Mary Renault
ESTATE: l'estate è quella dei ragazzi che si affacciano all'adolescenza e scoprono, anche qui, l'oscurità, quindi scelgo due horror che rimandano all'estate IT di King e L'estate della paura di Simmons
AUTUNNO: l'autunno ha atmosfere nebbiose e indefinite, la vedo più come la stagione del raccolto  e del ritorno a casa e per questo scelgo La luna e i falò  di Pavese.

Il personaggio letterario (o i personaggi) in cui ti rispecchi di più.
Amo di più i personaggi in cui NON mi riconosco. Se devo scegliere uno che un po' mi assomiglia... Forse il medioevalista detective protagonista della saga degli evangelisti di Fred Vargas.

Sei catapultato nel mondo dell’ultimo libro che hai letto. Quanto ti è andata bene? Chi sei e cosa fai?
Poteva andarmi peggio, la Parigi anni '50 di Zazie nel metrò. Faccio la turista e vado a vedere la spettacolo in cui Gabriel si esibisce come ballerina.

Un topos narrativo che ti ha stufato e uno che vorresti leggere più spesso.
Dai libri vorrei sempre essere stupita, quindi niente topi, grazie.

La tua bevanda preferita durante la lettura.
Ultimamente una tisana alla fragola che da assuefazione.

Il tuo antagonista o i tuoi antagonisti preferiti.
Difficile, così come è difficile avere un buon antagonista. A parte i classici, Dracula in primis, mi ha colpito molto l'Imperatore-Dio della saga dei Mistborn di Sanderson, tutt'altro che scontato.

Qual è secondo te la parte più importante di un libro?
Essendo una che abbandona la lettura, le prime 50/100 pagine.

Il libro che ti ha fatto ridere di più.
Pratchett! A me guardie più di tutti. 

Un libro o un autore popolare che non riesci ad apprezzare.
Ehm, già nominata qualche post fa, passo...

Consigliami un libro!
Celeste, fa brutto se ti dico che la mia antologia potrebbe piacerti?

3 – In tema natalizio vi segnalo il GiveAway di Inkbooks, tramite cui potete vincere il mio libro La spada, il cuore e lo zaffiro o altri libri davvero belli (che onore avere il mio tra questi!). Trovate tutto qui
Il blog non chiude per le feste, ma tra vaccini, visite di controllo e doverosi festeggiamenti potrei non postare più prima di Natale, anche se spero ci scappi una puntata nuova di "Seguendo la cometa". Inizio però ad augurarvi
SERENE FESTE DI NATALE, PIENE DI COSE CHE SAPPIANO DARVI GIOIA

giovedì 15 dicembre 2016

Il bisogno del pubblico che sta dietro al successo dei best seller – scrittevolezze

Sono reduce da giorni un po' stancanti, non tanto per la pupattola, che è dolce è paziente, quanto per i lavori in casa, con il loro inevitabile corollario di piccoli disagi. Dal trapano che fora il muro del salotto mancando di poco il divano con "scusi, signora, pensavamo che fosse più spesso", alla corrente che va e viene, al rumore. La pupattola, povera, per tre giorni è stata senza pace, ogni volta che tentava si abbioccarsi ecco capitare qualcosa. Neppure fuori casa ha avuto tregua, con tanto di guasto al passeggino. Ieri finalmente i muratori hanno finito i lavori grossi e la pupattola sta ronfando rincorrendo il sonno perduto, mentre io sono alla terza pastiglia contro il mal di testa.
I ragionamenti fatti in questi giorni, sono stati senza dubbio lesionati dai martelli pneumatici, come tutto il resto, ma cerco comunque di renderne conto.

Tutto è partito dal commento di Helgado al post precedente, in cui esprimeva il proprio disappunto per chi critica gli autori di successo, a partire dai mostri sacri della letteratura.
Ho pensato al fatto che non solo criticare piace a tutti, ma che a volte ci sentiamo davvero nel giusto a farlo. Alzi la mano chi non ha mai pensato, di fronte a un libro di successo: "Io l'avrei scritto meglio!", "Io ho scritto un romanzo migliore di questa schifezza!"
La cosa buffa è che, almeno se parliamo di successi commerciali, nella maggior parte dei casi abbiamo ragione. Il libro best seller di cui tutti parlano non è nulla di speciale, ha una scrittura mediocre e noi avremmo fatto di meglio. Solo che in quel caso c'è stato un lavoro di promozione di cui noi non abbiamo beneficiato.
Però...
Innanzi tutto se ben guardiamo ci sono libri che hanno moltissima promozione e che si rivelano dei flop colossali e grandi successi che partono in sordina e crescono oltre ogni aspettativa. Ora si fa fatica a ricordarselo, ma Harry Potter non uscì con chissà quale promozione, per un editore al tempo non enorme. Quindi cosa, cosa succede?
Mi posi la domanda al tempo del di Twilight e, avendo alunne che stravedevano con i più imbarazzanti vampiri della storia della letteratura, girai a loro la domanda. Quello che emerse mi stupì. Un vampiro è per sempre. È immortale e immutabile, standoci assieme devi rinunciare alla possibilità di evolvere e forse alla tua anima, ma poi è per sempre. Come Bella, queste ragazze erano per lo più figlie di divorziati, sballottate tra una casa e l'altra, vedevano le sorelle maggiori con fidanzati che andavano e venivano e nessuna certezza lavorativa. Bella, che sarà in eterno giovane, nessuna necessità di lavorare e un ragazzo che la amerà per sempre, aveva su di loro un fascino che forse neppure l'editore che aveva lanciato il romanzo poteva immaginare.
C'era un bisogno di stabilità sentimentale che, quasi sicuramente per caso, la serie dei vampiri vegetariani ha intercettato.
Stessa cosa per le Cinquanta Sfumature, fine operazione commerciale con tanto di favoletta sull'autrice per quello che ne so studiata a tavolino che va però a intercettare un bisogno di rivalsa erotica, la rivendicazione di un amore che sia insieme favolistico e carnale che evidentemente c'era. Molte recensioni hanno evidenziato che le scene hard sono scritte bene, senza i voli pindarici per cui erano famosi gli Harmony più "forti" e senza scadere nel porno puro e semplice. Io non me ne intendo molto in materia, ma mi pare che abbia offerto un prodotto che non c'era, un romanzo non così spinto da doverti vergognare di avere in casa, ma che chiama le cose con il loro nome e che rispondeva a un bisogno o a un desiderio del pubblico.
Questo non ha nulla a che vedere con la qualità letteraria. Personalmente ritengo che Twilight sia scritto malissimo (non mi uccidano gli estimatori), a metà del secondo volume volevo sparare a me e decapitare tutti i protagonisti e ho trovato le descrizioni di raro imbarazzo. Ma capivo perché le mie alunne lo adorassero. 
In questi casi si successo letterario planetario, sopratutto quando poi l'autore non è in grado di ripetere il miracolo, c'è tanto di accidentale e non previsto. C'è, sempre, un libro che arriva al momento giusto per rispondere a un bisogno del pubblico. Non il libro migliore per rispondere a quel bisogno, ma quello arrivato al momento giusto.
Io ho da anni il dente avvelenato contro Licia Troisi che incarna tutto quello che io non voglio in un fantasy e che, mannaggia a lei, ha avuto un successo enorme, mai più ripetuto. Come persona mi sta anche simpatica, ma nel profondo penso che sì, io avrei fatto di meglio. Tuttavia riconosco che ha riempito un vuoto che nel mercato italiano c'era, è arrivata al momento giusto e il pubblico si è riconosciuto nelle sue storie.
Più ci penso e più mi rendo conto che se un romanzo ha un grande successo, c'è un motivo. Spesso non è un motivo letterario, ma un riuscire, spesso per caso, a intercettare i bisogni di un pubblico. Svilire le qualità letterarie di questi libri ha poco senso, perché spesso non avevano già in partenza chissà quali velleità. Né ha senso svilire il pubblico che li apprezza. Anche perché a volte noi stessi siamo quel pubblico. Alzi la mano chi non ha mai apprezzato neppure un best seller o un romanzo generazionale. Harry Potter non è il più bel romanzo per ragazzi che abbia letto, ma mi è piaciuto un sacco. Mi ci sono riconosciuta per dei motivi che forse non erano così chiari né nella mente dell'autrice né in quelli dell'editore, che magari non hanno a che fare con i meriti letterari, ma sta di fatto che, a suo tempo, ho fatto notte leggendo i romanzi del maghetto, invece di preparare gli esami universitari.
Un best seller può non piacerci, può non essere un gran libro, ma quasi sempre intercetta i bisogni o i desideri di un pubblico vasto.
Quando denigriamo un best seller o il suo pubblico tendiamo a dimenticarci che anche noi abbiamo amato almeno un best seller, siamo stati quel pubblico e vorremmo quel pubblico su cui sputiamo.
(E, comunque, poi l'invidia è un sentimento umano ed è sacrosanto anche odiare quel best seller che noi avremmo scritto meglio, sia chiaro).
Voi cosa ne pensate?

sabato 10 dicembre 2016

Seguendo la cometa 6 – Procedure


Questa volta Viola ha davvero superato se stessa, dando ai miei scarni appunti una forma che era proprio quella che la mia testa aveva in mente.
Mi raccomando, cliccate sulle immagini per vederle a dimensione intera per apprezzare ogni particolare.
Per come ho vissuto io la cosa, il Piemonte, le informazioni sono corrette e spero anche che queste vignette possano aiutare chi ha voglia di saperne di più sulle pratiche adottive in Italia. 
Ho deciso di posticipare la vignetta "Moduli", di cui avevo già pubblicato la bozza, perché mi sembra più sensato partire dall'illustrazione del percorso.

Per "l'angolo della pubblicità" vi segnalo invece la bella analisi del mio libro La spada, il cuore e lo zaffiro fatta da Andrea Cabassi, qui, a cui va il mio enorme GRAZIE.

mercoledì 30 novembre 2016

Intervista a Brandon Sanderson


È finalmente on-line l'intervista allo scrittore Brandon Sanderson, che ho incontrato a Lucca Comics, corredata dalle belle foto esclusive di Massimiliano Malerba (autore di quella qui sopra).
Dell'aspetto emotivo dell'incontro ho già parlato qui.
Ora è tempo di entrare nel cuore delle storie e dei mondi di questo autore. Penso che Brandon Sanderson sia uno di quegli scrittori che ha tanto da insegnare a chiunque ami scrivere, a prescindere dal genere che predilige. Questo per vari motivi. È abbastanza giovane da ricordarsi quando era lui stesso un aspirante scrittore (non c'è libri in cui non ringrazi il docente di uno dei corsi che ha seguito) e sa cosa significa cercare di districarsi tra le mille indicazioni contrastanti. È un gran lavoratore, con idee ben chiare in testa, sa cosa vuole fare, come lo vuole fare e non ha problemi a raccontarlo. Ha il dono della divulgazione. Non tutti sanno trasmettere i propri segreti del mestiere, a prescindere dalla propria bravura. Avete in mente Michelangelo? "Come si scolpisce maestro?" "Guardi il blocco di marmo e tiri fuori la statua che c'è già dentro, figliolo" (e grazie tante, maestro, immagino rispondesse tra sé l'aspirante scultore). Brandon Sanderson, invece, sa scrivere, ma anche insegnare a scrivere.
A questo proposito vi segnalo questo bel post dell'amico Andrea Atzori che racconta la lezione di scrittura tenuta da Sanderson sempre a Lucca.
Pronti e preparati?

Per me questi sono giorni particolarmente strani. Con l'adozione nessuno ha certezze sui tempi. Così cerchi di farti un'idea della tempistica pensando di andare all'estero e ti trovi invece con una splendida pupattola da nazionale prima, però, che la sua cameretta non solo sia pronta, ma costruita. Così i lavori per l'ampliamento che pensavamo di avere tutto il tutto il tempo per fare sono partiti da quattro giorni, da cui i miei commenti sui martelli pneumatici come ninna nanna. Quindi ho internet a singhiozzo, perché ogni due per tre qualcuno si attacca all'impianto sbagliato e fa saltare la corrente, inoltre ci sono momenti in cui casa viene invasa dalla polvere e io e pupattola dobbiamo fuggire (per fortuna oggi la giornata è splendida e siamo fuggite al lago). Quindi mi scuso con Viola, Michele, Marina e Helgado per le risposte tardive (o il non essermi accorta proprio di cose inviatemi), purtroppo da cellulare non mi trovo molto bene a lavorare.

Se internet mi assiste, però, questa sera sarò in radio insieme agli altri amici di Rill:
Oggi, mercoledì 30 novembre, dalle 21 alle 21.30, RiLL sarà ospite della trasmissione Cosplay on Air, sull'emittente Radio Dimensione Musica. Parleremo del Trofeo RiLL, di SFIDA e delle antologie di racconti, insieme ad alcuni "nostri" autori: Antonella MeceneroMaurizio Ferrero e Alain Voudì.
Potete ascoltarci in FM sulle frequenze 103.1 – 88.5 – 100.8 MHz (se vivete a Bologna, Modena, Pistoia e provincia) o in streaming: qui

lunedì 28 novembre 2016

Seguendo la Cometa illustrato da Viola!


Quando ho iniziato a postare "Seguendo la Cometa" tante persone si sono proposte di illustrare le mie bozze o di mettermi in contatto con dei disegnatori. Grazie davvero a tutti quanti. Il blog è, me ne rendo conto sempre più, una cosa meravigliosa che permette di far circolare le idee, mettere in contatto le persone, dare spunti e creare sinergie.
Viola non si è fatto scoraggiare da nulla, neppure dal fatto che io, persa dietro alla pupattola e ai lavori di ampliamento della casa (e, sì, pensavamo proprio di partire per il paese in cui devi stare almeno tre mesi e quindi di avere un sacco di tempo per allestire casa a misura di bambino, indovinate qual è il paese) ci abbia messo un sacco a vedere i suoi disegni, rispondendole per altro all'inizio a monosillabi.
I suoi disegni sono splendidi. Non solo io mi rispecchio perfettamente nella Tenar/fumetto, ma anche lo stile è esattamente quello che avevo in mente.
Non ho davvero parole per ringraziare Viola, spero che siate voi a farle i complimenti che merita qui o sulla sua pagina fb.
Spero davvero che questa collaborazione possa continuare perché penso che per me sia un onore poter lavorare con lei.
Intanto vi ripropongo le puntate precedenti illustrati (a iniziare da queste tavole, perché sono belle e già ottimizzate per il blog, che qui la corrente va e viene e la connessione ora c'è e poi chissà).

Vi segnalo anche una bella intervista in cui parlo de La spada, il cuore e lo zaffiro. La trovate qui

giovedì 10 novembre 2016

Seguendo la cometa 4 – Moduli

C'è un momento in cui ti rendi conto che se hai aggiornato anche una sola volta le graduatorie docenti senza aiuto puoi conquistare il mondo...

Vi segnalo intanto anche una bella recensione alla mia antologia, la trovate qui. Grazie di cuore a Stefano Sacchi che, per altro, deve aver letto il libro in tempo record! Vi ricordo che La spada, il cuore e lo zaffiro è comodamente acquistabile su amazon o sul sito di Rill.

lunedì 7 novembre 2016

A tu per tu con Brandon Sanderson

Da dove cominciare?
Chi segue il blog sa che Brandon Sanderson è un autore che mi piace. È giovane, ma scrive un fantasy maturo. Da che ho iniziato a lavorare con le parole e le trame ho un problema: fiuto i colpi di scena con troppa disinvoltura. Tutti a dirsi sconvolti dalle morti della saga de Il trono di spade, ci fosse stato un colpo di scena uno che mi avesse davvero sorpreso. Certo, magari qualche personaggio minore è sfuggito alle mie previsioni, ma ho un'idea piuttosto precisa di come evolverà la vicenda, ce l'ho dal primo libro e finora nulla mi ha smentito.
Di Sanderson ho letto per prima la saga dei Mistborn e a fine libro primo ho capito che no, non avevo la più pallida idea di quello che sarebbe potuto succedere. L'ho divorato, apprezzando sia il "come andrà a finire?" che la tutt'altro che banale meditazione sulla religione che stava alla base della vicenda.
Ho letto poi praticamente tutto ciò che di suo è stato tradotto e nulla mi ha mai deluso, ma molto mi ha stupito. Quando prendo in mano un suo libro non so mai cosa aspettarmi, cambiano le atmosfere, le tematiche, le ambientazioni, ma non cambia mai l'accuratezza con cui sono descritti mondi e vicende. Lui, più di tutti, negli ultimi anni, ha tenuto desto il mio senso del meraviglioso.
Ormai non è più un autore di nicchia o una giovane promessa. Si parla da tempo di trasposizioni cinematografiche o televisive delle sue opere. Tra gli autori sotto i 60 lui e Neil Gaiman sono per me il top della narrativa fantastica.
Quindi capite che l'idea di andarlo a intervistare per me era un sogno non da poco. Fino all'ultimo ho pensato che la cosa non sarebbe andata in porto. O che non era come avevo capito. Sarebbe stata una conferenza stampa e forse sarei riuscita ad alzare la mano per fare una singola domanda.
Invece no. Ero io, lui, il fotografo e il traduttore, in una bella villa liberty di Lucca, con la luce che filtrava dalle finestre dai vetri colorati.

L'intervista la sto ancora sbobinando. Il mio mio non inglese è subdolo, perché non l'ho mai studiato, ma ho sempre viaggiato molto. Quindi, spannometricamente capisco e persi nella discussione, non tutto è stato tradotto e ora ho il mio da fare a tradurre quel "spannometricamente" in "quello che esattamente ha detto". Le foto ufficiali ancora non mi sono arrivate. 
Ma le impressioni, quelle ve le posso regalare.

La prima cosa che colpisce in questo ragazzone americano è l'umiltà e la gioia nel fare quello che fa. È un nerd e non se ne vergogna e vuole dare al lettore esattamente quello che lui cerca. Storie, tante storie, che giungano a una conclusione, con una trama non scontata. Che detto così è una sciocchezza. Quale lettore non ama avere tante storie diverse dei suoi autori preferiti, possibilmente che giungano a delle conclusioni? Nella prassi, quanti autori ci offrono davvero questo?
Sanderson è uno scrittore che pensa da lettore e con molta umiltà scrive per i lettori, probabilmente per il lettore che è in lui. Questo non vuol dire svendersi, tutt'altro, vuol dire lavorare sodo, consapevole di avere un pubblico attendo ed esigente che va trattato con rispetto.
Quello che mi ha trasmesso è la consapevolezza di avere il privilegio di fare ciò che ha sempre desiderato fare, unita alla consapevolezza che sono i lettori a permettere tutto questo e che pertanto vanno rispettati. Non assecondati, attenzione, ma rispettati.
Che Sanderson fosse un gran lavoratore lo sapevo già, ma parlando con lui ne ho avuta la conferma. La scrittura è un lavoro certosino. C'è una serie di suoi romanzi che è ambientata in Stati Uniti sconvolti dall'apparire di super eroi folli che hanno modificato completamente l'economia e la geografia stessa delle città. Eppure per costruire quelle città mutate è partito dallo studio delle cartine e dalla storia stessa delle città reali, dando così alla sua New York allagata o alle sua Atlanta fatta di sale un realismo e una consistenza unica. Un'idea può partire da un "e se?", ma un romanzo ha bisogno di lavoro di costruzione e di studio.
Non c'è nulla di improvvisato in quello che fa. Ho visto i disegni del suo universo e il bozzetto di un giornale di uno dei suoi mondi alternativi. Non c'è un particolare fuori posto. 
Sanderson sa esattamente cosa vuole fare. Abbiamo parlato un po' dell'evoluzione della saga dei Mistborn (cose che, forse, in Italia vedremo tradotte tra dieci anni, considerando che siamo indietro di parecchio su ciò che è già edito negli USA e lui si riferiva a cose su cui sta ancora lavorando). Sarebbe stato facile riproporre ai lettori cose note. Gli stessi personaggi, le stesse ambientazioni, le stesse situazioni. Ci sono autori che sono campati una vita (o stanno campando una vita) facendo questo lavoro, per la gioia dei loro editori. Lui vuole mostrare mondi in evoluzione andando a parare in qualcosa (per i particolari dovrete aspettare l'intervista) di inedito nel panorama della letteratura fantastica. Ci vuole una gran determinazione e una gran fiducia nei propri lettori per fare una cosa del genere (io lo immagino il suo editore a chiedergli mille volte se era proprio sicuro, se non era meglio far tornare in campo i personaggi dei primi libri di successo...). Eppure è questa la chiave del suo successo, credo. 
Per quanto il mercato americano dia sicuramente più opportunità del nostro, neppure lì emergere è facile. Lui non ha mai voluto essere emulo di nessuno, anche se i suoi riferimenti li ha ben chiari in testa. È emerso perché ha portato qualcosa di nuovo e vuole continuare a farlo, perché alla fine il pubblico può anche essere rassicurato dalla riproposizione di ciò che ha amato, ma l'innamoramento arriva con le novità. Non credo che Sanderson voglia un pubblico di vecchi ex innamorati fedeli e rassicurati, ma lettori sempre pronti a stupirsi e a innamorarsi di nuovo di nuove storie. C'è una bella dose di rischio in questo. Eppure non è quello che davvero chiediamo un autore?

Infine, Sanderson mi ha trasmesso una cosa del tutto inaspettata. Bontà. Un ragazzo buono, che fa quello che ama, vede il mondo per quello che è, ma ha un'intelligenza non venata da cinismo. Ho pensato che è fatto della pasta dei suoi eroi. Che non si illudono e non sono perfetti. Che spesso e volentieri sbagliano. Ma alla fine sono profondamente buoni, almeno nelle intenzioni. 
Spesso nei suoi romanzi ci sono storie di riscatto, curiosamente, credo che ci sia molto di autobiografico. Immagino Sanderson adolescente, nerd e tutt'altro che sportivo, con genitori assai preoccupati per il suo futuro, ma con una fiducia nelle proprie possibilità che alla fine è stata più che ripagata. È difficile non pensare ai suoi personaggi, che partono sempre dal basso, eppure sono mossi da una fiducia che viene sfidata e messa alla prova, ma il più delle volte alla fine viene ripagata.

Alla fine, ne sono uscita anche con una gran voglia di scrivere e di non darmi mai per vinta. Lui quando ha pubblicato il primo romanzo ne aveva dodici nel cassetto. Non uno, non due, non tre. Dodici. Di questi dodici, parecchi ora hanno visto la luce (il che spiega anche la sua apparente inumana velocità di scrittura: si era portato avanti un sacco col lavoro). Quindi chissenefrega se qualcosa rimane nel cassetto. C'è sempre la speranza che ne esca.
Non ho ancora la testa per riprendere a lavorare su un romanzo, ma un racconto l'ho iniziato. Nei ritagli di tempo, a tarda sera, in modo imperfetto, chissenefrega, ma ho tutta l'intenzione di finirlo. 


venerdì 17 giugno 2016

Anticipazioni & Appuntamenti


A luglio il Giallo Mondadori 3145, Quella casa nella brughiera di Ngaio Marsh conterrà anche il mio racconto Aveva ragione Corto Maltese.
Iniziate a ordinarlo nella vostra edicola di fiducia!

Martedì 21 giugno alle ore 21 ad Alzo di Pella vi sarà invece una serata dedicata a Innocenzo Manzetti. Salvo imprevisti (considerata la durata della riunione di oggi meglio mettere le mani avanti), ci sarò anch'io e presenterò il romanzo Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico, che con Manzetti ha molto a che vedere. 

domenica 10 aprile 2016

Sherlock Holmes e la vittima del dottore – il mio racconto per Delos Digital


Martedì è il mio compleanno e Delos Digital mi ha preparato un regalo adeguato!
È già ordinabile, ma sarà disponibile proprio da martedì 12 aprile Sherlock Holmes e la vittima del dottore, racconto in e-book che potete acquistare sul Delos Store o su Amazon o su un qualsiasi altro store on-line di vostra scelta a 1,99€

Può un uomo ucciderne un altro e non ricordarlo? 
E può essere il dottor Watson l'assassino smemorato?

In una Londra invernale fredda e nebbiosa, il dottor Watson rincasa all'alba dopo una serata passata insieme ad altri reduci della campagna afgana. Quando l'ispettore Lestrade suona al campanello di Baker Street, però, persino Sherlock Holmes è preso alla sprovvista. Il poliziotto è venuto infatti ad arrestare proprio il dottor Watson, accusato di aver ucciso a sangue freddo un ex ufficiale dell'esercito britannico, il cui corpo senza vita è stato rinvenuto nel Tamigi. Watson stesso non fa nulla per discolparsi, c'è un solo uomo al mondo che ha davvero desiderato uccidere ed è proprio il sadico maggiore Hertz! Per di più, non ha alcuna memoria delle ore in cui l'omicidio sarebbe avvenuto, un buco nero tra l'ultimo brindisi con i compagni e il rientro a casa, ore dopo.
Sherlock Holmes, d'altro canto, non ha nessuna intenzione di lasciare che il proprio coinquilino finisca al patibolo come assassino, tanto più che un nemico potrebbe nascondersi nell'ombra. Il detective ha i minuti contati per districarsi tra il riemergere dei fantasmi del passato, ispettori ottusi e vendicativi e nemici fin troppo abili, per salvare la vita di Watson.

Uno sguardo dietro le quinte
È risaputo che Watson è il mio personaggio preferito. Questa figura dolceamara, bistrattata da troppi adattamenti, di medico tornato dalla guerra quasi invalido, con sulle spalle il peso di qualcosa di mai chiarito accaduto in famiglia (suo fratello, ricordiamolo, morirà alcolizzato) eppure affidabile in ogni situazione e non privo di ironia mi ha affascinato fin dall'inizio. Per certi versi è lui il mio eroe, anche più di Holmes. Quindi c'è voluta una buona dose di sadismo per scrivere questo racconto.
L'ho progettato durante un lungo viaggio in treno tra Firenze e Milano cercando il modo perfetto di incastrare il dottore, facendo leva su tutte le sue debolezze evidenti e inconsce. 
Alla fine, mentre lo scrivevo, mi sono sentita un mostro, per come mi ero divertita a giocare con il mio personaggio. Oltre tutto l'avevo messo nei guai così bene che a un certo punto non sapevo più come salvarlo! 
Questo racconto, quindi, contiene forse il miglior cattivo che abbia mai scritto, un sadico, viscido e manipolatore che riesce quasi a sconfiggere persino Sherlock Holmes. Di solito io amo tutti i miei personaggi, anche i peggiori hanno quel nucleo di umanità che li rende cari ai miei occhi. Questo no. Purtroppo non è una figura irrealistica, i sadici esistono, ma ho scoperto scrivendo questo racconto che ho scarsa pietà per chi trae piacere dalla sofferenza altrui. 
Inoltre, finisco più o meno per scriverlo ogni volta, non è affatto vero che i racconti apocrifi non siano personali. C'è moltissimo di me in queste pagine. Tra i racconti di sherlockiana è forse quello più psicologico, in cui indago più a fondo nell'anima e nelle paure di Watson.

Vi prometto azione, quindi, un buon giallo (a livello tecnico tra i migliori che io abbia scritto), ma anche un viaggio nelle zone d'ombra della nostra anima. A cercare, insieme a Watson, la risposta alla domanda: fino a che punto possiamo davvero fidarci di noi stessi?

Domande e questioni pratiche
Un solo racconto, ma quanto mi costa?
1,99€, poco più di un caffè.

In quali store on-line posso acquistarlo?
Tutti. 
Ad esempio qui

Quali formati sono disponibili?
Copio-incollo dal sito:  EPUB per iPad, iPhone, Android, Kobo o altri ebook reader, Mac o PC con Adobe Digital Editions

MOBI per Kindle, Kindle Fire
(potrai scegliere quale formato scaricare direttamente dalla tua pagina di download)

Ma io non ho un e-reader!

Nessun problema. Il formato EPUB è leggibile da qualsiasi Mac, Pc, iPad o dispositivo Android (tablet vari) e il programma necessario per leggerlo è gratuito e si scarica con facilità (del tipo ci sono riuscita pure io)

Infine un grande, ENORME ringraziamento a tutti colore che rendono la vita di Sherlockiana possibile, a quelli che conosco e a coloro che ignoro del tutto, ai lettori e a tutti coloro che permettono ad Holmes di continuare ad indagare. 

mercoledì 16 marzo 2016

NUOVI DELITTI DI LAGO – Antologia di Morellini editore


Ambretta Sampietro è un'instancabile organizzatrice di eventi volti a valorizzare la narrativa gialla.
Anche quest'anno, dopo il successo dell'antologia 2015 Delitti di Lago, ha raccolto e curato venti racconti gialli, tutti di ambientazione lacustre, che vanno a formare i Nuovi delitti di Lago, l'antologia in uscita in questi giorni per Morellini Editore, un editore che è una garanzia per serietà e distribuzione.

Ecco la presentazione ufficiale:

Antologia di racconti gialli ambientati sui laghi Maggiore, d’Orta, Mergozzo, Ceresio e Ghirla di autori che hanno partecipato al premio Gialli sui Laghi 2015 e a Giallostresa. I luoghi sono reali e le storie rigorosamente di fantasia.
I laghi sono la scena del delitto di questa avvincente antologia.
Venti voci diverse, venti modi di raccontare il lago. Autori dei racconti sono: Erika Adale, Cristina Bellon, Emiliano Bezzon e Cristina Preti, Angela Borghi, Mercedes Bresso, Andrea Dallapina, Patrizia Fanchini Pasteris, Massimiliano Govoni, Alessandra Guzzonato, Aldo Lado, Giorgio Maimone, Alessandro Marchetti Guasparini, Antonella Mecenero, Jessica Moro, Cristina Origone, Alberto Pizzi, Sergio Roic, Massimo Tassistro, Gianluca Veltri, Elena Vesnaver.
Da Angera a Brissago, passando per Stresa, Santa Caterina del Sasso, Lesa, Laveno, Pallanza, Biganzolo, Luino e Maccagno un’ondata di sangue tinge di rosso le acque del Lago Maggiore. Non meno efferati sono i delitti perpetrati a Mergozzo, Pettenasco, Gozzano, Armeno, Ghirla e Porto Ceresio.
I diritti d’autore dalle vendite di questo libro saranno interamente devoluti al FAI (Fondo Ambiente Italiano).

Come potete leggere, tra i nomi degli autori c'è anche il mio!
La cosa mi fa davvero, davvero piacere, perché si tratta di un'antologia ben curata. Alcuni degli autori li conosco e li seguo da tempo ed è un onore avere un mio racconto accanto a i loro. Mi sembra bellissimo, poi, che i diritti siano devoluti al FAI. L'Italia è piena di luoghi splendidi di cui però bisogna avere cura. Il FAI questa cura che la mette da anni e ogni contributo è il benvenuto.

IL DIO A TRE TESTE – Il mio racconto
Un paesino tra il lago e il monte, una calda giornata estiva. Solo un milanese potrebbe sceglierla per iniziare i lavori della sua nuova casa di montagna! Nella terra smossa, però, appaiono dei resti umani.
Nell'irreale calma estiva, le forze su cui i carabinieri possono contare sono esigue, solo un'antropologa forense e un volontario, un prete. Insieme dovranno fare luce sul mistero che vede tre giovani seppelliti insieme, abbracciati. Poco lontano, nella chiesa del paese, vi è uno strano affresco eretico: una trinità rappresentata come un uomo a tre teste...
Da sempre, la strana trinità tricefala di Armeno, di cui vedete una foto, sorridente e inquietante insieme, mi affascina. Non vedevo l'ora di poterci scrivere qualcosa! Questa inoltre è l'occasione per conoscere, finalmente, una mia protagonista femminile, Alisea, di professione antropologa forense, che mi piacerebbe farvi incontrare ancora...
Il racconto è giunto secondo al concorso Giallo Laghi 2015

PRESENTAZIONI NUOVI DELITTI DI LAGO
Come dice Ambretta, la curatrice, un libro funziona se è presente sul territorio e viene promosso tramite incontri scelti e di qualità. Per vari motivi, non ultimo il maledetto concorso, io in questo periodo non riesco praticamente a muovermi di casa, quindi non riesco ad essere presente agli incontri. Per chi ne ha la possibilità, però, si tratta di appuntamenti da non perdere per conoscere meglio gli autori e i racconti dell'antologia.

16 MARZO ORE 18 – BUSTO ARSIZIO SPAZIO FESTIVAL BAFF PIAZZA SAN GIOVANNI

31 MARZO ORE 18  – BIBLIOTECA DI VARESE

8 APRILE ORE 18 – LIBRERIA ALBERTI VERBANIA

23 APRILE ORE 17 – BIBLIOTECA DI BAVENO

28 APRILE ORE 16 – FABBRICA DI CARTA, VERBANIA

30 APRILE ORE 17,30 – LIBRERIA MONDADORI DI ANGERA

4 MAGGIO ORE 18 – LIBRERIA ANNA FRANK DI VARESE

21 MAGGIO ORE 15,30 – BIBLIOTECA DI LESA

31 MAGGIO ORE 21 – CHIVASSO

9 GIUGNO ORE 21 – BIBLIOTECA DI PAULLO

giovedì 24 settembre 2015

Ritorno a Baker Street


Come potete intuire dall'immagine, un altro mio racconto è giunto a pubblicazione.
Si tratta de Il caso dell'assassino smemorato, vincitore dell'ultimo Sherlock Magazine Award e farà compagnia al bel racconto di Patrizia Trinchero Fantasmi asfagani sul numero 35 della Sherlock Magazine.
Alla rivista di Delos ci si può abbonare, oppure si può acquistare il singolo numero, cartaceo o digitale.

Ho tantissima voglia di avere io per prima in mano la rivista, per leggere gli altri racconti e gli articoli e per tornare a Baker Street. Un ritorno di cui sento di aver bisogno. Appena terminerò (la terminerò mai?) la revisione del romanzo, inizierò a scrivere un apocrifo sherlockiano e già ne pregusto il piacere.
Piacere, del resto, è la prima parola che associo alla lettura e alla scrittura di apocrifi. 
Per quanto riguarda la scrittura non si tratta MAI di narrazioni facili. Ci sono vincoli tecnici linguistici e stilistici non indifferenti. Bisogna cesellare il proprio racconto affinché possa essere inserito negli interstizi della narrazione "ufficiale" e con la storia non si scherza mai. Ho imparato più cose sulla fine dell'800 documentandomi per degli apocrifi che in tutti i miei anni di studi.
Eppure per me è un piacere, così intenso che lo centellino, "tenendo in caldo" i racconti da scrivere per i momenti di bisogno.
Ho l'impressione di entrare fisicamente nel salotto di Baker Street, sentire il calore del fuoco, bere un buon the servitomi dalla signora Hudson, pronta a una chiacchierata stimolante. Mi sento tra amici. Sarà che nella vita vera ho il privilegio di conoscere un paio di persone che non sfigurerebbero nella famiglia Holmes (messaggio in codice per loro: Lele, ripensandoci, qualcuno poteva fare ben di peggio, non ha neanche finto ti essere finito in fondo a una cascata...). Sarà che discorrere di delitti mi mette di buon umore, sarà... Ma io a Baker Street sto proprio bene.
Proprio come Watson, sono contenta che Holmes mi trascini sempre in avventure insolite. Non mi intimoriscono i suoi modi eccentrici e spesso bruschi. Curiosamente, una volta che si entra in confidenza e si impara a rispettare i suoi spazi, Holmes si rivela un personaggio tutt'altro che intrattabile. Quasi fosse orgoglioso di fare vedere a quest'autrice di un altro tempo tutto quello che sa fare.
Watson poi è, per certi versi, un personaggio tutto da scoprire.
Holmes fa tanto il misterioso, ma il suo è più che altro un atteggiamento. Se gli si dà corda, finisce che raccontare anche della nonna, parente di un pittore paesaggista. Watson, invece, è chiuso come un'ostrica. Nel tempo, quella sua scarsa propensione a parlar di sé gli è valsa una fama non troppo lusinghiera, ma del tutto immeritata. Nei racconti originali, ascoltando i suoi silenzi e tracciando i contorni della figura che appare dietro i suoi mezzi accenni, esce il ritratto di un uomo tutt'altro che banale, con tanto dolore sulle spalle e una gran voglia di riscatto.

È curioso che sia il mio racconto, che quello di Patrizia Trinchero, partano dallo stesso presupposto. Watson ha servito come ufficiale medico nell'esercito, in Afganistan e lì è accaduto qualcosa che può causargli guai seri anche ad anni di distanza...

Presentazione racconto
Il caso dell'assassino smemorato
Il Watson ritornato dall'Afganistan, quello che conosciamo nelle prime pagine de Uno studio in rosso, è un uomo distrutto. Gravemente ferito in guerra, è considerato invalido e pertanto congedato. Zoppica, ha i nervi a pezzi, la salute malferma e non può pertanto lavorare regolarmente. È per questi motivi che divide un appartamento con un giovane consulente detective.
A un anno dal ritorno, Watson sta visibilmente meglio e affianca il coinquilino, ormai un amico, in alcune indagini, ma non si può dire che l'esperienza afgana sia stata dimenticata.
Da una serata passata in compagnia di altri reduci, il dottore rincasa tardi, ubriaco al punto da avere i ricordi confusi. Non è questo, però, ciò che preoccupa il suo coinquilino. Quando il detective Lestrade suona alla loro porta, Holmes è convinto che sia lì per arrestare Watson. Quello che neppure Sherlock Holmes può immaginare è che il dottore venga accusato di omicidio e che Watson, pur non ricordando gli avvenimenti della notte precedente, dichiari di aver effettivamente voluto uccidere la vittima.
Mentre Watson è costretto, in carcere, a ricordare alcuni degli episodi peggiori della sua vita, Holmes si lancia sulle tracce della verità, convinto che non tutto sia come sembri...

Vi invito a leggere il mio racconto e quello di Patrizia e anche a raccontarmi quali sono per voi i luoghi della narrazione in cui più vi sentite a casa.