domenica 30 marzo 2014

LA ROCCIA NEL CUORE - Gli appuntamenti di Aprile


Altro che più crudele dei mesi, altro che dolce dormire, Aprile è il mese il cui è nato ufficialmente il romanzo LA ROCCIA NEL CUORE e non sarà un caso che sia anche il mese in cui è nata la sua autrice!

Per festeggiare il primo compleanno del romanzo vi aspetto insieme a Padre Marco, a Gabriele, Michele, al Gatto Oro, alle Papere Psioniche e a tutti gli altri personaggi per due imperdibili appuntamenti.

SABATO 5 APRILE ORE 16.00
Presso la Sala Consiliare di Pettenasco
In occasione della manifestazione Un Lago in Giallo
saranno presentati i romanzi
LA ROCCIA NEL CUORE di Antonella Mecenero
LA STRETTA DEL LUPO di Francesca Battistella



SABATO 12 APRILE  9.30 - 11.30
All'interno della manifestazione IPERLIBRO
6-13 aprile, Centro Commerciale Val d'Ossola, Crevoladossola (VB)
Tavola rotonda  "Con gli autori per gli autori" - la tradizione o gli elementi tradizioni nel romanzo e nei racconti
Intervengono: Giuliana Murgia, Anna Mencarelli, Antonella Mecenero, Francesco Sfratato, Pierfranco Midali, modera Giuseppe Possa

giovedì 27 marzo 2014

Di libri dalla A alla Z by Tenar e Nik


Mentre la "gatta vera" ci guarda male da uno dei suoi improbabili giacigli, io e Nik abbiamo deciso di fare un giochino libresco copiato senza ritegno dal blog di Aislinn, scrittrice che assai stimo, che abita a pochi chilometri da me e che per pura timidezza non ho mai provato a contattare.

#A - Autore con la A maiuscola (quello di cui hai letto più libri)
TENAR: ho sicuramente letto più libri di Verne o Salgari (tempi d'infanzia trascorsi in una biblioteca in cui c'era l'opera omnia), ma l'Autrice è Ursula K. Le Guin
NIK: Terry Pratchett

#B - Bevo responsabilmente, mentre leggo
TENAR: coca cola, spesso zero o light. Imperdonabile, certo, ma ognuno ha i suoi difetti
NIK: non bevo (modalità cammello)

#C - Confesso di aver letto
TENAR: Clive Clussel (ero alle medie, vale come scusante?)
NIK: anch'io, un romanzo letto due volte... A metà della rilettura pensavo che li scrivesse tutti uguali, invece era proprio lo stesso...

#D - Devo smettere di...
TENAR: spargere i libri per tutta la casa, bagno e piano cottura compresi
NIK: comprarli e non leggerli

#E - E-reader o cartaceo
TENAR: cartaceo. E-reader in arrivo, ma visto che sono ancora tecnologicamente ferma alla pietra levigata chissà come me la caverò...
NIK: adoro il profumo dell'inchiostro all'alba

# F - Fangirl impenitente di...
TENAR: Sherlock BBC
NIK: fangirl?

#G - Genere preferito e che di solito non leggi
TENAR: in genere leggo di genere, dal fantasy al giallo/thriller. L'horror mi fa paura, l'erotico spesso mi fa orrore, le tristi storie di persone tristi mi fanno tristezza.
NIK: in genere di genere. Principalmente non mainstream

#H - Ho atteso a lungo per
TENAR: sto attendendo già da troppo il prossimo giallo di Fred Vargas...
NIK: gli ultimi della serie della "Porta della Morte" di Weiss&Hickman

#I - In lettura al momento
TENAR: Emma di J. Austen
NIK: Il disegno della vita di J. Craig Venter

#L - Luogo preferito per leggere
TENAR: ovunque, reinterpretando i luoghi 
NIK: sono nato per il divano (il luogo dalle forze di Van der Waals più potenti dell'universo)

#M - Miglior prequel di sempre
TENAR: sono colta impreparata... Ho il miglior sequel, però, La legge delle lande di B. Sanderson
NIK: L'anello di Salomone di J. Stroud

#N - Non vorrei mai leggere
TENAR: i deliri esistenziali di chi si credo un dio incompreso della scrittura
NIK: non so, sono onnivoro

#O - Once more (un libro che hai riletto tante volte, ma rileggeresti ancora)
TENAR: rileggo spesso ciò che mi piace, ma vado sul classico e banale: Il signore degli anelli
NIK: se dico La Spada di Shannara rischio il divorzio? 

#P - Perla nascosta (un libro che non ti aspettavi fosse così bello)
TENAR: Il sergente nella neve. Mi aspettato una palla, invece mi ha conquistato già a pagina uno.
NIK: La legge delle lande di B. Sandersone (TENAR: l'ho già citato io prima!)

#Q - Questioni irrisolte (un libro che non sei riuscito a finire)
TENAR: li abbandono senza pietà. La vita è troppo breve per passarla a leggere brutti libri.
NIK: Drood di D. Simmons et altri

#R - Rimpianti letterari (serie interrotte o libri perduti che non potrete finire di leggere)
TENAR: ho perso traccia dei seguiti de I Doni della Le Guin. Da non anglofona li do per persi
NIK: Dune, che al sesto libro iniziava a diventare interessante

#S - Serie iniziate e mai finite
TENAR: Twilight, letto il primo libro con curiosità, letto il secondo con perplessità, al terzo ho iniziato a essere colta da risate isteriche.
NIK: Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: ci vuole più montaggio, ci vuole più Folletto

#T - Tre dei tuoi antagonisti preferiti:
TENAR: nei miei libri preferiti i veri limiti dei protagonisti sono i protagonisti stessi...
NIK: nessuno che possa vivere al di fuori del proprio romanzo...

#U - Un appuntamento con (personaggio di fantasia)
TENAR: appuntamento a Baker Street, c'è da chiederlo?
NIK: Lightman di Lie to me, anche se è un telefilm

#V - Vorrei non aver letto
TENAR: risposta dal profondo del mio cuore: S.H e il misterioso caso di Ippolito Nievo.
NIK: Musashi di E. Yoshikawa e non l'ho neanche finito

#Z - Zanna avvelenata (quel finale che proprio non hai mandato giù)
TENAR e NIK (in coro): La scomparsa dell'Erebus di D. Simmons. Come distruggere un libro in dieci pagine di finale new age.

mercoledì 26 marzo 2014

A che punto è la nebbia?


Questo blog è – anche – il diario di una scribacchina, che una volta era un'aspirante scrittrice e adesso è ... Esordiente? ... Emergente? ... Aspirante a una più alta Aspirazione? 
Di certo mi sento una che naviga a vista in questo mare nebbioso in cui ho scelto di inoltrarmi. Con consapevole incoscienza ho preso la via dell'editoria tradizionale, perché sono insicura e vecchia dentro e, sopratutto, perché ho bisogno di un editor che soccorra la mia dislessia e ho il talento grafico di un cieco a cui abbiamo amputato le mani.

Di certo c'è che scrivo tanto, forse troppo. Non so stare senza scrivere e (in contemporanea) pensare a nuove storie e quindi i progetti si affastellano, uno sopra a l'altro col rischio paradossale di non completarne nessuno o di doverne gestire troppi tutti insieme.
Se dovessi prendere bussola e sestante e tentare non dico di tracciare una rotta, ma almeno di scoprire a che punto io stia nella nebbia, cosa salterebbe fuori?

La roccia nel cuore
Sta bene, è, in effetti, la mia roccia. Ha un anno dall'uscita ho dati parziali sulle vendite ma alcune certezze. Almeno in alcune librerie ha venduto parecchio, andando ben oltre il giro di amici/parenti su cui ogni esordiente all'inizio conta. Ci sono librerie in cui da un anno è tra i "consigliati", in bella vista, in un punto di passaggio. In una di queste ho ringraziato la libraia che mi ha risposto che non è stato fatto per fare un piacere, ma perché il libro è continuamente richiesto.
Si tratta ovviamente di un successo puramente locale. Altrove in Italia il libro è ordinabile, ma ovviamente non esposto e chi non sa già della sua esistenza è difficile che lo possa scoprire.
Le vendite in sé, poi mi interessano poco. Di certo non diventerà ricca. 
Ma è piaciuto e questo per me è importante.

Apocrifo sherlockiano
Mi è stato detto che fino a che un libro non è in stampa tutto può andare storto e quindi rimango col fiato sospeso. A contratto firmato e arrivati al secondo o terzo passaggio di editing, credo, però, che l'editore ci tenga almeno quanto me a vederlo in libreria. Attendiamo ottobre, con le dita incrociate.

Thriller storico
Continua a essere il mio figlioletto zoppo e quindi, per certi versi, più amato. Talmente eccentrico nel contesto di ciò che scrivo abitualmente che un'eventuale pubblicazione mi causerebbe anche qualche problema, dato che si rivolge, probabilmente e inconsciamente, oltre che incoscientemente (evviva l'avverbio in -mente!) a un pubblico diverso. Eppure non possa fare a meno di sperare... Ha superato la prima lettura in una casa editrice che mi piace un sacco a cui avevo già "fatto il filo" in passato, che ha, però, una editor bravissima, ma che è il terrore degli scrittori (di certo il mio). Sono già stata a questo punto della nebbia, ma non so se questa volta mi attenda un porto o ancora scogli.

Una storia piena di struzzi
L'ho finito nelle vacanze di Natale e ho fatto il contrario di ciò che tutti consigliano e sono andata contro ogni basilare regola di buon senso. Ovvero l'ho inviato a un'agente (previ contatti pregressi) così com'era con una richiesta di grazia per i refusi. Invito chiunque sia alla lettura a non imitarmi. L'incoscienza, del resto, si nasconde nei recessi del mio animo di timida. L'incoscienza a volte serve, perché è rimbalzato subito sulle scrivanie degli editori. Qualcuno ha detto no, qualcuno ha detto ni, qualcuno l'ha spedito a seconda o terza lettura. Spero e incrocio le dita. Le secche sono in agguato, ma spero tanto di trovare una rotta.

Una storia piena di streghe
Questa è nuova, così nuova che non è neanche pensata è "in pensando". Sono quattro pagine di appunti e 400 anni di stregoneria, per ora. È un personaggio che ha il nome di un vento. Sono suggestioni e scorci di trama e tuttavia è ufficialmente nato come progetto. Così embrionale che è ancora prematuro anche impugnare il sestante per capirne la posizione.

E poi scrivo per scrivere. Senza alcuna ansia di pubblicazione ho ripreso in mano la mia ambientazione fantasy. Appena ho scartato anche l'ipotesi di metterla su internet sotto pseudonimo, sono venute le idee. E, incredibile, ho trovato tanto più divertente scriverle quanto più ero consapevole che sarebbero rimaste nel mio computer. Ho deciso che non devo mai più dimenticarmi di scrivere solo per divertimento, concedendomi qualche trama bislacca, qualche conflitto insoluto, qualche personaggio non presentato al meglio. E che importa se non arriveranno mai a una qualsiasi pubblicazione. Le parole e i gesti dei miei personaggi fluiranno in altre storie, cambieranno nomi e contesti, ma di certo non mi abbandoneranno. Né mai penserò a loro come inutili.

E voi a che punto siete della nebbia?

lunedì 24 marzo 2014

Scrittevolezze - Locale e globale


È arrivata la primavera e sono fioriti anche i miei tulipani casalinghi.
Ieri è terminato il ciclo di incontri sulla scrittura e la lettura. Non il finale che avrei preferito, dato che ero in una di quelle giornate che a noi donne capitano a cadenza più o meno mensile in cui ci vogliono due antidolorifici e tre caffè per rendermi quasi umana. Un grazie quindi a tutti i presenti, per il sostegno e l'attenzione!

Tra i concetti che non sono sicura di essere riuscita a esporre in modo chiaro come lo era nella mia mente, c'è quello che io ritengo uno dei più grandi paradossi della scrittura e che così si potrebbe riassumere:
Un testo è tanto più fruibile a livello globale quanto più è radicano in una particolare ambientazione.
Nell'ultimo post ci eravamo lasciati parlando di Cuore di Tenebra e avevamo detto che la vicenda di Cuore di Tenebra può essere trasportata altrove nel tempo e nella storia. Lo fa lo stesso protagonista, all'inizio del romanzo, immaginando un altro se stesso in epoca romana e verrà fatto con Apocalypse Now. Eppure non potremmo immaginare Cuore di Tenebra senza il Congo nel quale si ambienta, ma anche la forza dello stesso Apocalypse Now è al 60% il Vietnam.
Abbiamo cioè un paradosso: una storia che deve la maggior parte del proprio fascino all'ambientazione viene percepita come universale e quindi riproducibile altrove.

Pensiamo anche alle opere più stravolte della storia della letteratura, quelle di Shakespeare. Tutti noi abbiamo visto Romeo e Giulietta spostato altrove, in mille altrovi a dire il vero, e anche l'Amleto è stato spostato qua e là senza che la vicenda perdesse forza. Pensiamo però di invertire le ambientazioni. Potremmo pensare ai nostri giovani, focosi e incoscienti amanti tra le nebbie di Danimarca? O i dubbi di Amleto esposti non in un cimitero, ma su un balcone della bella Verona?
Andiamo ancora più a fondo nel problema. Shakespeare scriveva in Inghilterra e aveva, presumiamo, un'idea dei luoghi in cui avrebbe ambientato le sue storie mediata dalla letteratura e dai racconti di viaggio. Quanto l'idea dell'Italia rinascimentale, con le sue corti, le sue faide, la sua fama di terra abitata da gente passionale ha influito sulla genesi di Romeo e Giulietta? Quanto la storia sarebbe stata diversa se i suoi due amanti divisi fossero stati, che so una greca di antica nobiltà e un rampollo figlio dei conquistatori ottomani? Romeo e Giulietta sarebbe stata la stessa storia se fosse stata immaginata ad Atene o l'ambientazione avrebbe influito sulla scrittura?
E se Amleto, principe di Danimarca fosse stato invece Delfino di Francia? Quante scene sarebbero state diverse se ambientate a Parigi, con un principe cittadino che poteva andare a esporre i propri dubbi ai dottori della Sorbona?
Eppure, Amleto o Romeo e Giulietta funzionano benissimo anche al di fuori dal loro contesto geostorico.

I paradossi sono così, funzionano anche se poi, smontandoli, non sappiamo perché funzionino.
È un fatto, tuttavia, che considerando l'ambientazione un mero sfondo intercambiabile non si ottengano buone storie. 
Le buone storie sono profondamente radicate nella propria ambientazione, al punto che l'ambientazione stessa ne modifica la struttura. E tuttavia le buone storie, per quanto siano legate alla propria ambientazione, sono universali, immediatamente percepite come tali e infinitamente reinterpretabili.
Si sa che non bisogna necessariamente essere una donna francese dell'800 per essere Madame Bovary, ma Flaubert non avrebbe potuto scrivere Madame Bovary senza pensarla in quel contesto...

sabato 22 marzo 2014

Scrittevolezze - Memorabili e immortali


Domani si terrà l'ultimo degli incontri sulla scrittura e la lettura che sto tenendo presso Ecomuseo Cusius.
Credo si tratti di un'esperienza che ricorderò per sempre con estremo piacere, perché un gruppo più interessante e motivato non avrei neppure potuto immaginarlo.

L'ultima volta abbiamo fatto il punto sui personaggi, tanto che dalle idee raccolte sono già usciti un paio di post:

Ma come dev'essere un buon personaggio?
Di certo non ci sono ricette pre fabbricate che si possano applicare sempre, in caso contrario saremmo tutti scrittori di best seller, tuttavia, tanto tempo fa, quando frequentavo il "Master in Aspirazione" mi fu dato questo consiglio:
Un buon personaggio deve essere memorabile.
Cioè deve essere riassumibile in poche caratteristiche che si stampino subito nella testa del lettore. 
Per essere memorabile, inoltre, un buon personaggio deve nutrirsi di contrasti. 
Una brava persona, seria e serena può essere un buon amico, ma difficilmente sarà un personaggio indimenticabile, a meno che non abbia qualcosa che renda speciale il suo essere serio e sereno. Se scopriamo ad esempio che è serio e sereno nonostante sia passato da una serie di circostanze che avrebbero portato chiunque alla follia, allora è un'altra storia.
Ovviamente, quando ho sentito per la prima volta questa definizione, ho pensato al mio amato Sherlock Holmes e a ciò che lo rende memorabile.
Sherlock Holmes è memorabile solo perché da un particolare sa dedurre tutto di una persona? Non solo. Sherlock Holmes è memorabile perché di sé dice di essere "cervello e non cuore", di stimare in massimo grado la razionalità, peccato, però, che poi si droghi. Ecco quindi il contrasto che rende tanto più forte il personaggio.

Un personaggio con questa forza non deve per forza essere il protagonista, anzi. Quante volte in un romanzo i personaggi più forti, quelli "memorabili" non erano i protagonisti? Fra Cristoforo, la Monaca di Monza e l'Innominato sono molto più memorabili di Renzo e Lucia.
Tutti e tre hanno caratteristiche riassumibili in brevi e forti contrasti. Si tratta di un assassino diventato frate, di una monaca (diventata tale per obbligo) omicida e un "boss" che si converte in una notte.

Secondo me, inoltre, quando un personaggio è forte e memorabile può funzionare anche al di fuori del proprio contesto. Non tutti sono d'accordo su questo, ad esempio U. Eco ne Le postille a Il nome della Rosa dice che un buon personaggio può avere senso solo nel contesto per cui è stato concepito (parla del romanzo storico, ma ogni romanzo è storico a modo suo).
Una conferma di quanto già pensavo, mi è venuta, però, dalla lettura di questa settimana, il celeberrimo Cuore di tenebra (così celeberrimo che non l'avevo mai letto).
All'inizio del proprio racconto Marlow immagina come si doveva essere sentito un ipotetico conquistatore romano giunto alle sponde della Britannia quando questa era abitata solo da tribù barbare.
Il sentimento di paura, attrazione e repulsione insieme per il territorio sconosciuto che si appresta ad esplorare, la sensazione che l'incontro con esso possa risvegliare qualcosa di atavico e brutale nel proprio animo che Marlow attribuisce al romano è lo stesso che lui stesso ha provato risalendo il fiume alla ricerca di Kurtz. Marlow stesso, quindi è consapevole di essere un personaggio universale. Tutti sappiamo, del resto, che è da Cuore di tenebra che è stato tratto Apocalypse Now

Voi come ve la cavate con la costruzione di personaggi memorabili e immortali?

giovedì 20 marzo 2014

Boomstick: le mie nomination!

Sia come sia, marzo è il più stancante dei mesi.
Sin da quando ero studentessa, vi arrivavo arrancando. Le vacanze di Natale ormai lontane, quelle di Pasqua ancora lontane. I primi attacchi di allergia. Le materie più ostiche da recuperare.
E adesso che sono prof?
Le vacanze di Natale ormai lontane, quelle di Pasqua ancora lontane. I primi attacchi di allergia. Il ritardo nei programmi da recuperare.
Come direbbe Rust di True Detective "Il tempo non esiste", è un girare intorno da cui non riusciamo a fuggire...

E quindi ancora più gradito, in un giorno di Consigli di Classe e quindi di Verbali è arrivato la nomination al Boomstick "un premio per soli vincenti". 
A nominarmi è stata Maria Teresa di Anima di Carta, il primo blog sulla scrittura al quale mi sia appassionata, un meraviglioso luogo d'incontro per noi che vivremmo solo di inchiostro e di pagine.
La motivazione?
"Perché il punto di vista di Tenar (Antonella Mecenero) su qualsiasi argomento è sempre approfondito e completo, e i suoi post mi portano (a volte costringono) a riflettere." Wow!



Cercando di non fare disastri, cosa che di solito mi viene assai bene, cerco 
di riportare per bene le regole del Boomstick


Boomstick - Introduzione e regolamento

dal sito Book and Negative
Perché un Boomstick? Perché, come ho sempre detto, il blog è il nostroBastone di Tuono! Perché ci piace essere arroganti e spacconi come Ash e perché, in definitiva, le scuse melense e il buonismo di facciata ci hanno stancato.
Il Boomstick è un premio per soli vincenti, per di più orgogliosi di esserlo. Tutto qua.
Come si assegna il Boomstick? Non si assegna per meriti. I meriti non c’entrano, in queste storie. (cit.).
Si assegna per pretesti. O scuse, se preferite. In ciò essendo identico a tutti quei desolanti premi ufficiali che s’illudono di valere qualcosa.
Il Boomstick Award possiede, quindi, il valore che voi attribuite a esso. Nulla di più, nulla di meno.
Ecco il banner dell’edizione 2014:
Per conferirlo, è assolutamente necessario seguire queste semplici e inviolabili regole:
1 - i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore
2 – i post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione
3 – i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto
A cui aggiungo una quarta regola, ché l’anno scorso me le hanno fatte girare:
4 – è vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come io le ho concepite

Allora ecco i blog che ci tenevo a nominare. Se qualcuno dovesse ricevere due nomination, vuol dire che se lo merita!

1 - Alfa dei Misteri 
Perché mi ricorda sempre che tesori e misteri si possono incontrare anche dietro l'angolo. Basta uscire di casa per imbattersi in una bella storia!

2 - E io cosa leggo adesso?
Perché vorrei che Elena postasse di più! Perché anche quando parla di classici stra noti sa sempre farmene vedere un lato nascosto

3 - Gnomi di Caverna
Perché non capita spesso di incontrare un'allevatrice di draghi!

4 - I libri di Sandra
Perché anche se ha già avuto la nomination, è il mio modo per mandarle un abbraccio e dirle che se la merita proprio!

5 - Il sussurro di Even
Perché mi permette sbirciare di nascosto in un altro mondo e constatare che anche lì i draghi volano ancora. E io sono sempre felice quando vede un drago volare!

6 - La seconda voce
Perché mi ricorda l'importanza del gioco e della fantasia e mi dimostra che possiamo esistere come altri noi stessi, in altri mondi, ogni volta che chiudiamo gli occhi o semplicemente vogliamo crederlo.

7- Tan' par fa
Perché basta poco per creare la bellezza e invidio terribilmente l'apparente facilità con cui Cristina sa creare i suoi splendidi lavori



lunedì 17 marzo 2014

Un salto indietro


A volte un salto indietro è necessario.
Mi trovavo un po' smarrita, senza una lettura che mi soddisfasse. La visione di True Detective è stata una sorta di viaggio, di quelli che lasciano un po' spaesati e non si sa bene a quale riva si sia approdati. Sto raccogliendo il materiale per un nuovo progetto lungo di scrittura, a cui, però, non so bene che forma dare. Mi sembrava quasi di aver perso il piacere in quelle cose dovrebbero essere invece puro piacere. Mi sono scoperta a leggere per "essere informata" e a scrivere pensando già se ci fosse o no un destino editoriale per quel dato racconto.
No. 
Va bene approcciare la scrittura in modo professionale, ma, dato che vivo il privilegio di avere già un lavoro che mi sostenta (e che, salvo crisi temporanee, mi piace pure), la scrittura deve essere piacere.
Sono andata in libreria e invece dell'ultimo best seller da leggere "per capire le tendenze editoriali" ho comprato Cuore di Tenebra e Emma, due di quei libri che, chissà perché, non ho mai letto.
Poi sono tornata a casa e ho riaperto la cartella "L." la più vecchia che ci sia sul mio computer, risalente al tempo in cui volevo scrivere romanzi fantasy. 
Ho ormai da tempo abbandonato quell'ambizione, perché la parte "invenzione-fantasy" della mia testa non sembra riuscire a partorire nulla di così immaginifico da stregare l'altra parte, quella "lettrice-fantasy". Inoltre il cuore delle mie storie, ho scoperto, poteva essere indagato anche meglio in altri contesti. Questo, però, non vuol dire che io non possa ogni tanto "tornare a casa" a trovare i miei vecchi personaggi e passare del tempo con loro, senza l'ansia di un cartellino da timbrare.
Ne è uscito un racconto da 50000 battute, una lunghezza tale da renderlo inutile per qualsiasi utilizzo editoriale. E anche se così non fosse, nonostante la lunghezza, risulta piuttosto incomprensibile, avulso dalla saga in cui l'ho immaginato.
Ma mi sono divertita enormemente, come a una riunione con i vecchi compagni delle medie, tanto che ho deciso di completare anche un altro racconto che da anni stava nel cassetto.
Intanto la documentazione per il nuovo progetto si accumula (ho idea che sarà un romanzo pieno di streghe, pur non essendo un fantasy) e pian piano prenderà forma. Io intanto, nel tempo libero (poco!) scrivo e mi diverto.
A voi è mai capitato qualcosa del genere?

PS: un grazie sentito alla pazienza della rana e a Margherita che l'ha fotografata.