venerdì 13 febbraio 2015

Voglia di coccole!


È un periodo così.
Ho bisogno di coccole e non perché domani è San Valentino.

Continuano ad arrivarmi notizie di persone che hanno più o meno sfiorato la mia vita che mi ricordano come siamo precari nella nostra esistenza, senza alcuna certezza attaccati al nostro oggi.

Credevo che la parte più folle del PAS fosse ormai alle spalle. 
Credevo.
Giacché siamo nel 2015 e tutti dobbiamo stare al passo con la tecnologia, di sera ci avvisano che entro il 20 febbraio dobbiamo consegnare un foglio firmato dal relatore della nostra tesi di abilitazione. Firmato di persona personalmente, come direbbe il Catarella di Camilleri. Ma il prof non abita esattamente sotto casa mia e, per di più, in Piemonte questi sono i giorni di carnevale, con le relative chiusure di scuole e università. Per un folle momento ho immaginato la mia relatrice in settimana bianca e la mia abilitazione che saltava perché io non riuscivo a inseguirla sulle piste da sci con il modulo da firmare in mano.
Fortuna che la relatrice insegna storia Medioevale e i medioevalisti non si fermano mai. Dovrò solo sobbarcarmi un viaggio a Vercelli esclusivamente per una firma.
Ottenuta questa preziosissima reliquia (e siamo sempre nel 2015) possiamo registrare la nostra tesi su cd. Tale cd va consegnato, sempre di persona personalmente, all'apposito ufficio di Torino (due ore d'auto da casa mia) dalle ore 9.00 alle ore 11.00. Perché l'insegnante abilitando è evidente che di mattina non lavora, non ha null'altro da fare se non una bella gita a Torino. 

Eccomi quindi con la mia voglia di coccole.
Voglia di coccole e di storie a lieto fine, perché più mi guardo intorno e meno ne vedo.
Da qui, ricorderete, il mio desiderio di racconti rosa.
Così ne ho comprati alcuni in e-book. Racconti professionali, ben scritti e scorrevoli. Il primo Non dimenticarmi mi è piaciuto, lei vedova, figlia di un pastore, con i piedi ben piantati per terra, è proprio il tipo di donna di cui mi piace leggere. 
Gli altri due... Avrei iniziato a prendere a schiaffi le eroine già a pagina tre. 
La prima è una ragazzetta che si innamora del classico "bello e dannato" convinta di riuscire a redimerlo. Il racconto, com'è ovvio, termina con lui che si scopre davvero innamorato. Tuttavia è fin troppo facile immaginarlo, dopo il matrimonio, ricadere nelle cattive abitudini e magari pure tornare a casa ubriaco e manesco. 
Il mio riassunto: "sciocchina si condanna a una vita di tradimenti e violenze domestiche". Ehm... Non credo fosse questo l'intento dell'autrice...
La seconda è insopportabile. In 20 pagine di racconto avrà bisogno di essere salvata un 7/8 volte. E quel sant'uomo del suo lui che ogni volta la va a recuperare in mezzo ai soldati nemici, in mezzo ai lupi, in mezzo al fiume... Sempre in guai in cui si è cacciata da sola (del tipo: papà ha detto di non uscire che ci sono dei soldati nemici in zona, ma io ho voglia di fare il bagno e scappo per sguazzare al fiume...). 
Il mio riassunto: "lei si caccia nei guai. Lui la salva. Se l'avesse affogata avrebbe fatto meglio."
Questo, chiaramente, è solo un giudizio basato sul mio gusto. I racconti erano professionali e ben scritti. È solo che le donne di cui mi piace scrivere e leggere sono di tutt'altra pasta. E continuo a pensare che abbiano diritto anche loro a delle storie d'amore a lieto fine.

Ho bisogno di coccole, quindi, ma coccole intelligenti.
Una bella coccola è stata l'uscita in digitale del mio romanzo, che ha addolcito la notizia della morte definitiva di un altro progetto a cui ero stata dietro davvero tanto.
Un'altra coccola è stato questo bellissimo post sul romanzo storico di Grazia e Cristina che mi ha aiutato a decidere quale regalo volevo davvero per San Valentino: mi sono iscritta a un seminario sul romanzo storico che si terrà domani pomeriggio.
Dopo mesi di sabati pomeriggi passati a scrivere roba di storia per dovere è stranissimo regalarsi... Un sabato pomeriggio da passare a scrivere roba di storia per piacere!
Ma ognuno ha le sue coccole, immagino.
E questa sera il Nik ha promesso di tornare a casa con la torta!

mercoledì 11 febbraio 2015

Il mio romanzo in formato digitale e qualche riflessione sul marketing editoriale


Da qualche giorno il mio romanzo Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico è disponibile anche il formato digitale.
Qui la notizia ufficiale.
Sul Delos store potete acquistarlo a 3,99€ nei vari formati.
Se preferite, lo trovate disponibile su tutti gli altri store on-line. Ad esempio su Amazon.

Ieri ho avuto anch'io tra le mani la versione digitale e, come sempre, mi ha fatto una strana impressione vedere quello che era solo un file nel mio computer nella forma elegante di una pubblicazione professionale. La forma che era da sempre destinato ad avere. Come vedere una farfalla che si è conosciuta da bruco.
E sperare che possa volare a lungo e bene.

Questo mi ha fatto ragionare un poco sul marketing editoriale. Se n'è parlato molto, ultimamente, sui blog letterari. Non metto link perché ne salterei inevitabilmente qualcuno, però è rimbalzata quasi ovunque le domande: come promuovere la propria creatura?
Social? Presentazioni? Comunicati stampa? Recensioni?
Ecco, io non ho competenze in questo campo. Male? Ho una laurea, un master e, tra poche settimane, un'abilitazione professionale. Ci sono cose di cui mi intendo. Cose di cui mi intendo molto. Un paio di ambiti molto ristretti in cui posso contare sulle dita di una mano chi ne sa più di me. Ma il marketing non è tra questi. E sono un po' stufa di sentirmi dire, a quasi 35 anni, che è un problema mio e che devo studiare di più.
Di questo romanzo non ho scelto la data di uscita, la copertina, il prezzo, né la scelta di distanziare di qualche mese l'uscita cartacea da quella digitale. E mi sta benissimo così.
Ci sono una rivista cartacea, un sito internet, un'apposita pagina fb e un forum che hanno dato la notizia del romanzo. Io faccio quel che posso con il blog, con la mia pagina fb. Vado volentieri alle presentazioni e se qualcuno mi aiuta a organizzarle è anche meglio.
Faccio del mio meglio. Ma il mio meglio, in fatto, ad esempio, di copertina, reperibilità sui vari store on-line e comunicazione avrebbe portato a un risultato assai più modesto.
Il mondo editoriale è tutt'altro che il migliore dei mondi possibili, eppure sono ancora convinta che la sinergia sia la migliore strategia possibile. 
L'alternativa mi sembra sia il rischio di sfinirsi nel costruire una massa critica di competenze che difficilmente una persona sola può sostenere.

PS: sono arrivata alla versione definitiva della tesi. Per festeggiare sono uscita a correre, cosa che non facevo da mesi. Ho resistito per un numero ridicolo di minuti. E adesso mi fa male TUTTO!!!

lunedì 9 febbraio 2015

La mia realtà


Ogni tanto ci riprovano. Amici, esperti, gente che mi incontro per caso. Persone convinte, immagino in ottima fede, che ci sia bisogno di autori che raccontino "la realtà vera", "i problemi delle persone comuni", intendendo per questo storie più o meno deprimenti di persone più o meno depresse in periferie più o meno tristi.
Non nego che ci possa essere l'esigenza di questo genere di storie. Ma io non posso scriverle. Non è che non voglia. Non posso. Perché quella non è la mia realtà.

Mio marito dice che se fossi un personaggio di un gioco di ruolo avrei la caratteristica attirare stranezze, una cosa che recita più o meno così: "se ti rechi in un luogo che era stato maledetto in antico, tale antica maledizione si risveglia proprio quando ci entri. Se c'è un fantasma nella stanza se tu quella che lo vede. Se un fatto insolito deve accadere in un luogo, accadrà proprio quando tu sei lì".
Qualcun altro dice che alcune cose me le vado a cercare. Di certo mi piace frequentare persone che siano uno stimolo intellettuale, che abbiano passioni/mestieri interessanti e che mi parlino di cose che non conosco.
Infine mi è stato consigliato di fare una rubrica regolare sul blog per segnalare i fatti più improbabili in cui incappo (almeno quelli che possono essere resi pubblici). Non so se avrò in effetti materiale per una rubrica regolare, ma non vedo perché non seguire il consiglio.

Premio Fantarealtà gennaio 2015 – Cyberattacco!
Per scrivere la mia ormai famigerata tesi di abilitazione in storia medioevale sono andata a chiedere asilo, come il mio solito, presso l'associazione con cui collaboro abitualmente, che vanta anche una ben fornita biblioteca.
Per contestualizzare meglio va detto che si tratta di un'associazione culturale che si occupa di valorizzazione del territorio, vi lavorano tre persone e, per quanto in effetti allevino draghi (giuro!) non mi risulta sia di copertura per alcunché. 
Fatto sta che, proprio il giorno in cui mi sono istallata nella biblioteca per lavorare alla mia tesi, i computer dell'associazione hanno iniziato a fare sciopero. A nulla è valso l'intervento dell'amministratore del sistema informatico, né l'intervento del tecnico da remoto.
Mentre io mi inoltravo negli oscuri retroscena di un evento bellico avvenuto nel 962 e chiedevo informazioni circa metodi d'assedio e armate altomedioevali, il tecnico, giunto sul posto, ha dichiarato che era in corso, ai danni del sistema informatico dell'associazione, un cyberattacco partito dalla Cina.
La notizia, oltre a domande contingenti (è possibile bloccarlo?) ha suscitato tutta una serie di altri interrogativi:
– Chi mai, dalla Cina, può decidere che vale la pena di mettere sotto attacco il sistema informatico di un'associazione culturale che si occupa di valorizzare il lago d'Orta?
Numerose le possibili risposte tra cui quelle ritenute più probabili sono state:
– Un errore di traduzione ha travisato il contenuto di uno degli ultimi documenti pervenuti (uno studio sulle ostriche d'acqua dolce) ritenendolo di importanza strategica (vi prego di visualizzare lo sguardo degli esperti militari cinesi quando invece di un sistema d'arma si sono trovati a leggere di molluschi).
– Un compito affidato a un aspirante hacker di 7 anni che ha pescato a caso il sistema occidentale da bloccare (blocco che poi è stato aggirato dal tecnico, quindi supponiamo che il piccolo sia andato in contro quanto meno alla derisione dei compagni).

Motivi di privacy mi impediscono di raccontare il secondo classificato, una torbida storia di vendetta che ha per oggetto un gatto bianco. Come in un dramma d'altri tempi prevede sostituzioni, errori di identità e un deus ex machina che ha provveduto (fino ad ora) affinché il peggio non accadesse.

Per avere un'idea della "vera realtà" in cui sono stata immersa nelle ultime settimane, vorrei aggiungere che sono andata a lavorare nel contesto che vedete in foto (corredato, però, da meno romantiche strade ghiacciate) e che gran parte dei miei problemi riguardava eventi vecchi almeno 800 anni.
Non c'è da stupirsi, poi, che scriva racconti su mummie ritenute miracolose e non sui drammi dell'oggi. Ho più esperienza diretta di mummie miracolose che di un sacco di altre cose!

Qual è, invece, la vostra realtà, quella da cui prendete spunto per le vostre storie?

NOTA TECNICA: sul Delos Store, qui, è possibile acquistare la Sherlock Magazine 33, contenente il mio racconto sulla Morta di Agrano, in formato digitale.

venerdì 6 febbraio 2015

Il caso della Morta scomparsa – racconto pubblicato su Sherlock Magazine 33


Sulla Sherlock Magazine n°33, la rivista dedicata al giallo e all'investigatore di Baker Street diretta da Luigi Pachì, è presente, come si legge in questo articolo un mio nuovo racconto e un'intervista, relativa, invece, al romanzo, Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico.

La rivista è al momento è in distribuzione agli abbonati. È possibile abbonarsi qui. A breve sarà comunque possibile acquistare, alla stessa pagina web, anche il numero singolo, in formato cartaceo e digitale.

Finite tutte le indicazioni pratiche per reperire il racconto, lasciatemi un momento per coccolare quella che per me è una creaturina speciale, con una storia davvero particolare dietro.

Il caso della Morta scomparsa – presentazione racconto
Inverno 1891, in attesa di partire per l'oriente, Sherlock Holmes, che tutti credono morto, si trova invece, sotto falso nome, ospite di un nobile italiano ad Ameno, sul lago d'Orta. Qui viene coinvolto nell'indagine sulla scomparsa di una "signora" ben particolare.

Come già accaduto per il romanzo, Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico, questo racconto si basa non solo su una storia vera, ma anche sull'incontro che ho avuto con uno dei suoi protagonisti.
La Morta di Agrano
La signora scomparsa su cui indaga Holmes, infatti, altri non è che la Morta di Agrano, una mummia naturale, che è stata oggetto, nel corso dei secoli, di devozione popolare. Proprio nel 1891, la Morta fu oggetto di una strana contesa che vide schierati da una parte vescovo e parroco e dall'altro i paesani di Agrano. I prelati, infatti, espulsero dalla chiesa del paese la morta senza nome che la gente venerava come una santa, mentre gli abitanti del paese non volevano saperne di separarsi di una mummia senza nome, sì, ma miracolosa. Non ho resistito a inserire in questo contesto Sherlock Holmes. Grazie a un'ottimo racconto Samule Nava, infatti, sapevo che Holmes nella primavera del 1891 si era recato dalla Svizzera a Stresa sotto falso nome. E in effetti, all'epoca c'era nella zona, ad Ameno, una famiglia nobiliare che aveva contatti sia con il servizio segreto inglese che con la nobiltà indiana. Holmes, in attesa di partire per l'oriente, non poteva che essere lì!

Come molti di voi avranno intuito, la voce narrante di questo racconto non è che Sherlock Holmes in persona. Si tratta dell'unico racconto che io abbia mai scritto dal punto di vista di Holmes e, ammetto, l'esperienza mi ha stremato abbastanza per essere sicura che solo eventi straordinari mi potranno spingere a scriverne un altro.
Non è per nulla facile, infatti, seguire i pensieri di una persona che pensa a sette/otto cose contemporaneamente. Né è stato facile seguire il suo sguardo e i suoi collegamenti fulminei.
Aggiungiamoci che Holmes è colto in un momento di particolare fragilità emotiva. Detto di Holmes sembra un ossimoro, ma si trova solo in un paese straniero, senza violino, senza cocaina e con un senso di colpa schiacciante. Volevo far trasparire tutto ciò senza snaturare il personaggio, dare la parola a un Holmes che per una volta non può o non vuole proteggersi con l'abituale cinismo. Non so quanto sia riuscita nell'intento, ma di certo questo racconto ha il record di frasi riscritte (credo in un caso di essere arrivata a otto versioni di una frase di due righe).

Infine, questo racconto è precedente alla mia collaborazione con la casa editrice Delos. È stato nel 2013 finalista al premio Giallo Luna di Giallo Mondadori, un concorso che non era a "tema Sherlock Holmes". Il fatto che sia entrato comunque nella cinquina dei finalisti, spero che stia a indicare come sia una lettura fruibile e piacevole anche per chi di Sherlock Holmes è del tutto digiuno.

Sperando di avervi incuriosito, vi lascio, per chi vuole alla lettura di quello che, a livello tecnico, è il racconto più difficile che mi sia capitato di scrivere.
Sono curiosa, a questo punto, di sapere quale sia stata la storia più tecnicamente difficile che abbiate scritto.

giovedì 5 febbraio 2015

L'anima della storia – Scrittevolezze


In questi giorni in cui sono impegnata con i mille cavilli tecnici legati alla scrittura della tesi di abilitazione (il carattere delle note! La bibliografia! Le citazioni dal latino in corsivo, e che concordino sintatticamente con la frase!), non riesco ad appassionarmi più di tanto agli aspetti tecnici della narrativa. O forse sarà la neve, che ormai ammanta l'isola ben più di così, a farmi sentire più "spirituale".
O più semplicemente, se dopo una mattinata di lavoro e un pomeriggio di scrittura tesi (a sistemare le note in corpo 10 e le didascalie in corpo 9) dopo cena ho ancora voglia di dedicarmi alla narrativa vuol dire che c'è qualcosa di profondo che mi spinge a farlo.

Dopo aver parlato del cuore della storia, oggi volevo dedicarmi a qualcosa di altrettanto importante l'anima della storia.
Badate bene, questa terminologia è solo mia. Se quando scrivo di narratario, lettore ideale, narratore interno o esterno potete trovare gli stessi termini in qualsiasi manuale di scrittura o di narratologia, via via che ci inoltriamo nelle motivazioni profonde che permettono a una storia di esistere, i termini si fanno aleatori e i confini imprecisi. 

Che cosa intendo per Anima della Storia
Per Anima della Storia intendo il quesito morale più o meno esplicitato che sta alla base di una narrazione. 
Se ci pensiamo, ogni storia forte ha alla base un quesito morale ben definibile.
Può l'amore prevalere sull'odio famigliare? – Romeo e Giulietta
Ci si può davvero affidare alla Divina Provvidenza? – I Promessi Sposi
C'è ancora speranza per gli ideali cavallereschi o sono superati dalla storia? – Don Chisciotte
Anche storie molto più leggere hanno alla base quesiti simili.
Può un individuo comune avere la forza per salvare il mondo? – Il Signore degli Anelli
Il rigore scientifico è sufficiente per arrivare alla verità? – Indagini di Sherlock Holmes (e mille altri gialli)
Potrei andare avanti così all'infinito.

L'Anima della Storia non è una questione banale
Non importa quanto leggera sia il tono che verrà dato alla storia. Una buona storia ha ragione di esistere perché alla base ha un'anima forte, pone una questione non banale a cui il lettore sente di dover dare risposta. Vuole vedere a quale risposta arrivano i personaggi, l'autore e confrontarla con la sua. 
Quando il lettore dice "io al posto del personaggio X avrei fatto così e così" vuol dire che ha sentito la necessità della domanda che sta alla base della narrazione e ha trovato una risposta, uguale o diversa rispetto a quella data dai personaggi.
Prendiamo il tanto bistrattato (anche da me) Twilight. Per quanto trovi la trattazione improbabile, ritengo che parte del suo successo sia dovuto al fatto che pone una domanda tutt'altro che banale: vale la pena, per amore, di rinunciare alla propria umanità?

Il fatto che alla base della narrazione, anche quella disimpegnata, ci sia una questione non banale è, per me, anche una questione etica. Quando chiediamo a qualcuno di leggerci, esplicitamente o implicitamente mettendo la nostra opera in commercio, gli chiediamo uno sforzo non da poco, gli chiediamo tempo e attenzione, le cose, oggi come oggi, più preziose. Ebbene non lo possiamo scomodare per un'inezia. Se un amico mi telefona per chiedermi se deve cucinarsi pasta o risotto gli sbatto il telefono in faccia. Se mi chiama per una questione importante anche alle due di notte ha la mia piena attenzione.
La questione che sta alla base alla nostra storia deve essere importante. Vitale. Deve tenere desto il lettore anche alle due di notte. Non importa se poi la trattazione è ironica o leggera, alla base, però, il quesito posto deve essere profondo.

Inoltre, l'Anima della Storia deve essere importante in primis per noi. Se della questione che poniamo non ce ne importa niente siamo come un tizio che chiama un amico alle due di notte per una banalità. Ci meritiamo un pugno in faccia.

L'Anima della Storia è una questione aperta
L'anima della storia, per certi versi, si costruisce e prende forma insieme al lettore.
La questione che sta alla base deve essere aperta, la storia stessa deve fare in modo che ogni lettore arrivi alla sua risposta.
L'amore può prevalere sull'odio famigliare? Stando al Romeo e Giulietta cosa dovremmo dire? Muoiono entrambi. Però ognuno di noi, guardando l'opera a teatro o leggendola può decidere se, al posto dei protagonisti avrebbe lasciato perdere o avrebbe insistito nel vivere il proprio amore.
Don Chisciotte è un un pazzo da compiangere o è da ammirare? Ognuno arriva alla sua risposta.
I libri che invecchiano meno, al di là dello stile, sono quelli che pongono domande sempre attuali.
Uno dei principali problemi de I promessi sposi, ad esempio, è che, secondo me, molti di noi sono molto freddi nei confronti della Divina Provvidenza. 
Le storie sull'Eletto, nelle sue varie incarnazioni, invece, funzionano da sempre, perché la domanda: cosa faremmo se ci venisse dato un potere speciale e unico? Funziona da millenni.

L'Anima della Storia non basta
Una bellissima anima in un corpo che non viene nutrito muore.
Un'anima forte, una questione morale importante e ben posta, è essenziale alla nostra storia, ma non è sufficiente. Poi c'è tutta la parte tecnica, che è l'impalcatura, il corpo della nostra storia.

Stessa cosa, però, si può dire di splendidi corpi senz'anima. Uno dei rischi che corriamo, secondo me, è farci prendere da iper tecnicismo. Saper padroneggiare le tecniche di scrittura meravigliosamente, ma scrivere cose vuote.
Tra le recensioni che si trovano in rete ce ne sono alcune che imputano scarsa tecnica ai classici (me n'è capitato una sotto gli occhi in cui si accusava non ricordo quale capolavoro di punto di vista ballerino). Ebbene, lungi da me invocare o giustificare una prosa sciatta, ma tra il corpo imperfetto con un'anima forte e la perfezione senz'anima, sarà il primo a sopravvivere.

L'anima delle storie di Tenar
Si può arrivare alla verità limitandosi a guardare il mondo da una sola angolazione? – La roccia nel cuore
Vale la pena di sforzarsi di capire delle personalità eccentriche? – Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico


Che ne pensate di tutto ciò? Qual è l'anima delle vostre storie?

martedì 3 febbraio 2015

Letture – Fumetti per un fine settimana

Gennaio è finito con un altro addio e una promessa di neve.
Un mese che ricorderò senza rimpianto, accompagnato da una stanchezza infinita, con la corsa a completare gli esami per Percorso Abilitante Speciale e questa maledetta tesi che proprio non vuole sapersi di scriversi da sola e da una insostenibile cappa di tristezza.
Sono davvero tante le persone che a vario titolo conoscevo che questo mese si è portato via. E ogni volta, come sempre, mi sono trovata con la mia incapacità di usare le parole per quello che davvero servono, per supplire a un abbraccio o a un sorriso amico.
Ma col pensiero no, anche quando non riesco a dare una forma alle parole, non dimentico nessuno. 

Febbraio è arrivato ad ammantare di bianco il mio lago.
In questo fine settimana di passaggio, chiusa nella coperta di stanchezza che mi avvolge, tra un capitolo e l'altro della tesi, ho sentito l'esigenza di fuggire almeno con la mente, almeno per qualche minuto.
Mi sono venuti in soccorso due fumetti, diversissimi tra loro, ma entrambi capaci di trasportarmi altrove.



Now Comics porta in formato bonelliano quello che originariamente era un doppio albo a colori pensato per il mercato francese.
1891. Tutti ritengono che Sherlock Holmes sia morto per mano di Moriarty, ma l'investigatore londinese è più vivo che mai e impegnato a fronteggiare dei nuovi nemici: i vampiri di Londra.
Superato l'impatto iniziale (certo che, per essere il 1891, Holmes porta proprio male i suoi anni) e l'assunto di partenza (i vampiri si nascondono, fino a un certo punto, nella società del tempo e hanno un accordo di non belligeranza con la regina Vittoria), l'albo scorre con piacere.
Ho avuto l'impressione che l'opera fosse pensata per essere inserita in un universo più vasto, con una ben precisa mitologia, ma, anche presa da sola, scorre senza intoppi. Mi è piaciuta particolarmente la caratterizzazione di Holmes, terribilmente solo, malinconico, ma non cinico, capace di provare pietà anche per un vampiro. Come si conviene al nostro investigatore, è sempre un passo davanti a tutti, vampiri compresi e la sua dedizione alla causa della giustizia non viene mai meno.
Pur essendo assai schizzinosa in fatto di apocrifi sherlockiani, sopratutto se conditi di sovrannaturale, devo dire che questo ha regalato intrattenimento di buona qualità, segnalandosi per la sensibilità con cui la figura di Holmes è ritratta e per il suo bilanciare l'avventura gotica con il gioco intellettuale che è proprio delle avventure del grande detective.
Le tavole originali, concepite per il colore, soffrono non poco, ridotte in bianco e nero nel formato più piccolo, che non rende onore ai molti particolari di cui sono disseminate. Il prezzo, tuttavia, è assolutamente concorrenziale e il mio consiglio non può essere che quello di correre in edicola, prima che diventi introvabile!



Con il cuore a Kobane

È già introvabile, invece, il reportage a fumetti scritto e disegnato da Zerocalcare per Internazionale.
A tutto il bene che già avevo scritto su Zerocalcare va aggiungersi questa piccola perla che coniuga fumetto e giornalismo (sul modello, mi è parso, di alcuni fumetti di area francese come Cronache Birmane). Con il cuore a Kobane, infatti, altro non è che il resoconto, condito con le riflessioni e l'abituale autoironia, del viaggio di Zerocalcare fino alla città di Kobane, dove i guerriglieri curdi resistono all'Isis.
Zerocalcare dimostra così di saper davvero raccontare il nostro tempo ben oltre i confini di Rebibbia e del suo appartamento, osservando il mondo con suo sguardo straniato da nerd fuori dal proprio ambiente, ma anche con un'intelligenza e una sensibilità non comune.
Eccolo qui, dunque, il più interessante autore italiano della mia generazione. Un tizio che sì, parla con un armadillo immaginario e rappresenta la propria madre come la lady Cocca del Robin Hood Disney, ma sa guardare e raccontare la realtà con una lucidità che molti sedicenti Autori non riescono a guardare neppure con un binocolo.
Servirebbero molti più armadilli.
Un enorme grazie a Elena e Manu per avermi prestato l'introvabile numero di Internazionale!

domenica 1 febbraio 2015

Nelle trame del lago – Corso di scrittura creativa


Come già l'anno scorso, l'Associazione Ecomuseo del Lago d'Orta organizza un corso di scrittura creativa, Nelle trame del lago, tenuto da Tenar in persona, cioè da me.

Il corso sarà strutturato in tre incontri full immersion di 4 ore ciascuno che si terranno

  dalle ore 14 alle ore 18 
domenica 1, 8 e 22 marzo 2015 
nella Biblioteca dell'Ecomuseo Cusius
Via Fara 7/A Pettenasco (No)
Costo: 40 €

Negli incontri parleremo della struttura della trama, della costruzione dei personaggi e dell'importanza dell'ambientazione. Affronteremo come aspetti tecnici la descrizione, il dialogo e la scrittura di racconti brevi.
Il corso si rivolge a tutti coloro che vogliano mettersi in gioco con la scrittura creativa, intesa anche come modo per riappropriarsi del proprio vissuto e dei propri ricordi.

Su richiesta sarà possibile attivare anche un corso avanzato rivolta a chi abbia già avuto esperienze professionali di scrittura (in particolare nel giornalismo o nella saggistica) e voglia mettersi in gioco in campo narrativo. Saranno approfonditi aspetti sulla gestione del racconto lungo e del romanzo e verrà fatta una panoramica sulla situazione attuale dell'editoria italiana. 
Date e orari di questo secondo corso verranno stabilite in un secondo momento anche in base alle esigenze dei partecipanti (il corso non potrà comunque partire prima di marzo 2015)

Entrambi i corsi sono di tipo laboratoriale e sono pertanto rivolti a un piccolo gruppo, verranno attivati da un minimo di tre partecipante a un massimo 8/10. È pertanto NECESSARIA LA PRENOTAZIONE

PRENOTAZIONI E INFORMAZIONI
Tel: 032389622
Mail: ecomuseo@lagodorta.net
Non è possibile prenotarsi al corso tramite questo blog

Vi aspetto numerosi e sono a disposizione per eventuali domande (non di tipo organizzativo).
Per il mio curriculum letterario vi rimando alla pagina Chi è Tenar del blog