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lunedì 9 maggio 2022

Trilogia "Cosa resta degli eroi" di Richard K. Morgan - letture


 La primavera è sempre un momento difficile per i prof. Lo è in particolare per me, poiché la natura mi è ostile e il mio amore per tutto ciò che è verde non è ricambiato se non con una profusione di fioriture a cui sono allergica. Da tre anni, poi questo periodo coincide con il mio impegno all'interno di un concorso per racconti, cosa che mi piace assai fare, ma che richiede tempo ed energia. Infine, questa primavera in particolare è gravida di problemi imprevisti. Per parafrasare il titolo del romanzo di cui sto per parlarvi, l'acciaio sopravvive, io forse no.
In tempi come questi, l'ideale per me è trovare una storia che mi prenda e mi porti via, in un altrove. Sostituisca il mio immaginario con il suo al punto che qualcosa mi rimarrà per sempre dentro e di alcune idee e suggestioni non potrò mai più liberarmi.
È intuibile che si tratta di un tipo di magia che non sempre, anzi raramente, si verifica. Ma qualche volta sì. A volte i libri chiamano, quelli giusti al momento giusto. Era capitato qualche anno fa con la Trilogia della Luna  e in parte con La quinta stagione. È capitato di nuovo con la trilogia di Richard K. Morgan "Cosa resta degli eroi", composta dai romanzi L'acciaio sopravvive, Il gelo comanda e L'oscurità profana.


Cosa resta degli eroi?
Per parlare di questa trilogia forse conviene partire dal titolo e volgerlo in domanda.
Si apre il primo romanzo e l'impressione è di trovarsi a leggere un sequel di cui però sia stata gettata via la prima parte. Questo riguarda sia la trama che lo stile. Siamo infatti gettati in un mondo complicato e coerente in cui, però, nessuno si ferma a spiegarci qualcosa. Avete in mente quegli spiegoni che ammorbano il fantasy? Non ci sono. Neppure l'ombra. Avete in mente quelle note finali con il lessico, le liste di personaggi, le genealogie? Bruciate prima di approdare alla stampa. Se ti orienti bene, in caso contrario, beh, questo non era il libro che stavi cercando.
Perché in letteratura la forma è contenuto.
La buona notizia è che i protagonisti sono messi peggio del lettore. Quello che capiamo è che sono eroi, sì, ma di una guerra ormai finita. Una classica guerra da fantasy in cui è accaduto tutto quello che ci aspetta in un fantasy. Un nemico inumano è sorto per distruggere e banchettare con i cadaveri delle brave persone, le genti libere si sono unite, hanno sconfitto i nemici e poi una delle genti libere se ne è andata in un altrove indefinito lasciando il mondo all'umanità (ricorda qualcosa?). Peccato che l'umanità non faccia proprio un buon uso del suddetto mondo. Sono riesplosi i conflitti interni, il mercato degli schiavi va alla grande, il bigottismo pure (con spruzzate di fondamentalismo) e per chi non si conforma c'è l'esilio oppure l'impalamento (o le meduse carnivore dell'imperatore). Ringil, Egar e Archeth sono eroi decaduti della guerra ormai finita. Ringil, spadaccino che sa fare bene una sola cosa, uccidere, è ai ferri corti con la propria famiglia per questa sua abitudine di preferir gli uomini alle donne. Egar, il classico barbaro da fantasy, ha nostalgia della civiltà raffinata del sud conosciuta durante la guerra. Archeth, poi, è una mezzosangue, da parte di padre appartiene all'arcana stirpe non umana che ha abbandonato la terra. Lei è rimasta indietro insieme a strane creature meccaniche senzienti che sembrano sapere tutto, ma non volerlo dire.
Fin qui nulla di nuovo. Le storie sono piene di eroi disillusi che vengono richiamati all'azione. È che qui degli eroi è rimasto ben poco. Se Egar tutto sommato non desidera che mettersi ancora una volta alla prova, per gli altri è più complicato. Nella violenza di Ringil, sempre più difficile da tenere a bada, c'è ben poco di eroico, è qualcosa di oscuro, pauroso con cui è sempre più difficile convivere. Archeth è una figura in bilico, sempre sul punto di diventare qualcosa. Qualcosa che forse non vogliamo diventi. Eppure loro sono gli eroi. Ringil in particolare è l'eroe prescelto da tutti quanti. Da un'oscura popolazione non umana che sembra voler approfittare della partenza del popolo di Archeth per riprendere il controllo del mondo. Dal popolo di Archeth stesso, atavico nemico del popolo di cui sopra, che gli ha donato una spada, chiamata in simpatia "L'amica dei corvi", ma che potrebbe essere un po' più di una semplice lama. Dagli dei, disposti a tutto, anche a truccare la sorte e a accordarsi tra loro per trame di cui gli uomini sono all'oscuro. Da potenze più antiche e spaventose degli dei, i cui piani risultano inintelligibili. Ognuno vuole qualcosa di diverso dal proprio eroe e di cosa voglia Ringil poco importa.
Ne risulta una storia densa, pensata per lettori esperti, in grado di fiutare le false piste e a districarsi tra i cliché del fantasy, ma anche cupa come raramente se ne è viste. Per dare un'idea, al confronto Il trono di spade è la versione animata della Disney con gli animaletti canterini. Suppongo che siano libri che o disturbano al punto tale che li si abbandona o ci si abbandona a loro. E se ci si abbandona, tradiscono ben poco. Non c'è nulla di scontato nella trama o nelle ambientazioni e nulla è lasciato al caso. Il finale, poi, di rara compiutezza. Non sono tira le fila di tutto, ma da un paio di zampata finali che lascia quel retrogusto di tristezza dolce tipico delle grandi storie.

 Di sesso e violenza - fammi ragionare senza dirmi che mi vuoi fare ragionare
È inutile girarsi attorno. C'è molta violenza in questi libri. Una violenza che fa male per quanto è vera, per quanto è plausibile, al netto degli dei e dei salti dimensionali. Un paio di scene sono pugni nello stomaco difficili da sopportare. Anche perché non è detto che vedano i protagonisti come vittime o spettatori. Potrebbero ad esempio essere i carnefici. Potrebbero aver ucciso dei bambini. O autorizzato uno stupro di gruppo. Per dire.
C'è anche molto sesso. Molto descritto. Molte di queste scene di sesso sono omosessuali. Probabilmente al termine della trilogia molti lettori saranno entrati in contatto con più scene di sesso gay in queste pagine che in tutta la loro vita.
Ora, una volta avvisato il lettore di questo (chi vuole tenersene alla larga se ne tenga alla larga) forse è il caso di ragionarci un po'.
Perché le scene sono sempre funzionali alla storia e rendono questa trilogia qualcosa di diverso dal mero intrattenimento.
La violenza, dicevo, è sempre vera violenza. È qualcosa che in guerra succede, anche adesso, mentre scrivo queste righe. È esattamente ciò che fa gli uomini alla guerra. Ringil potrebbe essere una bella persona. Lo sappiamo, lo vediamo. Sappiamo esattamente come sarebbe senza la guerra (e i pregiudizi), un uomo malinconico, incline alla depressione, forse, con i suoi lati oscuri, ma in linea di massima gentile e protettivo. Purtroppo per lui c'è la guerra. Ci sono quegli scoppi di violenza incontrollabile che fanno parte di lui. Alla fine del primo libro ho pensato che ucciderlo sarebbe stato un atto di pietà. Nel secondo libro ho iniziato ad augurarmi che qualcuno lo uccidesse in fretta. Poi ho pensato che si meritava anche un po' di tortura. Eppure Ringil è un eroe di guerra. Fa quello che fanno gli eroi di guerra. Distoglie lo sguardo dagli stupri e dai saccheggi, ordina che le città vengano messe a ferro e fuoco. C'è davvero un grande disegno? Un piano per cui, attraverso una violenza inevitabile, si arriva alla pace? Cosa giustifica la guerra? Queste domande riecheggiano per tutta la trilogia senza che vengano mai poste. L'autore non è qui per farti la morale. L'autore è qui perché la tua morale si faccia delle domande. Quanti Ringil ci sono in giro adesso? Che cosa farebbe a te lettore la guerra? La domanda, purtroppo, è meno teorica del previsto...

Poi c'è il sesso. Tanto. Esplicito. Molto di questo è sesso gay. Ora, non so perché l'autore abbia calcato così la mano. Sono tutte scene funzionali e ben scritte, tutte portano qualcosa. Ringil e Archeth in particolare sono personaggi sempre rivestiti da maschere autoimposte che solo tra le lenzuola, a volte, si lasciano andare. Eppure è indubbio che tutto potrebbe essere meno esplicito. 
Questo è quello che ho notato io. Molte delle scene di sesso etero sono scene, se non di violenza, in cui i rapporti di forza non sono paritari. Ci sono (per fortuna) pochi stupri descritti, ma ci sono molti postumi di stupro e molti rapporti con prostitute (anche variamente costrette al loro ruolo). Sono cose che succedono, in guerra sopratutto. Ci sono molte scene di sesso gay. In alcune i rapporti di forza non sono per nulla limpidi, ma ce n'è una grande varietà. C'è violenza a stento repressa, frustrazione, ma anche dolcezza, tenerezza, amore. Il tutto mentre fuori dalle camere da letto "frocio" rimane l'insulto preferito, un delitto per cui essere puniti, magari anche messi a morte. Ecco, credo che non serva aggiungere altro.
Morgan tutto vuole meno farci la morale. Ma da quello che scrive alcune domande sorgono. Il suo mondo assomiglia al nostro nelle sue parti peggiori e questo è bene tenerlo ben a mente.

Due note di stile
Questi libri sono scritti bene. Sono scritti talmente bene che un paio di cose vale la pena di sottolinearle. Sono tre volumi. Il primo appena sotto le 500 pagine, l'ultimo di 800. Sono tante pagine. Altri autori avrebbero fatto per questa storia 20 volumi da 500 pagine. Morgan non allunga il brodo. Non si dilunga. E non ha paura che il lettore si perda. Quando finisce un capitolo e ne inizia un altro il lettore non sa mai bene dove si troverà. Ci sono sempre delle cose che accadono tra un capitolo e l'altro e che semplicemente vengono saltate. Si racconta solo ciò che porta avanti la storia o porta un cambiamento nel personaggio. Il resto via. Morgan tratta in ogni modo il suo lettore come un adulto attento. Non edulcora niente, non lo prende per mano, non offre spiegoni, salta il superfluo. E la cosa funziona. Benissimo.
Se avesse scritto lui Il trono di spade ce la saremmo cavata in tre libri.

I primi due libri hanno ciascuno un "momento di verità" fortissimo. Il "momento di verità" è qualcosa che in realtà trovo tanto nella teoria e meno nella pratica. È quel momento al centro della storia in cui si acquisiscono dei punti fermi sulla vicenda, in cui il protagonista raggiunge, appunto, la verità. Nei primi due libri coincidono a due epifanie, sia per il lettore che per il protagonista. Si arriva lì e la storia non è più la stessa. Da un punto di vista meramente stilistico è davvero qualcosa che colpisce e che dovrebbe essere citato in molti manuali di scrittura. Per i lettori. Beh, nel primo libro arriva un pugno allo stomaco molto forte, immagino che da lì in poi le carte siano in tavola, se si vuole proseguire con la lettura, che dire, Morgan ci aveva avvisato...

Come concludere?
Questi libri mi sono piaciuti. Oddio, piaciuti è forse una parola sbagliata, dato che lasciano un senso di serpeggiante malessere di cui è difficile liberarsi. Sono un'esperienza di lettura. Molto forti e per nulla gratuiti. Prima di prenderli in mano bisogna essere consapevoli di cosa si va a leggere. Però stanno al fantasy di consumo come Shining di Kubrick sta alla massa dei film horror. 


Se invece vi va di leggere qualcosa di mio (niente sesso, poca violenza, meno qualità di scrittura), c'è il nuovo capitolo de L'assedio degli angeli.

martedì 29 marzo 2022

Da dove nascono le storie


 Mia figlia mi ha appena ricordato che sto per compiere 42 anni e pertanto inizio ad avere un'età tale da poter fare archeologia personale. Scoprire oggetti dimenticati che portano a galla ricordi, echi di una vita ormai dimenticata.

Ho quasi 42 anni e scrivo storie. A volte come una bambina, per me stessa, per consolarmi (lo ammetto, in questi giorni spengo i programmi di informazione e vado avanti con una storia del tutto inutile a livello editoriale, che sto scrivendo solo per consolarmi) a volte con la speranza di intrattenere altri, solo per il fatto di avere qualcosa da raccontare.
Non so dove sia Il Mondo Da Cui Arrivano le Storie. Ho spesso la sensazione che ci sia, però, un posto, un universo parallelo, un luogo della mente da cui le storie filtrano, già finite e concluse in se stesse. Io devo dipanarle, osservarle e trovare la forma migliore con cui raccontarle.
Alcune storie sono con me da così tanto tempo che mi sembra che ci siano sempre state. Ma non è così. C'è stato un momento preciso in cui ho deciso di dedicare del tempo a fermare in parole quelle storie intraviste (non è una metafora) dal finestrino di un treno.

Qualche mese fa a casa dei miei genitori mia figlia ha dato prova di quel talento tipico dei bambini di ritrovare cose che si ritenevano perdute. Nello specifico, la mia collezione di cartoline. Dagli anni delle medie in poi ogni volta che andavo da qualche parte portavo a casa delle cartoline, oggetto antico e ormai desueto, che poi usavo come segnalibri. Sull'onda del mio ritrovato entusiasmo per la lettura e alla ferma decisione di leggere di più, in barba agli impegni scolastici, genitoriali, alle pandemie e alle guerre globali, ho portato a casa la collezione per utilizzarla di nuovo allo scopo per cui era stata destinata. Per gli ultimi dieci libri, quindi, ho pescato a caso dalla pila, ho confrontato le immagini e ho scelto la cartolina migliore per quella lettura.
Per l'ultimo libro iniziato (L'acciaio sopravvive di Richard Morgan, di cui suppongo riparlerò qui appena terminata tutta la trilogia) ho estratto questo:
La cartolina mi aiuta a stabilire una cronologia precisa. Rappresenta il castello di Edimburgo. Ero al primo anno di università quando ci sono stata. Il primo di una serie di viaggi in giro per l’Europa in compagnia della mia più vecchia amica. Viaggi piuttosto avventurosi, sui mezzi pubblici, con gli zaini a spalla, ancora senza cellulari davvero funzionanti, con le guide cartacee da consultare e l'elenco degli ostelli della gioventù su cui cercare un posto in cui dormire.
A pensarci a mente fredda quel viaggio fu piuttosto disagevole. Lunghissime tratte in treno e in bus, orari dei traghetti non facilissimi da decifrare. Tre giorni bloccati in un porticciolo di un'isoletta perché nelle Ebridi vent'anni fa durante il fine settimana non si muoveva niente. Il clima scozzese non proprio solare. Un pernottamento a dir poco avventuroso a Edimburgo in un ostello ricavato in una chiesa sconsacrata, con la doccia nella cripta e i letti ammassati nella navata. Eppure entrambe lo ricordiamo come qualcosa di magico. E quei lunghi, lunghissimi spostamenti attraverso la Scozia, in cui pian piano un altro mondo si sovrapponeva a quello che stavo vedendo.
Al castello di Edimburgo, ricordo, ho comprato un quaderno con lo scopo preciso di scriverci sopra una storia. Più o meno in contemporanea devo aver appuntato questa cartina sul retro di una cartolina. Chissà perché non ho usato il quaderno. Probabilmente l'ho fatto in treno, nella tratta di rientro da Edimburgo a Newcastle e la cartolina era più comoda. Chissà cosa pensavo di farci davvero.
Quella storia, quella con protagonista quel Soren di cui avevo segnato il villaggio natale, non l'ho mai terminata. Ne ricordo a grandi linee l'idea centrale, un giovane eroe che per caso entra in contatto con un oggetto magico che gli dona l'immortalità. Tutti i suoi compagni muoiono e lui si trova a vagare come un fantasma per la sua stessa terra, fino a che una ragazza non se ne innamora. L'incantesimo, però, si spezza e lui non può che guardarlo invecchiare e morire sotto i suoi occhi.
L'ottimismo di fondo e l'allegria tipica delle mie storie c'erano già tutte...
Non l'ho scritta, quella. Ho tentato di scriverne un'altra, una complicata epopea che si svolgeva in gran parte ad Haymal, la città alla confluenza tra i due fiumi.
Poi c'è stato un altro viaggio, ormai alla fine della mia carriera universitaria, con la stessa amica del primo, nei Paesi Baltici. Di nuovo improbabili spostamenti sui mezzi pubblici, piogge improvvise, zaini che pesano. Una bottiglietta d'acqua marca Hermise. E di colpo quella vecchia cartina dove la mia mente continuava a viaggiare si è allargata. Ho "visto" cosa c'era a est della linea di margine, sono entrata nel Leynlared. Dove sono ambientati i quattro ebook che trovate qui a lato, La spada di Emarana, La luna delle foglie cadenti, Prima che venga il gelo e Nulla che non sia già mio. Da soli formano una piccola epopea. La stessa che continua nei racconti finali de La spada, il cuore e lo zaffiro. L'antologia, per altro, è ora disponibile sia in formato cartaceo che digitale, sia in formato epub che kindle. Tutte le informazioni qui.
Chissà se me ne rendevo conto, mentre tracciavo rapidamente quegli appunti sul retro di una cartolina che da quei posti non me ne sarei mai andata?

Voi avete una data di nascita per le vostre storie?

Se invece volete venire con me in un altrove differente, qui un nuovo capitolo de L'assedio degli Angeli.

domenica 6 dicembre 2020

Come il sogno di volare – il mio racconto su Hyperborea.live

 


In questo 2020 poteva forse mancare l'improvvisa, precoce e abbondante nevicata? Ovviamente no. Le parole d'ordine le ha dette il premier Conte durante la conferenza stampa. Arrivato a "gli impianti sciistici rimarranno chiusi" il primo fiocco è sceso dal cielo.
Raramente da noi nevica così presto. Anche sulle nostre montagne la neve naturale già per l'8 dicembre è più un evento che routine. Ma è il 2020 e le regole non valgono. Devo dire che qui in zona arancione abbiamo un po' tutti accolto la neve con gioia fanciullesca, come una spolverata di novità più che come una fioccata di disagi. Non che siano mancati. L'asilo di mia figlia è rimasto isolato, raggiungerlo (e tornare indietro) non è stato facilissimo, ma i bambini l'hanno presa come una meravigliosa avventura (la mia con il vago disappunto "ma la merenda"?). Del resto siamo già passati da un alluvione, da queste parti, ormai non è certo una nevicata a spaventarci (anche se lo spazzaneve impantanato in mezzo a una strada che la mia Yaris percorreva tranquilla ancora mi mancava).
Questo clima di colpo fiabesco mi sembra perfetto per introdurre la mia ultima collaborazione.

la rivista on-line Hyperborea dell'associazione Italian Sword & Socercery ha infatti pubblicato il mio racconto Come il sogno di volare.

Gli autori raccontano spesso di aver sognato le proprie storie. A me è successo una sola volta, con questo racconto. Infatti è del tutto atipico nella mia produzione, un horror con tanto di vampiri.
Razionalmente potrei dire che è la mia reazione alle storie con adolescenti che "vissero per sempre non morti e contenti" (sì, non è un racconto recente). Ma la verità è che mi sono svegliata terrorizzata con l'immagine di un aereo che precipitava in mare.
Non l'ho pensato, l'ho solo scritto.
Forse per questo è rimasto così tanto nei miei archivi, l'ho sempre ritenuto un buon racconto, ma molto lontano dai luoghi, anche editoriali, che ero solita frequentare. Alla fine ha trovato casa. Ne sono assolutamente felice.

In quest'anno così folle è bello poter condividere un racconto, senza preoccuparsi di costi o distribuzione. Farlo con quello che io da sola non potrei fare, una veste grafica elegante e le giuste illustrazioni. Quindi eccolo qui, giusto a un click di distanza:


Con un'impaginazione infinitamente più raffazzonata, invece, per chi vuole, c'è anche il capitolo finale de Racconto di Pratile

venerdì 3 luglio 2020

Letture per l'estate – Le cronache delle Ley




Sono del tutto incapace di promuovere i miei scritti, questo è un fatto.

Non mi capacito del fatto di inciampare così spesso da persone che lo fanno per me, con le parole che vorrei usare io e che, invece, io non so usare.
Questa volta il mio grazie va a Andrea Guido Silvi che ha dedicato ai miei racconti il pezzo che tutti gli autori sognano. Lo trovate qui

mercoledì 6 maggio 2020

Racconti nel tempo del Coronavirus/10


E finalmente si tornò ad uscir di casa.
In attesa di poter tornare dagli amici a due gambe ci si consola con quelli a quattro zampe. Questa foto è stata scattata questa mattina, a circa un quarto d'ora di cammino da casa. Sono venuti i vitellini, le galline e i cavalli a salutarci. Un vitellino si è dilungato a chiacchierare con mia figlia in mucchese stretto, mentre la cavalla bianca ha accettato molto signorilmente la nostra mela. Ieri siamo andati a trovare i "congiunti onorari" ovvero i quattro asinelli dello zio. Al rientro la piccola ha fatto il lavoretto dell'asilo: mettere in un barattolo qualcosa che rappresentasse l'emozione del momento e il barattolo è stato tutto riempito di un bel giallo gioia.

Certo, non è proprio tutto gioioso in questa "fase 2". Qui, nel Piemonte non ancora al riparo dai contagi, tutti mi sembrano muoversi con grande cautela, tra restrizioni e problemi pratici. Con il rientro al lavoro la gestione dei figli è ancora più difficoltosa, in pratica le uniche opzioni sono: trascurare la sicurezza e mandare i bambini dai nonni, lasciarli a casa da soli se sono più grandicelli, rimanere a casa rinunciando allo stipendio. Chi come me cerca di barcamenarsi tra telelavoro e prole inizia a pensare alla casalinghitudine come un sogno. Va bene tutto e ci si adatta. Ma immagino che molte giovani coppie in questo momento stiano decidendo di non avere figli o di non farne un secondo, semplicemente perché se l'unica opzione possibile in caso di emergenza è rinunciare a uno stipendio la cosa diventa impraticabile.
Lo so che torno spesso su questo tema, ma sono piuttosto arrabbiata.
Ieri parecchie nonne sono passate con nipotini davanti al cancello di casa e (a distanza) mi hanno detto che sono disposte ad ammalarsi pur di permettere ai figli di lavorare. Non mi sembra davvero che possa essere questa una via praticabile. So perfettamente che ora le scuole non possono aprire in sicurezza, ma ci devono essere delle alternative praticabili (congedi simil maternità, par time alternati, servizi di baby sitteraggio a prezzo calmierato magari per occupare gli studenti universitari, insomma, qualcosa).

Io mi barcameno come posso, inizio a desiderare in modo morboso la fine della didattica a distanza, che pure, una volta capiti i fondamentali, funziona e dà anche soddisfazioni insperate. Sono solo stanca, di una stanchezza che ormai si accumula su altra stanchezza che sta su altra stanchezza. Ora sto facendo pausa dopo un pomeriggio di riunione. Nel mentre ho placato un pianto disperato, steso la pasta per la pizza per la cena e ritirato le lenzuola. E tutto questo è stato possibile solo perché il mio super marito ha preso appositamente ferie. Se no, come è successo ieri, avrei fatto lezione con la bimba in braccio, parlando per altro di un argomento notoriamente adatto alla prima infanzia: gli effetti della bomba atomica (ovviamente non ho potuto far partire il filmato che avevo preparato e che conteneva parecchie immagini crude). Non riesco neanche a immaginare quanto siano stanchi i genitori in situazioni più complicate della mia, con spazi ristretti o bambini che necessitano di attenzioni speciali.

Inutile dire che scrivere non è neanche un'opzione considerabile.
Per fortuna ho scritto in passato. Ho inviato un racconto a un concorso e magari proverò a far partecipare un romanzo a una selezione. Intanto proseguono anche le pubblicazioni con Delos Digital.
Settimana prossima esce l'ultimo racconto della mia mini saga fantasy Fino alla morte e oltre
Ecco qua la copertina.
Ne sono molto contenta. Sono contenta di aver trovato questa fotografia, che credo esprima appieno il cuore del racconto. In ogni copertina precedente c'era una spada. Infilzata nel terreno, gettata tra le foglie, in mezzo alla tormenta. Ora la spada è impugnata, le decisioni sono prese. Tuttavia la fotografia è molto cupa.
Ecco, questo credo sia necessario dirlo. Non aspettatevi un lieto fine. Questa è una storia di amori impossibili e di scelte che hanno prezzi di pagare. Lo è fino alla fine. 
A volte, l'unica cosa che si può fare è del proprio meglio. Anche se non è sufficiente.

Settimana prossima, per il lancio ufficiale, vi potrò dire qualcosa di più!

lunedì 13 aprile 2020

Prima che venga il gelo disponibile in ebook



Disponibile dal 14 aprile a 1,99 €
In formato Kindle su Amazon
In tutti gli altri formati sul Delos Store

Ven Sender è un pastore, non ha mai desiderato scoprire cosa si nasconde dietro l’orizzonte. Vive nei pascoli alti con le sue pecore, come hanno fatto suo padre e suo nonno prima di lui. La guerra civile, però, bussa alla sua porta con una forma inaspettata, quella della giovane Vilaya, strega coyranà, scomoda testimone del tentativo di omicidio del principe Amord del Leynlared. Ven è solo un pastore, non ha mai desiderato essere altro, ma ora farebbe qualsiasi cosa perché Vilaya lo guardasse con occhi diversi, anche nascondere un principe ferito che in troppi vogliono morti.
Adman Kalay è cresciuto nella locanda di sua madre. È soddisfatto della propria vita e non ha alcuna simpatia per il principe pervertito che non si rassegna a farsi uccidere, scatenando la guerra civile nelle già martoriate terre del nord. Ma quando gli viene messa in mano la spada di quel padre di cui non ha mai conosciuto il nome, Adman capisce che non può più continuare a vivere in locanda. Che gli piaccia o no, deve scegliere quale ruolo giocare nella guerra.
Ven e Adman sono due ragazzi qualunque di neppure vent’anni, non certo eroi, grandi guerrieri o maghi, eppure si troveranno in mano le sorti della guerra.
Continuano con i racconti Prima che venga il gelo e Il posto della spada, contenuti in questo ebook, le Cronache delle Ley, i cui primi capitoli sono narrati ne La spada di Emarana e La luna delle foglie cadenti.

Eccoci al terzo appuntamento con le Cronache delle Ley. L'ebook disponibile dal 14 Aprile racchiude due racconti, che presentano ciascuno un nuovo personaggio. Forse sono loro i miei personaggi preferiti, Ven e Adman, due ragazzi qualunque, di paese, che guardano gli eventi "dal basso" e hanno scarsa simpatia per i nobili e i privilegiati. Eppure saranno loro a dover scegliere le sorti del Leylared. 
Ven solo perché la sua capanna di pastore si trova vicino al luogo dello scontro tra Amrod e il leyler. Adman perché si trova a voler essere usato da una delle parti in guerra. Entrambi dovranno scegliere e pagare il prezzo della loro scelta.
Continua anche in questi racconti il filo conduttore di queste storie, gli amori impossibili. Non si salva nessuno, neppure il cane di Ven, il cui amore impossibile per una femmina di segugio di razza ha messo nei guai il padrone! Ven, invece si innamora di una giovane maga coyranà, una nomade, appartenente a un popolo diverso dal suo. È un amore impossibile, probabilmente quello che ha generato Adman e la sua quasi storia d'amore con una delle cameriere al lavoro nella locanda di sua madre viene spazzato via dalla guerra. Che siano principi o pastori i ragazzi delle Ley si trovano a lottare per un mondo diverso in cui i loro amori proibiti possano magari un giorno diventare possibili.
Ricordo che le Cronache delle Ley si compongono di quattro ebook, di cui questo è il terzo. I primi due sono La spada di Emarana e La luna delle foglie cadenti, già disponibili su Amazon e sul Delos Store. E continuano poi nei racconti conclusivi dell'antologia La spada, il cuore e lo zaffiro a cura di Associazione Rill.
Questi racconti devono tantissimo a Alberto Panicucci e Andrea Franco, due padrini d'eccezione.
Devono moltissimo anche a tantissimi amici che negli anni hanno chiesto notizie di Amrod e di tutta la sua corte. Un grazie speciale va a Viola che mi ha regalato alcune splendide illustrazioni:
Da "La luna delle foglie cadenti"

Da "La spada di Emarana"
Non c'è davvero nulla di più bello che scoprire che questi personaggi non abitano più solo la mia testa, ma sono entrati anche nelle vite altrui. Hanno preso forma, colore e consistenza concreta.
Spero davvero che possiate continuare ad accompagnarmi in questo viaggio nel Leynlared!

domenica 23 febbraio 2020

La luna delle foglie cadenti disponibile in ebook


Racconto lungo (33 pagine) disponibile dal 25 febbraio, già in pre ordine
1,99 €
In formato kindle su Amazon
In tutti gli altri formati sul Delos Store

La guerra civile è alle porte e nella Luna delle Foglie Cadenti molti sono destinati a morire.

Il giovane principe Amrod del Leynlared vive il viaggio verso la Ley del Nord per conoscere la sua promessa sposa undicenne come un’inevitabile tortura. Ma per quanto possa apparirgli odiosa la prospettiva di dover essere galante con una bambina che non potrà mai amare, il ragazzo non ha idea di quanto drammatico sarà il viaggio, che cambierà per sempre la sua vita e la storia del Leynlared.
Il giovane ha infatti scoperto una serie di ruberie da parte del governatore del Nord, leyler Turis, ai danni del leylord, e quando la notizia viene fatta incautamente trapelare la situazione precipita. Perché Turis possa prendere il potere, il leylord e suo figlio devono morire.

Continuano con questo racconto le Cronache delle Ley, iniziate con La spada di Emarana, che narrano le vicende di Amrod del Leynlared e dei suoi compagni durante la guerra civile delle Ley.

Siamo arrivati alla seconda uscita de Le Cronache delle Ley. È passato quasi un anno dagli eventi raccontati ne La spada di Emarana. Il principe Amrod non è più un ragazzo confuso, ma un giovane adolescente che deve prendere in mano la propria vita. Durante il viaggio nel nord, per conoscere la propria promessa sposa, tuttavia, tutto ciò che potrà andare storto andrà storto. Travolto dagli eventi, Amrod si trova a lottare per la propria vita e dovrà decidere molto in fretta che uomo desidera essere.

Con questo racconto Le Cronache delle Ley entrano nel vivo. Da qua in poi nulla sarà come prima.

Come ho già avuto modo di raccontare, queste storie hanno un posto speciale nel mio cuore. Tutti i personaggi, non sono quelli principali, mi sono molto cari. Vorrei davvero che più gente possibile li leggesse. Se passate di qui ogni tanto, se siete incuriositi dal mio blog, se non avete mai letto niente di mio, ecco, leggete questi racconti.
La luna delle foglie cadenti non è il mio racconto preferito, né il più personale (questo posto spetta a quello che chiuderà questa mini serie), anche se da un punto di vista tecnico ne sono abbastanza soddisfatta. È essenziale, però, per lo svolgersi degli eventi. Quindi, se volete leggere qualcosa di mio, iniziate da qui.

Per chi volesse, ricordo che Le Cronache delle Ley si comporranno di quatto ebook. 
La prima uscita, La spada di Emarana è già disponibile su tutti gli store on-line.
Gli stessi personaggi compaiono negli ultimi racconti dell'antologia La spada, il cuore e lo zaffiro edita da RiLL.

Queste storie sarebbero rimaste a tempo indeterminato nel mio computer senza Alberto Panicucci e Andrea Franco, ai quali va tutta la mia gratitudine.

Avrà la mia gratitudine anche chiunque volesse lasciare una recensione, ovunque ritenga meglio.

sabato 15 febbraio 2020

Le copertine de Le Cronache delle Ley


Ecco finalmente arrivata la copertina della seconda uscita de Le cronache delle Ley, La luna delle foglie cadenti, che sarà disponibile il 25 febbraio e ordinabile qualche giorno prima.

Altrettanto finalmente posso fare un post sulle copertine!

Uno dei (molti) motivi per cui il self per me ha sempre avuto pochissimo appeal è che non so fare tutto. Ho un rapporto conflittuale con la tecnologia, non saprei da che parte cominciare per impaginare un ebook, ho bisogno di un editor che quanto meno mi controlli il testo, non capisco una mazza di marketing e, non ultimo, non ho alcun talento grafico. So usare in modo molto basico GIMP, l'anno scorso i miei alunni hanno seguito un corso, in pratica ho imparato con loro e alla prova dei fatti è risultato che un dodicenne di medio talento se la cava meglio di me. Insomma, a ognuno il proprio mestiere. Affidarsi a un editore vuol dire (dovrebbe voler dire) poter contare su un grafico vero.

Le mie (ottime) esperienze precenti

Personalmente ho sempre avuto a che fare con editori con idee molto chiare sulle copertine, il che dal mio punto di vista è un bene, con un grado di interazione molto diverso.

Per la mia prima pubblicazione, La roccia nel cuore, mi è stato chiesto se avevo una foto che avrei voluto mettere in copertina. A distanza di anni il romanzo è stato ora ristampato e tra l'altro è ben distribuito nelle Coop del Piemonte. Lo vedo esposto quando vado a fare spesa e la fotografia, regalatami da un amico (grazie, Fabio!) continua a piacermi molto, anche se col senno di poi avrei dovuto fare qualche domanda in più sulla carta con cui sarebbe stata stampata. È risultata infatti un poco più scura dell'originale, sempre col senno di poi sarebbe bastato un minimo di lavoro sui filtri per un risultato migliore, ma né io né l'editore ci abbiamo pensato e va bene così.

Per l'antologia RiLL La spada, il cuore e lo zaffiro ci siamo appoggiati, come è consuetudine per le edizioni RiLL a un'illustratrice di ottima fama, Valeria de Caterini. Con lei c'è stato un bellissimo rapporto di collaborazione perché il personaggio rappresentato, che è lo stesso Amrod presente in questi ebook, avesse proprio gli abiti e la spada che io avevo in mente! 

Per quanto riguarda le altre opere pubblicate con Delos, invece, andando in collane molto connotate, le copertine non le ho scelte io, ma le ho trovate tutte estremamente sensate, coerenti la mia storia e sopratutto ben identificabili in uno store on-line. Sia per il romanzo che per i racconti si trattava sempre di avventure nell'universo di Sherlock Holmes e il lettore deve capirlo subito. Le copertine di Sherlockiana, poi, sono a mio parere veramente eleganti!

Le copertine de LE CRONACHE DELLE LEY (e tutti i miei ragionamenti annessi)

In questo caso, invece, si è agito in modo diverso, ma anche diverso era il caso. Qui abbiamo quattro ebook legati che escono, però, all'interno di una collana, Fantasy Tales. Devono apparire a prima vista sia coerenti con la collana sia con una connotazione più personale, che li faccia percepire immediatamente come collegati. Bisognava inoltre tener presente i tempi di lavorazione. RiLL mette sul mercato due antologie all'anno, Valeria de Caterini lavora mesi sulle copertine, Fantasy Tales pubblica più di un ebook al mese.
Quello che mi è stato proposto, e che ho trovato estremamente stimolante, è stato di scegliere liberamente delle immagini su uno store on-line (meglio chiarire, non ho idea del costo delle immagini, io le ho solo scelte, a tutto il resto ha pensato l'editore) che poi sarebbero state elaborate dal grafico della casa editrice.

All'inizio grande panico. Come orientarsi in un archivio di migliaia e miglia di immagini, fotografie e disegni? Che copertine volevo?

Per il fantasy le illustrazioni vanno per la maggiore. Nella mia esperienza di lettrice ho trovato copertine fantasy con illustrazioni bellissime

A oggi quella che considero una delle migliori copertine fantasy,
in quanto a coerenza con il testo
 E altre davvero imbarazzanti
Questo libro non contiene horror, non contiene mostri, vampiri
non parla neppure di morti. Ma è difficile crederlo.
In generale, tuttavia, ritengo che un'illustrazione abbia senso solo se fatta ad hoc, da qualcuno che ha letto il testo. Oltre tutto la mia amica Viola aveva già realizzato delle bellissime illustrazioni per questi racconti (purtroppo non adattabili come copertine). Insomma un disegno generico, genericamente "fantasy" non mi avrebbe mai soddisfatta. Ho capito che volevo delle fotografie, ma quali fotografie?

Che cosa volevo raccontare con queste copertine? Che cosa potevano avere in comune a livello visivo  queste storie?

I quattro ebook andranno a formare una sorta di piccola saga e, salvo decessi, i personaggi tornano da un racconto all'altro, ma ovviamente non potevo usare foto di persone.
Volendo trovare una sorta di "protagonista alternativo", ecco, si può seguire anche, racconto dopo racconto, la storia di una spada.
Nel primo ebook, La spada di Emarana, uno spadaccino si rende conto che il principe Amrod non potrà mai usare bene il pesante spadone del padre e gli trova pertanto un'arma alternativa. La spada del leylord, tuttavia, mantiene un potente valore simbolico e i suoi passaggi di mano, che cosa si debba fare di quella spada, hanno una parte non indifferente nei racconti successivi.
Ho deciso quindi che in ogni copertina ci sarebbe stata una spada.
Questa mi sembrava una soluzione all'esigenza di connotare questi ebook come appartenenti di diritto a una collana dal nome "fantasy tales" e a quella di creare una sorta di unità interna, che li facesse immediatamente percepire come legati.

 Ne La spada di Emarana il nevoso inverno delle Ley che fa da cornice agli ultimi eventi del racconto, quella in cui le armi vengono sfoderate.


Questa mi è sembrata quindi la fotografia migliore per iniziare una saga che è fantasy, ma in cui gli elementi magici sono minoritari. Ci introduce al freddo spietato delle Ley. La spada può essere quella di Torvin an'Parshi, il maestro d'armi, oppure quella di uno dei giovani coinvolti nella battaglia (simulata fino a un certo punto) che conclude la vicenda.

Per La luna delle foglie cadenti, ambientato nell'autunno successivo, la scelta è stata ancora più facile

Una spada, presumibilmente a terra, tra foglie cadute rispecchia lo spirito del racconto.
Per gli altri due ebook è stato più difficile, ma alla ho trovato delle foto con una spada in grado di dare un'idea di quello che avevo in mente.

Il terzo ebook si intitolerà Il posto della spada, ci saranno due nuovi personaggi, due ragazzi comuni che dovranno decidere se farsi coinvolgere e in che modo in una guerra incipiente. Dopo una votazione da parte di alcuni amici ospiti a casa, abbiamo scelto una spada appoggiata a una catasta di legno, che spero ben simboleggi le possibilità dei mei protagonisti.

Il quarto, Fino alla morte e oltre, avrà una copertina molto scura, con una spada impugnata da qualcuno che indossa un mantello. A quel punto, ormai, coloro che hanno deciso di portare una spada dovranno essere pronti a sguainarla, pagandone le conseguenze.

Insomma, sono davvero soddisfatta della riuscita delle copertine e di questa formula di collaborazione che mi ha lasciato come autrice tutta la parte creativa, mentre la casa editrice si è fatta carico di quella tecnica (e delle spese).

Che cosa ne pensate? Qualcuno ha altre esperienze con le copertine?

mercoledì 12 febbraio 2020

Le Cronache delle Ley – La luna delle foglie cadenti in arrivo il 25 febbraio


LE CRONACHE DELLE LEY
Sono gli amori impossibili quelli che cambiano il mondo,
ma per ogni scelta c'è sempre un prezzo e una conseguenza.

Che cosa sei disposto a dare per cambiare il tuo mondo?

Il 25 febbraio sarà disponibile il secondo ebook delle Cronache delle Ley, La luna delle foglie cadenti (di cui non ho ancora l'anteprima ufficiale della copertina), edito da Delos Digital in collaborazione con l'associazione RiLL.

Dopo La spada di Emarana, entriamo nel cuore della narrazione con eventi che cambieranno per sempre le sorti dei personaggi e del mondo in cui vivono.

Il giovane principe Amrod conosciuto nel racconto precedente è ormai cresciuto. Ha diciassette anni, è in viaggio per conoscere la propria promessa sposa ed è tempo per lui di pensare con serietà all'uomo che vuole essere. Il padre lo vorrebbe un deciso uomo d'azione, d'altro canto il governatore del Nord, padre della sua promessa, lo preferirebbe debole e manovrabile. Ma Amrod è legato a un amore impossibile, quello per il giovane intellettuale Luvan, che vorrebbe trasformarlo in un ideale monarca illuminato.
Più vicino ancora del peso del futuro, grava però sul principe quello di una congiura.
Nella Luna delle Foglie Cadenti, durante il viaggio nella Ley del Nord, tutte le certezze sono destinate a cadere, perché se è vero che sono gli amori impossibili quelli che cambiano il mondo, è anche vero che a volte il prezzo da pagare è troppo alto.

Dei cinque racconti di cui si compone questa raccolta di ebook, La luna delle foglie cadenti, è l'unico narrato dal punto di vista del principe Amrod e ci porta dritti dritti al momento in cui tutto ciò che poteva andare storto, beh, andrà storto.

Vi ho già raccontato come a tutti questi racconti io sia legata in modo particolare. Ognuno a modo suo è speciale, alcuni sono più speciali di altri. Questo è più speciale. Entrare nella testa di Amrod è sempre un viaggio difficile e interessante, perfino al sintassi di alcuni periodi di questo racconto hanno assunto una forma particolare per adattarsi rendere i pensieri della mente che li formulava. Inoltre a livello di mera trama questo è Il racconto. Da qui in poi tutto sarà tutto diverso, per sempre.

Per ingolosirvi ulteriormente vi lascio l'incipit del racconto

LA LUNA DELLE FOGLIE CADENTI

Le onde lievi riflettevano la luce del sole, dando l’impressione di essere su una distesa di ardente metallo fuso. Il mare era invece freddo e popolato di squali. 

Padre e figlio erano in piedi l’uno accanto all’altro, appoggiati al parapetto della nave, i capelli arruffati dall’aria già fredda della Luna delle Foglie Cadenti. Il leylord imponente, con la capigliatura rossa appena venata di grigio e lo spadone alla cintura che pareva una propaggine stessa del suo corpo. Le mani, appoggiate alla balaustra di legno, sembravano create per schiacciare teste di nemici. Le mani di suo figlio erano larghe forse un terzo e tremavano appena. Il ragazzo era alto quanto il padre, ma, esile com’era, quasi scompariva al suo fianco. Se vi erano somiglianze, nella linea diritta del naso, nella tonalità grigia degli occhi, contribuivano solo a farlo apparire l’ombra sbiadita del genitore. Entrambi fissavano l’acqua per evitare di guardarsi.


Ogni racconto è pensato per essere leggibile in piena autonomia, ma il bello di questo progetto con Delos Digital è poterli avere uno di seguito all'altro e nel giusto ordine.
Quindi, se ancora non l'avete fatto, correte a leggere il racconto precedente La spada di Emarana. Se poi voleste anche lasciare una recensione, ve ne sarò davvero grata!



domenica 19 gennaio 2020

La spada di Emarana disponibile in Ebook




romanzo breve (59 pagine) - Può la spada di una donna trasformare un ragazzo in un uomo? Parte da questo presupposto una nuova saga fantasy che vi trasporterà in un universo straordinario!

Torvil an’Parshi forse è tornato nel Leynlared solo per farsi uccidere dalla mano di un figlio che non ha mai conosciuto. Contemplare le macerie della propria vita non è, però, la sua unica occupazione, quella ufficiale è cercare di trasformare il gracile figlio quindicenne del leylord in un guerriero. Oppure ucciderlo, giacché le Ley, un insieme di terre assediate dal gelo e dai nemici, non possono permettersi un sovrano debole. Ma tra lo spadaccino disilluso e l’adolescente nasce un’inaspettata intesa. A Torvil spetta quindi il compito di forgiare l’anima del giovane Amrod e trovare un’arma con cui possa combattere nella Mischia Invernale, una competizione mortale che si svolge nei giorni senza luce degli inverni delle Ley. Nel farlo, forse, Torvil troverà anche un modo per affrontare il proprio passato e quel figlio che ha pagato il prezzo dei suoi errori.
Con La spada di Emarana iniziano le Cronache delle Ley e le vicende di Amrod del Leynlared.
Ci siamo, è già prenotabile, e  disponibile da martedì 21 gennaio, La spada di Emarana, ebook edito da Delos Digital in collaborazione con l'associazione RiLL. Si tratta della prima di quattro pubblicazioni che andranno poi a connettersi con i racconti già pubblicati nella raccolta La spada, il cuore e lo zaffiro


Vi porterà nelle Leynlared, un regno ben presto destinato a frammentarsi in una spietata guerra civile, al cui centro vi è il diritto a regnare del principe Amrod, il ragazzo che vedete al centro della copertina dell'antologia. Non è, però, lui l'unico protagonista di quella che è invece una storia corale. Il primo sguardo sul Leynlared, per chi leggerà il racconto, sarà infatti quello cinico dello spadaccino Torvil an'Parshi, un uomo che ha gettato via ben più della propria vita, per una storia impossibile.
Gli amori impossibili è, infatti, il filo conduttore che lega i racconti e che in qualche modo accomuna tutti i personaggi che si succederanno nelle pagine.

Che cosa aspettate, quindi?
Il romanzo breve è già disponibile per la prenotazione qui


Un grazie speciale alle persone che hanno reso possibile questa pubblicazione, a tutti coloro che, assai più di me, hanno creduto nelle possibilità del Leynlared, e in particolare a Alberto Panicucci, senza il quale mai avrebbero visto la luce, e a Andrea Franco, curatore della collana fantasy di Delos Digital

lunedì 13 gennaio 2020

Le Cronache delle Ley – La spada di Emarana in arrivo il 21 gennaio



Le cronache delle Ley
Sono gli amori impossibili quelli che cambiano il mondo,
ma per ogni scelta c'è sempre un prezzo e una conseguenza.

Che cosa sei disposto a dare per cambiare il tuo mondo?

Il 21 gennaio arriverà in tutti gli store on-line, edito da Delos Digital in collaborazione con l'associazione RiLL, La spada di Emarana. Sarà il primo di quattro e-book che ci porteranno nella guerra civile che sconvolge il Leynlared, regno molto più di ghiaccio che di fuoco, dove il principe Amrod dovrà essere pronto a sacrificare ogni cosa per riprendere il controllo delle proprie terre.

In ogni racconto avremo punti di vista differenti, per comporre una sorta di romanzo corale, un racconto visto dagli occhi dei principi come da quelli dei pastori. Al centro di ogni storia, però, ci sono gli amori impossibili e le conseguenze delle proprie scelte.

Ed è un amore impossibile quello che ha segnato la vita di Torvil an'Parshi, lo spadaccino protagonista de La Spada di Emarana. Legato a una nobildonna sposata, Torvil ha ucciso in duello il marito di lei ed è dovuto fuggire in esilio. È rimasto lontano e impotente quando l'amata di è suicidata, lasciando orfano il figlio del loro amore.
Dopo vent'anni si presenta l'occasione per tornare in patria, ma il perdono del leylord non è dettato dal buon cuore. Torvil dovrà insegnare a combatte al giovane principe, che il padre considera un inetto, oppure, se questo non sarà possibile, farlo sparire simulando un incidente...


La spada di Emarana – Incipit

Se mai ci incontreremo lo faremo con le armi in pugno, in duello.
Torvil an’Parshi accartocciò la lettera e la gettò nell’ampio camino della sala d’armi. Aveva attraversato metà del mondo, si era umiliato per ottenere il perdono del leylord e infine aveva accettato un lavoro che detestava solo nella speranza di quell’incontro. Ebbene, non poteva dargli torto e solo lo Spirito sapeva se non sentiva di meritare anche di peggio. Tuttavia guardò la lettera bruciare, lasciando che la luce e il calore delle fiamme gli facessero dolere gli occhi, per illudere se stesso che la colpa fosse esclusivamente del fuoco.
Si costrinse a voltarsi, passandosi una mano sul viso. Il lavoro che doveva fare. Il suo onore gli avrebbe imposto di portarlo a termine, se ci fosse stato anche un solo briciolo di onore in quello che il leylord gli aveva proposto.

– Sarò franco con te – aveva esordito il sovrano.
Torvil intanto pensava a quanto male fosse invecchiato Bakos, che una volta era suo amico, appesantito dalle ubriacature quasi quotidiane, a capo di una nazione che ormai esibiva una ricchezza solo di facciata.
– Se fossero vissuti la mia prima moglie e il mio primogenito, il mio erede avrebbe ormai trent’anni e io sarei tranquillo – continuò il leynlord. – Invece il ragazzo ha quindici anni ed è tremebondo e malinconico. Balla, legge poesie e mi tormenta perché gli trovi un maestro di liuto. La cosa migliore che abbiano detto i suoi tre precedenti maestri d’armi è che è mediocre. Là fuori c’è il nuovo imperatore leopardo di Mar-Tial che ha ventidue anni e ha schiacciato le città in rivolta con la semplicità con cui un macellaio uccide un coniglio. Se io dovessi morire domani non posso lasciare il Leynlared a un quindicenne poeta. Tu sei la sua ultima possibilità di diventare un guerriero che gli uomini possano seguire.  L’ultima… So che c’eri tu dietro l’incidente al principe Ilven, alle Suanil.


Quindi è questo che sto aspettando, il mio prossimo omicidio? Si chiese Torvil. Era quello il prezzo che aveva pagato per l’opportunità di incontrare un figlio che lo odiava? Gli Imsheti credevano che si potesse vendere la propria anima a uno dei loro demoni obesi, e Torvil si chiese quale demone fosse così disperato da volere la sua. Ma ormai il contratto era firmato e l’anima venduta. Sempre che non riuscisse a fare il miracolo e a trasformare il principe, per usare le parole di suo padre, in un guerriero che gli uomini potessero seguire.


Il seguito del racconto vi aspetta da martedì 21 gennaio nell'ebook La spada di Emarana, disponibile su tutti gli store on-line

domenica 1 dicembre 2019

Prossimamente in arrivo... Le Cronache delle Ley


Illustrazione di Valeria De Caterini

Ci sono mille motivi per cui si scrivono delle storie.
Ci sono storie che si desidera scrivere. Storie che diverte scrivere. Che rappresentano una sfida intellettuale. Altre che sono parte di noi.
Ci sono storie a cui si continua a tornare e a volte non sappiamo neppure noi perché e ogni volta ci incastoniamo dentro un pezzo della nostra anima e del nostro cuore.

La prima volta che mi sono inoltrata in quella porzione di mondo che vedete riprodotta qua sopra (perché posso bullarmi di avere la mappa del mio mondo fantastico disegnata da un'illustratrice seria) era credo il 2005. Non lo so di preciso. So che nel 2006 stavo scrivendo una storia ambientata lì, ma non saprei definire da quanto ci stessi in effetti lavorando.
Sono passati quindici anni da allora.
Quindici anni in cui ciclicamente torno, aggiungo un tassello, scrivo un racconto, ne esco di nuovo, ritorno.
Negli anni un certo numero di persone che mi conoscono si sono affezionate a questo mondo e ai suoi abitanti. Alcuni racconti li ho scritto espressamente per loro.
Di certo non li ho mai scritti con l'idea di pubblicarli. Anzi, li ho scritti con la totale libertà di chi pensa di fare qualcosa solo per sé e pochi amici.

Poi però nel 2016 è successo che Rill mi abbia proposto di fare un'antologia, in cui quattro di quei racconti hanno trovato casa. Il personaggio più carismatico si è accaparrato la copertina e così è nata La spada, il cuore e lo zaffiro.

Intanto ho scritto altri racconti, cercando di circoscrivere, nei circa quarant'anni di vicende che sono ben chiari nella mia mente, qualcosa che avesse un senso. Un senso per me, perché a livello editoriale la vedevo peggio che improbabile.
Quindi, con la piena libertà di chi non si pone alcun vincolo ho scritto la storia che volevo scrivere.

Cinque racconti che narrano la prima parte di una guerra. Ciascuno inizia dove l'altro termina. C'è un personaggio ricorrente, ma i primi quattro hanno ciascuno un punto di vista differente, mentre nell'ultimo ve ne sono cinque, per un totale di sei punti di vista che si alternano nella narrazione.

C'è una totale non osservanza dei cliché fantasy.

Ci sono personaggi che se ne vanno peggio che nel Trono di Spade dei tempi d'oro.

C'è un racconto finale che è così allegro e rassicurante che ogni volta che lo rileggo penso che alla fine la cosa migliore sia ubriacarmi per dimenticare (che detto così è davvero terribile, ma in fondo è così che dev'essere).

Ci sono dei ragazzi che devono diventare adulti, ognuno con le proprie fragilità, in un mondo che, come il nostro, non è facile né lineari. E il prezzo da pagare, per tutti, sarà qualcosa di più prezioso della loro vita.

In tutta onestà non pensavo che avrebbero mai trovato casa. E invece no.
Usciranno dopo Natale nella collana Fantasy Tales  di Delos Digital, in collaborazione con Rill.

Sono racconti figli del mio cuore, tutti quanti. 
Quindi, se per caso passate di qui e vi chiedete cosa sia il caso di leggere di me, ecco, leggete questi

Le cronache delle Ley
Sono gli amori impossibili quelli che cambiano il mondo,
ma per ogni scelta c'è sempre un prezzo e una conseguenza.
Che cosa sei disposto a dare per cambiare il tuo mondo?

Ed ecco, in assoluta anteprima, la copertina dell'ebook che uscirà a Gennaio.


martedì 19 novembre 2019

A Casale Monferrato a parlare di Ursula K. Le Guin – Parte terza, una riflessione femminista


«Perché non scrivi sulle donne?» mi chiese mia madre.
«Non so come si fa» dissi.

Una risposta stupida ma onesta. Non sapevo scrivere sulle donne perché credevo che ciò che avevano scritto gli uomini sulle donne fosse la verità, fosse il modo giusto di scrivere sulle donne. E io non sapevo farlo.

Ho letto queste affermazioni di Ursula K. Le Guin molti anni fa, nell'introduzione del volume edito da Fanucci a metà anni '90, Il giorno del perdono, quando ancora non conoscevo la storia famigliare dell'autrice.
Riconsiderata adesso che so che donna era sua madre (vedi parte seconda, chi era Ursula K. Le Guin) mi fa sorridere, come mi fa sorridere un'altra affermazione dell'autrice, in cui in sostanza dice di non aver dato subito un gran preso al movimento femminista, per il semplice fatto che dava per scontato che tutte le donne lo fossero.

Partendo da questi presupposti, tra la metà degli anni '60 e gli inizi degli anni '70 e poi per il resto della propria vita, Ursula K. Le Guin si interroga nelle sue opere (anche) sul ruolo della donna, sulla consapevolezza che si ha o non si ha delle proprie possibilità di scelta, facendone un tema portante della propria produzione.
Vi propongo tre diverse letture, per chi volesse approfondire il tema.

LA MANO SINISTRA DELLE TENEBRE (1969) – IN UN MONDO SENZA GENERE

Uno dei romanzi più amati dell'autrice (il più amato da me, dato che l'incipit lo uso come introduzione al blog) nasce con quello che la Le Guin definisce un esercizio mentale. Che società si svilupperebbe se non esistessero differenze di genere?
Nasce così Gheten, pianeta dove l'essere umano si è adattato al clima estremamente rigido sviluppando un ermafroditismo perfetto e pertanto tutti gli individui sono in potenza maschi e femmine.
Ne risulta una società (o meglio delle società) tutt'altro che perfetta, ma dove non esiste l'idea stessa che una parte di umanità possa dominarne un'altra solo per un'appartenenza pre definita. Non esistono ruoli predefiniti per nascita e non esistono schiavi.
La vicenda è narrata con due punti di vista, un terrestre inviato come ambasciatore e un politico locale.
Parlando dell'esperienza di scrittura del romanzo, la Le Guin ha più volte raccontato di come si sia accorta anche lei della profondità dei condizionamenti culturali. Avendo come protagonista un ambasciatore, che quindi si rapporta con politici e persone di potere, le è venuto naturale usare sempre il maschile per i ghetiani, anche perché l'inglese non ha pronomi neutri. Questo, però, condiziona l'immaginario del lettore (e del protagonista stesso) che è portato a immaginarsi i ghetiani come uomini che saltuariamente e in determinate condizioni si trasformano in donne. Di conseguenza tempo dopo l'autrice ha provato a scrivere dei racconti ambientati a Gheten usando per i nativi il solo femminile (questi racconti sono un po' sparsi in vecchie antologie Nord e non sono facilissimi da reperire al momento) e vi posso assicurare che questo condiziona non poco l'immaginario del lettore.
Facendo una breve ricerca sulle illustrazioni a questo romanzo mi sono resa conto che il principale personaggio ghetiano se rappresentato come un uomo mantiene quella che si presume essere la sua età (35/40 anni). Se invece l'illustratore prova a dargli tratti androgini immediatamente ringiovanisce a una bellezza efebica di non più di 20 anni. Anche questo credo dica molto sui nostri condizionamenti.
Al momento non c'è un'edizione acquistabile in italiano de La mano sinistra delle tenebre, anche le copie di seconda mano sono rare e costose. Per chi legge in inglese, però, ci sono splendide edizioni recenti, tra cui quella da cui ho tratto l'immagine e mi viene segnalata anche una circolazione on-line in italiano.

TEHANU (L'ISOLA DEL DRAGO, 1990) – LA FEMMINILITÀ COME RESILIENZA E SCELTA
Quarto romanzo del ciclo di Earthsea o Terramare (di cui sono disponibili svariate edizioni e almeno due traduzioni diverse), Tehanu, tradotto in Italia come L'isola del drago (perché?) è un racconto sul dopo.
Tutto in apparenza si è già compiuto. Tenar era una giovanissima sacerdotessa prescelta per un rito tenebroso, ma è già stata salvata dal mago Ged due romanzi prima. E lo stesso mago Ged è diventato arcimago, è sceso nei regni della morte, ha sanato una frattura tra i mondi e ha perso i propri poteri. Tutto è già stato compiuto. Parafrasando Blade Runner "è tempo di morire". E invece no.
Scopriamo qui che Tenar si è fatta una nuova vita sulla periferica isola di Gont, si è rifiutata di essere trattata da principessa in esilio, di studiare la magia, ha sposato un uomo comune, ha avuto dei figli, ora è vedova. Una quarantenne di paese in una società contadina. Lei, contro il parere di tutti, soccorre a adotta una bambina che è stata violenta e poi gettata tra le fiamme nel tentativo di ucciderla. Terruh è sfigurata, senza un occhio e una mano. Per molti, andava lasciata morire. Anche Ged, ormai privo di potere, debolissimo, giunto in modo avventuroso davanti alla sua soglia, andava lasciato morire. Tenar non è d'accordo, si fa carico di entrambi, perché ciascuno ha diritto a una rinascita, a cercare un cammino che sia il proprio. Tenar, che è cresciuta nelle tenebre, ha scelto la normalità e una vita ritirata, ma deve per forza sceglierla anche Terruh solo perché è una donna disabile? 
C'è un brano nel romanzo che è una chiave di volta. Tenar pensa che Terruh possa un giorno diventare una sarta. È un lavoro che si fa chiusi in casa, senza dover esporre il proprio volto sfigurato. Ma perché dovrebbe imporglielo. La donna le compra invece della stoffa rossa di ottima qualità per farle un abito elegante, da sfoggiare alle feste, perché possa sentirsi bella. Terruh deve poter essere qualsiasi cosa vorrà a prescindere dal proprio sesso e dal proprio aspetto.
Per quanto sia un fantasy, c'è pochissimo fantastico, il cuore della storia potrebbe essere ambientato in un qualsiasi paese, anche in Italia oggi, certi discorsi io li sento intorno a me. Che futuro può avere una bambina violentata e sfigurata? Qualsiasi risponde Tenar, l'importante è che sia ciò che desidera davvero. Così come lei stessa ha diritto ad essere qualcosa di più di "una vedova" e Ged "uno che ha perso tutto". 
Mi piace anche come in questo romanzo, nonostante sia un fantasy la saggezza non sia legata a chissà quale potere sovrannaturale. Tutt'altro. Ged è un uomo acuto anche privo dei propri poteri, Tenar sarà bene che qualcuno la ascolti e la stessa Terruh ha un buon senso che le permette di salvare la situazione molto più di qualsiasi potere magico.

LIBERAZIONE DI UNA DONNA (1994) – LA LIBERTÀ PASSA ANCHE DALLA CONSAPEVOLEZZA CON CUI SI VIVE IL PROPRIO CORPO
Recentemente riproposto in Italia nell'antologia Ritrovato e perduto edita l'anno scorso da Mondadori (e quindi reperibile ovunque, correte a comprarla), è sicuramente il racconto più esplicitamente femminista della Le Guin.
La protagonista e voce narrante era una giovanissima schiava in un mondo in cui avviene una rivoluzione. Ottiene la libertà e poco altro. Sola, ignorante, senza un soldo, finisce inevitabilmente in un giro di prostituzione. Non è una ragazza che si arrende, però. Mette da parte del denaro, cerca un qualsiasi altro lavoro. Ottenutolo, inizia a studiare, diventa una donna sempre più consapevole del mondo in cui vive. Sembra la storia di una liberazione che avviene per via intellettuale. Studiando e lavorando. Via via che diventa più consapevole, emergono però anche le ferite interiori, un corpo che non accetta, che nasconde sotto stoffe spesse, a cui nega ogni gratificazione. Ma il corpo è parte di noi. Non si può amare solo con la mente, non si può essere liberi se si è in guerra con il proprio corpo. Solo accettando la propria fisicità e aprendosi a una nuova possibilità di amore, la protagonista si riappropria anche del proprio vissuto e accetta di raccontare la sua storia.
Una donna non ha necessariamente bisogno di un uomo. Tutti abbiamo bisogno di amare, anche a livello fisico, prima noi stessi, per poi aprici all'altro, da pari.
È nei nostri corpi che perdiamo o diamo inizio alla libertà.
Vi lascio il finale del racconto (in una traduzione di fine anni '90, non la stessa attualmente in commercio), che mi ha molto colpito (e anche un po' commosso).



Considerando che oggi un mio alunno si è addormentato mentre spiegavo (ma proprio addormentato, con tanto di ronfatina, e era anche al primo banco), spero di non avervi annoiato troppo. 
Per chi vorrà, la prossima (ultima puntata) parlerà di utopia e società possibili.

Infine, vorrei ringraziare di cuore la Biblioteca di Casale Monferrato, che mi ha dato l'opportunità di approfondire questi temi e di parlarne.
Ragionavo, mentre parlavo, che spesso di femminismo si parla solo tra donne. Invece l'incontro era stato organizzato da un uomo e il pubblico era eterogeneo per sesso e per età. È così che dovrebbe essere, suppongo, ma che spesso non è.
Infine, il mio commosso grazie va a Ivo de Palma, che ha dato voce alle parole di Ursula K. Le Guin