venerdì 30 maggio 2014

Dietro le quinte - le foto dei fiori

Da tempo volevo fare un post un po' retrospettivo, anche per raccontare cosa significhi per me il blog.
Nel 2012, quando Inchiostro, fusa e draghi è nato, è sbocciato insieme a questa foto.


Era stata scelta senza un motivo particolare. Ero da poco tornata da Londra, giornate inaspettatamente soleggiate, le visite tutte deviate verso i giardini. Il colore di queste ninfee stava bene con lo sfondo del blog.
Poi mi sono resa conto le immagini, in un blog, anche se parla di parole, non sono secondarie. Certo, potevo mettere splendide foto trovate in rete e libere di essere riutilizzate (basta impostare l'apposito filtro di google per selezionare le immagini a seconda della licenza), ma non sarebbero state mie. E poi come si fa a trovare sempre un'immagine che sia appropriata all'argomento, quando si parla di tecniche di scrittura? Qual è l'immagine giusta per il Narratore o per i Dialoghi?
Nel frattempo ero stata in Scozia, terra magica di castelli, natura, pecore e, inaspettatamente, fiori.


A partire da questa foto, che corredava un post sul racconto breve, ho deciso che, nei limiti del possibile, tutti i post legati alla scrittura avrebbero avuto la foto di un fiore.
A quel punto si è trattato di scattare. 
Non è sempre facile fotografare i fiori. Innanzi tutto bisogna averli e per questo d'inverno non tutti i post hanno avuto (e avranno) i loro fiori. Certo, si può sempre entrare da un grossista per rubare un'immagine. Cosa che ho puntualmente fatto...


Quando anche i fiori ci sono bisogna impostare la macro e tenere la macchina (o più spesso il cellulare) perfettamente fermo. Il rischio che venga sfocata è sempre dietro l'angolo. E anche quando la mano è immobile o la macchina appoggiata, può arrivare un colpo di vento nel momento peggiore... 
Questo perenne safari fotografico, però, a permesso a me, che non so nulla di botanica, di scoprire i fiori.
Ne ho trovati di bellissimi negli orti botanici...


... Ma anche nel giardino di casa.


Ma sopratutto mi è piaciuta la possibilità di accostare qualcosa che per definizione rimane, la parola scritta, a qualcosa di effimero e destinato a svanire.
Di più, sono diventata più sensibile alla caduca bellezza dei fiori. Il bocciolo di oggi cade appassito domani. La bellezza del fiore va afferrata subito. 
Nella vita frenetica di oggi, il blog mi ha permesso di prendermi delle pause. Posso dire "fermi tutti, devo fotografare quel fiore per il blog!" E nel mentre mi prendo il mio tempo per gustarmelo. Mi godo il fiore e la sua bellezza. Da quando raccolgo foto di fiori per il blog sono molto più consapevole della bellezza che mi circonda.
Non sono una fotografa. Non ho il tempo per diventarlo. Le mie foto di fiori sono spesso tagliate (ma vi assicuro che il più delle volte bisogna mettersi in posizione improbabili per scattarle) e lo studio della luce e dell'esposizione mi è oscuro quanto l'antico persiano. Spero però che la bellezze dei fiori basti a valorizzarle e inviti anche voi a far caso a tutti i piccoli squarci di bellezza che ci circondano.
La mia foto preferita, tra tutte quelle pubblicate nel blog?


Questo fiore l'ho trovato in Sardegna, su una spiaggia, in pieno agosto, in mezzo ai turisti. Mi ha commosso la sua fragilità, il suo sembrare un bucaneve fuori stagione. Dolce e ostinato allo stesso tempo. Subito, mentre scattavo la foto, ho pensato che i miei sogni di autrice sono esattamente così, fragili e ostinati. Desiderosi di fiorire, nonostante tutto.

mercoledì 28 maggio 2014

Scrittevolezze - Secondari ma non troppo


Quando per la prima o le prime volte si inizia a costruire una storia l'attenzione è tutta concentrata sul fuoco dell'azione e sui protagonisti. Il rischio è quello di trascurare tutto ciò che vi è a margine. 
Tanto i personaggi secondari sono, appunto, secondari, no?
SBAGLIATO!
Pensiamo ai Promessi Sposi. Alzi la mano a chi pensa subito a Renzo e Lucia. Don Abbondio e la Monaca di Monza sono personaggi che rimangono molto più impressi, che si sono guadagnati uno spazio immortale nell'immaginario degli italiani. C'è persino Perpetua che ha finito per dare il nome a tutta una categoria di persone. A ben vedere, I promessi sposi deve il proprio successo molto più ai personaggi secondari che ai protagonisti.
Prendiamo La serie di Montalbano. Chi non ricorda subito Catarella, quello che sbaglia sempre i nomi? E nel Signore degli Anelli è proprio Frodo il personaggio più carismatico?
La saga di Harry Potter quanto deve ai suoi mille personaggi secondari?
Sono sicura che adesso tutti voi stiate pensando a qualche personaggio secondario particolarmente simpatico o, al contrario, assolutamente odioso, che ha fatto la fortuna di romanzo, un film o una storia a fumetti.

Quali sono le caratteristiche di un buon personaggio secondario?

Pochi tratti ben definiti
Un personaggio secondario, che magari appare spesso, ma sta poco in scena non ha spazio per mostrare mille sfaccettature. Il suo carattere deve essere ben definito in pochi tratti. L'autore deve averlo chiaro in testa e saperlo riassumere in una/due righe. Pensiamo a com'è ben tratteggiato don Abbondio nella frase "vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro". Di lui non sappiamo molto, neppure ci interessa, il suo carattere è chiaro: è vigliacco e sceglie sempre la strada più facile.
Come autori, conviene perdere un attimo di tempo per scegliere bene il carattere dei personaggi secondari in modo che risultino altrettanto chiari al lettore.

Poche caratteristiche riconoscibili
Un buon personaggio secondario ha dei tratti (attenzione, non più di uno o due) del fisico o del carattere che lo rendono immediatamente riconoscibile. Catarella sbaglia sempre i nomi. Sempre. Per libri, libri e libri. Ben prima che il lettore abbia imparato a riconoscerne il nome, riconosce il personaggio è "quello che storpia i nomi". Stando sempre nel commissariato di Montalbano, Fazio è quello "con la sindrome dell'anagrafe" che infarcisce sempre le proprie relazioni di dati anagrafici inutili. Stessa cosa succede nel commissariato parigino di Adamsberg dove c'è il poliziotto violento e razzista, la poliziotta fortissima dal nome dolce e così via.

L'evoluzione psicologica non sempre è necessaria
I personaggi secondari servono anche a rassicurare il lettore, a farli sentire a casa. Abbiamo detto che la loro caratteristica principale è la riconoscibilità, quindi non è necessario che abbiano un'evoluzione psicologica, niente schema in tre atti per loro, non sono coprotagonisti. Don Abbondio non diventa coraggioso al termine dei Promessi Sposi. Catarella non va a fare un corso di dizione. Il saggio Elrond, ne Il signore degli anelli non diventa avventato.
Nell'arco di un romanzo un personaggio secondario può avere un'evoluzione in una sola delle sue caratteristiche. Legolas e Gimli, l'elfo e il nano de Il signore degli anelli passano dal non sopportarsi a diventare grandi amici, ma altro di loro non sappiamo.
Se si lavora su un arco più lungo, di più romanzi, i personaggi secondari possono acquisire pian piano importanza, si scopre qualcosa di loro, ma con calma, senza snaturarli. Difficilmente cambieranno radicalmente. Alcuni di loro rimarranno sempre uguali a loro stessi. Nella saga di Harry Potter Neville viene presentato all'inizio come personaggio secondario e poi, romanzo dopo romanzo, acquisisce spessore e introspezione fino a diventare, a tratti, un comprimario. Il guardiano Gazza, invece, rimane sempre uguale a se stesso, irascibile e untuoso. Così la McGranitt rimane severa, ma dal cuore d'oro per tutti e sette i libri della saga.

Voi cosa ne pensate? Quali sono i vostri personaggi secondari preferiti?

PS: che rabbia quando uno scrittore affermato ti pubblica un romanzo ambientato dove tu ambienti i tuoi. Con la differenza che tu ci vivi e lui no! Questo lago sta iniziando ad essere un po' troppo affollato dagli scrittori!
(Con tutta la stima per l'autore in questione che sicuramente avrà scritto un ottimo libro)

lunedì 26 maggio 2014

Le prime righe di una storia


Ieri sera, finalmente, ho scritto le prime righe di "Una storia piena di streghe".
È sempre un momento strano, di bilanci, propositi, speranze e paure.
Ho sempre paura di iniziare una nuova storia. E se poi non riesco a finirla? E se poi fa schifo? Se mi porterà via un sacco di tempo e poi non uscirà mai dal mio computer? E se non sono più capace di scrivere? 
Sono circa venti giorni che non scrivo. In parte perché mi sono ammalata, in parte perché ho lavorato sulla trama, la sinossi e i personaggi. Venti giorni sono sufficienti per farmi venire il panico da "non mi vengono più le parole". Che poi è sempre così, ogni volta. Arrivo a un punto in cui prendo un bel respiro e mi dico "va be' inizio come viene, giusto per rompere il ghiaccio. Tanto poi l'inizio lo rifaccio." Statisticamente l'inizio, che sia di racconti o di altro, è poi la parte che modifico meno.
Mi sono resa conto, non senza stupore, che questo è il quarto romanzo che inizio su questo computer.
Niente strani programmi di gestione, per me. Uso il mac e quindi mi basta il fedele Pages, che è l'equivalente di word. Fedele perché in quattro romanzi non si è mai impallato o chiuso inaspettatamente. Neppure una volta. 
Creo una cartella, scelgo una sigla e poi si comincia, un file per capitolo. Così è nato, ieri, 3PM01, il primo file/capitolo di "Una storia piena di streghe".
I suoi fratelli stanno abbastanza bene. Il più vecchio (sigla CD) sono sempre più convinta che non vedrà mai la luce, ma è anche grazie al suo piazzamento al Tedeschi, l'anno scorso, che gli altri possono esistere. SH è quello che vedrà la luce a ottobre (e in questo caso capire per cosa stia la sigla non è difficile). 
"Una storia piena di struzzi" è invece il fratello maggiore di "una storia piena di streghe" e il loro destino è strettamente legato. Forse, non saprò nulla delle possibilità di "Una storia piena di struzzi" prima di aver completato questo. Perché questi sono i tempi dell'editoria. Si scrive di corsa e poi si aspetta. Si revisiona di corsa. E poi si aspetta.
Adesso si corre. 
Le ansie spariscono con le prime righe. 
Perché è bellissimo iniziare un romanzo nuovo. Sono come i primi momenti di una corsa. Dopo un attimo di caos iniziale, sembra di avanzare senza alcuna fatica. I crampi, la stanchezza e i cali di zucchero arriveranno. Si sa che arriveranno, ma percorrendo i primi metri non ci si pensa. All'inizio la corsa è solo gioia. Esattamente come la scrittura.
E quindi si parte. C'è qualcuno che scende lungo una scala umida, con una torcia in mano. È il mio personaggio che scende, ma lo faccio anch'io, mentre mi inoltro nell'oscurità della narrazione.

sabato 24 maggio 2014

I personaggi in cui più mi riconosco


Quante volte leggendo abbiamo trovato noi stessi in personaggi altrui?
Questi sono i personaggi che, nel bene e nel male, mi assomigliano di più.

Eccomi qui, Lady Oscar c'est moi, per motivi molti più sottili del mio ovvio essere un maschiaccio biondo.
Oscar non sceglie di crescere come un maschio, le viene imposto, anzi, da bimba viene convita di essere maschio. Fosse per lei, chissà, forse sarebbe diventata una leziosa pianista tutta trine e merletti.
Mia madre era una sessantottina di ferro, femminista fino al midollo. Mi ha vietato le gonne, ha impedito alle solerti nonne di farmi fare i buchi alle orecchie (sono come gli anelli al naso delle mucche!). Da piccola vestivo sempre in abiti unisex, portavo i capelli cortissimi e pare che il mio primo giocattolo sia stato una ruspa. Ricordo ancora la gonna rosa che mettevo di nascosto solo quando ero in vacanza dai nonni!
Proprio come Oscar ho finito per apprezzare la libertà di pensiero che comunque questa formazione mi ha dato e che, oltre tutto, nonostante i timori della nonna, non mi ha neppure impedito di trovar marito. Come Oscar, ho imparato a sapermela cavare in fretta e, all'occorrenza, so badare a me stessa. Non sono certo tra quelle donne che non vanno mai da sole alla toilette. Da sola ho vissuto all'estero (in Corsica, non proprio un paese per donne) e ho viaggiato fino al Perù. Certo, alcuni aspetti della vita femminile ancora mi sfuggono. I tacchi, gli ombretti e gli smalti per le unghie sono cose che guardo con perplessa invidia. Da un lato li riconosco come inutili condizionamenti culturali, dall'altro rappresentano un mondo che ignoro e un po' mi spaventa.
E ogni tanto, nel mio abbigliamento sportivo fa capolino, quasi come una rivolta, il rosa confetto.

Come il commissario parigino di Fred Vargas sono una spalatrice di nubi.
Ho lo stesso modo di ragionare per libere associazioni, al di fuori da ogni schema razionale. Nella mia mente si formano immagini buffe e surreali e le suggestioni si sovrappongono alla realtà tangibile. Proprio come Adamsberg sono incapace di associare nomi e facce di persone incontrate da poco o viste di rado e quindi incasello nella mente i conoscenti per strane associazioni, dando loro dei soprannomi che, dentro di me, li identificheranno per sempre ("Il cannibale" ad esempio è una persona che una volta mi ha parlato degli Anasazi, che praticavano cannibalismo, lui è mitissimo, con abitudini alimentari assolutamente nella norma, ma sarà per sempre "Il cannibale"). Allo stesso modo do soprannomi a luoghi o situazioni o oggetti ( ad esempio non esiste il navigatore satellitare, ma San Navigatore degli Spersi). Come Adamsberg ho bisogno di muovermi, camminare o correre per pensare. In questi giorni di convalescenza per la bronchite la corsa mi è ancora vietata e non riesco a scrivere...
Curiosamente, Adamsberg è l'esatto opposto dell'altro mio indagatore preferito, Sherlock Holmes, a cui assomiglio assai meno, se non per la stessa attitudine a sopportare la noia (che si misura in nanosecondi).

È il personaggio a cui ho rubato il nome, appare nella saga di Earthsea (o Terramare) della mia amata Ursula Le Guin.
Sembra una comune donna di campagna, Tenar. Cura le capre e le galline (le capre a me mancano, ma le ha lo zio, vale lo stesso?), fa le frittelle (mi vengono meglio le torte), conduce una vita del tutto normale. Semplice, però, non vuol dire banale. Tenar da ragazza è stata sacerdotessa delle Tenebre. Sa guardare negli occhi draghi e principi e ha per marito l'ex arcimago.
Forse Tenar, più che il personaggio che sono, è quello che vorrei essere. La promessa di un equilibrio non ancora completamente raggiunto. Una via che comunque ho iniziato a percorrere con la scelta di una vita in campagna che non è abdicare ai miei interessi culturali, ma la scelta consapevole di avere un cuore geografico in cui mettere radici. Un osservare il mondo dalla periferia, ma con sguardo attento a vedere i chiaroscuri. 
E di certo ogni tanto i draghi mi capita di contrarli. E il Nik è quantomeno un arcimago.

E voi in quali personaggi letterari vi riconoscete?

venerdì 23 maggio 2014

Letture - Fumetti diversi

La fine dell'anno scolastico si avvicina, incombono le relazioni finali, l'aggiornamento delle graduatorie e gli esami. Tra gite e feste della scuola ci si alza all'alba e a sera la palpebra cala sulle parole troppo fitte. È tempo di fumetti. Ve ne segnalo due davvero diversissimi, ma che ho trovato deliziosi.

Viene dagli USA questa improbabile storia d'amore portata in Italia da Bao Editore.
Lui ha i cornini come un satiro, lei le alucce da angioletto e le loro genti si stanno facendo la guerra in lungo e in largo nella galassia. Di finire come Romeo e Giulietta, precocemente morti, però non hanno alcuna intenzione, anche perché c'è una giovane vita (con i cornini e le alucce) a cui badare. E allora si fugge, tra ideali e pragmatismo, ha cercare una vita possibile in mezzo alla galassia in guerra.
Tantissimi personaggi strampalati e poetici, dal fantasma baby sitter al cacciatore di taglie non del tutto senza cuore col gatto gigante come compagno, per una storia che ha fascino, ritmo e ironia. Oltre che degli splendidi disegni.
Io che non sono un'amante dei fumetti made in USA l'ho trovata adorabile.

È 100% francese, invece, Cronache Birmane di Guy Delisle, in Italia grazie a Rizzoli Lizard. Si tratta del diario illustrato di Guy, con il figlio in Birmania al seguito della moglie, che lavora per MSF. Si tratta quindi di uno sguardo privato di chi non è un turista, ma neppure un attivista, su un paese prigioniero della dittatura. Le strisce di Guy alternano le sue avventure di papà a quasi tempo pieno, piccole imprese personali e considerazioni sulla Birmania. Il tutto con un tono lieve, dolce e autoironico che ricorda quello del nostro Eriadan. Una lettura piacevole, che alterna sorrisi e riflessioni.

mercoledì 21 maggio 2014

Scrittevolezze - Passione e ossessione


Ciclica torna la domanda su cosa sia quel quid che porti un autore a distinguersi dalla massa e a farsi notare tra mille altri. Di solito a questo punto viene fuori la parola "talento".
Ora non è che io non creda a prescindere al talento, ma è che questa parola ha un significato talmente nebuloso da renderla inutile. E comunque il talento, se esiste, è una capacità innata che da sola, tuttavia, non basta. 
Quando facevo atletica ero di certo quella con meno talento tra le ragazze della mia squadra. Mi ammalavo più di loro, facevo più fatica e ottenevo risultati minori. Però ho portato a casa un campionato regionale individuale e più partecipazioni alle nazionali. Ero più regolare negli allenamenti, più attenta a non farmi male e ottimizzavo le prestazioni in gara. Non sono diventata una campionessa, ma ho un bellissimo ricordo delle trasferte per le gare nazionali e di un ottavo posto nei 3000 metri di cui sono ancora orgogliosa. Immagino che ciò che vale nello sport debba valere più o meno ovunque.
La predisposizione naturale non basta, ci vuole altro.
Cito sempre una frase che ho sentito da uno sceneggiatore di fumetti professionista, Alex Crippa:
"Per fare questo di mestiere non basta essere appassionati, bisogna essere ossessionati".
Io penso che in questo ci sia più di un pizzico di verità.
Ripenso ancora alla mia esperienza sportiva. Ero meticolosa, puntuale, appassionata, ma non ossessionata. Una ragazza che faceva il mio stesso liceo e praticava anche lei corsa di resistenza, a volte si addormentava sui banchi. Andava a correre con ogni condizione climatica. La sua vita, la sua alimentazione, le (poche) uscite con gli amici, tutto era subordinato all'atletica. Io sono andata alle nazionali. Lei ha partecipato ai campionati europei (forse anche a un mondiale di corsa in montagna).
La passione non basta neppure in scrittura. Ci vuole qualcosa in più, una sorta di pensiero fisso che perseguita dall'alba al tramonto. Che porta smontare e montare i testi. Andare a cercare gli autori che ci piacciono e a carpirne il segreto. A utilizzare il tempo libero per andare a fare sopralluoghi nelle location delle nostre storie, a seguire corsi, a incontrare autori. A scrivere, scrivere e scrivere. Sacrificando cene, hobby, cinema e altro.
Non penso che l'ossessione sia una cosa positiva. L'ossessione sconfina nella patologia. Eppure credo, temo, che sia necessaria.
Scrivere per passione va bene, benissimo, ma se si vuole davvero uscire dal circuito della scrittura amatoriale credo non basti.
Attenzione, non so se ne valga la pena.
A suo tempo, per l'atletica, ritenni che non ne valesse la pena. Volevo studiare, laurearmi, viaggiare. Ho corso da appassionata, mi sono divertita e non ho rinunciato a niente. Ma non ho mai fatto una gara internazionale.

PS: ieri sono andata a cercare un futuro per le mie storie. Non so che cosa ne uscirà dall'incontro di ieri, ma è stato comunque un pomeriggio da "Cenerentola al ballo", con la possibilità di parlare delle mie storie con quelle che probabilmente erano le persone più competenti che mai mi potrà capitare di incontrare. Se non dovesse uscirne altro, almeno ho sognato in grande. E già questo non ha prezzo.

PPS: se n'è andata Mary Stewart
Ovunque tu sia, grazie per avermi fatto ascoltare la musica delle stelle, mentre dormivo insieme a Merlino nella grotta di cristallo.

domenica 18 maggio 2014

Geocaching!


Finita la quarantena da bronchite, oggi mi sono concessa ben un quarto d'ora d'aria. E l'ho impiegato cercando un tesoro!
Ci sono cose strane e magiche che avvengono appena oltre il nostro campo visivo, che intersecano la realtà quotidiana e di cui rischiamo di non accorgerci mai.
Io ad esempio non sapevo che ci sono persone che nascondo, spesso in siti di importanza storica o paesaggistica, delle scatolette con dentro dei piccoli tesori. Chi le trova è invitato a lasciare un messaggio, se lo desidera può prendere con sé uno dei tesori e lasciarne un altro per i prossimi giocatori.
Quello che non solo non sapevo, ma neppure lontanamente immaginavo è che di queste scatolette ce ne sono in giro tantitissime in tutti i continenti e che questa grande caccia al tesoro globale si chiama geocaching
Come potete controllare sul sito, ogni scatoletta è registrata e sono segnate le sue coordinate.
Quello che ancora meno mi aspettavo era scoprire che il tesoro più vicino si trova a esattamente cinque minuti a piedi (e in piano) da casa mia.
Quindi, attenti e circospetti, a mezzogiorno in punto, io e il Nik ci aggiravamo intorno al perimetro di una chiesetta romanica come provetti ladri o moderni avventurieri di D&D. 
E con infinito orgoglio, dopo una ricerca piuttosto breve (il geocaching si rivolge a famiglie con bambini e io e il Nik abbiamo decenni di esperienza pregressa nella ricerca di tesori su svariati mondi inesistenti) eccoci con la nostra prima scatoletta in mano. Da bravi avventurieri abbiamo documentato l'impresa con la foto di cui sopra e la firma sull'apposito modulo all'interno della scatola. Nessuno dei tesori ci interessava, ma ho donato ai futuri cacciatori la mia gomma con il gatto.
Abbiamo scoperto che la scatoletta era lì da anni e decine di persone, sia italiane che straniere, prima di noi l'avevano aperta senza che nessuno in paese sospettasse una simile attività.
Il Nik ovviamente si è appassionato alle regole, parla già il gergo specifico e vuole preparare un tesoro speciale con una missione.
Io mi limito a constatare che senza uscire dal comune ho altre due scatoline da trovare. Purtroppo c'è da far salita per raggiungere i siti e quindi prima il fiato deve migliorare (sono un'ex podista al momento ridotta col respiro di un ottuagenario dedito al sigaro cubano dall'età di due anni, che tristezza!).
In ogni caso, come sempre, non conta il tesoro, ma il sentirsi parte di un'avventura!
Per tutte le informazioni: www.geocaching-italia.com