venerdì 11 marzo 2016

E tu che tipo sei?


È bello confrontarsi tra blog, ci si scambia spunti spesso inaspettati, portando la mente a camminare su sentieri che, spontaneamente, non avrebbe certo intrapreso in quel momento. Chiara Solerio è ospite di Salvatore Anfuso con un bel post sull'archetipo del femminile e del maschile applicato alla scrittura.
Come ho avuto modo di scrivere nei commenti, è una terminologia che non mi soddisfa appieno, perché viene troppo spontaneo associare il femminile come "naturalmente della donna" e il maschile "naturalmente dell'uomo", cosa che non rispecchia il mio pensiero.
Tuttavia che la nostra personalità possa essere descritta secondo coppie di opposti credo che sia comunemente accettato, quindi io mi ritrovo di più nella teoria dei tipi umani.
Premetto che mastico poco di psicologia, ma in effetti, quando mi è stato spiegato il concetto base, l'ho trovato sensato e, quanto meno, adatto a descrivere me. Inoltre mi è sembrata una buona base per riflettere sulle mie attitudini lavorative e, quindi, anche sull'aspetto scrittura. Ho scoperto tutto ciò attraverso un bel corso di aggiornamento sull'autoconsapevolezza, in cui un esperto ci ha portato a conoscerci un po' meglio. Gli scopi erano due, dato che si parlava di insegnamento: imparare a modulare i nostri stili di insegnamento in base alle nostre attitudini e imparare a capire che  tipologie diverse di persone (e quindi di alunni) si rapportano e imparano in modo diverso.

Quindi, secondo tale teoria, in ogni persona esistono quattro coppie di preferenze alternative. Per ogni coppia avremo un aspetto dominante e uno "in ombra", inoltre uno di questi aspetti sarà quello più forte in assoluto all'interno della personalità.

Ecco quello che io ho imparato su queste coppie e come un po' di consapevolezza mi abbia aiutato a capire di più la mia scrittura (potremmo parlare di qualsiasi cosa, ma qui la applichiamo alla scrittura).

INTROVERT/EXTROVERT
L'introverso tende a cercare la propria energia dentro di sé, ha bisogno di calma per rilassarsi.
L'estroverso invece cerca energia all'esterno, si ricarica facendo, mantenendosi in movimento.
Curiosamente questo non ha molto a che fare con la timidezza o il senso comune che diamo alla parola "estroverso". Io sono una timidona, che non ama le grosse compagnie eppure, quando con un esperto ho fatto il test, sono risultata un'estroversa. Parlando con l'esperto sono arrivata a capire cosa si intende: io non riposo la testa stando ferma, ma facendo qualcosa, andando a correre, passeggiando, cucinando. Trovo la mia energia facendo. Mio marito, al contrario è un introverso. Quando arriva a casa ha bisogno di una mezz'ora di stacco e di silenzio in cui magari non fa nulla. Io ho subito voglia di confrontarmi, lui no, torna socievole solo dopo questa pausa che gli è necessaria per risintonizzare le sue energie interiori.
Applicato alla scrittura: se sono in blocco devo fare altro. Potendo, andare a correre. Comunque, occupare la mente con un'attività, perché questo è il modo che ho per rientrare in contatto con la mia energie.

SENSOR/INTUITOR
Il tipo sensoriale è interessato a ciò che vede, tocca e sente. Coglie i particolari, ha senso pratico ed è portato all'analisi.
Il tipo intuitivo coglie il generale, cerca sensi globali e sviluppa collegamenti tra ambiti anche molto diversi. Ama progettare, rivolto al futuro, ma può non notare i particolari.
È risultato che non solo in questa coppia per me è dominante il lato intuitivo, ma che questo è il tratto principale della mia personalità. È vero. Ho grande curiosità intellettuale, mi appassiono alle grandi questioni, ma posso non notare i particolari. Lascio le luci accese, non noto le cose fuori posto, i cambi di pettinatura e d'abito delle persone. Sono pessima nelle questioni di estetica spiccia (accostare i colori, arredare una stanza), mentre se devo analizzare un'opera d'arte nella sua globalità o operare un confronto vado spedita. Posso cogliere al volo cose considerate complicate, ma non sapere cos'ho nel piatto davanti a me...
Applicato alla scrittura: ho bisogno di avere un quadro generale di una storia, prima di iniziare a lavorarla, definire i particolari, d'altro canto, è un processo lungo e faticoso, anche se divertente.

THINKER/FEELER
IL tipo thinker (riflessivo) è razionale, distaccato e analitico. Applica alle circostanze i principi generali. Può essere freddo nel suo modo di dividere il mondo in vero e falso.
Il tipo feeler (emotivo) è partecipe e coinvolto. Tende all'empatia e a mettere prima la singolarità dei principi. Può avere dei problemi con le critiche ed essere permaloso.
Questa coppia riguarda sopratutto il come ci poniamo nel giudicare gli altri.
Dal test, risulto piuttosto equilibrata in quest'ambito, in me predomina il feeler, ma di poco. Quindi nel giudicare le persone cerco sempre di considerare sia gli aspetti generali, il giusto e lo sbagliato in termini assoluti, sia gli aspetti personali che hanno portato quell'individuo a comportarsi in un dato modo. Nei miei momenti migliori questo mi porta ad essere comprensiva ed equilibrata, nei peggiori ad essere mortalmente indecisa. Mio marito, al contrario ha il thinker come tratto dominante della personalità. Io lo definisco "l'ultimo dei paladini" Per lui giusto e sbagliato sono imperativi assoluti, non tollera la minima ipocrisia e, come  ha ammesso lui stesso, non ha mai preparato neppure un bigliettino per una verifica o un esame! (Lui definisce me "la vigliaccona" perché tendo a vedere le ragioni di tutti).
Applicato alla scrittura: la leggera prevalenza alla parte emotiva fa sì che il focus delle mie storie siano sempre i personaggi. Tuttavia dato che il lato thinker è comunque presente l'introspezione non mi basta e metto quasi sempre nelle storie un forte interrogativo morale.

JUDGER/PERCIEVER
Il Judger è un pianificatore, ha bisogno di strutturare l'ambiente in cui vive. Questo gli rende facile prendere decisioni. Non ama gli imprevisti né le cose lasciate a metà.
Il perciever è un improvvisatore. È flessibile, spontaneo, ama esplorare, tuttavia può essere dispersivo.
Il mio testo commenta che persone che hanno questi tratti opposti e come prioritari nella personalità spesso entrano in contrasto. I judger giudicano i perciever poco affidabili e indecisi, i perciever giudicano i judger chiusi e rigidi.
Io risulto judger, ma come per la coppia thinker/feeler i due tratti sono quasi in equilibrio. Da buona Intuitor pura sono disordinata perché non vedo il disordine, ma ho un pensiero piuttosto organizzato. Se devo fare una cosa la faccio in tempi certi e pre definiti, sono tenace e brava ad organizzarmi, pur mantenendo una certa flessibilità di fondo. Mi irrita però enormemente il ritardo altrui e l'impegno non rispettato (alunni, siete avvisati), le persone possono far affidamento su di me, quindi voglio poter fare affidamento sugli altri!
Applicato alla scrittura: il giallo è un genere molto strutturato, perché la struttura mi dà sicurezza e mi permette di esplorare in limiti ben definiti. La poesia, al contrario, è qualcosa di inconcepibile per la mia mente (a livello di creatività).

RICAPITOLANDO.
Il mio tratto di personalità principale è quello Intuitor, sono inoltre estroversa, emotiva e pianificatrice, anche se questi ultimi due aspetti non sono estremizzati. 
Amo guardare la globalità delle cose, colgo relazioni inaspettate, ma sono del tutto cieca ai particolari, mi ricarico facendo, rimando in movimento, do importanza alla singolarità, alle condizioni personali del singolo e mi piace organizzare e pianificare il lavoro.
Ne consegue abbastanza facilmente che mi piace scrivere racconti e romanzi che abbiano dei vincoli, quindi il genere giallo mi è congeniale (e il genere in generale), tuttavia i personaggi e le loro emozioni saranno sempre la cosa più importante. Prima di iniziare a lavorare ho bisogno di avere un'idea globale del lavoro, percepirne il "gusto" principale e se mi blocco è meglio che faccia altro, incaponirsi sul problema non serve.
Al di là di questo, la cosa principale che ho portato a casa è che ognuno ha il proprio modo di vedere il mondo e di relazionarsi e che è giusto quanto il mio. Da brava judger mi irrito quando gli amici ritardano o quando un collega su cui facevo affidamento non ha portato il lavoro al momento giusto, ma ho capito che le priorità che noi diamo alle cose sono diverse. A me crea ansia l'idea di arrivare in ritardo a un perciever quella di avere un orario da rispettare. Allo stesso modo ognuno ha il suo modo di approcciare un lavoro e quindi anche la scrittura. Fare una scaletta può essere utile a me che sono judger, non a un perciever. Avere già il quadro generale è utile a me che sono intuitor non a chi è sopratutto un feeler e sente la necessità di "vedere che fanno i personaggi". 
E ancora si possono pensare personaggi diversi da noi giocando con queste quattro coppie di opposti.
Voi cosa ne pensate?
Che tipi siete?
Questo influenza la vostra scrittura?

Per saperne di più:
Che tipo sei? –Andrea Farioli. Disponibile in PDF qui

mercoledì 9 marzo 2016

Complotto!


  Da qualche parte in Italia, in uno oscuro sotterraneo, poco tempo fa...

– Mio signore, il portale è quasi aperto, presto i Grandi Antichi saranno tra noi.
– Benissimo, sono decenni che noi Adepti ci adoperiamo per questo obiettivo. Cosa resta ancora da fare?
– Serve altra energia blasfema. Per rompere le leggi dello spazio-tempo e portare il portale a piena apertura dubbiamo convogliare ancora più forza negativa!
– Ancora? Eppure il 99% della nostra burocrazia è studiato da appositi scienziati per generare energia blasfema negli utenti. È provato che le bestemmie delle persone calme sono la nostra fonte energetica principale, ma è impossibile causarne ancora di più...
– Ehm... Mio signore... Proviamo ancora con gli insegnanti?
– Con gli insegnanti? È pur vero che l'anno scorso, quando abbiamo obbligato un sacco di persone a spostarsi su e giù per l'Italia grazie alla fase B di assunzioni la messe è stata ottima, ma non vedo cos'altro si possa fare.
– Ci sarebbe il Nuovo Concorso a Cattedra... Iniziamo col il cambiare le nomenclature delle classi di insegnamento...
– Ottima idea! Ma non cambiamo i codici, usiamo quelli vecchi, ma rimescoliamoli completamente... 


Altrove, poco tempo dopo...

 "La classe d'insegnamento per cui desidera partecipare al concorso è Violoncello nei conservatori sperimentali"
– Ma come caspita è possibile se sono dieci anni che insegno matematica!!! Ma porc***! Ma ****!!!


Non sono riuscita a trattenermi, scusate. Ormai la follia del concorso mi ha risucchiato completamente, ho il cervello in pappa e ad alcune domande non riesco a dare risposte razionali.
Non ho ancora inviato l'iscrizione, ma credo di aver capito come evitare di selezionare violoncello o cose simili, per il momento è già una gran cosa.
Intanto, godiamoci i fiori.


lunedì 7 marzo 2016

Il rapporto uomo/donna che vorrei raccontare


Sabato qui c'è stata una nevicata violenta. Le due parole di solito non vanno a braccetto, alle nostre latitudini e all'altezza collinare del mio borgo, la neve si associa a un sonnolento e dolce cadere. Invece c'era i tuoni, saltava la corrente e nevicava. Neve pensate e aggressiva che ha buttato giù non poche piante. Difficile pensare che i bucaneve io li abbia fotografati giusto il giorno prima.
Oggi a lato delle strade i prati sono ancora bianchi e alcuni tratti, questa mattina, erano un suggestivo specchio, suggestivo, se non fosse stato scivoloso ghiaccio.
Eppure domani è l'otto marzo.
Le piante di mimose qua in zona sono state devastate dalla nevicata, ma, del resto, delle mimose, l'otto marzo, me ne è sempre importato poco.
Siamo nel paese in cui alle donne si fanno firmare dimissioni in bianco, nel caso si trovassero incinte, in cui, dopo una gravidanza è ben difficile rientrare nel mondo del lavoro, in cui la cura di figli e anziani è quasi sempre demandata loro, per non aprire tutto il capitolo violenze. Questi sono i temi di cui vorrei sentir parlare l'otto marzo, non certo di mimose (che pure mi piacciono, per carità).
Oggi però non ho voglia di scrivere di argomenti che mi intristiscono. 
Vorrei piuttosto ragionare sul tipo di rapporto uomo/donna che vorrei raccontare, nel senso più positivo del termine.

Nel post sulle Storie d'amore che non ti aspetti già si può leggere in filigrana qual è il tipo di rapporto uomo/donna che mi piace e che mi piace sia raccontato. 
Mi piacciono donne competenti che non si sentono obbligate ad abbandonare la propria professione per la famiglia, ma che, se lo fanno, lo fanno per scelta e non certo per questo rincretiniscono. Mi piacciono, quindi, uomini che le stimino anche per quello che sanno fare, per il loro valore intellettuale. Coppie in equilibrio paritario, dove ognuno fa affidamento sulle capacità dell'altro, dove può capitare che lui salvi lei, ma anche il contrario.

Ultimamente mi sembra che non vadano molto di moda, si preferiscono le ragazzette che si lasciano sottomettere dal bel miliardario di turno per arrivare all'agognato matrimonio, o belle in balia del loro amato vampiro. A volte ci sono donne forti, delle vere capopopolo, ma, proprio per questo, poi si scoprono fragili dal punto di vista sentimentali, riscoprendo la necessità di farsi proteggere dal loro lui. Non che ci sia nulla di male in questo, chi di noi donne non ha mai sognato il bel miliardario (ecco, magari senza derive sadomaso, almeno per me)? 
Però non è quello che io voglio raccontare.


Visto il mio attuale tempo libero posso parlare solo di storie sognate, non scritte, storie che mi piacerebbe raccontare, ma chissà se mai e quanto lo farò.
Però mi piacerebbe, in un futuro, raccontare una coppia. La immagino nell'ambito di un giallo, quindi due persone che abbiano entrambe a che fare con la giustizia, ma con competenze molto diverse (ad esempio, psicologo/profiling + detective e non è detto che il detective sia il lui). In linea generale di solito lavorano separati, stando spesso via e sono pertanto abituati a rispettare gli spazi l'uno dell'altro. Quando lavorano insieme si fidano l'uno del giudizio dell'altro, pur partendo, magari da basi teoriche molto diverse. 
Insomma una banale coppia equilibrata.
Mi sembra che non ce ne siano poi tantissime in giro e mi spiace, perché se è vero che scrivendo possiamo indagare ciò che non va e presentare quindi tutta una casistica variegata di coppie disfunzionali, forse sarebbe anche carino dare, ogni tanto, un esempio funzionale. Giusto per far vedere che è possibile.

Ho pensato per un bel po' che un rapporto del genere, narrato, sarebbe di rara noia e che quindi bisognerebbe mettere una dinamica conflittuale anche interna.
Eppure per puro caso mi sono trovata per le mani un esempio lampante di come invece può funzionare.
Nei gialli il tipico rapporto uomo/donna vede all'inizio un'opposizione, due opporti che si detestano, ma un po' si attraggono e poi scoprono di essere fatti l'uno per l'altra. Sopratutto i telefilm gialli sono pieni di coppie così. Ora, molte di queste coppie mi fanno simpatia e il tipo di rapporto permette un conflitto e un'evoluzione prevedibile, sì, ma di sicuro impatto. Di solito, per altro, queste serie perdono mordente quando i due finalmente dichiarano l'uno all'altro i propri sentimenti e diventano una coppia  anche nella vita (vedasi ad esempio Castle che perde spettatori via via che il rapporto tra i protagonisti si stabilizza).
Ultimamente mi sono imbattuta nella prima serie di X-File, che non avevo mai visto. È andata in onda che ero ancora alle medie, credo e solo qualche tempo dopo (dalla terza stagione, credo) è diventata un pilastro della mia adolescenza.
Scoprire adesso la prima serie è piuttosto spiazzante, un bel tuffo nel passato, personale e sociale, perché il 1993 sembra dietro l'angolo, poi lo guardi e ti accorgi è che è passata una vita.
Ma la cosa che mi ha colpito, tra le altre, è il rapporto iniziale tra i due protagonisti, l'agente appassionato di paranormale Mulder e la razionale Scully. Conoscendo le loro rispettive storie mi aspettavo uno schema conflittuale, con i due che finivano a lavorare assieme, non si sopportavano e poi pian piano iniziavano a stimarsi. Sono rimasta sorpresa, quindi, nello scoprire che non è così.
Già nel primo episodio Mulder, che è presentato come un paranoico (per altro) si fida istintivamente della nuova collega al punto da rivelargli i motivi che lo hanno portato a interessarsi al paranormale. Nel giro di due/ tre episodi sono istintivamente assai protettivi l'uno verso l'altro, Scully si prende cura della professionalità del collega, deriso per le sue teorie, Mulder si preoccupa della sicurezza di lei. È raccontato il piacere che provano nel lavorare insieme, dello stimolo intellettuale che uno rappresenta per l'altro, dovuto proprio alle diverse visioni del mondo. Entrambi, è chiaro, considerano l'altro arricchente. C'è poi tutta un'attrazione fisica raccontata attraverso piccoli gesti affettuosi, un cercarsi delle mani, un rassicurarsi con rapide carezze che trasuda tenerezza (al punto che non penso fosse intenzione degli sceneggiatori far passare poi così tante stagioni prima di far nascere tra i due una vera e propria relazione). La cosa in parte funziona perché si crea, col proseguo delle indagini, una dinamica "loro due soli contro il mondo", ma, di base, mi sembra funzionare anche senza questa minaccia esterna incombete. Funziona quasi meglio negli episodi "di passaggio", in cui sono presentate delle normali indagini speciali, senza super complotti in vista.
Ecco, alla fine, recuperando un vecchio telefilm per concedere un po' di pausa al mio cervello, ho scoperto che tipo di rapporto uomo/donna vorrei raccontare. Paritario, affettuoso, in cui le differenze (anche profonde) sono arricchenti. Secondo me potrebbe funzionare persino senza alieni!

Cose ne pensate?

venerdì 4 marzo 2016

Se una schiava io non ho – parodia teatrale dell'Iliade

Nel mio mondo di precariato solo un anno mi è stata data in sorte una prima media. Nel tentativo di far imparar loro gli snodi principali della vicenda avevo partorito questa cosa che oggi mi è tornata in mano.
Che mi perdonino Andromaca e gli dei tutti. 

SE UNA SCHIAVA IO NON HO
Farsa teatrale ai confini dell’Iliade

SCENA I: Accampamento Acheo davanti alle mura di Troia

Criseide: Io sono la schiava di Agamennone, re Acheo che ha condotto i greci a combattere contro Troia. Da dieci anni se ne stanno sotto le mura della città, senza riuscire a conquistarla. Oggi, però, c’è un cambiamento. Per intercessione del dio Apollo, Agamennone ha dovuto rendermi la libertà e sono potuta tornare da mio padre. Agamennone, però, non è molto contento…

Agamennone (camminando nervoso nell’accampamento):
- No, no, no,
io senza schiava non ci sto!
No, no, no,
io senza schiava non ci sto!
No, no, no!
Sono un sovrano,
alla sera mi stravacco sul divano.
Adesso, che dovrei fare?
Ramazzare?
Pulire? Strofinare?
No, no, no!
Io senza schiava non ci sto!
(Agamennono arriva fino alla tenda di Achille. Briseide sta pulendo il terreno davanti all’entrata)
I miei soldati hanno la schiava e io no!
Io non ci sto!
Se mi han preso la Criseide
Io mi arraffo la Briseide
(Agamennone afferra un braccio di Briseide e inizia a trascinarla via)

Achille esce correndo dalla tenda e blocca Agamennone che sta portando via Briseide

 Achille:
- E perché?
La schiava porti via proprio a me?
Agamennone:
-Io sono il re!
Achille.
- Lo sono anch’io!
Agamennone:
Io di più!
La schiava non hai più!

Agamennone esce con Briseide, Achille rimane solo davanti alla tenda

Achille:
- Oh no, no, no!
Io senza schiava non ci sto!
No, no, no!
Chi mi pulisce l’armatura?
Chi mi chiude la cintura?
No, no, no!
Senza schiava non ci sto!
Dovrei rammendare i miei calzini
E lavar tutti i piattini?
Oh no, no, no!
Se la schiava io non ho
A combattere non vo’!
A combattere non vo’!
Achille, imbronciato, depone le armi e siede a gambe incrociate davanti alla tenda.

SCENA II: Accampamento Acheo. Achille siede imbronciato davanti alla sua tenda. Passano davanti a lui alcuni soldati zoppicanti di ritorno dalla battaglia. Patroclo gli si avvicina.

Patroclo:
- Le stiam prendendo,
le stiam buscando
Ce le stanno proprio dando!
Achille:
- Non me ne frega,
non me ne importa,
se non ho la schiava sulla porta.
Patroclo:
- Ci stan ferendo,
azzoppando,
mutilando!
Achille:
- Non me ne frega,
non me ne importa,
se non ho la schiava sulla porta.
Patroclo:
- Ci sta finendo,
sconfiggendo,
distruggendo!
Achille:
-Non me ne frega,
non me ne importa,
se non ho la schiava sulla porta.
Patroclo:
- Achille ascolta,
solo di te hanno timore
tu a tutti metti un gran tremore.
Se io li attacco si fanno grandi sghignazzate
E poi ridendo mi prendono a mazzate.
Solo di te hanno timore
Della tua forza e il fiero ardore.
Achille:
- Non me ne frega,
non me ne importa,
se non ho la schiava sulla porta.
Patroclo:
- Ma davvero non vuoi pugnare?
Achille:
- Né con pugno né con armi guerreggiare.
Patroclo (prendendo la spada di Achille)
- E la tua spada così lucente…
Achille
- Non sferrerà neanche un fendente
Patroclo si lega alla cintura la spada di Achille.
Patroclo (prendendo l’elmo di Achille):
- E il tuo elmo, così elegante…
Achille:
- neppure se arrivasse un gigante
Patroclo si mette l’elmo.
Patroclo (prendendo lo scudo di Achille):
- E il tuo scudo, così grande e scuro…
Achille:
- Io non lo uso di sicuro!
Patroclo prende lo scudo di Achille
Patroclo (allontanandosi):
- E’ un sogno, una meraviglia,
avere addosso quest’armatura che scintilla!
Se Achille sta lì a frignare,
io me la voglio proprio spassare.
Oggi l’eroe son io!
Patroclo, vestito con le armi di Achille, si allontana. I soldati greci zoppicanti lo guardano ammirati.
Soldati greci:
-Guardate,
Achille si è tutto armato,
siamo salvi, è ritornato!
Achille si è tutto armato,
siamo salvi, è ritornato!

SCENA III: battaglia sotto le mura di Troia, Ettore, circondato da nemici, cerca con lo sguardo Achille
Ettore:
- Io sono Ettore
Ho cinquanta fratelli,
tutti forti, tutti belli.
Ho cinquanta sorelle,
tutte brave, tutte belle.
Presto a lottare ho imparato,
per esser rispettato.
D’Ilio  sono il protettore
Pronto a combattere tutte le ore.
Papà mia ha chiesto per la cena
D’Achille la testa, cucinata con l’avena.
A papà voglio ubbidire.
Per mia man Achille dovrà morire.
(Ettore si guarda intorno con sguardo feroce)
(Puntando la spada contro un soldato greco)sei tu Achille?
Ulisse:
-Io sono Ulisse,
astuto e triste.
Ettore (Puntando la spada verso un altro)
- Sei tu Achille?
Aiace:
- Per carità, io sono Aiace,
guerrier forte e assai tenace.
Ettore (girandosi ancora verso un altro)
- Sei tu Achille?
Menelao:
- Ahimè io sono Menelao,
A cui Elena ha fatto “Maramao”
Ettore:
- Sei tu Achille?
Enea (scocciato)
- Io sono Enea, tuo cugino.
Tu ci vedi un po’ pochino.
Ettore (girandosi, frustrato)
- Sei tu Achille?
Patroclo:
- No! Si! Non so!
Sono Achille oppure no?
Il mio braccio è un po’ magrino,
il mio coraggio un po’ meschino.
Non so.
Sono Achille oppure no?
Con un’armatura così bella 
Mi sento anch’io una stella!
Bo’. Non so. 
Sono Achille oppure no?
Con quest’elmo spaventoso
Divento anch’io glorioso.
Non so.
Sono Achille oppure no?
Ettore:
- Deciditi!
Patroclo:
- Non so.
Sono Achille oppure no?
Ettore:
- Se sei così confuso
Nel dubbio
Io ti affetto il muso!
Ettore fa un affondo e Patroclo cade a terra morto. I soldati greci accorrono sconvolti.
Ettore:
- L’ho ucciso, l’ho ucciso.
Adesso lo cucino con il riso!
Lo metto a rosolare, lo preparo con la glassa.
Questa sera grande festa, con le torte e l’uva passa.
Ulisse si avvicina  al corpo di Patroclo e gli toglie l’elmo.
Ulisse:
- Achille qui non c’è.
E’ Patroclo davanti a me.
Ettore (venendo a controllare):
- E adesso a papà,
la cena chi gliela fa?


SCENA IV: Accampamento Acheo sotto le mura di Troia. Alcuni soldati greci arrivano davanti alla tenda di Achille e depositano il corpo di Patroclo davanti ad Achille.

Achille:
- Non c’è giustizia qua.
La schiava se n’è andata
L’armatura mi han rubata.
Non c’è giustizia qua.
Voglio tornare da mammà.
Patroclo l’elmo mi ha ammaccato
La spada mi ha stortato
Lo scudo tutto scheggiato.
Non c’è giustizia qua.
Voglio tornare da mammà.
Briseide non torna più
Patroclo nell’Ade è andato giù.
Io che ci faccio qua?
Voglio tornare da mammà.

Teti (materializzandosi di fianco ad Achille)
- Non piangere piccino,
è arrivata mamma dal suo agnellino.
Non piangere piccino,
racconta quello che non va,
mamma lo sistemerà
mamma lo sistemerà.

Achille:
- Briseide non torna più
Patroclo nell’Ade è andato giù.
E senza armi non so che fare
Non posso neanche guerreggiare
Non posso neanche guerreggiare.

Teti:
- Mamma ti fa un bel regalo,
forza prendimi per mano,
ora andiamo da Vulcano.
Un’armatura ti farà,
più bella non ce ne sarà.
La schiava ti farà scordare,
Patroclo dimenticare,
allegro riprendi a guerreggiare.
Teti e Achille si allontano da campo mano nella mano.
Achille:
- Allegro riprendo a guerreggiare!
Teti:
- Allegro riprendi a guerreggiare!

SCENA V
Sulle mura di Troia. Andromaca e Ettore guardano l’esercito greco che si avvicina.

Andromaca:
- Ettore mio, non  andare,
qui ti vogliono ammazzare.
Che ne sarà di me? 
Sarò schiava di un re.
Ettore mio, non  andare,
qui ti vogliono ammazzare.
Il figlio tuo che farà,
se gli muore il suo papà?
Ettore mio, non  andare,
qui ti vogliono ammazzare.
Ettore:
- Andromaca, non prendertela a male,
ma hai un viso da maiale.
E poi mi fai la lagna
Tutta quanta la settimana.
Se il mio destino di soldato
È di essere ammazzato,
sempre meglio che star con te,
diventassi pure re. 
Andromaca:
-Caro, non dir così,
non mi lasciare qui.
So quanto mi vuoi bene
E mi nascondi le tue pene.
Ettore:
- Andromaca, tu non vuoi capire,
puzzi da morire.
Sembri una capra ammuffita
E sei anche mezza rimbambita.
Se il mio destino di soldato
È di essere ammazzato,
sempre meglio che star con te,
diventassi pure re.

SCENA VI: sotto le mura di Troia. Achille entra vestito con una nuova armatura scintillante.

Achille:
- La tenda dovrei pulire,
certo è peggio di morire.
Senza schiava non si può stare,
sei sempre lì a lavare,
certo è meglio guerreggiare.
Certo è meglio guerreggiare.

Ettore ti sfido a singolar tenzone,
per non dover rammendar il maglione.
Ettore ti sfido io a duello,
perché combattere è più bello
che star sempre a strofinare,
pulire e lucidare.

Ettore (facendosi avanti):
- E io accetto la tua sfida,
mia moglie tutto il giorno grida.
Non la voglio più sentire,
meglio rischiare di morire.

Achille:
- Basta lucidare, 
meglio guerreggiare.

Ettore:
- Non la voglio più sentire,
meglio rischiare di morire.

Ettore e Achille si affrontano a duello. Andromaca fa per correre verso il marito, ma viene bloccata dai soldati e dalle donne che assistono al combattimento.

Andromaca:
- Ettore mio, non stare in pena,
è pronta già la cena.
Vincitore tornerai,
il mio amore tutto avrai.

Ettore (prima si volge verso Andromaca e poi si rivolge verso Achille, gettando la spada)
- Achille fammi ora un favore,
trapassami tosto il core.
Quella neppure sa cucinare,
tutto quanto fa bruciare.
Sa sempre tutto di cipolla,
ogni cosa che in pentola bolla.
Achille fammi ora un favore,
trapassami tosto il core.
Ettore cade sotto il colpo di Achille.

SCENA VII. Campo acheo, tutti sono in festa per la morte di Ettore, tranne Achille.

Achille
- Mi annoio, mi stufo, mi tedio
Alla noia non trovo rimedio.
Non ho più un nemico con cui guerreggiare,
i lavori di casa mi tocca di fare.
Mi annoio, mi stufo, mi tedio,
alla noia non trovo rimedio.
Non ho più un amico con cui chiacchierare,
i piatti mi tocca asciugare.
Ettore è morto, Patroclo stecchito
E io mi stento rinsecchito.
Mi annoio, mi stufo, mi tedio,
alla noia non trovo rimedio.
Non ho più nessuno con cui guerreggiare,
i lavori di casa mi tocca di fare.
Meglio andare nell’Ade
A trovare gli amici e i nemici.
Lì saremo di nuovo felici.
Piuttosto che i lavori di casa,
meglio andare nell’Ade,
a trovare gli amici e i nemici.
Lì saremo di nuovo felici,
li saremo di nuovo felici.

Criseide e Briseide:
- Se hai ben guardato ed ascoltato,
visto, è dimostrato.
Di questa storia la chiave,
siamo noi schiave,
siamo noi schiave.
Senza di noi,
non ci sono eroi.
Noi che stiamo a strofinare, 
a pulire, a rammendare.
A cucinare, a ricamare,
a spignattare.
Gli eroi vogliono essere degli assi,
mai battere i materassi,
benedire,
ma non pulire,
guerreggiare,
non lucidare,
far la guerra
e mai lavare giù per terra!
Di questa storia la chiave,
siamo noi schiave,
siamo noi schiave.
Senza di noi,
non ci sono eroi.
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mercoledì 2 marzo 2016

Di concorsi e di paturnie

Una delle piante più vezzeggiate di casa mia è un bonsai di ulivo. Il poveretto ne ha passate tante. Acquistato in offerta al supermercato è arrivato a casa che non aveva una bella cera. Poi il gatto si è accanito su di lui, mangiandogli le foglie e scambiando il vaso per la lettiera, col risultato di bruciargli parte delle radici. A un certo punto era rimasta una sola foglia. Come si fa con i casi disperati, ho tentato il tutto per tutto. Ho cambiato vaso e terra, ho tagliato le parti morti e l'ho imbottito di ricostituente. In capo a pochi mesi nuovi rami sono spuntati e poi altri ancora. Adesso, dopo tre anni, è alla sua prima fioritura. La foto non è un gran che, ma i fiori sono minuscoli e la luce non era ottimale.

Li prendo come un buon auspicio, perché è di buoni auspici che ho bisogno.
Da prof precaria attendevo con trepidazione e ansia, ansia, ansia e ancora ansia il concorso a cattedra da poco indetto.
In pratica i fatti sono questi. Ho una probabilità su tre di stabilizzarmi. Ho due probabilità su tre di peggiorare la mia condizione di precariato e anche di perdere il lavoro.
Da lunedì sono aperte le iscrizioni. Il mio istinto sarebbe quello di iscrivermi subito subitissimo, ma i sindacati già avvisano di mal funzionamenti sul sito e consigliano di aspettare. C'è persino il rischio che i primi a iscriversi vedano i propri dati persi. Non è questo il clima più adatto per partire con serenità. 
Tra i colleghi interessati si oscilla tra l'ansia e il panico puro. 
Oggi mi è arrivato il manuale che dovrebbe contenere tutto il programma d'esame. Dovrebbe, perché la fumosità regna sovrana. Per intanto so che ho speso circa 40 euro e che ci sono 850 pagine fitte fitte che mi aspettano.
Sono la prima a rendersi conto che non sto affrontando la cosa con serenità. Da un lato vorrei, a 35 anni, che mi fosse riconosciuta la professionalità acquisita, mi scoccia essere trattata sempre, a ogni nuova svolta o cambio di direzione del governo di turno, una scolaretta da valutare. Mi sembra che tutto il sistema, i corsi abilitanti prima, il concorso adesso, le graduatorie in cui le regole cambiano con la facilità con cui certe donne cambiano scarpe, sia una grande "mungitura" del precario, che, pur di lavorare, paga per i corsi, paga per i libri, paga pure per il concorso (poco, per fortuna). 
Dall'altro non vedo molte alternativa al sottostare a queste regole e al rimettersi di nuovo in gioco, con la consapevolezza che i numeri sono comunque e sempre contro di noi. 
Quindi avanzo verso questo concorso più o meno con l'entusiasmo di un gatto che scopra di essere diretto dal veterinario. Il rischio è che graffi un po' a casaccio chi gli sta intorno.

Ieri ho ricevuto la seconda valutazione sul romanzo, c'è ancora del lavoro da fare, come mi aspettavo. Immagino che da adesso in poi una parte di me vivrà ogni minuto dedicato alla scrittura come un momento sottratto alle 850 pagine di manuale, come un'indulgere in un piacere personale e superfluo.
Oggi è arrivato il programma per lo scambio con la Francia. Dovrei accompagnare i ragazzi nel mese di maggio. Dovrei, perché potrebbero esserci gli scritti proprio in quella settimana, ma le date ancora mancano e non ho potuto dare una risposta chiara alla domanda "li accompagni tu?"
Ci sono altre decisioni che devo prendere, più importanti e più profonde e avere la risposta al quesito "a settembre avrò ancora un lavoro?" sarebbe davvero d'aiuto.

Ci sono tantissime persone più precarie di me. La vita è una cosa fragile, basta un niente, anche banalmente un piede appoggiato male, perché tutti i nostri progetti vadano a rotoli. Però questo costante orizzonte a non più di due settimane avanti inizia a starmi stretto, come abiti da ragazzina in cui ci si ostini a entrare. Sono stufa di dover dimostrare di sapere sempre le stesse cose, che però mi vengono chieste sempre in modo più difficile (anche da un mero punto di vista burocratico) solo per sfoltire la massa dei precari. Che poi, mi chiedo, se da anni lavoriamo, spesso nelle stesse scuole, saremo davvero così troppi e inutili?

Oggi va così, con un post che è solo uno sfogo. Domani nell'ora buca non scriverò un post, inizierò a studiare. Perché poi, mi conosco, lo spazio della lamentela finisce, ci si rimbocca le maniche e si va avanti. Però con sempre meno entusiasmo...